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Personalità istrionica e narcisistica. Il ruolo dei social network

L’ istrionico ama stare al centro dell’attenzione, e lo fa manipolando la realtà. È seduttivo, esibizionista, curioso, estroverso, veste in modo molto vistoso, elegante, ma in realtà non è forte come potrebbe sembrare. Ha paura di restare solo, di soccombere alla vita perché non ha sviluppato un attaccamento sicuro durante l’infanzia.

Si identifica con il personaggio ideale voluto dal genitore, che deve primeggiare, essere ammirato, essere al centro.

Nelle relazioni sentimentali l’altro si sente controllato, non si fida e si sente in trappola.

In realtà queste persone recitano sul palcoscenico della vita con tante maschere, una per ogni occasione. Lo fanno quotidianamente per ricevere consensi. Se non ci fosse il pubblico infatti risulterebbero persone depresse.

Spesso siamo portati a confondere la personalità dell’istrionico con quella del narcisista. Quest’ultimo si ritiene una persona speciale e unica, richiede ammirazione da parte dell’ambiente e prova rabbia se viene criticato. Nelle relazioni tende a idealizzare l’altro se lo ammira e lo gratifica, ma lo disprezza e lo svaluta quando questo non soddisfa più i suoi bisogni. Come l’istrionico, anche esso ha bisogno di attenzioni dall’esterno. Il narcisista però richiede di essere considerato speciale mostrandosi anche arrogante e superbo, l’istrionico invece è più disposto a mostrarsi fragile e bisognoso se questo gli consente di ottenere attenzioni.

I social network non fanno altro che aumentare il rischio di sviluppare problemi alla propria personalità.

Come spiega Paolo Crepet, psichiatra e psicoterapeuta, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente, esistono due livelli di narcisismo. Quello sano, rappresentato dalla componente fisiologica, l’amore per se stessi. Quello patologico, proprio di chi crede che il mondo giri intorno a lui. Indicatori significativi di un narcisismo patologico sono la “tipologia di foto postata sui social network e la quantità delle stesse. Pubblicare foto di sé in stile top model, non essendo un/una top model, utilizzare un abbigliamento particolarmente vistoso o mostrare nelle foto quello che non si è nella realtà non è altro che un’esteriorizzazione del sé, in mancanza del sé.”

L’influenza che i social network hanno sullo sviluppo di patologie è stato confermato da uno studio effettuato da un gruppo di scienziati della Swansea University, nel Regno Unito, e dell’Università Statale di Milano. Nessuno prima di questo aveva indagato se l’utilizzo problematico di internet potesse essere associato a tratti narcisistici. È stato dimostrato un aumento del 25% dei tratti narcisistici nelle persone che erano solite postare un alto numero di selfie.

Molto spesso si manifesta il bisogno compulsivo di sedurre. Questo è il risultato di un vuoto interiore che viene colmato da like e commenti di apprezzamento, spesso finti.

È normale che le persone con queste tipologie di caratteristiche di personalità hanno bisogno di un mezzo qualsiasi per sentirsi al centro, perché si nutrono dell’attenzione altrui.

Purtroppo anche se non ce ne accorgiamo, pubblicare sui social eccessivi contenuti che idealizzano la propria persona, innesca un meccanismo di auto-esaltazione che può sfociare nel patologico.

Quindi è necessario utilizzare in modo corretto e consapevole tutte le nuove tecnologie delle quali disponiamo, per evitare l’insorgenza di patologie.

Michelini, Gabbard, Carcione, Nicolò, Procacci, Semerari, Crepet, Truzoli, Di Bitonto

Sindrome sgombroide, cos’è e come prevenirla

La sindrome sgombroide è una patologia alimentare causata dal consumo di prodotti ittici contaminati da batteri in assenza di modificazioni organolettiche. Tali batteri non patogeni, sono capaci di trasformare l’istidina, un amminoacido presente in alcune specie di pesci, in istamina che, se in grandi quantità, è responsabile della malattia. I pesci più coinvolti appartengono alla famiglia Scombridae, tra cui sgombro, tonno e tonno a pinne gialle, ma anche i clupeidi e i ciprinidi.

