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Fattori biologici alla base delle scelte alimentari.

Le nostre esigenze fisiologiche sono i fattori di base che determinano le nostre scelte alimentari. Per poter sopravvivere, gli esseri umani hanno bisogno di energia e sostanze nutrienti e risponderanno allo stimolo della fame e alla sensazione di sazietà .Il sistema nervoso centrale è responsabile del controllo dell’equilibrio tra stimolo della fame, appetito e assunzione di cibo.
I macronutrienti, come carboidrati, proteine e grassi, generano segnali di sazietà di diversa intensità. Le opinioni predominanti suggeriscono che i grassi abbiano un basso potere di sazietà, i carboidrati un effetto intermedio e le proteine il potere maggiore (1).
È stato dimostrato che la densità energetica della dieta esercita forti effetti sulla sazietà e che le diete a bassa densità energetica generano maggiore sazietà rispetto a quelle ad alta intensità. L’alta densità energetica dei cibi a elevato contenuto di grassi e/o zuccheri può anche portare al “sovraconsumo passivo”, fenomeno in base al quale si ingerisce involontariamente energia in eccesso senza consumare volumi aggiuntivi. Un segnale importante della sazietà può essere il volume del cibo o le dimensioni delle porzioni consumate. Molte persone non sanno quali siano le porzioni adeguate e pertanto assumono inavvertitamente energia in eccesso.

Aspetti sensoriali
Il sapore è ampiamente considerato come uno dei fattori che influenzano maggiormente il comportamento alimentare. Il sapore, in realtà, è la somma di tutti gli stimoli sensoriali prodotti dall’ingerimento del cibo. Questo non include solo il sapore vero e proprio, ma anche odore, aspetto e consistenza. Si ritiene che questi aspetti sensoriali influenzino, in particolare, le scelte alimentari istintive. Fin dai primi anni di vita, sapore e familiarità influenzano il comportamento alimentare. Una propensione per i cibi dolci e un’avversione per quelli amari sono considerate caratteristiche innate degli esseri umani, presenti fin dalla nascita (2). Preferenze di sapori e avversioni ai cibi si sviluppano tramite l’esperienza e sono influenzate dai nostri atteggiamenti, convinzioni e aspettative. (3)

Il piacere del cibo passa attraverso il gusto
La gustosità è proporzionale al piacere che si prova quando si mangia un particolare alimento. Dipende dalle proprietà sensoriali del cibo, come sapore, odore, consistenza e aspetto. Dolciumi e cibi ad alto contenuto di grassi hanno un’innegabile attrattiva sensoriale. Non sorprende quindi che il cibo non sia considerato solo come fonte di nutrimento, ma venga spesso consumato per il piacere che conferisce. L’influenza della gustosità sull’appetito e sul consumo di cibo negli esseri umani è stata oggetto di numerosi studi. All’aumentare della gustosità aumenta il consumo di cibo, ma il suo effetto sull’appetito nel periodo successivo all’assunzione non è chiaro. L’aumento della varietà degli alimenti può anche incrementare l’assunzione di cibo ed energia a breve termine ed alterare l’equilibrio energetico (4) .
Cio’ che ci induce a mangiare è principalmente il piacere che deriva dall’ingestione del cibo.Dal punto di vista evolutivo, la capacità di percepire il gusto dolce si è sviluppata per riconoscere gli zuccheri, principale fonte d’energia del corpo. Invece, la sensibilità al gusto amaro ha permesso di discriminare ciò che era potenzialmente dannoso, come per esempio l’ingestione di molti composti tossici principalmente d’origine vegetale. Oggi il gusto ha in gran parte perso questa funzione e non risulta più legato ad esigenze di sopravvivenza. Ciononostante rimane uno dei più importanti fattori nel determinare la selezione e il grado di accettazione del cibo. La percezione dei diversi gusti: dolce, salato, amaro, acido umami e grasso, avviene grazie a recettori presenti sulla superficie di cellule epiteliali specializzate (dette TRCs ossia taste receptor cells) che si trovano all’interno dei bottoni gustativi, localizzati principalmente sulla lingua. Ciascuna qualità gustativa viene rilevata attraverso un meccanismo molecolare di trasduzione differente.
La Tabella I riassume i recettori a oggi conosciuti per ogni qualità gustativa e il meccanismo di trasduzione del segnale corrispondente.(5)

