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Alimenti funzionali: gli effetti positivi per la salute in termini di prevenzione e gestione delle malattie croniche.

E’ evidente come l’interesse dei consumatori nei confronti del cibo come fonte di benessere e salute stia crescendo sempre più. Le malattie correlate all’alimentazione, come l’obesità, il diabete, il cancro e le patologie cardiovascolari sono in netto aumento e in vista di ciò, gli alimenti funzionali giocano un ruolo importante nel ridurre o prevenire tali patologie. Quello dei functional food, pertanto, è un settore in forte crescita. In Asia, dove gli alimenti funzionali sono parte integrante della cultura da molti anni, c’è una ferma credenza che il cibo e la medicina abbiano la stessa origine e uno scopo comune. In Giappone, la ricerca sugli alimenti funzionali iniziò già negli anni ’80 e nel 1991 fu introdotto un quadro normativo specifico concernente gli Alimenti per uso specifico per la salute (FOSHU). A differenza dell’Asia, in Europa il concetto di alimenti funzionali è relativamente nuovo.

Sono stati esaminati ventidue studi per indagare le differenze nel consumo di alimenti funzionali tra i paesi europei. In paesi come Finlandia, Svezia e Paesi Bassi, gli alimenti funzionali risultano essere molto più popolari che in Italia (ad eccezione di tè, caffè e vino rosso), Belgio e Danimarca. Nell’est europeo, in particolare in Polonia, il loro consumo sta diventando sempre più comune. La Spagna e Cipro mostrano invece un’alta percentuale di consumatori per lo più tra gli adolescenti. I maggiori mercati di alimenti funzionali si trovano in Giappone e USA; anche se in misura nettamente minore, Finlandia, Germania, Francia, Regno Unito e Paesi Bassi detengono il più alto consumo di alimenti funzionali rispetto al resto dell’Europa. Questo dipende dalla diversa attitudine e grado di accettazione dei consumatori: a quanto pare gli europei sarebbero più scettici e critici nei confronti dei functional food. Nel 1999 l’UE, nell’elaborazione della legislazione in materia di indicazioni sulla salute, ha pubblicato la definizione di alimento funzionale: “Un alimento può essere considerato funzionale se dimostra in maniera soddisfacente di avere effetti positivi e mirati su una o più funzioni specifiche dell’organismo, che vadano oltre gli effetti nutrizionali normali, in modo tale che sia rilevante per il miglioramento dello stato di salute e di benessere e/o per la riduzione del rischio di malattia. Fermo restando che gli alimenti funzionali devono continuare ad essere alimenti e devono dimostrare la loro azione nelle quantità in cui vengono assunti normalmente nella dieta. Gli alimenti funzionali non sono né compresse, né capsule, ma alimenti che formano parte di un regime alimentare normale”. Gli alimenti funzionali sono:

  • alimenti naturali,
  • alimenti a cui sia stato aggiunto un componente,
  • alimenti in cui siano state modificate le caratteristiche di uno o più componenti,
  • alimenti in cui sia stata modificata la biodisponibilità di uno o più componenti,
  • qualsiasi combinazione di queste possibilità.

Gli alimenti funzionali possono apportare una miriade di benefici: antiossidante attivo nella difesa da stress ossidativo, detossificante, antitumorale, antimicrobico e antivirale, antinfiammatorio, antiipertensivo, ipocolesterolemico e così via. Non è però sufficiente che un alimento possieda queste proprietà per essere definito funzionale. Occorre che gli effetti positivi sulla salute e nella prevenzione delle malattie siano provati scientificamente da studi e ricerche. Esistono infatti dei criteri per attribuire la qualifica di funzionale:

– studi sperimentali condotti sull’uomo (studi clinici o d’intervento)

– studi osservazionali condotti sull’uomo (studi epidemiologici)

– studi biochimici, cellulari o condotti su animali

– identificazione di biomarker dell’effetto funzionale o della riduzione del rischio di patologia

– definizione dei range fisiologici di variabilità.

Molti componenti della tradizionale dieta mediterranea sono noti per i loro effetti positivi sulla salute e possono essere considerati veri e propri alimenti funzionali.

Frutta secca (noci, mandorle, noci brasiliane, nocciole): grazie alla presenza di grassi monoinsaturi e polinsaturi, vitamine, sali minerali, fibre, fenoli, flavonoidi, isoflavonoidi, fitosteroli e acido fitico contribuiscono alla riduzione dei trigliceridi nel plasma e proteggono dalle malattie cardiovascolari.

Vegetali (a foglia verde, peperoni, carote, cavoli, cavoletti, broccoli): la più importante fonte di composti fenolici. I flavonoidi, le fibre, i carotenoidi e l’acido folico hanno un ruolo nella prevenzione delle malattie coronariche. I fitosteroli invece sono associati ad una riduzione dei livelli di colesterolo e del rischio cardiovascolare.

Frutta (agrumi, frutti di bosco, mango, fragole, melone, anguria, avocado): ricca di fibre, vitamine, minerali, flavonoidi e terpeni detiene un ruolo prevalentemente antiossidante. Insieme ai legumi, grazie alla presenza di fitoestrogeni, può rappresentare una valida alternativa alla terapia ormonale sostitutiva nelle donne in menopausa.

