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Autunno, capelli indeboliti e integratori: facciamo chiarezza

L’autunno ormai è alle porte e ci aspetta con quei colori e profumi che tanto lo caratterizzano. Alcuni lo attendono con ansia, altri lo temono tremendamente. C’è una cosa, però, che mette d’accordo tutti: la paura di perdere i capelli. Soprattutto le donne conoscono bene l’argomento: in questo periodo dell’anno fare uno shampoo può essere un’esperienza molto “dolorosa”; a nessuno piace raccogliere masse di capelli dal pavimento del bagno. Ma perché succede questo? La causa sembrerebbe associata alla naturale variazione delle ore di luce e di buio.

Sappiamo bene che la perdita post-estiva dei capelli è limitata a poche settimane; nonostante ciò, ogni anno, gli allarmisti di turno avviano approfondite ricerche per integratori che blocchino miracolosamente la caduta. E allora, è il caso di fare un po’ di chiarezza …

Cominciamo col dire che la comune perdita di capelli, che interessa un po’ tutti, prende il nome di Telogen effluvium; essa è ben diversa dalle altre forme, che possono essere di varia natura (causate da farmaci, autoimmunità, ecc).

Una recentissima review ha confrontato 125 articoli scientifici derivati da studi che cercavano di delineare delle associazioni tra i livelli di vitamine e minerali all’interno dell’organismo e la qualità del capello. Inutile sottolineare che tali micronutrienti sono fondamentali per la salute del follicolo pilifero, anche se non è stato ancora ben chiarito il ruolo specifico che ciascuno di essi ricopra.

Stando all’analisi proposta dalla review, gli unici elementi per i quali si hanno prove sufficienti a testimoniare un’effettiva relazione tra loro deficit ed indebolimento dei capelli sono: vitamina D, vitamina C (soprattutto per i pazienti con carenza di ferro) e Ferro. La vitamina A, dal canto suo, diventa dannosa quando è in eccesso.

Relativamente a molti altri elementi come Selenio, vitamina E, biotina, riboflavina e Zinco, molto spesso chiamati in causa, non ci sono dati soddisfacenti per essere certi che una loro integrazione possa essere davvero utile.

In qualità di professionista della nutrizione, il mio consiglio è di rivolgersi sempre ad un esperto che andrà ad esaminare eventuali carenze tramite opportune indagini; soltanto quando tali carenze saranno state accertate si potrà capire se intervenire con dei semplici (e, sicuramente, più economici) interventi dietetici, oppure, nei casi che lo richiedano, con delle integrazioni. Queste accortenze saranno un valido aiuto per superare un non proprio piacevole cambiamento della chioma, per quanto esso sia del tutto naturale per il nostro corpo “animale”.

BIBLIOGRAFIA

Almohanna HM et al. The role of vitamins and minerals in hair loss: a review. Dermatol Ther. 2019 (Mar); 9 (1): 51-70.

Air Travel Syndromes – ATS – Sindrome da viaggio aereo : un “concerto discordante” di fattori di rischio per la nostra salute!

Sindrome da viaggio aereo, in inglese “Air Travel Syndromes” (ATS), un termine di recentissima definizione associato ai viaggi aerei, si manifesta come disturbi del sonno, stress fisico e mentale, disturbi gastrointestinali, malattie respiratorie, disturbi circolatori come arresto cardiaco e trombosi, infezioni, depressione e stanchezza. Uno dei principali fattori di rischio è la distruzione del ritmo circadiano conseguente al jet lag e insufficiente secrezione di melatonina, che si traduce in insonnia, stress mentale e affaticamento, ma non solo.

In letteratura è riportato che il viaggio aereo è associato a vari fattori di rischio per la salute attribuiti ad una elevata incidenza di malattie acute o croniche. Difatti, durante la crociera, i frequenti viaggiatori sono esposti a vari fattori di rischio, interni ed esterni, per la salute. La maggior parte dei fattori di rischio descritti nei seguenti paragrafi, hanno come denominatore comune quello di promuove la generazione di radicali liberi che, come vedremo, riducendo le attività degli enzimi antiossidanti promuovono vari effetti avversi sulla nostra salute. Infatti, lo stress ossidativo è di gran lunga il maggiore responsabile dei danni strutturali del DNA, dunque, “direttore d’orchestra” d’innesco di diverse patologie.

