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Il Kefir : un probiotico isolato da un alimento millenario.

Il KEFIR è una bevanda acida, a base di latte o acqua, ricca di fermenti lattici e probiotici. Ottenuta mediante fermentazione con batteri lattici. Contiene circa lo 0,8% di acido lattico ed a seconda delle modalità di fermentazione può avere un piccolo contenuto di CO2 e di alcool, dovuti ai processi fermentativi dei lieviti. Il Kefir è usato da millenni dagli abitanti della regione del Caucaso, ai quali sarebbe stato donato da Maometto, che perciò lo chiamano “miglio del Profeta”. Il Kefir veniva preparato con il latte di vacca, pecora o capra e, tradizionalmente si metteva in otri di pelli e lo si rimpiazzava con latte fresco per cui la fermentazione avveniva continuamente. Agli inizi del 1900 lo scienziato russo Metchnikoff, premio Nobel per la Medicina, attribuì la longevità delle popolazioni del Caucaso alla dieta basata sull’assunzione del Kefir (dall’arabo: KIF e dal turco: KEIF=benessere). Lo stesso scienziato elaborò la teoria secondo cui il processo di invecchiamento fosse legata all’attività di microbi proteolitici, che fanno parte del normale microbiota intestinale umano e producono sostanze tossiche come ammoniaca, fenoli ed indoli, derivati dalla digestione delle proteine e responsabili, quindi, di ciò che viene chiamata: “autointossicazione intestinale”. Poichè i batteri lattici inibiscono la crescita dei batteri proteolitici, venne proposta la loro introduzione nella dieta quotidiana, a beneficio della salute. Infatti il Kefir contribuisce alla formazione di anticorpi e reiquilibra il microbiota intestinale. E’ stato recentemente isolato il ceppo L.Kefiri: LKFO1-LKEF da granuli di Kefir d’acqua (ideale anche per i vegani) che può essere considerato sicuro poichè non è resistente ad Eritromicina, Gentamicina, Penicillina, Clindamicina ed Ampicillina/Sulbactam, mentre è resistente a Ciprofloxacina e Tetraciclina. Sono perciò stati testati geni conosciuti in grado di trasmettere l’antibiotico-resistenza ai batteri patogeni (tramite l’uso di plasmidi coniugativi, trasposomi, integroni, elementi inserzionali, batteriofagi temperati e litici). Nello specifico si parla dei geni: qnrA, qnrB1, qnrB2, qnrS per i chinolonici e dei geni tetS, tetO, tetM e tetW per le tetracicline. LKEF non possiede tali geni, motivo per cui non può trasmettere l’antibiotico resistenza ai batteri patogeni umani. Inoltre il ceppo L.Kefiri LKFO1 mostra una sorprendente adesione all’epitelio intestinale, superiore all’80% rispetto agli altri ceppi batterici testati. Protegge in maniera considerevole le cellule intestinali dal danno infiammatorio: il pre-trattamento con L.Kefiri LKFO1, prima di uno stimolo proinfiammatorio capace di abbattere l’integrità della barriera intestinale fino al 40% rispetto al valore basale,contribuisce all’integrità della barriera intestinale, mantenendo integro lo strato epiteliale formato dalle CACO-2, conservando l’integrità di membrana fino all’86%. Esso colonizza l’intestino, infatti dopo 1 mese dalla sua somministrazione, secondo un recentissimo studio, esso è stato ritrovato nelle feci di tutti i soggetti coinvolti nella sperimentazione, con assunzione pre e post-prandiale. Ciò evidenzia l’alta capacità di LKFO1 di sopravvivere all’ambiente gastrico  e di persistere ed essere vitale nell’intestino umano. Esistono prove di stabilità alla temperatura costante di 37 °C fino a 6 mesi, allorchè esso non è disperso in olio. Esiste attualmente un preparato farmacologico in cui il ceppo LKFO1 (prodotto in polvere), viene disperso in olio; dai dati ottenuti,c on rifermento a 30 gg di contatto a 25°C, si evince che esso ha un’ottima stabilità. In particolare si conferma la pressocchè totale integrità di membrana (con valutazione citofluorimetrica). Pertanto,attualmente, è preferibile tale formulazione rispetto alla produzione domestica, che se non ben fatta e non ben conservata, o lasciata fermentare troppo, assume gusto piccante, sapore troppo acido e non favorisce la produzione del ceppo LKFO1.