Pesce:  in particolare il salmone, per il suo contenuto in acidi grassi polinsaturi (PUFA), EPA e DHA, contribuisce alla protezione contro  le aritmie cardiache, il cancro e l’ipertensione. E’ inoltre implicato nel mantenimento delle funzioni neurali e nella prevenzione di alcune malattie psichiatriche.

Olio di oliva: contiene elevate quantità di acidi grassi monoinsaturi (MUFA) e di fitochimici (composti fenolici, squalene e α-tocoferolo) che hanno effetti protettivi nei confronti di alcuni tipi di cancro, riducono il rischio di malattie coronariche, modificano le risposte immunitaria e infiammatoria e sembrano avere un ruolo nella mineralizzazione ossea. I composti fenolici hanno mostrato, sia in vivo che in vitro, di diminuire l’ossidazione del colesterolo LDL.

Yogurt: i batteri lattici conferiscono effetti probiotici, migliorano la salute gastrointestinale e modulano la risposta immune. Il consumo di yogurt potrebbe indurre cambiamenti favorevoli nella flora batterica fecale, riducendo il rischio di cancro al colon.

Aglio, cipolla, erbe e spezie: contengono moltissimi flavonoidi e possono apportare benefici a livello cardiovascolare e promuovere la funzione cognitiva. Rafforzano il sistema immunitario. Il cappero (Capparis spinosa) contiene flavonoidi come il kaempferolo e la quercetina, conosciuti per gli effetti antinfiammatori e antiossidanti.

Uva rossa e derivati: grazie ai polifenoli e a due composti che agiscono sinergicamente (resveratrolo e licopene), esercitano un effetto vasodilatatore endotelio-dipendente oltre che un effetto antiossidante.

Cacao, tè verde e caffè: sono considerati alimenti funzionali perché, se assunti in quantità moderate, stimolano l’attenzione e le capacità cognitive per la presenza rispettivamente di teobromina, teina e caffeina. Il tè verde contiene le catechine, in particolare l’EGCG o epigallocatechina gallato, dalle attività antivirali e antiossidanti.

Cereali non raffinati: sono anch’essi considerati alimenti funzionali poiché ricchi di vitamine del gruppo B, beta-glucani, lignani, tocotrienoli, folati, fruttani, fitosteroli, polifenoli, policosanoli, fitati, pentosani, arabinoxilani. Tendono a svolgere molteplici funzioni: prebiotica e probiotica, antiossidante, ipoglicemica, ipocolesterolemica, diminuzione di patologie cardiovascolari, cancro del colon e malformazioni del tubo neurale.

Per quanto riguarda l’uovo, si tratta di un alimento dal grande valore nutritivo oltre che tra i più consumati, insieme ai suoi derivati, grazie alla grande versatilità in cucina e il costo economico; lo sviluppo di uova funzionali potrebbe essere un vantaggio non solo per i consumatori, ma anche per i produttori e le industrie alimentari. Tuttavia, le uova funzionali arricchite in grassi omega-3 o con bassi livelli di colesterolo vengono consumate raramente in Europa, ad eccezione, rispettivamente, della Svezia (3.8%) e della Spagna (6.7%).

Gli alimenti funzionali contengono ingredienti biologicamente attivi associati ad effetti fisiologici benefici per la salute in termini di prevenzione e gestione delle malattie croniche, come il diabete mellito di tipo 2 (DMT2). Un consumo regolare di alimenti funzionali può essere associato ad un potenziato effetto antiossidante, antinfiammatorio, di sensibilità all’insulina e anti-colesterolo, utili per prevenire e gestire DMT2. I componenti della dieta mediterranea – come frutta, verdura, pesce grasso, olio d’oliva e noci – grazie al loro naturale contenuto di nutraceutici, hanno mostrato benefici clinicamente significativi sul metabolismo e sulle attività microvascolari, abbassamento del colesterolo e del glucosio a digiuno, e effetti anti-infiammatori e antiossidanti nei pazienti ad alto rischio e con DMT2. Inoltre, combinando l’esercizio fisico (fattore di prevenzione primaria e secondaria di malattie cardiovascolari, mortalità e diabete) con l’adesione ad una dieta mediterranea che comprenda cibo funzionale, si possono innescare e aumentare molti processi protettivi sia metabolici che cardiovascolari, come la riduzione della perossidazione lipidica e di azioni antinfiammatorie.

