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La correlazione esistente fra il microbiota intestinale alterato, l’alterata permeabilità intestinale e l’autismo.

L’ASD (Autism Spectrum Disorder) è un disordine dello sviluppo neurologico caratterizzato da una compromissione della comunicazione sociale e dalla presenza di comportamenti ripetitivi o stereotipati. Oltre allo spettro delle anomalie comportametali nell’ASD, sono state osservate diverse comorbidità mediche che vanno da convulsioni e ansia a carenza di sonno, iperattività, disabilità metaboliche ( 1,2 ) e disturbi Gastro-Intestinali (G.I)

Vi è un consenso generale in letteratura, sul fatto che i problemi G.I sono comuni negli individui con autismo  e che potrebbero potenziare i problemi comportamentali (3 ).

Quasi la metà dei bambini con ASD soffre di almeno un sintomo gastrointestinale (4) rispetto ai loro omologhi neurotipici (5). Studi recenti dimostrano che la gravità dei sintomi G.I è significativamente correlata con la gravità dei sintomi di autismo (6,7,8).

Quasi la metà dei bambini con ASD soffre di almeno un sintomo gastrointestinale (4) rispetto ai loro omologhi neurotipici (5). Studi recenti dimostrano che la gravità dei sintomi G.I è significativamente correlata con la gravità dei sintomi di autismo (6,7,8).

Una grande meta-analisi dei casi di autismo rispetto ai controlli dal 1980 al 2012 rivela una maggiore incidenza di sintomi intestinali, come diarrea, stitichezza e dolore addominale, nonostante l’elevata variabilità metodologica. Coerentemente con questo, uno studio multicentrico su oltre 14.000 soggetti autistici segnala una maggiore prevalenza di malattie infiammatorie intestinali e altri disturbi intestinali nei pazienti con autismo rispetto ai controlli (9). In particolare, in un esame di 960 bambini dello studio CHILDhood Autism Risks from Genetics and Environment (CHARGE), la frequenza del dolore addominale, della diarrea, della stitichezza o meteorismo era associata ad un maggiore ritiro sociale, stereotipia, irritabilità e iperattività (10). I  disturbi G.I osservati nell’Autismo possono essere associati a un microbioma intestinale alterato. L’equilibrio dei microrganismi nel tratto intestinale degli individui con ASD è risultato essere diverso da quello degli individui neurotipici, con una maggiore rilevanza di Clostridium spp. , enterococchi, Candida spp. e Clostridium perfringens (11) o con un aumento del rapporto Firmicutes / Bacteroidetes (12,13,14,15). Le alterazioni nella composizione del microbiota intestinale sono state implicate in una vasta gamma di malattie umane, tra cui l’ASD (16). Il microbiota intestinale assume un ruolo primario nella digestione dei mammiferi, sintetizzando vitamine e cofattori essenziali quali la vitamina B, la riboflavina, la tiamina e il folato. Ma oltre al suo ruolo metabolico, il microbiota, ha la capacità di regolare la normale fisiologia dell’ospite (17) . Infatti contruibuisce al mantenimento dell’omeostasi immune e può controllare le attività del sistema nervoso centrale (SNC) mediante vie neuronali, endocrine e immunitarie (18), attraverso il cosiddetto “asse microbioma-intestino-cervello”. E’ stata dimostrata, un’interazione diretta tra: il microbiota intestinale e i neuroni enterici (19,20), il suo ruolo nella regolazione dell’asse HPA (21) e la produzione di molte sostanze chimiche importanti per il funzionamento del cervello (ad es . Serotonina ,dopamina, kynurenine, γ-aminobutirrico acido, SCFAs, p-cresol) (22,23). Una comunità microbica disbiotica potrebbe portare ad un’infiammazione sistemica dovuta all’iperattivazione delle risposte delle cellule T-helper 1 e T-helper 17 (24) che influenzano anche la reattività delle cellule immunitarie periferiche (25) e l’integrità della barriera emato-encefalica (26) che è nota essere alterata negli ASD (27) 

Sono inoltre riportati, in numerosi studi, una carente integrità dell’epitelio intestinale e una maggiore permeabilità intestinale ( 28 ). Nella maggior parte degli studi effettuati la permeabilità intestinale, misurata dal test del lattulosio / mannitolo, è risultata aumentata nei pazienti con ASD (29) .In questi studi è altrettanto emerso che:

  • la zonulina,(enzima associato alla regolazione della permeabilità intestinale), è significativamente aumentata nei soggetti con sintomi di ASD e G.I  rispetto ai controlli sani (30)
  •  sia la barriera intestinale che quella cerebrale possono essere compromesse negli autistici, con diminuzione dei livelli di componenti intestinali a giunzione stretta e aumento dei livelli di claudina nel cervello ASD rispetto ai controlli  (31) . Questa condizione è definita leaky gut syndrome (sindrome dell’ intestino permeabile).

