Uno nessuno e centomila: Il chimerismo genetico

Il raro fenomeno del chimerismo genetico si rifà ad una imponente figura mitologica: la Chimera.

La Chimera, che troviamo nella mitologia greca, romana ed etrusca, è definita come un “triplix monstrum” ossia un mix tra 3 diversi animali. La descrizione varia a seconda degli autori. Esiodo la descrive come una imponente belva dal corpo e muso di leone, sulla cui schiena si erge una testa di capra, e, dalla coda, una di serpente. Mito tramandato poi al popolo etrusco (Fig.1). Nel’Iliade di Omero viene invece descritta con una testa di drago che si innalza dalla coda. Successivamente, nell’araldica, la Chimera è rappresentata diversamente. Al posto della testa di leone vi era un volto di donna, il corpo di capra o di aquila e la coda di serpente.

Fig.1 Chimera di Arezzo – bronzo etrusco

Chimera nacque da Tifone ed Echidna, esseri malvagi simboli del Caos e del disordine.

Tifone, era uno dei Titani in grado di trasformarsi in bufera devastante, Gigante e drago. Secondo la leggenda, Tifone fu improgionato sotto una delle isole vulcaniche del nostro paese (la Sicilia secondo alcuni, Ischia per altri) poiché cercò di distruggere gli dei dell’Olimpo, ferendo gravemente Zeus.

Echidna, per metà donna bellissima e per metà orrendo serpente, viveva nella terra di Lidia, in una grotta nascosta, aggredendo i visitatori che vi si inoltravano.

Dall’unione di Tifone ed Echidna nacquero altri mostruosi esseri: Cerbero, cane a tre teste guardiano delle porte dell’inferno; Idra, serpente velenosissimo a nove teste di cui quella centrale era immortale; così come Ortro e Sfinge.

Chimera viveva a Patara (l’attuale Turchia) dove compiva razzie, avvelenando, bruciando e distruggendo interi villaggi. Incredibilmente forte, ma non invincibile.

Fu uccisa infatti da Bellerofonte con l’aiuto del cavallo alato di Zeus, Pegaso.

Volando liberamente lontano dalle grinfie della Chimera, Bellerofonte le scagliò contro le fauci leonine spalancate, una lancia dalla punta di piombo. Il piombo, a contatto con il fuoco della Chimera, si sciolse, soffocandola.

Questo dunque il mito della Chimera.

Tuttavia, sebbene in modo nettamente diverso, questo concetto si estende anche alla realtà.

Si definisce chimera un essere vivente che ha due o più popolazioni cellulari geneticamente distinte. Ovviamente, tra le piante, questa condizione capita molto più frequentemente che tra i mammiferi (Fig.2).

Fig.2 Girasole Chimera

Questo è possibile sia naturalmente che artificialmente.

Il chimerismo naturale avviene essenzialmente nel grembo materno e può essere di diverse tipologie.

Due cellule uovo fertilizzate indipendentemente da due spermatozoi possono unirsi divenendo uno. L’individuo che si originerà avrà il materiale genetico sia dell’uno che dell’altro ovulo. Si parla in questo caso di chimerismo tetragametico. Ad esempio, è questo il caso di Lydia Fairchild. In seguito ad un prelievo di DNA, Lydia, sembrava non essere la madre dei suoi figli. Nemmeno di quello che portava in grembo. I bambini difatti mostravano il codice genetico della linea paterna e della nonna materna, ma non di Lydia, sua figlia naturale. Dall’analisi del DNA sui capelli di Lydia emerse materiale genetico eterogeneo. Lydia aveva dunque due DNA distinti. In altre parole, due individui diversi in un unica persona. Questo, presumibilmente, era dovuto al fatto che da embrione, Lydia aveva assorbito un altro zigote che era stato fecondato da un diverso spermatozoo. Ossia il suo gemello mai nato.

Esiste poi il chimerismo gemellare. Dei gemelli eterozigoti difatti, condividendo vasi sanguigni, possono trasmettersi l’un l’altro le proprie cellule.

Un altra variante di chimerismo è rappresentata dal microchimerismo. La forma più semplice di microchimerismo è quello materno. Alcune cellule fetali possono infatti introdursi nel sistema sanguigno materno ed ambientarvisi. È stato documentato che, per quanto riguarda l’Uomo, le cellule fetali possono persistere nell’organismo materno per circa 38 anni.

Il chimerismo artificiale invece, riguarda sostanzialmente la trapiantologia e la ricerca.

In caso di trapianto, è di vitale importanza che il paziente diventi una chimera. Questo infatti va a scongiurare il rigetto del nuovo organo. A titolo di esempio, possiamo considerare la procedura di trapianto del midollo osseo. Come dicevamo, il suo fine è proprio quello di trasformare l’individuo in una chimera affichè il midollo osseo del paziente venga eliminato e poi sostituito dalle cellule donatrici. La buona riuscita del trapianto si attesta proprio con l’analisi del DNA che attesta il chimerismo del paziente. Stesso discorso per le trasfusioni di sangue.

Fig.3 Eterocromia da chimerismo

Ovviamente per identificare le persone affette da chimerismo sono necessari studi genetici molto approfonditi. Spesso infatti le mutazioni a livello genetico non sono evidenti. Attraverso un esame dettagliato sarà possibile identificare la presenza o meno di due linee distinte di DNA coesistenti in quel dato soggetto.

Rare volte tuttavia pare che il chimerismo si manifesti anche a livello fenotipico. In genere uomini od animali affetti possono prefentare un colore della pelle o del manto a mosaico oppure occhi di colore diverso (Fig.3).

So che molti di voi staranno pensando a David Bowie. No, il Duca Bianco non era una chimera. O per lo meno non geneticamente. La sua era eterocromia da midriasi. In seguito ad una rissa infatti, venne colpito all’occhio da un pugno con tanto di anello. In seguito al trauma la sua pupilla era incapace di aprirsi e chiudersi alla luce, dandoci così l’idea dell’occhio diverso. La maggior parte delle chimere non si renderà conto di esserlo finché non verrà effettuato un test genetico.

Il chimerismo ha quindi un potenziale straordinario nella lotta alle malattie e nella medicina rigenerativa. Naturalmente, dobbiamo sempre ricordare, e mai varcare, il limite etico della manipolazione genetica.

Bibliografia

Evans PC, Lambert N, Maloney S, Furst DE, Moore JM, Nelson JL,”Long-term fetal microchimerism in peripheral blood mononuclear cell subsets in healthy women and women with scleroderma” 1999

https://web.archive.org/web/20060506040258/http://www.etr.it/castelli/novelle/chimera.htm

https://jamanetwork.com/journals/jamadermatology/fullarticle/419529

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