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Archivio dei tag geni

Hydra vulgaris: un meraviglioso organismo modello e non solo!

L’Hydra vulgaris è un piccolo polipo di acqua dolce, possiamo considerarlo “cugino” della ben conosciuta medusa. È considerato un eccezionale organismo modello, a stento visibile ad occhio nudo, grazie alle sue uniche e magiche “proprietà”. Partendo dal presupposto che l’evoluzione ha conservato i meccanismi molecolari, genetici e biochimici di base, studiarne le dinamiche con i cosiddetti organismi modello, permette alla scienza di andare avanti, comprendendo tali pathway e scoprendone dei nuovi.

Questo piccolo polipo di acqua dolce offre notevoli vantaggi rispetto ad altri organismi modello, sia per studi in vivo che in vitro. In particolare è adatto per i biologi che studiano i processi di sviluppo e rigenerazione, così pure per i chimici e i tossicologi per cercare nuovi modelli per testare l’impatto delle nanoparticelle sulla salute umana e sull’ambiente. Inoltre, grazie alla semplicità del suo sistema nervoso, rappresenta un sistema modello ideale per lo studio della trasmissione di segnale. Ha un basso costo di allevamento e in condizioni controllate si riproduce asessualmente, ha una semplice struttura anatomica, è trasparente e quindi permette la localizzazione di sonde fluorescenti a livello di animale intero e gli studi di migrazione cellulare in condizioni fisiologiche. Ammirarlo al microscopio è meraviglioso, coinvolgente ed appassionante. Con sottofondo di musica, si ha l’impressione che danzi, dunque un piacere studiarlo!

Una delle sfide della medicina di precisione è quella di scoprire i gap molecolari ancora esistenti per poter prevenire patologie anche gravi. Ebbene l’Hydra vulgaris vanta non solo di essere un prezioso e meraviglioso candidato per tale sfida. Difatti, visto la sua straordinaria longevità, immortalità, diventa spunto interessante per i ricercatori che studiano tali meccanismi. Vanta, altresì, di essere una fonte preziosa di cellule staminali e la sua capacità rigenerativa (sezionandola è capace di rigenerare dalle rispettive parti un nuovo organismo) affascina da anni ricercatori in diversi settori. Inoltre, essendo molto sensibile agli agenti tossici è anche utilizzato come indicatore biologico per valutare il grado di inquinamento delle acque e da diversi anni studiato presso il Nanobiomolecular group del CNR di Pozzuoli per testare l’impatto di diverse nanoparticelle di nuova generazione.

Tali studi sono fondamentali visto l’invasione nella nostra vita quotidiana dei cosiddetti nanomateriali dovuti all’evoluzione delle nanotecnologie e nanomedicina. Ricordiamo però che tale evoluzione è fondamentale, oggigiorno che siamo e miriamo alla predetta medicina personalizzata. La precisione ottenuta attraverso l’utilizzo di strumenti nanotecnologici è incomparabile rispetto ad altre tecnologie. Inoltre, visto le ultimissime grandi rivelazioni nel campo, come ad esempio il sistema CRISPR-Cas9, la chiave per poter programmare e riprogrammare i nostri geni, il sistema CAR-T – immunoterapia con linfociti riprogrammati, cha ha dato i primi riscontri positivi anche al Bambino Gesù di Roma, mentre, come al solto negli USA ci sono già dati di efficacia a lungo termine su circa 75 pazienti e trial clinici approvati con tale terapia come anche in Cina.

Dunque, contribuire a trovare i tasselli mancanti per migliorare ed arrivare a tale precisione, anche con organismi modello, come l’Hydra vulgaris, sono tasselli fondamentali da perseverare per mirare a tale sfida. Tali studi, sono necessari e indispensabili affinché nuovi e precisi nanodispositivi possano entrare in tempi rapidi a far parte ed ampliare la nanomedicina che regna e regnerà anche il nostro futuro e per testare le basi molecolari delle interazioni bio-non bio e quindi, ad esempio, il potenziale impatto tossico delle nanoparticelle sulla salute umana e sull’ambiente.

