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ALIMENTAZIONE E PCOS – Convivere con la sindrome dell’ovaio policistico

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è una sindrome complessa che affligge 1 donna su 10, caratterizzata da irregolarità del ciclo mestruale, ipersecrezione di androgeni, presenza di piccole cisti nell’ovaio e obesità.

Molte donne riscontrano anche alti livelli di insulina nel sangue (iperinsulinemia) ed una ridotta risposta dei tessuti all’insulina (insulinoresistenza), che potrebbe essere responsabile dell’alterazione del funzionamento ovarico, oltre a contribuire al problema dell’obesità.

A lungo termine, inoltre, possono insorgere patologie di tipo metabolico, cardiovascolare e neoplastico.

In primis, è importante trattare efficacemente l’insulinoresistenza, e così ritardare o contenere i sintomi connessi alla patologia, come l’iperandrogenismo, l’irregolarità del ciclo, l’infertilità, il numero di cisti ovariche, l’acne e il sovrappeso.

La dieta e l’attività fisica svolgono un ruolo molto importante nel trattamento della resistenza all’insulina nelle donne affette da PCOS.

L’alimentazione può aiutare su due livelli: il primo è di tipo preventivo; il secondo è quello terapeutico vero e proprio.

La prevenzione, soprattutto per le donne che hanno familiarità o fattori di rischio per lo sviluppo PCOS, è caratterizzata da una dieta povera di grassi, con riduzione dell’introito calorico e aumento l’attività fisica.

Il calo ponderale deve avvenire in maniera molto graduale (0,5 Kg a settimana) per evitare di riacquistare il peso perduto. La dieta ipocalorica determina una riduzione della produzione di insulina e testosterone con regolarizzazione del ciclo nel 40-50% dei casi.

Sul piano terapeutico, la dietoterapia mira a mantenere bassi i livelli di insulina, tramite una dieta a basso carico glicemico e basso contenuto di carboidrati; questi ultimi è preferibile vengano consumati principalmente nella prima parte della giornata, cioè quando sono metabolicamente meglio tollerati.

Per ridurre ulteriormente la produzione di insulina dovuta all’introduzione dei carboidrati, è bene associare questi ultimi sempre a fibre, grassi e/o proteine, prestando attenzione anche al tipo di fonte, così da evitare di ingerire cibi processati e/o che contengono o possono rilasciare additivi o sostanze in grado di variare il quadro ormonale (es. gli estrogeni nel petto di pollo da allevamento intensivo o gli isoflavoni nella soia).

Rispettare un timing alimentare, cioè alimentarsi in determinate fasce orarie, sembra aiutare la secrezione ormonale e i cicli ovulatori.

In particolare, si consiglia sempre di fare, entro le 9:00 del mattino, un’abbondante colazione, che diventa il pasto principale della giornata e che raggiunge quasi le 1000 kcal.

È buona regola associare frutta fresca o essiccata (fichi, albicocche, prugne ecc), una fonte di carboidrati complessi (pane a lievitazione naturale o di segale, muesli, fiocchi d’avena, biscotti o torte fatte in casa con ricette che prevedano l’uso di dolcificanti alternativi allo zucchero, non dolcificanti artificiali). con una fonte di proteine, solo sporadicamente provenienti da latticini (che potrebbero innalzare i livelli di infiammazione dell’organismo e aiutare la produzione di insulina).

Si può, ad esempio, alternare prosciutto DOP (che per legge non contiene conservanti chimici o nitriti), uova da allevamenti a terra, salmone o tonno, rigorosamente pescati.

Segue un pranzo moderato (600-650 kcal) tra le 12:00 e le 15:00, con una piccola fonte di carboidrati a basso indice glicemico (pasta di farro, farro e orzo in chicchi, grano saraceno, miglio e altri), legumi o un’altra fonte proteica animale (pesce, uova, carni bianche), abbondante verdura e olio extravergine come condimento.

Infine, una cena modesta (200 kcal) tra le 18:00 e le 21:00: una piccola porzione di verdura e una piccola porzione di proteine con una fonte buona di grassi quale l’olio extravergine a crudo.

Niente spuntini se non si avverte il senso di fame, per non indurre ulteriori picchi insulinici.