Alcuni studi hanno esaminato gli effetti degli alimenti funzionali arricchiti in antiossidanti sullo stress ossidativo, ovvero lo sbilanciamento tra la formazione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) e le difese antiossidanti di tipo enzimatico e non enzimatico presenti nell’organismo. La presenza di un eccessivo stato di stress ossidativo dipende da vari fattori (ad esempio fumo, inquinamento, alimentazione squilibrata, infiammazione cronica o di basso grado, difese antiossidanti compromesse) e contribuisce alla patogenesi di molteplici malattie (cardiovascolari, cancro, sindrome metabolica, disturbi cerebrali). Una sostanza antiossidante è in grado di ridurre il danno ossidativo causato dai radicali liberi a livello del DNA, di lipidi e proteine, e che può condurre alla morte cellulare. I risultati hanno mostrato un aumento significativo di antiossidanti idrosolubili e una riduzione dello stress ossidativo in un gruppo di soggetti umani.  In ogni caso la biodisponibilità degli alimenti funzionali e i loro effetti sulla prevenzione di malattie croniche dipende da come vengono assorbiti e utilizzati dall’organismo e da alcuni fattori estrinseci (matrice alimentare) e/o intrinseci dell’alimenti stesso, per esempio la forma molecolare delle sostanze antiossidanti. Inoltre, per i nutrienti che sono assorbiti tramite un processo di diffusione passiva, la quantità di antiossidanti assorbiti decresce all’aumentare dell’assunzione di quell’alimento. Infine, la biodisponibilità degli antiossidanti in frutta e verdura crudi è generalmente bassa, ma il trattamento col calore la aumenta; allo stesso tempo il calore potrebbe causare la perdita di antiossidanti e la loro isomerizzazione. Una dieta antiossidante con componenti bioattivi naturali potrebbe divenire un’interessante soluzione per le patologie neurodegenerative, in cui si assiste ad un aumento dello stress ossidativo. Diversi studi epidemiologici hanno mostrato che un consumo combinato di frutta e verdura porta benefici sinergici sulle attività antiossidanti ed è associato ad un ridotto rischio di patologie croniche e disordini degenerativi correlati all’età.

Lo stress infiammatorio e ossidativo possono essere diretta conseguenza di una dieta sbilanciata, come l’ingestione di alimenti composti da grandi quantità di grassi e carboidrati: l’aumento postprandiale del lipopolisaccaride (LPS) e del Toll-like receptor-4 (TLR4) è associato all’aumento dei livelli di citochine infiammatorie (IL-6, IL-17 e TNFα). Sono state osservate attività antiossidanti e antinfiammatorie in vitro e in modelli animali per lo zenzero (Zingiber officinale), il cardo mariano (Silybum marianum), il biancospino (Crataegus monogyna), il fiore della passione (Passiflora edulis) e la camomilla (Matricaria chamomilla).

Attualmente, il concetto base di “cibo” sta mutando da ciò che comporta la conservazione della vita a quello che usa il cibo come strumento per migliorare la salute e la qualità della vita. Indubbiamente i fattori chiave dietro la ricerca e lo sviluppo del cibo funzionale sono l’industria alimentare, i consumatori e i governi. Il progresso della scienza, in particolare nel settore della nutrizione, è cruciale per lo sviluppo di soluzioni alimentari innovative volte al miglioramento della salute dei consumatori.

BIBLIOGRAFIA

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  • Peluso et al., Antioxidant, Anti-Inflammatory, and Microbial-Modulating Activities of Nutraceuticals and Functional Foods, Oxidative Medicine and Cellular Longevity Volume 2017, Article ID 7658617, 2 pages.
  • Serafini et al., Functional Foods for Health: The Interrelated Antioxidant and Anti-Inflammatory Role of Fruits, Vegetables, Herbs, Spices and Cocoa in Humans, Current Pharmaceutical Design, 2016, 22, 6701-6715.
  • Ortega, Importance of functional foods in the Mediterranean diet, Public Health Nutrition, 2006: 9(8A), 1136–1140.
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  • Butnariu et al., Design management of functional foods for quality of life improvement, Annals of Agricultural and Environmental Medicine 2013, Vol 20, No 4, 736–741.
  • Alkhatib et al., Functional Foods and Lifestyle Approaches for Diabetes Prevention and Management, Nutrients 2017, 9, 1310.
  • Miranda et al., Egg and Egg-Derived Foods: Effects on Human Health and Use as Functional Foods, Nutrients 2015, 7, 706-729.

La mela: da alimento naturale a risorsa funzionale

La mela domestica (Malus) è una delle più importanti colture di frutta in tutto il mondo. Le Crabapples, note anche come mele selvatiche, appartengono al genere Malus (famiglia delle Rosacee ) e sono attualmente utilizzate come una delle più importanti fonti di semi con una maggiore concentrazione di tutti e quattro gli omologhi del tocoferolo ( α, β, γ e δ) e come fonte di sostanze antiossidanti idrofile per l’industria alimentare e cosmetica. Le mele selvatiche vengono utilizzate nella preparazione di gelatine, marmellate, bevande e vini.

Secondo FAOSTAT (2018), la produzione mondiale di mele negli ultimi cinque decenni è aumentata del 424% da 17,0 milioni di tonnellate nel 1961 a 89,3 milioni di tonnellate nel 2016. Le nazioni produttrici principali includono Cina, USA , Polonia, Turchia, Iran, Italia, Russia, Uzbekistan e Ucraina. Ci sono centinaia di cultivar di mele, ma solo cinque attualmente dominano la produzione mondiale: Fuji, Golden Delicious, Delicious, Granny Smith e Gala. Attualmente, le mele vengono trasformate in molti prodotti alimentari: succo di mela, salsa di mele, fette (essiccate, congelate e in scatola) e sidro di mela. Alcuni studi hanno evidenziato che estratti ottenuti dalla polpa o dai semi di frutti di mela selvatica dell’Himalaya ( M. baccata ) non solo contenevano moderate concentrazioni di polifenoli, ma anche molecole di acidi grassi come acido palmitico, etil palmitato e linoleina, che sono ben noti per usi medicinali. Altri studi hanno documentato invece che i semi di mela recuperati dalla mela selvatica sono una fonte promettente di oli, che contengono anche fitosteroli, principalmente il β-sitosterolo (uno tra i fitosteroli più comuni presenti nella dieta umana insieme ad campesterolo ed allo stigmasterolo).