In questo modo, speriamo, che in futuro patologie “incurabili”, come ad esempio le malattie genetiche rare, potrebbero essere solo un ricordo lontano. Ricordiamoci però che il meccanismo CRISPR-Cas9, CAR-T e / o altre simili tecniche sofisticate e di precisione devono essere usate con prudenza ed intelligenza. Abbiamo una grande opportunità, in possesso di “mani sbagliate” potrebbe essere devastante.

Amerei concludere, ricordando che per scoprire ed approfondire i segreti ancora sconosciuti di simili meccanismi, dunque per mirare ad una vera a propria prevenzione, diagnosi, cura, terapia personalizzata, accurata e precisa, abbiamo bisogno degli avanzamenti e degli sforzi dei ricercatori. Tali sono enormi, fondamentali e, spesso, sottostimati. Probabilmente urge l’esigenza di “stimarli” e valorizzarli giusto un pochino in più in Italia e nel mondo!

 

Riferimenti bibliografici

[1] http://www.tortiglione.com/nanobiomoleculargroup/Sito/NanoBiomolecular_group.html

[2] http://www.ospedalebambinogesu.it/terapia-genica-cellule-riprogrammate-contro-il-tumore#.WpqzfejOXIU

[3] Drost et al (2017) “Use of CRISPR-modified human stem cell organoids to study the origin of mutational signatures in cancer”. Science 358:234.

[4] Hong Ma et al. Correction of a pathogenic gene mutation in human embryos. Nature volume 548, pages 413–419 (24 August 2017)

[5] Sara Reardon First CRISPR clinical trial gets green light from US panel. Nature, 22 June 2016

[6] David Cyranoski. Chinese scientists to pioneer first human CRISPR trial. Nature, 21 July 2016

[7] Tino, A., Ambrosone, A., Marchesano, V., and Tortiglione, C. (2014) Molecular bases of nanotoxicology, Wiley-VCH, Weinheim, Germany.

[8] Tortiglione. The heritable effects of nanotoxicity. Nanomedicine 2014, VOL. 9, NO. 18

[9] Ambrosone A., Mattera L., et al. Mechanisms underlying toxicity induced by CdTe quantum dots determined in an invertebrate model organism. Biomaterials 2012 ; 33(7):1991-2000.

[10] Tortiglione C (2011). An Ancient Model Organism to Test In Vivo Novel Functional Nanocrystals. Chapter 10, pp. 225-252 . In “Biomedical Engineering – From Theory to Applications”, Reza Fazel-Rezai Ed., ISBN: 978-953-307-637-9, Aug 2011 InTech Publisher

 

 

 

 

 

Ballerina, sì “il direttore d’orchestra” della tua vita. Essere “magri” non vuol dire non mangiare!! No al “tunnel nero”

Ehi tu ballerina / o, si parlo proprio con te. Stai tranquilla, non ti parla il dottore, la nutrizionista, ma la dott.ssa Lucia Mattera in veste di ex danzatrice. Non voglio dirti cosa mangiare e non voglio assolutamente che diventi grassa e brutta. Voglio solo farti riflettere.

Ascolta, si lo so, la danza è tutta la tua vita, altrimenti non passeresti ore ed ore a provare e riprovare mentre tutti i tuoi coetanei si divertono iniziando a bere e ad andare in discoteca. Non sorrideresti, quando, durante uno spettacolo, pouf, le bolle si aprono e, ahimè sei sul palco, devi continuare a danzare e a sorridere per trasmettere la tua emozione al pubblico e per portar a buon fine lo spettacolo, ma in cuor tuo stai “morendo”. Continui, fin quando, non appena varchi le quinte dici “parolacce” asciughi il sangue, il sudore, ed a volta le lacrime (frutto, spesso, di un connubio perfetto tra emozione, stress e dolore), poni i medicamenti sulle bolle, ti mascheri del sorriso e sei pronta per ricominciare il secondo tempo. Torni a casa, benedetta acqua e sale, ghiaccio e pastrocchi simili “salva vita”.

Ascoltami bene adesso, lo so, nella danza, in particolare classica, ci sono tante regole, spesso dure e purtroppo, a volte, i modelli ci portano a cadere nel non mangiare o, peggio, nel mangiare e vomitare per poter mantenere o diminuire quella forma. Fanciulle care, conoscete il detto, sbagliando s’impara? Beh, sappiate che esistono delle “pozioni magiche” per potervi nutrire e restare nel “peso ideale” imposto. Ma vi ricordo, perché lo sapete bene, che una vera danzatrice non è un peso od un corpo ideale, lo è quando riesce ad emozionarsi e ad emozionare mentre danza, quando raggiunge una simbiosi con la musica, con il centro della terra. Riesce ad arrivare in equilibrio con l’Universo, sinonimo ecclettico di meditazione.

