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Pensavo fosse allergia … invece era FPIES

“ Dottore, sono molto spaventata! Il mio bambino ha vomitato un paio d’ore dopo aver mangiato ed ora dorme profondamente; non riesco a svegliarlo!”

Di fronte ad una telefonata del genere , il pediatra potrebbe dare un paio di tipi di risposte, riassunti come segue:

  1. “Non si preoccupi signora, può essere un virus gastrointestinale”
  2. “Che cos’ha mangiato? … Potrebbe essere una reazione allergica”

Nel primo caso, quando riceverà la seconda telefonata della mamma, preoccupatissima per il ripetersi dell’episodio, probabilmente passerà alla seconda tipologia di risposta; chi, invece, darà direttamente la seconda risposta si troverà di fronte ad indagini per allergie alimentari completamente negative. Intanto il bambino sarà stato messo a dieta per alimenti “sospetti” senza la certezza di aver risolto il problema.

Se non sia stato fatto prima, sarà allora il caso di pensare a qualcos’altro (con o senza l’aiuto auspicabile di uno specialista allergologo). Ma a cosa?

Il nome completo è quasi impronunciabile, soprattutto per chi non è molto bravo con l’inglese: Food Protein – Induced Enterocolitis Syndrome; sarà molto più semplice usare la sua sigla, FPIES.

Si tratta di una sindrome indotta dalle proteine del cibo, non Ig-E mediata: questo spiega perché i test per allergie risultino negativi. Dopo un intervallo di 1- 6 ore dall’assunzione delle proteine incriminate compare un intenso attacco di vomito, talvolta accompagnato da diarrea; segue uno stato di ipotensione e letargia, dopodiché il soggetto interessato ritorna in completo benessere.

L’unica strada per farne diagnosi è il TPO, cioè il Test di Provocazione Orale, durante il quale vengono somministrati gli alimenti sospetti per trovare quello che scatena la sindrome.

Qual è il meccanismo alla base della FPIES? Purtroppo non siamo ancora in grado di rispondere con precisione a tale domanda. Probabilmente le proteine alimentari scatenano un’infiammazione locale sulle pareti del tubo digerente causando i sintomi gastrointestinali caratteristici.

Latte e soia sono i cibi più frequentemente responsabili di FPIES; tra quelli meno comuni troviamo grano, uova, pesce e legumi. Nella maggior parte dei casi, le reazioni sono scatenate da una singola tipologia di alimento, anche se, qualche volta, gli alimenti scatenanti potrebbero essere multipli.

Sebbene ci troviamo di fronte ad una sindrome prevalentemente pediatrica, non sono rari dati riguardanti gli adulti.

Si guarisce? Generalmente si; tuttavia non mancano casi in cui la FPIES si sia convertita in allergia alimentare Ig-E mediata.

L’unica modalità di cui oggi disponiamo per il suo trattamento è l’eliminazione degli alimenti scatenanti  fino alla loro re-introduzione, da testare sotto forma di TPO in ambiente medico controllato.

BIBLIOGRAFIA

  • Khanna N et al. FPIES: Reviewing the Management of Food – Protein Induced Enterocolitis Syndrome. Case Rep Pediatr. Epub 2016 Mar 8.
  • Michelet M et al. Food protein-induced enterocolitis syndrome – a review of the literature with focus on clinical management. J Asthma Allergy. 2017; 10: 197-207.

PROTEINE (2) – MITI AD ESSE LEGATI

Dott.ssa Emanuela Simone, PhD

Quando si ci affaccia al mondo dello sport soprattutto a quello della palestra, il primo passo che si opera è solitamente l’incrementare l’introito delle proteine, non sapendo bene neanche quante doverne assumere e spesso eccedendo rispetto a fabbisogno.

Insieme all’aumentato consumo di proteine insorgono anche alcuni dubbi inerenti ad esse, prime fra tutte, faranno male ai miei reni? Un eccesso mi farà mettere su peso? Quante ne posso mangiare ad ogni pasto? La cottura “distrugge” le proteine?…

Cerchiamo di capire insieme quante di queste domande abbiano un fondo di verità

  • Un elevato quantitativo di proteine causa danni renali??

La correlazione tra l’introito calorico e lo sviluppo o la progressione di un danno renale è un tema dibattuto fin dagli anni 80 quando Brenner  (1)ipotizzò che un elevato apporto proteico potesse danneggiare il rene per l’aumentata pressione intra-glomerulare che si veniva a generare, da puntualizzare che lo studio si incentrava su animali o soggetti che già presentavano disfunzionalità del rene.

Per cercare di capire meglio dobbiamo immaginare il rene come un organo che contiene una garza con delle maglie di dimensione stabilita che funge da filtro (il glomerulo). Per essere “depurato” il sangue attraversa la garza con una certa velocità (la velocità di filtrazione glomerulare). Questa velocità cambia se le maglie della garza si slargano (danneggiamento del glomerulo).

E’ ormai accettato che in soggetti con una malattia cronica renale, la velocità di filtrazione glomerulare si riduca con un introito proteico alto, peggiorando la situazione. La National Kidney Foundation raccomanda quindi in questi soggetti patologici e non dializzati una assunzione di 0.6-0.75 gr/kg al giorno di proteine. E’ anche vero che in soggetti sani, la velocità di filtrazione glomerulare aumenta all’aumentare del consumo di proteine, questa iperfiltrazione potrebbe essere unicamente un meccanismo adattativo senza indurre un declino della funzione renale. In termini di numerila sicurezza sulla funzionalità renale è assicurata fino a 3 gr/ kg peso corporeo, o fino ad un introito proteico pari al 26% delle calorie introdotte. Anche in soggetti anziani sani, seppur vi sia una fisiologica riduzione della velocità glomerulare, un consumo tra 1 e1.5 gr/kg peso sembrano essere sicuri ed in alcuni casi necessari. (2) (3)

Studi su soggetti sportivi condotti per lunghi periodi di tempo hanno confermato lo stesso risultato, in particolare nel 2011 Lowery et all. hanno monitorato i valori di microalbuminuria come indicatore di danno renale. La presenza, infatti, di questa proteina nell’urina è indicativo di un malfunzionamento renale. L’assunzione cronica di un elevato quantitativo di proteine, si parla di 2.5 gr/kg per ben 9 anni non ha dato come risultato alcun effetto danneggiante i reni (4)

Recentemente anche Antonio et al. non hanno riscontrato alcun danno a livello renale, né epatico dopo 1 anno di monitorizzazione di 14 ragazzi allenati che hanno consumato mediamente 2.5 gr/kg peso di proteine per i primi sei mesi per poi aumentare a 3.3 gr/kg nei sei mesi successivi (5).