Bibliografia: Drago L. Antibiotic susceptility profile of a new Lact.Kefiri strain, Journal of Global Antimicrobial resistance 4 (2016)

Toscano, De Grandi, Miniello, Mattina, Drago .Ability of Lact.Kefiri LFKO1 to colonize the intestinal envirronnement and modify the gut microbiota composition of healthy individuals,Digestive and Liver Diseases.

Biolab research,Italy, 2016 ,data on file.

Dr.ssa Maria Antonietta Trotta.

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Il gelato

L’estate è alle porte e la voglia di gelato cresce: alimento gustoso, fresco, è sicuramente uno dei cibi più consumati nei prossimi mesi. E’ l’alimento più indicato per saziarsi nei caldi pomeriggi estivi, per soddisfare gli occhi e il palato senza per questo rinunciare al benessere del corpo; ma è anche gradito in tutte le stagioni tanto da essere diventato un dessert tradizionale.

Non è facile attribuire una “paternità” al gelato. Alcuni la fanno risalire addirittura alla Bibbia, altri ritengono la produzione e il consumo del gelato risalente ai tempi dell’antica Roma. Ma pare che anche la civiltà greca e quella araba facessero uso di tale alimento. In Italia la nascita del gelato risalirebbe al Rinascimento. In particolare, è Firenze a rivendicare l’invenzione del gelato “moderno”, che per primo utilizza il latte, la panna e le uova. Il primo gelato industriale su stecco, il mattarello, nasce in Italia nel 1948. Successivamente, negli anni 50, arriva il primo cono con cialda industriale, il cornetto.

Il gelato è costituito da una miscela di alcuni ingredienti indispensabili (acqua, latte, panna, zucchero, uova, frutta etc.), arricchito di ingredienti complementari (vaniglia, caffè, cacao ed eventualmente additivi aromatizzati, addensanti ed emulsionanti). Pertanto è un alimento che apporta proteine, glucidi, grassi, sali minerali e vitamine. La composizione dei diversi tipi di gelato è molto varia: il meno calorico è quello alla frutta che apporta circa 160 Kcal ogni 100 grammi, mentre il fior di latte, contiene, 220 Kcal ogni 100 grammi e quello al cioccolato 235 Kcal.

  • Il gelato è un alimento con un buon contenuto di proteine di alto valore biologico (quelle del latte e dell’uovo), ricche di amminoacidi essenziali, facilmente digeribili e assimilabili, fondamentali nei processi di crescita, di differenziamento e di mantenimento dei tessuti.
  •  Il contenuto lipidico è rappresentato da grassi di buona qualità, principalmente del latte, che contengono acidi grassi “a catena corta”, che vengono consumati velocemente dal nostro organismo. Nel gelato troviamo inoltre una buona percentuale di acido oleico.
  • Lattosio e saccarosio sono i due zuccheri presenti: di rapido assorbimento, sono una fonte immediata di energia, specialmente per il tessuto nervoso e i globuli rossi, particolarmente importante nell’età evolutiva, nell’anzianità e nel recupero dello sportivo dopo l’attività agonistica.
  • I gelati con cialda o biscotto hanno inoltre la presenza di amido: la sinergia nutrizionale di latte e cereali rendono il gelato un alimento equilibrato nei vari nutrienti.
  • Buono anche l’apporto di micronutrienti come le vitamine e i sali minerali: vitamina A e B2 (riboflavina), calcio e fosforo.
  • Il gelato, soprattutto quello al cioccolato, è una preziosa fonte di polifenoli e vitamina E.

Dal punto di vista della produzione, esistono due tipi di gelato: quello artigianale e quello industriale. Il primo è composto da materie prime fresche, con una fase di incorporatura dell’aria lenta, che raggiunge il 30- 50% del volume del composto. Presenta alcuni additivi, come la farina di semi di carrube come addensante. Il gelato industriale, invece, contiene latte in polvere, oli vegetali, e additivi come coloranti, emulsionanti, stabilizzanti e aromi. Solitamente è più soffice e voluminoso perché contiene più aria.

