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Cellulite: dieta ed esercizio

La cellulite è uno degli inestetismi più frequenti tra le donne. Spesso è associato a soprappeso, ma non sempre. Ma cos’è la cellulite? Scientificamente parlando i famosi “buchetti” che ritroviamo spesso su cosce e glutei, sono protrusioni del tessuto adiposo sottocutaneo nello strato reticolare del derma causata da un indebolimento del tessuto connettivale interposto tra l’epidermide e il tessuto muscolare; a questo si associa anche un’alterata circolazione sanguigna che causa il raffreddamento delle zone interessate, infatti le zone del corpo con cellulite o a rischio di svilupparla risultano al tatto molto fredde.

Vediamo in dettaglio. Soffermandoci sui tessuti interessati, dall’esterno all’interno ritroviamo l’epidermide, il derma, il tessuto adiposo attraversato da fasci di connettivo, e infine il tessuto muscolare. Il tessuto connettivo che attraversa il tessuto adiposo, “collega” il derma al muscolo. Quando è presente cellulite quello che si verifica è un indebolimento di questo connettivo. Una cosa che fa riconoscere facilmente chi è maggiormente a rischio di sviluppare cellulite, anche in assenza di sovrappeso, è la debolezza dei tessuti; quando infatti il collagene non è molto “forte” capita che al minimo trauma si formi un livido o si osservano capillari rotti.

La cellulite ha un’eziologia multifattoriale e la sua insorgenza è influenzata dall’età, dal sesso e dal BMI. Sicuramente hanno un ruolo importante gli ormoni. Essa infatti è in genere favorita da una carenza di androgeni, una carenza di GH e da un eccesso di estrogeni e di insulina. Un altro fattore importante che influenza l’insorgenza della cellulite è il rapporto tra i recettori adrenergici (recettori delle catecolamine), in particolare i recettori α-2 e quelli β-2. I recettori adrenergici α-2 in generale inibiscono la degradazione del grasso, mentre i recettori adrenergici β-2 in generale aumentano la degradazione del grasso. Le zone interessate da cellulite sono spesso caratterizzate da un elevato rapporto α-2 / β-2.

In presenza di cellulite si distinguono vari stadi a gravità crescente:

STADIO 0: Nessuna fossetta visibile in piedi o distesi; la pelle pizzicata mostra pieghe e solchi, ma non un aspetto a “materasso”.

STADIO 1: Nessun fossetta visibile in piedi o distesi; la pelle pizzicata mostra un aspetto a “materasso”.

STADIO 2: Fossette spontanee in piedi, ma non distesi.

STADIO 3: Fossette spontanee sia in piedi che distesi.

Cellulite e alimentazione

Gli obiettivi da tenere presente in caso di cellulite sono due: ridurre il peso corporeo, se presente obesità o sovrappeso, e ridurre l’infiammazione. Una corretta alimentazione è essenziale per prevenire e ridurre la cellulite.

Vediamo allora cosa preferire e cosa evitare.

ad un adeguato apporto proteico;

a cibi naturali e poco processati;

a dieta con ciclizzazione, con settimane a maggior restrizione calorica ed altre con minore restrizione.

ad una corretta idratazione, anche con infusi e tisane. Preferire inoltre come sale un buon sale marino integrale.

No a colazioni troppo ricche di zuccheri. L’ideale è una colazione a base di yogurt greco con una piccola fonte di grassi, come mandorle o noci. Questo perché la mattina si ha una normale elevazione del cortisolo che peggiora la sensibilità all’insulina.

No ad alimenti conservati, come gli affettati, ricchi di conservanti e nitriti.

No a diete troppo restrittive. Quando infatti il corpo si adatta alla dieta, si “difende” e nelle zone critiche vengono prodotte piccole quantità di ormoni che “difendono” il loro stesso grasso. Infatti spesso si verifica che si perde facilmente peso nella parte alta del corpo e meno nella parte bassa.

No a cibi confezionati, merendine e simili.