Ricordo con piacere commovente, l’elisir di piacere che una ballerina prova, quando chiude gli occhi, si lascia trasportare dalla musica e dalle sue emozioni…si ha realmente l’impressione di fluttuare nel cosmo. La stessa emozione, me l’ha trasmessa mio padre nell’ascoltare e farsi trasportare dall’opera lirica. Dunque, il discorso vale per ognuno di noi che provando emozioni, medita anche se non lo sa.

Sai che quando danzi componi un’opera d’arte? Dai movimento alla musica, sei speciale come lo è l’epigenetica per te che dà movimento ai tuoi geni. Ecco, sai cosa accade ad essi, alle tue cellule, al tuo corpo e alla tua anima se continui a non nutrirli o a farlo male? Puoi trovarti, senza saperlo, nel tunnel nero dell’anoressia e / o bulimia, modifichi la tua epigenetica.

Ti racconto un’esperienza di una mia cara amica. Ha così fatto indebolire i suoi geni, quindi parte del suo corpo, delle sue ossa, che una caduta forte e violenta, ma “banale”, l’ha costretta ad abbandonare un sogno, quello di divenire una grande ballerina. Ti confido però, che anche io ora non danzo più ma la danza mi ha donato la possibilità di inseguire un altro sogno, un’altra passione. Si tratta di un altro tipo di arte, della scienza, della ricerca.

La danza ti dona la forza e l’energia di affrontare la vita sempre con il sorriso, che sia una maschera o meno, il sol fatto di sorridere ci nutre d’amore e il sol fatto di provare emozioni così forti e genuine fanno bene alla nostra mente e al nostro corpo.

Rifletti, i tuoi geni, il tuo corpo, la tua epigenetica non sei altro che tu, e perfino in condizioni avverse è tua alleata. Ebbene, i sofisticati meccanismi del tuo corpo, vanno avanti, riparano i danni e permettono all’epigenetica, “il nostro direttore d’orchestra”, di dirigere il nostro destino. Ed anche se il danno risulta cronico, giorno dopo giorno, proprio come te, che non abbandoneresti mai il palcoscenico, continuano. A lungo andare il continuare in “note discordanti” non va mai bene, prima o poi si crolla in “malattia”.

Voglio, dunque, dirti, meravigliosa creatura, che devi far danzare in modo armonico anche i tuoi geni, non solo il tuo corpo. Non donare emozioni solo al pubblico, fallo prima per te e poi per il tuo pubblico.

Vola e fallo leggere alle tue colleghe, amiche o insegnanti, alcune delle quali sono, forse, le prime che hanno bisogno di ricordarsi quanto speciali siano, siamo e siete e, quanto prezioso sia nutrire i nostri geni. Affidati a specialisti in nutrizione locali, sono loro le “pozioni magiche” non spegnere la stella che è in te. Prendi le bacchette e si direttore dello spettacolo della tua vita.