I fattori di rischio interni per la salute comprendono affaticamento, stress mentale, alterazioni ormonali e problemi circolatori, mentre i fattori di rischio esterni includono alte altitudini, scarsa qualità interna dell’aria, esposizione alle radiazioni, cibi squilibrati forniti dalle compagnie aeree e senso di ansietà durante incidenti e / o attacchi terroristici.

È riportato che i viaggiatori aerei possono manifestare stress fisici e mentali durante il volo; possono, spesso, provare nervosismo e disagio emotivo. Questi stress mentali potrebbero manifestarsi come affaticamento e conseguente soppressione immunitaria. Inoltre, ad alte quote, siamo esposti a dosi di radiazioni relativamente elevate.

Una volta esposti alle radiazioni, vengono generati radicali liberi, come le specie reattive dell’ossigeno (ROS) o le specie reattive dell’azoto (RNS), che danneggiano le biomolecole, inclusi DNA, proteine e lipidi. Il danno ossidativo può anche essere alla base di altri effetti avversi, come infiammazione, malattie cardiovascolari, disturbi dello sviluppo e anomalie riproduttive.

I meccanismi molecolari alla base delle malattie indotte dalle radiazioni ionizzanti, tra cui il cancro del polmone, della tiroide, la leucemia e melanoma, così come i difetti alla nascita, sono stati ampiamente studiati sia in vitro che in vivo. In particolare, esiste una forte correlazione tra l’esposizione alle radiazioni e aumento di rischio di cancro. Difatti, una recente meta-analisi ha dimostrato che i piloti e l’equipaggio di cabina hanno all’incirca il doppio dell’incidenza di sviluppare un melanoma rispetto alla popolazione generale. Inoltre, secondo gli autori, questo dato potrebbe essere parzialmente correlato all’esposizione in volo di raggi UV e radiazioni cosmiche. Dunque, il livello di esposizione alle radiazioni è un fattore critico sia per l’equipaggio che per i frequenti viaggiatori. Ma a mio avviso, aggiungerei, in accordo con i miei studi e corsi, che senza dubbio la principale causa di ogni male è l’infiammazione !

Importante notare che le prove epidemiologiche relative all’esposizione di radiazioni cosmiche e della qualità dell’aria di professionisti, come gli astronauti, i piloti e gli assistenti di cabina sono limitate. Questi dati sono quasi inesistenti per i viaggiatori aerei e per la popolazione. Urgono dunque ulteriori e repentine indagini anche negli ambienti di lavoro, nelle scuole ed università!!!

Anche i potenziali meccanismi alla base di molte malattie associate a stress mentale o fisico possono comportare la generazione di radicali liberi, come le ROS e RNS, innescando danni ossidativi e squilibri mentali. A questo si aggiunge, inoltre, il fatto che spesso i passeggeri (come studenti, lavoratori, professionisti) devono rimanere seduti per periodi di tempo relativamente lunghi. I posti stretti e l’inattività fisica imposta possono produrre un maggiore stress fisico tra i passeggeri di classe economica rispetto ai viaggiatori di classe business, con rischio di trombosi e malessere psicofisico.

L’ Organizzazione internazionale dell’aviazione civile (ICAO), si è espressa in modo preciso affermando che, nella maggior parte dei casi, questi rischi potrebbero essere evitati attraverso una prevenzione tempestiva ed accurata (ICAO 2016). Tuttavia, in questi studi si è visto che i frequenti viaggiatori ed i piloti /e , soffrono più di stress mentale e di alterazioni ormonali a causa delle differenze di orario tra i paesi di partenza e di arrivo, con relativa distruzione del prezioso ritmo circadiano.

Il ritmo circadiano, definito come oscillazioni  con un periodo di circa 24 ore, influenza il comportamento umano, la fisiologia ed il metabolismo. Per molti anni si è pensato ci fosse un unico orologio, in realtà oggi sappiamo che sono diversi e tutti sincronizzati, sparsi nei vari organi. Alterazioni significative della funzionalità dell’orologio circadiano nell’uomo possono determinare alcune, cosiddette, cronopatologie.