Cellulite e attività fisica

Un mezzo importante per contrastare la cellulite è l’attività fisica. È necessario però scegliere esercizi adeguati perché non tutti i tipi di sport sono adatti a contrastare questo inestetismo.

  • a pochi ma buoni allenamenti
  • ad attività anaerobica e pesi in palestra, in quanto alti carichi e basso tempo di esecuzione permettono di tenere a bada la cronicizzazione dell’infiammazione.
  • No a corsi come spinning, zumba e simili, in quanto l’attività prettamente aerobica determina stress sistemico e un aumento del cortisolo nel grasso sottocutaneo.
  • No ad attività aerobica prolungata (ad esempio corsa), che aumenta la degradazione proteica e fa perdere tono muscolare.

Qualche curiosità

Sono in corso diversi studi sull’uso di nutraceutici a base di collagene per la cura della pelle e per diverse problematiche, tra cui la cellulite. Mancano ancora normative sulla qualità, l’assorbimento e l’efficacia, si stanno infatti completando studi clinici relativi ai potenziali effetti.

I risultati preliminari sono promettenti per l’uso a breve e lungo termine degli integratori di collagene orale sia per la guarigione delle ferite e che per l’invecchiamento della pelle. Negli studi è stato osservato un aumento dell’elasticità della pelle, dell’idratazione e della densità del collagene. Ovviamente sono necessari ulteriori studi soprattutto per determinare indici di dosaggio ottimali.

References

The potential role of endocrine disrupting chemicals in cellulite. (Mazioti M. Med Hypotheses. 2018 Jul)

Structural Gender Dimorphism and the Biomechanics of the Gluteal Subcutaneous Tissue: Implications for the Pathophysiology of Cellulite. (Rudolph C1, Hladik C, Hamade H, Frank K, Kaminer MS, Hexsel D, Gotkin RH, Sadick NS, Green JB, Cotofana S.)

Oral Collagen Supplementation: A Systematic Review of Dermatological Applications (Choi FD, Sung CT, Juhasz ML, Mesinkovsk NA.)

Consigli nutrizionali per mamme in gravidanza e in allattamento

Un adeguato apporto nutrizionale è di fondamentale importanza per la salute della madre e del nascituro. L’alimentazione di una gravida sana, normopeso all’inizio della gravidanza ed in buone condizioni nutrizionali non si scosta dal consueto modello di riferimento rappresentato dalla dieta Mediterranea.

Durante la gestazione il fabbisogno calorico cambia ed aumenta soprattutto nel secondo trimestre: in una donna normopeso che all’inizio della gravidanza necessita di 2200 kcal, il fabbisogno aumenta mediamente di circa 200 kcal al giorno dal secondo trimestre in poi; in una donna sottopeso l’apporto energetico è più elevato ed in una donna sovrappeso è minore. E’ stato dimostrato che il peso del bambino alla nascita è influenzato sia dal BMI (Body Mass Index 18.5-25) pre-gravidico della madre, che dall’aumento di peso in gravidanza. Infatti, in una donna normopeso, l’aumento di ponderale auspicabile al termine della gravidanza va da 8 a 10-12 kg: 1-2 kg nel primo trimestre, 3-4 kg nel secondo trimestre, 4-5 kg nel terzo trimestre; l’incremento di peso al termine della gravidanza è più elevato in caso di parto gemellare e nelle donne sottopeso (BMI<18.5), meno elevato nelle donne sovrappeso (BMI>25) ma non inferiore a 7 kg. Perciò in gravidanza non è assolutamente necessario (anzi potrebbe essere pericoloso) mangiare per due!

Una corretta alimentazione è importante per garantire un giusto apporto di macro e micronutrienti alla gestante ed al nascituro.

Possiamo quindi riassumere quali sono gli alimenti che non dovrebbero mancare sulla tavola di una donna in dolce attesa: latte e yogurt non grassi e pastorizzati, formaggi freschi con pochi grassi e poco salati, carne magra rossa o pollame o coniglio, pesce fresco o surgelato di piccola taglia ben cotto, uova, pane integrale, pasta o riso integrali, frutta e verdura fresca e di stagione (preferibilmente di colore giallo-arancio e verde scuro), legumi, patate, erbe aromatiche.

