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Alimenti funzionali: gli effetti positivi per la salute in termini di prevenzione e gestione delle malattie croniche.

E’ evidente come l’interesse dei consumatori nei confronti del cibo come fonte di benessere e salute stia crescendo sempre più. Le malattie correlate all’alimentazione, come l’obesità, il diabete, il cancro e le patologie cardiovascolari sono in netto aumento e in vista di ciò, gli alimenti funzionali giocano un ruolo importante nel ridurre o prevenire tali patologie. Quello dei functional food, pertanto, è un settore in forte crescita. In Asia, dove gli alimenti funzionali sono parte integrante della cultura da molti anni, c’è una ferma credenza che il cibo e la medicina abbiano la stessa origine e uno scopo comune. In Giappone, la ricerca sugli alimenti funzionali iniziò già negli anni ’80 e nel 1991 fu introdotto un quadro normativo specifico concernente gli Alimenti per uso specifico per la salute (FOSHU). A differenza dell’Asia, in Europa il concetto di alimenti funzionali è relativamente nuovo.

Sono stati esaminati ventidue studi per indagare le differenze nel consumo di alimenti funzionali tra i paesi europei. In paesi come Finlandia, Svezia e Paesi Bassi, gli alimenti funzionali risultano essere molto più popolari che in Italia (ad eccezione di tè, caffè e vino rosso), Belgio e Danimarca. Nell’est europeo, in particolare in Polonia, il loro consumo sta diventando sempre più comune. La Spagna e Cipro mostrano invece un’alta percentuale di consumatori per lo più tra gli adolescenti. I maggiori mercati di alimenti funzionali si trovano in Giappone e USA; anche se in misura nettamente minore, Finlandia, Germania, Francia, Regno Unito e Paesi Bassi detengono il più alto consumo di alimenti funzionali rispetto al resto dell’Europa. Questo dipende dalla diversa attitudine e grado di accettazione dei consumatori: a quanto pare gli europei sarebbero più scettici e critici nei confronti dei functional food. Nel 1999 l’UE, nell’elaborazione della legislazione in materia di indicazioni sulla salute, ha pubblicato la definizione di alimento funzionale: “Un alimento può essere considerato funzionale se dimostra in maniera soddisfacente di avere effetti positivi e mirati su una o più funzioni specifiche dell’organismo, che vadano oltre gli effetti nutrizionali normali, in modo tale che sia rilevante per il miglioramento dello stato di salute e di benessere e/o per la riduzione del rischio di malattia. Fermo restando che gli alimenti funzionali devono continuare ad essere alimenti e devono dimostrare la loro azione nelle quantità in cui vengono assunti normalmente nella dieta. Gli alimenti funzionali non sono né compresse, né capsule, ma alimenti che formano parte di un regime alimentare normale”. Gli alimenti funzionali sono:

  • alimenti naturali,
  • alimenti a cui sia stato aggiunto un componente,
  • alimenti in cui siano state modificate le caratteristiche di uno o più componenti,
  • alimenti in cui sia stata modificata la biodisponibilità di uno o più componenti,
  • qualsiasi combinazione di queste possibilità.

Gli alimenti funzionali possono apportare una miriade di benefici: antiossidante attivo nella difesa da stress ossidativo, detossificante, antitumorale, antimicrobico e antivirale, antinfiammatorio, antiipertensivo, ipocolesterolemico e così via. Non è però sufficiente che un alimento possieda queste proprietà per essere definito funzionale. Occorre che gli effetti positivi sulla salute e nella prevenzione delle malattie siano provati scientificamente da studi e ricerche. Esistono infatti dei criteri per attribuire la qualifica di funzionale:

– studi sperimentali condotti sull’uomo (studi clinici o d’intervento)

– studi osservazionali condotti sull’uomo (studi epidemiologici)

– studi biochimici, cellulari o condotti su animali

– identificazione di biomarker dell’effetto funzionale o della riduzione del rischio di patologia

– definizione dei range fisiologici di variabilità.

Molti componenti della tradizionale dieta mediterranea sono noti per i loro effetti positivi sulla salute e possono essere considerati veri e propri alimenti funzionali.

Frutta secca (noci, mandorle, noci brasiliane, nocciole): grazie alla presenza di grassi monoinsaturi e polinsaturi, vitamine, sali minerali, fibre, fenoli, flavonoidi, isoflavonoidi, fitosteroli e acido fitico contribuiscono alla riduzione dei trigliceridi nel plasma e proteggono dalle malattie cardiovascolari.

Vegetali (a foglia verde, peperoni, carote, cavoli, cavoletti, broccoli): la più importante fonte di composti fenolici. I flavonoidi, le fibre, i carotenoidi e l’acido folico hanno un ruolo nella prevenzione delle malattie coronariche. I fitosteroli invece sono associati ad una riduzione dei livelli di colesterolo e del rischio cardiovascolare.

Frutta (agrumi, frutti di bosco, mango, fragole, melone, anguria, avocado): ricca di fibre, vitamine, minerali, flavonoidi e terpeni detiene un ruolo prevalentemente antiossidante. Insieme ai legumi, grazie alla presenza di fitoestrogeni, può rappresentare una valida alternativa alla terapia ormonale sostitutiva nelle donne in menopausa.

Pesce:  in particolare il salmone, per il suo contenuto in acidi grassi polinsaturi (PUFA), EPA e DHA, contribuisce alla protezione contro  le aritmie cardiache, il cancro e l’ipertensione. E’ inoltre implicato nel mantenimento delle funzioni neurali e nella prevenzione di alcune malattie psichiatriche.

Olio di oliva: contiene elevate quantità di acidi grassi monoinsaturi (MUFA) e di fitochimici (composti fenolici, squalene e α-tocoferolo) che hanno effetti protettivi nei confronti di alcuni tipi di cancro, riducono il rischio di malattie coronariche, modificano le risposte immunitaria e infiammatoria e sembrano avere un ruolo nella mineralizzazione ossea. I composti fenolici hanno mostrato, sia in vivo che in vitro, di diminuire l’ossidazione del colesterolo LDL.

Yogurt: i batteri lattici conferiscono effetti probiotici, migliorano la salute gastrointestinale e modulano la risposta immune. Il consumo di yogurt potrebbe indurre cambiamenti favorevoli nella flora batterica fecale, riducendo il rischio di cancro al colon.