  • Le diete iperproteiche generano una variazione di peso?

Spesso in fase di massa quando si ci iperalimenta, si attribuisce ai soli grassi e carboidrati la causa dell’aumento del peso, pensando che un eccesso di proteine venga “disperso”.

Una interessante review del 2017 (6) pubblicata sull’International Journal of Exercise Science, ha proprio analizzato 7 sudi in cui vi fosse l’applicazione di regimi alimentari ad elevati quantitativi di proteine in relazione alla composizione corporea.

Due di essi del 1983 e del 2012, sono stati effettuati su soggetti sedentari  per (rispettivamente) 30 giorni e 8 settimane.

Il primo ha confrontato 3 tipi di dieta con surplus di 1000 kcal, una ad elevato apporto di proteine (2,4 g/kg peso) costituenti il 20% della dieta con carboidrati al 30% e grassi al 50 %; una alimentazione con medio apporto di proteine (1.7 g/kg peso, 41% di grassi e 45% carboidrati) e una con alti carboidrati (1.2 gr/kg proteine, 30%grassi, 60 %carbo). Ciò che è emerso è che sia nella alimentazione con 1.7 che con 1.2 gr/kg proteine vi fosse un aumento del peso di circa 2,7 kg dei quali 2 di massa grassa. Il gruppo alimentato con elevato quantitativo di proteine l’aumento del peso era 1,8 kg dei quali 1,1 di grassi. In tutti e 3 i casi la massa magra detta Free fat mass (FFM) è aumentata in egual misura.

Più di recente, Bray et al nel 2012 hanno confrontato l’effetto di alimentazioni tutte con il 42% di carboidrati, ma con un contenuto proteico di 0,7; 1,8 oppure 3 gr/kg peso, ed eccedenti del 40 % rispetto al fabbisogno. È emerso che il gruppo “basse proteine” avesse un aumento di peso di 3 kg rispetto a quelli con normali o alte proteine che hanno aumentato di circa 6 e 6.5 Kg il proprio peso. Però c’è da dire che seppur la massa grassa sia aumentata in egual misura in tutti i gruppi, l’aumento di peso maggiore negli ultimi 2 è dovuta all’aumento della componente FFM. Gli autori hanno anche calcolato che l’introito calorico per prevenire la perdita di FFM dovrebbe essere di 1.05 gr/kg peso.

Altri 5 studi analizzati, dei quali 3 di uno stesso autore (Antonio et al), si sono focalizzati sull’impatto di diete iperproteiche negli atleti.

Globalmente, da 2 studi, di Spillante et al e Campbell et al, è emerso che quando sono confrontante iperalimentazioni con elevato quantitativo di proteine (2,4 gr /kg) rispetto a 1-1.2 gr/kg, vi è un effetto benefico sulla massa magra ma non vi è variazione nella massa magra oppure una lieve riduzione. Questo può dipendere dal tasso di eccesso calorico o dalla distribuzione dell’eccesso calorico su tutta la giornata o solo nell’intorno dell’allenamento.

Dai 3 studi di Antonio emerge un quadro differente, ossia che il surplus calorico da circa 400 a 800 kcal con un quantitativo proteico che va da 3.3 ad addirittura 4.4 gr/kg peso (in atleti di alto livello) avrebbe non solo un impatto positivo sull’aumento della massa magra, ma addirittura una riduzione della massa grassa. C’è da dire però che il confronto è stato fatto con alimentazioni che già erano alte in proteine, da 1.8 a 2.6 gr/kg peso.

C’è da dire che in tutti i casi l’aumento della massa magra può essere dovuta non solo alla componente muscolare ma anche all’acqua, l’allenamento di per se infatti aumenta l’idratazione cellulare, ma non si sa se anche alte quote proteiche inducano una maggiore ritenzione di acqua.

Possibili spiegazioni a questo che sembra un paradosso ossia mangiare in eccesso ma addirittura perdere massa grassa, ci viene fornito da Shoenfeld nel suo blog (7) in cui ci indica che

  • L’effetto termico delle proteine, ossia le calorie spese per la digestione e l’assorbimento è molto alto, su 800 kcal di proteine, 240 saranno disperse sotto forma di calore.
  • La termogenesi dovute ad attività che non siano di esercizio fisica volontario (NEAT) aumenta fortemente quando si è in stato di iperalimentazione, andando a “disperdere” una ulteriore quota di delle calorie in eccesso.
  • L’alto apporto proteico potrebbe sopprimere la degradazione proteica.

Infine, dati da studi animali suggerirebbero che l’alto apporto proteico potrebbero ridurre la massa grassa bloccando la lipogenesi nel fegato.

  • si possono assorbire solo 30 gr di proteine al pasto ?

Un’altra notizia che gira nell’ambito delle palestre è che per ogni pasto si possono assorbire solo 30 gr di proteine, sarebbe quindi più utile fare tanti piccoli pasti proteici piuttosto che due o tre ricchi in proteine.

Queste affermazioni sembrerebbero confermate da studi in cui si è valutato il potenziale anabolico che appare massimo con l’ingestione di 20 gr di proteine senza effetti aggiuntivi se l’introito fosse di 40gr (8)

Oppure se sono assunte 30 gr di proteine rispetto a 90gr (9)

Bisogna notare però che gli studi hanno delle limitazioni, prima tra tutte l’analisi in brevi periodi di tempo ma non solo, non prendono in considerazione tutte le variabili che entrano in gioco (10) :

  • l’età, il livello di allenamento possono influire sulle capacità di assorbimento e di anabolismo.
  • Ingerire 30 gr di proteine non significa assorbire 30 gr di proteine, l’assorbimento è infatti un processo che avviene a livello intestinale, dopo la digestione dell’alimento, che inizia nello stomaco. Le prime variabili che entrano in gioco sono quindi la capacità digestiva dipendente a sua volta dall’acidità dello stomaco, dalla quantità ed efficienza degli enzimi
  • L’intestino, essendo anch’esso un organo complesso ha necessità di proteine per il proprio nutrimento, in un pasto bilanciato a livello proteico, il 90% è assorbito dall’intestino, di esso il 30-50% delle proteine è usato per il “rifornimento” delle cellule proprio dell’intestino, il resto è usato come riserva da poter assorbire e smistare agli altri organi. La quota di aminoacidi rimanenti e non assorbiti passa nel secondo tratto dell’intestino dove possono essere utilizzati dalla flora intestinale.
  • La capacità di assorbimento dipende inoltre dalla qualità delle proteine, dalla composizione e dall’essere “lente” come le caseine o “veloci” come le whey, dalla compresenza di carboidrati, grassi o fibre.

