Il ruolo fondamentale della taurina nella salute del cane

La taurina è un aminoacido sintetizzato principalmente nel fegato e nel sistema nervoso centrale, anche se per il cane non è considerato un aminoacido essenziale (cioè che deve obbligatoriamente essere assunto con gli alimenti), la carenza nutrizionale di taurina è associata allo sviluppo della cardiomiopatia dilatativa e di altre patologie.

Il deficit di taurina che si verifica nel cane potrebbe essere dovuto al particolare tipo di metabolismo dell’aminoacido, limitante soprattutto in caso di fabbisogno aumentato o di malassorbimento intestinale.

La carenza di taurina a livello del cuore porta all’insorgenza della cardiomiopatia dilatativa, ma può essere dannosa anche a livello di altri sistemi, ad esempio può essere causa di alcune affezioni oculari, di crescita ritardata, di certe disfunzioni del sistema nervoso centrale, di alcune malformazioni scheletriche e di disfunzioni del sistema immunitario.

Principalmente la carenza di taurina porta allo sviluppo della cardiomiopatia dilatativa, questa patologia viene definita come la perdita di contrattilità del cuore, con il risultato che l’organo non riesce più a pompare sangue nelle arterie con la giusta pressione.

Sebbene non sia chiara l’esatta origine della malattia, la cardiomiopatia dilatativa insorge principalmente a causa di una certa predisposizione genetica, specialmente nelle razze canine di taglia grande o gigante, meno frequentemente nei cani di piccola e media taglia e nei meticci. Ovviamente nel caso in cui la malattia tragga origine da una condizione genetica, l’eventuale carenza di taurina nell’alimentazione non ha un legame causale diretto con il suo sviluppo.

La cardiomiopatia dilatativa per insufficienti livelli di taurina si verifica più frequentemente in alcune razze canine come i Golden Retrievers, gli American Cocker Spaniel, i Terranova, i Setter Inglesi e i Labrador Retriever, sebbene si possa affermare che qualsiasi razza è in grado di sviluppare questo tipo della patologia. Il fatto che alcune razze canine abbiano un apparente aumento di rischio di cardiomipatia dilatativa correlato alla dieta suggerisce che potrebbero essere presenti delle differenze genetiche o metaboliche fra razze che rendono alcune più vulnerabili allo sviluppo di questo difetto.

Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che esiste un’associazione fra livelli insufficienti di taurina e tipo di alimentazione del cane. Macroscopicamente portano alla carenza di questo aminoacido tutte le diete che contengono una scarsa quantità di proteine.

Nel caso degli alimenti per cani secchi (le crocchette) il contenuto di taurina in questi prodotti non ha avuto la necessaria importanza fino a che non è stata dimostrata la correlazione fra la carenza di questo aminoacido la cardiomiopatia dilatativa. In ogni modo, una volta che sono stati corretti i livelli di taurina nel petfood i casi di cardiomiopatia dilatativa sono notevolmente diminuiti.

Anche la diete casalinghe, cotte o crude, posso portare all’insorgenza della malattia se non correttamente bilanciate in tutti i nutrienti! Anzi forse questo tipo di diete formulate approssimativamente sono quelle più a rischio per lo sviluppo della patologia.

Recentemente l’incremento dei casi di cardiomiopatia dilatativa nei Golden Retriever ha spinto verso ulteriori indagini per trovare una possibile correlazione fra il tipo di alimentazione, la carenza di taurina elo sviluppo della malattia, tenendo comunque conto che in questa razza la causa della malattia è molto probabilmente multifattoriale, cioè dovuta a fattori dietetici, metabolici e genetici.

Riferendosi solo all’alimentazione con crocchette, è stato notato che il numero maggiore di casi di cardiomiopatia dilatativa si sono verificati fra i cani che consumavano crocchette prive di cereali (grain free) e che in etichetta avevano i legumi fra i primi cinque ingredienti. Per la gran parte di questi soggetti il ritorno ad una dieta contenete una certa percentuale di cereali e l’assunzione di un integratore di taurina e/o L-carnitina ha migliorato i sintomi della malattia e ha fatto aumentare la concentrazione plasmatica di taurina; su alcuni soggetti invece questo trattamento non ha portato ad alcun risultato, per cui la prevenzione di questa patologia rimane sempre la scelta migliore.

Nonostante sia chiara la correlazione fra l’alimentazione, la carenza di taurina e lo sviluppo delle cardiomiopatia dilatativa,sono necessari uteriori studi per comprendere meglio le potenziali interazioni fra specifici componenti alimentari, tipi di lavorazioni industriali e livelli di taurina; ad oggi non è possibile determinare l’esatta causalità della carenza di questo aminoacido e per questo non è possibile definire senza ombra di dubbio quali siano le caratteristiche dietetiche coinvolte nella patogenesi della cardiomiopatia dilatativa.

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