Un possibile vaccino per le allergie alimentari: il cibo

Come si scatena un’allergia alimentare? Molto semplicemente, il sistema immunitario non riconosce più come innocue una o più componenti proteiche dei cibi. Da questa base teorica, viene fuori l’idea quasi ovvia del “vaccino a base di cibo” per la rieducazione dell’organismo alla corretta tolleranza degli allergeni alimentari, cosa che potrebbe essere molto interessante soprattutto per l’età pediatrica.

Le prime pubblicazioni relative a tale pratica, teoricamente nota come Immunoterapia Orale (OIT), risalgono al 1908, quando un tredicenne fu desensibilizzato da un’allergia all’uovo. Tuttavia, l’interesse per l’argomento è andato affievolendosi nei decenni a seguire, e, ancora oggi, la pratica più consolidata resta l’eliminazione dalla dieta dell’alimento per cui sia stata accertata una ipersensibilità allergica.

Dal punto di vista farmacologico, in caso di esposizione accidentale all’allergene “incriminato”, sono prescritti antistaminici, cortisonici e, per i casi più pericolosi, adrenalina. Tale tipo di approccio potrebbe risultare assai problematico per i più piccoli (e per i loro caregiver), sia per la gestione pratica quotidiana sia dal punto psicologico.

In funzione di tali criticità, negli ultimi decenni gli studiosi si sono messi alla ricerca di strategie terapeutiche in grado di indurre la tolleranza orale:

  • Terapie aspecifiche, tra le quali ricordiamo l’uso di anticorpi monoclonali anti IgE ed il ricorso a probiotici (Bifidobatteri e Lattobacilli) in grado di aumentare la secrezione di IgA e IL-10 e di sopprimere TNF-α
  • Terapie specifiche: immunoterapia epicutanea, che prevede l’impiego di cerotti con adeso l’allergene; immunoterapia sublinguale, con somministrazione dell’allergene per via sublinguale; immunoterapia orale.

È proprio quest’ultima (OIT) a godere di maggiore interesse: essa consiste nella somministrazione quotidiana per via orale di ridotte dosi dell’alimento con progressivi piccoli aumenti. La prima ingestione e ogni incremento dovranno essere effettuati in ambiente medico controllato, ove vi sia collaborazione tra medici, infermieri e nutrizionisti o dietisti. Raggiunta la dose massima tollerata, il paziente potrà e dovrà continuare ad assumerla costantemente e in autonomia e libertà, dando continuamente al suo sistema immunitario input utili a “ricordargli” che quell’alimento è innocuo e non v’è ragione di scatenare reazioni allergiche.

Per valutare l’efficacia dell’OIT è bene definire le differenze tra desensibilizzazione e tolleranza: la prima si riferisce alla capacità di assumere un alimento senza reazioni avverse in un periodo di trattamento, grazie a cambiamenti di basofili e mastcellule, ma non dei meccanismi di patogenesi immunologica sottostanti; la seconda dipende dalla riprogrammazione della risposta immunitaria all’allergene, coinvolgendo cellule T-reg e meccanismi di anergia e delezione clonale. Nel caso della desensibilizzazione, l’ingestione dell’alimento dopo un periodo di sospensione può dare sintomi allergici; la tolleranza, invece, persiste per mesi o anni dopo l’interruzione della somministrazione dell’allergene.

Sebbene numerosi studi dimostrino che l’Immunoterapia Orale sia efficace nell’indurre la desensibilizzazione se confrontata con le diete di eliminazione, poche sono le evidenze che ne dimostrino la capacità di indurre una vera tolleranza. Tuttavia, valutando che le più frequenti allergie alimentari in età pediatrica sono quelle al latte e all’uovo, è difficile che un bambino stia lontano da questi alimenti per lungo tempo, in quanto praticamente “onnipresenti” nell’alimentazione usuale, sia come cibi consumati tal quali che come ingredienti di altri.

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