Tutto questo ci fa capire come la valutazione del quantitativo delle proteine assorbite nel singolo pasto non sia semplice, anche perché l’organismo si adatta variando le velocità di assorbimento, quello che maggiormente interessa è l’effetto che si raggiunge nel tempo.

Ne sono esempi studi condotti per 14 giorni su donne anziane e poi in un follow up anche su donne giovani, in cui veniva somministrata la quota proteica giornaliera suddivisa in più pasti oppure favorendo in un pasto la quota proteica (79% delle proteine). È emersa una migliore ritenzione della FFM in questo ultimo caso, confermando che la massa muscolare non è danneggiata se si concentrano le proteine in un solo pasto. Osservazioni confermate anche dalla pratica del digiuno intermittente (11).

  • La cottura “distrugge” le proteine?

Ebbene si, la cottura distrugge le proteine, in termini chimici si indica come denaturazione delle proteine. Attenzione questo non vuol dire che sia un effetto negativo, la cottura a temperature adeguate fa in modo che le proteine, che possono essere viste come strutture aggrovigliate, vengano rese lineari e più facilmente attaccabili dagli enzimi digestivi, è anche vero che cotture prolungate o a temperature troppo alte possono innescare reazioni che influiscono sul valore biologico della proteina, rendendo meno disponibili alcuni aminoacidi.

Se consideriamo il latte, quando oltrepassiamo i 130° non solo le proteine si saranno denaturate, ma inizieranno anche ad aggregarsi potendo ridurre le proprietà dell’alimento e riducendone la digeribilità.

Per quanto riguarda le uova, la cottura non altera la qualità del prodotto, anzi è necessaria soprattutto la cottura dell’albume per consentire l’inattivazione dell’avidina che non consente l’assorbimento della biotina. Il tipo di cottura può però influire sui tempi di digestione. Attenzione alle cotture troppo prolungate che provocano la formazione di una patina verdastra tra albume e tuorlo per la formazione del solfuro ferroso, dalla unione tra il ferro liberato dal tuorlo e lo zolfo liberato durante la denaturazione delle proteine dell’albume. Pur non essendo una sostanza pericolosa, riduce la disponibilità del ferro che sarà così meno assorbibile.

Un’ultima curiosità, le caseine del latte non vengono denaturate dal calore, ma dall’acidità, questo è il fenomeno che permette la cagliatura nella formazione del formaggio. Effetto replicabile a casa con del latte e succo di limone (12) (13).

PER CONCLUDERE

  • Un elevato apporto proteico (fino a 3 gr/kg peso) non compromette la funzionalità reale a meno che non si abbiano già altre problematiche renali o si abbia un maggior rischio per patologie quali diabete, ipertensione, patologie cardiovascolari. Soggetti in cui l’elevato apporto proteico potrebbe non solo velocizzare la progressione della disfunzionalità renale, ma anche condurre alla formazione di calcoli renali.
  • Nei soggetti sedentari, l’aumento dell’introito calorico fa aumentare la massa magra in modo simile se il range di assunzione è di 1,7-3 gr/ kg peso. Aumenta però anche la componente grassa, in questo caso il tasso di aumento può dipendere da quanta attività spontanea (NEAT) si mette in atto e dal bilancio con gli altri macronutrienti. Le proteine hanno un effetto protettivo rispetto all’aumento del grasso, se il surplus energetico è associato all’allenamento con i pesi. In questo caso potrebbe essere utile aumentare le proteine fino a 3,4 gr/kg, al di sopra non pare vi siano ulteriori effetti benefici.
  • L’assorbimento delle proteine è un argomento di interesse ma anche non facile da dipanare per le tante variabili che entrano in gioco. Il nostro organismo si adatta e tende ad utilizzare tutte le risorse che ha a disposizione. Che tu preferisca suddividere o meno la quota proteica non ha grande importanza in questo senso. L’importante è che tu raggiunga le giuste quote per te.
  • La cottura delle proteine se effettuata con temperature medie e tempi non prolungate non alterano le proprietà dell’alimento. Altre reazioni possono invece innescarsi a temperature elevate o per tempi lunghi di cottura potendo condurre ad una variazione della disponibilità dei nutrienti.

Riferimenti

1. Dietary protein intake and the progressive nature of kidney disease: the role of hemodynamically mediated glomerular injury in the pathogenesis of progressive glomerular sclerosis in aging, renal ablation, and intrinsic renal disease. al., Brenner et. s.l. : N Engl J Med., 1982, Vol. 307(11):652-9.

2. Controversies surrounding high-protein diet intake: satiating effect and kidney and bone health. Cuenca-Sánchez M, Navas-Carrillo D., Orenes-Piñero E. s.l. : Adv Nutr., 2015, Vol. 6(3):260-6.

3. A review of issues of dietary protein intake in humans. Bilsborough S., Mann N. s.l. : Int J Sport Nutr Exerc Metab., 2006, Vol. 16(2):129-52.

4. Large chronic protein intake does not affect markers of renal damage in healthy resistance trainers. al., Lowery et. s.l. : The FASEB Journal, 2011, Vol. 25:983.2.

5. A High Protein Diet Has No Harmful Effects: A One-Year Crossover Study in Resistance-Trained Males. Antonio J., Ellerbroek A., et al. s.l. : J Nutr Metab., 2016, Vol. 2016:9104792.

6. The Effects of Overfeeding on Body Composition: The Role of Macronutrient Composition – A Narrative Review. Leaf A., Antonio J. s.l. : Int J Exerc Sci., 2017, Vol. 10(8):1275-1296.

7. Schoenfeld, Brad. http://www.lookgreatnaked.com/blog/new-study-on-protein-overfeeding-a-critical-analysis/. [Online]

8. Ingested protein dose response of muscle and albumin protein synthesis after resistance exercise in young men. Moore D.R., Robinson M.J., et al. s.l. : Am J Clin Nutr., 2009, Vol. 89(1):161-8.

9. A moderate serving of high-quality protein maximally stimulates skeletal muscle protein synthesis in young and elderly subjects. Symons T.B., Sheffield-Moore M., et al. s.l. : J Am Diet Assoc. , 2009, Vol. 109(9):1582-6.