L’aumento della produzione di mele e la crescente domanda di prodotti alimentari derivati ​​da piante hanno però portato a un drastico aumento dei rifiuti. Il settore di trasformazione alimentare contribuisce maggiormente ai rifiuti alimentari: nel 2012, si stima che siano 17 milioni di tonnellate o il 19% di un totale di 87,6 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari generati nell’UE-28, sulla base dei dati forniti da Fusions UE. Nella produzione su larga scala di succo di mela, il 75% della mela viene utilizzato per il succo, mentre il restante 25% viene scartato come rifiuto o utilizzato in maniera inefficace. Questi sottoprodotti possono invece essere trasformati e ulteriormente incorporati come ingredienti nella produzione di prodotti alimentari funzionali di alto valore (barrette di cereali, biscotti, muffin, pane e prodotti a base di latte fermentato) con molti effetti fisiologici e biochimici.

L’analisi chimica degli oli di sansa utilizzando la cromatografia gas-massa spettrometria (GC / MS) e la cromatografia a fase inversa liquida accoppiata a rivelatori a fluorescenza (RP-HPLC / FLD) ha portato all’identificazione e alla quantificazione di 56 singoli composti lipofili tra cui acidi grassi insaturi,  polinsaturi e saturi, nonché fitosteroli e quattro omologhi del tocoferolo. Gli oli recuperati dai sottoprodotti di Malus spp. (in particolare il cv “Ola”) sono ricchi di acidi grassi come linolenico (57,8%), α-linolenico (54,3%) e oleico (25,5%). Nell’olio di mela è stata stabilita una quantità significativamente maggiore di δ-tocoferolo. Dunque si pensa che, un utilizzo mirato delle vinacce di mele faciliterà la gestione di tonnellate di sottoprodotti e favorirà l’ambiente e l’industria.

 

Bibliografia:

Valorization of Wild Apple (Malus spp.) By-Products as a Source of Essential Fatty Acids, Tocopherols and Phytosterols with Antimicrobial Activity.

Radenkovs V1Kviesis J2Juhnevica-Radenkova K3Valdovska A4,5Püssa T6Klavins M7Drudze I8. (2018)

La Frutta Secca: protagonista delle tavole natalizie

Eccoci giunti nel mese di festa più amato da bambini e adulti; le case presto saranno ricche di addobbi natalizi, luci colorate, alberi di Natale e presepi. Ci sarà la corsa per i regali, la scelta del regalo perfetto tra originalità o utilità per evitare gli sprechi. Le tavole si riempiranno di dolciumi e cibi tradizionali. Ogni regione d’Italia ha le proprie tradizioni in fatto di primi piatti, secondi e dolci da consumare nelle giornate di festa.

Sulle tavole dei calabresi, ad esempio, troviamo gustosi antipasti come crespelle ripiene di alici, salumi Dop come salsiccia, capicollo, pancetta e soppressata con aggiunta di pecorino crotonese e caciocavallo silano. Tra i primi si consumano le “scillatelle” con ragù di maiale o minestra con verdure di campo e fagioli; mentre, tra i secondi, non può mancare il capretto al forno con patate o salsiccia accompagnata da broccoli saltati in padella e conditi con peperoncino. Tra i dolci, oltre al tradizionale panettone, ritroviamo i fichi a crocetta (fichi secchi con ripieno alle noci), torroncini, dolci al cedro e al bergamotto. A Crotone e nelle zone limitrofe si prepara la tipica “pitta ‘mpigliata” (dolce ripieno di frutta secca e uvetta), le “susumelle” (dolci caratteristici al cioccolato aromatizzati con chiodi di garofano e cannella) e i “crustoli” (dolcini fritti immersi nel miele).

Sulle tavole degli abruzzesi, ad esempio, troveremo zuppa di castagne e ceci o lasagna con macinato. Tra i secondi si mangerà l’agnello arrosto o il bollito di manzo; per quanto riguarda i dolci tradizionali, diversi per ogni provincia, vi sono: “calcionetti fritti” (panzerottini dolci con marmellata d’uva nera, ceci, noci tritate, mandorle triturate, mosto e cacao), ostie con ripieno di mandorle, noci e miele.

Sulle tavole dei friulani non è inusuale trovare brovada e muset (zuppa di rape e cotechino) con polenta o trippa con sugo e formaggio, cappone tra i secondi e come dolce la gubana (noci, mandorle, uvetta, miele, vino e rhum, avvolto in sfoglia).

