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Kefir un alleato per la salute umana

Il kefir è una bevanda fermentata,  derivante dalla fermentazione del  latte e dei grani di kefir, trova la sua origine storica  sulle montagne caucasiche e il suo nome origina dalla lingua slava Keif, che significa “benessere in coloro che lo consumano”; è   un alimento sicuro, poco costoso, facilmente riproducibile in casa. La comunità scientifica negli ultimi tempi si sta  interessando vivamente  ai  suoi  effetti probiotici positivi   sulla salute umana, studiando la sua composizione nutrizionale, ancora oggi poco nota, che è influenzata  ampiamente:

  • dalla tipologia di  latte utilizzato: intero, parzialmente scremato, o scremato, pastorizzato, di origine animale (capra, mucca, bufala, pecora, etc), o in alternativa bevande vegetali (riso, soia); quello maggiormente diffuso è quello derivante dal latte di mucca. Inoltre esiste una versione  che si può ottenere utilizzando l’acqua e i grani di acqua (tibicos)  (kefir d’acqua).
  • dall’origine dei grani di kefir , facilmente reperibili in commercio contenenti  un polisaccaride il kefiran che rappresenta il substrato per il suo microbiota , formato da numerosi batteri produttori di acido acetico, lattico  e lieviti  in associazione simbiotica tra loro, la cui identificazione è correlata con la qualità probiotica del kefir stesso.
  • Dal tempo (10-40 h)  e temperatura di fermentazione (8-25°C) , processo che avviene in un contenitore chiuso, seguita dalla filtrazione  e il prodotto finale può  essere consumato immediatamente, oppure conservato  per un successivo utilizzo .

 Il componente principale del kefir  è rappresentato dall’acqua (80 %),seguito dai  carboidrati (6%), ceneri (0.7%),grassi (3.5%), come (monogliceridi, digliceridi, trigliceridi, e NEFA, la cui presenza contribuisce a migliorarne la digeribilità), proteine (3%), con un profilo amminoacidico rappresentato da lisina, isoleucina , fenilalanina valina, treonina, metionina e triptofano; rappresenta  anche  una buona fonte  di vitamine  (B1, B2, B5, C, K, A, D, E, carotenoidi) e di sali minerali  (principalmente  calcio, magnesio,  fosforo,  e tracce di  ferro, manganese , cobalto e rame). Inoltre la fermentazione opera una serie di cambiamenti  come:un ‘ aumentato  contenuto in  acido folico, B6, B1, B2, B12  e biotina;la trasformazione del lattosio  da parte delle beta galattosidasi presente nei grani di kefir ,  in galattosio e glucosio, che i batteri trasformano in  acido lattico, rendendolo adatto agli individui intolleranti al lattosio, con una diminuzione della flatulenza rispetto al latte. Nella composizione del kefir sono presenti anche l’acido succinico, propionico, butirrico, acido formico,  responsabili del pH acido (4.2-4.6). La produzione di  ammine bioattive come cadaverina , putrescina, tiramina e istamina,  Il cui valore nel prodotto finito è al di sotto del limite di concentrazione raccomandato. Le ammine insieme agli acidi sono responsabili del  sapore ed  aroma del kefir. La caseina, viene resa maggiormente digeribile , poiché viene utilizzata dai  batteri benefici, producendo dei peptidi bioattivi, in corso di identificazione. Gli effetti positivi  sulla salute umana legata  all’assunzione di questo alimento  sono :