Esistono in commercio anche gelati preparati con latte di soia che possono essere consumati da soggetti con allergia alle proteine del latte vaccino o intolleranti al lattosio.

Un bel gelato è fonte certa di buon umore: produce piacere grazie all’alta concentrazione di zuccheri facilmente assorbibili e attiva un’area del cervello (la corteccia orbito-frontale) che fa parte del circuito del piacere. Per tutte le persone che sono costrette per motivi di lavoro a consumare un pasto fuori casa, il gelato assume un importante ruolo nutrizionale. E’ un alimento molto amato anche dai bambini ed inoltre apporta importanti nutrienti utili per l’accrescimento: può essere una buona alternativa al pasto o una aggiunta. Se il bambino, invece, presenta un eccesso di peso, il gelato alla frutta è una valida alternativa alla merenda pomeridiana.

Per quanto riguarda le controindicazioni legate alla sua assunzione, il gelato è da sconsigliare alle persone che soffrono frequentemente di diarrea e di colon irritabile, a causa del riflesso gastro-colico attivato dalle basse temperature. I gelati a base di cioccolato, uova, panna, stimolano anche l’attività della colecisti e quindi possono causare coliche a coloro che soffrono di calcoli alla cistifellea.

Fonti

  • Banca Dati di Composizione degli Alimenti per Studi Epidemiologici in Italia (BDA)
  • Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA)
  • International Dairy Food Association (IDFA)

Le indicazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto con il medico. E’ pertanto opportuno consultare il proprio medico curante e/o lo specialista.

Come scegliere le uova di Pasqua?