Ogni regione italiana ha proprie tradizioni e dunque piatti differenti consumati negli stessi giorni di festa. Tuttavia, esiste un punto in comune, in quasi tutte le regioni spicca il largo consumo della frutta secca a fine pasto o utilizzata come ingrediente base per dolci natalizi.

I benefici apportati dalla frutta secca sono ormai riconosciuti dal mondo scientifico e se ne consiglia un uso giornaliero moderato. La frutta secca vanta un elevato contenuto di grassi insaturi, in particolare acidi grassi essenziali omega 3 e omega 6; Inoltre, aumenta il senso di sazietà, apporta numerosi benefici all’organismo ed è ricca di proteine, fibre e vitamine.

Le Noci

Le noci sono molto caloriche, apportano circa 650 kcal per 100 grammi. Dal punto di vista nutrizionale, in 100 g di noci, noteremo una quota minima di proteine e glucidi (16% e 12%) e oltre il 60% di grassi, il che spiega il loro elevato valore calorico.

I grassi contenuti nelle noci sono polinsaturi e apportano numerosi benefici alla salute. In particolare, contengono acidi grassi omega 3 e omega 6, importanti per l’azione di controllo che esercitano sui livelli di trigliceridi e colesterolo nel sangue. Le noci vantano anche una notevole quantità di minerali (come fosforo, potassio, magnesio, calcio, ferro e zolfo) e vitamine (tra le quali B1, B2, B6 ed E).

Secondo numerosi studi, le noci hanno un potentissimo ruolo antitumorale dovuto alla presenza di un polifenolo naturale, l’acido ellagico (EA), presente anche in altri frutti come bacche, melagrane ed uva. Un crescente numero di evidenze suggerisce che l’assunzione di EA è efficace nell’attenuare l’obesità e altre complicanze metaboliche, come l’insulino-resistenza, il diabete di tipo 2, la steatosi epatica non alcolica e l’arteriosclerosi. Le ricerche più recenti indicano che l’EA rallenta la crescita di cellule abnormi nel colon, previene lo sviluppo delle cellule infettate dal Papilloma Virus e promuove l’apoptosi (morte autoindotta) delle cellule cancerose della prostata. Ha anche effetti benefici sul cancro ai polmoni, alla gola, all’esofago e sui melanomi (tumori della pelle). Riduce le malformazioni fetali ed è un valido coadiuvante nella lotta contro le malattie cardiache.

Secondo un recente studio, una dieta a base di noci determinerebbe un deposito di acidi grassi polinsaturi nelle membrane delle cellule tumorali, svolgendo un effetto antinfiammatorio che andrebbe a bloccare la progressione del tumore. In particolare, lo studio è stato condotto su due gruppi di topi con carcinoma colon-rettale, uno nutrito con dieta isocalorica a base di noci e l’altro con dieta di controllo; Sono state riscontrate modificazioni che avvengono nei tessuti tumorali a livello di microRNA, piccole molecole in grado di modulare l’apoptosi, l’angiogenesi, la migrazione e la proliferazione cellulare; inoltre, l’aumento di alcuni microRNA è risultato avere effetti antinfiammatori, bloccando direttamente le ciclossigenasi-2, la diminuzione di altri microRNA, invece, permetteva di agire sui geni oncosoppressori rallentando la proliferazione delle cellule tumorali.

Le Mandorle

Le mandorle sono semi oleosi ricchi di acidi grassi polinsaturi, composti per il 5% da acqua, dal 49,2 % da grassi, dal 21,3 % da proteine, dal 12,2 % da fibre alimentari, dallo 0,7 % da amido, e dal 3 % da ceneri.

Hanno un buon contenuto di sali minerali ritroviamo, infatti, calcio, magnesio, ferro, potassio, rame, fosforo, zinco, selenio e manganese; ma sono anche ricche di vitamine come la vitamina A, la E e vitamine del gruppo B tra cui B1, B2, B3, B5, B6 e B9 (acido folico). L’organismo ha un estremo bisogno di acido folico in tutte le fasi della vita in particolare durante lo sviluppo embrionale, per questa ragione durante la gravidanza non deve mancare per garantire un’adeguata crescita del feto, riducendo così il rischio di malformazioni a carico del sistema nervoso centrale, del cranio e del cuore del nascituro. Le mandorle contengono anche beta-carotene, luteina e zeaxantina. Tra gli aminoacidi, si trovano l’acido aspartico e il glutammico, l’alanina, l’arginina, la glicina, la fenilalanina, l’istidina, l’isoleucina, la leucina, la lisina, la prolina, la metionina, la serina, la tirosina, il triptofano, la valina e la treonina. E’ presente anche una piccola quantità di laetrile, considerata una sostanza con proprietà antitumorali.

Le mandorle sono una straordinaria fonte di antiossidanti che aiutano a proteggere dallo stress ossidativo, evento dannoso responsabile dell’invecchiamento cellulare e dello sviluppo di tumori. I potenti antiossidanti sono concentrati soprattutto nella buccia e per questa ragione non sono da preferire le mandorle bianche sbucciate.

Anche se le mandorle hanno un elevato contenuto di lipidi, trattandosi prevalentemente di acidi grassi polinsaturi, il loro consumo è associato ad un ridotto rischio di malattie cardiovascolari.