Dopo il pesce, i formaggi sono gli alimenti più comunemente associati all’avvelenamento da sgombrotossina. Tuttavia, la produzione di istamina può verificarsi in altri alimenti come i cibi fermentati, ad es. vino, salsiccia secca, crauti, miso e salsa di soia.

La formazione di istamina

L’istidina è trasformata in istamina dall’attività di batteri; le Enterobacteriaceae sono i maggiori produttori di istamina; altre specie appartengono ai generi Clostridium, Vibrio, Lactobacillus e Photobacterium oltre che ai ceppi diMorganella morganii, Morganella psychrotolerans, Hafnia alvei, e Raoultella planticola. Tali batteri si trovano normalmente nell’ambiente marino e sono presenti sulle branchie e nell’intestino dei pesci. In condizioni di conservazione inadatte, essi producono, durante la loro crescita, l’enzima istidina decarbossilasi, che trasforma l’istidina in istamina.

L’istamina non è quindi presente nel pesce vivo, ma è prodotta dopo la sua morte, quindi, per impedire la crescita batterica e per arrestare la formazione di istamina è importante rispettare la catena del freddo durante tutte le fasi della lavorazione del pesce (cattura, trasporto, consegna, vendita).

Il pesce contenente istamina non cambia sapore né odore, quindi non è possibile capire se sia pesce alterato oppure no. Inoltre, l’istamina è termoresistente, il che significa che né la cottura né la sterilizzazione decontaminano un pesce con elevati livelli di istamina. 

Concentrazioni di istamina nel pesce e dose tossica

La quantità di istamina nel pesce è:

  • sicura se inferiore a 50 p.p.m. (parti per milione o mg/kg);
  • determina intossicazione in individui sensibili con concentrazioni da 50 a 200 p.p.m.;
  • presumibilmente tossica con concentrazioni da 200 a 1000 p.p.m.;
  • tossica con concentrazioni superiori a 1000 p.p.m.

La dose per la manifestazione clinica della sindrome sgombroide è influenzata da numerosi fattori, come la sensibilità individuale, il peso corporeo, la composizione del pasto (alcool, verdure e formaggi), i farmaci, oltre ad altre patologie, allergie ed al fumo di tabacco.

Generalmente l’assunzione di dosi di istamina:

  • da 8 a 40 mg causa lieve intossicazione;
  • da 20 a 1000 mg causa problemi di natura moderata;
  • da 1500 a 4000 mg e più causa disturbi gravi.

Sintomi

L’insorgenza dei sintomi della sindrome sgombroide varia da qualche minuto a qualche ora dal consumo del pesce contenente istamina. Le manifestazioni cliniche comprendono: sensazione di calore, orticaria,
rash cutaneo localizzato principalmente al viso e al collo, edema facciale, ponfi, prurito, diarrea, dolore addominale, nausea, vomito, gonfiore della bocca e della lingua, mal di testa, palpitazioni, formicolio, disturbi alla visione, tremori, debolezza.


L’insorgenza dei sintomi della sindrome sgombroide varia da qualche minuto a qualche ora dal consumo del pesce contenente istamina. Le manifestazioni cliniche comprendono: sensazione di calore, orticaria,
rash cutaneo localizzato principalmente al viso e al collo, edema facciale, ponfi, prurito, diarrea, dolore addominale, nausea, vomito, gonfiore della bocca e della lingua, mal di testa, palpitazioni, formicolio, disturbi alla visione, tremori, debolezza.

Meno frequenti sono i sintomi che coinvolgono il sistema nervoso centrale come ansia ed eccitazione.

Spesso il ricovero in ospedale è necessario e nei casi più gravi tale avvelenamento può portare anche alla morte.