Possiamo iniziare il conto alla rovescia, le attesissime festività pasquali sono ormai alle porte; Tra adulti e bambini inizia la “corsa” all’acquisto delle tradizionali uova di pasqua. E chissà, magari hanno fatto capolino già i primi dubbi: Quale uova di cioccolato scegliere? Devo affidarmi alla grandi marche o posso scegliere anche marchi meno conosciuti? Quale tipo di cioccolato preferire? Il cioccolato al latte, il fondente, con l’aggiunta delle nocciole o al naturale?
I più piccoli scelgono l’uovo che può offrirgli la sorpresa più originale, prima ancora di riflettere sulla cioccolata da favorire, altri ancora si fanno trasportare verso la cioccolata più conveniente. Ma qual è la scelta giusta?
Un valido e sentito consiglio è quello di prestare attenzione alle etichette, se la percentuale di cacao presente nel prodotto è elevata e se vi sono pochi ingredienti riportati, siamo di fronte ad un cioccolato di alta qualità. Bisogna, infatti, prestare attenzione, il tradizionale “burro di cacao”, spesso, viene sostituito con altri oli o grassi di qualità inferiore che, così come gli aromi e gli additivi aggiunti, trasformano l’uovo di Pasqua in un vero e proprio surrogato.
Il cioccolato puro, infatti, non contiene oli tropicali ( olio di colza o di palma) o altri grassi vegetali, ed è minimo il quantitativo degli zuccheri riportati, è consigliabile, nella scelta, un prodotto con una percentuale di cacao superiore al 50%.
Nell’etichetta, la dicitura “cioccolato comune” indica la presenza di cacao con una percentuale inferiore al 25% e questo incide molto sul prezzo del prodotto che tenderà vertiginosamente a diminuire. Tuttavia, il prezzo delle uova non deve trarre in inganno, esistono prodotti apprezzabili, con marchi poco conosciuti, dal prezzo modico e prodotti di discussa qualità a prezzi elevati per la presenza di un marchio noto, non sempre i grandi marchi offrono prodotti pregiati. Dunque, è necessario effettuare una scelta ponderata, l’unico modo per non incorrere in errore è affidarsi alle informazioni che forniscono le etichette.
Il cioccolato fondente, è una generosa fonte di flavonoidi, potenti antiossidanti naturali, che spiccano per la loro azione antinfiammatoria, per la protezione delle arterie dai danni aterosclerotici e per la prevenzione dalle malattie cardiovascolari come infarti o ictus. Recenti studi pubblicati sul Journal of Physiology, hanno dimostrato che l’assunzione di cioccolato fondente produce, a livello cellulare, una risposta equivalente a quella che si otterrebbe svolgendo un’attività fisica di tipo aerobico provocando, dunque, il rafforzamento dei muscoli. Il consumo quotidiano di piccole quantità di cioccolato fondente è, inoltre, in grado di abbassare lievemente la pressione arteriosa. L’alimento è poco biodisponibile, ma è una ottima fonte di Ferro, Magnesio, Fosforo e Potassio. Attenzione, però, non dimentichiamoci delle calorie; Ricordiamoci che: il cioccolato fondente con 50% di cacao per 100 g darà 546 calorie, dunque, se ne consiglia in ogni caso un consumo moderato.
Un ottimo stratagemma da adottare, per camuffare il sapore leggermente amaro del cioccolato fondente, poco amato, generalmente, dai più piccoli, è decidere di acquistarne uno che preveda la presenza di mandorle o nocciole; L’aggiunta della frutta secca nell’impasto rende il cioccolato più calorico ma ricco di antiossidanti, inoltre, questi frutti, apportano un ottimo quantitativo di acidi grassi omega 3, un toccasana per l’apparato cardiovascolare.
Si consiglia di evitare in assoluto il cioccolato bianco, privato di qualsiasi proprietà nutrizionale di cui gode normalmente il cioccolato fondente. Il cioccolato al latte, invece, contiene un maggior quantitativo di zuccheri, e dunque di calorie, rispetto al fondente; L’unione del latte con il cioccolato è un accostamento ben riuscito soltanto per il palato, poichè il latte inibisce l’assorbimento dei flavonoidi, mentre il cacao inibisce quello del calcio. Per scegliere un buon cioccolato al latte dobbiamo assicurarci che la percentuale di cacao sia pari al 30% e, quella del latte, dev’essere almeno del 18%.
In conclusione, si consiglia di prestare particolare attenzione alla lettura delle etichette, unica arma del consumatore, controllando la data di scadenza del prodotto e la percentuale di cacao presente; Preferire il cioccolato fondente, con una percentuale di cacao elevata; Il caratteristico sapore amaro del cacao è poco amato dai bambini, per ovviare al problema si potrebbe acquistare del cioccolato al latte, leggermente più calorico e privo di potere antiossidante, oppure, si potrebbe pensare, di scegliere cioccolato fondente con l’aggiunta di mandorle o nocciole, per garantire un giusto apporto di antiossidanti.

Dott.ssa Michela Zizza.

“LE INDICAZIONI CONTENUTE IN QUESTO SITO NON DEVONO IN ALCUN MODO SOSTITUIRE IL RAPPORTO CON IL MEDICO. E’ PERTANTO OPPORTUNO CONSULTARE SEMPRE IL PROPRIO MEDICO CURANTE E/O LO SPECIALISTA”

Calcio, elemento di salute per grandi e piccini

Il calcio è il minerale più abbondante dell’organismo ed associare il calcio solo alle ossa è riduttivo del suo ruolo vitale all’interno del nostro organismo.

E’ un elemento che svolge un ruolo primario nell’attività di contrazione del cuore e nel controllo  della pressione arteriosa. Un dosaggio corretto di calcio nella dieta può annullare gli effetti dannosi del sodio (il sale da cucina), inoltre svolge un’azione diuretica, eliminando il sodio attraverso i reni, e questo aiuta a ridurre l’ipertensione arteriosa.

Il calcio interviene nel controllo del processo di coagulazione del sangue; interviene, insieme al fosforo, nello sviluppo e nel mantenimento di una normale struttura delle ossa e dei denti; presiede ad un normale funzionamento del sistema nervoso; modula la produzione degli ormoni; interviene nella regolazione dell’equilibrio acido base ed idrico, molti dolori muscolari sono espressione di carenza di calcio nell’organismo; svolge attività antiallergica; migliora l’assorbimento della vitamina B12 e del ferro; agisce come tranquillante naturale.