Le mandorle sono ricche di magnesio, responsabile della riduzione dei livelli di zucchero nel sangue, migliorano, quindi, la funzionalità dell’insulina nei diabetici e la pressione sanguigna proteggendo dall’infarto del miocardio, dall’ictus e da problemi renali.

Secondo un recente studio, bevande a base di mandorle e olio d’oliva, arricchite con α-tocoferolo e acido docosaesaenoico (DHA), potrebbero essere utili nel modulare lo stress ossidativo e migliorare le prestazioni fisiche negli sportivi, pare, infatti, che la supplementazione migliori l’espressione genica degli enzimi antiossidanti nelle cellule del sangue dopo l’esercizio fisico nei giovani atleti.

Altra frutta secca

Le mandorle e le noci rappresentano la frutta secca più utilizzata durante le festività natalizie, ma la lista è sicuramente più ampia.

Durante il periodo natalizio si consumano anche i Pistacchi, altamente calorici ma che ostentano numerose proprietà; hanno una quantità di grassi ed un contenuto energetico inferiore rispetto alle noci e più alti livelli di vitamina K, γ-tocoferolo, potassio, fitosteroli, carotenoidi xantofilla, alcuni minerali (Cu, Fe e Mg), vitamine A, B6 e tiamina; hanno un alto potenziale antiossidante e anti-infiammatorio. La vitamina A, di cui sono ricchi, rallenta l’azione dei radicali liberi. Un recente studio, condotto su pazienti adulti malati di diabete di tipo 2, ha dimostrato che un consumo regolare e giornaliero di pistacchi può migliorare alcuni fattori di rischio cardiometabolico.

Le Nocciole apportano un buon quantitativo di vitamina E, oltre a grassi monoinsaturi e fitosteroli che aiutano a prevenire le patologie cardiovascolari. Tuttavia l’elevata quantità di lipidi le rende particolarmente caloriche.

Le Noci Amazzoniche conosciute anche come “Noci del Brasile”, sono ricchissime di proteine, hanno un alto contenuto di vitamina E e di acidi grassi polinsaturi. Apportano quantità elevate di selenio, infatti, due sole noci del Brasile al giorno bastano per assumerne la quantità giornaliera raccomandata. Hanno anche spiccate proprietà antiossidanti, caratteristica comune a tutta la frutta secca.

Le Noci Macadamia contengono acidi grassi monoinsaturi, carboidrati, fibre, minerali, proteine, vitamine (A, B1 e B2) e fibre che facilitano l’attività intestinale. Oltre a essere fra le noci più caloriche in assoluto, hanno una piccola quantità di grassi saturi, quindi è bene evitare un consumo eccessivo.

Le Noci Pecan, simili nell’aspetto alle noci, sono molto caloriche, contengono tra il 65 ed il 70% di olio, di cui il 75% è composto da acidi grassi monoinsaturi e il rimanente da polinsaturi. Uno studio condotto dal Centro di Neurobiologia Cellulare dell’Università del Massachussets, ha monitorato animali nutriti con queste noci, scoprendo come l’assunzione regolare del frutto sia associata ad un minor danno dei motoneuroni, unità cellulari la cui degenerazione può innescare importanti patologie degenerative.

I Semi di Zucca, nonostante le loro piccole dimensioni, sono un alimento ricco di proprietà benefiche. Vantano un elevato contenuto di triptofano, un precursore della serotonina che influenza l’umore e facilita il riposo notturno, contengono magnesio che aiuta a combattere stress, astenia, insonnia, ha un ruolo centrale nell’utilizzo dell’energia da parte dell’organismo, nel metabolismo osseo e nella trasmissione degli impulsi muscolari e nervosi. I semi di zucca contengono, inoltre, proteine altamente digeribili che contribuiscono a mantenere regolari i livelli di zucchero nel sangue, possiedono fibre che regolarizzano l’attività intestinale e fitosteroli che riducono il colesterolo cattivo.

I Semi di Arachide (noccioline americane), non sono consumate solo come frutto, da questi si ricavano anche l’olio e il burro contenente acido palmitico, dannoso per la salute dell’apparato cardiovascolare. Le noccioline americane sono costituite principalmente da grassi, proteine, minerali, fibre e vitamine tra cui la niacina, che protegge la salute del cervello e la circolazione sanguigna. Studi condotti da ricercatori dell’Università della Florida, hanno rivelato che la presenza di antiossidanti nelle arachidi è superiore a quella di mele, carote e barbabietole e paragonabile, invece, a quella di fragole e more. Sono, inoltre, un’ottima fonte di coenzima Q10 che, oltre ad esplicare una azione antiossidante e protettiva nei confronti dei radicali liberi, è fondamentale nella produzione di energia. Il loro apporto calorico è elevato, per cui è bene non esagerare con le quantità. Nonostante gli innumerevoli benefici, le noccioline americane, possono favorire, in soggetti predisposti, l’insorgenza di importanti reazioni allergiche.

