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Air Travel Syndromes – ATS – Sindrome da viaggio aereo : un “concerto discordante” di fattori di rischio per la nostra salute!

Sindrome da viaggio aereo, in inglese “Air Travel Syndromes” (ATS), un termine di recentissima definizione associato ai viaggi aerei, si manifesta come disturbi del sonno, stress fisico e mentale, disturbi gastrointestinali, malattie respiratorie, disturbi circolatori come arresto cardiaco e trombosi, infezioni, depressione e stanchezza. Uno dei principali fattori di rischio è la distruzione del ritmo circadiano conseguente al jet lag e insufficiente secrezione di melatonina, che si traduce in insonnia, stress mentale e affaticamento, ma non solo.

In letteratura è riportato che il viaggio aereo è associato a vari fattori di rischio per la salute attribuiti ad una elevata incidenza di malattie acute o croniche. Difatti, durante la crociera, i frequenti viaggiatori sono esposti a vari fattori di rischio, interni ed esterni, per la salute. La maggior parte dei fattori di rischio descritti nei seguenti paragrafi, hanno come denominatore comune quello di promuove la generazione di radicali liberi che, come vedremo, riducendo le attività degli enzimi antiossidanti promuovono vari effetti avversi sulla nostra salute. Infatti, lo stress ossidativo è di gran lunga il maggiore responsabile dei danni strutturali del DNA, dunque, “direttore d’orchestra” d’innesco di diverse patologie.

I fattori di rischio interni per la salute comprendono affaticamento, stress mentale, alterazioni ormonali e problemi circolatori, mentre i fattori di rischio esterni includono alte altitudini, scarsa qualità interna dell’aria, esposizione alle radiazioni, cibi squilibrati forniti dalle compagnie aeree e senso di ansietà durante incidenti e / o attacchi terroristici.

È riportato che i viaggiatori aerei possono manifestare stress fisici e mentali durante il volo; possono, spesso, provare nervosismo e disagio emotivo. Questi stress mentali potrebbero manifestarsi come affaticamento e conseguente soppressione immunitaria. Inoltre, ad alte quote, siamo esposti a dosi di radiazioni relativamente elevate.

Una volta esposti alle radiazioni, vengono generati radicali liberi, come le specie reattive dell’ossigeno (ROS) o le specie reattive dell’azoto (RNS), che danneggiano le biomolecole, inclusi DNA, proteine e lipidi. Il danno ossidativo può anche essere alla base di altri effetti avversi, come infiammazione, malattie cardiovascolari, disturbi dello sviluppo e anomalie riproduttive.

I meccanismi molecolari alla base delle malattie indotte dalle radiazioni ionizzanti, tra cui il cancro del polmone, della tiroide, la leucemia e melanoma, così come i difetti alla nascita, sono stati ampiamente studiati sia in vitro che in vivo. In particolare, esiste una forte correlazione tra l’esposizione alle radiazioni e aumento di rischio di cancro. Difatti, una recente meta-analisi ha dimostrato che i piloti e l’equipaggio di cabina hanno all’incirca il doppio dell’incidenza di sviluppare un melanoma rispetto alla popolazione generale. Inoltre, secondo gli autori, questo dato potrebbe essere parzialmente correlato all’esposizione in volo di raggi UV e radiazioni cosmiche. Dunque, il livello di esposizione alle radiazioni è un fattore critico sia per l’equipaggio che per i frequenti viaggiatori. Ma a mio avviso, aggiungerei, in accordo con i miei studi e corsi, che senza dubbio la principale causa di ogni male è l’infiammazione !

Importante notare che le prove epidemiologiche relative all’esposizione di radiazioni cosmiche e della qualità dell’aria di professionisti, come gli astronauti, i piloti e gli assistenti di cabina sono limitate. Questi dati sono quasi inesistenti per i viaggiatori aerei e per la popolazione. Urgono dunque ulteriori e repentine indagini anche negli ambienti di lavoro, nelle scuole ed università!!!

Anche i potenziali meccanismi alla base di molte malattie associate a stress mentale o fisico possono comportare la generazione di radicali liberi, come le ROS e RNS, innescando danni ossidativi e squilibri mentali. A questo si aggiunge, inoltre, il fatto che spesso i passeggeri (come studenti, lavoratori, professionisti) devono rimanere seduti per periodi di tempo relativamente lunghi. I posti stretti e l’inattività fisica imposta possono produrre un maggiore stress fisico tra i passeggeri di classe economica rispetto ai viaggiatori di classe business, con rischio di trombosi e malessere psicofisico.