La distruzione del ritmo circadiano, infatti, è correlata all’invecchiamento, alla neurotossicità, al diabete, nefrotossicità ed obesità, all’ipertensione, alle malattie cardiovascolari e al cancro, psicosi ed altre forme di disturbo neuronale e del comportamento. Inoltre, cambiamenti nella secrezione di melatonina dalla ghiandola pineale, conseguente alla distruzione del ritmo circadiano, disturbano il sonno e inducono l’insonnia, ma non solo. La secrezione anormale della melatonina può aumentare lo stress ossidativo e, come abbiamo visto, la suscettibilità alle malattieLa melatonina, elimina direttamente i radicali liberi e migliora indirettamente gli effetti degli antiossidanti. Dunque, offre una moltitudine di vantaggi fisiologici e metabolici per far fronte allo stress ossidativo indotto dalla distruzione del ritmo circadiano e / o dalla stanchezza cronica, causa oltretutto di depressione (burnout).

In accordo con altri studi, visto che la produzione di radicali liberi induce anche disturbi neurologici, lo stress ossidativo può essere attenuato dal trattamento con vitamine antiossidanti. Pertanto, tali studi indicano che la sindrome da stanchezza cronica e la depressione che si verificano durante il viaggio aereo potrebbero essere diminuite dall’integrazione di antiossidanti con melatonina o vitamina C / E.

Per quanto riguarda il disturbo del jet lagla disfunzione del ritmo circadiano e, di conseguenza, le alterazioni del sistema endocrino sono spesso riscontrate da frequenti viaggiatori aerei che attraversano più fusi orari. Dunque i più colpiti sono senza dubbio i piloti, e le pilote, in particolare, visto che essendo donne, sono già soggette a fluttuazioni ormonali più importanti rispetto al genere maschile! Alcuni viaggiatori fanno affidamento sul consumo di bevande alcoliche per superare l’insonnia; tuttavia, ciò può aggravare condizioni mentali o patologiche. Al contrario, come abbiamo visto, l‘integrazione antiossidante può essere utile per l’insonnia, l’affaticamento e per stress mentali e fisici.

Ulteriori studi riportano che i piloti che volano ad altitudini più elevate mostrano una minore vigilanza rispetto ai piloti che volano ad altitudini più basse. Inoltre i primi presentano diminuita frequenza respiratoria e aumento della frequenza cardiaca. Infatti, la ridotta pressione nella cabina dell’aeromobile induce significative riduzioni della saturazione di ossigeno nei passeggeri, equipaggio e piloti, anche diverse ore dopo un volo. Rappresenta, dunque, un altro fattore di rischio importante in quanto, generando ipossia, induce la “tempesta” di radicali liberi con le relative conseguenze (i.e. stress ossidativo e alterazioni delle funzioni biologiche). L’ipossia si verifica, in particolare, nelle cabine degli aerei ad alta quota quando la pressione dell’aria in cabina è relativamente bassa e la quantità di ossigeno trasportata nel sangue è ridotta rispetto a quella a livello del mare (WHO 2018).

L’ipossia ad alta quota può, oltretutto, giocare un ruolo importante nella produzione di infiammazione, ulcera gastrica o sanguinamento e malattia infiammatoria intestinale, come anche la cosiddetta malattia da alta quota. Quest’ultima comprende mal di testa, stanchezza, vertigini, nausea, edema cerebrale, diminuzione della coscienza ed edema polmonare.  Pertanto, i viaggiatori aerei con malattie cardiache e polmonari e disordini del sangue (ad es. anemia falciforme), possono richiedere un apporto di ossigeno supplementare durante il volo (WHO 2018).