Ti saluto collega,

Lucia Mattera

Storia evolutiva del gene canceroso della carne rossa

La carne rossa, demonizzata, da qualche anno a questa parte, era in passato un alimento di largo consumo. Oggi dilagano notizie più disparate circa il suo effetto canceroso; L’OMS consiglia di non eccedere con le carni lavorate, i più estremisti consigliano di abolire ogni genere di carne, mentre i più moderati di limitarne il consumo. In realtà la diatriba è molto remota; Basti pensare all’alimento principe del lottatore Milone di Crotone, vincitore di ben 31 olimpiadi; L’atleta prima di ogni gara, infatti, era solito consumare circa 8kg di carne al giorno ed attribuiva proprio a questo alimento la sua forza fisica e le vittorie conseguite. Al contrario il filosofo-matematico Pitagora, fondatore della scuola pitagorica a Crotone, fu il padre del vegeterianismo; Egli fondò un’autentica religione, raccomandando una dieta non carnivora, per motivi etici e di buona salute fisica, mentale e spirituale. Nonostante Milone fu un seguace di Pitagora, pare che, i due condividessero stessa città ed ideologie ma non le stesse abitudini alimentari. Così come allora vi sono pareri molto discordanti, ma attraverso questo breve articolo cercheremo di fare un po’ di chiarezza, affacciandoci sulle più recenti evidenze scientifiche.
E’ emerso, attraverso molteplici studi, che circa due milioni di anni fa, si verificò un cambiamento genetico che differenziava gli umani dalla maggior parte degli altri primati; Tale cambiamento li proteggeva da alcune patologie, ma li rendeva vulnerabili al consumo di carne rossa, trasformandosi, dunque, in un alimento rischioso per la salute. A questo punto dell’evoluzione umana, un certo gene, noto come CMAH che consente la sintesi di uno zucchero chiamato Neu5Gc, scomparve. Questo zucchero è presente in carni rosse, pesce e latticini. Quando gli esseri umani consumano un animale che presenta il gene, l’organismo ha una reazione immunitaria allo zucchero estraneo, che può causare infiammazione, artrite e cancro. L’inattivazione della CMAH durante l’evoluzione ha liberato l’uomo da diversi agenti patogeni, non risulta più, per esempio, suscettibile ad un particolare tipo di malaria che richiede Neu5Gc per l’infezione, altri primati, invece, si ammalano abitualmente di tale patologia.
I ricercatori dell’Università del Nevada, hanno analizzato 322 sequenze di genoma animale dal National Center for Biotechnology Information, alla ricerca di animali che mostrano la presenza di geni attivi CMAH. Secondo tali studi, nei pesci esaminati finora, c’è una concentrazione insignificante dello zucchero Neu5Gc, ma le concentrazioni risultano significativamente più alte nelle uova di pesce, meglio conosciute come caviale. Anche gli uccelli mancano di geni attivi CMAH, il che implica che il consumo di animali come pollo, tacchino e oche non è associato ad effetti collaterali pericolosi.
Se l’animale presenta il gene CMAH, potrebbe causare infiammazione e cancro in coloro i quali ne fanno uso. Tuttavia, il consumo di carne rossa con moderazione è considerato soddisfacente. Se l’animale non ha il gene CMAH, allora è più probabile che quegli animali contengano agenti patogeni che si attaccano a Neu5Ac (il precursore di Neu5Gc) e che possono colpire gli esseri umani.

Questa ricerca dovrebbe essere una pietra miliare fondamentale per il futuro lavoro in nutrizione, genetica e medicina; è dunque un punto di partenza per conoscere il momento e il luogo preciso in cui il gene viene disattivato; Tali informazioni risultano fondamentali per determinare quali specie animali hanno più probabilità di possedere lo zucchero tossico. Il lavoro svolto dall’Università del Nevada renderà più comprensibile l’eziologia di alcune patologie e i meccanismi preventivi da adottare per evitarne il contagio.

Il consiglio, dunque, è quello di eseguire una dieta variegata, limitando l’apporto di carne rossa senza escluderla dal normale regime alimentare, in tal modo forniremo all’organismo tutto ciò di cui necessita senza correre rischi.

Dott.ssa Michela Zizza
Bibliografia
University of Nevada, Reno.

Mallone: un piatto “povero” o ricco per i nostri geni?

Il mallone, è considerato uno dei piatti “poveri”. Questo appellativo, comune nelle usanze tradizionali, viene fornito a ricette antiche, preparate utilizzando pietanze semplici e parsimoniose.

Nella tradizione Montorese, in Campania, il mallone viene preparato utilizzando le foglie delle cime di rapa, patate, pomodori, pane tostato, aglio, peperoncino piccante ed olio a crudo. Semplice e “light” e nutriente per i nostri geni! Le cime di rapa appartengono alla famiglia delle Crucifere o Brassicaceae. Gli studi a riguardo hanno rilevato effetti benefeci, dovuti all’ampia gamma di fitochimici che contengono, fondamentali per la nostra salute. Sono difatti ricchi di altissimi livelli di antiossidanti quali vitamina A e C, flavonoidi, glucosinolati e prodotti di degradazione, come isotiocianati, potenti antitumorali. In particolare, gli antiossidanti (i nostri “parafulmini”) neutralizzano le specie reattive dell’ossigeno (ROS) e riducono i danni del DNA ed i glucosinolati inducono l’attivazione di enzimi disintossicanti.