Prevenzione della sindrome sgombroide

Il raffreddamento del prodotto subito dopo la morte del pesce è il principio chiave per prevenire la comparsa di istamina. Successivamente alla pesca deve quindi essere rispettata la catena del freddo fino alla cucina, per cui è opportuno prestare attenzione alle modalità di trasporto, utilizzando buste termiche per riporre, il più breve tempo possibile (soprattutto nei mesi estivi), il prodotto pescato. Infine, una volta a casa, il pesce va subito messo in frigorifero, ad una temperatura compresa fra 0 e 4 gradi, e consumato entro 48-72 ore. Se invece si prevede di mangiarlo oltre tale tempo, è bene congelarlo. Anche lo scongelamento del pesce, se pure congelato e conservato in maniera ottimale, è considerato una fase a rischio.

Bibliografia

Espe M. (2008). Understanding factors affecting fish quality in farmed fish. Improving farmed fish quality and safety. Øyvind Lie Ed., CRC Press WP, p. 243.

Lehane L, Olley J. (2000). Histamine fish poisoning revisited. Int J Food Microbiol. 58:1-37.

Seafood network information center, 2009. (http://seafood.ucdavis.edu/haccp/compendium/chapt27.htm)

Ababouch L., (2002). HACCP in the fish canning industry. Safety and quality issues in fish processing, Allan Bremner ed. Woodhead Publishing Limited, Cambridge, UK.

Emborg J. Dalgaard P., Ahrens P. (2006). Morganella psychrotolerans sp. nov., a histamine producing bacterium isolated from various seafoods. Int. J. Syst.Evol.Microbiol. 56, 2473–2479.

Maintz, L., Novak, N. (2007). Histamine and histamine intolerance. Am. J. Clin. Nutr. 85, 1185–1196.

Hungerford J.M. (2010). Scombroid poisoning: a review. Toxicon 56, 231-243.

Taylor S.L. (1986). Histamine food poisoning: toxicology and clinical aspects. Crit.Rev.Toxicol.17, 91–128.

McLauchlin, J., Little, C.L., Grant, K.A. and Mithani, V. (2005). Scombrotoxic fish poisoning. Journal of Public Health, 28, (1), 61-62.

IRISINA, una molecola nello spazio. Ecco che arriva come una “stella cadente” possibile cura per Osteoporosi e Sarcopenia.

L’ irisina e’ una brillante molecola capace di indurre un aumento della massa ossea e prevenire il deterioramento muscolare (sarcopenia)  associato allo sviluppo di osteoporosi.