  • Immunonomodulatorio: i peptidi bioattivi modulano positivamente la composizione del microbiota intestinale umano e di conseguenza il sistema immunitario,  attivando  i macrofagi, aumentando la fagocitosi,  sopprimendo   la risposta immunitaria Th2  , stimolando la  produzione di ossido nitrico (NO) e citochine, la secrezione di IgA  e IgG  da parte dei linfociti B della  mucosa intestinale,riducendo la permeabilità intestinale  nei confronti degli antigeni,  migliorando la resistenza nei confronti delle infezioni,sia a livello intestinale, che vaginale,  e nella prevenzione delle  allergie.
  • antimicrobico: dipendente dai peptidi bioattivi ( batteriocine), ma anche dagli  acidi organici, (lattico ed acetico), dal perossido di idrogeno, il kefir ha,con effetto battericida  sui Gram positivi,e batteriostatico sui Gram-negativi,  ed antifungino.
  • antitumorale: studi epidemiologici hanno dimostrato, che la sua assunzione è capace di diminuire il rischio di cancro al seno, al colon, alla cute e  al polmone, sopprimendo la fase di iniziazione  tumorale,ostacolando la conversione delle sostanze da pre-cancerogene a cancerogene; inoltre, il suo uso  ha anche la capacità di ridurre i danni gastrointestinali nella radioterapia, risultando un ‘alternativa valida per aiutare i pazienti sottoposti ad essa.
  • Antipertensivo : i petidi bioattivi agiscono inibendo  l’enzima ACE ( enzima convertitore dell’angiotensina), bloccando la produzione di angiotensina I  e conseguentemente   dell’ aldosterone, e della bradichinina  contribuendo alla riduzione della pressione sanguigna .
  • Antiossidante:  grazie al suo contenuto vitaminico il kefir è in grado di ridurre la perossidazione lipidica e i danni sul DNA cellulare, rafforzando l’attività degli enzimi antiossidanti, e  anche l’attività antitumorale;  a livello cutaneo si è riscontrato un miglioramento delle dermatiti atopiche , eczemi,della guarigione di cicatrici ed ustioni e una maggior protezione nei confronti dell’insorgenza delle  macchie solari, lentiggini, e dell’invecchiamento in seguito all’esposizione eccessiva ai raggi UV .
  • Antidiabetico :  il miglioramento della permeabilità intestinale gioca un ruolo positivo  sulla glicemia   e l’emoglobina glicata sanguigna  nel caso del diabete, ma anche nella sua prevenzione.
  • Ipocolesterolomizzante: Il consumo di kefir agisce riducendo la concentrazione plasmatica   del colesterolo totale, LDL e trigliceridi.

Il kefir può essere utilizzato per numerose ricette e abbinamenti, come per esempio in combinazione con zenzero, mela verde , mirtilli, carote  , o con i semi di lino macinati al momento, per avere un’azione detossificante .

Bibliografia  e sitografia

  1. Damiana De Rosa, Manoela M. S.Diaz, Łukasz M. Grześkowiak, Sandra A.Reis , Lisane L. Conceição and Maria Do Carmo G.Peluzio, “Milk kefir:nutritional, microbiological and health benefits”, NutritionResearch Reviews (2017), 30, 82-96;
  2. Zaheer Ahmed, Yanping Wang, Asif Ahmad, Salman tariq Khan, Mehrun Nisa, Hajra Ahmad and Asma Afreen, “Kefir and Health: a contemporary perspectice”, Clinical Reviews in Food Science and Nutrition, 53;422-434 (2013);
  3. Francesca Bono, “Kefir : come si prepara e perché fa bene?”, 05/07/2017, https://www.ilgiornaledelcibo.it ”

Dieta, Microbiota e Salute

All’interno del nostro organismo, ospitiamo un’infinità di batteri che, nel loro insieme, costituiscono la nostra flora batterica o, per dirla meglio, il nostro microbiota.

La ricerca scientifica sta indagando con sempre maggiore insistenza sul ruolo che questa comunità batterica, differente in ciascuno di noi, svolge rispetto alla nostra salute. Le ultime evidenze dimostrano che il microbiota potrebbe avere un ruolo di fondamentale importanza per le più importanti malattie, compreso il cancro. Ma l’evidenza più interessante è che il microbiota, nella sua composizione e, quindi, nelle sue influenze benefiche, è profondamente modificabile attraverso la dieta. In questo senso, una recentissima pubblicazione italiana di livello internazionale, indica nella Dieta Mediterranea un ottimo modello alimentare per le sue influenze positive sulla composizione della flora batterica.