L’ Organizzazione internazionale dell’aviazione civile (ICAO), si è espressa in modo preciso affermando che, nella maggior parte dei casi, questi rischi potrebbero essere evitati attraverso una prevenzione tempestiva ed accurata (ICAO 2016). Tuttavia, in questi studi si è visto che i frequenti viaggiatori ed i piloti /e , soffrono più di stress mentale e di alterazioni ormonali a causa delle differenze di orario tra i paesi di partenza e di arrivo, con relativa distruzione del prezioso ritmo circadiano.

Il ritmo circadiano, definito come oscillazioni  con un periodo di circa 24 ore, influenza il comportamento umano, la fisiologia ed il metabolismo. Per molti anni si è pensato ci fosse un unico orologio, in realtà oggi sappiamo che sono diversi e tutti sincronizzati, sparsi nei vari organi. Alterazioni significative della funzionalità dell’orologio circadiano nell’uomo possono determinare alcune, cosiddette, cronopatologie.

La distruzione del ritmo circadiano, infatti, è correlata all’invecchiamento, alla neurotossicità, al diabete, nefrotossicità ed obesità, all’ipertensione, alle malattie cardiovascolari e al cancro, psicosi ed altre forme di disturbo neuronale e del comportamento. Inoltre, cambiamenti nella secrezione di melatonina dalla ghiandola pineale, conseguente alla distruzione del ritmo circadiano, disturbano il sonno e inducono l’insonnia, ma non solo. La secrezione anormale della melatonina può aumentare lo stress ossidativo e, come abbiamo visto, la suscettibilità alle malattieLa melatonina, elimina direttamente i radicali liberi e migliora indirettamente gli effetti degli antiossidanti. Dunque, offre una moltitudine di vantaggi fisiologici e metabolici per far fronte allo stress ossidativo indotto dalla distruzione del ritmo circadiano e / o dalla stanchezza cronica, causa oltretutto di depressione (burnout).

In accordo con altri studi, visto che la produzione di radicali liberi induce anche disturbi neurologici, lo stress ossidativo può essere attenuato dal trattamento con vitamine antiossidanti. Pertanto, tali studi indicano che la sindrome da stanchezza cronica e la depressione che si verificano durante il viaggio aereo potrebbero essere diminuite dall’integrazione di antiossidanti con melatonina o vitamina C / E.

Per quanto riguarda il disturbo del jet lagla disfunzione del ritmo circadiano e, di conseguenza, le alterazioni del sistema endocrino sono spesso riscontrate da frequenti viaggiatori aerei che attraversano più fusi orari. Dunque i più colpiti sono senza dubbio i piloti, e le pilote, in particolare, visto che essendo donne, sono già soggette a fluttuazioni ormonali più importanti rispetto al genere maschile! Alcuni viaggiatori fanno affidamento sul consumo di bevande alcoliche per superare l’insonnia; tuttavia, ciò può aggravare condizioni mentali o patologiche. Al contrario, come abbiamo visto, l‘integrazione antiossidante può essere utile per l’insonnia, l’affaticamento e per stress mentali e fisici.

Ulteriori studi riportano che i piloti che volano ad altitudini più elevate mostrano una minore vigilanza rispetto ai piloti che volano ad altitudini più basse. Inoltre i primi presentano diminuita frequenza respiratoria e aumento della frequenza cardiaca. Infatti, la ridotta pressione nella cabina dell’aeromobile induce significative riduzioni della saturazione di ossigeno nei passeggeri, equipaggio e piloti, anche diverse ore dopo un volo. Rappresenta, dunque, un altro fattore di rischio importante in quanto, generando ipossia, induce la “tempesta” di radicali liberi con le relative conseguenze (i.e. stress ossidativo e alterazioni delle funzioni biologiche). L’ipossia si verifica, in particolare, nelle cabine degli aerei ad alta quota quando la pressione dell’aria in cabina è relativamente bassa e la quantità di ossigeno trasportata nel sangue è ridotta rispetto a quella a livello del mare (WHO 2018).

L’ipossia ad alta quota può, oltretutto, giocare un ruolo importante nella produzione di infiammazione, ulcera gastrica o sanguinamento e malattia infiammatoria intestinale, come anche la cosiddetta malattia da alta quota. Quest’ultima comprende mal di testa, stanchezza, vertigini, nausea, edema cerebrale, diminuzione della coscienza ed edema polmonare.  Pertanto, i viaggiatori aerei con malattie cardiache e polmonari e disordini del sangue (ad es. anemia falciforme), possono richiedere un apporto di ossigeno supplementare durante il volo (WHO 2018).

