Il mondo nascosto delle radici

Il mondo nascosto delle radici, Il mondo nascosto delle radici

Le piante sono definite “cormo trimembro” perché costituite da tre parti: radici, fusto e foglie. In questo articolo parleremo in particolare delle radici, parte indispensabile della pianta per l’assunzione delle sostanze minerali e dell’acqua, per l’attività come organo di riserva, nonché ancoraggio principale della pianta al suolo.

La morfologia esterna delle radici sembra semplice, ma in realtà la struttura è complessa e diversificata in base alle specie vegetali. Le radici possono avere diverse strutture in funzione del lavoro svolto come organo di riserva. Infatti, come nel caso delle graminacee e del giacinto, le radici possono essere ramificate, non ramificate o ramose, nel momento in cui danno nutrimento alla pianta durante la sua crescita. Diverso è nelle orchidee e nelle barbabietole, in cui le radici possono anche immagazzinare le sostanze nutritive. In questo caso, le strutture possono essere carnose a forma globosa o con tubercoli. Principalmente, le radici sono suddivise in due tipologie: fittonanti e fibrose. Le radici fittonanti, come la carota, sono caratterizzate da una singola e lunga radice alla quale sono attaccati dei peli o delle fibre laterali; quelle fibrose presentano un fittone poco sviluppato, confondibile con le fibre radicali.

Come si muovono le radici?

La parte apicale delle radici esplora il terreno andando in profondità alla ricerca di acqua e sostanze nutritive. Le cellule presenti in quella sezione sono specializzate e ricreano una cuffia che si sfalda e rigenera continuamente, man mano che l’apparato radicale esplora il terreno. Molto spesso, le radici, entrano in contatto con i funghi dando vita a delle simbiosi e originando le micorrize. Quest’associazione avviene presso le radici laterali, formando tre diverse categorie di micorrize: ectotrofe, endotrofe ed ectoendotrofe. Nelle ectotrofe, il fungo rimane esterno alla radice, avvolgendola grazie ai filamenti intercellulari, formando la rete di Hartig. Le ectotrofe sono simbiosi presenti nei pini e nelle betulle. Nelle endotrofe, il fungo penetra maggiormente nella radice, non solo con i filamenti intercellulari ma anche con quelli intracellulari, grazie agli austori, dei prolungamenti specializzati per lo scambio dei nutrienti. Questa simbiosi si ritrova molto spesso in piante arboree ed erbacee, spontanee e coltivate. Infine, ci sono le ectoendotrofe che presentano una situazione intermedia alle due tipologie già presentate; è una simbiosi molto rara, riscontrabile principalmente nelle piante tropicali.

Perché si forma la simbiosi?

La carenza delle sostanze nutritive e l’elevata attività fotosintetica possono essere fattori determinanti per la formazione delle micorrize. La simbiosi è detta mutualistica perché entrambi, fungo e pianta, ne ricavano dei vantaggi reciproci. Il fungo riesce ad assorbire maggiori quantità di carbonio inorganico derivanti dalla pianta, mentre quest’ultima riesce ad assimilare più acqua e sostanze nutritive in forma organica e inorganica, in particolare rame, azoto, fosforo e zinco. Inoltre, è stato riscontrato che le piante micorizzate presentano una migliore tolleranza agli stress ambientali e una difesa più forte contro gli attacchi dai parassiti.

Fonti:

Hooker-Pedicino (1883). Botanica. Hoepli

https://www.researchgate.net/publication/331021762_Le_simbiosi_micorriziche

Dott.ssaMaddalenaLoConte

Laureata con il massimo dei voti in Scienze e tecnologie naturalistiche e ambientali, attualmente frequento un master in Divulgazione scientifica. Appassionata di chimica, entomologia, botanica ed etologia, mi piace scrivere di scienza e fotografare la natura e la sua biodiversità.

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