Diversi ricercatori hanno dimostrato che oltre agli integratori di vitamina (C, E) antiossidante, la propoli, la melatonina, il consumo di succhi di frutta o verdure fresche, erbe antiossidanti o piante potrebbero efficacemente eliminare i radicali liberi, dunque può aiutare a ridurre o prevenire queste manifestazioni avverse. Il sonno profondo, invece, può essere una strategia efficace per far fronte ai disturbi del ritmo circadiano durante i viaggi aerei in sinergia con melatonina. In aggiunta, dispositivi per dormire o sedili comodi sono un valido aiuto per l’insonnia.

Ancora, altri fattori di rischio importanti associati al viaggio comprendono malattie infettive quali, il colera, HIV, la sindrome respiratoria del Medio Oriente, la malaria, il morbillo, la polmonite, la legionellosi, l’influenza e l’ebola. Sono necessari sforzi globali per prevenire la diffusione internazionale di malattie infettive tra i viaggiatori prima, durante e dopo i voli. Tuttavia grazie ai risvolti nanotecnologici (come ad esempio i nanomateriali autopulenti e autoriparanti) e allo sviluppo della medicina di precisione, dell’omica (i.e. “fotografia” personalizzata del nostro stato infiammatorio in modo personalizzato) ed all’avvento di CRISPR-Cas9, una tecnologia di modifica genetica, si pensa che l’editing del genoma possa potenzialmente essere usato per creare deliberatamente un agente patogeno presente nell’aria da utilizzare come arma biologica, anche e soprattutto nei siti aeroportuali e aerei.

Amerei concludere esprimendo che, a mio avviso e secondo i miei studi, per ridurre patologie e / o incidenti aerei, stress cronico da lavoro, etc., il monitoraggio preciso ed accurato, l’integrazione nutrizionale personalizzata (e ad oggi è possibile, cfr. omica), in sinergia con vitamine, “parafulmini” delle nostre cellule , melatonina (come proposto dagli autori) ed altri integratori specifici per ogni singola persona, come probiotici, antinfiammatori, antiossidanti, attività fisica, relax, digiuno e meditazione, in particolare per i piloti / e, ma anche, per i frequenti viaggiatori aerei, equipaggio e staff, sono dei tasselli fondamentali da raggiungere quanto prima.

Inoltre,  la medesima distruzione del ritmo circadiano -come altri fattori di rischio per la salute riscontrati in tale sindrome (ATS) – è sovente ritrovarla tra studenti, ricercatori e lavoratori, dunque il discorso vale per tutti noi, a prescindere se viaggiamo spesso o meno. Infatti, più gravi e durature del jet lag sono le patologie che possono essere attribuite ad attività lavorative cronicamente soggette a regimi di turnazione nel lavoro (shift-work). Urge, dunque, un monitoraggio personalizzato e preciso a 360 gradi! La prevenzione e, come sempre, la sinergia tra naturale ed artificiale è la chiave per vincere anche queste “battaglie”!

Riferimenti bibliografici

[1] Jeum-Nam Kim & Byung-Mu Lee (2018) Risk management of free radicals involved in air travel syndromes by antioxidants, Journal of Toxicology and Environmental Health, Part B, 21:2, 47-60, DOI: 10.1080/10937404.2018.1427914 

[2] Martin and Boland Globalization and Health (2018) 14:28 

[3] ICAO DOC 9966 – Manual for the Oversight of Fatigue Management Approaches. Second edition, 2016

[4] ICAO-Doc 8984 – Manual of Civil Aviation Medicine, third Editions – 2012

[5] http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0092867402012254

[6] L. Mattera. Scienzintasca 2018. Sindrome da burnout: un “mostro” silenzioso da conoscere e sconfiggere

[7] L. Mattera. Scienzintasca 2017. Epigenetica: viaggiamo nel suo magico nanomondo.