Ma come agisce il microbiota sulla nostra salute generale? Il fattore chiave sembra risiedere nelle risposte infiammatorie immuno-mediate.

In sostanza, dobbiamo pensare ad una condizione di infiammazione cronica latente alla quale è sottoposto il nostro intestino. Ne siamo tutti vittime, chi più, chi meno. Ad influenzare il livello di questa infiammazione, spesso silente, ma subdola, è l’alimentazione. In particolare, sono considerati fattori positivi per ridurre l’infiammazione intestinale bassi livelli di colesterolo e alti livelli di antiossidanti contenuti in frutta e verdura e negli acidi grassi mono insaturi presenti nei pesci, noci e olio d’oliva. Tra i componenti della Dieta Mediterranea, l’olio d’oliva è stato oggetto di diversi studi epidemiologici che suggeriscono il suo ruolo protettivo nel cancro. I principali effetti protettivi del consumo di olio d’oliva sono attribuibili alla presenza di acidi grassi monoinsaturi e di composti fenolici, tra cui fenoli semplici, flavonoidi e lignani. Ma giocano un ruolo importante anche carboidrati e le fibre provenienti dal mondo vegetale, oltre agli omega 3 presenti nel pesce, in particolare modo in quello grasso, come il merluzzo.

La nostra Dieta Mediterranea, in definitiva, è una grande arma di prevenzione che abbiamo nel nostro bagaglio culturale. Seguendo le regole della piramide alimentare, possiamo mettere in atto, ogni giorno, un gesto di sostegno al nostro microbiota e, di conseguenza, alla nostra salute. I ricercatori ricordano che alcuni nutrienti esercitano benefici fisiologici di grande rilevanza. Tra questi, vengono citati gli acidi grassi omega 3, i bioattivi liposolubili con proprietà nutraceutiche (tocoferoli e fitosteroli) diverse vitamine (B1, B2, B6, niacina, tiamina e α-tocoferolo, la forma più attiva di vitamina E), minerali essenziali (selenio, potassio, magnesio, fosforo, manganese, ferro, zinco e rame e un basso livello di sodio), aminoacidi essenziali, antiossidanti fenolici (acido caffeico), fibra alimentare (solubile), flavonoidi (come catechina, epicatechina, quercetina, procianidine, acidi fenolici (come acidi gallici e protocatechuici). La dieta e, nel caso in cui si riscontrassero carenze l’integrazione alimentare, risultano quindi sempre più importanti per la nostra salute e, con sempre maggiore precisione, se ne comprendono i meccanismi benefici.

The influence of diet on anti-cancer immune responsiveness Laura Soldati et al. Journal of Translational Medicine 2018 – 16: 75

Cereali a colazione: perché sono una scelta salutare

La prima colazione rappresenta il primo pasto della giornata, il carburante necessario per mettere in moto quella che è la macchina incredibile del corpo umano. Dunque non è difficile intuire come mai da sempre, il mondo scientifico sia impegnato nel promuovere e sostenere il concetto che una colazione equilibrata debba essere un’abitudine regolare fin dai primi anni di vita. Diversi studi mostrano come il suo consumo abituale favorisca uno buono stato di salute nel corso degli anni, costituendo una delle armi più efficaci per combattere l’obesità e il sovrappeso.

Secondo il documento sulla Prima Colazione a cura del SINU (Società Italiana di Nutrizione Umana) e SISA (Società Italiana di Scienze dell’Alimentazione), la prima colazione deve fornire tra il 15 e il 25% del fabbisogno energetico totale e deve comprendere per lo più cereali, frutta fresca e/o secca, latte e/o derivati così da fornire il giusto apporto di energia, proteine, carboidrati, grassi, vitamine, minerali e fibre. Di fatto, il consumo di un’abbondante colazione, che apporti almeno il 20% dell’energia giornaliera, sembra associato ad un minor consumo di spuntini spesso qualitativamente e quantitativamente inadeguati, nel corso della giornata (Deedwania and Acharya 2017). Una sana colazione inoltre favorisce le prestazioni cognitive, soprattutto in bambini e adolescenti che saranno pronti ad affrontare al meglio la loro giornata scolastica. Da non trascurare è il fatto che la prima colazione rappresenta un momento di aggregazione familiare. 