Aglio, cipolla, erbe e spezie: contengono moltissimi flavonoidi e possono apportare benefici a livello cardiovascolare e promuovere la funzione cognitiva. Rafforzano il sistema immunitario. Il cappero (Capparis spinosa) contiene flavonoidi come il kaempferolo e la quercetina, conosciuti per gli effetti antinfiammatori e antiossidanti.

Uva rossa e derivati: grazie ai polifenoli e a due composti che agiscono sinergicamente (resveratrolo e licopene), esercitano un effetto vasodilatatore endotelio-dipendente oltre che un effetto antiossidante.

Cacao, tè verde e caffè: sono considerati alimenti funzionali perché, se assunti in quantità moderate, stimolano l’attenzione e le capacità cognitive per la presenza rispettivamente di teobromina, teina e caffeina. Il tè verde contiene le catechine, in particolare l’EGCG o epigallocatechina gallato, dalle attività antivirali e antiossidanti.

Cereali non raffinati: sono anch’essi considerati alimenti funzionali poiché ricchi di vitamine del gruppo B, beta-glucani, lignani, tocotrienoli, folati, fruttani, fitosteroli, polifenoli, policosanoli, fitati, pentosani, arabinoxilani. Tendono a svolgere molteplici funzioni: prebiotica e probiotica, antiossidante, ipoglicemica, ipocolesterolemica, diminuzione di patologie cardiovascolari, cancro del colon e malformazioni del tubo neurale.

Per quanto riguarda l’uovo, si tratta di un alimento dal grande valore nutritivo oltre che tra i più consumati, insieme ai suoi derivati, grazie alla grande versatilità in cucina e il costo economico; lo sviluppo di uova funzionali potrebbe essere un vantaggio non solo per i consumatori, ma anche per i produttori e le industrie alimentari. Tuttavia, le uova funzionali arricchite in grassi omega-3 o con bassi livelli di colesterolo vengono consumate raramente in Europa, ad eccezione, rispettivamente, della Svezia (3.8%) e della Spagna (6.7%).

Gli alimenti funzionali contengono ingredienti biologicamente attivi associati ad effetti fisiologici benefici per la salute in termini di prevenzione e gestione delle malattie croniche, come il diabete mellito di tipo 2 (DMT2). Un consumo regolare di alimenti funzionali può essere associato ad un potenziato effetto antiossidante, antinfiammatorio, di sensibilità all’insulina e anti-colesterolo, utili per prevenire e gestire DMT2. I componenti della dieta mediterranea – come frutta, verdura, pesce grasso, olio d’oliva e noci – grazie al loro naturale contenuto di nutraceutici, hanno mostrato benefici clinicamente significativi sul metabolismo e sulle attività microvascolari, abbassamento del colesterolo e del glucosio a digiuno, e effetti anti-infiammatori e antiossidanti nei pazienti ad alto rischio e con DMT2. Inoltre, combinando l’esercizio fisico (fattore di prevenzione primaria e secondaria di malattie cardiovascolari, mortalità e diabete) con l’adesione ad una dieta mediterranea che comprenda cibo funzionale, si possono innescare e aumentare molti processi protettivi sia metabolici che cardiovascolari, come la riduzione della perossidazione lipidica e di azioni antinfiammatorie.

Alcuni studi hanno esaminato gli effetti degli alimenti funzionali arricchiti in antiossidanti sullo stress ossidativo, ovvero lo sbilanciamento tra la formazione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) e le difese antiossidanti di tipo enzimatico e non enzimatico presenti nell’organismo. La presenza di un eccessivo stato di stress ossidativo dipende da vari fattori (ad esempio fumo, inquinamento, alimentazione squilibrata, infiammazione cronica o di basso grado, difese antiossidanti compromesse) e contribuisce alla patogenesi di molteplici malattie (cardiovascolari, cancro, sindrome metabolica, disturbi cerebrali). Una sostanza antiossidante è in grado di ridurre il danno ossidativo causato dai radicali liberi a livello del DNA, di lipidi e proteine, e che può condurre alla morte cellulare. I risultati hanno mostrato un aumento significativo di antiossidanti idrosolubili e una riduzione dello stress ossidativo in un gruppo di soggetti umani.  In ogni caso la biodisponibilità degli alimenti funzionali e i loro effetti sulla prevenzione di malattie croniche dipende da come vengono assorbiti e utilizzati dall’organismo e da alcuni fattori estrinseci (matrice alimentare) e/o intrinseci dell’alimenti stesso, per esempio la forma molecolare delle sostanze antiossidanti. Inoltre, per i nutrienti che sono assorbiti tramite un processo di diffusione passiva, la quantità di antiossidanti assorbiti decresce all’aumentare dell’assunzione di quell’alimento. Infine, la biodisponibilità degli antiossidanti in frutta e verdura crudi è generalmente bassa, ma il trattamento col calore la aumenta; allo stesso tempo il calore potrebbe causare la perdita di antiossidanti e la loro isomerizzazione. Una dieta antiossidante con componenti bioattivi naturali potrebbe divenire un’interessante soluzione per le patologie neurodegenerative, in cui si assiste ad un aumento dello stress ossidativo. Diversi studi epidemiologici hanno mostrato che un consumo combinato di frutta e verdura porta benefici sinergici sulle attività antiossidanti ed è associato ad un ridotto rischio di patologie croniche e disordini degenerativi correlati all’età.

Lo stress infiammatorio e ossidativo possono essere diretta conseguenza di una dieta sbilanciata, come l’ingestione di alimenti composti da grandi quantità di grassi e carboidrati: l’aumento postprandiale del lipopolisaccaride (LPS) e del Toll-like receptor-4 (TLR4) è associato all’aumento dei livelli di citochine infiammatorie (IL-6, IL-17 e TNFα). Sono state osservate attività antiossidanti e antinfiammatorie in vitro e in modelli animali per lo zenzero (Zingiber officinale), il cardo mariano (Silybum marianum), il biancospino (Crataegus monogyna), il fiore della passione (Passiflora edulis) e la camomilla (Matricaria chamomilla).

