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Olio di cocco estratto a freddo, antico “sapore / sapone” dalle infinite virtù e proprietà

Pensavi di poter trovare in un solo prodotto così tanti benefici per il nostro corpo a 360 gradiL’olio di cocco, da quando l’ho scoperto dico sì, l’utilizzo quasi per tutto. Scopriamone le infinite proprietà e virtù, tra le quali spiccano, proprietà anti-virali, battericida, anti-fungina, antiossidante e antiparassitaria. Il discorso vale se parliamo di vero olio di cocco, vergine ed estratto a freddo o con procedimenti sofisticati che ne conservano le proprietà. Utilizzato molto in Oriente, da diversi anni rivalutato “nel mondo” e l’uso sarà senza dubbio esponenziale, visto le sue infinite e brillanti proprietà.

Per uso cosmetico ed “esterno” è un ottimo struccante / levigante naturale, ottimo cicatrizzante, ad esempio per l’herpes labiale. Personalmente ne ho testato l’efficacia su labbro spaccato da estreme temperature o tagli accidentali, congiuntivite ed eccellente per dolori gengivali e riparatore e protettore contro i geloni. Difatti riduce gonfiore ed allieva il dolore. Ancora catalizza la guarigione di scottature ed ustioni, allievando repentinamente i sintomi. Rafforza i denti. Spicca, altresì, come ottima maschera “riparatrice” per capelli e crema contorno occhi. Massaggi con questo prezioso elemento, leggermente riscaldato con delle candele naturali di estratti freschi di fiori, è un elisir di piacere, molto utilizzato in Oriente. Aggiungendo poi un sottofondo di musica, delle onde del mare e della natura ad odore anche d’incenso, rappresenta un anti-age e anti-stress naturale, rilassante e rigenerate.

I grassi che contiene sono potentissimi alleati della nostra salute, aumentano le difese immunitarie, aiutano nel migliorare e regolare la funzione ormonale e recentissimi studi evidenziano un possibile effetto neuroprotettore, contro l’ansia, aumentando al contempo concentrazione e memoria. Inoltre, è stato dimostrato quanto la sinergia tra uso di olio di cocco ed attività fisica durante, ad esempio l’allattamento o in organismi modello stressati, possano avere proprietà antistress, migliorando e potenziando anche le funzioni cerebrali.

L’olio di cocco vergine, estratto a freddo, contiene una grande quantità di acidi grassi a catena media (MCFA). In letteratura è riportato che l’olio di cocco contiene 93% di acidi grassi saturi, in particolare spicca l’acido laurico, seguito da acido caprilico e caprico, tutti grassi fondamentali per produrre monogliceridi anti-microbici contro virus, batteri, protozoi e patogeni di vario tipo. I benefici degli MCFA sono enormi; ad esempio, sono “grassi buoni” di alta qualita’ -esiste molta confusione tra il concetto di grassi buoni e cattivi, in realtà non esiste realmente un buono ed un cattivo, ogni grasso, che sia saturo o che sia insaturo, se ben equilibrato e di alta qualita’, ha il suo effetto positivo sulle membrane delle nostre cellule, dunque sulla nostra salute- facilmente digeribili e convertiti direttamente in energia. Questo gli consente di non accumularsi come deposito di grasso nel corpo. I vantaggi sono stati dimostrati in numerosi studi, tra i quali spiccano ricerche recenti, 2017, dove gli autori hanno dimostrato che gli MCFA presenti nell’olio di cocco hanno effetti positivi sul controllo del sovrappeso nelle donne, in particolare in fase pre / post menopausa.