Questo schema alimentare, anche se può sembrare un piano totalmente squilibrato, è un piano terapeutico e deve diventare di routine per la donna che soffre di PCOS.

Non si tratta, di seguire una dieta solo per tre/quattro mesi: quando si torna alle vecchie abitudini, infatti, i problemi ritornano (amenorrea, insulino-resistenza, aumento del rischio di sindrome metabolica ed altri).

La PCOs è, infatti, una sindrome cronica.

Ovviamente, ci si può concedere qualche piccolo strappo alla regola, adattandolo naturalmente alla situazione: 80% di alimentazione controllata e finalizzata alla PCOS, 20% di “sgarri” (ovvero cenare una volta a settimana fuori, saltare la colazione della domenica per riposare di più, concedersi il dolce nelle occasioni particolari…)

Alle volte la sola alimentazione può migliorare le condizioni della patologia, ma altre, purtroppo, può essere sì un valido aiuto, ma non la soluzione. Ogni individuo è diverso dagli altri, non esiste una dieta o una terapia generale.

Dottoressa Laura Masillo

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

  • Sindrome dell’ovaio policistico, Manuale di Terapia delle Malattie Endocrine e Metaboliche, Toscano V.
  • Malattie del Sistema Endocrino e del Metabolismo, Travaglini P.
  • Corrigendum to meal timing and composition influence ghrelin levels appetite scores and weight loss maintenance in overweight and obese adults steroids, Jakubowicz D.
  • Alimentazione in equilibrio, Rossoni A.
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Dieta ed Aperitivo sono inconciliabili?

Dieta ed aperitivo sono inconciliabili?

Forse no se si presta attenzione e si prende qualche piccolo accorgimento.
Non bisogna rinunciare, non sempre almeno, perché l’aperitivo è un momento piacevole da trascorrere con gli amici!

È vero che può rappresentare un pericolo per la dieta: chiacchierando e riempiendo piattini dal buffet, infatti, spesso non ci si rende conto delle calorie e dei nutrienti assunti. E, soprattutto, i drink proposti, spesso molto alcolici, rendono l’happy hour più calorico di un pasto completo.
Attenzione anche agli aperitivi analcolici, tenendo presente che, anche se privi di alcool, contengono sciroppi e sono molto zuccherati.

Come far conciliare, allora, aperitivo e dieta se si sta seguendo un regime dietetico ipocalorico o se semplicemente si cerca di portare avanti un’alimentazione sana e bilanciata?

 Se si vuole stare attenti alla linea, evitando di mettere su qualche chilo di troppo, per non rovinare settimane e mesi di duri sacrifici, non è necessario chiudersi in casa: ci si può comunque concedere, con qualche piccolo accorgimento, un’uscita, senza nemmeno fare troppi sacrifici.

 

  • NON ARRIVATE AFFAMATI ALL’APPUNTAMENTO

Sicuramente un primo trucchetto che si può adottare è bere un paio di bicchieri d’acqua prima di uscire di casa, in modo da smorzare il senso di fame, e ricordarsi sempre di non saltare i pasti e di fare, a metà mattina o a metà pomeriggio, uno spuntino salutare.

 

  • SCEGLIETE COCKTAIL POCO ALCOLICI PERCHÉ MENO CALORICI

L’aperitivo light è possibile. Potete scegliere, infatti, analcolici con succo d’arancia, succo d’ananas, di mandarino o pompelmo, mischiati a carota, miele, soda e ghiaccio tritato. Leggeri, rinfrescanti e a ridotto contenuto calorico.

Se volete comunque bere qualcosa di alcolico, preferite il VINO ROSSO, ricco di antiossidanti, la BIRRA (in una birra chiara piccola ci sono circa 100 calorie) e i cocktail da PROSECCO (Rossini, Bellini, ecc.) con la frutta.

Evitate bevande elaborate e contenenti superalcolici, dato che contengono maggiori calorie.

Tra gli aperitivi meno calorici contenenti alcool scegliete il Bloody Mary (80 calorie), il Martini dry (110) il Gin Tonic (140) e il Margarita (110).

Se bevete alcolici, fatelo dopo aver mangiato qualcosa: bere a stomaco pieno fa in modo che l’alcool venga assimilato meno dall’organismo.