Si consigliano pasti leggeri e frequenti (tre pasti principali più due spuntini) e di bere almeno 2 litri di acqua al giorno. Più pasti leggeri al giorno limitano anche il senso di nausea tipico della gravidanza.

Sono da evitare: latte non pastorizzato, carne o pesce crudi o poco cotti, uova crude o poco cotte. I cibi crudi, infatti, correlano fortemente col il rischio di tossinfezioni da Listeria monocytogenes o da Toxoplasma gondii. Sono da evitare anche pesci di taglia grande (per limitare il rischio di contaminazione da metalli pesanti) e l’alcol. Si consiglia infine di limitare gli insaccati, i cibi ricchi di grassi saturi e di zuccheri semplici.

Un’alimentazione bilanciata, completa e varia, nell’ambito di un corretto stile di vita (astensione dal fumo e moderata attività fisica), è favorevole per la salute della madre e della crescita del bambino anche nel periodo dell’allattamento. Nella donna che allatta aumenta il fabbisogno quotidiano di acqua, di calorie, di proteine, di vitamine e di minerali: l’apporto calorico aggiuntivo è mediamente di 700 kcal rispetto ad una donna che non allatta e l’apporto proteico aggiuntivo è di 17 g/die rispetto ad una donna che non allatta. Per soddisfare i fabbisogni, occorre che la nutrice esegua abitualmente un’alimentazione ricca e variata e che beva notevoli quantità di acqua.

Per quanto riguarda gli alimenti consigliati e quelli da evitare sono analoghi di quelli consigliati in gravidanza. E’ da sfatare il mito che l’alcol stimoli la produzione di latte.

  • A. Zangara, A. Zangara, D. Koprivec, Dietologia, ed. Piccin 2014
    • Keen CL et al., The plausibility of micronutrient deficiencies being a significant contributing factor to the occurrence of pregnancy complications, J Nutr, 2003.
    • Australian Government Department of Health and Ageing, 2013.
    • Gillman MW et al., Developmental origins of childhood overweight: Potential public health impact, Obesity Silver Spring, 2008.
    • Franko DL et al., Pregnancy complications and neonatal outcomes in women with eating disorders, Am J Psychiatry, 2001.
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    • EFSA 2014
    • Nutrition: promotion and support of breastfeeding for infants and young children, Food Nutr Bull, 2009.
    • Foster M et al., Effects of vegetarian diets on zinc status: a systematic review and meta-analysis of studies in humans, J Sci Food Agric, 2013.

Air Travel Syndromes – ATS – Sindrome da viaggio aereo : un “concerto discordante” di fattori di rischio per la nostra salute!

Sindrome da viaggio aereo, in inglese “Air Travel Syndromes” (ATS), un termine di recentissima definizione associato ai viaggi aerei, si manifesta come disturbi del sonno, stress fisico e mentale, disturbi gastrointestinali, malattie respiratorie, disturbi circolatori come arresto cardiaco e trombosi, infezioni, depressione e stanchezza. Uno dei principali fattori di rischio è la distruzione del ritmo circadiano conseguente al jet lag e insufficiente secrezione di melatonina, che si traduce in insonnia, stress mentale e affaticamento, ma non solo.

In letteratura è riportato che il viaggio aereo è associato a vari fattori di rischio per la salute attribuiti ad una elevata incidenza di malattie acute o croniche. Difatti, durante la crociera, i frequenti viaggiatori sono esposti a vari fattori di rischio, interni ed esterni, per la salute. La maggior parte dei fattori di rischio descritti nei seguenti paragrafi, hanno come denominatore comune quello di promuove la generazione di radicali liberi che, come vedremo, riducendo le attività degli enzimi antiossidanti promuovono vari effetti avversi sulla nostra salute. Infatti, lo stress ossidativo è di gran lunga il maggiore responsabile dei danni strutturali del DNA, dunque, “direttore d’orchestra” d’innesco di diverse patologie.