Gusto Recettore Trasduzione del segnale
Amaro T2Rs Recettore accoppiato a prot.G
Dolce T1R2/T1R3 Recettore accoppiato a prot.G
Umami T1R1/T1R3 R Recettore accoppiato a prot.G
Salato ENaC-TRPV1 Canali ionici
Acido PKD2L1- PKD1L3 Canali ionici
Grasso CD36 Trasportatore di acidi grassi

Numerosi sono i geni che codificano per i recettori del gusto amaro. In particolare nell’uomo sono stati identificati una famiglia di 25 geni, detti T2Rs o TAS2Rs, localizzati sui cromosomi 12, 7 e 5 (6). I gusti dolce e umami sono guidati da recettori appartenenti alla famiglia T1R o TAS1R. In particolare il recettore per il gusto dolce è costituito dal dimero formato da T1R2 e T1R3 (7) ,mentre il T1R3 combinato con il T1R2 forma il dimero responsabile della percezione del gusto umami(8). Il recettore principale per il gusto salato è un canale epiteliale per il Na+ sensibile all’amiloride, denominato EnaC (9). Inoltre, esiste un altro possibile recettore per il salato, il canale TRPV1 appartenente alla famiglia dei canali ionici TRP (transient receptor potential) (10). Per quanto riguarda l’acido, due membri della famiglia dei canali ionici TRP, ovvero PKD1L3 e PKD2L1, sono stati indicati come possibili recettori per la percezione di questa qualità gustativa (11). Infine, il gene CD36 è stato identificato come responsabile della sensibilità ai cibi grassi (12).

Variazioni genetiche che alterano la percezione gustativa .

La percezione gustativa, può variare tra gli individui in funzione di variazioni genetiche nei geni che codificano per i recettori del gusto. Variazioni genetiche associate a differenze individuali nella percezione gustativa sono ben note per quanto riguarda i gusti amaro, dolce e umami, mentre meno conosciuta è la variabilità genetica associata alla percezione del gusto salato e acido (13). Le variazioni genetiche associate a differenze individuali nella percezione del gusto amaro sono state le più studiate. In particolare, tra questi le più conosciute sono le variazioni a carico del gene TAS2R38, associate a differenze nella capacità di percepire composti che contengono il gruppo tiocianato (N-C = S) responsabile del loro gusto amaro, come feniltiocarbamide (o PTC) e 6-n-propiltiouracile (o PROP). Questo gruppo chimico è anche presente nei glucosinati e nelle goitrine, sostanze comunemente trovate nelle crucifere ed in altre piante appartenenti alla famiglia delle Brassicacee, come broccoli, cavoli e cavolfiori (14).In base alla capacità di percepire questi composti nella popolazione si possono distinguere: coloro che non percepiscono il PTC e sostanze analoghe o “non-taster”, coloro che sono capaci di percepire il PTC o “medium-taster” e coloro che sono estremamente sensibili a questi composti o “super-taster ”(15). Circa il 75% della popolazione Caucasica è sensibile e capace di percepire il PTC e il PROP, mentre circa il 25% sono non-tasters (16). Oggi sappiamo che esistono due diverse forme del TAS2R38, la forma PAV e la forma AVI, che differiscono per tre polimorfismi a singolo nucleotide (SNPs). Queste due forme conferiscono una diversa sensibilità al PTC e il PROP. In particolare, mentre la forma AVI specifica il fenotipo non-taster, la forma PAV sembra essere specifica per il fenotipo taster. Le variazioni genetiche nel TAS2R38, comunque, spiegano circa il 55-80% della variabilità nella sensibilità al PTC/PROP, suggerendo che altri fattori sia genetici che ambientali possono contribuire a determinare il fenotipo (17).Per quanto riguarda altre qualità gustative, variazioni genetiche nei geni della famiglia TAS1R sono state associate a differenze nella percezione dei gusti dolce e umami. Per esempio varianti nelle regioni del promotore del gene TAS1R3 sono state associate con una riduzione della capacità di percepire il gusto dolce (18).Analogamente, è stato riportato che differenze genetiche a livello del gene TAS1R3 sono legate a una ridotta sensibilità all’umami, mentre differenze nel gene TAS1R1 a un aumento della sensibilità (19).Studi recenti hanno suggerito che nell’uomo variazioni nei geni che codificano per il canale TRPV1 e la beta sub-unità del canale ENaC potrebbero modificare la percezione del gusto salato (20). Infine, varianti a livello del gene CD36 sono ritenute responsabili di differenze nella capacità di percepire e riconoscere le molecole di grasso contenuti nei cibi .

