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La curcuma: alleata della chemioterapia

Il cancro è ancora una grave minaccia per la salute delle persone in tutto il mondo e la chemioterapia resta uno dei principali approcci terapeutici per combatterlo. Tuttavia, la chemioterapia ha un successo limitato dai gravi effetti collaterali che vanno ad inficiare ed a causare danni a livello di tessuti normali quali: midollo osseo, apparato gastrointestinale, cuore, fegato, reni, neuroni, tessuti uditivi, ecc. Gli effetti collaterali infatti limitano l’esito clinico della chemioterapia e abbassano la qualità della vita dei pazienti inducendo molti ad interrompere il trattamento. Pertanto, vi è la necessità di esplorare efficaci strategie adiuvanti per prevenire e ridurre gli effetti collaterali indotti dalla stessa.
I prodotti naturali sono una fonte ricca utilizzata per prevenire e ridurre gli effetti collaterali nella chemioterapia antitumorale.
La curcumina è un composto attivo dalla pianta Curcuma longa L., ampiamente usata come colorante e agente aromatizzante nell’industria alimentare e nella medicina erboristica nei paesi asiatici per curare sintomi quali: vomito, mal di testa, diarrea, ecc. Studi farmacologici moderni hanno rivelato che la curcumina ha un forte potere antiossidante, attività antimicrobica, antinfiammatoria e antitumorale. Prove crescenti dimostrano che la stessa è inoltre in grado di prevenire la carcinogenesi, di sensibilizzare le cellule tumorali alla chemioterapia e di proteggere le cellule normali dai danni indotti da essa.
La tossicità gastrointestinale, uno dei sintomi più comuni nei pazienti chemioterapici, provoca diarrea che va ad atrofizzare i villi intestinali causando un’elevata permeabilità intestinale. Studi recenti hanno invece mostrato come i pazienti trattati con curcumina presentino un notevole ristabilimento della struttura dei villi senza perdita di peso, con un miglioramento dei sintomi gastrointestinali. Questi risultati dimostrano che la curcumina ha un effetto protettivo sulla disfunzione intestinale e sulla morfologia della mucosa indotta da chemioterapia.
La somministrazione di curcumina inoltre riduce notevolmente l’elevato livello di marcatori di tossicità cardiaca e protegge il miocardio ed il fegato dai danni di doxorubicina (farmaco usato nelle neoplasie maligne che però presenta tra gli effetti collaterali danni a livello dell’epitelio cardiaco). Le manifestazioni cardiotossiche ed epatotossiche sono dunque migliorate dopo il pretrattamento con curcumina.
È stato dimostrato inoltre come trattamenti con la curcumina hanno effetto benefico anche su ototossicità, nefrotossicità e mielosoppressione indotte dalla chemioterapia.
La curcumina quindi, è ampiamente utilizzata nella terapia complementare dei pazienti oncologici attraverso la combinazione con farmaci chemioterapici. Prove crescenti dimostrano che può migliorare l’efficacia terapeutica di molti agenti chemioterapici come cisplatino, 5-fluorouracile, alcaloide della vinca, vinorelbina e gemcitabina ecc. oltre a ridurne i loro effetti collaterali attraverso la loro interazione farmacologica.
Si pensa, dunque, che in futuro l’utilizzo di curcumina per migliorare gli effetti collaterali della chemioterapia sarà un trattamento fortemente utilizzato.

Bibliografia:
Preventive Effect of Curcumin Against Chemotherapy-Induced Side-Effects. (Liu Z1, Huang P2,3, Law S2,3, Tian H4, Leung W5, Xu C1,2,3), 2018

Una proteina favorisce la perdita di grasso nei topi obesi

I ricercatori del reparto di oncologia del Centro Medico della Georgetown University, con grande sorpresa, studiando una proteina per conoscerne la sua presunta azione nel meccanismo patogenetico del cancro, hanno scoperto, al contrario, un suo, inaspettato, ruolo nel regolare il metabolismo.