Per uso alimentare, oltre al gusto in più che regala alle pietanze, ha il vantaggio di poter essere utilizzato per la cottura dei cibi. Infatti, a differenza di altri tipi di oli, come ad esempio l’olio di oliva, il quale, come ben sappiamo con alte temperature produce sostanze nocive (paragonabili ai danni derivanti dal fumo), l’olio di cocco vanta di questa “termostabilità'” riuscendo a perseverare la struttura delle sue molecole positive, anche con la cottura.  Giunto nel nostro “secondo cervello”, contribuisce a mantenere bilanciato il nostro microbioma, nutrendo i batteri “positivi” che popolano il nostro intestino e limitando la proliferazione di quelli patogeni. Inoltre, essendo stabile non corre il rischio di diventare rancido. Quando il grasso o gli oli si irrancidiscono o si ossidano si trasformano in uno dei peggiori alimenti, portando alla formazione di nuove molecole, anche volatili ed esponendoci al rischio di malattie come ad esempio quelle cardiovascolari. Ecco svelato il perché’ non esiste un vero e proprio grasso buono e cattivo in “natura”, ma potrebbe diventarlo in seguito a “trasformazioni”, come le alte temperature ai danni delle molecole positive contenute, ad esempio, nell’olio extravergine di oliva usato a cottura terminata o a “crudo”. In cucina, utilizzare l’olio di cocco, ad esempio per la preparazione di verdure, in aggiunta a frullati, tisane, caffè, the, impasto per dolci, come sostituente dello zucchero ed ancora per le uova, la carne, il pesce con un tocco di zenzero e spezie.

Abbiamo già citato le proprietà antibatteriche ed antimicrobica, virtu’ conferitagli anche grazie sempre alle preziose abilità dei suoi grassi. Difatti altri autori hanno dimostrato l’efficacia degli MCFA presenti nell’olio grezzo che inibiscono potenti agenti patogeni come Yarrowia lipolytica e Clostridium difficile. Visto le eccezionali potenziali proprietà, i ricercatori sono ora alle prese nel trovare ancor un metodo migliore per la loro estrazione e di studiarne sempre di più le virtu’ fenomenali. L’estrazione a freddo risulta la scelta vincente.

Consiglio, in particolare a noi donne -che in borsa abbiamo tutto e, spesso, non troviamo nulla- un “mini-contenitore” con all’interno olio di cocco, che in inverno si gelifica e prende le sembianze di “burro”, possiamo utilizzarlo così: come burro cacao, crema per mani, preventivo e / o curativo di escoriazioni cutanee, scottature, tagli. Disinfettante naturale, un eccezionale sostituto di prodotti dalle medesime proprietà, ma arricchito in ingredienti artificiali, tipo i gel antisettici commerciali. Lenitivo e battericida in caso di irritazioni vaginali, combattente e catalizzatore di infezioni fungine come Candida Albicans.  Protettivo contro gli insulti esterni, come raggi UV ed inquinamento, dunque, ottimo sostituto di creme protettive solari di sintesi chimica.

Per le mamme: ecco un lenitivo e disinfettante naturale contro arrossamenti da pannolini. Difatti, uno studio clinico pubblicato di recente, 2018, ha dimostrato quanto, grazie alle proprietà emollienti, antisettiche ed anti-infettive dell’olio di cocco, possa essere utilizzato come agente topico anche per proteggere la pelle di neonati nati prematuramente, la quale essendo molto fragile può essere soggetta ad infezioni ricorrenti. Sono in corso ulteriori studi per indagare e scoprire nuovi effetti ed usi positivi.

Infine in antichità ed ancora oggi in alcuni villaggi tropicali, veniva utilizzato come sapone, dentifricio, disinfettante, “energizzante”, carminativo, rilassante, come crema per massaggi ecc. Quest’ultime sono anche testimonianze personali e di un’anziana donna orientale. Gli studi in letteratura sui preziosi benefici dell’olio di cocco, sono per lo più concentrati su organismi modello murini, ma a volte l’esperienza personale e i saggi dettami, gli usi e costumi di sagge popolazioni, confermano tali ipotesi ancor prima di esserne scoperta le “virtù sperimentali”.

Vediamo come le tradizioni antiche, le sinergie tra oriente e occidente, possano essere dei tasselli fondamentali per mantenere un armonico stato di salute e di benessere a 360 gradi se tutto ben equilibrato. Bisogna giusto abituarsi ad un tocco “esotico” nella nostra cucina. Personalmente ritengo che, in seguito all’introduzione, da gennaio 2018, di insetti commestibili nei nostri mercati, provenienti da medisime culture, risulta interessante ed “innocuo” provare ed abituarsi al gusto delicato del cocco, prima ancora dei suddetti insetti.