Vorrei iniziare questo articolo citando un docente della Scuola di Nutrizione Salernitana (SNS) che durante un corso ci disse tipo: “…non esiste antidoto migliore dell’attività fisica. Se potessimo incapsulare in un farmaco i suoi potenziali, come anche quelli del digiuno, ed effetti positivi sulla nostra salute, molte patologie si curerebbero senza effetti collaterali…”
Beh perché mai ci ha trasmesso questo “sapere”? In quanto è noto che, durante l’attività fisica, vengono rilasciate “molecole positive” per la nostra saluta. Infatti, in seguito a contrazione, il muscolo rilascia una varietà di molecole attive, chiamate miochine, che permettono l’interazione fra tessuto muscolare scheletrico e altri tessuti, quali il tessuto adiposo, epatico e pancreatico. Evidenze scientifiche indicano come la carenza di tali molecole, determinata da inattività e sedentarietà, è associata allo sviluppo di una serie di patologie e di malattie metaboliche, come l’insulino resistenza, il diabete di Tipo II, l’obesità o disturbi cardiovascolari e del comportamento. A queste si aggiunge l’osteoporosi!
L’osteoporosi è la più comune malattia metabolica dello scheletro ed ha un importante impatto sociale interessando la maggior parte della popolazione. Inoltre, l’osteoporosi è quasi sempre accompagnata da sarcopenia, una patologia causata dal declino del muscolo scheletrico, sovente negli anziani con conseguenti fratture. Colpisce infatti, milioni di persone nel mondo, in particolare, di sesso femminile, le persone che fanno terapia cortisonica, i diabetici, gli obesi ed anche gli astronauti durante le missioni spaziali per l’assenza di gravità.
Ecco che “cade dal cielo come una stella cadente” ad illuminarci l’irisina, una “molecola in orbita”, rivelatasi un possibile candidato farmaco naturale mima-attività fisica, dunque, senza effetti collaterali essendo prodotta fisiologicamente dal muscolo in attività. Potrebbe, oltretutto, ridurre, enormemente la spesa pubblica che, in particolare per l’osteoporosi, è molto onerosa. Oltretutto secondo l’ OMS, nel 2050, visto che andiamo in contro ad un prolungamento della vita media, le fratture da fragilità ossea potrebbero raggiungere un costo esorbitante!
L’ irisina e’ stata individuata nel 2012 da un’equipe di ricercatori di Harvard, è una delle proteine (miochine) prodotte spontaneamente dai muscoli durante l’esercizio fisico (una delle “molecole positive”). Inizialmente è stata descritta come una molecola in grado di trasformare il grasso bianco nel più salutare grasso bruno, promuovendo il dimagrimento. Grazie ad ulteriori studi dell’Università di Bari, si è dimostrato che una concentrazione di irisina molto più bassa rispetto a quella attiva sul tessuto adiposo induce la formazione di nuovo osso e rende lo scheletro più resistente alle fratture. Dunque una delle principali funzioni di questa brillante molecola è l’ aumento di massa e la resistenza ossea.
I nostri ricercatori pugliesi, in collaborazione con la NASA, progetto selezionato dalla European Space Agency (ESA) e finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), hanno ben pensato di spedire in orbita questa molecola. Cosi, il test di funzionamento è stato eseguito nello spazio. È noto, infatti, che gli astronauti tornano dalle proprie missioni, anche da quelle di breve durata, con osteoporosi e atrofia muscolare, a causa della scarsa attività fisica e assenza di gravità. I ricercatori, confermando i risultati positivi in assenza di gravità dell’uso di questa illuminante molecola, rivelatasi una molecola esercizio-mimetica, hanno scoperto un’ottima candidata per contrastare il deterioramento dell’osso e del muscolo in assenza di gravità ma non solo.
L’irisina potrebbe, inoltre, essere d’aiuto anche per gli obesi nel dimagrimento, in quanto, esperimenti effettuati su modelli murini di obesità, l’irisina induce il trans-differenziamento di adipociti (grasso) bianchi in marroni promuovendo, dunque, la perdita di peso. Ancora gli scienziati hanno scoperto che l’irisina svolge un ruolo di co-attivatore di un fattore di trascrizione, responsabile del controllo del metabolismo energetico muscolare, della biogenesi mitocondriale, dell’assorbimento di glucosio e dell’ossidazione di diversi substrati.
Ecco che emerge l’importanza di tale molecola “salvatrice” per la cura e prevenzione della fragilità ossea e sarcopenia.
Tali risultati sono rivoluzionari! L’irisina, è veramente una brillante candidata a farmaco naturale senza effetti collaterali, per neutralizzare la perdita di massa ossea e muscolare sofferta non solo dagli astronauti, ma anche da anziani, sedentari, obesi, nonché di persone con disabilità fisica e / o immobilizzazione forzata post intervento.
I vantaggi della molecola Irisina sono, oltre a quelli di non presentare gli effetti collaterali tipici dei farmaci utilizzati oggigiorno per tali patologie, di possedere una brillante capacità di prevenire e / o curare al contempo fragilità ossea e sarcopenia, nonché di ridurre, in futuro, enormemente la spesa sanitaria pubblica.
Concludo ricordando che l’alimentazione e lo stile di vita sono sempre i rimedi naturali che dobbiamo ogni giorno curare per mantenerci in salute. Tengo a precisare inoltre, che il latte non è per niente la cura preventiva per l’osteoporosi come ci è stato sempre suggerito…anzi, oggi sappiamo che ne è un forte induttore!