Diversi ricercatori hanno dimostrato che oltre agli integratori di vitamina (C, E) antiossidante, la propoli, la melatonina, il consumo di succhi di frutta o verdure fresche, erbe antiossidanti o piante potrebbero efficacemente eliminare i radicali liberi, dunque può aiutare a ridurre o prevenire queste manifestazioni avverse. Il sonno profondo, invece, può essere una strategia efficace per far fronte ai disturbi del ritmo circadiano durante i viaggi aerei in sinergia con melatonina. In aggiunta, dispositivi per dormire o sedili comodi sono un valido aiuto per l’insonnia.

Ancora, altri fattori di rischio importanti associati al viaggio comprendono malattie infettive quali, il colera, HIV, la sindrome respiratoria del Medio Oriente, la malaria, il morbillo, la polmonite, la legionellosi, l’influenza e l’ebola. Sono necessari sforzi globali per prevenire la diffusione internazionale di malattie infettive tra i viaggiatori prima, durante e dopo i voli. Tuttavia grazie ai risvolti nanotecnologici (come ad esempio i nanomateriali autopulenti e autoriparanti) e allo sviluppo della medicina di precisione, dell’omica (i.e. “fotografia” personalizzata del nostro stato infiammatorio in modo personalizzato) ed all’avvento di CRISPR-Cas9, una tecnologia di modifica genetica, si pensa che l’editing del genoma possa potenzialmente essere usato per creare deliberatamente un agente patogeno presente nell’aria da utilizzare come arma biologica, anche e soprattutto nei siti aeroportuali e aerei.

Amerei concludere esprimendo che, a mio avviso e secondo i miei studi, per ridurre patologie e / o incidenti aerei, stress cronico da lavoro, etc., il monitoraggio preciso ed accurato, l’integrazione nutrizionale personalizzata (e ad oggi è possibile, cfr. omica), in sinergia con vitamine, “parafulmini” delle nostre cellule , melatonina (come proposto dagli autori) ed altri integratori specifici per ogni singola persona, come probiotici, antinfiammatori, antiossidanti, attività fisica, relax, digiuno e meditazione, in particolare per i piloti / e, ma anche, per i frequenti viaggiatori aerei, equipaggio e staff, sono dei tasselli fondamentali da raggiungere quanto prima.

Inoltre,  la medesima distruzione del ritmo circadiano -come altri fattori di rischio per la salute riscontrati in tale sindrome (ATS) – è sovente ritrovarla tra studenti, ricercatori e lavoratori, dunque il discorso vale per tutti noi, a prescindere se viaggiamo spesso o meno. Infatti, più gravi e durature del jet lag sono le patologie che possono essere attribuite ad attività lavorative cronicamente soggette a regimi di turnazione nel lavoro (shift-work). Urge, dunque, un monitoraggio personalizzato e preciso a 360 gradi! La prevenzione e, come sempre, la sinergia tra naturale ed artificiale è la chiave per vincere anche queste “battaglie”!

Riferimenti bibliografici

[1] Jeum-Nam Kim & Byung-Mu Lee (2018) Risk management of free radicals involved in air travel syndromes by antioxidants, Journal of Toxicology and Environmental Health, Part B, 21:2, 47-60, DOI: 10.1080/10937404.2018.1427914 

[2] Martin and Boland Globalization and Health (2018) 14:28 

[3] ICAO DOC 9966 – Manual for the Oversight of Fatigue Management Approaches. Second edition, 2016

[4] ICAO-Doc 8984 – Manual of Civil Aviation Medicine, third Editions – 2012

[5] http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0092867402012254

[6] L. Mattera. Scienzintasca 2018. Sindrome da burnout: un “mostro” silenzioso da conoscere e sconfiggere

[7] L. Mattera. Scienzintasca 2017. Epigenetica: viaggiamo nel suo magico nanomondo.

Tiroide, alimentazione e salute, una correlazione univoca!