L ‘”intestino permeabile” consente ai metaboliti batterici o a peptidi oppiacei formati dalla scomposizione incompleta di alimenti contenenti glutine e caseina, di attraversare facilmente la membrana intestinale , entrare nella circolazione sistemica ,superare la barriera emato-encefalica (risultando cosi’ neurotossici ed influenzando  il neurosviluppo.). Gli studi hanno mostrato evidenza di un aumento dei metaboliti batterici intestinali nelle urine e nella circolazione sistemica con un aumento dei livelli sierici di endotossina in soggetti con ASD  (32) e di metaboliti batterici intestinali nelle urine (33).La presenza di aumentati metabolici sistemici nell’ASD è importante a causa della relazione bidirezionale tra il sistema nervoso centrale e il tratto gastrointestinale (l’asse dell’intestino-cervello) (34). L ‘”intestino permeabile”, attraverso il sistema nervoso neuroimmune, neuroendocrino e autonomo, influenza la funzione cerebrale, contribuendo potenzialmente alla patogenesi dell’ASD . Pertanto, è ovvio che i metaboliti alterati rilevati nelle urine e nella circolazione sistemica nell’ASD possono avere un ruolo nell’influenzare il cervello e il neurosviluppo. Con ulteriori ricerche, alcuni studi si sono quindi rivolti al targeting del microbioma per il trattamento dell’ASD. Più ricerche attuali si sono concentrate sui probiotici, che possono normalizzare il rapporto batterico intestinale alterato nell’ASD (35). Indagini future per investigare ancora più approfonditamente queste correlazioni, e quindi per meglio comprendere il ruolo del microbiota intestinale e della leaky gut syndrome nella patofisiologia dell’AUTISMO potranno dunque aprirci nuovi orizzonti per trattare al meglio alcuni disturbi dello spettro autistico.

BIBLIOGRAFIA

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9  Kohane IS, McMurry A, Weber G, MacFadden D, Rappaport L, Kunkel L, et al. The co-morbidity burden of children and young adults with autism spectrum disorders. PloS one. 2012;7:e33224

10 Chaidez V, Hansen RL, Hertz-Picciotto I. Gastrointestinal problems in children with autism, developmental delays or typical development. Journal of autism and developmental disorders. 2014;44:1117–1127.

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12 Ekiel A., Aptekorz M., Kazek B., Wiechuła B., Wilk I., Martirosian G. Intestinal microflora of autistic children. Med. Dosw. Mikrobiol. 2010;62:237–243.

13 Argou-Cardozo I., Zeidán-Chuliá F. Clostridium Bacteria and Autism Spectrum Conditions: A Systematic Review and Hypothetical Contribution of Environmental Glyphosate Levels. Med. Sci. 2018;6:29 doi: 10.3390/medsci6020029. 

14 Iovene M.R., Bombace F., Maresca R., Sapone A., Iardino P., Picardi A., Marotta R., Schiraldi C., Siniscalco D., de Magistris L. Intestinal Dysbiosis and Yeast Isolation in Stool of Subjects with Autism Spectrum Disorders. Mycopathologia. 2017;182:349–363. doi: 10.1007/s11046-016-0068-6. [PubMed] [CrossRef]

15  Kantarcioglu A.S., Kiraz N., Aydin A. Microbiota-Gut-Brain axis: Yeast species isolated from stool samples of children with suspected or diagnosed autism spectrum disorders and in vitro susceptibility against nystatin and fluconazole. Mycopathologia. 2016;181:1–7. doi: 10.1007/s11046-015-9949-3.

16 Altered brain-gut axis in autism: comorbidity or causative mechanisms?Mayer EA, Padua D, Tillisch K Bioessays. 2014 Oct; 36(10):933-9.

17 Emerging roles for the gut microbiome in autism spectrum disorder

Helen E. Vuong1 and Elaine Y. Hsiao1,*

18 Control of brain development, function, and behavior by the microbiome.Sampson TR, Mazmanian SK Cell Host Microbe. 2015 May 13; 17(5):565-76.