Ecco perché appartiene a quella classe di alimenti considerati cancro-protettivi e non solo. Infatti, uno studio di coorte le ha anche attribuito un potente effetto cardioprotettore in particolare nei confronti di infarti o delle malattie cardiovascolari coronariche. Inoltre, una recente meta-analisi, enfatizza, in generale, l’importanza di un corretto consumo giornaliero di frutta e verdura, in particolare, quelle appartenenti a questa famiglia. Difatti sono potenti protettori nei confronti di molte patologie quali appunto, cancro, malattie cardiovascolari in generale, infarti, ictus e morti premature. Tuttavia ulteriori studi dovranno essere condotti per poter identificare la “dose ottimale” in quanto, i ricercatori, su questo non hanno ancora delle risposte. In generale, l’assunzione di frutta e verdure riduce i livelli di colesterolo, la pressione sanguigna, l’infiammazione e l’aggregazione piastrinica e migliora la funzionalità vascolare e immunitaria ed ancora recenti meta-analisi hanno confermato un’associazione inversa tra l’assunzione di fibre e le malattie cardiovascolari. Aumentarmene il consumo porta benefici non solo per la nostra salute ma anche per l’ambiente, ricordando, però, che l’evoluzione dell’uomo, per la maggior parte del tempo, è stata ed è segnata da un alimentazione di tipo onnivora!……………to added new study

Le foglie delle verdure in generale, sono ricche in vitamine e sali minerali, in fibre prebiotiche e possiedono principi attivi amici per la nostra salute quali attività antinfiammatoria, immunomodulante, antitumorale. Sono, inoltre ricche di preziosi elementi per la nostra salute, quali ferro, calcio, fosforo, vitamina A e C nonché fonte di un altissimo contenuto di polifenoli. Le virtù di questa pietanza “povera”, inoltre, sono catalizzati dall’attività antiossidante e dalle proprietà degli altri alimenti che lo compongono ( patate, pomodori, pane tostato, aglio, peperoncino piccante ed olio extravergine di oliva a crudo). La sinergia in generale tra i vari tipi di verdure, di “colori”, di frutta e fibra ha il potere di modulare, inoltre, le concentrazioni degli ormoni steroidi ed il metabolismo ormonale e sembra che abbiano anche un effetto benefico sul microbiota intestinale.

Lo spirito e le proprietà dei piatti tradizionali sono unici nel loro genere, siano essi di culture occidentali, che orientali. Vediamo, come al solito, che il sapore, il gusto, l’odore ed il colore delle tradizioni antiche, che siano esse culinarie o meno, tramandate per scritto o verbalmente, sono le più sagge e preziose “opere d’arte”. Esse hanno il potere di condurre ad una “manipolazione nutrizionale” ad una manipolazione epigenetica, la nostra mente ed il nostro corpo preservandoci “dal comporre quelle note discordanti” che ci conducono al malessere in tutte le sue forme. Quest’ultimo può sfociare e fluttuare da “banali” infiammazioni, a turbe psichiche e nei casi peggiori allo sviluppo del cancro e / o altre patologie gravi.

Notiamo dunque, che questo piatto “povero” (ma il discorso vale anche per le tantissime altre pietanze o usanze considerate tali) sia, invece, costume parsimonioso, ricco e prezioso per nutrire le nostre cellule, i nostri geni. L’ideale, quindi, per la nostra salute, benessere e per la nostra “tasca”.