Riferimenti bibliografici
[1] Maria Grano. Irisina per la cura e la prevenzione dell’osteoporosi e dell’atrofia muscolare. Dipartimento Emergenza e Trapianti d’Organo, Scuola di Medicina, Università di Bari
[2] Faienza MF et al. 2018. High irisin levels are associated with better glycemic control and bone health in children with Type 1 diabetes. https://doi.org/10.1016/j.diabres.2018.03.046
[3] Colaianni G et al. (2017). Irisin prevents and restores bone loss and muscle atrophy in hind-limb suspended mice. DOI:10.1038/s41598-017-02557-8

[4]L.Mattera. Scienzintasca 2017. Il cambiamento non ha età: le nostre cellule neuronali sono guidate da una “danza plastica” che dura tutta la vita
[5] BoneKEy Reports 4, Article number: 765 (2015) | doi:10.1038/bonekey.2015.134

Come prevenire le vene varicose con l’alimentazione sana

Le varici sono vene superficiali delle gambe, per lo più vene tributarie della grande o della piccola safena, molto dilatate e nelle quali il sangue scorre a fatica a causa del cedimento delle pareti venose, che determina l’allargamento dei vasi e il loro allungamento serpiginoso.

L’alterazione strutturale, su base infiammatoria, non consente più alle valvole interne della vena di impedire che il sangue rifluisca verso il basso, finendo con l’accumularsi nei vasi venosi per forza di gravità. Sono generalmente precedute o accompagnate dalle teleangectasia, note come “capillari”, molto anestetici.

 

CAUSE, SINTOMI

Età, sesso femminile, familiarità e componenti ormonali sono le principali cause di insorgenza di questa patologia che si manifesta prima con la comparsa di sottili strisce bluastre lungo la parte inferiore della gamba e che con il tempo si ingrossano fino a sembrare cordoni nodosi.

DIAGNOSI

La prima diagnosi di norma arriva già da parte delle stesse persone che vedono e sentono le loro brutte vene, poi e confermata facilmente dalla visita medica (le varici sono una delle malattie più frequente fin dall’antichità)

L’eco-doppler è  un esame specialistico di II livello ed è in grado di dare informazioni anatomiche e funzionali sullo stato dei vasi sanguigni e di mostrare il flusso ematico al loro interno.

Di solito la cura consiste o nella obliterazione endovascolare della vena dilatata mediante l’introduzione di sostanze chimiche (liquidi o schiume sclerosanti) o di energia termica (laser o radiofrequenza); oppure nell’asportazione delle vene patologiche mediante chirurgia aperta che permette di “sfilarle”, oggi attraverso mini-incisioni.

Sono numerosi i casi meno complessi per cui è indicato un trattamento non invasivo, quale l’uso di calze elastiche associate a farmaci per via orale, attivi sulle vene con azione vasoprotettrice, e l’applicazione di farmaci topici come sintomatici.

ALIMENTAZIONE

Le varici si possono prevenire anche con lo stile di vita corretto, specie a tavola, privilegiando un’alimentazione ricca di frutta e verdura che, oltre a favorire il controllo del peso, fornisce anche vitamine e bioflavonoidi ad azione antiossidante che preservano l’integrità dei vasi.

Si consiglia di utilizzare cibi che:

  • agiscono sui radicali liberi con un’azione anti-ossidante.

Nella dieta, equilibrata e bilanciata, non dovrebbe mancare mai ad ogni pasto almeno uno dei seguenti alimenti: CEREALI INTEGRALI, FRUTTA SECCA (mandorle, noci specie di macadamia, nocciole), GERMI DI GRANO, TUORLO D’UOVO, VERDURE A FOGLIA LARGA che contengono vitamina E.