Riferimenti bibliografici:

[1] Can coconut oil and treadmill exercise during critical period of brain development ameliorate stress-related effects on anxiety-like behavior and episodic-like memory in young rats? Food Funct., 2018  DOI:10.1039/C7FO01516J

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Luffa: non solo spugna di zucca

Luffa cylindrica o semplicemente luffa è più nota come spugna di zucca; in effetti si tratta di una spugna vegetale che proviene da una pianta, una Cucurbitacea come la zucca, le zucchine, i cetrioli, i meloni.

Tipica dei paesi orientali cresce con fioritura annuale anche nelle nostre regioni più temperate come la Sicilia, la Sardegna e la Campania. Dai fiori impollinati si sviluppano frutti verdi cilindrici pieni di semi distribuiti in un sistema di fibre di cellulosa intrecciate.

Il frutto è commestibile soprattutto quando giovane cioè quando ancora immaturo, si consuma previa cottura in minestre o frittura, proprio come con i fiori di zucca, solo che i fiori di luffa vengono colti prima che sboccino. Il frutto contiene composti fenolici, flavonoidi, acido ascorbico, a-tocoferolo, carotenoidi, clorofille, triterpenoidi e proteine che inattivano i ribosomi, il che lo rende molto efficace quando utilizzato per scopi medicinali; nel corso dell’accrescimento diviene non commestibile anche per l’accumulo di sostanze amare e purganti, oltre che per la lignificazione delle fibre. Quando il frutto è ben maturo viene bagnato e lo strappo del nodo e delle sue nervature porta alla rapida pelatura del frutto stesso, un po’ come si fa per le banane.

Quello che interessa della luffa è un reticolo spugnoso di fibre, soffici ma resistenti, molto leggere, di forma cilindrica e di grosse dimensioni, fino a 60 cm. di lunghezza e con un diametro fino a 20 cm, ma con un peso massimo di una cinquantina di grammi. Dall’incisione della pianta si ricava il lattice, usato a scopo officinale, per la preparazione di saponi e cosmetici, mentre a scopi medicinali vengono utilizzati sia le foglie, sia i frutti.

E’ chiaro quindi che i settori in cui è possibile introdurre la Luffa Cylindrica sono svariati e vanno dall’alimentazione all’imballaggio (chips espanso, vassoi, pannelli, ecc) agli isolanti termo acustici (pannelli fonoassorbenti e termoisolanti), dai filtri per aeriformi e per liquidi alle calzature (suole, sottopiedi aspiranti, ecc), dalle spugne (spugne per il corpo, superfici, stoviglie, auto, ecc) all’imbottitura per arredamenti e veicoli. Ha ottime possibilità di impiego anche nel settore agricolo, come substrato per colture in vivaio e idroponiche e come composto per alleggerire ed aerare il terreno.

La caratteristica peculiare della Luffa Cylindrica è che il frutto è composto dal 90% di cellulosa e dalI 10% di lignina, quindi facilmente degradabile e di conseguenza non inquinante.

I semi di luffa incastrati nella struttura di cellulosa sono ovali e neri,vengono pressati per estrarre un olio dai molteplici usi soprattutto in cosmesi dove viene utilizzato per le sue proprietà idratanti e emollienti nelle creme solari, nei prodotti antinvecchiamento, idratanti e trattamenti facciali, olii corpo e detergenti.

L’elevato contenuto di arginina, un aminoacido essenziale che svolge un ruolo importante nella divisione cellulare e nella guarigione delle ferite, fornisce benefici alla pelle quando viene utilizzato nel trucco del viso. Note sono anche le sue proprietà antiinfiammatorie e antifungine.

L’olio di semi di luffa è usato molto in paesi come l’Africa e l’India, sia a tavola che per curare i disturbi della pelle dal sole caldo.

Da sottolineare che è l’intera pianta ad avere effetti medicinali: le foglie possono essere trasformate in polveri per le ulcere estreme, il frutto ha proprietà esfolianti

La luffa è quindi una pianta medicinale molto importante e molto utilizzata e numerosi sono gli studi che la definiscono diuretica e purgativa, utile in asma e per le malattie della pelleViene usata per reumatismi, mal di schiena, emorragia interna, dolori al petto, emorroidi.