“Il Signore ha creato medicamenti dalla terra, l’uomo assennato non li disprezza.”. Sacra Bibbia, Libro del Siracide 38, verso 4 

Bibliografia:

L. Mattera. Epigenetica: viaggiamo nel suo magico nanomondo. Scienzintasca, 2017

Roberta De Pascalis. La magia della rucola. Scienzintasca, 2017

Dagfinn Aune et al. International Journal of Epidemiology, Volume 46, Issue 3, 1 June 2017, Pages 1029–1056,https://doi.org/10.1093/ije/dyw319

D’Orta, A et al. Nutritional manipulation: epigenetic effect in cancer. WCRJ, 2015

Del Buono A., D’Orta A., et al. Relationship between diet and heavy metals in high risk of the environmental toxicity areas. Implication for cancer prevention. WCRJ 2014; 1 (4): e411

Joshipura KJ, et al. The Effect of Fruit and Vegetable Intake on Risk for Coronary Heart Disease. Ann Intern Med. 2001; 134:1106–1114. doi: 10.7326/0003-4819-134-12-200106190-00010

Vino cotto “foriano” doc. : un’antica tradizione dell’isola d’Ischia e non solo…

 

Il vino cotto o mosto cotto, possiamo considerarlo, quasi, un “elisir di lunga vita”. Appartiene ad un’antica tradizione dell’Isola d’Ischia, ma in generale italiana, con piccole varianti in base alle usanze tipiche del luogo di produzione.  Accanto al gusto eccelso (uno degli  elementi nobili dell’alimentazione), si associa il prezioso contenuto di polifenoli, potentissimi antiossidanti (ovvero i “parafulmini” delle nostre cellule) fondamentali per la nostra salute. Può essere aggiunto in qualsiasi tipo di pietanze, a crudo o a fine cottura, per arricchirle di colore, gusto ed “oro” per la nostra salute. Inoltre è ottimo anche se assunto come bevanda, diluito in acqua o come eccellente alternativa allo zucchero raffinato (potentissimo nemico della nostra salute) o concentrato. Lo consiglio, inoltre, come ideale sostituto delle salse “spazzatura” tipo quella barbecue o all’aceto balsamico commerciale. Ancora, unito ai formaggi o alla frutta (aggiungendo, magari, anche un’altra buon alleata della salute, della buona cannella) è un cocktail di piacere e, fondamentale, di gusto di qualità. Nella tradizione ischitana, in particolare foriana, non può assolutamente mancare come ingrediente “magico” nella popolare e ben conosciuta “pizza di scarola”, piatto tipico del periodo invernale / natalizio. Il segreto della sua virtù, probabilmente, risiede nel metodo di preparazione. Infatti, il mosto viene cotto a temperature bassissime e per lungo tempo. Questo processo gli dona il suo colore caratteristico, dovuto alla produzione di sostanze pigmentate brune, chiamate melanoidine (tipiche anche del colore caratteristico dei chicchi del caffè tostato, ad esempio). Si nota, infatti, in foto (vino cotto produzione familiare, uso personale) il colore fortemente scuro, il mosto di partenza era di uva bianca!! Questo metodo antico (mio padre era uno dei pochi che utilizzava fedelmente la ricetta “antica” tramandata), basato su questo tipo di cottura estremamente delicata (ma non solo), preservano la quasi totalità delle proprietà ed addirittura le potenzia. Infatti, recenti studi hanno dimostrato un aumento dell’attività antiossidante, presente nelle pietanze preparate mediante questo delicato procedimento, in sinergia con l’imbrunimento delle stesse. Dunque, anche il nostro vino cotto, presenta “virtù” maggiori rispetto al nettare di partenza. E ricorda che anche l’occhio (altro elemento nobile) vuole la sua parte. Diamo, quindi, sempre arte, colore e, naturalmente, musica a tavola ed ai nostri geni.

Bibliografia:

Manzocco et al. Review of non-enzymatic browning and antioxidant capacity in processed foods- 2016 Journal of Food Engineering Vol. 169, January 2016, Pages 44-52

Phisut, N.; Jiraporn, B. Characteristics and antioxidant activity of Maillard reaction products derived from chitosan sugar solution. International Food Research Journal . 2013, Vol. 20 Issue 3, p1077-1085. 9p.

Mattia, C.; et al. “Vino cotto” composition and antioxidant activity as affected by non enszymatic browing”. Italian Journal of Food Science. 2007, Vol. 19 Issue 4, p413-424.

 

 

 

 

Epigenetica....il miracolo della vita

Epigenetica: viaggiamo nel suo magico nanomondo.

“L’epigenetica è un magico “nanomondo”, tutto ciò che siamo e che ci circonda è una “sinfonia da camera”, una danza. La musica ci avvicina al cosmo e ha il potere e la magia di “accompagnarci” in altri “nanomondi”, magici come noi”. L.V.M.