19 Toll-like receptors 3, 4, and 7 are expressed in the enteric nervous system and dorsal root ganglia. Barajon I, Serrao G, Arnaboldi F, Opizzi E, Ripamonti G, Balsari A, Rumio C J Histochem Cytochem. 2009 Nov; 57(11):1013-23

20 Toll-like receptor 2 regulates intestinal inflammation by controlling integrity of the enteric nervous system.Brun P, Giron MC, Qesari M, Porzionato A, Caputi V, Zoppellaro C, Banzato S, Grillo AR, Spagnol L, De Caro R, Pizzuti D, Barbieri V, Rosato A, Sturniolo GC, Martines D, Zaninotto G, Palù G, Castagliuolo I Gastroenterology. 2013 Dec; 145(6):1323-33.

21 Role of microbiome in regulating the HPA axis and its relevance to allergy. Sudo N Chem Immunol Allergy. 2012; 98():163-75.

22 Microbiota-generated metabolites promote metabolic benefits via gut-brain neural circuits.

De Vadder F, Kovatcheva-Datchary P, Goncalves D, Vinera J, Zitoun C, Duchampt A, Bäckhed F, Mithieux G Cell. 2014 Jan 16; 156(1-2):84-96.

23 Gut microbiota: microbial metabolites feed into the gut-brain-gut circuit during host metabolism.

Ray K Nat Rev Gastroenterol Hepatol. 2014 Feb; 11(2):76.

24  Role of the gut microbiota in immunity and inflammatory disease. Kamada N, Seo SU, Chen GY, Núñez G Nat Rev Immunol. 2013 May; 13(5):321-35.

25 Commensal gut flora and brain autoimmunity: a love or hate affair? Berer K, Krishnamoorthy G Acta Neuropathol. 2012 May; 123(5):639-51.

26  Stolp HB, Dziegielewska KM, Ek CJ, Potter AM, Saunders NR. Long-term changes in blood-brain barrier permeability and white matter following prolonged systemic inflammation in early development in the rat. Eur J Neurosci. 2005;22(11):2805–2816. doi: 10.1111/j.1460-9568.2005.04483.x. [PubMed] [CrossRef]

27 Onore CE, Nordahl CW, Young GS, Van de Water JA, Rogers SJ, Ashwood P. Levels of soluble platelet endothelial cell adhesion molecule-1 and P-selectin are decreased in children with autism spectrum disorder. Biol Psychiatry. 2012;72(12):1020–1025. doi: 10.1016/j.biopsych.2012.05.004.[PMC free article] [PubMed] [CrossRef]

28 Emanuele E, Orsi P, Boso M, Broglia D, Brondino N, Barale F, et al. Low-grade endotoxemia in patients with severe autism. Neuroscience letters. 2010;471:162–165.

29De Magistris L., Familiari V., Pascotto A., Sapone A., Frolli A., Iardino P., Militerni R. Alterations of the Intestinal Barrier in Patients with Autism Spectrum Disorders and in Their First-Degree Relatives. J. Pediatr. Gastroenterol. Nutr. 2010;51:418–424. doi: 10.1097/MPG.0b013e3181dcc4a5. [PubMed] [CrossRef]

30Esnafoglu E., Cırrık S., Ayyıldız S.N., Erdil A., Ertürk E.Y., Daglı A., Noyan T. Increased Serum Zonulin Levels as an Intestinal Permeability Marker in Autistic Subjects. J. Pediatr. 2017;188:240–244. doi: 10.1016/j.jpeds.2017.04.004. [PubMed] [CrossRef]

31 Fiorentino M., Sapone A., Senger S., Camhi S.S., Kadzielski S.M., Buie T.M., Kelly D.L., Cascella N., Fasano A. Blood-Brain Barrier and Intestinal Epithelial Barrier Alterations in Autism Spectrum Disorders. Mol. Autism. 2016;7 doi: 10.1186/s13229-016-0110-z. [PMC free article] [PubMed] [CrossRef]

32 Emanuele E., Orsi P., Boso M., Broglia D., NBrondino N., Barale F., di Nemi S.U., Politi P. Low-Grade Endotoxemia in Patients with Severe Autism. Neurosci. Lett. 2010;471:162–165. doi: 10.1016/j.neulet.2010.01.033. [PubMed] [CrossRef]

33Ming X., Stein T.P., Barnes V., Rhodes N., Guo L. Metabolic Perturbance in Autism Spectrum Disorders: A Metabolomics Study. J. Proteome Res. 2012;11:5856–5862. doi: 10.1021/pr300910n.[PubMed] [CrossRef]

34Carabotti M. The Gut-Brain Axis: Interactions between Enteric Microbiota, Central and Enteric Nervous Systems. Ann. Gastroenterol. 2015;28:203–209. 