Attualmente, il concetto base di “cibo” sta mutando da ciò che comporta la conservazione della vita a quello che usa il cibo come strumento per migliorare la salute e la qualità della vita. Indubbiamente i fattori chiave dietro la ricerca e lo sviluppo del cibo funzionale sono l’industria alimentare, i consumatori e i governi. Il progresso della scienza, in particolare nel settore della nutrizione, è cruciale per lo sviluppo di soluzioni alimentari innovative volte al miglioramento della salute dei consumatori.

BIBLIOGRAFIA

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  • Miranda et al., Egg and Egg-Derived Foods: Effects on Human Health and Use as Functional Foods, Nutrients 2015, 7, 706-729.

Invecchiamento: come cambia il colore dei capelli

“Sorridere, è ringiovanire di dieci anni. Intristirsi, è farsi venire i capelli bianchi.”
(Proverbio cinese)

L’ingrigimento dei capelli, chiamato anche “canizie” o “acromotrichia” è un processo fisiologico del normale invecchiamento. È osservato in tutti gli individui a diversi livelli indipendentemente dal genere e dalla razza. L’età media di insorgenza della canizie nei Caucasici è di 34 ± 9,6 anni e negli Africani è di 43,9 ± 10,3 anni. Da lì, la probabilità di ingrigimento aumenta dal 10-20% ogni decennio. Un ampio studio basato sulla popolazione ha riportato che il 6-23% delle persone all’età di 50 anni ha il 50% di capelli grigi.

Una patologia correlata ad un anomalo invecchiamento dei capelli è la PHG (Premature graying of hair) che consiste nell’ingrigimento prematuro dei capelli. Si verifica prima dei 20 anni nei Caucasici, prima dei 25 anni negli Asiatici e prima dei 30 anni negli Africani. La PHG è un problema medico, ma può causare preoccupazioni estetiche e una diminuzione della fiducia in sé stessi nei giovani individui e influisce sulle relazioni sociali.

LA PIGMENTAZIONE DEI CAPELLI

La pigmentazione dei capelli è una delle caratteristiche uniche negli esseri umani e va dal nero e marrone al biondo e rosso. Il colore dei capelli è dovuto al pigmento melanina prodotto dai melanociti che derivano dal differenziamento della cresta neurale durante lo sviluppo embrionale e risiedono nel bulbo pilifero. I melanociti hanno numerosi granuli detti melanosomi che contengono la melanina che può essere di due tipi: eumelanina e feomelanina. La produzione della melanina è dovuta all’azione dell’enzima tirosinasi o DOPAossidasi prodotto dai melanociti. L’enzima prima catalizza l’idrossilazione dell’amminoacido tirosina in DOPA e successivamente l’ossidazione di DOPA in melanina. La diversità del colore dei capelli deriva principalmente dalla quantità e dal rapporto tra eumelanina nero-marrone e feomelanina rosso-marrone. Capelli marroni e neri sono ricchi di eumelanina e poveri di feomelanina, quelli rossi e biondi sono ricchi di feomelanina e poveri di eumelanina.

Esistono varie differenze tra la pigmentazione della pelle e quella dei capelli. Nel bulbo pilifero ogni melanocita è associato a 5 cheratinociti a formare l’hair follicle-melanin unit.  Al contrario, ciascun melanocita della pelle è associato da 36 cheratinociti che costituiscono l’epidermal-melanin unit. A differenza della pelle, in cui la produzione di melanina è continua, la melanogenesi nei bulbi piliferi è strettamente associata alle fasi del ciclo vitale del capello. La produzione di melanina è molto attiva nella fase anagen (prima fase della crescita del pelo), mentre si riduce nella fase catagen (seconda fase del ciclo del pelo) ed è quasi assente nella telogen (ultima fase durante la quale il capello si trova ancora nel follicolo pilifero ma le attività vitali sono completamente cessate). Nei capelli giovani e sani l’unità pigmentaria è una struttura nera a forma di pera. Nei capelli grigi, l’unità pigmentaria diventa sfocata, i melanociti si riducono e assumono una forma rotondeggiante, mentre melanociti oligodendritici leggermente pigmentati diventano visibili nel bulbo pilifero prossimale. La riduzione del numero di melanociti nei follicoli piliferi avviene mediante degenerazione autofagolitosomica che porta alla perdita di pigmento. Si ritiene che questo meccanismo abbia un ruolo centrale nell’ingrigimento dei capelli.  

Durante la fase telogen inizialmente il capello diventa grigio ed è caratterizzato da scarso colore e pochi melanosomi distribuiti in modo anomalo. Successivamente diventa bianco, privo di colore e di melanosomi. I capelli grigi sono più ruvidi, più rigidi e più difficili da gestire dei capelli pigmentati e possono crescere fino a quattro volte più velocemente.  Sono più sensibili agli agenti atmosferici e più soggetti a danni da radiazioni UV. Richiedono maggiore fotoprotezione e hanno meno probabilità di trattenere il colore artificiale a causa di cambiamenti strutturali nella fibra capillare. Nell’uomo, l’ingrigimento si verifica prima nelle tempie e nelle basette, successivamente si diffonde al vertice e al resto del cuoio capelluto. I peli della barba e del corpo sono interessati in seguito, mentre quelli ascellari e pubici possono rimanere pigmentati anche in età avanzata. Nella donna, invece, l’ingrigimento inizia nell’area frontale. Il tasso di progressione è determinato da vari fattori, principalmente genetici, e varia in diverse aree del cuoio capelluto.

PRINCIPALI CAUSE DELL’INGRIGIMENTO DEI CAPELLI

L’esatta eziopatogenesi dell’invecchiamento dei capelli non è del tutto chiara. Età e genetica giocano un ruolo importante sulla comparsa dei primi capelli bianchi. Ma perchè i melanociti smettono di produrre melanina?