La richiesta giornaliera di questo importante elemento per bambini e adolescenti in età di crescita è di 1 g al giorno; per adulti / femmine e maschi è di 800 mg al giorno; per donne in gravidanza e in allattamento 1.5 g al giorno. L’alimentazione attuale è deficitaria dei livelli raccomandati di calcio in tutte le fasce di età.

L’assorbimento del calcio è regolato da una serie di fattori

  • una scarsa acidità gastrica ne riduce l’assorbimento
  • l’apporto eccessivo di proteine, e quindi le diete iperproteiche, ne riducono l’assorbimento
  • la presenza di fibre vegetali può ridurne l’assorbimento intestinale
  • infine, ma non per importanza, l’assorbimento è regolato dalla vitamina D. Come ho detto, il calcio è un elemento fondamentale per una serie di funzioni vitali dell’organismo; nel momento in cui il livello nel sangue è troppo basso a causa di una carenza di vitamina D, il paratormone porta via calcio dalle ossa per ripristinare i livelli fisiologici. Questa auto-regolazione, però, comporta la formazione dapprima di osteopenia e poi sviluppo progressivo di osteoporosi.

Fonti alimentari

Tutti associano il calcio al latte e suoi derivati, ed infatti i formaggi soprattutto stagionati sono quelli che contengono più calcio (mg in 100g di prodotto): grana 1165 mg, pecorino siciliano 1162 mg, mentre il pecorino romano 900 mg, parmigiano 1159 mg, emmental 1145 mg, gran moravia 1134 mg. Le riserve di calcio e la composizione delle ossa si predispongono dall’età dell’infanzia, perciò è importante che i ragazzi mangino formaggi stagionati.

Per chi ama il pesce sono consigliati soprattutto sgombri, acciughe fresche, calamari, polpi, gamberi.

Per le persone che non possono assumere latticini (intolleranti) è bene assumere quegli alimenti vegetali che più contengono calcio. Le verdure e i legumi che ne contengono una discreta quantità (mg/100g di alimento) sono: rucola 300 mg, soia secca 257 mg, foglie di rapa 170 mg, cicoria da taglio 150 mg, ceci e fagioli secchi 140 mg, bieta bollita 130 mg, radicchio verde 115 mg, fave secche e broccoletti 90 mg, cavolo verde 70 mg, lenticchie e piselli secchi 50 mg. In questi alimenti, però, il calcio è meno biodisponibile a causa della presenza di acido ossalico e fitico che interferiscono con il metabolismo del minerale.

Allora, meglio puntare sulla frutta secca: mandorle 240 mg, fichi secchi 186 mg, nocciole 150 mg, pistacchi e noci fresche 130 mg; e usare le erbe aromatiche o le spezie come salvia che ne contiene 600 mg,  pepe nero 430 mg,  rosmarino 370 mg, tarassaco 316 mg, basilico 250 mg, menta 210 mg, prezzemolo 220 mg, che esaltano il sapore del cibo, riducendo così anche l’apporto di sale da cucina.

Infine, se per particolari motivi non c’è la possibilità di raggiungere la quota di calcio con gli alimenti indicati prima, è possibile integrare con acque con residuo fisso superiore a 500 mg/litro, il calcio introdotto con l’acqua viene assorbito al pari di quello alimentare.

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Psoriasi e alimentazione

La psoriasi è una malattia cronica immuno-mediata e infiammatoria della pelle. E’ una patologia recidivante, non contagiosa e non infettiva, caratterizzata da una genesi multifattoriale, a cui concorrono fattori genetici e ambientali.

Il passaggio dalla forma latente genotipica, alla forma clinicamente evidente fenotipica della psoriasi, si realizza per l’intervento di una serie di fattori scatenanti, endogeni ed esogeni.
Traumi, episodi infettivi, periodo premestruale, pubertà, menopausa, eventi stressanti, farmaci (es beta-bloccanti, litio, antimalarici, FANS, progesterone e cortisonici), possono esacerbare la malattia

Tra i farmaci in particolare, i cortisonici, specie se somministrati per via sistemica, sono in grado di scatenare forme gravi di psoriasi .

Da non sottovalutare sono anche le abitudini soprattutto in riferimento all’assunzione di alcool, al fumo, alla dieta e all’attività fisica.