I fattori di rischio interni per la salute comprendono affaticamento, stress mentale, alterazioni ormonali e problemi circolatori, mentre i fattori di rischio esterni includono alte altitudini, scarsa qualità interna dell’aria, esposizione alle radiazioni, cibi squilibrati forniti dalle compagnie aeree e senso di ansietà durante incidenti e / o attacchi terroristici.

È riportato che i viaggiatori aerei possono manifestare stress fisici e mentali durante il volo; possono, spesso, provare nervosismo e disagio emotivo. Questi stress mentali potrebbero manifestarsi come affaticamento e conseguente soppressione immunitaria. Inoltre, ad alte quote, siamo esposti a dosi di radiazioni relativamente elevate.

Una volta esposti alle radiazioni, vengono generati radicali liberi, come le specie reattive dell’ossigeno (ROS) o le specie reattive dell’azoto (RNS), che danneggiano le biomolecole, inclusi DNA, proteine e lipidi. Il danno ossidativo può anche essere alla base di altri effetti avversi, come infiammazione, malattie cardiovascolari, disturbi dello sviluppo e anomalie riproduttive.

I meccanismi molecolari alla base delle malattie indotte dalle radiazioni ionizzanti, tra cui il cancro del polmone, della tiroide, la leucemia e melanoma, così come i difetti alla nascita, sono stati ampiamente studiati sia in vitro che in vivo. In particolare, esiste una forte correlazione tra l’esposizione alle radiazioni e aumento di rischio di cancro. Difatti, una recente meta-analisi ha dimostrato che i piloti e l’equipaggio di cabina hanno all’incirca il doppio dell’incidenza di sviluppare un melanoma rispetto alla popolazione generale. Inoltre, secondo gli autori, questo dato potrebbe essere parzialmente correlato all’esposizione in volo di raggi UV e radiazioni cosmiche. Dunque, il livello di esposizione alle radiazioni è un fattore critico sia per l’equipaggio che per i frequenti viaggiatori. Ma a mio avviso, aggiungerei, in accordo con i miei studi e corsi, che senza dubbio la principale causa di ogni male è l’infiammazione !

Importante notare che le prove epidemiologiche relative all’esposizione di radiazioni cosmiche e della qualità dell’aria di professionisti, come gli astronauti, i piloti e gli assistenti di cabina sono limitate. Questi dati sono quasi inesistenti per i viaggiatori aerei e per la popolazione. Urgono dunque ulteriori e repentine indagini anche negli ambienti di lavoro, nelle scuole ed università!!!

Anche i potenziali meccanismi alla base di molte malattie associate a stress mentale o fisico possono comportare la generazione di radicali liberi, come le ROS e RNS, innescando danni ossidativi e squilibri mentali. A questo si aggiunge, inoltre, il fatto che spesso i passeggeri (come studenti, lavoratori, professionisti) devono rimanere seduti per periodi di tempo relativamente lunghi. I posti stretti e l’inattività fisica imposta possono produrre un maggiore stress fisico tra i passeggeri di classe economica rispetto ai viaggiatori di classe business, con rischio di trombosi e malessere psicofisico.

L’ Organizzazione internazionale dell’aviazione civile (ICAO), si è espressa in modo preciso affermando che, nella maggior parte dei casi, questi rischi potrebbero essere evitati attraverso una prevenzione tempestiva ed accurata (ICAO 2016). Tuttavia, in questi studi si è visto che i frequenti viaggiatori ed i piloti /e , soffrono più di stress mentale e di alterazioni ormonali a causa delle differenze di orario tra i paesi di partenza e di arrivo, con relativa distruzione del prezioso ritmo circadiano.