 

  • GLI STUZZICHINI DA APERITIVO DA EVITARE

Tra pizze, focaccine, pasta, patatine e salse varie, l’aperitivo sarà pure divertente, ma non offre certo un menù salutare o dietetico.

Ciò che accomuna tutti questi stuzzichini è che sono alimenti molto calorici ma privi di nutrienti come proteine, vitamine e fibre. Hanno, al contrario, altissime percentuali di grassi e zuccheri, da cui è meglio stare alla larga.

Per tenere a bada la voglia di tuffarsi nelle patatine fritte, ricordatevi che 100 grammi contengono 500 calorie (pari a un piatto di pasta), ma nelle chips i grassi sono ben 30 grammi. Le arachidi tostate: 100 grammi forniscono 600 calorie e 50 grammi di grassi. Si può pensare che siano sane perché considerate frutta secca, ma non è proprio così: la salatura e tostatura altera i grassi polinsaturi.

 

  • COSA MANGIARE AD UN APERITIVO

Se è possibile, scegliete di sgranocchiare le crudités spesso presenti tra gli stuzzichini dell’aperitivo.

Cercare nel buffet tutto quello che è sano, come verdure fresche a pinzimonio, carote, sedano e peperoni senza abusare delle salse che li accompagnano, optando per la senape. Preferite anche le torte di verdura, le verdure grigliate e i sottaceti e non abusate delle olive, onnipresenti sui banconi e buffet dell’aperitivo: pur essendo un alimento sano, le olive fanno ingrassare.

Pomodorini e mozzarella. Prosciutto crudo, salmone affumicato. Parmigiano o gran. Spazio anche a insalate di riso o farro, e alle patate al forno.

Quadretti di pizza? Vanno bene, ma non esagerate.

 

Dottoressa Laura Masillo
www.lauramasillo.it

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

  • www.prevention.com : strategies for health
  • www.health.com : Healthy happy hour on a diet

												
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Come prevenire le vene varicose con l’alimentazione sana

Le varici sono vene superficiali delle gambe, per lo più vene tributarie della grande o della piccola safena, molto dilatate e nelle quali il sangue scorre a fatica a causa del cedimento delle pareti venose, che determina l’allargamento dei vasi e il loro allungamento serpiginoso.

L’alterazione strutturale, su base infiammatoria, non consente più alle valvole interne della vena di impedire che il sangue rifluisca verso il basso, finendo con l’accumularsi nei vasi venosi per forza di gravità. Sono generalmente precedute o accompagnate dalle teleangectasia, note come “capillari”, molto anestetici.

 

CAUSE, SINTOMI

Età, sesso femminile, familiarità e componenti ormonali sono le principali cause di insorgenza di questa patologia che si manifesta prima con la comparsa di sottili strisce bluastre lungo la parte inferiore della gamba e che con il tempo si ingrossano fino a sembrare cordoni nodosi.

DIAGNOSI

La prima diagnosi di norma arriva già da parte delle stesse persone che vedono e sentono le loro brutte vene, poi e confermata facilmente dalla visita medica (le varici sono una delle malattie più frequente fin dall’antichità)

L’eco-doppler è  un esame specialistico di II livello ed è in grado di dare informazioni anatomiche e funzionali sullo stato dei vasi sanguigni e di mostrare il flusso ematico al loro interno.

Di solito la cura consiste o nella obliterazione endovascolare della vena dilatata mediante l’introduzione di sostanze chimiche (liquidi o schiume sclerosanti) o di energia termica (laser o radiofrequenza); oppure nell’asportazione delle vene patologiche mediante chirurgia aperta che permette di “sfilarle”, oggi attraverso mini-incisioni.

Sono numerosi i casi meno complessi per cui è indicato un trattamento non invasivo, quale l’uso di calze elastiche associate a farmaci per via orale, attivi sulle vene con azione vasoprotettrice, e l’applicazione di farmaci topici come sintomatici.

ALIMENTAZIONE

Le varici si possono prevenire anche con lo stile di vita corretto, specie a tavola, privilegiando un’alimentazione ricca di frutta e verdura che, oltre a favorire il controllo del peso, fornisce anche vitamine e bioflavonoidi ad azione antiossidante che preservano l’integrità dei vasi.

