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Air Travel Syndromes – ATS – Sindrome da viaggio aereo : un “concerto discordante” di fattori di rischio per la nostra salute!

Sindrome da viaggio aereo, in inglese “Air Travel Syndromes” (ATS), un termine di recentissima definizione associato ai viaggi aerei, si manifesta come disturbi del sonno, stress fisico e mentale, disturbi gastrointestinali, malattie respiratorie, disturbi circolatori come arresto cardiaco e trombosi, infezioni, depressione e stanchezza. Uno dei principali fattori di rischio è la distruzione del ritmo circadiano conseguente al jet lag e insufficiente secrezione di melatonina, che si traduce in insonnia, stress mentale e affaticamento, ma non solo.

In letteratura è riportato che il viaggio aereo è associato a vari fattori di rischio per la salute attribuiti ad una elevata incidenza di malattie acute o croniche. Difatti, durante la crociera, i frequenti viaggiatori sono esposti a vari fattori di rischio, interni ed esterni, per la salute. La maggior parte dei fattori di rischio descritti nei seguenti paragrafi, hanno come denominatore comune quello di promuove la generazione di radicali liberi che, come vedremo, riducendo le attività degli enzimi antiossidanti promuovono vari effetti avversi sulla nostra salute. Infatti, lo stress ossidativo è di gran lunga il maggiore responsabile dei danni strutturali del DNA, dunque, “direttore d’orchestra” d’innesco di diverse patologie.

I fattori di rischio interni per la salute comprendono affaticamento, stress mentale, alterazioni ormonali e problemi circolatori, mentre i fattori di rischio esterni includono alte altitudini, scarsa qualità interna dell’aria, esposizione alle radiazioni, cibi squilibrati forniti dalle compagnie aeree e senso di ansietà durante incidenti e / o attacchi terroristici.

È riportato che i viaggiatori aerei possono manifestare stress fisici e mentali durante il volo; possono, spesso, provare nervosismo e disagio emotivo. Questi stress mentali potrebbero manifestarsi come affaticamento e conseguente soppressione immunitaria. Inoltre, ad alte quote, siamo esposti a dosi di radiazioni relativamente elevate.

Una volta esposti alle radiazioni, vengono generati radicali liberi, come le specie reattive dell’ossigeno (ROS) o le specie reattive dell’azoto (RNS), che danneggiano le biomolecole, inclusi DNA, proteine e lipidi. Il danno ossidativo può anche essere alla base di altri effetti avversi, come infiammazione, malattie cardiovascolari, disturbi dello sviluppo e anomalie riproduttive.

I meccanismi molecolari alla base delle malattie indotte dalle radiazioni ionizzanti, tra cui il cancro del polmone, della tiroide, la leucemia e melanoma, così come i difetti alla nascita, sono stati ampiamente studiati sia in vitro che in vivo. In particolare, esiste una forte correlazione tra l’esposizione alle radiazioni e aumento di rischio di cancro. Difatti, una recente meta-analisi ha dimostrato che i piloti e l’equipaggio di cabina hanno all’incirca il doppio dell’incidenza di sviluppare un melanoma rispetto alla popolazione generale. Inoltre, secondo gli autori, questo dato potrebbe essere parzialmente correlato all’esposizione in volo di raggi UV e radiazioni cosmiche. Dunque, il livello di esposizione alle radiazioni è un fattore critico sia per l’equipaggio che per i frequenti viaggiatori. Ma a mio avviso, aggiungerei, in accordo con i miei studi e corsi, che senza dubbio la principale causa di ogni male è l’infiammazione !

Importante notare che le prove epidemiologiche relative all’esposizione di radiazioni cosmiche e della qualità dell’aria di professionisti, come gli astronauti, i piloti e gli assistenti di cabina sono limitate. Questi dati sono quasi inesistenti per i viaggiatori aerei e per la popolazione. Urgono dunque ulteriori e repentine indagini anche negli ambienti di lavoro, nelle scuole ed università!!!

