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Come prevenire le vene varicose con l’alimentazione sana

Le varici sono vene superficiali delle gambe, per lo più vene tributarie della grande o della piccola safena, molto dilatate e nelle quali il sangue scorre a fatica a causa del cedimento delle pareti venose, che determina l’allargamento dei vasi e il loro allungamento serpiginoso.

L’alterazione strutturale, su base infiammatoria, non consente più alle valvole interne della vena di impedire che il sangue rifluisca verso il basso, finendo con l’accumularsi nei vasi venosi per forza di gravità. Sono generalmente precedute o accompagnate dalle teleangectasia, note come “capillari”, molto anestetici.

 

CAUSE, SINTOMI

Età, sesso femminile, familiarità e componenti ormonali sono le principali cause di insorgenza di questa patologia che si manifesta prima con la comparsa di sottili strisce bluastre lungo la parte inferiore della gamba e che con il tempo si ingrossano fino a sembrare cordoni nodosi.

DIAGNOSI

La prima diagnosi di norma arriva già da parte delle stesse persone che vedono e sentono le loro brutte vene, poi e confermata facilmente dalla visita medica (le varici sono una delle malattie più frequente fin dall’antichità)

L’eco-doppler è  un esame specialistico di II livello ed è in grado di dare informazioni anatomiche e funzionali sullo stato dei vasi sanguigni e di mostrare il flusso ematico al loro interno.

Di solito la cura consiste o nella obliterazione endovascolare della vena dilatata mediante l’introduzione di sostanze chimiche (liquidi o schiume sclerosanti) o di energia termica (laser o radiofrequenza); oppure nell’asportazione delle vene patologiche mediante chirurgia aperta che permette di “sfilarle”, oggi attraverso mini-incisioni.

Sono numerosi i casi meno complessi per cui è indicato un trattamento non invasivo, quale l’uso di calze elastiche associate a farmaci per via orale, attivi sulle vene con azione vasoprotettrice, e l’applicazione di farmaci topici come sintomatici.

ALIMENTAZIONE

Le varici si possono prevenire anche con lo stile di vita corretto, specie a tavola, privilegiando un’alimentazione ricca di frutta e verdura che, oltre a favorire il controllo del peso, fornisce anche vitamine e bioflavonoidi ad azione antiossidante che preservano l’integrità dei vasi.

Si consiglia di utilizzare cibi che:

  • agiscono sui radicali liberi con un’azione anti-ossidante.

Nella dieta, equilibrata e bilanciata, non dovrebbe mancare mai ad ogni pasto almeno uno dei seguenti alimenti: CEREALI INTEGRALI, FRUTTA SECCA (mandorle, noci specie di macadamia, nocciole), GERMI DI GRANO, TUORLO D’UOVO, VERDURE A FOGLIA LARGA che contengono vitamina E.

Altrettanto importanti sono la vitamina A, contenuta nella CARNE BIANCA, LATTICINI NON STAGIONATI, UOVA E FEGATO e la vitamina C, presente nelle ARANCE, LIMONI, MANDARINI, KIWI, RIBES, ANANAS, MORE, e fra le verdure i POMODORI ricchi di licopene.

Frutta e verdura sono anche ricchi di beta-carotene e carotenoidi, sostanze precursori della vitamina A, ma anche di flavonoidi che sono indispensabili al buon funzionamento del circolo venoso.

Previlegiare in modo PARTICOLARE MELE E PERE, CAVOLO, INDIVIA, SEDANO, CIPOLLA, LATTUGA, BROCCOLI, FAGIOLI e SOIA.

Fra le bevande il TÈ che contiene le catechine e VINO ROSSO (non più di due bicchieri al giorno).

Da non dimenticare, l’azione vasoprotettrice indotta dagli antocianosidi del MIRTILLO NERO, particolarmente sulla abnorme permeabilità e fragilità capillare.

 

  • contengono acidi grassi insaturi da cui si formano delle molecole importanti come gli Omega-3 e gli Omega-9, peraltro più attivi sulla circolazione arteriosa.

Vanno inseriti nel piano dietetico, quindi, PESCE GRASSO (salmone, tonno, sgombri, sardine), OLI VEGETALI (olio di noci, extravergine di oliva, l’olio di colza, di soia e di semi di girasole) da consumarsi crudiFRUTTA SECCA(mandorle, noci, semi di zucca, arachidi).

 

  • abbiano azione diuretica, cioè che esplicano un’azione drenante, per contrastare edemi e gonfiori.

