Sostenibilità e medicina: alla scoperta di una pianta longeva

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Appartenente alla famiglia Cannabaceae, la cannabis si suddivide in tre specie: Cannabis ruderalis; Cannabis indica; e, la varietà maggiore, Cannabis sativa. È una specie erbacea, originaria dell’Asia centrale, che predilige climi tropicali e temperati. Considerando i diversi dibattiti per il suo utilizzo, la cannabis è una pianta longeva, impiegata già in tempi antichi sia per la produzione di tessuti che in ambito medico. Cerchiamo, però, di conoscere meglio questa pianta anche dal punto di vista chimico, medico e ambientale.

La cannabis contiene all’interno dei semi, nei fiori, nelle foglie e negli steli dei composti secondari chiamati cannabinoidi o fitocannabinoidi. Fino ad oggi sono state individuate più di 60 tipologie di cannabinoidi, tra cui le più conosciute sono il tetraidrocannabinolo (THC) e il cannabidiolo (CBD). Proprio il THC può causare effetti psicotropi, ma questo dipende dalla quantità presente nella pianta: se è inferiore allo 0,3% gli effetti allucinogeni non sono presenti e la pianta viene definita “canapa”; d’altra parte, se le percentuali sono maggiori dello 0,3% la cannabis viene chiamata “marijuana”.

Ma come agiscono i cannabinoidi nel nostro organismo? È bene sapere che nel nostro sistema nervoso è presente un sistema detto endocannabinoide, nel quale sono presenti dei recettori endocannabinoidi. Semplificando, quando viene fatto uso di cannabis, i cannabinoidi come THC o CBD interferiscono con il sistema endocannabinoide legandosi ai recettori, provocando rilassamento muscolare e sollievo dal dolore. Per questo motivo negli ultimi anni si è visto il grande utilizzo della cannabis a livello medico e farmaceutico, proprio per i benefici terapeutici che se ne ricavano grazie alla sua capacità di ridurre, per esempio, il dolore neuropatico. Le principali condizioni che ricorrono all’utilizzo della cannabis terapeutica sono: l’anoressia; la sclerosi multipla; l’epilessia; il morbo di Parkinson; la sindrome da immunodeficienza acquisita (o AIDS); e le lesioni del midollo spinale. Inoltre, sono stati riscontrati benefici anche per coloro che soffrono dei disturbi dell’umore, e di alcuni di quei disturbi causati dai cicli di chemioterapia e radioterapia.

Dal punto di vista ambientale, la canapa risulta utile per il fitorisanamento del terreno e il sequestro di carbonio nell’aria. È una pianta in grado di crescere velocemente e gli steli sono ricchi di fibre cellulosiche e legnose che la rendono adatta per la produzione di bioplastiche, biomassa e materiali molto simili al cemento.

Fonti:

https://www.cell.com/current-biology/fulltext/S0960-9822(19)31379-X?_returnURL=https%3A%2F%2Flinkinghub.elsevier.com%2Fretrieve%2Fpii%2FS096098221931379X%3Fshowall%3Dtrue

https://www.frontiersin.org/journals/plant-science/articles/10.3389/fpls.2016.00019/full/

https://www.researchgate.net/publication/316749133_Phytochemical_and_pharmacological_profile_of_Cannabis_sativa_L

Dott.ssaMaddalenaLoConte

Laureata con il massimo dei voti in Scienze e tecnologie naturalistiche e ambientali, attualmente frequento un master in Divulgazione scientifica. Appassionata di chimica, entomologia, botanica ed etologia, mi piace scrivere di scienza e fotografare la natura e la sua biodiversità.

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