L’importanza dei sali minerali nella nostra dieta

Ricerche scientifiche hanno ormai dimostrato che esiste una specifica correlazione tra una sana alimentazione e una vita in buona salute; dunque il segreto di una vita sana sembrerebbe proprio essere una dieta equilibrata, ma soprattutto varia. Invece nei regimi alimentari odierni si tende a dare maggiore importanza a Macronutrienti come Carboidrati, Lipidi e Proteine, e trascurare invece molte altre sostanze di fondamentale importanza biologica. Sicuramente i Macronutrienti sono  importanti, in quanto sono la fonte di energia principale che consente alle cellule di svolgere qualsiasi tipo di lavoro cellulare, tra cui lo svolgimento delle funzioni fisiologiche, che sono alla base del metabolismo e delle trasformazioni energetiche. Ma alla base del funzionamento metabolico ci sono molti livelli di regolazione, e uno fra i tanti riguarda i Sali Minerali; sostanze inorganiche presenti in tracce che l’organismo non è in grado di sintetizzare a partire da precursori e che devono essere assunte con la dieta, attraverso gli alimenti e l’acqua. Questi, agiscono proprio per regolare numerose funzioni cellulari indispensabili per l’efficienza di molti organi e per mantenere l’omeostasi cellulare.  Inoltre sono anche  componenti  dei nostri tessuti principali come ossa e denti, e per questo sono coinvolti nelle fasi di accrescimento, ma anche in tante altre. Tra i Sali Minerali possiamo distinguere due categorie: i Macroelementi (il cui fabbisogno giornaliero è nell’ordine dei grammi)  e i Microelementi (il cui fabbisogno giornaliero è nell’ordine dei milligrammi). Uno dei più importanti Macroelementi è il Calcio, il Macroelemento più abbondante nell’organismo, in quanto costituisce le ossa, partecipa alla coagulazione del sangue attivando la protrombina, e controlla l’eccitabilità neuromuscolare. Un altro Macroelemento di fondamentale importanza è il Magnesio, questo, insieme al Calcio è coinvolto nella contrazione muscolare e nella trasmissione degli impulsi nervosi da una cellula all’altra. La sua funzione primaria consiste nell’attivazione degli enzimi, in quanto partecipa ad oltre 300 reazioni, ed è coinvolto nella sintesi dell’ATP, delle proteine e nell’attivazione della pompa Sodio-Potassio, altri due Macroelementi strettamente legati tra loro.  Il Potassio è essenziale nella conversione dello zucchero ematico in glicogeno, fonte di energia che viene utilizzata dalle cellule durante l’esercizio fisico, e inoltre si occupa di regolare il funzionamento dei muscoli, compresi il ritmo cardiaco e la contrazione muscolare. Infatti, quando si ha una carenza di questo elemento (con livelli inferiori a 800 mg), il cuore fatica a pompare il sangue, il battito cardiaco rallenta, la prontezza dei riflessi e il tono muscolare diminuiscono e diventa sempre più difficile concentrarsi. Il Sodio invece regola la pressione osmotica dei liquidi sia all’esterno che all’interno delle cellule e il suo fabbisogno giornaliero si aggira intorno ai 3-5 grammi poiché un eccesso è causa di edema (accumulo di liquidi nei tessuti) e una sua carenza è responsabile della diminuzione di liquidi negli spazi extracellulari, crampi, debilitazione generale e riduzione della pressione arteriosa. Inoltre fanno parte della categoria dei Macro anche il Cloro (costituente dell’acido cloridrico che partecipa alla formazione del succo gastrico), lo Zolfo (componente di alcuni amminoacidi solforati, di vitamine, di coenzimi e dell’insulina) e il Fosforo (costituente fondamentale delle ossa, dei denti, dei fosfolipidi di membrana, degli acidi nucleici e di alcuni enzimi). Anche la categoria dei Microelementi, presenti in quantità ancora più ridotte è di estrema importanza; questa classe comprende: il Ferro, il Rame, lo Zinco, lo Iodio, il Fluoro e il Cromo. L’organismo necessita di piccolissime quantità di queste sostanze, poiché un eccesso potrebbe essere dannoso per le nostre cellule, a piccole dosi invece queste sono indispensabili per il funzionamento dei vari organi. Il Ferro ad esempio è incapsulato nel gruppo eme dell’emoglobina, la quale trasporta l’ossigeno dai polmoni ai tessuti e l’anidride carbonica dai tessuti ai polmoni permettendo la respirazione cellulare, quel processo metabolico che in sostanza ci permette di vivere. Il Cromo invece favorisce il fisiologico svolgimento di diversi metabolismi, tra cui quello degli zuccheri, e permette una normale funzione dell’insulina; a riprova di ciò la carenza di Cromo determina un incremento della glicemia. Di particolare interesse è anche il Selenio, che si comporta da antiradicale libero, proteggendo le membrane cellulari dalle specie reattive dell’ossigeno, responsabili della disorganizzazione e della perdita dell’integrità delle membrane biologiche. Normalmente, una dieta equilibrata e varia, è sufficiente per l’acquisizione da parte dell’organismo della quantità di Sali Minerali necessari,  ma purtroppo la loro carenza nella nostra dieta è sempre più accentuata per diversi motivi, in primo luogo perché il loro contenuto nei cibi naturali è in diminuzione a causa dello sfruttamento dei terreni, secondariamente perché i processi di raffinazione (come lavaggio con grandi quantità di acqua e cottura) a cui sono sottoposti, li privano fino al 90% dei minerali essenziali, e infine perché il fabbisogno umano è in aumento, a causa dei minerali tossici che assorbiamo attraverso gli alimenti, l’aria o l’acqua inquinata. Tuttavia in casi specifici, dovuti a determinate patologie o nel caso di persone che praticano discipline sportive in modo intenso, può essere necessario acquisire i minerali necessari attraverso gli integratori.