Il ritmo circadiano, definito come oscillazioni  con un periodo di circa 24 ore, influenza il comportamento umano, la fisiologia ed il metabolismo. Per molti anni si è pensato ci fosse un unico orologio, in realtà oggi sappiamo che sono diversi e tutti sincronizzati, sparsi nei vari organi. Alterazioni significative della funzionalità dell’orologio circadiano nell’uomo possono determinare alcune, cosiddette, cronopatologie.

La distruzione del ritmo circadiano, infatti, è correlata all’invecchiamento, alla neurotossicità, al diabete, nefrotossicità ed obesità, all’ipertensione, alle malattie cardiovascolari e al cancro, psicosi ed altre forme di disturbo neuronale e del comportamento. Inoltre, cambiamenti nella secrezione di melatonina dalla ghiandola pineale, conseguente alla distruzione del ritmo circadiano, disturbano il sonno e inducono l’insonnia, ma non solo. La secrezione anormale della melatonina può aumentare lo stress ossidativo e, come abbiamo visto, la suscettibilità alle malattieLa melatonina, elimina direttamente i radicali liberi e migliora indirettamente gli effetti degli antiossidanti. Dunque, offre una moltitudine di vantaggi fisiologici e metabolici per far fronte allo stress ossidativo indotto dalla distruzione del ritmo circadiano e / o dalla stanchezza cronica, causa oltretutto di depressione (burnout).

In accordo con altri studi, visto che la produzione di radicali liberi induce anche disturbi neurologici, lo stress ossidativo può essere attenuato dal trattamento con vitamine antiossidanti. Pertanto, tali studi indicano che la sindrome da stanchezza cronica e la depressione che si verificano durante il viaggio aereo potrebbero essere diminuite dall’integrazione di antiossidanti con melatonina o vitamina C / E.

Per quanto riguarda il disturbo del jet lagla disfunzione del ritmo circadiano e, di conseguenza, le alterazioni del sistema endocrino sono spesso riscontrate da frequenti viaggiatori aerei che attraversano più fusi orari. Dunque i più colpiti sono senza dubbio i piloti, e le pilote, in particolare, visto che essendo donne, sono già soggette a fluttuazioni ormonali più importanti rispetto al genere maschile! Alcuni viaggiatori fanno affidamento sul consumo di bevande alcoliche per superare l’insonnia; tuttavia, ciò può aggravare condizioni mentali o patologiche. Al contrario, come abbiamo visto, l‘integrazione antiossidante può essere utile per l’insonnia, l’affaticamento e per stress mentali e fisici.

Ulteriori studi riportano che i piloti che volano ad altitudini più elevate mostrano una minore vigilanza rispetto ai piloti che volano ad altitudini più basse. Inoltre i primi presentano diminuita frequenza respiratoria e aumento della frequenza cardiaca. Infatti, la ridotta pressione nella cabina dell’aeromobile induce significative riduzioni della saturazione di ossigeno nei passeggeri, equipaggio e piloti, anche diverse ore dopo un volo. Rappresenta, dunque, un altro fattore di rischio importante in quanto, generando ipossia, induce la “tempesta” di radicali liberi con le relative conseguenze (i.e. stress ossidativo e alterazioni delle funzioni biologiche). L’ipossia si verifica, in particolare, nelle cabine degli aerei ad alta quota quando la pressione dell’aria in cabina è relativamente bassa e la quantità di ossigeno trasportata nel sangue è ridotta rispetto a quella a livello del mare (WHO 2018).

L’ipossia ad alta quota può, oltretutto, giocare un ruolo importante nella produzione di infiammazione, ulcera gastrica o sanguinamento e malattia infiammatoria intestinale, come anche la cosiddetta malattia da alta quota. Quest’ultima comprende mal di testa, stanchezza, vertigini, nausea, edema cerebrale, diminuzione della coscienza ed edema polmonare.  Pertanto, i viaggiatori aerei con malattie cardiache e polmonari e disordini del sangue (ad es. anemia falciforme), possono richiedere un apporto di ossigeno supplementare durante il volo (WHO 2018).