35 Gastrointestinal microbiota in children with autism in Slovakia.Tomova A, Husarova V, Lakatosova S, Bakos J, Vlkova B, Babinska K, Ostatnikova D Physiol Behav. 2015 Jan; 138():179-87.

E se i batteri “pensassero” alla nostra salute mentale?

Quante volte abbiamo sentito dire che l’intestino è il nostro secondo cervello?

Tra il sistema nervoso centrale e la fitta rete di cellule nervose che troviamo nell’intestino (il cosiddetto sistema nervoso enterico) c’è, infatti, un’intensa e continua comunicazione bidirezionale. Un po’ tutti ne abbiamo sperimentato gli effetti: chi non ha mai sofferto di mal di pancia o addirittura di attacchi incontrollabili di diarrea prima di un esame o di un evento importante nella propria vita? Quanti hanno avuto le famose farfalle allo stomaco dopo essere stati colpiti dalle frecce di Cupido?

Che intestino e cervello possano comunicare è noto da lungo tempo; tuttavia, è stato scoperto che in questa via di comunicazione gioca un ruolo molto importante anche un altro attore: il microbiota intestinale.

Le nuove frontiere dell’immunologia già sembrano puntare molto sulla grandissima comunità di microbi che popola il nostro apparato digerente e in particolare l’intestino. Tra le funzioni benefiche più importanti che vengono riconosciute al microbiota, ricordiamo:

  • Mantiene continuamente un basso livello di infiammazione intestinale, necessario, soprattutto nei primi anni di vita, per un sano sviluppo del sistema immunitario
  • Dalla funzione precedente scaturisce prevenzione per allergie, asma, dermatiti, patologie autoimmuni, nonché protezione da infezioni batteriche e virali
  • E’ fondamentale per una corretta funzionalità intestinale: sono ormai di uso comune i cosiddetti probiotici, tanto nella cura quanto nella prevenzione di stipsi e diarrea

L’aspetto più affascinante risiede nel fatto che i minuscoli abitanti dell’intestino siano in grado di influenzare anche le funzionalità nervose; infatti, ormai si parla di asse cervello – intestino – microbiota. Lungo tale asse le informazioni corrono tra un membro e l’altro in maniera bidirezionale: ciò significa che non è soltanto il cervello a poter inviare comandi o comunque messaggi in generale ad intestino e microbiota, ma che anche questi ultimi due possano a loro volta influenzare il cervello stesso. In particolare il microbiota può inviare segnali al cervello sia attraverso i neuroni del sistema nervoso enterico, sia attraverso le vie nervose esterne all’intestino, nonché tramite percorsi neuro-endocrini.

Pensare che i batteri intestinali riescano a controllare in qualche modo i processi nervosi ha un fascino enorme. Gli studi condotti finora non sono ancora molto chiari in merito ai meccanismi di tali intrecci biologici. Tuttavia il principio di base sembrerebbe essere molto semplice: in tutte le persone con disturbi riguardanti il sistema nervoso (depressione, autismo, malattie neurodegenerative, ecc.) i livelli di citochine infiammatorie sono molto alti; i batteri “buoni”, i cosiddetti psicobiotici, sono in grado di abbassare tali livelli per mezzo di attività biochimiche, e questo non può che riflettersi positivamente sulla salute mentale.

Pertanto, pensare al ripristino dell’eubiosi, cioè il sano equilibrio tra le varie specie microbiche che popolano il nostro organismo (in particolar modo l’intestino), potrebbe essere un validissimo supporto per la prevenzione o addirittura la cura delle malattie del sistema nervoso.

BIBLIOGRAFIA

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Dieta, microbiota e prevenzione del carcinoma colon-rettale (CRC)

“Siamo quello che mangiamo”. Questa frase è stata confermata da molti studi che hanno dimostrato che la nutrizione ha un alto impatto sul rischio di insorgenza di numerose patologie come quelle cardiovascolari o tumorali. I fattori dietetici sono tra i principali ad avere una maggiore rilevanza nell’evoluzione del carcinoma colon-rettale (CRC). Nella patogenesi del CRC sono coinvolti diversi aspetti inclusi la predisposizione genetica, lo stile di vita, l’età e la presenza di infiammazioni croniche in atto. Solo recentemente è stato riconosciuto che il microbiota intestinale potrebbe costituire un importante anello mancante nell’interazione tra dieta ed un possibile successivo sviluppo della patologia tumorale. I fattori dietetici, infatti, influenzano in maniera importante la composizione del microbiota intestinale. Diversi studi pre-clinici e clinici hanno recentemente suggerito che uno squilibrio del microbiota intestinale potrebbe essere potenzialmente una tra le cause di insorgenza di CRC.