Gli ormoni secreti dalla tiroide: T3 e T4 (sotto controllo del TSH) stimolano il METABOLISMO in generale. Questi, una volta rilasciati in circolo, si legano a proteine recettrici nucleari degli ormoni tiroidei, determinando diversi effetti:

  • sulla trascrizione di molti geni responsabili della sintesi proteica;
  • sullo sviluppo fetale a livello sia mentale che scheletrico, infatti nei primi 3 mesi di gravidanza, l’ipotiroidismo può essere molto pericoloso perché può compromettere un normale sviluppo del Sistema Nervoso Centrale del feto;
  • sull’osso, stimolando il tourn over osseo, infatti un eccesso di ormoni tiroidei può portare ad osteoporosi;
  • sul metabolismo dei carboidrati e dei grassi, infatti gli ormoni tiroidei sono agenti disaccoppianti, che aumentano la spesa di ossigeno, il consumo di grassi e la produzione di calore, essendo responsabili del mantenimento della temperatura corporea;
  • sul sistema cardiovascolare,  aumentando il ritmo cardiaco, respiratorio e la contrazione muscolare;
  • sull’eritropoiesi e il riassorbimento di molte vitamine.

Inoltre le cellule parafollicolari della tiroide producono anche un altro ormone, la Calcitonina, la quale partecipa alla diminuzione del livello di calcio ematico e alla sua fissazione nel tessuto osseo. Il suo rilascio infatti è stimolato da un’alta concentrazione di calcio ematico. La tiroide, per la sua funzionalità, necessita di vitamine e minerali specifici per svolgere correttamente il suo lavoro, ed è per questo che la sua salute dipende da una sana alimentazione. Infatti la ricerca ha dimostrato che esistono alcuni nutrienti chiave per il corretto svolgimento dell’attività tiroidea:

  • Lo Iodio (contenuto principalmente nella alghe e nei frutti di mare): infatti, la tiroxina (T4) e la triiodotironina (T3) sono gli ormoni iodati più importanti che abbiamo;
  • Il Selenio (contenuto principalmente nel pesce, nella frutta secca, cereali integrali e legumi): infatti gli enzimi contenenti selenio proteggono la ghiandola tiroidea quando ci troviamo in situazioni di stress. Il selenio inoltre aiuta a regolare la sintesi degli ormoni, facilitando la conversione di T4 in T3, quest’ultimo più accessibile;
  • Il Rame (contenuto nelle mandorle, frutti di mare o frattaglie): necessario per contribuire alla produzione di TSH;
  • Vitamine Antiossidanti, quali A, E, C (presenti in frutta fresca e verdure e olii): necessarie per mitigare lo stress ossidativo in un processo costante e quotidiano;
  • Le vitamine del gruppo B tra cui la B2, B3 e la B6 (presenti nei cereali integrali, germe di grano, semi oleogininosi, legumi e pollame): necessarie per la produzione di T4.

Dunque i cibi contenenti le vitamine e i minerali, sono fondamentali per contribuire ad avere una tiroide sana e una corretta funzione tiroidea o in caso di ipotiroidismo, il quale si manifesta con sonno prolungato, spossatezza muscolare , diminuzione della gittata cardiaca e del volume del sangue, perdita di capelli e aumento del peso corporeo.

Ma d’altro canto però, esistono degli alimenti che potrebbero compromettere la funzione tiroidea e quindi sono sconsigliati in caso di scompenso tiroideo. Questi alimenti sono:

  • La Soia, in quanto gli isoflavoni di soia possono inibire l’enzima perossidasi tiroidea (TPO), che permette l’ossidazione dello iodio che attivato si può legare ai residui tirosinici della tireoglobulina , permettendo la produzione dell’ormone tiroideo. In particolare, tale problema si verifica con i livelli di iodio insufficienti; se invece i livelli di iodio sono adeguati, mangiare soia non dovrebbe essere un problema.
  • Verdure del genere Brassica, in quanto cavoletti di Bruxelles, cavolfiori, broccoli e cavoli, nonostante siano ricchi di vitamine utili per la salute della tiroide (vitamina C e beta-carotene), potrebbero ostacolare la produzione dell’ormone tiroideo in modo simile alla soia, attraverso la presenza di composti classificati come goitrogeni, ovvero contenenti antinutrienti che inibiscono la funzione tiroidea interferendo con il metabolismo dello iodio; questi composti si trovano in piccole quantità in molti altri alimenti tra cui spinaci, arachidi, e fragole. Questi cibi si possono comunque mangiare a patto che vengano abbinati ad alimenti ricchi di iodio.
  • Glutine, in particolare sconsigliato nei casi di tiroidite autoimmune, in quanto può a lungo andare, aumentare la permeabilità intestinale, che sembra essere il difetto principale nei processi di autoimmunità, poiché la maggiore permeabilità intestinale aumenta la probabilità che i fattori ambientali interagiscano negativamente con i fattori genetici che predispongono alla malattia.

 

Bibliografia

Anatomia dell’uomo – edi-ermes

www.alimentazioneinequilibrio.it

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK285560/

Quando la birra fa bene!