Le manifestazioni sono molto varie e coinvolgono diversi parti del corpo. Ma la psoriasi non è solo una malattia della pelle, ma una patologia sistemica che coinvolge molteplici organi e apparati (articolazioni, sistema cardiovascolare, metabolismo dei grassi e degli zuccheri). Imprevedibile per quanto riguarda la storia naturale e la sua eventuale progressione, si può presentare in varie forme cliniche con l’insorgenza di lesioni che possono essere classificate per gravità o per tipologia. Sono varie anche le terapie farmacologiche associate a questa patologia.

Al di là di questo recenti studi italiani hanno dimostrato una notevole connessione tra la psosiasi e l’obesità che sappiamo essere una condizione infiammatoria cronica di basso grado.

L’obesità può avere incidenza sia sulla farmacocinetica che sulla farmacodinamica delle terapie prescritte, soprattutto per quelle a dosaggio fisso non modulato in base al peso. Per questo è importante per i pazienti psoriaci perdere peso in modo da rendere i farmaci più efficaci e soprattutto per aumentarne la tolleranza. Perdere peso riduce anche la sindrome metabolica e la steatosi epatica cui pazienti sovrappeso e obesi sono soggetti.

La psoriasi è quindi più presente e aggressiva in soggetti con un grado di obesità da lieve a grave. Si fa riferimento sia la BMI che alla circonferenza addominale, ma soprattutto va considerata l’analisi BIA e nello specifico l’angolo di fase (PhA).

Anche se è ancora molta la strada da percorrere su questa e altre patologie della pelle pare che l’associazione tra la Dieta Mediterranea (DM) e la gravità della psoriasi sia notevole. Reali e concreti gli effetti benefici di una dieta secondo il modello alimentare mediterraneo, ricca di olio extravergine d’oliva, frutta, verdura, pesce, pollo e cereali integrali, come trattamento adiuvante economico e sicuro per i pazienti psoriasici.

Non esistono linee guida vere e proprie è per questo che è necessaria la presenza di un nutrizionista che possa valutare il tipo di alimentazione soggetto per soggetto. Sicuramente l’aderenza alla dieta mediterranea come detto in precedenza rappresenta un buon inizio, ma importante è anche una dieta antiinfiammatoria e che riduca lo stress ossidativo. Per cui una ricercata alimentazione con Vitamine A E C e oligoelementi con carattere antiossidante (ferro, manganese, zinco, selenio, rame) è fondamentale. Un ruolo principale rivestono la vitamina D e anche la fibra alimentare.

I MUFA (acidi grassi monoinsaturi) sono grassi “sani” e consigliati rispetto ai saturi. L’uso di OEVO (olio extravergine di oliva) è raccomandato per la percentuale di acido oleico che presenta e che protegge le membrane cellulari dallo stress ossidativo.

La Dieta Mediterranea è considerata un’alimentazione sana ed equilibrata: garantendo un’elevata varietà di cibi favorisce anche una maggiore adesione da parte del paziente a più lungo termine.

Un regime alimentare controllato e seguito da un nutrizionista può certamente aiutare quantomeno a ridurre l’aggressività della psoriasi.

Pertanto da nutrizionista vi suggerisco alcuni cibi da introdurre nella dieta:

  • Pesci di acqua fredda come salmone, arringhe, trote ecc preferibilmente selvatici , per il loro contenuto in omega 3 e vitamina D

  • Cereali, meglio se integrali, legumi, frutta, verdura semi (di zucca, di lino, di chia…)

  • OEVO come condimento sempre a crudo.

  • Carni magre di pollo, tacchino, coniglio (poca o pochissima carne rossa)

  • Noci, mandorle, arachidi e frutta secca (moderatamente)

  • Ovviamente da evitare cibi pro-infiammatori, l’alcol e anche di glutine anche perchè la maggior parte di pazienti affetti da psoriasi sono celiaci.