I fattori dietetici possono favorire la carcinogenesi apportando modifiche a livello del microbiota commensale,  agendo soprattutto su particolari popolazioni batteriche quali: Fusobacterium nucleatum, Escherichia coli, Akkermansia muciniphila o Bacteroides fragilis. E’ stato recentemente scoperto che, in particolare, sia  il ceppo Akkermansia muciniphila ad influenzare la risposta del tumore agli agenti chemioterapici ed agli inibitori del checkpoint immunitario.

Nonostante il successo degli screening mediante colonscopia ed i recenti progressi nella cura del cancro, il CRC rimane tutt’oggi una delle più comuni forme di cancro diagnosticate, con un significante incremento di incidenza nei Paesi in via di sviluppo, dove le persone si sono adattate allo stile di vita dei Paesi occidentali. La dieta rimane essere un elemento di forte impatto nell’eziopatogenesi del CRC. Diversi studi epidemiologici hanno suggerito, inoltre, che un eccessivo apporto di proteine animali e di grassi, specialmente da carni rosse e processate, possono accrescere il rischio di  CRC, mentre un adeguato apporto di fibra può proteggere dall’insorgenza di tale forma tumorale. I meccanismi sono stati studiati sul modello animale. La dieta, infatti, influenza la struttura ed il metabolismo del microbiota intestinale. Il butirrato, un acido grasso a catena corta (SCFAs), può proteggere le cellule dell’epitelio intestinale dalla trasformazione neoplastica grazie alle sue proprietà antinfiammatorie, antiproliferative, immunomodulatrici, regolatorie di sistemi genetici ed epigenetici e favorendo mantenimento dell’omeostasi del microbiota colonizzante.

Al contrario, la fermentazione proteica e la deconiugazione dell’acido biliare, che può danneggiare il microbiota favorendo processi pro-infiammatori e pro-neoplastici, possono incrementare il pericolo di sviluppare un CRC. Si può quindi concludere che una dieta bilanciata con un corretto apporto di fibre, potrebbe prevenire in maniera significativa il rischio di CRC.

 

 

Bibliografia

 

  • Niederreiter LAdolph TETilg H, Food, microbiome and colorectal cancer, Digestive and liver disease, 2018
  • Yang JYu J,The association of diet, gut microbiota and colorectal cancer: what we eat may imply what we get, Protein & Cells, 2018

SIBO: quando il microbiota intestinale diventa invadente

SIBO è l’acronimo di un fenomeno conosciuto dagli esperti con il nome completo di Small Intestinal Bacterial Overgrowth, ovvero sovracrescita batterica nel piccolo intestino. Ormai ognuno è a conoscenza del fatto che non sia il solo ad abitare il proprio corpo: il nostro apparato digerente è il sito anatomico che più di qualsiasi altro ospita un popoloso microbiota, cioè un insieme di microrganismi, per lo più di natura batterica, che normalmente sono di grande aiuto alla salvaguardia della salute dell’organismo, contribuendo, ad esempio, a contrastare i patogeni.

Le dimensioni dell’insieme di cellule batteriche vanno aumentando man mano che si procede lungo il lume del tubo digerente, arrivando ai valori più alti nel colon; basti sapere che dei circa 1014 componenti microbici, circa il 70% si trova proprio nel grande intestino (il colon, appunto). Il piccolo intestino, il tenue, generalmente è molto meno abitato, con numeri non superiori a 104 batteri/ml; quando tali valori superano la soglia di 105/ml si instaura una SIBO, con una variazione qualitativa oltre che quantitativa del microbiota locale, spesso causata da una contaminazione da abitanti tipicamente residenti nel colon. Ne conseguirà una sintomatologia con diarrea, meterorismo e dolori addominali ricorrenti; tali effetti possono avere una gravità molto variabile, andando da quei casi in cui i disturbi sono blandi a tal punto da non essere presi in considerazione dal paziente, per arrivare alle forme più gravi con malassorbimenti di nutrienti.