Anche i potenziali meccanismi alla base di molte malattie associate a stress mentale o fisico possono comportare la generazione di radicali liberi, come le ROS e RNS, innescando danni ossidativi e squilibri mentali. A questo si aggiunge, inoltre, il fatto che spesso i passeggeri (come studenti, lavoratori, professionisti) devono rimanere seduti per periodi di tempo relativamente lunghi. I posti stretti e l’inattività fisica imposta possono produrre un maggiore stress fisico tra i passeggeri di classe economica rispetto ai viaggiatori di classe business, con rischio di trombosi e malessere psicofisico.

L’ Organizzazione internazionale dell’aviazione civile (ICAO), si è espressa in modo preciso affermando che, nella maggior parte dei casi, questi rischi potrebbero essere evitati attraverso una prevenzione tempestiva ed accurata (ICAO 2016). Tuttavia, in questi studi si è visto che i frequenti viaggiatori ed i piloti /e , soffrono più di stress mentale e di alterazioni ormonali a causa delle differenze di orario tra i paesi di partenza e di arrivo, con relativa distruzione del prezioso ritmo circadiano.

Il ritmo circadiano, definito come oscillazioni  con un periodo di circa 24 ore, influenza il comportamento umano, la fisiologia ed il metabolismo. Per molti anni si è pensato ci fosse un unico orologio, in realtà oggi sappiamo che sono diversi e tutti sincronizzati, sparsi nei vari organi. Alterazioni significative della funzionalità dell’orologio circadiano nell’uomo possono determinare alcune, cosiddette, cronopatologie.

La distruzione del ritmo circadiano, infatti, è correlata all’invecchiamento, alla neurotossicità, al diabete, nefrotossicità ed obesità, all’ipertensione, alle malattie cardiovascolari e al cancro, psicosi ed altre forme di disturbo neuronale e del comportamento. Inoltre, cambiamenti nella secrezione di melatonina dalla ghiandola pineale, conseguente alla distruzione del ritmo circadiano, disturbano il sonno e inducono l’insonnia, ma non solo. La secrezione anormale della melatonina può aumentare lo stress ossidativo e, come abbiamo visto, la suscettibilità alle malattieLa melatonina, elimina direttamente i radicali liberi e migliora indirettamente gli effetti degli antiossidanti. Dunque, offre una moltitudine di vantaggi fisiologici e metabolici per far fronte allo stress ossidativo indotto dalla distruzione del ritmo circadiano e / o dalla stanchezza cronica, causa oltretutto di depressione (burnout).

In accordo con altri studi, visto che la produzione di radicali liberi induce anche disturbi neurologici, lo stress ossidativo può essere attenuato dal trattamento con vitamine antiossidanti. Pertanto, tali studi indicano che la sindrome da stanchezza cronica e la depressione che si verificano durante il viaggio aereo potrebbero essere diminuite dall’integrazione di antiossidanti con melatonina o vitamina C / E.

Per quanto riguarda il disturbo del jet lagla disfunzione del ritmo circadiano e, di conseguenza, le alterazioni del sistema endocrino sono spesso riscontrate da frequenti viaggiatori aerei che attraversano più fusi orari. Dunque i più colpiti sono senza dubbio i piloti, e le pilote, in particolare, visto che essendo donne, sono già soggette a fluttuazioni ormonali più importanti rispetto al genere maschile! Alcuni viaggiatori fanno affidamento sul consumo di bevande alcoliche per superare l’insonnia; tuttavia, ciò può aggravare condizioni mentali o patologiche. Al contrario, come abbiamo visto, l‘integrazione antiossidante può essere utile per l’insonnia, l’affaticamento e per stress mentali e fisici.

Ulteriori studi riportano che i piloti che volano ad altitudini più elevate mostrano una minore vigilanza rispetto ai piloti che volano ad altitudini più basse. Inoltre i primi presentano diminuita frequenza respiratoria e aumento della frequenza cardiaca. Infatti, la ridotta pressione nella cabina dell’aeromobile induce significative riduzioni della saturazione di ossigeno nei passeggeri, equipaggio e piloti, anche diverse ore dopo un volo. Rappresenta, dunque, un altro fattore di rischio importante in quanto, generando ipossia, induce la “tempesta” di radicali liberi con le relative conseguenze (i.e. stress ossidativo e alterazioni delle funzioni biologiche). L’ipossia si verifica, in particolare, nelle cabine degli aerei ad alta quota quando la pressione dell’aria in cabina è relativamente bassa e la quantità di ossigeno trasportata nel sangue è ridotta rispetto a quella a livello del mare (WHO 2018).