Si consiglia di utilizzare cibi che:

  • agiscono sui radicali liberi con un’azione anti-ossidante.

Nella dieta, equilibrata e bilanciata, non dovrebbe mancare mai ad ogni pasto almeno uno dei seguenti alimenti: CEREALI INTEGRALI, FRUTTA SECCA (mandorle, noci specie di macadamia, nocciole), GERMI DI GRANO, TUORLO D’UOVO, VERDURE A FOGLIA LARGA che contengono vitamina E.

Altrettanto importanti sono la vitamina A, contenuta nella CARNE BIANCA, LATTICINI NON STAGIONATI, UOVA E FEGATO e la vitamina C, presente nelle ARANCE, LIMONI, MANDARINI, KIWI, RIBES, ANANAS, MORE, e fra le verdure i POMODORI ricchi di licopene.

Frutta e verdura sono anche ricchi di beta-carotene e carotenoidi, sostanze precursori della vitamina A, ma anche di flavonoidi che sono indispensabili al buon funzionamento del circolo venoso.

Previlegiare in modo PARTICOLARE MELE E PERE, CAVOLO, INDIVIA, SEDANO, CIPOLLA, LATTUGA, BROCCOLI, FAGIOLI e SOIA.

Fra le bevande il TÈ che contiene le catechine e VINO ROSSO (non più di due bicchieri al giorno).

Da non dimenticare, l’azione vasoprotettrice indotta dagli antocianosidi del MIRTILLO NERO, particolarmente sulla abnorme permeabilità e fragilità capillare.

 

  • contengono acidi grassi insaturi da cui si formano delle molecole importanti come gli Omega-3 e gli Omega-9, peraltro più attivi sulla circolazione arteriosa.

Vanno inseriti nel piano dietetico, quindi, PESCE GRASSO (salmone, tonno, sgombri, sardine), OLI VEGETALI (olio di noci, extravergine di oliva, l’olio di colza, di soia e di semi di girasole) da consumarsi crudiFRUTTA SECCA(mandorle, noci, semi di zucca, arachidi).

 

  • abbiano azione diuretica, cioè che esplicano un’azione drenante, per contrastare edemi e gonfiori.

Fra questi UVA, PERE, NESPOLE, MELONE, ANGURIA, PESCHE, MELE, CARCIOFO, SEDANO, MELANZANA, CAVOLFIORE, PORRO, ASPARAGO, AGLIO E CIPOLLA.

Inoltre, è bene bere ACQUA che sia ricca di POTASSIO.

 

  • contengono oligo-elementi, in forma naturale o di integratori alimentari (quest’ultima forma dietro prescrizione medica).

È da previlegiare MANGANESE, che oltre a fortificare il sistema immunitario favorisce la       coagulazione ed il metabolismo della vitamina E.

Questo oligoelemento è presente naturalmente presente nella soia, nelle castagne, nel ribes       nero, nellabarbabietola, nello zenzero e nei cereali in genere.

Poi il COBALTO, che assieme alla Manganese, calma la sensazione di pesantezza alle gambe e previene la dilatazione delle vene; si trova nei funghi, ravanello, cipolla, cavolo bianco, broccolo.

 

NON ECCEDERE CON:

– le SPEZIE DAL SAPORE MOLTO INTENSO come il peperoncino rosso, la paprika, il pepe nero e la senape che stimolano l’infiammazione delle pareti delle vene e la possibile dilatazione;

– i CONDIMENTI CON ACIDI GRASSI SATURI, quali il burro e gli alimenti che fanno aumentare il colesterolo LDL (“cattivo”) come insaccati, frutti di mare, carni rosse, latte intero e derivati, peraltro più nocivi sulla circolazione arteriosa;

– i DOLCI SU SCALA INDUSTRIALE;

– lo ZUCCHERO BIANCO;

– l’ALCOOL;

– CIBI TROPPO SALATI, ovvero acciughe, aringhe, tutto il pesce affumicato e gli insaccati che favoriscono la ritenzione idrica, il gonfiore e dilatazione delle vene;

– PASTI ABBONDANTI. Meglio mangiare durante l’arco della giornata cinque volte, due pasti principali più abbondanti e 3 spuntini.

