Alimentazione e sostenibilità in acquacoltura

Sostenibilità alimentare nel mondo ittico, Alimentazione e sostenibilità in acquacoltura

L’aumento della popolazione sta portando ad una grande richiesta in ambito dell’acquacoltura. Questa si riferisce all’allevamento di organismi acquatici, quali pesci, molluschi e crostacei. I pesci allevati vengono alimentati mediante la farina di pesce o le fonti proteiche vegetali (es. soia). Tenendo conto dell’elevato fabbisogno proteico di cui i pesci necessitano, del cambiamento climatico e della diminuzione della disponibilità degli stock ittici marini (o sovrapesca), causato dalla pesca intensiva, i ricercatori stanno lavorando per individuare un’alternativa economicamente ed ecologicamente più sostenibile.

Negli allevamenti le specie ittiche sono nutrite con due tipi di alimenti: le proteine vegetali (come farine di semi oleosi, proteine di cereali e legumi da granella, che però hanno recentemente riportato alcuni effetti negativi a livello intestinale); e le proteine animali trasformate, dette anche PAP, derivanti da sottoprodotti di origine animale, come la farina di pollame e la farina di sangue. Solo recentemente tra le PAP figura anche la farina di insetti, che è stata approvata dalla Commissione Europea nel dicembre 2016, come alimento ittico.

La farina di insetti (fatta per lo più da larve) contiene un fabbisogno molto simile a quello della farina di pesce. Si hanno quindi amminoacidi essenziali, un alto contenuto lipidico, vitamine (es. B12) e minerali (es. ferro e zinco). Inoltre, ha proprietà antiossidanti e antimicrobiche. Naturalmente la composizione dei singoli elementi nutritivi varia da diversi fattori, come ad esempio dalla tipologia di insetto, dall’allevamento e dal processo di produzione delle proteine. Per la produzione delle farine di insetti è risultato molto proficuo l’utilizzo di Hermetia illucens (H. illucens), un insetto appartenente all’ordine dei Ditteri, conosciuto anche come Black Soldier Fly (mosca soldato nero). Le larve si nutrono di rifiuti organici provenienti dall’uomo e dagli allevamenti e sono, quindi, attualmente adoperate per i processi di compostaggio. Le larve crescono velocemente e non causano un alto impatto ambientale. Questo fa sì che risultino delle ottime candidate per l’allevamento su scala industriale e per la loro trasformazione in farina. Dal punto di vista nutrizionale contengono il 60% di proteine e il 40% di lipidi, apparendo più nutrienti e appetibili per i pesci, rispetto ai mangimi vegetali e alla farina di pesce attualmente impiegati. Affinché l’appetibilità e la fonte proteica rimangano elevate, è importante che le larve di H. illucens siano sottoposte ad un processo di sgrassatura per l’eliminazione dei lipidi, che altrimenti potrebbero rendere più difficoltosa la digeribilità della farina da parte dei pesci.

Dagli studi condotti su alcune specie ittiche di allevamento (trota iridea, spigola giapponese, pesce gatto africano, salmone dell’Atlantico, coda gialla, carpa giapponese e anguilla), è stato visto che sostituendo parzialmente o totalmente le farine di pesce e i mangimi vegetali con le farine di H. illucens, non risultavano alterazioni nella crescita del pesce (bensì, come nel caso del pesce gatto africano e del coda gialla, c’è stato un aumento di tali prestazioni) e nessuna compromissione nella qualità chimico-fisica dei filetti.

Nonostante ciò, l’Unione Europea richiede ulteriori indagini per stabilire le capacità di questa nuova forma di alimentazione e il suo metodo di somministrazione (cioè, le esatte dosi da assegnare), dal momento che ogni specie ittica ha un diverso fabbisogno proteico. È importante anche individuare il giusto processo di eliminazione dei lipidi, che risultano, se presenti, alquanto limitanti dal punto di vista dell’appetibilità e della digeribilità nei pesci. Il corretto metodo di sgrassatura potrà andare a risolvere un’ulteriore problematica riscontrata durante le ricerche: si è osservato, infatti, come in alcune specie la farina andasse a modificare i grassi presenti nella carne, mediante una diminuzione dei grassi polinsaturi (i cosiddetti grassi “buoni”) e un aumento dei grassi “cattivi” (ovvero i grassi saturi e monoinsaturi).

Tuttavia, è chiaro che H. illucens può rappresentare una futura ed incoraggiante alternativa alimentare nell’acquacoltura. Difatti, l’utilizzo di questa nuova fonte di alimentazione potrebbe portare dei vantaggi a livello ambientale: prima di tutto, il ripopolamento delle specie ittiche in mari, laghi e oceani; la riduzione dell’inquinamento e l’abbattimento dei costi; e infine la diminuzione dei terreni coltivati per le piante adoperate nella produzione della farina e dei mangimi vegetali. L’impiego di H. illucens va a creare quindi una sorta di bioeconomia circolare, fondamentale al giorno d’oggi per una maggiore sostenibilità ambientale.

Fonti:

https://jasbsci.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40104-017-0191-3

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/jsfa.10108

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36671718/

https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fphys.2023.1156394/full

https://www.mdpi.com/2304-8158/6/10/91)

Dott.ssaMaddalenaLoConte

Laureata con il massimo dei voti in Scienze e tecnologie naturalistiche e ambientali, attualmente frequento un master in Divulgazione scientifica. Appassionata di chimica, entomologia, botanica ed etologia, mi piace scrivere di scienza e fotografare la natura e la sua biodiversità.

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