L’ipossia ad alta quota può, oltretutto, giocare un ruolo importante nella produzione di infiammazione, ulcera gastrica o sanguinamento e malattia infiammatoria intestinale, come anche la cosiddetta malattia da alta quota. Quest’ultima comprende mal di testa, stanchezza, vertigini, nausea, edema cerebrale, diminuzione della coscienza ed edema polmonare.  Pertanto, i viaggiatori aerei con malattie cardiache e polmonari e disordini del sangue (ad es. anemia falciforme), possono richiedere un apporto di ossigeno supplementare durante il volo (WHO 2018).

Diversi ricercatori hanno dimostrato che oltre agli integratori di vitamina (C, E) antiossidante, la propoli, la melatonina, il consumo di succhi di frutta o verdure fresche, erbe antiossidanti o piante potrebbero efficacemente eliminare i radicali liberi, dunque può aiutare a ridurre o prevenire queste manifestazioni avverse. Il sonno profondo, invece, può essere una strategia efficace per far fronte ai disturbi del ritmo circadiano durante i viaggi aerei in sinergia con melatonina. In aggiunta, dispositivi per dormire o sedili comodi sono un valido aiuto per l’insonnia.

Ancora, altri fattori di rischio importanti associati al viaggio comprendono malattie infettive quali, il colera, HIV, la sindrome respiratoria del Medio Oriente, la malaria, il morbillo, la polmonite, la legionellosi, l’influenza e l’ebola. Sono necessari sforzi globali per prevenire la diffusione internazionale di malattie infettive tra i viaggiatori prima, durante e dopo i voli. Tuttavia grazie ai risvolti nanotecnologici (come ad esempio i nanomateriali autopulenti e autoriparanti) e allo sviluppo della medicina di precisione, dell’omica (i.e. “fotografia” personalizzata del nostro stato infiammatorio in modo personalizzato) ed all’avvento di CRISPR-Cas9, una tecnologia di modifica genetica, si pensa che l’editing del genoma possa potenzialmente essere usato per creare deliberatamente un agente patogeno presente nell’aria da utilizzare come arma biologica, anche e soprattutto nei siti aeroportuali e aerei.

Amerei concludere esprimendo che, a mio avviso e secondo i miei studi, per ridurre patologie e / o incidenti aerei, stress cronico da lavoro, etc., il monitoraggio preciso ed accurato, l’integrazione nutrizionale personalizzata (e ad oggi è possibile, cfr. omica), in sinergia con vitamine, “parafulmini” delle nostre cellule , melatonina (come proposto dagli autori) ed altri integratori specifici per ogni singola persona, come probiotici, antinfiammatori, antiossidanti, attività fisica, relax, digiuno e meditazione, in particolare per i piloti / e, ma anche, per i frequenti viaggiatori aerei, equipaggio e staff, sono dei tasselli fondamentali da raggiungere quanto prima.

Inoltre,  la medesima distruzione del ritmo circadiano -come altri fattori di rischio per la salute riscontrati in tale sindrome (ATS) – è sovente ritrovarla tra studenti, ricercatori e lavoratori, dunque il discorso vale per tutti noi, a prescindere se viaggiamo spesso o meno. Infatti, più gravi e durature del jet lag sono le patologie che possono essere attribuite ad attività lavorative cronicamente soggette a regimi di turnazione nel lavoro (shift-work). Urge, dunque, un monitoraggio personalizzato e preciso a 360 gradi! La prevenzione e, come sempre, la sinergia tra naturale ed artificiale è la chiave per vincere anche queste “battaglie”!