Arienti G. Le basi molecolari della nutrizione. Piccin, 2015.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

GUGGUL: Avvicinarsi alla fitoterapia

Viaggiare nel mondo del fitoterapico mi sta aprendo un universo del tutto nuovo. Sono moltissime le piante che hanno proprietà terapeutiche o pseudo tali.

Questa volta darò qualche notizia su un arbusto orientale che si chiama Commiphora mukul o guggul, appartenente alla famiglia delle Burseraceae. E’ un arbusto spinoso che cresce spontaneamente in Pakistan e India, ed è utilizzato come fonte di caucciù.

Nella medicina Ayurvedica tradizionale indiana, viene usato da millenni per le sue attività antiinfiammatorie e antireumatiche, usato anche per le otiti, l’asma e nei casi di ascite

Nella medicina moderna viene utilizzato soprattutto per le caratteristiche ipolipemizzante e antiaterogena per il trattamento di varie patologie: in particolare riduce il livello di trigliceridi, colesterolo, fosfolipidi e LDL, aumentando allo stesso tempo i valori di HDL.

Sono ancora in corso studi sul meccanismo d’azione che pare sia dovuto in parte ad un aumento del numero dei recettori per il colesterolo LDL posti sulla superficie delle cellule del fegato, e in parte,forse, anche ad un aumento del legame colesterolo/recettore, ma mancano ancora certezze.

Gli estratti di questo arbusto sono utili (secondo studi effettuati su ratti) anche per altre patologie quali aterosclerosi, reumatismi, l’obesità, disordini del metabolismo e stati infiammatori.

Dall’incisione della corteccia nella parte bassa della pianta si ricava una resina (corrispondente del caucciù) che rappresenta la parte attiva dal punto di vista farmacologico, contenente diversi costituenti ricchi di molecole steroidee che prendono il nome di gugulsteroni di cui i più rappresentativi sono il gugulsterone E e Z, responsabili della riduzione dell’assorbimento intestinale dei lipidi.

Il guggul è presente in molti integratori e può essere assunto quotidianamente ma ricordiamo che è un vegetale e come tale può essere portatore di allergie che possono manifestarsi soprattutto con eruzioni cutanee più o meno diffuse. Inoltre per alcune caratteristiche non va sottovalutata l’interazione con altri farmaci soprattutto quelli legati alla pressione arteriosa e agli anticoagulanti. Si sconsiglia l’uso in gravidanza e allattamento anche se non si hanno notizie certe su questi stati fisiologici particolari.

Per quanto concerne gli effetti collaterali si fa spesso cenno a mal di stomaco, nausea, vomito e problematiche gastrointestinali che però rientrano appena sospesa l’assunzione.

Quindi è importantissimo conoscere i componenti degli integratori che assumiamo e sapere a cosa serve ognuno di loro.