Epigenetica. Cos’è l’epigenetica? Ebbene siamo noi stessi! Prima ancora del DNA (il nostro corredo genico), il “destino” di ognuno di noi, la voce in capitolo, il direttore d’orchestra, il coreografo è proprio l’epigenetica. Grazie a questo fenomeno, che considero magico, il nostro “nanomondo naturale” ci permette di svilupparci e di evolverci. In letteratura esistono numerose espressioni, per spiegare questo “miracolo”, a me ispira e piace quella della musica corredata da mie piccole note personali. Diversi autori hanno utilizzato questa metafora per poter descrivere e sin anche registrare il suono del nostro codice genetico. Vediamo qualche esempio: Nature, una delle riviste scientifiche più prestigiose, il progetto “Roadmap dell’Epigenetica” utilizza tali allegorie ed ancora Klinghoffer, fa corrispondere il pianoforte all’epigenetica che suona le informazioni “statiche” contenute nel DNA dando movimento, ed io aggiungo, come una danzatrice lo dà alla musica. Se, invece, considerassimo il DNA come un pianoforte, allora i geni sarebbero i tasti con “noi” a fare i musicisti e con l’epigenetica come direttore d’orchestra. Quando vi è equilibrio e sincronia tra le note, il suono risulta armonico. Allo stesso modo quando ritroviamo “equilibrati” i processi della trascrizione genica, che culminano con la creazione di ogni singolo “composto” del nostro organismo, del nostro carattere, delle nostre emozioni, la nostra vita magicamente diviene un’opera d’arte.

Cosa c’è di magico? Beh, di fronte a tanto basta porsi una domanda o meglio un punto di riflessione:  l’uomo è ben riuscito ad imitare il nostro “nanomondo naturale”, rivelandosi quasi prone a vincere l’attuale sfida della medicina moderna (puntata sulla personalizzazione), grazie ai grandi progressi, in particolar modo, quelli apportati dalla nanomedicina. Quest’ultima è una relativamente nuova scienza basata sulla diagnosi accurata e precoce delle malattie, utilizzando nanomateriali di ultima generazione nanotecnologica. L’uomo, dunque, giunge quasi alla personalizzazione della medicina, ma non potrà e non riuscirà mai a raggiungere la perfezione di Madre Natura. Pensiamo solamente che le proteine, gli enzimi, i nostri catalizzatori per eccellenza, seguendo il “direttore d’orchestra”, hanno una dimensione di appena pochi nanometri e sono in grado di “creare la vita”. E per quanto riguarda il nucleo delle nostre cellule? Il custode della nostra genetica, del nostro tesoro?!? Appena “grande” pochi micrometri riesce a contenere fino a 2 metri di DNA! La migliore nanoparticella “artificiale” ingegnerizzata dall’uomo, non potrà mai sostituire quella naturale, il cibo. Inoltre, il nanomondo, quello artificiale, per quanto magico possa essere anch’esso, grazie ai grandi contribuiti che ha portato e che apporta alla medicina personalizzata, ha il contro che alcuni nanomateriali potrebbero recare “danni” nel caso in cui, il nucleo degli stessi, dovesse venire a contatto con l’uomo. Quest’ultimo problema è risolto per alcuni tipi, tramite, ad esempio, un rivestimento superficiale di protezione, ma non per altri. Se riuscissimo, però, a ben equilibrare il nostro nanomondo, quello “naturale”, le note discordanti di qualsiasi “danno”  possono essere ridotte se non addirittura eliminate. Si, l’epigenetica dirige e come per magia crea un effetto, un cambiamento, un suono, un’armonia, una sinfonia da camera o un concerto rock e a seconda che questi siano armoniosi o meno, il risultato è lo stato di salute o quello di malattia.