Una birra al giorno toglie il medico di torno?

La risposta è “NI”.

Numerosi studi hanno dimostrato infatti i benefici della birra, ma anche un suo limite. E allora bere birra fa bene o no? È arrivato il momento di far chiarezza.

 

  1. LA BIRRA PRESERVA IL COLESTEROLO “BUONO” E PREVIENE LE MALATTIE CARDIOVASCOLARI

La birra è un prodotto sano e un suo consumo moderato può essere una misura preventiva per la salute, come il controllo del peso, l’attività fisica e la corretta alimentazione. In alcuni casi, è stata anche rivalutata in un regime alimentare ipocalorico.

A rendere la birra una bevanda così sana è la sua capacità di preservare il colesterolo Hdl e, di conseguenza, quella di prevenire le malattie cardiovascolari con tutte le patologie che ne conseguono.

In particolare, uno studio condotto in Cina nell’arco di 6 anni su 80mila persone, ha messo in relazione birra, cuore e colesterolo, dimostrando che una birra piccola al giorno è in grado di rallentare la diminuzione del colesterolo Hdl. Nei soggetti in cui l’assunzione era minore, invece, la riduzione del colesterolo buono era più rapida.

 

  1. LA BIRRA È UNA MEDICINA CONTRO ICTUS E ATTACCHI CARDIACI

Questo studio parte dall’Olanda, dove il professor Henk Hendriks con il suo team dell’istituto di Nutrizione e Ricerca sul Cibo, ha dimostrato che anche la birra, come il vino, bevuta moderatamente contribuisce a prevenire i più diffusi problemi cardiaci.

La birra è infatti ricca di vitamina B6 che contrasta l’aumento di un tipo di amminoacidi, la omocisteina, che si ritiene responsabile dell’incremento del rischio di attacchi cardiaci.

 

  1. BERE BIRRA CONTRO STRESS, INVECCHIAMENTO E DEPRESSIONE

Studi meno recenti, dimostrarono anche che la birra previene l’invecchiamento dei nostri organi, soprattutto quelli dell’apparato digerente: l’orzo della birra fornisce Vitamina B6 e Fibre solubili che favoriscono il transito intestinale e permettono una regolare digestione.

Il luppolo contiene proprietà lenitive utili a combattere stress e depressione.

 

  1. BIRRA, VITAMINE E STILE DI VITA

Non dimentichiamoci della capacità della birra di diventare, all’occorrenza, un ottimo integratore di vitamine. Il lievito fornisce, infatti, le Vitamine B1, B6 e B9 che mantengono basso il livello di omocisteina responsabile, come visto, del rischio di malattie cardiovascolari.

La birra, con il suo contenuto di vitamine e sali minerali, potrebbe essere addirittura considerata elemento integrante di una vita sana ed equilibrata. Ad esempio, il potassio presente in grande quantità può aiutare in caso di crampi muscolari, e non solo.

Un’altra buona notizia è che la birra è povera di sodio, è ricca di fibra solubile che deriva dalle pareti cellulari del malto d’orzo ed è anche ricca di agenti antiossidanti , piccole molecole immediatamente disponibili per l’organismo e forti alleati nella lotta contro alcune forme di tumore, tra cui il cancro al seno e alla tiroide.

 

  1. UN VIAGRA NATURALE

La sessuologa e terapista di coppia americana Kat Van Kirk spiega in un suo libro “The married sex solution: a realistic guide to save your sex life” come la birra sia un vero e proprio toccasana per l’attività sessuale degli uomini. Questo perché è ricca di fitoestrogeni, sostanze naturali simili agli estrogeni umani che hanno la capacità di aiutare il soggetto a ritardare l’eiaculazione.

Inoltre, la birra, in particolare quella scura, aumenta la libido: questo dovrebbe dipendere dalla maggiore quantità di ferro contenuta nelle fibre scure rispetto a quelle chiare. L’aumento di questo elemento aiuta a stimolare la produzione di globuli rossi e quindi aiuta la circolazione, fattori che rendono l’erezione più facile e frequente.

 

  1. CONTROINDICAZIONI? LAPANCIA ALCOLICA

Il consumo di birra, purtroppo, ingrassa quanto il cibo spazzatura. Più birra al giorno, infatti, fa accumulare 5 kg l’anno (considerando solo il suo consumo e non i fattori esterni).

Un’indagine del Cancer Council di Victoria sulle calorie nascoste degli alcolici, ha dimostrato che quelli più comuni, inclusa la birra, hanno un apporto calorico pari a quello contenuto in una barretta al cioccolato o in una merendina.