Lo studio, pubblicato su “Scientific Reports“, suggerisce che la proteina FGFBP3 (BP3 in breve) potrebbe offrire una nuova terapia per i disturbi associati alla sindrome metabolica, come il diabete di tipo 2 e la malattia del fegato grasso; Quanto accaduto ai ricercatori del centro medico della Georgetown University è il classico esempio di “serendipity”, termine utilizzato quando importanti scoperte avvengono mentre si stava ricercando tutt’altro; infatti, inizialmente, lo studio era rivolto verso il gene BP1, la cui produzione risulta elevata in una serie di tumori. Solo successivamente si è rivolta l’attenzione su BP3, proteina naturalmente prodotta dall’organismo, il cui trattamento, nei topi obesi, per 18 giorni risulta sufficiente per  ridurre, di oltre un terzo, il grasso corporeo e i disturbi correlati all’obesità come l’iperglicemia.
La proteina in questione appartiene alla famiglia delle proteine leganti il fattore di crescita dei fibroblasti (FGF) coinvolti in una vasta gamma di processi biologici, come la regolazione della crescita cellulare, la risposta e la guarigione delle ferite e, inoltre, alcuni di questi, possono agire anche da ormoni.

BP1, 2 e 3 sono proteine “chaperone” che si attaccano alle proteine FGF e ne migliorano l’attività. I ricercatori hanno scoperto che questa proteina chaperone si lega a tre proteine FGF (19, 21 e 23), coinvolte nel controllo del metabolismo. La segnalazione FGF19 e FGF 21 regola la conservazione e l’utilizzo di carboidrati (zuccheri) e lipidi (grassi); FGF23 controlla, invece, il metabolismo del fosfato. In questo modo si è scoperto che BP3 esercita un notevole contributo nel controllo metabolico. Quando si dispone di più chaperon BP3 disponibili, l’effetto di FGF19 e FGF21 aumenta all’aumentare della loro segnalazione, il che rende BP3 un forte propulsore del metabolismo dei carboidrati e dei lipidi. Con il metabolismo accelerato, lo zucchero nel sangue e il grasso, trasformato nel fegato, vengono utilizzati per ricavare energia, per cui tendono a non essere immagazzinati.
I risultati dello studio sono notevoli, è necessaria, però, una ricerca aggiuntiva prima che la proteina BP3 possa essere utilizzata come terapia per il diabete e la sindrome metabolica nell’uomo.

Dott.ssa Michela Zizza

Bibliografia

– Elena Tassi, Khalid A. Garman, Marcel O. Schmidt, Xiaoting Ma, Khaled W. Kabbara, Aykut Uren, York Tomita, Regina Goetz, Moosa Mohammadi, Christopher S. Wilcox, Anna T. Riegel, Mattias Carlstrom, Anton Wellstein. Fibroblast Growth Factor Binding Protein 3 (FGFBP3) impacts carbohydrate and lipid metabolism. Scientific Reports, 2018; 8

– Materials provided by Georgetown University Medical Center.

Tumore al seno: le fragole un ottimo alleato!

Uno studio condotto su topi ha evidenziato come le fragole possano essere un ottimo alleato per combattere il cancro al seno.

Una ricerca nata dall’Università Politecnica delle Marche, con la collaborazione di ricercatori Americani e Spagnoli, condotta in vivo e in vitro ha evidenziato che l’estratto di questo frutto, fonte di composti fenolici, va a sopprimere la proliferazione delle cellule cancerose insidiatesi nelle ghiandole mammarie, bloccando, in particolare, in vitro il processo di divisione cellulare e la loro migrazione verso altri distretti.

In vivo si è notato come il tumore si riducesse di peso e volume e come venie bloccata la propagazione nei tessuti sani utilizzando le fragole nella dieta.