Ovviamente per beneficiare di tutti i suoi aspetti salutari non è sufficiente l’atto in se ma occorre porre attenzione alla sua composizione.

Diverse evidenze scientifiche, raccolte in una review a cura di Peter G. Williams (University of Canberra, Canberra, Australia; and University of Wollongong, Wollongong, Australia), mostrano come l’utilizzo di cereali a colazione, faciliti un maggior apporto calorico complessivo di carboidrati complessi, un maggior apporto di fibra, una minore quantità di grassi e di altri nutrienti critici, rispetto a chi salta la colazione o la fa senza l’uso di cereali. Non è invece associato ad aumenti di assunzione di energia totale o di sodio. Inoltre è stato dimostrato che i cereali stimolano il consumo di frutta e latte determinando un maggior introito di carboidrati, zuccheri ed altri nutrienti essenziali che di fatto migliorano la qualità complessiva della dieta (Duboiset al, 2009, Deshmukh-Taskaret al, 2010). Sono disponibili prove sufficienti che mostrano come il consumo di avena e orzo possa aiutare a ridurre le concentrazioni di colesterolo e migliorare la funzione intestinale. Il consumo regolare di cereali integrali per la colazione è associato ad una % di massa grassa inferiore, indice di minor rischio di sovrappeso o obesità, diabete e malattia cardiovascolare. È possibile infatti che una colazione con cereali per la colazione, specialmente quelli integrali con più alto contenuto di fibra, possa contribuire ad un aumento del senso di sazietà e prevenire il consumo eccessivo di cibo nel corso della giornata. Studi di intervento hanno dimostrato che bambini ed adolescenti che consumano regolarmente cereali per la colazione, hanno minore probabilità di assumere un quantitativo di vitamine (soprattutto riboflavina e tiamina) e minerali al di sotto dei requisiti giornalieri raccomandati, specialmente per il calcio in quanto come detto sono associati ad un aumento dell’assunzione di latte.

Ma quali cereali scegliere?

La buona regola è quella di leggere attentamente gli ingredienti e di consultare le tabelle nutrizionali. Infatti i cereali in commercio per la prima colazione spesso contengono zuccheri aggiunti, soprattutto quelli per bambini, mentre quelli per adulti spesso contengono aggiunta di sodio. E’ meglio optare per i cereali integrali, ricchi di fibre e vitamine,a basso contenuto di zuccheri semplici e a basso IG (indice glicemico). Questi vengono quindi assorbiti e digeriti lentamente inibendo il fenomeno del cosiddetto “picco glicemico”, caratteristico dei classici cerali soffiati da colazione. Occhio sempre alle quantità: secondo il SIAN, una porzione standard è di 30 grammi (esempio 3 cucchiai di “muesli”).

Nel nostro Paese i dati epidemiologici evidenziano che:

  • una percentuale elevata di bambini consuma regolarmente la prima colazione, ma questa abitudine diminuisce negli adolescenti;
  • il consumo di frutta e di prodotti a base di cereali, soprattutto di cereali integrali, resta ancora inferiore rispetto al consumo di prodotti raffinati, caratterizzati da un profilo nutrizionale con eccesso di zuccheri, grassi e sale;
  • il consumo di latte e yogurt è complessivamente inferiore ai livelli desiderabili.

Dunque risulta fondamentale sostenere l’educazione all’abitudine della prima colazione, che deve essere promossa in primis dai genitori, impegnati a trasmettere ai propri bambini non solo l’importanza del consumo del pasto ma anche e soprattutto l’importanza della scelta degli alimenti giusti e salutari.

Anisakis: abbatterlo o congelarlo ?