Un abuso di birra potrebbe, quindi, vanificare tutti gli effetti positivi di questa bevanda, portando ad un unico risultato: una pancia non indifferente.

 

L’importante è, quindi, non cedere agli eccessi. Sarebbe opportuno bere massimo 2 bicchieri da 0,25 cl al giorno per ottenere gli effetti benefici, in modo da assumere dai 20 ai 30 gr di alcol e rimanere nella dose consigliata.

Bere si, ma con moderazione! PROSIT!

 

Dottoressa Laura Masillo

Biologa Nutrizionista

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

  • Kinetics of HDL cholesterol and paraoxonase activity in moderate alcohol consumers.  Sierksma A, van der Gaag MS, van Tol A, James RW, Hendriks HF.
  • Influence of lifestyle on vitamin bioavailability. van den Berg H, van der Gaag M, Hendriks
  • N-nitrosamines in drinking water and beer: Detection and risk assessment. Fan CC, Lin TF.

Santoreggia: proprietà e usi.

Il nome Satureja deriva dai satiri, i lussuriosi esseri semidivini della mitologia greca. Infatti, secondo quanto raccontato da Aemilius Macer nel suo De herbarium virtutibus (“Le virtù delle piante”), i satiri si servivano di questa pianta per stimolare i propri desideri sessuali.
Ne esistono due varietà che si possono utilizzare allo stesso modo: la Satureja hortensis, orticola, e la Satureja montana, selvatica. La prima ha un fusto più rossiccio ed una chioma meno folta rispetto alla seconda. Entrambe, invece, hanno un sapore aromatico simile al timo ed un profumo cristallino e diafano, con una punta di piccante che ricorda il peperoncino.
Questa pianta è ricca di numerose sostanze: carvacrolo, p-cimolo e terpinenolo, oltre ad acidi fenolici come il siringico, il caffeico, il rosmarinico e l’ursolico.

Proprietà terapeutiche.

L’utilizzo di questa pianta porta numerosi vantaggi per la salute.

– Benefici per l’apparato digerente. La santoreggia ha un’azione stimolante e carminativa, benefica per l’apparto digerente. Se ne raccomanda l’utilizzo soprattutto in caso di digestione lenta e stitichezza.
– Effetto emmenagogo. Seppur con un effetto molto blando, questa spezia è consigliata come emmenagogo in caso di mestruazioni diradate o scarse.
– Proprietà antiossidanti. Il suo estratto ha proprietà antiossidanti, correlate all’acido rosmarinico che contiene.
– Un aiuto per il diabete. È molto ricca di carvacrolo, e gli studi indicano che tale sostanza stimola l’azione di alcuni farmaci utilizzati per il trattamento del diabete, come il rosiglitazione.
– Proprietà antisettiche. La forte presenza di oli essenziali conferisce alla santoreggia proprietà moderatamente antisettiche e battericide. In tale forma se ne consiglia, quindi, l’utilizzo per contrastare infezioni alle vie respiratorie e digestive e per il mal di denti.
In cucina.

Era utilizzata come spezia già in tempi antichi. Nella Germania medievale, Tragus la cita come migliore spezia per aromatizzare i cavoli fermentati (crauti).
La santoreggia si abbina bene a zuppe, stufati, legumi, pasta e verdure, di cui migliora la digeribilità. La si apprezza al meglio come ingrediente nella preparazione di insaccati e sottaceti in virtù del sapore, che risulta molto intenso quando la pianta è fresca. Si sposa alla perfezione anche con le patate al forno e i funghi.

Bibliografia

J.Lluis Berdonces, Spezie che curano

Marcello Nicoletti, Botanica farmaceutica:storia,attività ed impieghi delle piante