L’epigenetica siamo noi ed anche e soprattutto tutto ciò che ci circonda: l’ambiente, l’alimentazione, lo stile di vita, le persone con le quali interagiamo quotidianamente, la musica che ascoltiamo, etc. Bisogna creare armonia ed equilibrio in tutto. Non bisogna solo mangiar bene sempre, di tanto in tanto lo “sgarro” deve esserci. Come non ascoltiamo sempre la stessa musica, quella classica potrebbe, dopo un po’, assopirci, come quella rock “esaurirci”. Equilibrio in tutto, affinché il nostro “nanomondo” sia il più magico e fenomenale che potremmo ottenere per il nostro benessere fisico e soprattutto mentale sinonimo, anche, di buonumore. Siamo noi i direttori d’orchestra della nostra vita, i coreografi,  siamo noi a “decidere” se voler star bene o “cadere” in quelle note discordanti che ci fanno ammalare. Ecco, dunque, svelata la sua magia, e ricorda, infine, che siamo polvere di stelle, gli atomi sono gli stessi e i “ritratti” del cosmo assomigliano inverosimilmente al mondo cellulare, a quelle che noi biologi visualizziamo al microscopio. Capiamo, dunque, quanto siamo il nano del macro!

Voglio porvi ancora un’ultima domanda: avete mai notato le immagini di esplosioni stellari? O quelle di una nebulosa planetaria? Impressionante, stessi / simili “dipinti” che notiamo al microscopio durante la fase di mitosi e / o meiosi, citodieresi, processi biochimici che sono alla base del turnover delle nostre cellule e della riproduzione, quindi, dell’evoluzione. Ed ancora, la materia oscura e “figure” spaziali, simile alla rete dei microtubuli (i binari delle nostre cellule), ai neuroni, agli astrociti (le nostre preziose cellule nervose). Incuriosita da queste “mie osservazioni”, ho riscontrato conferme positive in numerosi recenti articoli in letteratura che descrivono questo “fenomeno”. Denis Noble, biologo britannico, è stato uno dei “pionieri”, descrivendo la sua filosofia in trattati (che attendo con ansia di leggerne la versione integrale), come ad esempio “The Music of life“. Altri autori, ancora, definiscono la neuroplasticità (“evoluzione” delle cellule nervose) come un universo in espansione. In un altro studio interessante, gli autori hanno misurato l’emissione delle onde cerebrali, nelle diverse fasi del sonno, relazionandola alla radiazione cosmica di fondo. Sconvolgente, sono, dunque, quesiti e spunti di riflessione da approfondire, soprattutto ora che si apre la porta “all’era d’oro del nostro Universo”, appellativo attribuito dopo la recentissima rilevazione (sia con le onde gravitazionali, sia con la radiazione elettromagnetica), per la prima volta nella storia,  del segnale emesso dalla collisione di una coppia di stelle di neutroni, scoprendo “la fabbrica d’oro e di platino dell’Universo”.

Amerei concludere ponendovi un’altro punto di riflessione. Le suddette osservazioni, le ritroviamo anche in testi antichi ed ancora diversi autori si sono “divertiti” a spiegare e dipingere queste somiglianze, tra mondo cellulare e cosmo. Il Dr. Cajal (Nobel prize 1906; 1852-1934) e Kandinsky (precursore e fondatore della pittura astratta, 1866-1944) ne sono un esempio. Notiamo, dunque, quanto il progetto divino sia perfetto come il nostro Universo biochimico. Personalmente, mi sono sempre chiesta, e vi assicuro tra colleghi e nel mondo intero, non sono la sola, come sia possibile un meccanismo cosi sofisticato e complicato ma che al contempo sia cosi perfetto a far sì che tutto accada?…questo è il magico mistero della vita, magico e misterioso come la vita stessa…ed allora, alla luce di tutte queste meraviglie, ora, dopo avere letto, rifletti, chiudi gli occhi, respira, suona, vivi in armonia, viaggiando e danzando sulle note della tua vita, del mondo e, soprattutto, dell’immensità dell’ Universo.

 “As long as our brain is a mystery, the universe, the reflection of the structure of the brain will also be a mystery.” Santiago Ramon y Cajal. Nobel prize 1906 

“Quando camminerete sulla terra dopo aver volato, guarderete il cielo perché là siete stati e là vorrete tornare” … ”Non sai tu che la nostra anima è composta di armonia”… “No words are needed for those who understand music”. Leonardo Da vinci. Trattato della pittura.

“Mens sana in corpore sano”. Giovenale, Satire, X, 356 

“Il mio obiettivo nella vita è quello di dare al mondo ciò che ho avuto la fortuna di ricevere: l’estasi della divina unione attraverso la mia musica e la mia danza”. Micheal Jackson