Questo studio, pur essendo stato condotto solo su animale e non sull’uomo, evidenzia che introducendo le fragole in una dieta sana possa essere un buon alleato nella prevenzione del tumore al seno.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/lei_lui/medicina/2017/04/20/fragole-possibile-arma-in-piu-contro-il-tumore-al-seno_a96b9db6-b93a-47eb-905c-0ead7741339d.html

Malattie oncologiche: come possiamo prevenirle

Le regole per l’alimentazione della prevenzione delle malattie oncologiche spesso si confondono con quelle per la nutrizione nel paziente oncologico. L’alimentazione per la prevenzione è rivolta a soggetti sani e ha come obiettivo quello di evitare che si ammalino. Differenti sono gli obiettivi nel caso del paziente oncologico. Secondo l’OMS su 10 milioni di persone affette da malattie oncologiche, 3 o 4 milioni avrebbero potuto evitare di svilupparle attenendosi ad un’alimentazione corretta. I cambiamenti ambientali dell’ultimo secolo riguardanti sia l’alimentazione che l’attività fisica sono strettamente collegati con il rischio di patologie croniche, malattie oncologiche incluse. L’impatto del cibo sulla salute non è dovuto a un singolo alimento, ma a un pattern alimentare che, associato all’attività fisica e ad altri fattori (ad esempio genetici), può determinare la condizione nutrizionale e di salute dell’individuo.

Tra i fattori che si sono dimostrati associati ad un maggior rischio di cancro, quello più evidente è l’eccesso ponderale: le persone obese si ammalano di più di tumore. Da qui la prima raccomandazione di mantenersi normopeso tutta la vita.

Importante è quindi fare attività fisica ogni giorno e limitare il tempo che si trascorre seduti: l’esercizio fisico ha effetti positivi sia sulla prevenzione che sulla mortalità, progressione del cancro e sugli effetti collaterali delle terapie.

Seguite una dieta sana: mangiate alimenti integrali, verdura, frutta, legumi: questi alimenti sono ricchi di sostanze con attività biologica come acidi fenolici o tocoferoli (con attività antiossidante) o  grassi insaturi e fitosteroli (che possono influenzare il metabolismo lipidico), acido ellagico (in noci e melagrana), folati, sulforafano e indolo-3-carbinolo delle crucifere e varie vitamine. I prodotti integrali subiscono un processo di raffinazione ridotto al minimo, quindi contengono più vitamine, sali minerali, proteine e fibre dei prodotti raffinati. Inoltre per ogni 200g di frutta e verdura consumati, il rischio di cancro si riduce del 3%. Sono raccomandate almeno 5 porzioni al giorno tra frutta e verdura. Preferite quindi alimenti a basso carico glicemico come ad esempio l’olio extravergine di oliva e i semi oleaginosi (noci, mandorle, nocciole, zucca, sesamo, pistacchi non salati, lino).

Limitate i cibi molto calorici (ricchi di zuccheri o grassi), con elevato IG ed evitate le bevande dolci: il consumo di alimenti con alto IG è correlato all’aumento moderato del rischio di cancro al colon-retto, della mammella e dell’endometrio. I cibi ad alta densità calorica sono quelli industrialmente raffinati, precotti e preconfezionati. Le bevande gassate e zuccherate sono totalmente da evitare perché forniscono molte calorie senza indurre il senso di sazietà.

Evitate la carne lavorata (carni in scatola, salumi, wurstel), limitate la carne rossa (ovina, suina, bovina e vitello) e i cibi ricchi di sale ( come quelli in scatola): un aumento degli alimenti ultra-trasformati nella dieta è associato ad un aumento del cancro generale ed al seno. Limitate quindi il consumo di prodotti confezionati, industriali, processati: gli alimenti ultra processati sono spesso caratterizzati da una minore qualità nutrizionale, dalla presenza di additivi, di conservanti e sostanze che si formano durante la produzione, lavorazione e conservazione degli alimenti.

Il consumo elevato di sale e cibi conservati sotto sale è associato al cancro dello stomaco. Utilizzate le spezie e le erbe aromatiche per insaporire i piatti (salvia, menta, timo, cannella, zenzero, curcuma e pepe, cumino ecc..) e non superate i 5g al giorno di sale.