G.Barsotti, L.Bussotti, Le erbe aromatiche selvatiche

La stagionalità nel piatto

Mangiare di stagione vuol dire mangiare sano e con più gusto. Durante l’inverno, per il freddo e gli sbalzi di temperatura, si è più vulnerabili e, dunque, soggetti ai malanni di stagione; Per tale ragione, in questo particolare periodo dell’anno, la natura offre, ortaggi dalle molteplici proprietà, tra le quali spicca l’elevato potere antiossidante. Questo mese  sui banchi folcloristici dei mercati non è inusuale trovare la zucca, le bietole, i broccoli, il radicchio, le cime di rapa, gli spinaci, la rucola, i mandarini, i mandaranci, le arance, le mele e cosi via. Mentre risulterebbe insolito ritrovare fagiolini, fave, lamponi, fragole, fichi, more, angurie, albicocche e via discorrendo, questo perchè sono ortaggi tipicamente estivi.
Oggi è possibile acquistare le più svariate tipologie di frutta e verdura in qualsiasi mese dell’anno, la stagionalità nei supermercati è pressochè inesistente. Questa disponibilità infinita, però, si traduce in costi superiori, inevitabilmente inclusi nel prezzo finale, e, soprattutto, in una inferiore qualità nutrizionale dei prodotti acquistati. Gli alimenti fuori stagione hanno costi di trasporto e di conservazione più elevati, tendono ad aumentare considerevolmente, soprattutto se si tratta di derrate alimentari provenienti dall’estero, basti pensare alla frutta esotica ormai presente abitualmente nei banchi dei supermercati. Bisogna, inoltre, tener presente che frutta e verdura fuori stagione subiscono un trattamento che si discosta molto dal loro normale ciclo di maturazione; Questi, infatti, vengono coltivati in serre con luci artificiali,  raccolti acerbi e portati a maturazione in celle frigorifere. Tuttavia in tal modo i vegetali non riescono ad arricchirsi di nutrienti; Risultando, così, carenti, principalmente di vitamine, proteine e sali minerali, composti di cui il nostro organismo necessita quotidianamente.
I prodotti di stagione, invece, vengono portati a completa maturazione naturalmente, grazie alla luce del sole, per questa ragione sono più ricchi di vitamine, sali minerali e fitonutrienti che li rendono più saporiti e salutari. I nutrienti dei quali sono ricchi sono esattamente quelli di cui il nostro organismo ha bisogno in quel determinato periodo dell’anno. La natura, durante l’inverno, ci consente di attivare il nostro sistema immunitario; Basti pensare alla disponibilità di prodotti contenenti vitamina C (arance, mandarini, mele, pere, cavoletti di bruxelles e così via), che insieme ad altri antiossidanti ci aiutano nella prevenzione dei malanni. Durante l’estate, invece, quando il nostro organismo ha bisogno di maggiore idratazione a causa del caldo e della sudorazione profusa, troviamo ortaggi ricchi di sali minerali e acqua, offrendo, in tal modo, un’azione drenante e idratante; Si ritroveranno, infatti, anguria, melone, prugne, pesche, ciliegie, albicocche, fragole, assieme a pomodori, melanzane, zucchine e peperoni; Questi, contengono inoltre, i carotenoidi, noti protettori di pelle e occhi contro i danni causati dai raggi del sole.
Il consiglio, dunque, è quello di affidarsi alla natura, prediligendo prodotti di stagione per il loro effetto salutistico ma anche gustoso.

 

 

                                                                                                                                                   Dott.ssa Michela Zizza

 

 

Stahl W, Sies H. “Carotenoids and flavonoids contribute to nutritional protection against skin damage from sunlight”. Mol Biotechnol. (2007)
Ströhle A1, Hahn A. “Vitamin C and immune function”. Med Monatsschr Pharm. 2009 Feb

 

“LE INDICAZIONI CONTENUTE IN QUESTO SITO NON DEVONO IN ALCUN MODO SOSTITUIRE IL RAPPORTO CON IL MEDICO. E’ PERTANTO OPPORTUNO CONSULTARE SEMPRE IL PROPRIO MEDICO CURANTE E/O LO SPECIALISTA”

A ogni colore il suo potere: gli Smoothie

La parola “smoothie” è stata coniata negli anni ’60 e deriva dall’inglese “smooth” che  significa morbido e che richiama proprio il suo aspetto. Gli smoothie possono essere considerati l’alternativa più salutare dei classici frullati: non sempre hanno il latte e si fanno spesso con yogurt o semplicemente acqua, diventando così poco calorici. Sono rinfrescanti ed energetici, ottimi per iniziare la giornata o per fare merenda. Rappresentano quindi un’alternativa utile per far consumare frutta e verdura ai bambini ed evitare succhi di frutta industriali. La costante è l’uso di frutta fresca o verdura e l’unica cosa che serve per prepararli è un frullatore e la creatività. Gli smoothie possono avere diversi colori in base ai diversi ingredienti e avranno di conseguenza nutrienti e proprietà differenti.