Le variazioni genetiche a livello dei recettori gustativi, determinando differenze nella percezione gustativa, e possono portare anche a differenze nelle preferenze alimentari e nel consumo di cibo. Ciò può a sua volta influenzare lo stato di salute(21). Il maggior numero di studi si è focalizzato sulla relazione tra la capacità di percepire il gusto amaro del PTC o del PROP, mediata dal gene TAS2R38, e le abitudini e preferenze alimentari (22). In particolare, la percezione del gusto amaro del PROP/PTC è stata associata a differenze nella preferenza per diversi tipi di cibi, quali verdure, caffè, birra, pompelmo, peperoncino, grassi, consumo di alcool (23). Variazioni nel gene TAS2R38 sono state associate anche al maggiore consumo di fibre e di tiamina, vitamina B6 e folati, ovvero a fattori indicativi di una sana alimentazione (24). Polimorfismi del gene TAS2R43 sono correlati ad una maggiore preferenza per il caffè (25). La percezione del gusto amaro è stata anche ampiamente relata allo stato di salute. Ad esempio è stato dimostrato che la capacità di percepire il PROP, attraverso differenze nel consumo di cibi ad elevato contenuto calorico e di grassi, può influenzare l’indice di massa corporea e il rischio di sviluppare obesità (26). Studi sulla relazione tra percezione del gusto, scelte alimentari e implicazioni per la salute sono stati riportati anche per altre qualità gustative. Variazioni genetiche del gene TAS1R2, responsabile della percezione del gusto dolce, sono state associate a differenze nel consumo di zuccheri in soggetti sovrappeso ed obesi (27). Differenze nella percezione del gusto dolce sono state anche associate all’alcolismo (28) al BMI (29). Polimorfismi del gene CD36 sono stati associati ad una diversa sensibilità agli alimenti grassi, con conseguente impatto sul BMI e sul rischio di sviluppare obesità (30). In altri studi, variazioni genetiche nel gene CD36 sono stati anche legati ad elevati livelli di trigliceridi e di acidi grassi liberi (31) e alla sindrome metabolica (32).

BIBLIOGRAFIA:

1)(Stubbs et al. 1996).
2)(Steiner 1977).
3)(Clarke 1998).
4)(Sorensen et al. 2003).
5)(Purves et al., 2001) (Zhang et al., 2003).
6)(Adler et al., 2000).
7)(Li et al., 2002) (Nelson et al., 2001).
8)(Nelson et al., 2002; Zhao et al., 2003).
9)(Schiffman et al., 1983.26(Lyall et al., 2004).
10) (Huang et al., 2006) (Ishimaru et al., 2006).
11)(Fukuwatari et al., 1997; Laugerette et al., 2005).
12)(Beauchamp & Mennella, 2011; Ventura & Worobey, 2013).
13)(Kim & Drayna, 2005; Mainland & Matsunami, 2009; Shigemura et al., 2009).
14)(Bufe et al., 2005).
15)(Guo & Reed, 2001.35 Bartoshuk et al., 1994).
16)(Kim et al., 2003).
17) Fushan et al., 2009).
18(Shigemura et al., 2009).
19)(Dias et al., 2013).
20)(Keller et al., 2012).
21)(Garcia-Bailo et al., 2009).
22) Dinehart, et al., 2006; Robino et al., 2014.
23) (Keller et al., 2002; Ullrich et al., 2004; Dinehart et al., 2006; Tepper, 2008; Tsuji et al., 2012; Drewnowski
et al., 1997; Duffy, 2004; Hayes & Duffy, 2008).
24)(Feeney et al., 2011).
25)(Pirastu et al., 2014).
26)(Tepper & Ullrich, 2002; Tepper et al., 2008; Shafaie et al., 2013).
27)(Eny et al., 2010).
28)(Mennella et al., 2010).
29)(Donaldson et al., 2009).
30)(Bokor et al., 2010; Heni et al., 2011; Yun et al., 2007; Keller et al., 2012).
31)(Ma et al., 2004; Madden et al., 2008).
32)(Farook et al., 2012).

Perché l’Obesità aumenta l’infiammazione?