Il più studiato è il ruolo dei ROS (specie reattive dell’ossigeno o comunemente conosciuti come radiali liberi a maggior diffusione) sull’invecchiamento dei capelli. Durante la prima fase di crescita del pelo (anagen), la melanogenesi è molto attiva nel follicolo pilifero. Ciò comporta l’idrossilazione della tirosina e l’ossidazione del DOPA in melanina sottoponendo i melanociti a un elevato carico di stress ossidativo. Con l’avanzare dell’età l’alterazione del sistema antiossidante porta all’accumulo di ROS e allo stress ossidativo che danneggia i melanociti portando a una diminuzione della pigmentazione del capello. In uno studio del 2009 alcuni ricercatori hanno dimostrato la presenza di accumulo di perossido di idrogeno e l’assenza di enzimi antiossidanti, come la catalasi e la metionina sulfossido reduttasi, nei follicoli piliferi grigi. La catalasi scompone il perossido di idrogeno in acqua e ossigeno. Ma con l’invecchiamento l’attività di questo enzima inizia a rallentare. Di conseguenza il perossido di idrogeno inizia ad accumularsi e porta ad apoptosi dei melanociti del follicolo pilifero. Inoltre, l’accumulo di perossido di idrogeno va ad attenuare l’azione della metionina sulfossido reduttasi, importante per l’attivazione della tirosinasi (enzima chiave nella melanogenesi), e comporta una perdita graduale di pigmentazione.

Un altro enzima antiossidante è la glutatione perossidasi che si riduce con l’invecchiamento e anche questo comporta l’accumulo di ROS. Una buona idea per prevenire in qualche modo l’ingrigimento dei capelli potrebbe essere modificare il proprio stile di vita allo scopo di diminuire l’accumulo di radicali liberi man mano che si avanza con l’età. Per esempio, mangiare cibi ricchi di vitamina C e fare esercizio fisico regolarmente aumentano i livelli di glutatione nei globuli rossi.

Lo stress ossidativo può essere anche il risultato di raggi ultravioletti (UV), inquinamento, stress psico-emotivo o cause infiammatorie. Numerosi studi hanno dimostrato un aumento del carico ossidativo a causa dello stress psicologico che implica che i fattori emotivi hanno un ruolo nell’ingrigimento prematuro dei capelli, ma solo in minima parte.

Altri fattori che possono contribuire ad accelerare il processo di ingrigimento dei capelli sono:

  • Carenze vitaminiche (vitamina B6, B12, biotina, vitamina D e vitamina E)
  • Fumo (i capelli dei soggetti fumatori hanno maggiore probabilità di ingrigire prima dei 30 anni rispetto ai non fumatori)
  • Coloranti artificiali per capelli
  • Sostanze chimiche utilizzate in trattamenti per capelli
  • Alcune patologie (malattie autoimmuni, alopecia, vitiligine, e patologie correlate alla tiroide)

Quando la causa della comparsa dei capelli grigi è l’invecchiamento o i fattori genetici, nulla può impedire o invertire il processo. Tuttavia, se la causa è dovuta a stili di vita o carenze nutrizionali, si può intervenire per impedirne il peggioramento. Come accennato prima, si potrebbe aumentare l’apporto di cibi antiossidanti (mirtilli, more, cavolo verde, spinaci, succo di pompelmo, fragole, succo d’arancia), aumentare l’apporto di vitamine carenti, smettere di fumare e fare meno abuso di coloranti artificiali e trattamenti chimici per capelli. In caso di PHG è sempre meglio consultare un dermatologo che saprà dare un’accurata diagnosi ed eventualmente consigliare un trattamento farmacologico.

Molte culture considerano una testa piena di capelli bianchi un segno di saggezza. Quindi concentratevi sul mantenere il cervello attivo e il corpo forte, questo è quello che vi farà davvero sentire giovani!

REFERENZE

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Acer, E., Kaya Erdogan, H., Igrek, A., Parlak, H., Saracoglu, Z.N., Bilgin, M., Relationship between diet, atopy, family history, and premature hair graying. J Cosmet Deermatol, 2018. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30556257

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Slominski, A., Paus, R. Melanogenesis is coupled to murine anagen: Toward new concepts for the role of melanocytes and the regulation of melanogenesis in hair growth. J Invest Dermatol, 1993. 101(1): p.90S–97S. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8326158

Wood JM, Decker H, Hartmann H, Chavan B, Rokos H, Spencer JD, et al. Senile hair graying: H2O2-mediated oxidative stress affects human hair color by blunting methionine sulfoxide repair. FASEB J,  2009. 23(7): p.2065–75. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19237503

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Stress ossidativo ed esercizio fisico:il ruolo della fitoterapia nella fase di recupero.

Esiste una medicina che ci fa sentire bene, ci rende piu’ belli, fa crescere i

bambini sani ed e’ una buona scusa per passare del tempo con chi ci sta

simpatico.Tiene alla larga dalle cattive abitudini e spesso dalle cattive

compagnie, mantiene il cuore in forma e allontana molte malattie.

 LA MEDICINA DEI MIRACOLI E’ LO SPORT!

Muoversi quotidianamente produce effetti positivi non solo al fisico, ma anche alla nostra mente.

Conosciamo tutti la massima “MENS SANA IN CORPORE SANO”, che sta ad indicare il fatto che se il nostro organismo funziona bene, anche la nostra mente risulterà sana, ed in particolare che la buona funzionalità del cervello dipende anche dall’attività muscolare.

Risultati immagini per mens sana in corpore sano

 

 

Tra i vari effetti benefici L’ESERCIZIO FISICO HA anche UN EFFETTO NEUROFISIOLOGICO POSITIVO infatti: MIGLIORA L’APPRENDIMENTO, LA MEMORIA E LA RESISTENZA ALLO STRESS.

 

Questo perché, l’esercizio fisico determina un aumento dell’espressione dei geni che codificano per neurotrofine quali BDNF VEGF e IGF1, importanti per la neurogenesi (meccanismo che sta proprio alla base della formazione dei neuroni). Ad esempio l’irisina (adipochina rilasciata dal tessuto adiposo durante la contrazione muscolare, aumenta direttamente nell’ippocampo l’espressione del BDNF, e  ciò si traduce in una maggior organizzazione strutturale ,in un aumento delle reti dentritiche e delle connessioni.

Quindi :

– DEPRESSIONE

-MALATTIE DEGENERATIVE.

Esercizio Fisico dunque perché ?

Perché migliora la qualità ed allunga la vita.

Se esistesse un farmaco in grado di dare gli stessi effetti benefici
dell’ attivita’ fisica,
sarebbe il medicinale più prescritto al mondo.