Fra questi UVA, PERE, NESPOLE, MELONE, ANGURIA, PESCHE, MELE, CARCIOFO, SEDANO, MELANZANA, CAVOLFIORE, PORRO, ASPARAGO, AGLIO E CIPOLLA.

Inoltre, è bene bere ACQUA che sia ricca di POTASSIO.

 

  • contengono oligo-elementi, in forma naturale o di integratori alimentari (quest’ultima forma dietro prescrizione medica).

È da previlegiare MANGANESE, che oltre a fortificare il sistema immunitario favorisce la       coagulazione ed il metabolismo della vitamina E.

Questo oligoelemento è presente naturalmente presente nella soia, nelle castagne, nel ribes       nero, nellabarbabietola, nello zenzero e nei cereali in genere.

Poi il COBALTO, che assieme alla Manganese, calma la sensazione di pesantezza alle gambe e previene la dilatazione delle vene; si trova nei funghi, ravanello, cipolla, cavolo bianco, broccolo.

 

NON ECCEDERE CON:

– le SPEZIE DAL SAPORE MOLTO INTENSO come il peperoncino rosso, la paprika, il pepe nero e la senape che stimolano l’infiammazione delle pareti delle vene e la possibile dilatazione;

– i CONDIMENTI CON ACIDI GRASSI SATURI, quali il burro e gli alimenti che fanno aumentare il colesterolo LDL (“cattivo”) come insaccati, frutti di mare, carni rosse, latte intero e derivati, peraltro più nocivi sulla circolazione arteriosa;

– i DOLCI SU SCALA INDUSTRIALE;

– lo ZUCCHERO BIANCO;

– l’ALCOOL;

– CIBI TROPPO SALATI, ovvero acciughe, aringhe, tutto il pesce affumicato e gli insaccati che favoriscono la ritenzione idrica, il gonfiore e dilatazione delle vene;

– PASTI ABBONDANTI. Meglio mangiare durante l’arco della giornata cinque volte, due pasti principali più abbondanti e 3 spuntini.

-l’ECCESSO DI PESO, perché i chili di troppo facilitano il ristagno e la stasi del sangue, il cui flusso verso il muscolo cardiaco diviene così più lento.

 

Dottoressa Laura Masillo

www.lauramasillo.it

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

  • Nutrition and Chronic Wounds: Improving Clinical Outcomes. Molnar JA, Vlad LG, Gumus T.
  • Benessere a tavola. Fondazione Umberto Veronesi

Le uova non sono legate ad un rischio cardiovascolare per i diabetici

Secondo un recente studio, svolto dall’Università di Sidney, è stato dimostrato che mangiando fino a 12 uova alla settimana per un intero anno, non si aumentavano i fattori di rischio cardiovascolari in pazienti pre-diabetici o con diabete di tipo 2.
Nonostante i diversi dati, riguardanti i quantitativi di uova da consumare in sicurezza per soggetti con pre-diabete e diabete di tipo 2, la nuova evidenza scientifica indica che non è necessario astenersi dal mangiare le uova, se queste rientrano a far parte di un sano regime alimentare che prevede la sostituzione di grassi saturi con grassi monoinsaturi e polinsaturi (come l’olio extravergine d’oliva).
Le uova sono alimenti ad elevato contenuto di colesterolo, le cui concentrazioni, soprattutto nella forma LDL (colesterolo cattivo), risultano elevate nei soggetti diabetici; Tuttavia, è stato dimostrato che il consumo di uova ha uno scarso effetto sui livelli di colesterolo nel sangue e questo è accertato anche nei soggetti con prediabete o con diabete di tipo2. L’uovo è un alimento ad altissimo valore nutrizionale, sono una fonte di proteine e micronutrienti che potrebbero aiutare nel regolare l’assunzione di grassi e carboidrati; sono, inoltre, fondamentali per la salute degli occhi, del cuore e non hanno un grosso impatto sul peso.

Dott.ssa Michela Zizza

Bibliografia
University of Sidney
The American Journal of Clinical Nutrition, 2018

Le indicazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto con il medico. E’ pertanto opportuno consultare il proprio medico curante e/o lo specialista.

Zucchero in eccesso, corpo e cervello

Alla fine degli anni ’60, un gruppo di industrie alimentari, chiamato “Sugar Research Foundation” pagò 6.500 dollari (circa 50.000 dollari di oggi) tre ricercatori di Harvard per ignorare una serie di ricerche che mostravano sempre più legami tra zucchero e malattie cardiache e chiese loro di addossare la colpa ai grassi.