L’Obesità è una patologia multifattoriale caratterizzata da un eccessivo accumulo di tessuto adiposo, che influisce negativamente sullo stato di salute dell’individuo, aggravando fortemente i costi per la spesa sanitaria; e per quanto possa sembrare incredibile, solo negli ultimi 30 anni è stata considerata dalla comunità clinica internazionale una vera e propria patologia più che una semplice alterazione estetica [1]. Più che l’Obesità, sono le sue conseguenze che rappresentano dei veri e propri fattori di rischio per malattie gravi come l’Aterosclerosi, il Diabete di tipo 2, l’Ipertensione, l’Ipogonadismo, le Malattie cerebrovascolari e cardiovascolari e tante altre [2]. Questo perché, il tessuto adiposo (grasso corporeo) oltre ad essere la nostra vera e propria riserva energetica e il nostro principale termoisolante, è un organo endocrino a tutti gli effetti, che produce una serie di ormoni e molecole chiamate Adipochine, le quali sono in grado di stabilire nessi di comunicazione con altri tessuti e organi. In caso di aumento del tessuto adiposo, la produzione di queste Adipochine cambia, determinando quelle che sono le conseguenze negative dell’Obesità [3][4]. Infatti l’ingresso dei trigliceridi all’interno delle cellule adipose, causa il loro progressivo aumento del volume. Questo cambiamento è visibile anche dall’esterno: la pancia diventa sempre più prominente e tutto il corpo ingrassa a causa dell’espansione del grasso addominale e sottocutaneo. Ovviamente le cellule adipose non possono ricevere una dose illimitata di trigliceridi al loro interno, altrimenti “esploderebbero” come un palloncino colmo d’aria. Per non scoppiare e morire, raggiunto il loro volume critico producono particolari proteine infiammatorie, finalizzate a impedire l’ulteriore entrata di trigliceridi al loro interno. Ma queste proteine, determinano un’infiammazione cronica sistemica estesa su tutto l’organismo! Così il corpo, giorno dopo giorno si trasforma, viene a ridursi la massa magra e la massa ossea e si modificano i valori della pressione arteriosa, perché l’acqua uscendo dalle cellule adipose entra nel connettivo per finire all’interno dei vasi sanguigni aumentando i volumi idrici circolanti e causando la comparsa di capillari cutanei dilatati, edemi e vene varicose [5].

 

Bibliografia:

[1] World Health Organization (WHO). Obesity and overweight. January 2015. http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs311/en/. Accessed 2 April 2016.

[2] Alberti KG, Zimmer P, Shaw J. The metabolic syndrome, a new worldwide definition. Lancet. 2005;366:1059-62. doi:10.1016/S0140-6736(05)67402-8.

[3] Sell H, Habich C, Eckel J. Adaptive immunity in obesity and insulin resistance. Nat Rev Endocrinol. 2012;8:709-16. doi:10.1038/nrendo.1012.114.

[4] Lumeng CN, Saltiel AR. Inflammatory links between obesity and metabolic sisease. J Clin Invest. 2011;121:2111-7. doi: 10.1172/JCI57132.

[5] Rossi PL. Dalle calorie alle molecole. Roma, Aboca, 2014.

L’avocado: il frutto-vegetale dal profilo nutrizionale unico!!

L’ avocado, il frutto grasso per eccellenza, particolarmente apprezzato per le sue proprietà benefiche.

L’avocado, unico alimento che si classifica contemporaneamente come frutta, come vegetale e come grasso. Come frutta per il suo origine botanico, come vegetale per il suo uso culinario, specialmente nei paesi in cui nasce,  e come grasso per il suo contenuto nutrizionale.

Nessun altro alimento ha una condizione così particolare.
L’avocado, o “aguacate” come è in origine il suo nome in Spagnolo, proviene dalla pianta della Persea Americana, specie arborea da frutto appartenente alla famiglia delle Lauracee. Fu scoperto per la prima volta durante le esplorazioni dell’America Centrale, nelle zone oggi conosciute come Messico e Guatemala, dove era già era parte dell’alimentazione degli indigeni Aztechi e Maya prima dell’ arrivo degli Spagnoli. Oggi i principali produttori di Avocado sono, oltre ai paesi Sudamericani, gli Stati Uniti, il Sudafrica, Israele e la Spagna. Per il popolo sudamericano e sudafricano l’avocado rappresenta il sostituto delle olive per gli Europei.

Esistono diverse qualità di avocado che variano per dimensione, forma, colore, texture della buccia e ovviamente gusto, ma forse la più popolare e apprezzata è la tipologia Hass.
A differenza di altri alimenti ricchi di grassi vegetali l’avocado contiene molti grassi buoni, quelli monoinsaturi che sono utili per mantenere in salute il cuore.