La modalità per mezzo della quale inequivocabilmente può essere posta diagnosi di SIBO è rappresentata dalla raccolta mediante sondaggio e successiva coltura diretta del contenuto intestinale. Tuttavia, nella pratica clinica  per la maggior parte dei casi si preferisce procedere a tecniche poco invasive quali quelle dei breath test al glucosio e al lattulosio, che misurano le concentrazioni di H2 e CH4.

La classica terapia implementata per la cura della SIBO prevede l’impiego di antibiotici, con il supporto di una corretta alimentazione, eventualmente integrata con prebiotici e probiotici. Proprio nei confronti di tali integrazioni, soprattutto di probiotici, sono state nutrite alte aspettative, a carattere non solo curativo, ma anche in un’ottica di prevenzione per la SIBO; tuttavia, un recente studio ha dimostrato che, pur essendo molto validi nel trattamento del disturbo conclamato, essi risultano inefficaci a fini precauzionali.

Ma quali sono le cause della SIBO? Malattie infiammatorie croniche intestinali, alterazioni del sistema nervoso, ostruzioni intestinali, malattie autoimmuni e assunzione prolungata di inibitori di pompa protonica sono soltanto alcuni dei possibili elementi scatenanti. Altro fattore di rischio risulta essere l’obesità, in accordo a quanto sottolineato da uno studio che ha dimostrato come la SIBO fosse presente nell’88,9% dei soggetti obesi analizzati, contro il 42,9% dei non obesi, evidenziando altresì marcate differenze qualitative tra i microbiomi dei due gruppi.

La stessa (ben più famosa e acclarata) sindrome del colon irritabile potrebbe avere nel caos della sua eziopatogenesi multifattoriale proprio una SIBO. Questo può indurci a comprendere quanto sia importante essere a conoscenza di una problematica che resta ancora ignota ai più, spesso anche tra gli addetti ai lavori del settore medico-biologico.

E’ bene stare attenti ai segnali che il nostro intestino ci invia, per intervenire quanto prima e nella maniera più adeguata per la diagnosi e la cura di questo tipo di problematica; infatti, lavorando in maniera subdola, una SIBO potrebbe causare danni che non sono da considerarsi di secondaria importanza, di natura funzionale, come ad esempio la fastidiosa sindrome del colon irritabile, o organica, come anemie conseguenti a malassorbimenti intestinali.

 

BIBLIOGRAFIA

Bures J, Cyrany J, Kohoutova D, et al. Small intestinal bacterial overgrowth syndrome. World J Gastroenterolog. 2010 Jun 28;16(24):2978-90.

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Ghoshal UC, Shukla R, Ghoshal U. Small Intestinal Bacterial Overgrowth and Irritable Bowel Syndrome: a bridge between functional organic dichotomy. Gut Liver. 2017 Mar 15;11(2):196-208.