 

Le indicazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto con il medico. E’ pertanto opportuno consultare il proprio medico curante e/o lo specialista.

Bibliografia

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Traditional and medicinal uses of Luffa cylindrica : a Review

Musibau Adewuyi AZEEZ, Olugbenga Solomon BELLO*, Adewumi Omobola ADEDEJI 1. Department of Pure and Applied Biology, Ladoke Akintola University of Technology, P.M.B 4000, Ogbomoso, Nigeria. 2. Department of Pure and Applied Chemistry, Ladoke Akintola University of Technology, P.M.B 4000, Ogbomoso, Nigeria. [E-mail: osbello06@gmail.com; Tel: +2348035685435]

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Dye adsorption behavior of Luffa cylindrica bers

H. Demir , A. Top, D. Balk ose, S. Ulk

Izmir Institute of Technology, Faculty of Engineering, Department of Chemical Engineering,

G¨ulbahce Campus, 35430 Urla Izmir, Turkey

Received 10 April 2007; received in revised form 18 July 2007; accepted 27 August 2007

Available online 31 August 2007

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Luffa Cylindrica : An important medicinal plant

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La bava di lumaca: ingrediente naturale prezioso per la pelle

Negli ultimi anni, nel settore cosmetico, si è diffuso l’utilizzo della bava di lumaca. Sono diversi gli studi e le osservazioni che hanno portato a considerarla un principio attivo promettente per i cosmetici. Nel 1980, in Cile, gli allevatori di lumache destinate al mercato gastronomico francese si accorsero di avere la pelle delle mani particolarmente idratata e liscia e osservarono che i tagli e le escoriazioni si rimarginavano velocemente. Inoltre, è stato osservato che le lumache, in seguito alle radiazioni del disastro di Chernobyl, non avevano subito alcun danno e mutazione. Le lumache producono naturalmente questo secreto, grazie al quale sono in grado di sopravvivere a condizioni ambientali estreme. Si tratta di un complesso ricco che stimola i processi biochimici, strutturali e funzionali e può rigenerare strutture danneggiate della cute dell’animale. È importante, infatti, per mantenere la cute costantemente idratata e protetta dai traumi ai quali sono quotidianamente sottoposte strisciando. Contribuisce alla regolazione termica e alla costante idratazione. Inoltre ha azione antimicrobica e antiossidante. Sono stati eseguiti diversi test clinici con l’obiettivo di valutare se la bava di lumaca come ingrediente cosmetico fosse efficace nel migliorare l’idratazione e la concentrazione di acqua transepidermica a breve e a lungo termine, mediante diverse tecniche. Tra queste, la corneometria è una tecnica di misurazione della capacitanza elettrica della cute e pertanto ne esprime lo stato di idratazione, infatti sia la capacità elettrica che la conduttanza dei tessuti biologici variano a seconda del contenuto d’acqua, aumentano all’aumentare del contenuto idrico cutaneo. Lo strumento traduce i parametri elettrici in unità di idratazione (scala : 0÷130). Una seconda tecnica va a misurare la perdita di acqua transepidermica (TEWL, dall’ inglese transepidermal water loss) in termini di acqua evaporata nell’unità cutanea considerata. Lo strumento utilizzato misura il gradiente di vapore tra due elettrodi posti a differenti distanze dalla superficie cutanea. Il metodo permette di valutare l’integrità della strato corneo e della funzionalità della barriera idrolipidica. La diminuzione dei valori di TEWL, in soggetti in cui la funzione della barriera epidermica è compromessa, indica un aumento dell’idratazione cutanea, mentre un aumento di TEWL è sintomo di un danno alla funzione barriera dell’epidermide. In base ai risultati ottenuti, è stato possibile affermare che la bava di lumaca possiede efficacia nel migliorare l’idratazione cutanea e la TEWL.
La bava di lumaca è ricca di sostanze attive, con presenza particolare di allantoina, mucopolisaccaridi, collagene, alfa-idrossiacidi, anti-proteasi, vitamine (A, C, E).
L’allantoina stimola la rigenerazione e la ricostruzione dei tessuti e rende per questo più rapida la cicatrizzazione delle ferite. I mucopolisaccaridi forniscono un eccellente idratazione e proteggono la pelle dalle aggressioni esterne.
Il collagene e l’elastina, principali fibre della pelle, favoriscono l’elasticità della pelle.
Gli alfa-idrossiacidi, in particolare acido glicolico e acido lattico, sono ben noti per l’azione esfoliante.
Grazie a tutti questi componenti, la bava di lumaca, favorisce la rigenerazione cutanea e il turnover cellulare. Ha azione esfoliante, idratante, ed è molto utilizzata nel trattamento dei segni dell’acne, di cicatrici e delle discromie cutanee. È raccomandata come antirughe e nella prevenzione di smagliature. Ha anche azione antiossidante e antinfiammatoria.
Insomma…un vero e proprio alleato naturale per la nostra pelle!