L’Uvetta, invece, è un frutto utilizzato soprattutto come ingrediente nei dolci natalizi, ma oltre ad essere un alimento molto gustoso, è una buona fonte di polifenoli e antiossidanti. Diversi studi riportano gli effetti benefici dell’uva, incluse le proprietà anti-infiammatorie, l’attività è ancora più evidente a livello gastrico per gli estratti idroalcolici, principalmente utilizzati per la preparazione di integratori alimentari. Gli studi sono stati concentrati, in particolare, sull’attività anti-infiammatoria di cinque estratti di uva passa concentrandosi su interleuchina (IL) -8 e fattore nucleare (NF) -κB, i dati raccolti suggeriscono che il consumo di uvetta potrebbe conferire un effetto benefico contro le malattie infiammatorie gastriche.

Il consumo di frutta secca deve essere limitato, perché, pur possedendo evidenti proprietà benefiche, offre anche un profilo calorico che non può essere dimenticato soprattutto durante le festività, periodo in cui i piatti diventano abbondanti e ricchi di alimenti molto calorici.

Qualche consiglio

Un consiglio utile per evitare di assumere troppe calorie in queste giornate di festa è quello di non limitare l’apporto d’acqua e di non dimenticarsi del movimento, si consigliano lunghe passeggiate dopo i pasti e, quando possibile, limitare gli spostamenti in auto. Evitare il consumo di superalcolici e di fritture; al cibo fritto preferire la cottura a vapore, alla griglia, alla piastra o al forno. Nei condimenti è preferibile l’utilizzo di olio extra-vergine di oliva a crudo, un’alternativa all’apporto di sale potrebbe essere l’uso di erbe e spezie aromatiche per esaltarne i sapori. Per limitare l’apporto di zuccheri, preferire il consumo di frutta secca, macedonia di frutti di stagione o la  preparazione di sorbetti alla frutta senza aggiunta di latte. Bisogna, inoltre, non eccedere con il consumo di salumi, evitando antipasti elaborati, formaggi grassi (soprattutto nella preparazione dei piatti). Allo zucchero, nei dolciumi, si può preferire l’impiego del miele; per i secondi, invece, prediligere il pesce alla carne e se si deve preparare un soffritto, anziché fare uso del burro, è consigliabile l’utilizzo dell’olio extravergine di oliva, oppure una buona alternativa potrebbe essere far rosolare aglio e cipolla con vino bianco, perché l’alcool evapora con la cottura. Accompagnare ogni pasto con verdure di stagione, potrebbe essere una buona opportunità per apportare un ottimo quantitativo di fibre anche nelle giornate più critiche.

Non dimenticate di gustare ogni piatto e di divertirvi in compagnia. Buone Feste!

 

 

 

 

Dott.ssa Michela Zizza

 

 

Bibliografia

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La zucca

La zucca (Cucurbita spp.) appartiene alla famiglia delle Cucurbitaceae. È una pianta coltivata ed utilizzata fin dai tempi antichi.

L’origine della zucca è controversa. Alcuni pensano che fosse già conosciuta dagli Egizi, dai Romani, dagli Arabi e dai Greci, che l’avevano importata molto probabilmente dall’India. Altri, invece, pensano che provenga dall’America Centrale.

Alla famiglia delle Cucurbitaceae appartengono alcune specie, quali la Cucurbita moschata, la Cucurbita maxima e la Cucurbita pepo molto differenti tra loro per alcuni caratteri botanici, tra cui la forma e la grossezza del frutto e del seme. La Cucurbita moschata, in particolare, è una pianta a tralcio molto sviluppato, con foglie intere, di colore verde e con chiazze giallastre. Il frutto è molto allungato, di forma cilindrica, ingrossato all’estremità e leggermente ricurvo. La buccia del frutto è di colore giallo rossastro, mentre la polpa è gialla ed è molto zuccherina (www.agraria.org). In questa specie, come anche nella Cucurbita maxima e nella Cucurbita pepo, è stato rilevato un alto contenuto di carotenoidi, soprattutto a- e b-carotene, b-criptoxantina, luteina e zeaxantina (Boiteux et al., 2007; Rodriguez-Amaya et al., 2008).

In molti paesi i semi di zucca sono un popolare snack e vengono consumati crudi o tostati (salati o meno). Molto spesso sono utilizzati come ingrediente aggiuntivo nella cottura del pane, nei cereali, nelle insalate e nei dolci. La farina ricavata dalla macinazione di questi semi viene aggiunta in alcuni prodotti alimentari, come i prodotti da forno, per migliorarne la consistenza ed il sapore (Park et al., 2010).  I semi di zucca possono fornire molti benefici alla salute umana, in quanto sono una ricca fonte di proteine, fitosteroli (Phillips et al., 2005; Ryan et al., 2007), vitamine come il tocoferolo (Stevenson et al., 2007) e oligoelementi come lo zinco (Glew et al., 2006). Contengono, inoltre, una buona percentuale (circa il 24%) di fibra grezza (Nyam et al., 2009), importante nel prevenire la stipsi, nel ridurre la glicemia ed il livello di colesterolo nel fornire la sensazione di sazietà e nel prolungare il tempo di transito intestinale.