-l’ECCESSO DI PESO, perché i chili di troppo facilitano il ristagno e la stasi del sangue, il cui flusso verso il muscolo cardiaco diviene così più lento.

 

Dottoressa Laura Masillo

www.lauramasillo.it

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

  • Nutrition and Chronic Wounds: Improving Clinical Outcomes. Molnar JA, Vlad LG, Gumus T.
  • Benessere a tavola. Fondazione Umberto Veronesi
laura.masillo

Problemi di reflusso ed acidità? Ci pensa un FUNGO

Stress, ritmi di vita frenetici, pranzi veloci e di scarsa qualità, cene abbondanti, disattenzione alimentare e mancanza di orari fissi in cui consumare i pasti, possono portare problemi legati alla digestione.

Anche ansia, stress, rabbia repressa ed insoddisfazione non aiutano e possono influenzare negativamente i processi digestivi. Lo stomaco, infatti, funge da “contenitore di emozioni”, interferendo con la normale digestione.

Non solo, chi soffre di questi problemi, ne risente anche nei periodi di cambi stagionali, proprio come quello che stiamo affrontando ora.

In termini “tecnici”, la digestione difficile prende il nome di dispepsia (qui potete trovare un mio articolo precedente in cui se ne parla, http://lauramasillo.it/blog/2018/02/03/dispepsia-la-digestione-lenta-fastidiosa-aiutiamoci-la-dieta/)

In poche parole, essa consiste in un’alterazione della funzione digestiva gastrica, che si manifesta con acidità e bruciore di stomaco, sonnolenza, nausea e gorgoglii dopo i pasti. Può capitare di avvertire una fastidiosa sensazione di pesantezza e gonfiore addominale, accompagnati da dolore retro sternale.

Sicuramente, aiuterebbe un po’ più di attenzione e consapevolezza alimentare: per migliorare la condizione dell’apparato digerente e scongiurare problemi più seri, come gastriti ed ulcere gastriche, esistono pochi e semplici consigli.

Consumare pasti piccoli ma frequenti, utilizzare frutta a basso tenore acido come spuntino ed evitare di abusare di cibi che peggiorano la situazione, non consumare i pasti in fretta, masticare adeguatamente le pietanze, non coricarsi subito dopo i pasti, a maggior ragione se abbondanti o particolarmente pesanti, consumare pasti leggeri alla sera, non eccedete nelle quantità.

La natura, come sempre, ci offre un aiuto importante:

L’HERICIUM ERINACEUS è un fungo commestibile piuttosto raro, usato per le sue proprietà cicatrizzati, antinfiammatorie e prebiotiche.

Si trova in tutto l’emisfero nord in Europa, in Asia e nel nord America, anche se è abbastanza raro.

A causa del suo aspetto gli sono stati attribuiti vari nomi curiosi, tra cui Lion’s Mane (criniera di leone), Monkey’s Head (testa di scimmia), Monkey’s Mushroom (fungo di scimmia), Old Man’s beard (barba di vecchio).

Esso è un ottimo GASTROPROTETTORE, in grado di stimolare in modo naturale la produzione di muco nello stomaco, proteggendo così la mucosa gastrica dall’acidità secreta durante i processi digestivi.

La sua azione va dall’esofago all’ano, riequilibra la flora batterica intestinale nutrendola, sfiamma le mucose cicatrizzandole e corregge le situazioni di permeabilità intestinale (come nel caso di patologie queli Morbo di Chron, rettocolite ulcerosa, malattie da malassorbimento, Helicobacter Pylori), favorisce la digestione, elimina fastidiosi bruciori, gonfiori, gas intestinali e dolori addominali e retro sternali grazie al suo effetto antinfiammatorio (anche in caso di Ernia Iatale e Gastroduodenale).

È ideale per la cura dei disturbi digestivi su base nervosa, agisce infatti sul sistema nervoso sull’asse dello stress, ansia, malinconia.

È indicato anche dalla Medicina tradizionale Cinese per la Loggia Terra (stomaco-milza-pancreas) in particolare per i soggetti che tendono a sviluppare problematiche gastroenteriche soprattutto da somatizzazione nervosa.