  • Grassi saturi pochi quindi poco formaggio e latticini, burro, strutto, panna, margarina. Non usare cibi già pronti e precotti, impanati, prefritti, frutta candita, salse come la maionese, succhi di frutta, merendine confezionate e insaccati

Concludendo per aiutare in qualche modo un paziente con psoriasi occorre far attenzione a fattori ambientali, allo stile di vita, all’attività fisica, alla dieta con conseguente gestione del peso, all’approccio psicologico del paziente stesso che spesso evita la convivialità, i luoghi affollati, le “uscite” pubbliche proprio per questo senso di inadeguatezza.

Dipende da noi essere in un modo piuttosto che in un altro.
Il nostro corpo è un giardino, la volontà il giardiniere.
Puoi piantare l’ortica o seminare la lattuga,
mettere l’issopo ed estirpare il timo,
far crescere una sola qualità di erba o svariate qualità,
lasciare sterile il terreno per pigrizia o fecondarlo col lavoro.
Il potere e l’autorità dipendono da noi.”
(William Shakespeare, Otello, atto I, scena III)

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bibliografia

1. Barrea et al. J Transl Med (2016) 14:130 DOI 10.1186/s12967-016-0889-6

Bioelectrical phase angle and psoriasis: a novel association with psoriasis severity, quality of life and metabolic syndrome

Luigi Barrea1*, Paolo Emidio Macchia2, Carolina Di Somma3, Maddalena Napolitano4, Anna Balato4,Andrea Falco1, Maria Cristina Savanelli1, Nicola Balato4, Annamaria Colao2 and Silvia Savastano2

2. Int J Environ Res Public Health. 2016 Jul 22;13(5). pii: E743. doi: 10.3390/ijerph13070743.

Environmental Risk Factors in Psoriasis: The Point of View of the Nutritionist.

Barrea L1, Nappi F2, Di Somma C3, Savanelli MC4, Falco A5, Balato A6, Balato N7, Savastano S8

3. Case Rep Dermatol. 2014 Dec 16;6(3):283-7. doi: 10.1159/000370303. eCollection 2014 Sep-Dec.

Rapid partial repigmentation of vitiligo in a young female adult with a gluten-free diet.

Khandalavala BN1, Nirmalraj MC1.

4. An Bras Dermatol. 2013 May-Jun;88(3):355-60. doi: 10.1590/abd1806-4841.20131532.

Evaluation of D-dimer serum levels among patients with chronic urticaria,psoriasis and urticarial vasculitis.

Criado PR1, Antinori LC, Maruta CW, Reis VM.

Latte e uova possono far male alle articolazioni?

L’artrite reumatoide (AR) è una malattia autoimmune molto complicata con apparente iperplasia sinoviale e distruzione delle cartilagini e delle ossa. Può provocare deformazioni e dolore che possono portare alla perdita della funzione delle articolazioni.

Uno studio condotto su ratti Wistar, modello animale per AR, ha voluto ricercare una correlazione tra la patogenesi della AR e qualche allergia di origine alimentare.

Per indurre l’artrite reumatoide nei ratti è stato iniettato del collagene di tipo II e se ne è valutato lo sviluppo tramite un sistema di punteggio. Sono stati misurati, dunque, i livelli plasmatici di citochine proinfiammatorie, mediante tecnologia ELISA, e la concentrazione dei immuno-complessi  circolanti (CICs) con il metodo C1q in fase solida. Inoltre, sono state analizzate le IgG specifiche per gli alimenti e le IgE sviluppate dai ratti.

I ricercatori hanno così scoperto che i livelli di fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-a), interleuchina (IL) -1, IL-6 e IL-17, così come gli immuno-complessi circolanti erano significativamente elevati rispetto ai controlli. Inoltre, erano particolarmente elevate le concentrazioni di IgG e IgE latte- o uovo-specifiche.

In conclusione, lo studio pubblicato dal North American Journal of Medical Sciences , suggerisce che a seguito di indagini allergiche su ben 8 gruppi di alimenti, la patogenesi della RA è strettamente correlata ad un aumento di anticorpi specifici per latte e uova. Se quanto è valido per le articolazioni dei ratti possa essere traslato anche nell’uomo, lo sapremo dalle prossime indagini.

 

Fonte: Jianjie L. et al (2016) North American Journal of Medical Sciences  doi:10.4103/1947-2714.175206