Il ruolo del Nutrizionista nei confronti del Microbiota

I disturbi intestinali, l’Obesità, l’infiammazione e tutte quelle malattie che sono strettamente correlate con l’alterazione dell’equilibrio dell’ecologia microbica intestinale, sono attualmente un problema sociale che interessa più del 70% della popolazione [1].Sicuramente è l’alimentazione a giocare un ruolo fondamentale in questi disequilibri; in quanto essa incide in modo assoluto già nella prima fase della nostra vita, quando già si viene a creare una sorta di spartiacque tra coloro che hanno potuto usufruire del latte materno e i bambini che invece per vari motivi non ha potuto usufruirne e che quindi hanno sviluppano una flora batterica completamente diversa, caratterizzando il loro percorso, e secondo recenti studi anche la non tollerabilità ad alcuni alimenti. E poi durante il corso della vita, l’alimento modifica di volta in volta l’identità di ciascun individuo, diventando parte di esso, poiché avere una buona massa muscolare, significa anche avere avuto il buon senso di mangiare amminoacidi, i quali hanno potuto avviare un processo di sintesi proteica e così via. Il microbiologo russo Metchinikoff, Premio Nobel, nel 1908 fece per la prima volta una correlazione tra la longevità di alcune popolazioni dei Balcani e gli alimenti, portando ad affermare che la flora batterica modificata dall’alimentazione creava delle condizioni di antagonizzazione dei processi putrefattivi riportando tutto in una condizione ideale [2]. Nella storia del Microbiota sono state riportate circa dalle 1000 alle 1500 specie batteriche differenti nell’uomo, ognuna con un range di distribuzione differente, mentre recenti studi ne hanno riportate circa 200-400, e la risposta a questa differenza non è tanto l’alimento di per sé, ma quello che contiene l’alimento [3]. Siamo infatti, continuamente circondati da cibi che contengono una grande quantità di antibiotici, i quali vengono utilizzati all’interno degli allevamenti; questo fa sì che non solo alcune popolazioni batteriche vengono selezionate a discapito di altre, ma anche che gli animali d’allevamento producano meno vitamina B12, che è sempre più carente anche nel paziente che mangia proteine [4]. Un altro aspetto da considerare, riguarda il Microbiota e il suo rapporto con gli alimenti che contengono Nitrati come i salumi e i vegetali che ne sono particolarmente ricchi, poiché questi sia durante la conservazione in frigo che ad opera dell’acido cloridrico presente nello stomaco, vengono convertiti in Nitriti, i quali in presenza di ammine si trasformano in Nitrosammine, i più potenti agenti tumorali del nostro intestino, ma in presenza di una sana flora batterica intestinale, in particolare dei Bifidobatteri, questa conversione di Nitrati in Nitriti è molto limitata [5]. Dunque quando si viene ad alterare l’ecosistema microbico, si viene anche a perdere un sistema protettivo microbico, in quanto vengono a mancare una serie di sistemi (antineoplastico, vitaminico e antibatterico naturale) che inviano l’organismo via via verso disturbi meno gravi come l’ansia, la depressione, il nervosismo, l’alitosi o le dermatiti fino ad arrivare a vere e proprie modifiche d’organo come i diverticoli, i polipi e i tumori. Dunque risulta abbastanza chiaro che oggigiorno, l’esigenza di rivolgersi ad un Nutrizionista solo per una dieta ipocalorica è riduttivo, ma piuttosto la consapevolezza di avere una buona conoscenza alimentare, il che non significa soltanto dimagrire, ma raggiungere un’armonia con il cibo, che permette di gestire al meglio le attività quotidiane, è necessaria. Perché una sana alimentazione significa uno stile di vita più salutare, minore incidenza di tumori e malattie cardiovascolari (la prima causa di morte), un freno alla vecchiaia e così via [6]. Questa formazione alimentare, si focalizza su 3 concetti fondamentali, necessari sia per la prevenzione che per il miglioramento del benessere intestinale in qualsiasi momento di vita:
  • Mantenere un sano e corretto stile alimentare andando a correggere le cattive abitudini che sono causa dell’insorgenza e del perpetuarsi dei problemi;
  • Mantenere attiva ed equilibrata la flora batterica intestinale, andando a integrare l’alimentazione con probiotici, prebiotici e fitoterapici in grado di migliorare lo stato della flora batterica intestinale;
  • Mantenere libero il tratto intestinale, andando a favorire un corretto transito intestinale e limitando l’accumulo di scorie [7] [8] [9].

BIBLIOGRAFIA

  • [1] World Health Organization (WHO). Obesity and overweight. January 2015. http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs311/en/. Accessed 2 April 2016.
  • [2] Kaufmann SH. Elie Metchnikoff’s and Paul Ehrlich’s impact on infection biology, Microbes and Infection 2008;10: 1417-1419.
  • [3] Théodorides, J. La mentalidad etiopatológica. La microbiología médica, En: Pedro Laín (dir) Historia Universal de la Medicina, Barcelona, Salvat, 1974, vol. 6, pp. 175-201.
  • [4] Reardon S. Antibioticresistance sweeping developing world. Nature 2014;509: 141-142.
  • [5] Bressanini D. Le bugie nel carrello. Chiarelettere Editore 2013.
  • [6] Brennan SF, et al. Dietary fat and breast cancer mortality: a systematic review and meta-analysis. 2007;Jun 15;109.
  • [7] Yang Y, Jobin C. Microbial imbalance and intestinal pathologies: connections and contributions. Dis Model Mech. 2014 Oct; 7(10):1131-1142.
  • [8] Aidy SE, van den Bogert B, Kleerebezem M. The small intestine microbiota, nutritional modulation and relevance for health. Curr Opin Biotechnol. 2014 Oct 7;32C:14-20.
  • [9] Linskens RK, Huijsdens XW, Savelkoul PH, et al. The bacterial flora in inflammatory bowel disease: current insights in pathogenesis and the influence of antibiotics and probiotics. Scand J Gastroenterol Suppl 2001;234:29-40.