L’ Hericium rientra anche tra i funghi medicinali, adatti alla cura dei disturbi gastroenterici, come l’intestino irritabile, grazie agli effetti antinfiammatori e alle proprietà di rigenerazione della mucosa intestinale e di cicatrizzazione.

Da provare!

Dottoressa Laura Masillo – Biologa Nutrizionista

http://www.lauramasillo.it

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

  • Gastroprotective activity of polysaccharide from Hericium erinaceus against ethanol-induced gastric mucosal lesion and pylorus ligation-induced gastric ulcer, and its antioxidant activities. Wang XY, Yin JY, Zhao MM, Liu SY, Nie SP, Xie MY.
  • Hericium erinaceus polysaccharide facilitates restoration of injured intestinal mucosal immunity in Muscovy duck reovirus-infected Muscovy ducklings.Wu Y, Jiang H, Zhu E, Li J, Wang Q, Zhou W, Qin T, Wu X, Wu B, Huang Y.
laura.masillo

Il DIABETE è di 5 tipi, non più solo 2

Il diabete diventa un po’ più complicato, o più chiaro, a seconda della prospettiva con cui si guarda.

In un recente studio, un gruppo di ricercatori in Scandinavia ha proposto di classificare il diabete in cinque tipi, piuttosto che nei due già conosciuti.

Avere il diabete significa che i livelli di zucchero nel sangue (GLUCOSIO) sono troppo alti. È una malattia sempre più comune; secondo l’Istat, in Italia oltre 3 milioni di persone soffrono di diabete (Fonte istat: https://www.istat.it/it/archivio/202600).

Nei pazienti con Diabete di tipo 1, che si manifesta più spesso durante l’infanzia, il corpo non può produrre INSULINA, un ormone che aiuta il glucosio ad essere captato e ad entrare nelle cellule. Questa condizione si verifica perché il sistema immunitario attacca le cellule del pancreas che producono l’insulina.

Nel Diabete di tipo 2, il corpo non produce o usa bene l’insulina. Spesso questa condizione inizia con la resistenza all’insulina (o insulinoresistenza), il che significa che le cellule non rispondono all’insulina anche se il corpo sta ancora producendo l’ormone. La condizione si verifica spesso negli adulti di mezza età o negli anziani e si ritiene sia correlata allo stile di vita e all’obesità.

 

Nel nuovo studio, pubblicato il 1° marzo 2018 sulla rivista The Lancet Diabetes & Endocrinologyl, i ricercatori hanno suddiviso i pazienti diabetici (in Svezia e Finlandia) in cinque nuovi gruppi. Uno dei gruppi è simile ai diabetici di tipo 1, mentre gli altri quattro sembrano essere “sottotipi” del tipo 2. Tre dei gruppi sono stati considerati forme gravi della malattia, mentre gli altri due forme lievi.

La nuova classificazione potrebbe essere davvero molto utile. I ricercatori non suggeriscono di eliminare le diagnosi di diabete di tipo 1 e 2 o la terminologia per la diagnosi. Si sta, al momento, solo fornendo un modo per classificare all’interno della diagnosi di tipo 1 e tipo 2, altri sottotipi di malattia affinché ci sia una maggior paragonabilità fra tipo di diabete e relativa terapia.

 

Ma quali sono questi gruppi, o sottogruppi?

  • CLUSTER 1: Grave diabete autoimmune.

Vi rientrano i pazienti con una malattia del sistema immunitario (autoimmune) che impedisce loro di produrre insulina. Sono persone giovani e in buona salute e corrispondono più o meno ai pazienti con l’attuale tipo 1 di diabete.

  • CLUSTER 2: Grave diabete insulino-carente.

Questa forma è simile a quella del Cluster 1: i pazienti erano relativamente giovani al momento della diagnosi e non sono in sovrappeso. Essi non producono molta insulina ma, soprattutto, il loro sistema immunitario non è la causa della malattia. Queste persone vengono classificate come diabetici di tipo 1 ma non hanno “autoanticorpi” che indicano effettivamente il tipo 1. I ricercatori al momento non sono sicuri del perché questo accada.