Riferimenti bibliografici

[1] Jeum-Nam Kim & Byung-Mu Lee (2018) Risk management of free radicals involved in air travel syndromes by antioxidants, Journal of Toxicology and Environmental Health, Part B, 21:2, 47-60, DOI: 10.1080/10937404.2018.1427914 

[2] Martin and Boland Globalization and Health (2018) 14:28 

[3] ICAO DOC 9966 – Manual for the Oversight of Fatigue Management Approaches. Second edition, 2016

[4] ICAO-Doc 8984 – Manual of Civil Aviation Medicine, third Editions – 2012

[5] http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0092867402012254

[6] L. Mattera. Scienzintasca 2018. Sindrome da burnout: un “mostro” silenzioso da conoscere e sconfiggere

[7] L. Mattera. Scienzintasca 2017. Epigenetica: viaggiamo nel suo magico nanomondo.

Ballerina, sì “il direttore d’orchestra” della tua vita. Essere “magri” non vuol dire non mangiare!! No al “tunnel nero”

Ehi tu ballerina / o, si parlo proprio con te. Stai tranquilla, non ti parla il dottore, la nutrizionista, ma la dott.ssa Lucia Mattera in veste di ex danzatrice. Non voglio dirti cosa mangiare e non voglio assolutamente che diventi grassa e brutta. Voglio solo farti riflettere.

Ascolta, si lo so, la danza è tutta la tua vita, altrimenti non passeresti ore ed ore a provare e riprovare mentre tutti i tuoi coetanei si divertono iniziando a bere e ad andare in discoteca. Non sorrideresti, quando, durante uno spettacolo, pouf, le bolle si aprono e, ahimè sei sul palco, devi continuare a danzare e a sorridere per trasmettere la tua emozione al pubblico e per portar a buon fine lo spettacolo, ma in cuor tuo stai “morendo”. Continui, fin quando, non appena varchi le quinte dici “parolacce” asciughi il sangue, il sudore, ed a volta le lacrime (frutto, spesso, di un connubio perfetto tra emozione, stress e dolore), poni i medicamenti sulle bolle, ti mascheri del sorriso e sei pronta per ricominciare il secondo tempo. Torni a casa, benedetta acqua e sale, ghiaccio e pastrocchi simili “salva vita”.

Ascoltami bene adesso, lo so, nella danza, in particolare classica, ci sono tante regole, spesso dure e purtroppo, a volte, i modelli ci portano a cadere nel non mangiare o, peggio, nel mangiare e vomitare per poter mantenere o diminuire quella forma. Fanciulle care, conoscete il detto, sbagliando s’impara? Beh, sappiate che esistono delle “pozioni magiche” per potervi nutrire e restare nel “peso ideale” imposto. Ma vi ricordo, perché lo sapete bene, che una vera danzatrice non è un peso od un corpo ideale, lo è quando riesce ad emozionarsi e ad emozionare mentre danza, quando raggiunge una simbiosi con la musica, con il centro della terra. Riesce ad arrivare in equilibrio con l’Universo, sinonimo ecclettico di meditazione.

Ricordo con piacere commovente, l’elisir di piacere che una ballerina prova, quando chiude gli occhi, si lascia trasportare dalla musica e dalle sue emozioni…si ha realmente l’impressione di fluttuare nel cosmo. La stessa emozione, me l’ha trasmessa mio padre nell’ascoltare e farsi trasportare dall’opera lirica. Dunque, il discorso vale per ognuno di noi che provando emozioni, medita anche se non lo sa.

Sai che quando danzi componi un’opera d’arte? Dai movimento alla musica, sei speciale come lo è l’epigenetica per te che dà movimento ai tuoi geni. Ecco, sai cosa accade ad essi, alle tue cellule, al tuo corpo e alla tua anima se continui a non nutrirli o a farlo male? Puoi trovarti, senza saperlo, nel tunnel nero dell’anoressia e / o bulimia, modifichi la tua epigenetica.

Ti racconto un’esperienza di una mia cara amica. Ha così fatto indebolire i suoi geni, quindi parte del suo corpo, delle sue ossa, che una caduta forte e violenta, ma “banale”, l’ha costretta ad abbandonare un sogno, quello di divenire una grande ballerina. Ti confido però, che anche io ora non danzo più ma la danza mi ha donato la possibilità di inseguire un altro sogno, un’altra passione. Si tratta di un altro tipo di arte, della scienza, della ricerca.