Limitate il consumo di alcol a 1 bicchiere a pasto per gli uomini e 1 al giorno per le donne: uno studio ha dimostrato che il 10% dei decessi tra gli uomini e il 3% tra le donne è da imputare all’abuso di alcol. C’è un maggior rischio per le forme di cancro che interessano il cavo orale, dalla gola alla laringe, ma anche per i tumori di fegato, mammella e colon-retto.

Consumate alimenti contenenti fibre: la fibra alimentare esercita vari effetti protettivi nel tratto gastrointestinale. Inoltre c’è un’associazione inversa tra assunzione di fibre alimentari e rischio di cancro al seno. Una dieta ricca di fibre è associata a un basso rischio di sviluppare il cancro del colon-retto, grazie al ruolo del butirrato prodotto dalla fermentazione di queste.

Ponete particolare attenzione agli zuccheri nascosti in moltissimi prodotti industriali come i tè, le bevande gassate, i prodotti per la colazione (yogurt alla frutta, muesli, cereali vari, barrette, latte vegetale), minestre e sughi pronti, condimenti (come l’aceto balsamico o il ketchup), panature, succhi di frutta, prodotti da forno confezionati, salumi e wurstel.

Moderato consumo di latte e latticini: per molti anni il latte è stato ingiustamente sottovalutato a causa della sua associazione con malattie cardiovascolari, dislipidemie e obesità. Studi recenti mettono invece in evidenza che gli acidi grassi come l’acido butirrico e l’acido linoleico coniugato, i fosfolipidi e gli sfingolipidi del latte, sono potenziali agenti anticancerogeni. In particolare il consumo di yogurt è stato correlato a un ridotto rischio di sviluppare le malattie oncologiche.

Scegliete un’alimentazione varia e alimenti freschi: quello che è alla base della nostra dieta Mediterranea.

BIBLIOGRAFIA

  • Fiolet T. et all, Consumption of ultra-processed foods and cancer risk: results from Nutrinet-Santè prospective color, BMJ, 2018
  • Sieri S. et all, Dietary glycemic index, glycemic load and cancer: an overview of the literature, NMCD, 2017
  • Dong et all, Dietary fiber intake and risk of breast cancer: a meta-analysis of prospective cohort studies, Am J Clin Nutr, 2011
  • Rodriguez et all, Milk fat components with potential anticancer activity, Bioscence Reports, 2017
  • Steindorf K., Exercise and physical activity during and after cancer, Dtsch Med Wochenschr, 2018
  • Abrantes A.M. et all, Revisit dietary fiber on colorectal cancer:butyrate and its role on prevention and tratment, Cancer Metastasis Rev, 2015
  • Martel F. et all, Butyrate and colorectal cancer: the role of butyrare transport, Curr Drug Metab., 2013
  • Pala V. et all, Yogurt consumption and risk of colorectal cancer in the italian european prospective investigation into cancer and nutrition cohort

 