Fonte dei test clinici: Valutazione dell’efficacia e della gradevolezza di un prodotto cosmetico mediante test clinico, bava di lumaca, Agrar Srl

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Sindrome premestruale e alimentazione

La Sindrome Premestruale (PMS) è un insieme di complessi sintomi che coinvolgono la sfera fisica e psicologica delle donne nei 7-10 giorni precedenti la comparsa della mestruazione. I primi a parlare di Sindrome Premestruale furono Greene e Dalton, negli anni ’60, i quali identificarono oltre 120 sintomi tipici di questa fase, le cui cause sarebbero dovute in massima parte ad una sovrapproduzione ormonale (estrogeni e progesterone) da parte dell’ipofisi. Il non corretto bilanciamento delle produzione di estrogeni e progestinici, determina un acuirsi di stanchezza e affaticamento del metabolismo.

Studi epidemiologici hanno rivelato che il 75% delle donne fertili presenta sintomi lievi o moderati. Tra queste donne, il 3-8% può presentare gravi sintomi che possono ostacolare anche la loro attività quotidiana.

Tra i sintomi fisici prevalgono: uno spiccato aumento dell’appetito, cefalea, gonfiore mammario, ritenzione idrica, acne, dolori muscolari e scheletrici.
Tra i sintomi della sfera psicologica invece compaiono uno stato di irritabilità, difficoltà e mancanza di concentrazione e stati d’ansia.
Una corretta alimentazione è alla base di una vita equilibrata e sana, ma è noto che la combinazione di particolari elementi e vitamine contenuti nei cibi, riduce e previene la comparsa di molti disturbi, protegge l’organismo da alcune malattie e, anche nel caso della Sindrome premestruale è evidente come una corretta assunzione di vitamine e minerali, riduca i problemi talvolta gravi, che questa patologia comporta.
Gli stati di nervosismo e gli sbalzi d’umore sono causati da uno scompenso ormonale più o meno grave e da un abbassamento dei livelli di serotonina, che comporta agitazione, insonnia e uno stato di nervosismo improvviso. La serotonina equivale ad un abbassamento di zuccheri nel sangue, in questa fase è infatti forte il desiderio di pasta, pane e cibi dolci. Nella dieta pertanto è utile introdurre pasta, riso e cereali integrali, farro, legumi (lenticchie,cicerchie, fagioli e ceci) e patate, per aumentare i livelli di serotonina. Da non trascurare anche l’apporto di proteine nobili, fornite dal pesce ad esempio le quali sono indispensabili come precursori ormonali.

I fastidi muscolari, i crampi e la tensione sono sintomi fisici ma anche psicologici, in quanto determinano uno stadio di fastidio generale, quale per esempio tensione generalizzata, movimenti bloccati, gonfiore dell’addome. Per prevenire questi disturbi è utile introdurre alimenti ricchi di magnesio come vegetali a foglia verde, mandorle e banane o prendere in considerazione l’utilizzo di integratori a base di magnesio, il quale allenta le tensioni neuromuscolari favorendo la neurotrasmissione.
Il calcio è un minerale fondamentale nella composizione ossea, è coinvolto nella trasmissione nervosa, pertanto un apporto aggiuntivo favorisce una diminuzione dei crampi muscolari e delle contrazioni, oltre che alleviare altri sintomi della sindrome premestruale, quali mal di testa e disturbi del sonno. Inoltre l’ introduzione degli omega-3, contenuti nel pesce, nei semi di lino e nelle germe di grano, può favorire la diminuzione delle prostaglandine, le quali aumentano le contrazioni muscolari.