Altrettanto importanti sono la vitamina A, contenuta nella CARNE BIANCA, LATTICINI NON STAGIONATI, UOVA E FEGATO e la vitamina C, presente nelle ARANCE, LIMONI, MANDARINI, KIWI, RIBES, ANANAS, MORE, e fra le verdure i POMODORI ricchi di licopene.

Frutta e verdura sono anche ricchi di beta-carotene e carotenoidi, sostanze precursori della vitamina A, ma anche di flavonoidi che sono indispensabili al buon funzionamento del circolo venoso.

Previlegiare in modo PARTICOLARE MELE E PERE, CAVOLO, INDIVIA, SEDANO, CIPOLLA, LATTUGA, BROCCOLI, FAGIOLI e SOIA.

Fra le bevande il TÈ che contiene le catechine e VINO ROSSO (non più di due bicchieri al giorno).

Da non dimenticare, l’azione vasoprotettrice indotta dagli antocianosidi del MIRTILLO NERO, particolarmente sulla abnorme permeabilità e fragilità capillare.

 

  • contengono acidi grassi insaturi da cui si formano delle molecole importanti come gli Omega-3 e gli Omega-9, peraltro più attivi sulla circolazione arteriosa.

Vanno inseriti nel piano dietetico, quindi, PESCE GRASSO (salmone, tonno, sgombri, sardine), OLI VEGETALI (olio di noci, extravergine di oliva, l’olio di colza, di soia e di semi di girasole) da consumarsi crudiFRUTTA SECCA(mandorle, noci, semi di zucca, arachidi).

 

  • abbiano azione diuretica, cioè che esplicano un’azione drenante, per contrastare edemi e gonfiori.

Fra questi UVA, PERE, NESPOLE, MELONE, ANGURIA, PESCHE, MELE, CARCIOFO, SEDANO, MELANZANA, CAVOLFIORE, PORRO, ASPARAGO, AGLIO E CIPOLLA.

Inoltre, è bene bere ACQUA che sia ricca di POTASSIO.

 

  • contengono oligo-elementi, in forma naturale o di integratori alimentari (quest’ultima forma dietro prescrizione medica).

È da previlegiare MANGANESE, che oltre a fortificare il sistema immunitario favorisce la       coagulazione ed il metabolismo della vitamina E.

Questo oligoelemento è presente naturalmente presente nella soia, nelle castagne, nel ribes       nero, nellabarbabietola, nello zenzero e nei cereali in genere.

Poi il COBALTO, che assieme alla Manganese, calma la sensazione di pesantezza alle gambe e previene la dilatazione delle vene; si trova nei funghi, ravanello, cipolla, cavolo bianco, broccolo.

 

NON ECCEDERE CON:

– le SPEZIE DAL SAPORE MOLTO INTENSO come il peperoncino rosso, la paprika, il pepe nero e la senape che stimolano l’infiammazione delle pareti delle vene e la possibile dilatazione;

– i CONDIMENTI CON ACIDI GRASSI SATURI, quali il burro e gli alimenti che fanno aumentare il colesterolo LDL (“cattivo”) come insaccati, frutti di mare, carni rosse, latte intero e derivati, peraltro più nocivi sulla circolazione arteriosa;

– i DOLCI SU SCALA INDUSTRIALE;

– lo ZUCCHERO BIANCO;

– l’ALCOOL;

– CIBI TROPPO SALATI, ovvero acciughe, aringhe, tutto il pesce affumicato e gli insaccati che favoriscono la ritenzione idrica, il gonfiore e dilatazione delle vene;

– PASTI ABBONDANTI. Meglio mangiare durante l’arco della giornata cinque volte, due pasti principali più abbondanti e 3 spuntini.

-l’ECCESSO DI PESO, perché i chili di troppo facilitano il ristagno e la stasi del sangue, il cui flusso verso il muscolo cardiaco diviene così più lento.