10. Absorption kinetics of amino acids, peptides, and intact proteins. Ten Have G.A., Engelen M.P., et al. s.l. : Int J Sport Nutr Exerc Metab., 2007, Vol. 17 Suppl:S23-36.

11. How much protein can the body use in a single meal for muscle-building? Implications for daily protein distribution. Schoenfeld B.J., Aragon A.A. s.l. : J Int Soc Sports Nutr., 2018, Vol. 15:10.

12.http://www.alberghieroriccione.gov.it/upload/images/materiali/didattici/chimica/Codocenze%20IeFP%20Chimica%20in%20Cucina_Lezione%202%20classe%20seconda.pdf. [Online]

13. https://www.myprotein.it/thezone/alimentazione/metodi-di-cottura-denaturazione-proteica-latte-uova/. [Online]

Proteine (1) – Come si costruiscono nel muscolo

Dott.ssa Emanuela Simone, PhD.

In ambito di palestra il macronutriente a cui si dà maggiore valore sono le proteine, perché si sa esse costituiscono i muscoli e più se ne ingurgitano, più divieni grosso, ma attenzione a non consumarne più di 30 gr al pasto, l’eccesso non verrebbe assorbito o a cuocere le miscele proteiche, perché si altera il loro valore biologico…. Sarà proprio così?? .. In questa prima parte analizziamo come le proteine vengono sintetizzate.

SINTESI PROTEICA

Partiamo col descrivere brevemente e in modo molto semplicistico la sintesi delle proteine, eh sì perché si parla sempre delle proteine introdotte dall’esterno non pensando che il nostro organismo è una piccola fabbrica di molecole comprese le proteine, che non solo sono quelle che costituiscono i muscoli, ma esse svolgono anche funzioni strutturali ( fanno parte delle membrane e delle impalcature delle cellule, la cheratina costituisce i capelli le unghie, l’elastina e il collagene fanno parte del connettivo della cute).

Hanno attività enzimatica, permettono cioè le reazioni e le conversioni anche dei vari macronutrienti; fungono da trasportatori, pensiamo alle lipoproteine che veicolano i grassi nel sangue o all’emoglobina che trasporta l’ossigeno tra i tessuti e alla mioglobina che consente di ossigenare i muscoli.  Sono ormoni proteici come l’insulina, l’adrenalina, gli ormoni tiroidei, nonché i recettori per generare le risposte agli ormoni stessi sono proteici (1)

Si capisce quindi come l’organismo debba avere un sistema efficiente di “turn over” proteico ossia di rimpiazzo delle proteine più vecchie o danneggiate con quelle di nuova formazione.

Tutto parte dal DNA il nostro codice genetico le cui sequenze “racchiuse in geni” devono essere codificate più tecnicamente trascritte e tradotte per dare origine alle proteine adeguate.

  1. Poiché il Dna è presente nel nucleo della cellula e non è possibile farlo uscire, ci vuole un messaggero che trascriva l’informazione riportata nel DNA e la porti fuori dal nucleo, nella cellula. Questo è il ruolo dell’mRNA.
  2. Nella cellula l’mRNA porta il messaggio alle vere fabbriche di proteine, i ribosomi.

In essi avviene la traduzione del messaggio “da un linguaggio” prettamente di tipo nucleare in uno di tipo proteico.

Per fare un esempio semplice, i ribosomi è come se fossero dei contenitori a 2 scomparti: in uno arriva il messaggio in una lingua straniera (mRNA), nell’altro il traduttore (chiamato tRNA) legge le frasi e le traduce in aminoacidi consentendo la giusta codifica.

L’insieme dei vari aminoacidi collegati forma la proteina completa che si ripiegherà poi su sé stessa per assumere la conformazione che consente ad essa di svolgere un certo ruolo.

Perché il tutto avvenga correttamente è necessario anche possedere il pool completo dei 20 aminoacidi, di essi 9 sono detti essenziali perché non possono essere costituiti dall’organismo ma solo assunti dall’esterno. 6 sono condizionatamente essenziali, cioè possono divenire essenziali in determinate circostanze. 5 sono invece formati dall’organismo stesso anche a partire da altri substrati. Da notare anche alcuni aminoacidi essenziali anche se non si possono formare a partire da zero, possono però essere interconvertiti come nel caso della metionina e della omocisteina. (3)

SINTESI PROTEICA MUSCOLARE (MPS)

(DOPO IL PASTO E DOPO ESERCIZIO)

Come detto prima, la sintesi proteica si adegua a seconda delle necessità rimpiazzando le proteine “vecchie” o danneggiate. Questo turnover proteico si manifesta anche fisiologicamente nel muscolo, dove il tasso di turnover in soggetti moderatamente attivi è di circa 1,2% al giorno, consentendo un equilibrio tra la scissione delle proteine muscolare(MPB) e la sintesi delle proteine muscolari (MPS).

Una interessante review del 2012 (4) spiega come questo equilibrio sia influenzato da un lato dalla disponibilità di nutrienti, dall’altro dalla attività fisica.

  • L’effetto anabolico dei nutrienti in acuto dipende dalla incorporazione degli aminoacidi provenienti dalla dieta nelle proteine muscolari, questo andrebbe a compensare “la perdita” delle proteine muscolari della fase di digiuno assicurando così che la massa muscolare resti invariata. Le componenti anaboliche principali sono gli aminoacidi essenziali (EAA).  30 minuti dopo la somministrazione di proteine, c’è un aumento di 3 volte della MPS con un picco a 1 ora e mezza, prima di tornare a livelli basali entro le 2 ore seppur vi sia ancora disponibilità di aminoacidi in circolo e una “segnalazione di tipo anabolica”. Il muscolo infatti diventa refrattario ad inglobare ulteriori proteine e questo fenomeno è stato giustificato da Millward nel 1994 con la teoria del sacco pieno in cui il muscolo ha un limite nella capacità di inglobare proteine postprandiali data dall’inelasticità del tessuto connettivo che attornia le fibre muscolari. Ancora non è chiaro per quanto tempo il muscolo resti refrattario. Se gli EAA sono i maggiori responsabili del ripristino delle proteine, l’insulina (che si innalza anche in assenza di glucidi ma in presenza di proteine) funge invece da stimolo anti-catabolico.

Sempre in ambito nutrizionale sembra le whey stimolano maggiormente l’MPS rispetto alle proteine della soia e alle caseine (5).