La ritenzione idrica è un problema che si acuisce durante la fase premestruale, pertanto è importante ridurre il consumo di sale, di salse a base di panna, grassi e burro, evitare le acque troppo ricche di sodio. Nella dieta è utile introdurre al posto delle bevande eccitanti, infusi a base di erbe, soprattutto verbena, tarassaco e finocchio, che hanno proprietà calmanti, depurative e favoriscono una buona diuresi. I cibi quali verdure a foglia larga e verdure amare come cicoria, catalogna, tarassaco, radicchio e cardi, favoriscono un aumento della diuresi e quindi la possibilità di ridurre le tossine e l’accumulo di acqua nei tessuti.

Anche la pelle subisce lievi modifiche a causa della variazione ormonale, soprattutto con la comparsa di acne, macchie rosse e un maggior stato di ipersensibilità, a causa dell’aumento dell’attività seborroica. In questo caso l’azione dello stress è determinante in quanto è un fattore scatenante molto forte, ma anche alcune carenze vitaminiche possono sommarsi a questo stato emotivo, durante la fase premestruale. La vitamina B6 ad esempio e la vitamina B2, le cui azioni sono note anche come preventive dell’evento depressivo, la vitamina C (contenuta negli agrumi, nel kiwi, negli ortaggi rossi e arancioni, quali carote, pomodori, peperoni, ravanelli), sono importanti nella riduzione dell’attività seborroica e, nella formazione dei punti neri.
Lo zinco, presente nei semi di lino, nei germogli di soia, nei frutti di mare, nelle nocciole, nel tacchino, può essere assunto nella prevenzione dell’acne. La caffeina ed il tabacco sono due nemici della pelle, non solo in questa fase fisiologica, ma senz’altro durante il ciclo acuiscono il “colorito spento”, danneggiano la compattezza e l’elasticità cutanea. Al posto di bevande a base di caffeina e teina è preferibile bere infusi di melissa e di camomilla.

Da non trascurare è l’attività fisica per alleviare i dolori, il movimento infatti favorisce il rilascio di endorfine, ormoni del buon umore, indispensabile in questa fase del ciclo di ogni donna.

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“The Association between the Risk of Premenstrual Syndrome and Vitamin D, Calcium, and Magnesium Status among University Students: A Case Control Study”
Afsaneh Saeedian Kia, Reza Amani and Bahman Cheraghian

“Dietary B vitamin intake and incident premenstrual syndrome”
Patricia O Chocano-Bedoya, JoAnn E Manson, Susan E Hankinson, Walter C Willett,Susan R Johnson, Lisa Chasan-Taber, Alayne G Ronnenberg,Carol Bigelow, and Elizabeth R Bertone-Johnson

“Association of western diet & lifestyle with decreased fertility”
P. Nazni

Psoriasi e alimentazione

La psoriasi è una malattia cronica immuno-mediata e infiammatoria della pelle. E’ una patologia recidivante, non contagiosa e non infettiva, caratterizzata da una genesi multifattoriale, a cui concorrono fattori genetici e ambientali.

Il passaggio dalla forma latente genotipica, alla forma clinicamente evidente fenotipica della psoriasi, si realizza per l’intervento di una serie di fattori scatenanti, endogeni ed esogeni.
Traumi, episodi infettivi, periodo premestruale, pubertà, menopausa, eventi stressanti, farmaci (es beta-bloccanti, litio, antimalarici, FANS, progesterone e cortisonici), possono esacerbare la malattia

Tra i farmaci in particolare, i cortisonici, specie se somministrati per via sistemica, sono in grado di scatenare forme gravi di psoriasi .