Il suo consumo è associato a diversi effetti benefici come la riduzione del rischio cardiovascolare, l’aumento del senso di sazietà con conseguente perdita di peso e l’aumento della fertilità.

Avocado e vari nutrienti

Possiamo dunque dire che l’avocado ha un profilo nutrizionale unico che conferisce al frutto proprietà eccellenti per la salute.

La sua principale peculiarità nutrizionale è dovuta alla sua ricchezza di grassi “buoni” specialmente insaturi ed Omega 3; contenuto di grassi che dipende però dal tipo di avocado, e varia dal 10% al 30%. Particolarmente ricco di acido grasso linolenico e Omega Ω3, grassi definiti “buoni” in quanto capaci di stimolare la produzione di colesterolo buono (HDL) e frenare il deposito di quello cattivo (LDL). Con questa proprietà l’avocado è utile nel diminuire il colesterolo in eccesso (ipercolesterolemia), può prevenire l’arteriosclerosi e le patologie causate dall’ostruzione del cuore e delle arterie, aggiungendo allo stesso tempo colore e sapore alla nostra alimentazione.
Inoltre la polpa ed il seme dell’avocado sono ricchi di diversi nutrienti tra cui:

  • L’avocado contiene elevate quantità di acido folico , Vitamina B9 (o folati) – (81µg su 100g) molto importante quotidianamente per la normale funzione cellulare e per la crescita dei tessuti e svolge un ruolo principale durante la gravidanza.
  • Vitamina K1 – importante per la coagulazione del sangue e per prevenire fragilità ossea e osteoporosi.
  • L’ avocado è ricco di Magnesio e Potassio, minerali entrambi d’aiuto nel regolare la pressione sanguigna, nella salute cardiaca e nello scambio idro-salino a livello cellulare. (450 mg di potassio in 100g cioè più potassio di 100g di banana che ne contiene 350mg).
  • Ha un elevato contenuto di antiossidanti come diVitamina A (14 mg in 100 gr di parte commestibile-7 volte più dell’ananas ) e la Vitamina E che aiuta a  proteggere le cellule dalle tossine ambientali e combatte la sterilità maschile. Entrambe sono utili contro l’invecchiamento della pelle e il mantenimento dell’ elasticità.
  • Ricco di Vitamina C –antiossidante coinvolto principalmente nelle funzioni immunitarie, nella salute della pelle e delle ossa; favorisce l’assorbimento del ferro, prevenendo l’anemia.
  • L’avocado contiene molti Carotenoidi tra cui la luteina e la zeaxantina importanti per la salute degli occhi e per combattere lo stress ossidativo. Inoltre la biodisponibilità (assimilazione) dei carotenoidi è maggiore grazie alla presenza dei grassi di questo frutto.
  • Contiene β sitosterolo II beta-sitosterolo è il fitosterolo più abbondante nella dieta. Esso è pure ampiamente distribuito nel regno vegetale e si ritrova in specie come la Serenoa repens, la Cucurbita pepo ed il Pygeum africanum, impiegate nel trattamento dell’ ipertrofìa prostatica benigna (IPB). Dal punto di vista chimico, il beta-sitosterolo ha una struttura molto simile a quella del colesterolo. In quanto tale partecipa alla regolazione del cortisolo, ovvero l’ormone dello stress. II beta-sitosterolo ha un potenziale effetto positivo sul parenchima prostatico prevenendo infiammazioni e iperplasia.