  • La sintesi proteica è influenzata anche dall’esercizio fisico, in particolare, l’MPS raddoppia o triplica quando sono effettuati esercizi con intensità maggiore del 60% del 1RM. Questo non vuol dire che al di sotto non venga innescata la sintesi proteica, ma bisognerebbe stimolare maggiormente il muscolo fino ad arrivare all’affaticamento. L’MPS inoltre varia poco sia che la modalità sia eccentrica o concentrica.                                                                  

Anche in questo caso inoltre vi è un limite di durata all’innesco della sintesi proteica. Subito dopo l’allenamento vi è infatti un periodo di latenza a seconda dello stress subito dal muscolo.

È stato valutato che l’MPS resta invariato fino a 3h dopo allenamenti estenuanti con contrazioni eccentriche, il periodo di latenza per allenamenti di più breve intensità è al di sotto di un’ora.

Dopo il periodo di latenza, l’MPS aumenta fortemente dopo 45-150 minuti e resta ad un elevato tasso fino a 4h in stato di digiuno. In caso di disponibilità di aminoacidi, resta elevato fino a 24h. 

  • Il maggiore effetto in acuto si ottiene associando l’allenamento alla supplementazione con EAA, la cui disponibilità aumenta sia la durata che l’effetto dell’MPS. L’allenamento fungerebbe da stimolo pre-condizionante con la capacità di aumentare il set-point muscolare ritardando l’effetto di “riempimento” muscolare.

C’è da dire che poiché l’effetto dell’MPS dura fino a 24h, gli autori suggeriscono che non sia importante il timing di assunzione degli aminoacidi, quanto più la loro presenza; devono essere sufficientemente presenti perché possano esplicare il proprio effetto di adattamento ipertrofico (4).

Quanto descritto, ci indica quindi che la sintesi proteica muscolare aumenta a seguito dell’allenamento soprattutto se in circolo vi sono aminoacidi a disposizione. Viene quindi da pensare che conseguentemente vi sia anche un aumento della massa muscolare a lungo termine, c’è da considerare però che

  • L’analisi della MPS dopo poche ore potrebbe non essere un ritratto della plasticità e della capacità ipertrofica di un soggetto, quello che può essere interessate è valutare l’impatto di diversi allenamenti sull’MPS.
  • I cambiamenti della sintesi proteica potrebbero adattarsi allo stato di allenamento, sembra che l’aumento dell’MPS è inizialmente meno pronunciato in soggetti non allenati, ma il picco insorge dopo e si mantiene più alto per maggior tempo.
  • Alcuni studi misurano L’MPS mista che include tutte le proteine cellulari, altre solo la sintesi delle proteine miofibrillari (MyoPS), che formano il 60% delle proteine muscolari. Anche le proteine miofibrillari sembrano avere un picco maggiore post allenamento in soggetti non allenati

Tutto questo potrebbe giustificare la maggiore ipertrofia nei soggetti non allenati rispetto a soggetti allenati dopo 21 settimane di allenamento (5)

PER CONCLUDERE

  • Le proteine sono costituenti fondamentali del nostro organismo
  • La sintesi proteica è un processo che avviene continuamente
  • A livello muscolare, la sintesi proteica è innescata a livello alimentare maggiormente dagli EAA (10 gr corrispondono a 20 gr di proteine)
  • A livello muscolare, la sintesi proteica è innescata maggiormente da allenamenti con alti carichi oppure si può optare per carichi bassi ma elevati volumi di allenamento.
  • La presenza in circolo di aminoacidi disponibili alla sintesi proteica dopo un allenamento prolunga fino a 24h l’MPS.
  • La sintesi proteica e il conseguente aumento della massa muscolare dipendono anche dallo stato di allenamento del soggetto.

Riferimenti

1. http://lnx.didascienze.org/lezioni/biologia/biochimica/proteine2.htm. . [Online]

2. https://www.youtube.com/watch?v=oefAI2x2CQM. [Online]

3. https://en.wikipedia.org/wiki/Essential_amino_acid#cite_note-DRI-2. [Online]

4. Muscle protein synthesis in response to nutrition and exercise. Atherton P.J., Smith K. s.l. : J Physiol, 2012, Vol. 590(5):1049-57.

5. A review of resistance training-induced changes in skeletal muscle protein synthesis and their contribution to hypertrophy. Damas F., Phillips S., et al. s.l. : Sports Med., 2015, Vol. 45(6):801-7.

PROTEINE: AMICHE O NEMICHE DELL’UOMO? SCOPRIAMOLE INSIEME…

Le Proteine

Le proteine sono macromolecole biologiche costituite da una serie ripetuta di amminoacidi. Infatti tutti gli amminoacidi presentano una struttura base costituita da un carbonio-α il quale lega un atomo di idrogeno, il carbonio del gruppo carbossilico e l’azoto del gruppo aminico. Ciò che differenzia i diversi amminoacidi è la catena laterale R. Gli amminoacidi possono unirsi tra di loro  mediante legame peptidico, l’ossigeno del gruppo carbossilico di un amminoacido lega l’azoto del gruppo amminico dell’altro amminoacido con l’eliminazione di una molecola di acqua, formando, così, le proteine.

Gli amminoacidi noti sono 20 e solo 8 sono essenziali cioè devono essere introdotti con gli alimenti poichè l’organismo non li sintetizza. Per quanto riguarda gli altri 12 il corpo riesce a produrli in maniera autonoma così da garantire la sintesi proteica.

La qualità dell’alimento proteico, infatti, dipende dal suo profilo amminoacidico. In effetti, le migliori fonti proteiche ​​contengono tutti gli amminoacidi essenziali e quindi sono alimenti con alto valore biologico mentre quelli con basso valore biologico presentano scarse quantità di tali amminoacidi. Per esempio le proteine di origine ​​animale come carne, pesce, uova o latte sono di alto valore biologico in confronto a quelle vegetali come legumi, cereali, tofu, frutta secca ecc. Però, in un piano dietetico, è fondamentale la presenza di entrambi i tipi di proteine.

Le Funzioni delle Proteine

Le proteine ​​sono  essenziali per la vita dell’uomo, infatti svolgono una svariata serie di funzioni.