Da non sottovalutare sono anche le abitudini soprattutto in riferimento all’assunzione di alcool, al fumo, alla dieta e all’attività fisica.

Le manifestazioni sono molto varie e coinvolgono diversi parti del corpo. Ma la psoriasi non è solo una malattia della pelle, ma una patologia sistemica che coinvolge molteplici organi e apparati (articolazioni, sistema cardiovascolare, metabolismo dei grassi e degli zuccheri). Imprevedibile per quanto riguarda la storia naturale e la sua eventuale progressione, si può presentare in varie forme cliniche con l’insorgenza di lesioni che possono essere classificate per gravità o per tipologia. Sono varie anche le terapie farmacologiche associate a questa patologia.

Al di là di questo recenti studi italiani hanno dimostrato una notevole connessione tra la psosiasi e l’obesità che sappiamo essere una condizione infiammatoria cronica di basso grado.

L’obesità può avere incidenza sia sulla farmacocinetica che sulla farmacodinamica delle terapie prescritte, soprattutto per quelle a dosaggio fisso non modulato in base al peso. Per questo è importante per i pazienti psoriaci perdere peso in modo da rendere i farmaci più efficaci e soprattutto per aumentarne la tolleranza. Perdere peso riduce anche la sindrome metabolica e la steatosi epatica cui pazienti sovrappeso e obesi sono soggetti.

La psoriasi è quindi più presente e aggressiva in soggetti con un grado di obesità da lieve a grave. Si fa riferimento sia la BMI che alla circonferenza addominale, ma soprattutto va considerata l’analisi BIA e nello specifico l’angolo di fase (PhA).

Anche se è ancora molta la strada da percorrere su questa e altre patologie della pelle pare che l’associazione tra la Dieta Mediterranea (DM) e la gravità della psoriasi sia notevole. Reali e concreti gli effetti benefici di una dieta secondo il modello alimentare mediterraneo, ricca di olio extravergine d’oliva, frutta, verdura, pesce, pollo e cereali integrali, come trattamento adiuvante economico e sicuro per i pazienti psoriasici.

Non esistono linee guida vere e proprie è per questo che è necessaria la presenza di un nutrizionista che possa valutare il tipo di alimentazione soggetto per soggetto. Sicuramente l’aderenza alla dieta mediterranea come detto in precedenza rappresenta un buon inizio, ma importante è anche una dieta antiinfiammatoria e che riduca lo stress ossidativo. Per cui una ricercata alimentazione con Vitamine A E C e oligoelementi con carattere antiossidante (ferro, manganese, zinco, selenio, rame) è fondamentale. Un ruolo principale rivestono la vitamina D e anche la fibra alimentare.

I MUFA (acidi grassi monoinsaturi) sono grassi “sani” e consigliati rispetto ai saturi. L’uso di OEVO (olio extravergine di oliva) è raccomandato per la percentuale di acido oleico che presenta e che protegge le membrane cellulari dallo stress ossidativo.

La Dieta Mediterranea è considerata un’alimentazione sana ed equilibrata: garantendo un’elevata varietà di cibi favorisce anche una maggiore adesione da parte del paziente a più lungo termine.

Un regime alimentare controllato e seguito da un nutrizionista può certamente aiutare quantomeno a ridurre l’aggressività della psoriasi.

Pertanto da nutrizionista vi suggerisco alcuni cibi da introdurre nella dieta:

  • Pesci di acqua fredda come salmone, arringhe, trote ecc preferibilmente selvatici , per il loro contenuto in omega 3 e vitamina D

  • Cereali, meglio se integrali, legumi, frutta, verdura semi (di zucca, di lino, di chia…)

  • OEVO come condimento sempre a crudo.

  • Carni magre di pollo, tacchino, coniglio (poca o pochissima carne rossa)

  • Noci, mandorle, arachidi e frutta secca (moderatamente)

  • Ovviamente da evitare cibi pro-infiammatori, l’alcol e anche di glutine anche perchè la maggior parte di pazienti affetti da psoriasi sono celiaci.