Gli smoothie blu/viola possono essere preparati con frutta in grado di combattere l’invecchiamento prematuro grazie alla presenza di polifenoli, usando prugne, frutti di bosco, fichi e uva nera, anche ricchi di potassio e vitamina C. Contenuto nelle fragole, nell’uva, nel melograno e nei lamponi è l’acido ellagico, una sostanza fenolica con una spiccata attività antinvecchiamento. Studi hanno rilevato benefici dell’acido ellagico nella prevenzione del cancro del colon-retto e un ruolo antinfiammatorio nel trattamento della colite ulcerosa cronica, per prevenire lo sviluppo del cancro del colon. Inoltre gli studi suggeriscono un ruolo protettivo dell’acido ellagico contro lo stress ossidativo. I frutti di bosco, l’uva e le prugne sono particolarmente ricchi di antocianidine e proantocianidine , una varietà di bioflavonoidi cui si attribuiscono proprietà utili  contro alcune forme di artrite, oltre alla quercetina (presente anche nella mela e nella cipolla rossa). I bioflavonoidi sono potenti antiossidanti, utili nella prevenzione di aterosclerosi e malattie cardiovascolari e con attività anticancro. Un numero crescente di studi ha indagato i diversi effetti di questi composti, quali antiallergici, nel miglioramento della microcircolazione, nella prevenzione della fragilità capillare periferica,  nel miglioramento della visione e del profilo glucidico e lipidico.

Un ottimo smoothie viola può essere preparato utilizzando more, mirtilli e lamponi, 4/5 cubetti di ghiaccio e yogurt bianco light.

Gli smoothie di colore verde possono essere preparati con uva bianca e kiwi ma anche con zucchine, rucola, asparagi, spinaci, broccoli, lattuga e cavolo. I nutrienti contenuti sono vitamina C, magnesio, acido folico, luteina e clorofilla, il pigmento verde presente nelle piante. Gli alimenti ricchi di clorofilla aiutano nella formazione di sangue. In particolare i broccoli sono ricchissimi di flavonoidi e fonte di glucosinolati, nutrienti importanti nella prevenzione del cancro e per la protezione del fegato e contengono, insieme al cavolfiore, rapa e cavoletti di Bruxelles, anche sulforafano, sostanza con intensa attività antibatterica ed efficace nel rallentare il processo artrosico ed interrompere la crescita delle cellule cancerogene. Inoltre la rapa contiene quantità elevate di calcio.

Un ottimo smoothie verde può essere preparato utilizzando spinaci, mandorle, latte vegetale e ghiaccio.

Gli smoothie di colore arancione possono essere preparati usando melone, pesche, albicocche, mango, arance e limoni, clementine e mandarini, carote e zucche. I nutrienti contenuti sono flavonoidi, carotenoidi con proprietà antiossidanti e i cui elevati livelli plasmatici sono stati associati a un minor rischio di cancro al seno ,vitamina C in grado di aumentare l’assorbimento del ferro, con elevato potere antiossidante e  un ruolo fondamentale nella formazione del collagene, calcio e fosforo.

Uno ottimo smoothie arancione può essere ottenuto con mango,estratto di vaniglia, yogurt greco e ghiaccio.

Nonostante gli estratti e i concentrati di frutta e verdura contengano una maggiore quantità di nutrienti e vitamine, gli smoothie permettono di consumare una bevanda nutriente e facile da preparare, meno costosa da ottenere (per i prezzi più contenuti del comune frullatore ) e che può dare maggiore sfogo alla creatività dei bambini.

FONTI DATI

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  • Griffiths K. et all, Food antioxidants and their anti-inflammatory properties: a potential role in cardiovascular diseases and cancer prevention, Diseases, 2016
  • Kim B. et all, Blueberry, blackbarry and blackcurrant differentially affect plasma lipids and pro-inflammatory markers in diet-induced obesity mice, Nutrition Research and Practice, 2016
  • Lewinska A. et all, Sulforaphane-induced cell cycle arrest and senescence are accompanied by DNA hypomethylation and changes in microRNA profile in breast cancer cells, Theranostics, 2017
  • Maria E.C. et all, Glucosinolates in Brassica foods:bioavailability in food and significance for human health, Phytochemistry Reviews, 2008
  • Piersma B. et all, Ascorbic acid promotes a TGFB1-induced myofibroblast phenotype switch, Physiological Reports, 2017
  • Sayedalireza M. et all, Benefits of ellagic acid from grapes and pomegranates against colorectal cancer, Caspian Journal of Internal Medicine, 20117
  • Terao J. et all, Vegetable flavonoids and cardiovascular disease, Asia Pacific Journal of Clinical Nutrition, 2008
  • Terao J., Dietary flavonoids as antioxidans in vivo: conjugated of (-)-epicatechin and quercetin participate in antioxidative defense in blood plasma, Journal of Medical Investigation,1999

Dott.ssa Vittoria Candita

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