La più nota è sicuramente la funzione plastica cioè partecipano alla costituzione delle diverse strutture dell’organismo come ad esempio i muscoli o organi, favorendone sia la crescita sia la riparazione dei tessuti in caso di danni. Inoltre svolgono funzione regolatrice perché sono precursori di enzimi metabolici e di ormoni che regolano e mantengono l’ omeostasi dell’organismo, in aggiunta a questo le proteine fungono da trasportatori, ad esempio  l’emoglobina trasporta ossigeno, i citocromi trasportano elettroni, le lipoproteine trasportano lipidi, l’albumina lega e trasporta numerose sostanze nel plasma, oltre ad essere importante per la regolazione della pressione oncotica.

Per di più, molte proteine fungono da recettore cioè dopo il legame con con il proprio ligando inducono una risposta biologica. In aggiunta a tutto ciò, per chi non lo sapesse, anche gli anticorpi sono proteine, infatti le immunoglobuline sono importanti per la giusta funzione del sistema immunitaria. Per non dimenticare l’importanza di Actina e Miosina che sono proteine essenziali per la contrazione muscolare. Per ultima ma non meno importante, la funzione energetica, infatti in alcuni casi, quando le riserve di glicogeno  e di grassi sono esaurite, l’organismo utilizza gli amminoacidi trasformandoli in glucosio per produrre energia.

Il Fabbisogno Proteico                  

Il fabbisogno proteico indica la quantità di proteine di cui l’uomo ha bisogno per compensarne la perdita giornaliera dei diversi tessuti, così da mantenere in equilibrio il bilancio azotato. Questo dato è ottenuto sottraendo l’azoto perso con le feci, le urine e il sudore da quello  introdotto dalle proteine con gli alimenti. Quindi conoscendo i grammi di azoto presenti nelle proteine, 100 gr di proteine contengono circa 16 gr di azoto, e conoscendo i gr delle proteine o azoto negli alimenti con dei semplici calcoli possiamo ottenere i gr di azoto o proteine presenti in quel alimento.

Quando il bilancio è positivo, cioè l’azoto introdotto è più alto di quello eliminato il nostro organismo riesce ad avviare la sintesi proteica, invece quando è negativo prevale la fase di degradazione del tessuto proteico e muscolare.

Quante proteine possiamo assumere?

Una volta capito questo concetto, possiamo dire quante proteine può assumere l’uomo. L’assunzione giornaliera di proteine che viene raccomandata per l’uomo ​​è compresa tra 0,8-2,5 g di proteine ​​per kg di peso corporeo, coprendo così il fabbisogno di circa 98% della popolazione, inoltre senza creare nessun tipo di danno alla salute dell’uomo. Per l’uomo adulto sano, il quantitativo consigliato è compreso tra 0,8-1,5 g di proteine per kg corporeo mentre per anziani ed adolescenti sani l’apporto di proteine deve essere un tantino più alto, essendoci una maggiore sintesi proteica negli adolescenti e un maggior consumo dell’apparato muscolare nell’anziano, il range ideale è infatti compreso tra 1,2-1,5 g di proteine per kg corporeo[1].

Le persone fisicamente attive, cioè quelli che svolgono allenamenti di resistenza e/o di forza, cioè tutte quelle attività che mirano ad aumentare la massa muscolare, hanno una maggior consumo di azoto e quindi, per compensare ed equilibrare il bilancio azotato e garantire la sintesi proteica necessitano di un quantitativo maggiore di proteine, compreso tra 1,6-2- g di proteine per peso corporeo.[2]

A proposito, in un recente studio è stato dimostrato che un consumo pari a 3 g per kg corporeo, associato ad un allenamento muscolare favorisce il miglioramento della composizione corporea, tuttò ciò senza provocare nessun danno per la salute dell’uomo.[3] In questi casi, però, è meglio affidarsi agli esperti del settore come nutrizionisti, dietologi e dietisti.

Ma le proteine fanno male ai reni?

I reni sono organi situati a livello della cavità addominale, sono di colore rosso scuro e a forma di fagiolo e la loro funzione è quella di filtrare il sangue, in modo tale da produrre l’urina, inoltre gestisce e regola l’equilibrio idro-salino del corpo. In aggiunta a ciò sintetizza ormoni come possono essere l’eritropoietina che partecipa alla sintesi dei globuli rossi o la renina, che regola il riassorbimento di elettroliti e liquidi così da partecipare al controllo pressorio.

Alcuni studi hanno dimostrato che un’assunzione eccessiva di proteine con la dieta, oltre i range visti, e per tempi molto lunghi, oltre 6-12 mesi, possono favorire l’aumento della velocità di filtrazione glomerulare (GFR), ma se questa viene assunta per un breve periodo, i reni dell’uomo non corrono nessun pericolo.[4]

La ricerca afferma, senz’ombra di dubbio, che diete iperproteiche ​​siano dannose solo per quelle persone affette  già da disfunzioni renali ad esempio uno stato di insufficienza renale, ma per le persone sane non è stata riscontrata nessuna alterazione e quindi nessun danno a livello renale. [1]

Però, a questa tipologia di dieta è correlata la formazione di calcoli renali. In un studio del 2009, è stato visto che l’associazione tra il consumo di proteine, soprattutto di origine ​​animali, e la formazione di calcoli renali è molto altà. Quindi, questa tipologia di dieta è sconsigliata,  per quelle persone che hanno una maggior probabilità di sviluppare i calcoli (familiarità o ereditarietà).[5]

Quali sono i benefici che apportano le proteine?

Detto e compreso ciò, adesso vediamo quali sono i benefici di questo nutriente. Si ritiene che pasti e alimenti ad alto contenuto proteico abbiano un maggiore effetto saziante rispetto agli altri pasti ricchi di carboidrati o di grassi,  questo perché c’è un ​aumento del rilascio di ormoni peptidici da parte del tratto gastrointestinale (colecistochinina o CCK; peptide YY o PYY; peptide simile al glucagone 1 o GLP-1) che comunicano lo stato di sazietà attivando circuiti anoressigeni a livello dell’ipotalamo tramite il nervo vago.

Inoltre, questo nutriente è fondamentale per contrastare il fenomeno dell’obesità, infatti molte delle diete diffuse nel mondo sono diete iperproteiche, questo perchè favoriscono il dimagrimento. Correlato al fatto di un maggiore effetto saziante, questo nutriente riduce l’introito di carboidrati e grassi e quindi delle calorie, inoltre il giusto apporto di proteine garantisce la sintesi proteica mantenendo integra la massa muscolare, tutto ciò porta ad una modificazione della composizione corporea, al miglioramento dei parametri clinici, ad esempio colesterolo, trigliceridi, glicemia ecc e soprattutto al miglioramento dello stato di salute.