L’analisi che venne pubblicata creò allarmismi e modificò quasi completamente la dieta americana, facendo sì che le persone si allontanassero dagli alimenti contenenti grassi e che riversassero le proprie voglie su snack contenti zucchero, giudicato quindi “innocente”.

Ma come dimostra un corpus significativo di ricerche, condotte sia prima e soprattutto dopo questo cambio repentino nell’alimentazione degli statunitensi, il consumo eccessivo di zucchero può essere devastante per la nostra salute.

Anche se oggi siamo più consapevoli dei rischi dell’assunzione di troppi dolci, ci sono ancora molti miti riguardo lo zucchero e riguardo ciò che effettivamente provoca nel nostro corpo.

Dopotutto, lo zucchero altro non è che il nome di un semplice carboidrato, ed è sempre e da sempre stato presente nelle nostre diete.

Il problema è che oggi l’americano medio consuma più del doppio di quello che la Food and Drug Administration (FDA) statunitense – e quattro volte l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – raccomanda come sicuro. E questo è molto pericoloso.

I quattro paesi con il più alto consumo di zucchero sono l’America del Nord, l’America Latina, l’Australia e l’Europa Occidentale (In Italia il consumo di zucchero si attesta intorno a 1 milione 650 mila tonnellate annue, una quantità che corrisponde ad un consumo di circa 27 kg pro-capite all’anno. Cifre spaventose!)

Come facciamo ad introdurre tutto questo zucchero?

Ne aggiungiamo qualche cucchiaino al caffè, al latte, al tè e ai dolci fatti in casa. Ma soprattutto ne assumiamo una quantità indefinita attraverso le bevande (soft drink in pole position), le merendine e tantissimi insospettabili alimenti, come i wurstel o le conserve di pomodoro ed il ketchup, ai quali lo zucchero viene aggiunto per migliorarne il sapore o come conservante.

Ma quali sono gli effetti dello zucchero, soprattutto quello che non è naturalmente presente nei cibi e quindi aggiunto, sul nostro corpo e sul nostro cervello?

  • Nelle diete salutari, la produzione di glucosio indica al nostro cervello di produrre insulina, che aiuta a regolare i livelli di zuccheri nel sangue ed agisce anche su altri ormoni per farvi sentire “soddisfatti”. Si crea, quindi, una sorta di dipendenza: più zucchero introduciamo, più ci sentiamo assuefatti.
  • Vari studi hanno dimostrato una preoccupante correlazione tra zucchero e pressione alta nonché malattie cardiache.
  • Un eccessivo introito di zucchero è fortemente associato con un aumento di peso, anche se ci si allena costantemente.
  • Il consumo di zucchero è collegato alla formazione di carie. I batteri presenti nel cavo orale se ne nutrono e producono così acidi che distruggono lo smalto dentale.
  • Il fruttosio viene metabolizzato dal fegato. Ecco perché l’assunzione di una quantità abbondante di zucchero può portare ad un’infiammazione del vostro fegato ed è associato alla possibile insorgenza di steatosi epatica non alcolica.
  • Il consumo eccessivo di zucchero è associato con una serie di malattie, tra cui cancro al pancreas, gotta e malattie renali.
  • La quantità di zucchero naturalmente presente in una dieta sana, che proviene principalmente da frutta e vegetali, può assicurare una parte della corretta energia necessaria durante il giorno.
  • Troppo zucchero può portare ad una condizione di insulino-resistenza che induce le persone a desiderare più cibo, specialmente quello dolce. Questo può contribuire all’insorgenza del DIABETE.
  • Alcuni studi hanno collegato il consumo eccessivo di zucchero e di grassi a ridotte prestazioni che interessano alcune parti del cervello collegate con la funzionalità della memoria.

 

Dott.ssa Laura Masillo

 

RIFERMENTI BIBLIOGRAFICI:

– Sweetening of the global diet, particularly beverages: patterns, trends, and policy responses. Popkin BM, Hawkes C

– National Library of Medicine; Journal of the American Dental association; Journal of Nutrition; American Journal of clinical nutrition

Un nuovo farmaco induce la perdita di peso negli obesi

Un nuovo studio, condotto dai ricercatori dell’Università di Leeds, ha evidenziato la sorprendente ed innovativa attività di un farmaco, la Semaglutide; Pare che essa miri al sistema di controllo dell’appetito nel cervello, causando una perdita di peso significativa nei soggetti affetti da obesità clinica. La Semaglutide è un nuovo farmaco, prodotto da una azienda farmaceutica danese, la Novo Nordisk, per il trattamento del diabete.