I cereali integrali nella prevenzione del cancro al colon-retto

Il cancro al colon è tra i tumori maligni più diffusi nei paesi occidentali, spesso deriva dalla trasformazione di forme precancerose in forme cancerose molto pericolose ed aggressive. Le formazioni precancerose da cui origina questa tipologia di cancro sono comunemente chiamate “polipi”, killer silenziosi e aggressivi di cui è difficile prendere coscienza, per la mancanza di una sintomatologia evidente; Alcuni di questi, però, possono essere diagnosticati con l’esame delle feci, volto a ricercare il cosiddetto “sangue occulto”.
Negli Stati Uniti, il cancro al colon-retto è il terzo più comune, con circa 371 casi diagnosticati ogni giorno. Secondo un recente studio svolto dall’ American Institute for Cancer Research (AICR), con la collaborazione del World Cancer Research Fund (WCRF), tale patologia potrebbe essere evitata variando lo stile di vita e l’alimentazione. Pare, infatti, che il rischio sia collegato ad un consumo eccessivo di carne rosse e ad un consumo sproporzionato di carni lavorate e bevande alcoliche; Non solo, anche il sovrappeso, la forte obesità e la sedentarietà sono tra i fattori predisponenti.
Tuttavia, un introito giornaliero di cereali integrali a chicco intero (90 grammi), riduce il rischio di circa il 17% di incorrere nel cancro al colon. Questo nuovo studio si aggiunge a prove precedenti che dimostrano l’importante ruolo svolto dalla fibra, nel ridurre tale rischio.
Ma quali sono i cereali integrali a chicco intero di cui si parla?
I cereali integrali a chicco intero sono quelli offerti dalla natura così come tali, quelli che non subiscono alcun processo di raffinazione e che mantengono inalterate le loro proprietà; Crusca, germe ed endosperma, parti, totalmente o parzialmente eliminate nei processi di raffinazione, fanno ancora parte del chicco, preservando, in tal modo, le proprietà primordiali del cereale. I cereali integrali vantano numerose proprietà, sono un ottima fonte di fibre, vitamine, antiossidanti e sali minerali e, oltre a fornire un elevato senso di sazietà, sono un ottimo nutriente per la flora batterica intestinale.
Tra i cereali integrali vi sono: riso, orzo, miglio, segale, sorgo, mais, avena, farro e kamut, ai quali si aggiungono gli pseudo cereali quinoa, amaranto e grano saraceno.
Questa tipologia di cereale può essere consumata così come tale per la colazione (fiocchi d’avena o di riso), nelle minestre o nelle insalate (insalate/minestre di orzo, di riso, di farro ecc…) oppure si può scegliere il prodotto della loro macinazione, le farine, dalle quali è possibile produrre pane, focacce, pizze e torte.
Il consiglio, dunque, è quello di affacciarsi sempre al passato, alla ricerca di ciò che la natura ci regala nella sua perfezione; Quando si tratta di cancro, purtroppo, non ci sono garanzie, ma oggi grazie alla ricerca scientifica è chiaro che si possono fare delle scelte di vita, piccoli accorgimenti per ridurre i rischi.

Dott.ssa Michela Zizza

Bibliografia
American Institute for Cancer Research (AICR)
World Cancer Research Fund (WCRF)

Le indicazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto con il medico. E’ pertanto opportuno consultare il proprio medico curante e/o lo specialista.

Terapia fotodinamica per il trattamento al tumore alla prostata

Un recente studio mostra un trattamento efficiente per il cancro alla prostata utilizzando un farmaco derivante da batteri che vivono sul fondale dell’oceano, Wst11.

Si tratta di una terapia fotodinamica, che apre una nuova frontiera alla lotta contro il cancro alla prostata, che involve tre componenti chiave: una sostanza fotosensibile, radiazione, e l’ossigeno tissutale. Il trattamento consiste nell’ iniettare il farmaco fotosensibile, WST11, nel flusso ematico di un paziente. Questo composto rilascia radicali liberi che distruggono le cellule circostanti quando viene attivato ad una determinata lunghezza d’onda del laser.

La terapia radicale, comporta la rimozione chirurgica o l’irradiamento dell’intero prostata, e come ben sappiamo ha significativi effetti collaterali a lungo termine e provoca disfunzione erettile per tutta la vita e circa uno su cinque pazienti soffrono anche di incontinenza.

Lo studio pubblicato da The Lancet Oncology ha osservato che circa la metà (49 per cento) di 413 pazienti trattati con carcinoma prostatico a basso rischio è andato in remissione completa rispetto al 13,5 per cento nel gruppo di controllo che non hanno ricevuto alcun trattamento. Inoltre, le probabilità di metastasi sono stati tre volte inferiore per i pazienti in terapia fotodinamica. Altri vantaggi con WST11, sono solo problemi urinari risolvibili entro tre mesi, e senza significativi effetti collaterali.

Il trattamento fotodinamico è applicabile ai tumori della pelle, lesioni pre tumorali, acne e altre malattie infiammatorie ma potrebbe essere esteso in pazienti con tumore prostatico localizzato. I risultati sono sorprendenti e la notizia incoraggia gli uomini con cancro prostatico localizzato, offrendo un trattamento che può eliminare il tumore senza rimuovere o distruggere la ghiandola prostatica.

Fonte : Prostate cancer drug based on sea-bed bacteria brings complete remission for half of patients

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