In aggiunta a questo, le proteine determinano un aumento della termogenesi indotta dagli alimenti, per farla breve la digestione delle proteine determina un aumento del metabolismo e della spesa energetica maggiore rispetto agli altri nutrienti. Nello specifico, aumenta del 30% dopo una dieta proteica, solo del 10% dopo l’ingestione di carboidrati e del 5% dopo l’ingestione di grassi.[1];[6]

Per finire, nel corso degli anni le proteine sono state indicate come la causa dell’osteoporosi o di favorire un peggioramento di tale patologia. Nel 2017, uno studio ha dimostrato come un quantitativo maggiore di proteine non danneggia le ossa, ma anzi, migliora lo stato di salute delle stesse[1].

Conclusioni

Al termine di questo articolo possiamo affermare che, una dieta ricca in proteine, mantenendosi sempre nei range di riferimento, 0,8-1,5 g per kg corporeo per le persone adulte, tra 1,2-1,5 per soggetti anziani ed adolescenti, tra 1,5-2 per chi fa un’adeguata attività fisica, non causa danni a persone sane, ma bensì apporta molti benefici tra cui il dimagrimento e il miglioramento della composizione corporea. In caso di malattie renali invece, è molto importante affidarsi ad uno specialista e limitare l’assunzione di proteine. In tutti i casi, sia per migliorare lo stato di salute sia per scendere qualche chilo affidatevi agli esperti del settore che, come detto in precedenza, sono il nutrizionista, il dietista e/o il dietologo.

Bibliografia

[1]      M. Cuenca-Sánchez, D. Navas-Carrillo, and E. Orenes-Piñero, “Controversies Surrounding High-Protein Diet Intake: Satiating Effect and Kidney and Bone Health,” Adv. Nutr., vol. 6, no. 3, pp. 260–266, May 2015.
[2]      B. Campbell et al., “International Society of Sports Nutrition position stand: protein and exercise.,” J. Int. Soc. Sports Nutr., vol. 4, p. 8, Sep. 2007.


[3]      J. Antonio et al., “A high protein diet (3.4 g/kg/d) combined with a heavy resistance training program improves body composition in healthy trained men and women–a follow-up investigation.,” J. Int. Soc. Sports Nutr., vol. 12, p. 39, 2015.
[4]      A. N. Friedman, “High-protein diets: potential effects on the kidney in renal health and disease.,” Am. J. Kidney Dis., vol. 44, no. 6, pp. 950–62, Dec. 2004.


[5]      H. A. Fink et al., “Diet, Fluid, or Supplements for Secondary Prevention of Nephrolithiasis: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomized Trials,” Eur. Urol., vol. 56, no. 1, pp. 72–80, Jul. 2009.
[6]      H. J. Leidy et al., “The role of protein in weight loss and maintenance,” Am. J. Clin. Nutr., vol. 101, no. 6, p. 1320S–1329S, Jun. 2015.

Una proteina favorisce la perdita di grasso nei topi obesi

I ricercatori del reparto di oncologia del Centro Medico della Georgetown University, con grande sorpresa, studiando una proteina per conoscerne la sua presunta azione nel meccanismo patogenetico del cancro, hanno scoperto, al contrario, un suo, inaspettato, ruolo nel regolare il metabolismo.

Lo studio, pubblicato su “Scientific Reports“, suggerisce che la proteina FGFBP3 (BP3 in breve) potrebbe offrire una nuova terapia per i disturbi associati alla sindrome metabolica, come il diabete di tipo 2 e la malattia del fegato grasso; Quanto accaduto ai ricercatori del centro medico della Georgetown University è il classico esempio di “serendipity”, termine utilizzato quando importanti scoperte avvengono mentre si stava ricercando tutt’altro; infatti, inizialmente, lo studio era rivolto verso il gene BP1, la cui produzione risulta elevata in una serie di tumori. Solo successivamente si è rivolta l’attenzione su BP3, proteina naturalmente prodotta dall’organismo, il cui trattamento, nei topi obesi, per 18 giorni risulta sufficiente per  ridurre, di oltre un terzo, il grasso corporeo e i disturbi correlati all’obesità come l’iperglicemia.
La proteina in questione appartiene alla famiglia delle proteine leganti il fattore di crescita dei fibroblasti (FGF) coinvolti in una vasta gamma di processi biologici, come la regolazione della crescita cellulare, la risposta e la guarigione delle ferite e, inoltre, alcuni di questi, possono agire anche da ormoni.

BP1, 2 e 3 sono proteine “chaperone” che si attaccano alle proteine FGF e ne migliorano l’attività. I ricercatori hanno scoperto che questa proteina chaperone si lega a tre proteine FGF (19, 21 e 23), coinvolte nel controllo del metabolismo. La segnalazione FGF19 e FGF 21 regola la conservazione e l’utilizzo di carboidrati (zuccheri) e lipidi (grassi); FGF23 controlla, invece, il metabolismo del fosfato. In questo modo si è scoperto che BP3 esercita un notevole contributo nel controllo metabolico. Quando si dispone di più chaperon BP3 disponibili, l’effetto di FGF19 e FGF21 aumenta all’aumentare della loro segnalazione, il che rende BP3 un forte propulsore del metabolismo dei carboidrati e dei lipidi. Con il metabolismo accelerato, lo zucchero nel sangue e il grasso, trasformato nel fegato, vengono utilizzati per ricavare energia, per cui tendono a non essere immagazzinati.
I risultati dello studio sono notevoli, è necessaria, però, una ricerca aggiuntiva prima che la proteina BP3 possa essere utilizzata come terapia per il diabete e la sindrome metabolica nell’uomo.

Dott.ssa Michela Zizza

Bibliografia

– Elena Tassi, Khalid A. Garman, Marcel O. Schmidt, Xiaoting Ma, Khaled W. Kabbara, Aykut Uren, York Tomita, Regina Goetz, Moosa Mohammadi, Christopher S. Wilcox, Anna T. Riegel, Mattias Carlstrom, Anton Wellstein. Fibroblast Growth Factor Binding Protein 3 (FGFBP3) impacts carbohydrate and lipid metabolism. Scientific Reports, 2018; 8

– Materials provided by Georgetown University Medical Center.

IRISINA, una molecola nello spazio. Ecco che arriva come una “stella cadente” possibile cura per Osteoporosi e Sarcopenia.

L’ irisina e’ una brillante molecola capace di indurre un aumento della massa ossea e prevenire il deterioramento muscolare (sarcopenia)  associato allo sviluppo di osteoporosi.

