Influenza, prevenirla è molto meglio che curarla

Esistono molte malattie infettive, di alcune conosciamo bene la pericolosità, mentre di altre crediamo di conoscerla oppure non la conosciamo affatto, una di queste è per esempio l’influenza.

I virus influenzali appartengono alla famiglia Orthomyxoviridae e sono i responsabili dell’influenza, una malattia infettiva respiratoria acuta altamente contagiosa che ogni anno causa dalle 290 alle 650 mila vittime e dai 3 ai 5 milioni di casi gravi nel mondo. Questi dati, sono però relativi alle classiche epidemie influenzali stagionali (nel nostro Paese si verificano tipicamente in inverno), perché se invece consideriamo le pandemie influenzali che si sono verificate nell’arco della storia, anche abbastanza recente, i numeri aumentano drasticamente. Per esempio, l’influenza spagnola (chiamata così perché le prime a riferire le conseguenze di questa malattia furono le testate giornalistiche spagnole) del 1918 causò circa 50 milioni di vittime e 500 milioni di persone, per intenderci un terzo della popolazione mondiale dell’epoca, furono infettate dal virus responsabile di questa devastante pandemia (Figura); per rendere meglio l’idea, la prima guerra mondiale causò circa 22 milioni di vittime, molte di meno dunque rispetto a quelle causate dall’influenza spagnola. Quindi, mettendo assieme i dati relativi alle epidemie influenzali stagionali e alle pandemie influenzali sporadiche, capiamo molto facilmente quanto sia importante la ricerca scientifica nel campo dell’influenza e della sua prevenzione attraverso l’aggiornamento e lo sviluppo di nuovi vaccini antinfluenzali.

I sintomi che caratterizzano l’influenza sono: febbre, mal di gola, naso che cola, tosse (solitamente secca), forte spossatezza, mal di testa, dolori ossei e muscolari diffusi, mancanza di appetito, congiuntivite e fotofobia (sensibilità e intolleranza alla luce); in genere, l’influenza può durare dai 3 giorni alle 2 settimane e ad essere maggiormente esposti al rischio di gravi complicanze sono i bambini, gli anziani, le donne in stato di gravidanza (fino a 2 settimane dopo il parto), il personale sanitario e gli individui con malattie croniche. I virus influenzali possono essere trasmessi molto facilmente da un soggetto malato a uno sano, infatti il loro contagio può verificarsi per via aerea (per esempio parlando, tossendo o starnutendo) e per contatto diretto con persone infette o oggetti contaminati (ad esempio portando le mani sulla bocca, sul naso oppure sugli occhi), poiché questi virus sono in grado di persistere a lungo nell’ambiente prima di penetrare nell’organismo attraverso le mucose.

Ma qual è la migliore strategia per difendersi dall’influenza? Come al solito, anche in questo caso a venirci in aiuto è la straordinaria e rivoluzionaria scoperta scientifica del 1796 fatta dal medico inglese Edward Jenner, ovvero la vaccinazione. Vaccinandoci contro l’influenza creiamo i presupposti per proteggere al meglio noi stessi e anche chi ci circonda, e se per molti questa rappresenta una banale malattia, per altri può essere questione di vita o di morte.

Figura. Micrografia elettronica del virus responsabile dell’influenza spagnola del 1918; la pandemia influenzale che ha causato il maggior numero di vittime, circa 50 milioni (Credit: C. Goldsmith – Public Health Image Library #11098).

Fonti:

C. Goldsmith – Public Health Image Library #11098

https://www.britannica.com/event/World-War-I/Killed-wounded-and-missing

https://www.cdc.gov/flu/highrisk/index.htm

https://www.cdc.gov/flu/pandemic-resources/1918-pandemic-h1n1.html

https://www.epicentro.iss.it/influenza/influenza

https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/influenza-(seasonal)

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