“LE INDICAZIONI CONTENUTE IN QUESTO SITO NON DEVONO IN ALCUN MODO SOSTITUIRE IL RAPPORTO CON IL MEDICO. E’ PERTANTO OPPORTUNO CONSULTARE SEMPRE IL PROPRIO MEDICO CURANTE E/O LO SPECIALISTA”

I gherigli preziosi: LE NOCI!

Per intuirne le virtù basta guardarle: intera ricorda la forma di un cervello, divisa a metà quella di un cuore.

Anche nell’aspetto, la NOCE ci suggerisce i suoi poteri benefici sulle funzioni cognitive e cardiovascolari. Questo alimento è un vero e proprio concentrato di salute e a dimostrarlo sono numerose ricerche scientifiche.
Le noci sono uno degli alimenti più studiati soprattutto in materia di prevenzione:  insieme a frutta, verdura e cereali integrali,dovrebbero essere quotidianamente presenti nella nostra dieta.

Le proprietà
Il consumo giornaliero di 30 grammi di noci contribuisce a migliorare l’elasticità dei vasi sanguigni
Perché?

  • Svolgono un ruolo chiave nella protezione del rischio cardiovascolare grazie al loro contenuto di acidi grassi polinsaturi omega-3 e omega-6 (circa il 60%) ; soprattutto gli omega-3 sono difficili da introdurre con la dieta. Gli acidi grassi polinsaturi infatti sono chiamati “grassi buoni”, hanno il potere di ridurre il colesterolo regolando la pressione e proteggono cuore e arterie.
  • Come dimostrano studi scientifici sul diabete, grazie all’apporto di fibra questi frutti aiutano anche a diminuire la glicemia.
  • Hanno proprietà antinfiammatoria, in quanto equilibrano gli acidi grassi polinsaturi, giocando un ruolo importante nella prevenzione dei tumori. Dunque un consumo regolare delle noci potrebbe contribuire a ridurre la produzione di molecole pro-infiammatorie che possono poi sfociare in patologie.
  • Sono ricchissime di vitamina E, che agevola la morte delle cellule danneggiate e rinnovamento cellulare.
    Studi differenti hanno individuato un effetto preventivo per il cancro al colon, del seno e della prostata .
  • Sono fonte di micronutrienti fondamentali (minerali e vitamine E, A e alcune del gruppo B) e contengono numerosi composti bioattivi dai fitosteroli ai polifenoli , dai fitoestrogeni a vari antiossidanti come la quercetina e l’acido ellagico.
  • Sono ricche di folati contribuendo alla normale funzione del sistema immunitario, alla riduzione della stanchezza e dell’affaticamento
  • Ricche di ferro che contribuisce alla normale funzione cognitiva.

Grazie a tutte queste proprietà, nelle giuste dosi, possono favorire anche il miglioramento delle funzioni cognitive a tutte le età.
Per le persone anziane, ad esempio, che spesso soffro di mancanza di appetito, sono un alimento ideale perché altamente nutrienti anche a piccole dosi, e inoltre benefiche per tutta una serie di patologie tipiche della terza età
Per i bambini invece, sono perfette a merenda o a colazione, in quanto forniscono un ottima fonte di energia per affrontare al meglio le ore scolastiche e lo sport.

La convinzione è che la frutta secca sia dannosa, molto grassa e che faccia male, questo perché è tradizione utilizzarla spesso a Natale e durante le feste quando effettivamente bisognerebbe gli eccessi. Le linee guida invece raccomandano un consumo di una porzione da 30 grammi ogni giorno se il dispendio calorico è moderato, cioè si tratta di quattro-cinque noci, quante riesce a contenerne il palmo di una mano.

Allergia & co.
Attenzione a chi soffre di allergie o è allegico: possono scatenare reazioni allergiche. Sono sconsigliate per chi soffre di insufficienza renale cronica per la presenza di potassio e purine. Ricordiamoci inoltre che sono molto caloriche e quindi di non superare le dosi raccomandate.
Cosa bisogna sapere?
1. Controllate sempre che il guscio sia integro; difende il gheriglio dagli agenti esterni
2. Se aprendo la noce trovate la muffa, il frutto è da buttare.
3. Sei acquistate sgusciate, assicuratevi che l’azienda produttrice sia seria: il confezionamento in atmosfera protettiva è fondamentale per preservare tutte le qualità.
4. Una volta aperte, se sgusciate, bisogna consumarle in fretta o tenere in frigo, in quanto gli acidi grassi possono irrancidire e anche il gusto può subire alterazioni.
5. Provviste di guscio si conservano anche per cinque o sei mesi in un luogo fresco e asciutto
6. In Italia la stagione di raccolta è l’autunno (settembre-ottobre), ma è possibile acquistare tutto l’anno un prodotto importato di qualità: infatti il mallo le protegge anche se provengono da paesi esteri

N.B.:
Meglio consumare crude a colazione o come snack.
La cottura può alterarne le proprietà.

  • L’idea in più…
    Guarnisci le tue grigliate o la tua pasta con il pesto di rucola e noci:
    Ingredienti
    100 gr di rucola
    100 g di noci
    aglio
    olio extravergine d’oliva
    sale e peperoncino q.b
    Trita tutto nel mortaio, diluisci con acqua tiepida e utilizza sulla carne (o come ottimo pesto).

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