E’ possibile combattere questo parassita anche con macchinari domestici

Consumare prodotti ittici crudi o trattati termicamente in modo inadeguato rappresenta un rischio per la salute pubblica, con la possibilità di propagazione di larve di Anisakis vivi nel corpo umano, l’agente causale dell’anisakidosi zoonotica o anisakiasi. Per questo, l’introduzione della cucina Giapponese nei nostri piatti, l’attuale moda alimentare di mangiare sempre più pesce crudo come sushi e sashimi richiedono conoscenza e consapevolezza sul prodotto che arriva a tavola.

L’anisakiasi è una zoonosi marina alimentare derivante dall’ingestione accidentale di larve L3 di nematodi parassiti del genere Anisakis simplex . 

CICLO BIOLOGICO DEL PARASSITA

Il ciclo di vita dei parassiti Anisakis è costituito da quattro stadi larvali (L1-L4) e gli organismi adulti negli ospiti finali. 

Gli stadi adulti di Anisakis vivono nello stomaco dei mammiferi marini (come balene e delfini) e dei pinnipedi (come foche e leoni marini) dove producono uova che  vengono espulse con le feci degli stessi.

Queste uova completano lo sviluppo schiudendosi nelle acque, liberando organismi allo stadio larvale L3 capaci di muoversi liberamente, che vengono ingeriti da ospiti intermedi quali krill oceanico e piccoli crostacei. A sua volta i pesci e molluschi marini (cefalopodi)  rappresentano gli ospiti paratenici, che tramite l’ingestione di crostacei planctonici e altri organismi infettati da larve L3, contribuiscono alla diffusione del parassita. Le larve L3, incorporate nei visceri, migrano post mortem nella carne del pesce, trasferendosi quindi agli ospiti finali (mammiferi marini) per ingestione di pesci marini e molluschi contaminati (nel caso di delfini, foche, leoni marini) o via oceanica krill (nel caso delle balene). Nell’host finale, si verificano due mute (da L3 ad adulto) prima della maturità sessuale per produrre uova, e così inizia nuovamente il ciclo dell’Anisakis.

Tutti i tipi di pesce infetto da L3, possono causare anisakiasi quando ingeriti dall’uomo. Gli esseri umani sono un ospite accidentale in cui le larve non riescono a completare il ciclo di vita come avviene nei mammiferi marini. Occasionalmente, gli anisakidi si trasformano in L4 negli umani, ma non progrediscono fino alla fase adulta .

DANNI DEL PARASSITA

Negli esseri umani, le larve penetrano nella mucosa dello stomaco, dell’intestino tenue o del colon, causando la formazione di granuloma eosinofilo con gravi sintomi di malattia, non ci sono terapie bonificanti ma si risolve attraverso l’asportazione chirurgica o endoscopica di questi granulomi.

Un’altra forma clinica è scatenata dal consumo ripetuto di frutti di mare, inducendo ipersensibilità nel consumatore successivamente all’ingestione di larve di anisakis vive o in alcuni casi di tracce molecolari delle stesse, infatti la capacità allergenica anche dopo la denaturazione proteica permane, generando una serie di sintomi allergici: orticaria acuta e angioedema, broncospasmo, arresto respiratorio fatale e anafilassi.

PREVENZIONE

Per ridurre il rischio di contaminazione bisogna implementare il programma HACCP (critical control point).

La Comunità Europea (CE) e la Food and Drug Administration degli Stati Uniti hanno stabilito misure di gestione dei rischi da adottare per mitigare e prevenire l’anisakidosi.

I trattamenti termici ad oggi risultano tra i metodi più adatti per devitalizzare le larve patogene, al contrario della salagione o l’acidificazione della carne tramite marinature. Per questo motivo la normativa vigente in merito al controllo dei parassiti ittici, regolamento (CE) n. 853/2004, prevede “il congelamento a una temperatura non superiore a -20 c in ogni parte della massa del prodotto per almeno 24 ore”

Così come è raccomandato dall’Efsa analoghe combinazioni che portano al medesimo risultato sono il congelamento a –15°C per non meno di 96 ore oppure a –35°C per 15 ore e il riscaldamento a una temperatura superiore a 60°C per almeno 1 minuto.