  • CLUSTER 3: Grave diabete insulino-resistente.

Una forma che si verifica in persone in sovrappeso e con elevata insulinoresistenza. Il loro organismo produce insulina, ma le cellule non rispondevano a quest’ultima.

  • CLUSTER 4: Lieve diabete correlato all’obesità.

Rappresentato da pazienti che sono affetti da una forma più lieve della malattia, senza tanti problemi metabolici come quelli nel Cluster 3, e che tendono ad essere obesi.

  • CLUSTER 5: Lieve diabete correlato all’età.

Molto simile al Cluster 4, comprende pazienti che erano più anziani al momento della diagnosi. Questa è stata la forma più riscontrata di diabete e che prendeva una fetta pari al 40% delle persone sottoposte allo screening.

 

I pazienti raggruppati nel Cluster 3, inoltre, avevano il più alto rischio di malattia renale, una delle tante complicazioni del diabete, mentre quelli del Cluster 2 avevano il più alto rischio di retinopatia, un’altra complicanza che può causare la perdita della vista.

I Cluster 2 e 3 sono entrambe forme gravi di diabete fino ad ora “mascherate” dal diabete di tipo 2. Suddividendoli in questi gruppi, i pazienti potrebbero beneficiare di un trattamento puntato alla prevenzione di precise complicazioni.

 

Riconoscere i sottotipi è il primo passo verso una cura personalizzata.

Al momento, l’algoritmo per il trattamento del diabete di tipo 2 è praticamente unico per tutti. I pazienti sono spesso trattati con un farmaco (metformina) e ne vengono successivamente aggiunti altri se questo non dovesse funzionare. Riconoscere i sottotipi potrebbe aiutare i medici a scegliere in modo specifico un primo, secondo o un terzo farmaco per i loro pazienti.

 

Lo studio non può confermare se tutti e cinque i cluster di diabete hanno cause diverse o se la classificazione delle persone potrebbe cambiare nel tempo.

Studi futuri dovranno esaminare se sarà possibile perfezionare la suddivisione in cluster utilizzando altre misure, come marcatori genetici o misurazioni della pressione sanguigna.

 

Al momento i ricercatori hanno in programma di avviare studi simili in Cina e in India, per dare ancora più forza alla scoperta.

 

Dottoressa Laura Masillo – Biologa Nutrizionista

www.lauramasillo.it

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:
The Lancet Diabetes & Endocrinologyl – March 2018 – Volume 6 – Number 1

Novel subgroups of adult-onset diabetes and their association with outcomes: a data-driven cluster analysis of six variables. Ahlqvist E, Storm P, Käräjämäki A, Martinell M, Dorkhan M, Carlsson A, Vikman P, Prasad RB, Aly DM, Almgren P, Wessman Y, Shaat N, Spégel P, Mulder H, Lindholm E, Melander O, Hansson O, Malmqvist U, Lernmark A, Lahti K, Forsén T, Tuomi T, Rosengren AH, Groop L.

laura.masillo

Quando la birra fa bene!

Una birra al giorno toglie il medico di torno?

La risposta è “NI”.

Numerosi studi hanno dimostrato infatti i benefici della birra, ma anche un suo limite. E allora bere birra fa bene o no? È arrivato il momento di far chiarezza.

 

  1. LA BIRRA PRESERVA IL COLESTEROLO “BUONO” E PREVIENE LE MALATTIE CARDIOVASCOLARI

La birra è un prodotto sano e un suo consumo moderato può essere una misura preventiva per la salute, come il controllo del peso, l’attività fisica e la corretta alimentazione. In alcuni casi, è stata anche rivalutata in un regime alimentare ipocalorico.

A rendere la birra una bevanda così sana è la sua capacità di preservare il colesterolo Hdl e, di conseguenza, quella di prevenire le malattie cardiovascolari con tutte le patologie che ne conseguono.

In particolare, uno studio condotto in Cina nell’arco di 6 anni su 80mila persone, ha messo in relazione birra, cuore e colesterolo, dimostrando che una birra piccola al giorno è in grado di rallentare la diminuzione del colesterolo Hdl. Nei soggetti in cui l’assunzione era minore, invece, la riduzione del colesterolo buono era più rapida.