Secondo le linee guida SIO e ADI sono raccomandati nell’adulto almeno 150 minuti di attività fisica aerobica d’intensità moderata,a settimana ,svolti per almeno 10 minuti consecutivi.

Perché è importante fare ESERCIZIO FISICO?

L’esercizio fisico ha un effetto ANTI-INFIAMMATORIO esteso a  tutto l’organismo.Questo perché durante la contrazione muscolare vengono prodotte MIOCHINE,che trasmettono segnali regolativi  non solo al muscolo, ma anche al cervello, al tessuto adiposo e al fegato,e che quindi mediano gli effetti benefici dell’esercizio fisico ed hanno un ruolo fondamentale nella protezione e  nel contrasto alla infiammazione cronica.

Inoltre quando l’attività fisica è regolare,induce processi di adattamento che hanno l’effetto di migliorare  sia la capacità di prestazione che la capacità respiratoria.

Nel muscolo a riposo vi è una produzione basale di ROS (specie reattive dell’ossigeno),sia a livello della fosforilazione ossidativa,sia da parte della xantina ossidasi che della Fosfolipasi A2.

Durante la contrazione muscolare invece,vi è però un aumento della loro velocità di produzione. Se l’esercizio è strutturato bene,con l’allenamento non solo si ha un aumento dell’endurance ma anche una  sorta di adattamento ai ROS,per cui i danni si riducono.Infatti le cellule sono normalmente dotate di un efficiente sistema di protezione dal Danno dei ROS.

Tuttavia quando l’esercizio è di notevole intensità e durata ,ma è acuto e sporadico,o quando molto intenso per lunghi periodi di allenamento,la produzione di ROS supera la capacità antiossidante della cellula generando cosi una condizione di stress ossidativo che limita la prestazione sia in intensità che in durata.

Il danno dei ROS è principalmente a carico delle membrane biologiche,di proteine ed enzimi, e degli Acidi nucleici DNA ed RNA.

In particolare il danno maggiore è a carico del DNA MITOCONDRIALE e questo perché esso diversamente dal DNA nucleare non è associato a proteine istoniche.

Ciò che ne consegue, è una disfunzione mitocondriale, caratterizzata da un alterato trasporto di elettroni alla catena respiratoria, e alterata sintesi di ATP. Inoltre anche il Metabolismo aerobico risulta meno efficiente, con conseguente aumento della via anaerobica,per cui a livello muscolare aumenta la fatica (proprio perché aumentano sia i livelli di Fosfato inorganico che di acidosi).

 QUALE PUO’ ESSERE DUNQUE  LA MIGLIORE LINEA DI  INTERVENTO, QUANDO C’E’ DISFUNZIONE MITOCONDRIALE?

Quella di favorire il ciclo di Krebs e il processo di respirazione cellulare,mediante l’utilizzo combinato di principi attivi quali:

SODIO CITRATO:  metabolita del ciclo di KREBS che permette al processo energetico di progredire verso la sintesi di CIS-ACONITATO.

ACIDO LIPOICO: presente in natura sia nelle carni rosse che in alcuni ortaggi: broccoli, patate, spinaci. E’ un COFATTORE DI ENZIMI DEL CICLO DI KREBS, e svolge la sua funzione difendendo dalla ossidazione molte molecole fondamentali.

POTASSIO CITRATO:  intermedio del ciclo di krebs che facilita la produzione di energia a partire dai grassi. Inoltre concorre a ridurre l’acidosi.

ACETIL CARNITINA: serve a trasportare acidi grassi dall’esterno all’interno del mitocondrio. In questo modo i grassi possono essere utilizzati dal metabolismo energetico attraverso la Beta Ossidazione e rientrare nel ciclo di Krebs. Migliora inoltre l’efficienza del Metabolismo muscolare e l’utilizzo dei grassi per scopi energetici.

TAURINA: favorisce la riduzione del senso di stanchezza e il ripristino(effetto GABAergico)nel sistema nervoso dei livelli di GABA, la cui principale funzione è di controllo delle situazioni di stress/ansia. Migliora inoltre la Memoria e riduce la Steatosi Epatica.

INOSITOLO: stimola nell’organismo la produzione di Fosfatidilserina(lecitina), che svolge una preziosa funzione di riduzione del colesterolo.

COENZIMA Q 10: interviene nella produzione di ATP.

Tutti questi principi attivi uniti al Greenselect phitosome , ed al complesso ROC conferiscono un’ efficacia antiossidante massimale, utilissima sia negli sportivi (per migliorare la capacita’ di prestazione fisica, in quanto vanno ad agire migliorando il recupero metabolico)  che in  tutti i casi di aumentato stress ossidativo (fumatori,  diabetici etc).

Green select Phytosome®: è un estratto fitosomiale di Camelia sinensis, senza caffeina, ricco in EGCG (epigallo-catechin-3-0-gallato) e polifenoli che, grazie alla particolare forma di veicolazione, garantisce una biodisponibilità più che doppia rispetto all’estratto secco.

RED ORANGE COMPLEX®  è invece un estratto standardizzato ottenuto dal succo di tre varietà di arance rosse (Moro, Tarocco e Sanguinello) presenti esclusivamente in una particolare area intorno all’Etna. ROC® aumenta la concentrazione nel plasma di biomarkers, correlata alla presenza di sostanze endogene antiossidanti (glutatione e suoi derivati), così come il livello dei gruppi tiolici -SH.

 

Ringraziamenti:

Ringrazio il mio carissimo amico,Claudio De Vivo,campione italiano paralimpico,e il suo allenatore Mimmo Picardi ,per la loro partecipazione all’immagine di copertina di questo articolo.

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La Frutta Secca: protagonista delle tavole natalizie

Eccoci giunti nel mese di festa più amato da bambini e adulti; le case presto saranno ricche di addobbi natalizi, luci colorate, alberi di Natale e presepi. Ci sarà la corsa per i regali, la scelta del regalo perfetto tra originalità o utilità per evitare gli sprechi. Le tavole si riempiranno di dolciumi e cibi tradizionali. Ogni regione d’Italia ha le proprie tradizioni in fatto di primi piatti, secondi e dolci da consumare nelle giornate di festa.