Studi sulle larve di Anisakis mostrano la possibilità delle stesse di sopravvivere a temperature fino a – 10 grazie alla produzione di trialosio, un disaccaride con proprietà crioprotettive. Per questo motivo non sempre abbattimenti repentini della temperatura per brevi periodi di tempo portano ai risultati attesi.

Il processo di congelamento prevede tempistiche relativamente lunghe per arrivare a basse temperature ma attraverso stress meccanici che si creano durante il processo si riesce ugualmente a sconfiggere il patogeno.

Nel congelamento si ha la formazione di un esiguo numero di punti di nucleazione dell’acqua libera che successivamente portano al conseguente accrescimento di cristalli di grandi dimensioni. Proprio questi cristalli sono i responsabili dello stress meccanico che lacera le pareti cellulari delle larve patogene distruggendole materialmente, purtroppo allo stesso modo vengono sottoposte a stress anche le pareti cellulari dell’alimento che come conseguenza perde parte delle qualità organolettiche.  Al contrario la surgelazione salvaguarda l’integrità organolettica del prodotto, in quanto il repentino abbassamento della temperatura genera innumerevoli punti di nucleazione. Questo permette la formazione di microcristalli che per le ridotte dimensioni non generano stress meccanici. Non distruggono le pareti cellulari delle larve di Anisakis puntando quindi solo sul potere devitalizzante delle basse temperature.

Bibliografia

Wharton & Aalders, Magdalena Podolska, Bogusław Pawlikowski, Katarzyna Nadolna-Ałtyn, Joanna Pawlak, Katarzyna Komar-Szymczak, Audicana e kennedy, Beata Szostakowska, Efsa Journal.

Il magico suono delle piante

Qualsiasi essere vivente, dalle piante agli animali, all’uomo, se tenuto in cattività, maltrattato e malnutrito o nutrito male, si “trasforma” e modifica la sua epigenetica, accendendo dei geni e spegnendone degli altri. Gli elefanti, ad esempio, non sono fatti per essere cavalcati, purtroppo il guadagno fa dimenticare il bene. Di esempi ne potrei fare per qualsiasi essere vivente, dalle piante a piccoli organismi modello e non solo. La Natura è magica come il nostro nanomondo biochimico.

E te, lo sapevi che le piante hanno anch’esse un’anima, un “cervello”, “un’intelligenza diversa” quasi al pari di noi e di qualsiasi essere vivente “pensante e non pensante”? Ebbene sì! Questo per far capire anche a chi ha un “orientamento alimentare” diverso da quello che realmente necessitiamo per perseverare un buon stato di salute, ovvero quello onnivoro, che se lo fanno per “etica”, dovrebbero farlo anche per le piante, “anima fragile”.

Lo sapevi che anch’esse cantano, comunicano, muoiono se allontanate dai preziosi vicini – compagni di una vita – e soffrono se maltrattate. Inoltre vanno in ecstasy e ti donano preziosi fiori e frutti che nutrono le nostre cellule, la nostra vista dando colore ed armonia nel quotidiano, se trattate con amore e semplici ingredienti. Quelli che, in connubio con i suoi preziosi doni, nutrono la nostra mente ed il nostro corpo.

Nel video che vi propongo, durante un corso presso l’ ortobotanico di Napoli, questo illustre docente ci ha portato all’esterno della facoltà, lì dove di piante è colmo. Connettendo degli elettrodi ad un trasformatore, una sorta di “trasduttore” del segnale una sorta di “elettrocardiogramma” delle piante, ecco che si produce un suono armonico. Il magico suono delle piante! La cosa “sconvolgente” ed emozionante, fu quando, in particolare, le piante, avvertendo un pericolo, noi intorno, onde dei cellulari in procinto di fotografare e riprendere quel concerto armonico, si sono fermate. Allora ciò che il docente ci aveva appena illustrato nel corso, è stato confermato.