Lo studio è stato finanziato dall’azienda danese, ma svolto in maniera completamente indipendente dall’Università di Leeds, da sempre conosciuta per gli studi sul controllo cerebrale dell’appetito.
La struttura chimica del farmaco è molto simile all’ormone GLP-1 che agisce sul centro di controllo dell’appetito, situato nell’ipotalamo.
Data la stretta somiglianza tra la Semaglutide ed i sistemi di controllo dell’appetito dell’organismo, si è pensato di estenderne l’utilizzo, non limitandone l’assunzione, esclusiva ai pazienti diabetici, reali bersagli del farmaco, ma indagando su altri potenziali effetti.
Nello studio, il farmaco è stato somministrato a soggetti con un indice di massa corporea (BMI) da 30 a 45 kg/m2, dunque in forte sovrappeso. I soggetti che, durante la ricerca, hanno assunto il farmaco, hanno registrato una perdita di peso considerevole. Tuttavia, la percentuale di metabolismo a riposo, è rimasta pressoché invariata, suggerendo una perdita di peso indipedente dal metabolismo, ma dovuta ad una perdita di grasso corporeo e ad una migliore gestione dell’appetito. Il farmaco non solo ha ridotto la voglia di cibo, ma ha indirizzato i pazienti in scelte più consapevoli: pasti più piccoli e meno calorici.

Dott.ssa Michela Zizza

 

 

 

Bibliografia
University of Leeds

 

 

Le indicazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto con il medico. E’ pertanto opportuno consultare il proprio medico curante e/o lo specialista.

 

 

Alcuni componenti del cacao ritardano l’insorgenza del diabete

Secondo un recente studio, svolto dai ricercatori del Brigham Young University, alcuni componenti del cacao sarebbero in grado di ritardare l’insorgenza del diabete di tipo due.
L’informazione appare paradossale ma perfettamente dimostrabile; Nei pazienti diabetici, infatti, gli zuccheri presenti nel sangue raggiungono livelli insalubri a causa di una ridotta secrezione di insulina, il cui compito è proprio quello di ridurre gli zuccheri nel sangue. Tuttavia, lo studio dimostra che alcuni componenti, presenti naturalmente nel cacao, i monomeri epicatechinici, aiutano l’organismo a rilasciare un maggiore quantitativo di insulina per rispondere ad una glicemia elevata; in seguito al consumo di cacao, anche le cellule beta, responsabili della secrezione del suddetto ormone, funzionano meglio e si mantengono più forti.
Questo è un buon punto di partenza, ma le ricerche devono proseguire per individuare una modalità di estrazione dei  composti e per poterli  utilizzare anche nel trattamento dei pazienti affetti da diabete di tipo due

Dott.ssa Michela Zizza

Bibliografia
Brigham Young University

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La vitamina D è capace di prevenire l’autismo?

I ricercatori dell’Università del Queensland hanno effettuato uno studio sui topi, scoprendo che supplementi di vitamina D, in caso di gravidanza,  possano prevenire l’insorgenza di tratti autistici nella prole. La scoperta fornisce, dunque, ulteriori prove sull’importanza della “vitamina del sole” nello sviluppo cerebrale.
I ricercatori, in studi condotti di recente sull’uomo, hanno rinvenuto un legame tra carenza di vitamina D in donne in dolce attesa e probabilità più elevate di riscontrare nel nascituro tratti autistici.
Tuttavia, un ricercatore coinvolto nello studio, ha rivelato che la vitamina D è fondamentale per mantenere la salute delle ossa, ma la forma ormonale attiva non può essere somministrata alle gestanti, per la sua capacità di influenzare lo scheletro del feto in via di sviluppo. Ulteriori indagini, dunque, sono necessarie per individuare la dose ideale e la tempistica della supplementazione.
Bibliografia
University of Queensland
Dott.ssa Michela Zizza

“LE INDICAZIONI CONTENUTE IN QUESTO SITO NON DEVONO IN ALCUN MODO SOSTITUIRE IL RAPPORTO CON IL MEDICO. E’ PERTANTO OPPORTUNO CONSULTARE SEMPRE IL PROPRIO MEDICO CURANTE E/O LO SPECIALISTA”