Sulle tavole dei calabresi, ad esempio, troviamo gustosi antipasti come crespelle ripiene di alici, salumi Dop come salsiccia, capicollo, pancetta e soppressata con aggiunta di pecorino crotonese e caciocavallo silano. Tra i primi si consumano le “scillatelle” con ragù di maiale o minestra con verdure di campo e fagioli; mentre, tra i secondi, non può mancare il capretto al forno con patate o salsiccia accompagnata da broccoli saltati in padella e conditi con peperoncino. Tra i dolci, oltre al tradizionale panettone, ritroviamo i fichi a crocetta (fichi secchi con ripieno alle noci), torroncini, dolci al cedro e al bergamotto. A Crotone e nelle zone limitrofe si prepara la tipica “pitta ‘mpigliata” (dolce ripieno di frutta secca e uvetta), le “susumelle” (dolci caratteristici al cioccolato aromatizzati con chiodi di garofano e cannella) e i “crustoli” (dolcini fritti immersi nel miele).

Sulle tavole degli abruzzesi, ad esempio, troveremo zuppa di castagne e ceci o lasagna con macinato. Tra i secondi si mangerà l’agnello arrosto o il bollito di manzo; per quanto riguarda i dolci tradizionali, diversi per ogni provincia, vi sono: “calcionetti fritti” (panzerottini dolci con marmellata d’uva nera, ceci, noci tritate, mandorle triturate, mosto e cacao), ostie con ripieno di mandorle, noci e miele.

Sulle tavole dei friulani non è inusuale trovare brovada e muset (zuppa di rape e cotechino) con polenta o trippa con sugo e formaggio, cappone tra i secondi e come dolce la gubana (noci, mandorle, uvetta, miele, vino e rhum, avvolto in sfoglia).

Ogni regione italiana ha proprie tradizioni e dunque piatti differenti consumati negli stessi giorni di festa. Tuttavia, esiste un punto in comune, in quasi tutte le regioni spicca il largo consumo della frutta secca a fine pasto o utilizzata come ingrediente base per dolci natalizi.

I benefici apportati dalla frutta secca sono ormai riconosciuti dal mondo scientifico e se ne consiglia un uso giornaliero moderato. La frutta secca vanta un elevato contenuto di grassi insaturi, in particolare acidi grassi essenziali omega 3 e omega 6; Inoltre, aumenta il senso di sazietà, apporta numerosi benefici all’organismo ed è ricca di proteine, fibre e vitamine.

Le Noci

Le noci sono molto caloriche, apportano circa 650 kcal per 100 grammi. Dal punto di vista nutrizionale, in 100 g di noci, noteremo una quota minima di proteine e glucidi (16% e 12%) e oltre il 60% di grassi, il che spiega il loro elevato valore calorico.

I grassi contenuti nelle noci sono polinsaturi e apportano numerosi benefici alla salute. In particolare, contengono acidi grassi omega 3 e omega 6, importanti per l’azione di controllo che esercitano sui livelli di trigliceridi e colesterolo nel sangue. Le noci vantano anche una notevole quantità di minerali (come fosforo, potassio, magnesio, calcio, ferro e zolfo) e vitamine (tra le quali B1, B2, B6 ed E).

Secondo numerosi studi, le noci hanno un potentissimo ruolo antitumorale dovuto alla presenza di un polifenolo naturale, l’acido ellagico (EA), presente anche in altri frutti come bacche, melagrane ed uva. Un crescente numero di evidenze suggerisce che l’assunzione di EA è efficace nell’attenuare l’obesità e altre complicanze metaboliche, come l’insulino-resistenza, il diabete di tipo 2, la steatosi epatica non alcolica e l’arteriosclerosi. Le ricerche più recenti indicano che l’EA rallenta la crescita di cellule abnormi nel colon, previene lo sviluppo delle cellule infettate dal Papilloma Virus e promuove l’apoptosi (morte autoindotta) delle cellule cancerose della prostata. Ha anche effetti benefici sul cancro ai polmoni, alla gola, all’esofago e sui melanomi (tumori della pelle). Riduce le malformazioni fetali ed è un valido coadiuvante nella lotta contro le malattie cardiache.

Secondo un recente studio, una dieta a base di noci determinerebbe un deposito di acidi grassi polinsaturi nelle membrane delle cellule tumorali, svolgendo un effetto antinfiammatorio che andrebbe a bloccare la progressione del tumore. In particolare, lo studio è stato condotto su due gruppi di topi con carcinoma colon-rettale, uno nutrito con dieta isocalorica a base di noci e l’altro con dieta di controllo; Sono state riscontrate modificazioni che avvengono nei tessuti tumorali a livello di microRNA, piccole molecole in grado di modulare l’apoptosi, l’angiogenesi, la migrazione e la proliferazione cellulare; inoltre, l’aumento di alcuni microRNA è risultato avere effetti antinfiammatori, bloccando direttamente le ciclossigenasi-2, la diminuzione di altri microRNA, invece, permetteva di agire sui geni oncosoppressori rallentando la proliferazione delle cellule tumorali.

Le Mandorle

Le mandorle sono semi oleosi ricchi di acidi grassi polinsaturi, composti per il 5% da acqua, dal 49,2 % da grassi, dal 21,3 % da proteine, dal 12,2 % da fibre alimentari, dallo 0,7 % da amido, e dal 3 % da ceneri.

Hanno un buon contenuto di sali minerali ritroviamo, infatti, calcio, magnesio, ferro, potassio, rame, fosforo, zinco, selenio e manganese; ma sono anche ricche di vitamine come la vitamina A, la E e vitamine del gruppo B tra cui B1, B2, B3, B5, B6 e B9 (acido folico). L’organismo ha un estremo bisogno di acido folico in tutte le fasi della vita in particolare durante lo sviluppo embrionale, per questa ragione durante la gravidanza non deve mancare per garantire un’adeguata crescita del feto, riducendo così il rischio di malformazioni a carico del sistema nervoso centrale, del cranio e del cuore del nascituro. Le mandorle contengono anche beta-carotene, luteina e zeaxantina. Tra gli aminoacidi, si trovano l’acido aspartico e il glutammico, l’alanina, l’arginina, la glicina, la fenilalanina, l’istidina, l’isoleucina, la leucina, la lisina, la prolina, la metionina, la serina, la tirosina, il triptofano, la valina e la treonina. E’ presente anche una piccola quantità di laetrile, considerata una sostanza con proprietà antitumorali.