  • Grassi saturi pochi quindi poco formaggio e latticini, burro, strutto, panna, margarina. Non usare cibi già pronti e precotti, impanati, prefritti, frutta candita, salse come la maionese, succhi di frutta, merendine confezionate e insaccati

Concludendo per aiutare in qualche modo un paziente con psoriasi occorre far attenzione a fattori ambientali, allo stile di vita, all’attività fisica, alla dieta con conseguente gestione del peso, all’approccio psicologico del paziente stesso che spesso evita la convivialità, i luoghi affollati, le “uscite” pubbliche proprio per questo senso di inadeguatezza.

Dipende da noi essere in un modo piuttosto che in un altro.
Il nostro corpo è un giardino, la volontà il giardiniere.
Puoi piantare l’ortica o seminare la lattuga,
mettere l’issopo ed estirpare il timo,
far crescere una sola qualità di erba o svariate qualità,
lasciare sterile il terreno per pigrizia o fecondarlo col lavoro.
Il potere e l’autorità dipendono da noi.”
(William Shakespeare, Otello, atto I, scena III)

 “LE INDICAZIONI CONTENUTE IN QUESTO SITO NON DEVONO IN ALCUN MODO SOSTITUIRE IL RAPPORTO CON IL MEDICO. E’ PERTANTO OPPORTUNO CONSULTARE SEMPRE IL PROPRIO MEDICO CURANTE E/O LO SPECIALISTA”

bibliografia

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Criado PR1, Antinori LC, Maruta CW, Reis VM.

Il toccasana per la pelle, l’ acido ialuronico

L’ acido ialuronico è una sostanza prodotta naturalmente dal corpo umano, ed è uno dei componenti più importanti dei tessuti connettivi. È grazie a tale acido se la pelle è dotata di quelle sue caratteristiche di elasticità, turgidità, protezione e resistenza alle tensioni e sollecitazioni a cui è sottoposta ogni giorno.

Una caratteristica propria dell’ acido ialuronico è quella di idratarsi in ambiente acquoso, cioè di legarsi a molte molecole d’acqua permettendo a più polimeri della molecola (immaginate centinaia di unità di acido ialuronico legate a formare gli anelli di una lunga catena, alla quale sono legate altre catene laterali) di organizzarsi e formare una fittissima rete che sostiene il tessuto cutaneo. Questa sostanza, quindi, è in grado non solo di idratare e mantenere la pelle “giovane” , ma di proteggerla da batteri e agenti infettanti.

Col passare degli anni l’acido ialuronico tende a diminuire e con esso anche l’aspetto della pelle cambia, si manifestano i segni tipici del’invecchiamento cutaneo: assottigliamento della pelle, rughe d’espressione sempre più marcate e aumento della sensibilità ai traumi meccanici. C’è da dire, però, che i tempi e le modalità dell’invecchiamento cutaneo sono influenzati dal patrimonio genetico.

Tra i prodotti a cui donne e uomini affidano la propria “giovinezza” ci sono sicuramente le creme antirughe a base di acido ialuronico, che forniscono un valido aiuto al mantenimento dell’idratazione superficiale e profonda della pelle, tutto dipende dal peso molecolare (ossia della grandezza) della molecola di acido.

Il peso molecolare dell’ acido ialuronico è sicuramente il parametro che più influenza la capacità della molecola stessa di penetrare nella pelle. Dunque, anche la formulazione cosmetica potrà essere destinata ad un utilizzo diverso. Ad esempio, le creme che contengono acido ialuronico ad alto peso molecolare formeranno un film protettivo sulla pelle che conferirà idratazione superficiale ed eviterà le perdite di acqua, mentre le creme che contengono acido ialuronico a basso peso molecolare procureranno un’idratazione più profonda ed avranno un maggiore effetto “rimpolpamento” sulle pelli più mature.

Per concludere, l’aspetto della pelle è definito da molteplici fattori, sicuramente la base genetica e l’utilizzo di creme con acido ialuronico aiutano molto a mantenere un aspetto più “fresco”, ma deve essere accompagnato da uno stile di vita sano, e dunque da una alimentazione che sia equilibrata, nonché da una attenzione particolare a evitare il fumo.

Le indicazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto con il medico. E’ pertanto opportuno consultare il proprio medico curante e/o lo specialista.