Le proprietà e i benefici per la salute dell’avocado

  • La salute cardiaca Il consumo regolare di avocado favorisce la riduzione del colesterolo cattivo e dei trigliceridi, aumentando il colesterolo buono (HDL) e mantenendo così in salute il cuore;
  • Sazietà e perdita di peso Contrariamente a quanto si pensa, l’avocado non fa ingrassare, anzi, diversi studi hanno dimostrato che è sufficiente aggiungere mezzo avocado ai nostri pasti per aumentare il senso di sazietà tra un pasto e l’altro e di conseguenza regolare anche il peso corporeo;
  • La salute femminile Già la stessa forma dell’avocado ricorda inequivocabilmente quella dell’utero, arrotondata e un po’ a pera. Inoltre dentro la “pancia” è presente un gran seme e per completare la maturazione impiega 9 mesi.. strano no? Non troppo se pensiamo che questo frutto è ricco di folati, sostanze nutritive che promuovono la sviluppo dei tessuti e di nuove cellule, particolarmente importanti in alcune fasi della vita come la gravidanza, l’allattamento e i primissimi anni di vita.
  • A ridurre i sintomi dell’artrite E’ ricco di composti ad azione anti-infiammatoria (fitosteroli, carotenoidi, polifenoli, flavonoidi, vitamina C, vitamina E, zinco, selenio,grassi omega-3) , infatti il consumo regolare di alimenti ad azione anti-infiammatoria ha un ruolo cruciale nel proteggere il nostro organismo dall’azione dei radicali liberi, prevenendo in questo modo patologie infiammatorie articolari.
  • Aumento della libido Considerato il frutto dell’amore e della fertilità, non è un caso che oltre a ricordare un utero, la traduzione azteca di avocado sia “albero del testicolo”.
  • La salute della vista L’avocado è ricco di antiossidanti come la luteina e la zeaxantina, specializzati nel proteggere gli occhi dai danni provocati dallo stress ossidativo, la cataratta e la degenerazione maculare.
  • Nutrimento per la pelle Incredibilmente nutriente per la pelle, l’avocado si assorbe rapidamente donando sollievo a chi presenta una pelle particolarmente sensibile o secca. Essendo anche ricco di vitamina E, un potentissimo antiossidante che protegge contro l’azione dei radicali liberi, l’avocado è un perfetto alleato non solo per la pelle ma anche per i capelli, proteggendoli dall’invecchiamento e dalla secchezza causata dai raggi solari.

L’Università dello stato dell’Ohio, in USA, ha dimostrato inoltre che l’avocado è in grado di prevenire la formazione di tumori della bocca.

Altre virtù dell’avocado

  • Aiuta a prevenire il morbo di Alzheimer
  • Aiuta a migliorare la depressione
  • Si utilizza nella terapia nutrizionale del paziente con sclerosi multipla
  • Grazie al suo contenuto in Vitamina D, aiuta l’assorbimento di calcio e fosforo, aiutando ad avere ossa e denti più sani e resistenti contro osteoporosi e artrosi
  • Aiuta a diminuire il prurito nelle dermatiti ed altre patologie dermatologiche o allergie della pelle

Controindicazioni

L’allergia all’avocado è molto rara, ma alcuni individui che possibilmente sono allergici al lattice possono manifestare reazioni nei confronti di certi frutti come l’avocado, la banana o i kiwi.

Un’altra controindicazione è associata a problemi di tipo digestivo: effetto causato in tal caso dai FODMAP, carboidrati a catena corta di cui l’avocado è ricco e che alcune persone non sono in grado di digerire causando gonfiore, produzione di gas, crampi allo stomaco, diarrea o costipazione. A questi individui è consigliato non consumare questo frutto.

Come Usarlo

Come guacamole… la salsina salutare- La salsa guacamole è una preparazione a base di avocado originaria del Messico. Prepararla è molto semplice.

Servono: 4 avocado, 2 lime e 1 pizzico di sale.

Dividete gli avocado a metà e estraete il nocciolo. Sbucciate il frutto, prelevate la polpa, tagliatela a dadini e schiacciatela con la forchetta in una ciotola fino a formare una purea.

A differenza di quanto si dice in giro, non è l’aggiunta di un nocciolo d’avocado a far conservare meglio il guacamole. Il vero trucco è aggiungere lime e succo di limone in abbondanza. È l’ossigeno che lo fa diventare marrone — mentre lime e limone lime ne rallentano l’ossidazione

Per creare delle maschere per il viso home made. Un avocado può essere un ottimo idratante, può essere usato per curare le scottature prevenendo le irritazioni, per ridurre le rughe. Come??

Tritare la polpa dell’avocado, posizionarla sulla pelle e lasciarla agire per 10-15 minuti. Così idratiamo la nostra pelle rendendola morbida e vellutata. Adatta alle pelli particolarmente secche e disidratate.

Oppure provate quest’altra variante per impedire alle rughe di formarsi: mischiare miele, yogurt e un avocado insieme, e spalmare uno spesso strato.

Come sostituto- più sano– del burro, della maionese o della marmellata- Avete mai provato un sandwich all’avocado? È il meglio. In più, avete oltre venti sostanze nutrienti se lo mettete in un toast a colazione. Inoltre se state cercando di mangiare sano, si può usare questo super-frutto in tante ricette. Sia i biscotti con scaglie di cioccolato che il pane alla banana risultano deliziosi quando vengono preparati con l’avocado.

Le indicazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto con il medico. E’ pertanto opportuno consultare il proprio medico curante e/o lo specialista.