 

Dottoressa Laura Masillo

www.lauramasillo.it

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

  • Nutrition and Chronic Wounds: Improving Clinical Outcomes. Molnar JA, Vlad LG, Gumus T.
  • Benessere a tavola. Fondazione Umberto Veronesi

Problemi di reflusso ed acidità? Ci pensa un FUNGO

Stress, ritmi di vita frenetici, pranzi veloci e di scarsa qualità, cene abbondanti, disattenzione alimentare e mancanza di orari fissi in cui consumare i pasti, possono portare problemi legati alla digestione.

Anche ansia, stress, rabbia repressa ed insoddisfazione non aiutano e possono influenzare negativamente i processi digestivi. Lo stomaco, infatti, funge da “contenitore di emozioni”, interferendo con la normale digestione.

Non solo, chi soffre di questi problemi, ne risente anche nei periodi di cambi stagionali, proprio come quello che stiamo affrontando ora.

In termini “tecnici”, la digestione difficile prende il nome di dispepsia (qui potete trovare un mio articolo precedente in cui se ne parla, http://lauramasillo.it/blog/2018/02/03/dispepsia-la-digestione-lenta-fastidiosa-aiutiamoci-la-dieta/)

In poche parole, essa consiste in un’alterazione della funzione digestiva gastrica, che si manifesta con acidità e bruciore di stomaco, sonnolenza, nausea e gorgoglii dopo i pasti. Può capitare di avvertire una fastidiosa sensazione di pesantezza e gonfiore addominale, accompagnati da dolore retro sternale.

Sicuramente, aiuterebbe un po’ più di attenzione e consapevolezza alimentare: per migliorare la condizione dell’apparato digerente e scongiurare problemi più seri, come gastriti ed ulcere gastriche, esistono pochi e semplici consigli.

Consumare pasti piccoli ma frequenti, utilizzare frutta a basso tenore acido come spuntino ed evitare di abusare di cibi che peggiorano la situazione, non consumare i pasti in fretta, masticare adeguatamente le pietanze, non coricarsi subito dopo i pasti, a maggior ragione se abbondanti o particolarmente pesanti, consumare pasti leggeri alla sera, non eccedete nelle quantità.

La natura, come sempre, ci offre un aiuto importante:

L’HERICIUM ERINACEUS è un fungo commestibile piuttosto raro, usato per le sue proprietà cicatrizzati, antinfiammatorie e prebiotiche.

Si trova in tutto l’emisfero nord in Europa, in Asia e nel nord America, anche se è abbastanza raro.

A causa del suo aspetto gli sono stati attribuiti vari nomi curiosi, tra cui Lion’s Mane (criniera di leone), Monkey’s Head (testa di scimmia), Monkey’s Mushroom (fungo di scimmia), Old Man’s beard (barba di vecchio).

Esso è un ottimo GASTROPROTETTORE, in grado di stimolare in modo naturale la produzione di muco nello stomaco, proteggendo così la mucosa gastrica dall’acidità secreta durante i processi digestivi.

La sua azione va dall’esofago all’ano, riequilibra la flora batterica intestinale nutrendola, sfiamma le mucose cicatrizzandole e corregge le situazioni di permeabilità intestinale (come nel caso di patologie queli Morbo di Chron, rettocolite ulcerosa, malattie da malassorbimento, Helicobacter Pylori), favorisce la digestione, elimina fastidiosi bruciori, gonfiori, gas intestinali e dolori addominali e retro sternali grazie al suo effetto antinfiammatorio (anche in caso di Ernia Iatale e Gastroduodenale).

È ideale per la cura dei disturbi digestivi su base nervosa, agisce infatti sul sistema nervoso sull’asse dello stress, ansia, malinconia.

È indicato anche dalla Medicina tradizionale Cinese per la Loggia Terra (stomaco-milza-pancreas) in particolare per i soggetti che tendono a sviluppare problematiche gastroenteriche soprattutto da somatizzazione nervosa.

L’ Hericium rientra anche tra i funghi medicinali, adatti alla cura dei disturbi gastroenterici, come l’intestino irritabile, grazie agli effetti antinfiammatori e alle proprietà di rigenerazione della mucosa intestinale e di cicatrizzazione.