 

Artrite reumatoide, microbioma e malattia parodontale

L’artrite reumatoide (AR) è una patologia infiammatoria cronica e progressiva a carico delle articolazioni sinoviali, con patogenesi autoimmunitaria e di eziologia sconosciuta. Tra gli studi più recenti emerge, in maniera sempre più chiara, il legame tra l’andamento della patologia e le alterazioni del microbioma, termine utilizzato per descrivere le comunità microbiche presenti a livello orale, intestinale ma anche sulla pelle e nel tratto genito-urinario. Questi batteri sono stati classificati come commensali, simbionti oppure patogeni a seconda delle interazioni con l’ospite. Si è visto che le alterazioni dell’equilibrio intestinale e in particolar modo l’aumento di batteri gram negativi nell’intestino può determinare un aumento di metaboliti tossici prodotti dagli stessi batteri e tali metaboliti potrebbero determinare l’infiammazione dopo essere entrati in circolo. [1] Tale ipotesi è nota come “toxemic factor” ed è stata formulata all’inizio del ventesimo secolo. In uno studio, inoltre si è analizzata la composizione della flora microbica intestinale in pazienti con AR e si è scoperto che c’è un maggior numero di lattobacilli in pazienti affetti da artrite reumatoide rispetto ai controlli (L. salivarius, L. iners, L. ruminis, L.mucosae)[2] [3].

Un altro batterio anaerobio gram negativo, Prevotella copri sembra essere particolarmente rilevante nella patogenesi delle malattie autimmunitarie, inoltre si è trovato lo stesso batterio anche in caso di IBD, intestinal bowel disease e anche un aumento nel plasma dei livelli di trimetilamina N-ossido (TMAO), un substrato predittivo in caso di eventi cardiovascolari negli uomini. Il consumo di carne rossa che contiene L-carnitina produce TMAO e accelera il processo di aterosclerosi nei topi ma ciò non avviene se ci sono variazioni del microbiota intestinale. Questi studi sono rilevanti per poter spiegare la più alta incidenza delle patologie cardiovascolari in alcuni pazienti affetti da AR [4]. Un’altra interessante correlazione riguarda la malattia parodontale (PD), il microbiota orale e l’aggravamento dell’artrite reumatoide, infatti a differenza di quanto accade a livello intestinale, la parodontite è legata al “red complex” che include alcune specie come P. gingivalis, Treponema denticola e Tannerella fortythia [5]. In particolar modo il batterio Porphyromonas gingivalis codifica per un enzima che converte i residui di arginina in citrullina e questo processo genera neo-epitopi che possono far perdere la tolleranza immunologica e far produrre anticorpi anti-proteine citrullinate (ACPAs). Tali anticorpi sono trovati nel 70-80% dei pazienti con AR con esito prognostico negativo [5] [6]. Si può concludere dicendo che risulta fondamentale identificare le specie microbiche al punto che si parla del “Pan-microbioma” che ha l’obiettivo di identificare l’eziopatogenesi di questa patologia ed eventuali marker che permettano l’identificazione di target terapeutici [7].

 

Fonti:

[1] Qin J, Li R, Raes J, Arumugam M, Burgdorf KS, Manichanh C, et al. A human gut microbial gene catalogue established by metagenomic sequencing. Nature. 2010 Mar 4;464(7285):59–65

 

[2] Vaahtovuo J, Munukka E, Korkeamäki M, Luukkainen R, Toivanen P. Fecal Microbiota in Early Rheumatoid Arthritis. J Rheumatol. 2008 Aug 1;35(8):1500–1505.

 

[3]  Liu X, Zou Q, Zeng B, Fang Y, Wei H. Analysis of Fecal Lactobacillus Community Structure in Patients with Early Rheumatoid Arthritis. Curr Microbiol. 2013 Aug 1;67(2):170–176

 

[4] Koeth RA, Wang Z, Levison BS, Buffa JA, Org E, Sheehy BT, et al. Intestinal microbiota metabolism of l-carnitine, a nutrient in red meat, promotes atherosclerosis. Nat Med. 2013 May;19(5):576–585

 

[5] McInnes IB, Schett G. The Pathogenesis of Rheumatoid Arthritis. New England Journal of Medicine. 2011;365(23):2205–2219

 

[6] Barra L, Scinocca M, Saunders S, Bhayana R, Rohekar S, Racapé M, et al. Anti–Citrullinated Protein Antibodies in Unaffected First-Degree Relatives of Rheumatoid Arthritis Patients. Arthritis & Rheumatism. 2013;65(6):1439–1447

 

[7] Brusca SB, Abramson SB, Scher JU. Microbiome and mucosal inflammation as extra-articular triggers for rheumatoid arthritis and autoimmunity. Current opinion in rheumatology. 2014;26(1):101-107

 

Dott.ssa Vincenza Intini