 

  1. LA BIRRA È UNA MEDICINA CONTRO ICTUS E ATTACCHI CARDIACI

Questo studio parte dall’Olanda, dove il professor Henk Hendriks con il suo team dell’istituto di Nutrizione e Ricerca sul Cibo, ha dimostrato che anche la birra, come il vino, bevuta moderatamente contribuisce a prevenire i più diffusi problemi cardiaci.

La birra è infatti ricca di vitamina B6 che contrasta l’aumento di un tipo di amminoacidi, la omocisteina, che si ritiene responsabile dell’incremento del rischio di attacchi cardiaci.

 

  1. BERE BIRRA CONTRO STRESS, INVECCHIAMENTO E DEPRESSIONE

Studi meno recenti, dimostrarono anche che la birra previene l’invecchiamento dei nostri organi, soprattutto quelli dell’apparato digerente: l’orzo della birra fornisce Vitamina B6 e Fibre solubili che favoriscono il transito intestinale e permettono una regolare digestione.

Il luppolo contiene proprietà lenitive utili a combattere stress e depressione.

 

  1. BIRRA, VITAMINE E STILE DI VITA

Non dimentichiamoci della capacità della birra di diventare, all’occorrenza, un ottimo integratore di vitamine. Il lievito fornisce, infatti, le Vitamine B1, B6 e B9 che mantengono basso il livello di omocisteina responsabile, come visto, del rischio di malattie cardiovascolari.

La birra, con il suo contenuto di vitamine e sali minerali, potrebbe essere addirittura considerata elemento integrante di una vita sana ed equilibrata. Ad esempio, il potassio presente in grande quantità può aiutare in caso di crampi muscolari, e non solo.

Un’altra buona notizia è che la birra è povera di sodio, è ricca di fibra solubile che deriva dalle pareti cellulari del malto d’orzo ed è anche ricca di agenti antiossidanti , piccole molecole immediatamente disponibili per l’organismo e forti alleati nella lotta contro alcune forme di tumore, tra cui il cancro al seno e alla tiroide.

 

  1. UN VIAGRA NATURALE

La sessuologa e terapista di coppia americana Kat Van Kirk spiega in un suo libro “The married sex solution: a realistic guide to save your sex life” come la birra sia un vero e proprio toccasana per l’attività sessuale degli uomini. Questo perché è ricca di fitoestrogeni, sostanze naturali simili agli estrogeni umani che hanno la capacità di aiutare il soggetto a ritardare l’eiaculazione.

Inoltre, la birra, in particolare quella scura, aumenta la libido: questo dovrebbe dipendere dalla maggiore quantità di ferro contenuta nelle fibre scure rispetto a quelle chiare. L’aumento di questo elemento aiuta a stimolare la produzione di globuli rossi e quindi aiuta la circolazione, fattori che rendono l’erezione più facile e frequente.

 

  1. CONTROINDICAZIONI? LAPANCIA ALCOLICA

Il consumo di birra, purtroppo, ingrassa quanto il cibo spazzatura. Più birra al giorno, infatti, fa accumulare 5 kg l’anno (considerando solo il suo consumo e non i fattori esterni).

Un’indagine del Cancer Council di Victoria sulle calorie nascoste degli alcolici, ha dimostrato che quelli più comuni, inclusa la birra, hanno un apporto calorico pari a quello contenuto in una barretta al cioccolato o in una merendina.

Un abuso di birra potrebbe, quindi, vanificare tutti gli effetti positivi di questa bevanda, portando ad un unico risultato: una pancia non indifferente.

 

L’importante è, quindi, non cedere agli eccessi. Sarebbe opportuno bere massimo 2 bicchieri da 0,25 cl al giorno per ottenere gli effetti benefici, in modo da assumere dai 20 ai 30 gr di alcol e rimanere nella dose consigliata.

Bere si, ma con moderazione! PROSIT!

 

Dottoressa Laura Masillo

Biologa Nutrizionista

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

  • Kinetics of HDL cholesterol and paraoxonase activity in moderate alcohol consumers.  Sierksma A, van der Gaag MS, van Tol A, James RW, Hendriks HF.
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laura.masillo