Altri illuminanti docenti della Scuola di Nutrizione Salernitana (SNS), ci hanno fatto capire l’importanza di nutrirci di queste preziose creature, ad esempio un centrifugato di verdure può essere considerato un concentrato, una spremuta di cellule staminali. Inoltre, esse sono in grado, anche se esposti a fattori di rischio, “l’epigenetica esterna”, inquinanti etc., loro riescono a schermare il danno e riescono ad adattarsi. Tali meccanismi sono ancora in parte sconosciuti ma questo dovrebbe farci capire, come ci hanno insegnato ai vari corsi, che ognuno di noi dovrebbe mangiare i frutti della sua terra, in quanto l’epigenetica esterna è la stessa, dunque, in modo guidato e personalizzato possiamo chelare i metalli pesanti e / o inquinanti, assorbendo solo il nettare di queste creature intelligenti.

Riflettiamo anche che se noi ci perdessimo nella giungla sarebbe “veramente” difficile uscirne vivi se non guidati…dunque, ok “gli orientamenti alimentari alternativi” per gusto, per salute e / o per protocolli nutrizionali personalizzati specifici, per altro, non parliamo, però, di etica, in particolare, adesso che prendiamo coscienza che (“quasi”) tutto quello che ci circonda ha un’anima, anche e soprattutto la natura!

Inoltre, se poi accompagnassimo sempre la nostra vita con musica, quella che più ci ispira in quel momento, la nostra vita ed il mondo che ci circonda diventa un’opera d’arte! La classica, in particolare, ha un effetto positivo sulla crescita, sul gusto e probabilmente sulle proprietà nutritive dei loro magici frutti e dunque sulla nostra vista, mente, corpo e spirito. Nello scrivere questo articolo, invece, sono stata “ispirata” dalle poesie musicali dell’artista Vasco Rossi.

Vediamo, come sempre, che  siamo sempre e solo noi i direttori d’orchestra della nostra vita ed in simbiosi con la natura ed il cosmo, in tutte le sue forme. Probabilmente le piante comunicano tramite il fenomeno dell’ entanglement?

Alla luce di queste evidenze, ricordiamo dunque di amarla ed accudirla come un dono prezioso ed essenziale per poter vivere in armonia ed in salute cantando, suonando e danzando con essa, con il mondo e l’universo.

Riferimenti bibliografici:

  1. L.Mattera. Scienzintasca 2017. http://www.scienzintasca.it/?s=epigenetica
  2.  L. Mattera. Scienzintasca 2018. http://www.scienzintasca.it/hydra-vulgaris-un-meraviglioso-organismo-modello-e-non-solo/
  3. L. Mattera. Scienzintasca 2018. http://www.scienzintasca.it/ballerina-si-il-direttore-dorchestra-della-tua-vita-essere-magri-non-vuol-dire-non-mangiare-no-al-tunnel-nero/
  4. Fernando Piterà Di Clima. Marzo 2018. Gemmoterapia. Fondamenti scientifici della moderna meristemoterapia
  5. L.Mattera. 2019.http://www.scienzintasca.it/tag/entanglement/

 

 

Omega 3: proprietà e benefici

Il termine omega 3 si riferisce ad alcuni acidi grassi che presentano 3 o più doppi legami nella catena carboniosa. Come altri acidi grassi entrano a far parte delle membrane cellulari e grazie alle loro proprietà chimico-fisiche, ne determinano la fluidità indispensabile allo svolgimento di tutti i processi che hanno luogo nella cellula. La presenza degli omega 3 nelle cellule di organi e tessuti, quindi, ne migliora la funzionalità e regola il metabolismo generale del nostro corpo. L’ampia presenza negli alimenti di questo acido grasso, indispensabile per la vita delle nostre cellule, rappresenta un aspetto rilevante per la salute, dal momento che non viene sintetizzato da organi e tessuti e pertanto deve essere necessariamente assunto con la dieta. È infatti un acido grasso essenziale.