La danza ti dona la forza e l’energia di affrontare la vita sempre con il sorriso, che sia una maschera o meno, il sol fatto di sorridere ci nutre d’amore e il sol fatto di provare emozioni così forti e genuine fanno bene alla nostra mente e al nostro corpo.

Rifletti, i tuoi geni, il tuo corpo, la tua epigenetica non sei altro che tu, e perfino in condizioni avverse è tua alleata. Ebbene, i sofisticati meccanismi del tuo corpo, vanno avanti, riparano i danni e permettono all’epigenetica, “il nostro direttore d’orchestra”, di dirigere il nostro destino. Ed anche se il danno risulta cronico, giorno dopo giorno, proprio come te, che non abbandoneresti mai il palcoscenico, continuano. A lungo andare il continuare in “note discordanti” non va mai bene, prima o poi si crolla in “malattia”.

Voglio, dunque, dirti, meravigliosa creatura, che devi far danzare in modo armonico anche i tuoi geni, non solo il tuo corpo. Non donare emozioni solo al pubblico, fallo prima per te e poi per il tuo pubblico.

Vola e fallo leggere alle tue colleghe, amiche o insegnanti, alcune delle quali sono, forse, le prime che hanno bisogno di ricordarsi quanto speciali siano, siamo e siete e, quanto prezioso sia nutrire i nostri geni. Affidati a specialisti in nutrizione locali, sono loro le “pozioni magiche” non spegnere la stella che è in te. Prendi le bacchette e si direttore dello spettacolo della tua vita.

Ti saluto collega,

Lucia Mattera

Sindrome da burnout: un “mostro” silenzioso da conoscere e sconfiggere

La sindrome da burnout, è una condizione causata da stress cronico che conduce ad una vera e propria pericolosa depressione. Provoca, nei soggetti che ne soffrono, crisi di panico, ansia, apatia, stanchezza cronica, irascibilità e nei casi più gravi può portare sin anche al suicidio. Dobbiamo immaginare che il nostro organismo funziona come un orologio, il cosiddetto ritmo circadiano. Quando accumuliamo stress dopo stress, può accadere che le ”pile dell’orologio” si esauriscano. Prima ancora di intervenire con una soluzione facile, quale ne compro delle nuove, gli diamo una “scossa”, proviamo a “resettarle” e ricaricarle. Parimenti, in vista di uno stato depressivo del genere, la soluzione facile è l’uso di antidepressivi, che possono però, provocare dipendenza. Esiste un rimedio “naturale” (il riposo, alimentazione equilibrata e movimento), se, attenzione è nelle fasi iniziali.

Oggigiorno sappiamo che ogni nostra singola cellula ha il suo orologio interno, il suo ritmo circadiano, che è intimamente legato all’epigenetica, se non gli diamo del “tempo” per rilassarsi, se ogni tanto non gli diamo una “scossa” o non la “resettiamo”, la cellula prima o poi “impazzirà”. Questo è ciò che accade durante tale stato depressivo. Conoscendo i collegamenti molecolari e cellulari esistenti tra nutrizione, metabolismo e tale controllo epigenetico, nasce l’importanza di prendersene cura soprattutto attraverso lo stile di vita. Inoltre sapendo che, spesso, una delle cause della depressione, apatia e mancanza di forza, è riconducibile ad una carenza di nutrienti essenziali -quali i preziosi sali minerali, vitamine antiossidanti etc.- una alimentazione equilibrata, con i giusti macro e micronutrienti unita ad una buona attività fisica adattata alla persona e la meditazione sarebbe la scelta giusta. Purtroppo, la tecnologia moderna e lo stile di vita troppo dinamico, turni di lavoro strazianti, “junk food” in tutte le sue forme, stanno contribuendo sempre di più a “disturbare” il nostro equilibrio interno, alterando i nostri “ritmi molecolari”, conducendo a gravi alterazioni fisiologiche ed allo sviluppo di patologie di “nuova generazione”, come appunto tale sindrome.