Oltre a composti farmacologici il guggul può essere assunto in polvere in tisane o centrifugati di frutta o di verdura (ottimo se unito a finocchio, basilico e sedano per un notevole effetto depurativo e detossificante.)

Le indicazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto con il medico. E’ pertanto opportuno consultare il proprio medico curante e/o lo specialista.

 

bibliografia

Burris TP1, Montrose C, Houck KA, Osborne HE, Bocchinfuso WP, Yaden BC, Cheng CC, Zink RW, Barr RJ, Hepler CD, Krishnan V, Bullock HA, Burris LL, Galvin RJ, Bramlett K, Stayrook KR. The hypolipidemic natural product guggulsterone is a promiscuous steroid receptor ligand. – Mol Pharmacol. 2005 Mar; 67 (3): 948-54. Epub 2004 15 dic.

Brobst DE1, Ding X, Creech KL, Goodwin B, Kelley B, Staudinger JL. Guggulsterone activates multiple nuclear receptors and induces CYP3A gene expression through the pregnane X receptor. J Pharmacol Exp Ther.2004 Agosto; 310 (2): 528-35. Epub 2004 1 aprile.

Ulbricht C1, Basch E, Szapary P, Hammerness P, Axentsev S, Boon H, Kroll D, Garraway L, Vora M, Woods J; Natural Standard Research Collaboration.  Guggul for hyperlipidemia: a review by the Natural Standard Research Collaboration. Complement Ther Med. 2005 Dec;13(4):279-90. Epub 2005 Sep 23.

Bianchi A1, Cantù P, Firenzuoli F, Mazzanti G, Menniti-Ippolito F, Raschetti R.  Rhabdomyolysis caused by Commiphora mukul, a natural lipid-lowering agent. Ann Pharmacother. 2004 Jul-Aug;38(7-8):1222-5. Epub 2004 Jun 8.

I cibi che nutrono i capelli

La salute e la bellezza dei capelli sono influenzate da diversi fattori tra cui la predisposizione genetica, l’avanzare dell’età, le variazioni ormonali dovute a malattie della tiroide, all’ovaio policistico, al parto, lo stress prolungato e, tra questi fattori, l’alimentazione riveste un ruolo importante.

Non essendo ancora provata scientificamente l’efficacia dei micronutrienti estratti dagli alimenti o di sintesi (gli integratori, per intenderci) è meglio “cercare” le vitamine e i minerali utili ai nostri capelli direttamente negli alimenti.

Le vitamine amiche dei capelli:

Vitamina A – latte e derivati, verdura a foglia verde scuro, frutta e verdura di colore arancione, carote, albicocche, zucca, ma anche alcune erbe aromatiche come il prezzemolo.

Vitamina E – olio extra ergine d’oliva e di semi, frutta a guscio (mandorle, noci, nocciole).

Vitamina C– frutta come kiwi e fragole, agrumi (arance, mandarini, limoni, pompelmi, ecc.), ed anche in grandi quantità nel prezzemolo, in cavoli, spinaci, peperoni e pomodori se mangiati crudi.

Vitamine B – cereali integrali, semi di sesamo e girasole, germe di grano, uova, lievito di birra, latte e derivati.

 

I minerali amici dei capelli:

Selenio – cereali integrali, noci, pesce e frutti di mare, fegato e rene, latte e derivati.

Zinco – pesce, carne, latte e derivati, cereali integrali.

Rame – molluschi, noci, cioccolato, latte e derivati.

Ferro – legumi, noci, molluschi, tuorlo d’uovo e carne.

Spesso la caduta dei capelli è inarrestabile e può essere causata da particolari condizioni come la psoriasi,  può essere una caduta stagionale, o dipendere da attività ormonali come nel caso della calvizie androgenetica. Quando la caduta accelera, pur non avendo predisposizioni genetiche,  lo stile di vita e l’alimentazione possono riequilibrare in maniera efficace il ciclo di vita dei nostri capelli, riportandoli ad una naturale e fisiologica caduta.

Le indicazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto con il medico. E’ pertanto opportuno consultare il proprio medico curante e/o lo specialista.