L’associazione tra l’assunzione di acidi grassi omega 3 con la dieta e la prevenzione cardiovascolare è oggetto di molti studi da quando, alla metà del secolo scorso, un ricercatore danese notò la bassissima frequenza di morti per infarto del miocardio tra gli abitanti del distretto di Umanack in Groenlandia. Confrontando la dieta eschimese con quella dei Danesi, popolazione con un’alta incidenza di infarto, egli trovò che essa si differenziava soprattutto per il contenuto di grassi, simili per quantità ma diversi per tipologia. Infatti la dieta danese, basata principalmente sui grassi animali sia visibili, usati cioè per condire e cucinare, che invisibili, contenuti soprattutto nelle carni, era ricca di grassi saturi. Diversamente gli Eschimesi si cibavano quasi esclusivamente di pesce, col quale assumevano grandi quantità di grassi polinsaturi della serie ω-3. La relazione tra dieta ricca di pesce e protezione cardiovascolare è stata in seguito confermata da studi epidemiologici condotti in diversi paesi, che hanno collocato gli ω-3 tra i composti naturali più interessanti per le possibili applicazioni terapeutiche. Infatti sia direttamente che attraverso i loro prodotti metabolici, questi composti possono agire come antiaritmici, ipotrigliceridemizzanti, antitrombotici e antinfiammatori. Effetti benefici sono stati poi descritti per particolari stati patologici: migliorano lo stato di pazienti affetti da asma, artrite reumatoide, psoriasi, morbo di Crohn; riducono i sintomi di alcune malattie del sistema nervoso, come la depressione e la schizofrenia; contribuiscono a prevenire malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.

Oltre all’introito di acidi omega 3, anche il rapporto ω-3 / ω-6 della dieta sembra avere un ruolo importante. Tale rapporto ha infatti un’influenza sui lipidi plasmatici e sulle funzioni cardiache ed endoteliali. Il rapporto ω-3 / ω-6 raccomandato è di 1:6. Oggi, questo equilibrio nell’attuale dieta occidentale è stato fortemente spostato a favore degli acidi grassi ω-6, a causa di un consumo molto basso di prodotti ittici e un grande uso di oli vegetali (la principale fonte di acidi grassi ω-6). Tale sbilanciamento è stato considerato come una delle principali cause dell’aumento drammatico dei disturbi cardiovascolari. È per questo che risulta essenziale un buon consumo di alimenti ricchi in omega 3 nella dieta, primo tra tutti il pesce che risulta ricco di DHA (acido docosaesaenoico) e EPA (acido eicosapentaenoico). È importante però sapere che, oltre ai prodotti marini, fonti alternative di acidi grassi ω-3 sono disponibili anche nel mondo vegetale, in questo caso però parliamo di acido alfa-linolenico. Tra le fonti vegetali più comuni e maggiormente alla portata del consumatore sono di particolare interesse i semi di lino e i semi di chia, non solo per quanto riguarda l’alto indice di acidi grassi ω-3, ma anche per il loro rapporto in acidi grassi ω-3 / ω-6 che risulta essere di 4:1.

Bibliografia

  • Omega 3 e salute cardiovascolare -Franca Marangoni, Andrea Poli (Nutrition Foundation of Italy)
  • Dyerberg J, Bang HO, Hjorne N. Fatty acid composition of the plasma lipids in Greenland Eskimos. Am J Clin Nutr 1975;28
  • Plasma triglyceride lowering effect by ChiaCor, a novel chia seed based nutraceutical formulation: preliminary results from a randomised clinical trial (Running title: ChiaCor as an active nutraceutical on human plasma triglycerides). Gian Carlo Tenore, PhD*, Domenico Caruso, MD, PhD, Giuseppe Buonomo, MD, Maria D’Avino, MD, Roberto Ciampaglia, MD, Ettore Novellino, PhD