Riporto qui di seguito alcune cause e / o conseguenze di questa grave depressione. Beh, può capitare che dopo diversi mesi, durante i quali, per un motivo o per un altro, ci si dimentichi di prendersi cura del nostro corpo, dunque non riposiamo, quasi per nulla, si lavora e non si pensa ad altro. Ad un certo punto si può perdere completamente il controllo di sé stessi e del proprio corpo. Può capitare di arrivare al punto di sentirsi “paralizzati”, o riuscire appena a fare pochi passi ed avere l’impressione di aver scalato una montagna. Ci si può sentire ovattati, senza forza. Il burnout, infatti, è tale “condizione”, uno stato d’animo, una risposta del nostro organismo dovuto ad uno stress cronico che altera completamente il nostro orologio interno. Lo stress cronico può essere paragonato ad una dipendenza, come una droga, allorché tu lavori fino a quando il tuo corpo diventa non più responsivo. La risposta facile e semplice, abbiamo visto, è l’uso di antidepressivi, ma tali potenti farmaci ci tolgono una “dipendenza” e ce ne portano un’altra.

La sindrome da burnout è molto sviluppata nel mondo del lavoro e purtroppo, spesso, sottovalutata. In modo particolare, tale esaurimento emotivo e fisico è riscontrabile maggiormente tra i ricercatori precari, a tempo pieno, le infermiere ed i medici, tra gli studenti ed insegnanti. In poche parole, tale mostro può presentarsi tra tutti i tipi di lavoratori, spesso derivato anche dai bassi livelli di realizzazione personale e / o da orari di lavoro massacranti, come quelli di un genitore / lavoratore. Se non presa e curata in tempo o se, anche se presa nelle fasi più avanzate, dove l’intervento farmacologico è ineludibile, bisogna sconfiggerla altrimenti conduce a diversi riscontri negativi.

In primis, visto che la maggior parte dei soggetti che ne soffre, lavora nel campo dell’healthcare, il lavoro ne risente negativamente, dunque a domino ne risente la diagnosi e terapia adeguata del paziente a causa di errori (derivati da uno stato confusionario che la sindrome apporta) ad esempio. Un tale risultato negativo, porta alla sottostima ancor di più del lavoratore e, dunque, alla progressione di tale patologia. Se non si pensa prima al benessere psicofisico del personale di quel dato settore, che sia ricerca accademica, produzione aziendale, volontariato, ospedali, libero professionista, genitori, scuole, etc., insomma in tutti i settori e campi di applicazione, medica e non medica, ne risente non solo la persona / lavoratore in prima persona, ma a domino, l’intera società.

Prevenire, dunque, tali “tunnel neri”, che ci fanno ammalare, attraverso un ottimo stile di vita, una sana alimentazione, “digiuno-terapia” (se possibile), qualità del sonno, che donano il giusto equilibrio al nostro orologio biologico, unico per ogni nostra singola cellula, attraverso anche e soprattutto l’attività fisica ed il “relax”. La sinergia di questi atti, ha il potere di riequilibrare anche e soprattutto il nostro secondo cervello, il nostro microbioma – produttore del 98 % della serotonina, il cosiddetto ormone della felicità- dunque, la nostra serenità, il nostro benessere e le nostre difese immunitarie.

Tale depressione, realmente è un mostro da “scoprire” e sconfiggere. Tutti ne possiamo soffrire silenziosamente, ecco l’importanza e l’accento sull’equilibrio tra mente e corpo. La sinergia di cure naturali con quelle artificiali ha sempre una marcia in più. Ma il primo antidoto è sempre ritrovare l’equilibrio naturale, resettando e riprogrammando quelle membrane cellulari – “cervello” intelligente delle nostre cellule – difettose. Trovare tale sinergia ed equilibrio è la chiave per poter prevenire, migliorare, trattare e curare molti dei disturbi cronici diffusi nella società odierna, come la sindrome da burnout appena descritta.

Riferimenti bibliografici

[1] Fuente, Guillermo A. et al., 2018. Prevalence of burnout syndrome in oncology nursing: A meta‐analytic study. Psycho‐Oncology 1099-1611.

[2] Pilorz, V., Helfrich-Förster, C. & Oster, H. Pflugers Arch – The role of the circadian clock system in physiology. Eur J Physiol (2018) 470: 227. https://doi.org/10.1007/s00424-017-2103-y

[3] Schibler, Ueli and Sassone-Corsi, Paolo. A Web of Circadian Pacemakers. Cell 2002.