Vorrei iniziare questo articolo citando un docente della Scuola di Nutrizione Salernitana (SNS) che durante un corso ci disse tipo: “…non esiste antidoto migliore dell’attività fisica. Se potessimo incapsulare in un farmaco i suoi potenziali, come anche quelli del digiuno, ed effetti positivi sulla nostra salute, molte patologie si curerebbero senza effetti collaterali…”
Beh perché mai ci ha trasmesso questo “sapere”? In quanto è noto che, durante l’attività fisica, vengono rilasciate “molecole positive” per la nostra saluta. Infatti, in seguito a contrazione, il muscolo rilascia una varietà di molecole attive, chiamate miochine, che permettono l’interazione fra tessuto muscolare scheletrico e altri tessuti, quali il tessuto adiposo, epatico e pancreatico. Evidenze scientifiche indicano come la carenza di tali molecole, determinata da inattività e sedentarietà, è associata allo sviluppo di una serie di patologie e di malattie metaboliche, come l’insulino resistenza, il diabete di Tipo II, l’obesità o disturbi cardiovascolari e del comportamento. A queste si aggiunge l’osteoporosi!
L’osteoporosi è la più comune malattia metabolica dello scheletro ed ha un importante impatto sociale interessando la maggior parte della popolazione. Inoltre, l’osteoporosi è quasi sempre accompagnata da sarcopenia, una patologia causata dal declino del muscolo scheletrico, sovente negli anziani con conseguenti fratture. Colpisce infatti, milioni di persone nel mondo, in particolare, di sesso femminile, le persone che fanno terapia cortisonica, i diabetici, gli obesi ed anche gli astronauti durante le missioni spaziali per l’assenza di gravità.
Ecco che “cade dal cielo come una stella cadente” ad illuminarci l’irisina, una “molecola in orbita”, rivelatasi un possibile candidato farmaco naturale mima-attività fisica, dunque, senza effetti collaterali essendo prodotta fisiologicamente dal muscolo in attività. Potrebbe, oltretutto, ridurre, enormemente la spesa pubblica che, in particolare per l’osteoporosi, è molto onerosa. Oltretutto secondo l’ OMS, nel 2050, visto che andiamo in contro ad un prolungamento della vita media, le fratture da fragilità ossea potrebbero raggiungere un costo esorbitante!
L’ irisina e’ stata individuata nel 2012 da un’equipe di ricercatori di Harvard, è una delle proteine (miochine) prodotte spontaneamente dai muscoli durante l’esercizio fisico (una delle “molecole positive”). Inizialmente è stata descritta come una molecola in grado di trasformare il grasso bianco nel più salutare grasso bruno, promuovendo il dimagrimento. Grazie ad ulteriori studi dell’Università di Bari, si è dimostrato che una concentrazione di irisina molto più bassa rispetto a quella attiva sul tessuto adiposo induce la formazione di nuovo osso e rende lo scheletro più resistente alle fratture. Dunque una delle principali funzioni di questa brillante molecola è l’ aumento di massa e la resistenza ossea.
I nostri ricercatori pugliesi, in collaborazione con la NASA, progetto selezionato dalla European Space Agency (ESA) e finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), hanno ben pensato di spedire in orbita questa molecola. Cosi, il test di funzionamento è stato eseguito nello spazio. È noto, infatti, che gli astronauti tornano dalle proprie missioni, anche da quelle di breve durata, con osteoporosi e atrofia muscolare, a causa della scarsa attività fisica e assenza di gravità. I ricercatori, confermando i risultati positivi in assenza di gravità dell’uso di questa illuminante molecola, rivelatasi una molecola esercizio-mimetica, hanno scoperto un’ottima candidata per contrastare il deterioramento dell’osso e del muscolo in assenza di gravità ma non solo.
L’irisina potrebbe, inoltre, essere d’aiuto anche per gli obesi nel dimagrimento, in quanto, esperimenti effettuati su modelli murini di obesità, l’irisina induce il trans-differenziamento di adipociti (grasso) bianchi in marroni promuovendo, dunque, la perdita di peso. Ancora gli scienziati hanno scoperto che l’irisina svolge un ruolo di co-attivatore di un fattore di trascrizione, responsabile del controllo del metabolismo energetico muscolare, della biogenesi mitocondriale, dell’assorbimento di glucosio e dell’ossidazione di diversi substrati.
Ecco che emerge l’importanza di tale molecola “salvatrice” per la cura e prevenzione della fragilità ossea e sarcopenia.
Tali risultati sono rivoluzionari! L’irisina, è veramente una brillante candidata a farmaco naturale senza effetti collaterali, per neutralizzare la perdita di massa ossea e muscolare sofferta non solo dagli astronauti, ma anche da anziani, sedentari, obesi, nonché di persone con disabilità fisica e / o immobilizzazione forzata post intervento.
I vantaggi della molecola Irisina sono, oltre a quelli di non presentare gli effetti collaterali tipici dei farmaci utilizzati oggigiorno per tali patologie, di possedere una brillante capacità di prevenire e / o curare al contempo fragilità ossea e sarcopenia, nonché di ridurre, in futuro, enormemente la spesa sanitaria pubblica.
Concludo ricordando che l’alimentazione e lo stile di vita sono sempre i rimedi naturali che dobbiamo ogni giorno curare per mantenerci in salute. Tengo a precisare inoltre, che il latte non è per niente la cura preventiva per l’osteoporosi come ci è stato sempre suggerito…anzi, oggi sappiamo che ne è un forte induttore!

Riferimenti bibliografici
[1] Maria Grano. Irisina per la cura e la prevenzione dell’osteoporosi e dell’atrofia muscolare. Dipartimento Emergenza e Trapianti d’Organo, Scuola di Medicina, Università di Bari
[2] Faienza MF et al. 2018. High irisin levels are associated with better glycemic control and bone health in children with Type 1 diabetes. https://doi.org/10.1016/j.diabres.2018.03.046
[3] Colaianni G et al. (2017). Irisin prevents and restores bone loss and muscle atrophy in hind-limb suspended mice. DOI:10.1038/s41598-017-02557-8

[4]L.Mattera. Scienzintasca 2017. Il cambiamento non ha età: le nostre cellule neuronali sono guidate da una “danza plastica” che dura tutta la vita
[5] BoneKEy Reports 4, Article number: 765 (2015) | doi:10.1038/bonekey.2015.134