Le mandorle sono una straordinaria fonte di antiossidanti che aiutano a proteggere dallo stress ossidativo, evento dannoso responsabile dell’invecchiamento cellulare e dello sviluppo di tumori. I potenti antiossidanti sono concentrati soprattutto nella buccia e per questa ragione non sono da preferire le mandorle bianche sbucciate.

Anche se le mandorle hanno un elevato contenuto di lipidi, trattandosi prevalentemente di acidi grassi polinsaturi, il loro consumo è associato ad un ridotto rischio di malattie cardiovascolari.

Le mandorle sono ricche di magnesio, responsabile della riduzione dei livelli di zucchero nel sangue, migliorano, quindi, la funzionalità dell’insulina nei diabetici e la pressione sanguigna proteggendo dall’infarto del miocardio, dall’ictus e da problemi renali.

Secondo un recente studio, bevande a base di mandorle e olio d’oliva, arricchite con α-tocoferolo e acido docosaesaenoico (DHA), potrebbero essere utili nel modulare lo stress ossidativo e migliorare le prestazioni fisiche negli sportivi, pare, infatti, che la supplementazione migliori l’espressione genica degli enzimi antiossidanti nelle cellule del sangue dopo l’esercizio fisico nei giovani atleti.

Altra frutta secca

Le mandorle e le noci rappresentano la frutta secca più utilizzata durante le festività natalizie, ma la lista è sicuramente più ampia.

Durante il periodo natalizio si consumano anche i Pistacchi, altamente calorici ma che ostentano numerose proprietà; hanno una quantità di grassi ed un contenuto energetico inferiore rispetto alle noci e più alti livelli di vitamina K, γ-tocoferolo, potassio, fitosteroli, carotenoidi xantofilla, alcuni minerali (Cu, Fe e Mg), vitamine A, B6 e tiamina; hanno un alto potenziale antiossidante e anti-infiammatorio. La vitamina A, di cui sono ricchi, rallenta l’azione dei radicali liberi. Un recente studio, condotto su pazienti adulti malati di diabete di tipo 2, ha dimostrato che un consumo regolare e giornaliero di pistacchi può migliorare alcuni fattori di rischio cardiometabolico.

Le Nocciole apportano un buon quantitativo di vitamina E, oltre a grassi monoinsaturi e fitosteroli che aiutano a prevenire le patologie cardiovascolari. Tuttavia l’elevata quantità di lipidi le rende particolarmente caloriche.

Le Noci Amazzoniche conosciute anche come “Noci del Brasile”, sono ricchissime di proteine, hanno un alto contenuto di vitamina E e di acidi grassi polinsaturi. Apportano quantità elevate di selenio, infatti, due sole noci del Brasile al giorno bastano per assumerne la quantità giornaliera raccomandata. Hanno anche spiccate proprietà antiossidanti, caratteristica comune a tutta la frutta secca.

Le Noci Macadamia contengono acidi grassi monoinsaturi, carboidrati, fibre, minerali, proteine, vitamine (A, B1 e B2) e fibre che facilitano l’attività intestinale. Oltre a essere fra le noci più caloriche in assoluto, hanno una piccola quantità di grassi saturi, quindi è bene evitare un consumo eccessivo.

Le Noci Pecan, simili nell’aspetto alle noci, sono molto caloriche, contengono tra il 65 ed il 70% di olio, di cui il 75% è composto da acidi grassi monoinsaturi e il rimanente da polinsaturi. Uno studio condotto dal Centro di Neurobiologia Cellulare dell’Università del Massachussets, ha monitorato animali nutriti con queste noci, scoprendo come l’assunzione regolare del frutto sia associata ad un minor danno dei motoneuroni, unità cellulari la cui degenerazione può innescare importanti patologie degenerative.

I Semi di Zucca, nonostante le loro piccole dimensioni, sono un alimento ricco di proprietà benefiche. Vantano un elevato contenuto di triptofano, un precursore della serotonina che influenza l’umore e facilita il riposo notturno, contengono magnesio che aiuta a combattere stress, astenia, insonnia, ha un ruolo centrale nell’utilizzo dell’energia da parte dell’organismo, nel metabolismo osseo e nella trasmissione degli impulsi muscolari e nervosi. I semi di zucca contengono, inoltre, proteine altamente digeribili che contribuiscono a mantenere regolari i livelli di zucchero nel sangue, possiedono fibre che regolarizzano l’attività intestinale e fitosteroli che riducono il colesterolo cattivo.

I Semi di Arachide (noccioline americane), non sono consumate solo come frutto, da questi si ricavano anche l’olio e il burro contenente acido palmitico, dannoso per la salute dell’apparato cardiovascolare. Le noccioline americane sono costituite principalmente da grassi, proteine, minerali, fibre e vitamine tra cui la niacina, che protegge la salute del cervello e la circolazione sanguigna. Studi condotti da ricercatori dell’Università della Florida, hanno rivelato che la presenza di antiossidanti nelle arachidi è superiore a quella di mele, carote e barbabietole e paragonabile, invece, a quella di fragole e more. Sono, inoltre, un’ottima fonte di coenzima Q10 che, oltre ad esplicare una azione antiossidante e protettiva nei confronti dei radicali liberi, è fondamentale nella produzione di energia. Il loro apporto calorico è elevato, per cui è bene non esagerare con le quantità. Nonostante gli innumerevoli benefici, le noccioline americane, possono favorire, in soggetti predisposti, l’insorgenza di importanti reazioni allergiche.

L’Uvetta, invece, è un frutto utilizzato soprattutto come ingrediente nei dolci natalizi, ma oltre ad essere un alimento molto gustoso, è una buona fonte di polifenoli e antiossidanti. Diversi studi riportano gli effetti benefici dell’uva, incluse le proprietà anti-infiammatorie, l’attività è ancora più evidente a livello gastrico per gli estratti idroalcolici, principalmente utilizzati per la preparazione di integratori alimentari. Gli studi sono stati concentrati, in particolare, sull’attività anti-infiammatoria di cinque estratti di uva passa concentrandosi su interleuchina (IL) -8 e fattore nucleare (NF) -κB, i dati raccolti suggeriscono che il consumo di uvetta potrebbe conferire un effetto benefico contro le malattie infiammatorie gastriche.