Da provare!

Dottoressa Laura Masillo – Biologa Nutrizionista

http://www.lauramasillo.it

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

  • Gastroprotective activity of polysaccharide from Hericium erinaceus against ethanol-induced gastric mucosal lesion and pylorus ligation-induced gastric ulcer, and its antioxidant activities. Wang XY, Yin JY, Zhao MM, Liu SY, Nie SP, Xie MY.
  • Hericium erinaceus polysaccharide facilitates restoration of injured intestinal mucosal immunity in Muscovy duck reovirus-infected Muscovy ducklings.Wu Y, Jiang H, Zhu E, Li J, Wang Q, Zhou W, Qin T, Wu X, Wu B, Huang Y.

Perché l’Obesità aumenta l’infiammazione?

L’Obesità è una patologia multifattoriale caratterizzata da un eccessivo accumulo di tessuto adiposo, che influisce negativamente sullo stato di salute dell’individuo, aggravando fortemente i costi per la spesa sanitaria; e per quanto possa sembrare incredibile, solo negli ultimi 30 anni è stata considerata dalla comunità clinica internazionale una vera e propria patologia più che una semplice alterazione estetica [1]. Più che l’Obesità, sono le sue conseguenze che rappresentano dei veri e propri fattori di rischio per malattie gravi come l’Aterosclerosi, il Diabete di tipo 2, l’Ipertensione, l’Ipogonadismo, le Malattie cerebrovascolari e cardiovascolari e tante altre [2]. Questo perché, il tessuto adiposo (grasso corporeo) oltre ad essere la nostra vera e propria riserva energetica e il nostro principale termoisolante, è un organo endocrino a tutti gli effetti, che produce una serie di ormoni e molecole chiamate Adipochine, le quali sono in grado di stabilire nessi di comunicazione con altri tessuti e organi. In caso di aumento del tessuto adiposo, la produzione di queste Adipochine cambia, determinando quelle che sono le conseguenze negative dell’Obesità [3][4]. Infatti l’ingresso dei trigliceridi all’interno delle cellule adipose, causa il loro progressivo aumento del volume. Questo cambiamento è visibile anche dall’esterno: la pancia diventa sempre più prominente e tutto il corpo ingrassa a causa dell’espansione del grasso addominale e sottocutaneo. Ovviamente le cellule adipose non possono ricevere una dose illimitata di trigliceridi al loro interno, altrimenti “esploderebbero” come un palloncino colmo d’aria. Per non scoppiare e morire, raggiunto il loro volume critico producono particolari proteine infiammatorie, finalizzate a impedire l’ulteriore entrata di trigliceridi al loro interno. Ma queste proteine, determinano un’infiammazione cronica sistemica estesa su tutto l’organismo! Così il corpo, giorno dopo giorno si trasforma, viene a ridursi la massa magra e la massa ossea e si modificano i valori della pressione arteriosa, perché l’acqua uscendo dalle cellule adipose entra nel connettivo per finire all’interno dei vasi sanguigni aumentando i volumi idrici circolanti e causando la comparsa di capillari cutanei dilatati, edemi e vene varicose [5].

 

Bibliografia:

[1] World Health Organization (WHO). Obesity and overweight. January 2015. http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs311/en/. Accessed 2 April 2016.

[2] Alberti KG, Zimmer P, Shaw J. The metabolic syndrome, a new worldwide definition. Lancet. 2005;366:1059-62. doi:10.1016/S0140-6736(05)67402-8.

[3] Sell H, Habich C, Eckel J. Adaptive immunity in obesity and insulin resistance. Nat Rev Endocrinol. 2012;8:709-16. doi:10.1038/nrendo.1012.114.

[4] Lumeng CN, Saltiel AR. Inflammatory links between obesity and metabolic sisease. J Clin Invest. 2011;121:2111-7. doi: 10.1172/JCI57132.

[5] Rossi PL. Dalle calorie alle molecole. Roma, Aboca, 2014.