Il consumo di frutta secca deve essere limitato, perché, pur possedendo evidenti proprietà benefiche, offre anche un profilo calorico che non può essere dimenticato soprattutto durante le festività, periodo in cui i piatti diventano abbondanti e ricchi di alimenti molto calorici.

Qualche consiglio

Un consiglio utile per evitare di assumere troppe calorie in queste giornate di festa è quello di non limitare l’apporto d’acqua e di non dimenticarsi del movimento, si consigliano lunghe passeggiate dopo i pasti e, quando possibile, limitare gli spostamenti in auto. Evitare il consumo di superalcolici e di fritture; al cibo fritto preferire la cottura a vapore, alla griglia, alla piastra o al forno. Nei condimenti è preferibile l’utilizzo di olio extra-vergine di oliva a crudo, un’alternativa all’apporto di sale potrebbe essere l’uso di erbe e spezie aromatiche per esaltarne i sapori. Per limitare l’apporto di zuccheri, preferire il consumo di frutta secca, macedonia di frutti di stagione o la  preparazione di sorbetti alla frutta senza aggiunta di latte. Bisogna, inoltre, non eccedere con il consumo di salumi, evitando antipasti elaborati, formaggi grassi (soprattutto nella preparazione dei piatti). Allo zucchero, nei dolciumi, si può preferire l’impiego del miele; per i secondi, invece, prediligere il pesce alla carne e se si deve preparare un soffritto, anziché fare uso del burro, è consigliabile l’utilizzo dell’olio extravergine di oliva, oppure una buona alternativa potrebbe essere far rosolare aglio e cipolla con vino bianco, perché l’alcool evapora con la cottura. Accompagnare ogni pasto con verdure di stagione, potrebbe essere una buona opportunità per apportare un ottimo quantitativo di fibre anche nelle giornate più critiche.

Non dimenticate di gustare ogni piatto e di divertirvi in compagnia. Buone Feste!

 

 

 

 

Dott.ssa Michela Zizza

 

 

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desiderare un sonno ristoratore…

La respirazione disordinata del sonno (SDB) comprende  una vasta gamma di casi clinici dal semplice russamento, all’ostruzione delle vie aeree superiori (UARS) alla sindrome dell’apnea ostruttiva  del sonno (OSAS) . Il russamento è un rumore respiratorio causato dall’aria che passando veloce contro le parti molli delle vie aeree le fa vibrare. Il flusso di aria può ridursi di oltre il 50% (ipopnee) o arrestarsi per alcuni secondi (apnee): l’OSAS è definita come una interruzione parziale o completa del flusso respiratorio della durata di almeno 10 secondi a causa della transitoria ostruzione delle vie aeree superiori (vestibolo nasale, nasofaringe, orofaringe, ipofaringe), con persistenza dei movimenti della parete toracica. Inoltre è definita dalla presenza di almeno 5 episodi di apnea/ipopnea di natura ostruttiva per ora di sonno associati ad eccessiva sonnolenza diurna, deficit di concentrazione ed attenzione, stanchezza progressiva fino all’astenia.

Episodi di ipossemia / reossigenazione , il trauma meccanico delle vie aeree e l’obesità sono tutti fattori spesso coesistenti nei soggetti con OSAS, che possono causare l’infiammazione sistemica e locale e un eccesso di radicali liberi, alla base dello stress ossidativo.  Il processo di infiammazione e OS in OSAS è stato ampiamente studiato, soprattutto a livello sistemico, e la relazione di OSAS con malattia cardiovascolare e metabolica è stato attribuito a questo processo.

L’OSAS rappresenta un problema abbastanza diffuso più presente negli uomini rispetto alle donne, e  sicuramente peggiora indipendentemente dal sesso quando aumenta il peso quindi all’aumentare del BMI: l’incremento di un solo punto del BMI può aumentare il rischio di OSAS di 4 volte.

L’obesità, intesa come variazione morfologica, soprattutto quella viscerale, può contribuire allo sviluppo delle apnee attraverso diversi meccanismi. Nell’obesità grave il diaframma viene spinto verso l’alto. Questo implica una ridotta capacità di contrazione da parte di questo muscolo a cui si associa una riduzione dei volumi polmonari. Questi fattori potrebbero favorire anche un restringimento del faringe e quindi lo sviluppo delle apnee. Un’ipotesi alternativa è che il grasso viscerale comporti un incremento dell’attività dei muscoli respiratori, portando alla produzione di una pressione negativa con collasso delle vie aeree superiori durante la fase inspiratoria. Infine la circonferenza del collo, correlata con la distribuzione del grasso corporeo, rappresenta uno dei principali fattori di predizione della sindrome. I pazienti con OSAS presentano anche da svegli vie aeree più strette.

Infine, un aumento della quantità di grasso, associato ad un incremento della componente muscolare, è stato riscontrato anche a livello dell’ugola con infiltrazione di tessuto adiposo e conseguente maggiore rigidità del palato molle.

Durante le apnee i livelli di ossigeno nel sangue si abbassano rapidamente di contro c’è un aumento della pressione sanguigna e dell’ attività cardiaca con possibili aritmie e a livello cerebrale microrisvegli o risvegli con affanno. Oltre a disturbi cardiovascolari nei pazienti con apnee notturne un sonno alterato può determinare:

 

  • sonnolenza diurna
  • deficit della memoria
  • irritabilità
  • colpi di sonno.

Ciò è causa indiretta in questi pazienti di incidenti stradali e sul lavoro oltre a problemi cardiovascolari.

Fondamentale è la prevenzione e anche l’attenta osservazione del paziente per poter accertare di che tipo di disturbo del respiro si parla. Sono patologie sempre più diffuse e non è un caso che siano in crescita proporzionale all’aumento dell’obesità e dei soggetti con sindrome metabolica.

Il nostro corpo è una macchina perfetta e se qualche ingranaggio manca di olio si può incorrere in spiacevoli “incidenti” o danni più o meno irreversibili.

Avere cura di se stessi dovrebbe diventare un imperativo categorico!

 

Le indicazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto con il medico. E’ pertanto opportuno consultare il proprio medico curante e/o lo specialista.

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