Diversi ricercatori hanno dimostrato che oltre agli integratori di vitamina (C, E) antiossidante, la propoli, la melatonina, il consumo di succhi di frutta o verdure fresche, erbe antiossidanti o piante potrebbero efficacemente eliminare i radicali liberi, dunque può aiutare a ridurre o prevenire queste manifestazioni avverse. Il sonno profondo, invece, può essere una strategia efficace per far fronte ai disturbi del ritmo circadiano durante i viaggi aerei in sinergia con melatonina. In aggiunta, dispositivi per dormire o sedili comodi sono un valido aiuto per l’insonnia.

Ancora, altri fattori di rischio importanti associati al viaggio comprendono malattie infettive quali, il colera, HIV, la sindrome respiratoria del Medio Oriente, la malaria, il morbillo, la polmonite, la legionellosi, l’influenza e l’ebola. Sono necessari sforzi globali per prevenire la diffusione internazionale di malattie infettive tra i viaggiatori prima, durante e dopo i voli. Tuttavia grazie ai risvolti nanotecnologici (come ad esempio i nanomateriali autopulenti e autoriparanti) e allo sviluppo della medicina di precisione, dell’omica (i.e. “fotografia” personalizzata del nostro stato infiammatorio in modo personalizzato) ed all’avvento di CRISPR-Cas9, una tecnologia di modifica genetica, si pensa che l’editing del genoma possa potenzialmente essere usato per creare deliberatamente un agente patogeno presente nell’aria da utilizzare come arma biologica, anche e soprattutto nei siti aeroportuali e aerei.

Amerei concludere esprimendo che, a mio avviso e secondo i miei studi, per ridurre patologie e / o incidenti aerei, stress cronico da lavoro, etc., il monitoraggio preciso ed accurato, l’integrazione nutrizionale personalizzata (e ad oggi è possibile, cfr. omica), in sinergia con vitamine, “parafulmini” delle nostre cellule , melatonina (come proposto dagli autori) ed altri integratori specifici per ogni singola persona, come probiotici, antinfiammatori, antiossidanti, attività fisica, relax, digiuno e meditazione, in particolare per i piloti / e, ma anche, per i frequenti viaggiatori aerei, equipaggio e staff, sono dei tasselli fondamentali da raggiungere quanto prima.

Inoltre,  la medesima distruzione del ritmo circadiano -come altri fattori di rischio per la salute riscontrati in tale sindrome (ATS) – è sovente ritrovarla tra studenti, ricercatori e lavoratori, dunque il discorso vale per tutti noi, a prescindere se viaggiamo spesso o meno. Infatti, più gravi e durature del jet lag sono le patologie che possono essere attribuite ad attività lavorative cronicamente soggette a regimi di turnazione nel lavoro (shift-work). Urge, dunque, un monitoraggio personalizzato e preciso a 360 gradi! La prevenzione e, come sempre, la sinergia tra naturale ed artificiale è la chiave per vincere anche queste “battaglie”!

Riferimenti bibliografici

[1] Jeum-Nam Kim & Byung-Mu Lee (2018) Risk management of free radicals involved in air travel syndromes by antioxidants, Journal of Toxicology and Environmental Health, Part B, 21:2, 47-60, DOI: 10.1080/10937404.2018.1427914 

[2] Martin and Boland Globalization and Health (2018) 14:28 

[3] ICAO DOC 9966 – Manual for the Oversight of Fatigue Management Approaches. Second edition, 2016

[4] ICAO-Doc 8984 – Manual of Civil Aviation Medicine, third Editions – 2012

[5] http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0092867402012254

[6] L. Mattera. Scienzintasca 2018. Sindrome da burnout: un “mostro” silenzioso da conoscere e sconfiggere

[7] L. Mattera. Scienzintasca 2017. Epigenetica: viaggiamo nel suo magico nanomondo.

Medicina di genere: la donna è la chiave per raggiungere una sostenibilità a 360 gradi!

La nuova direzione è la medicina di genere. La nuova direzione è anche quella di precisione, dell’omica. La nuova direzione è anche quella dei robot e del tutto “digital”. Ma dimenticarsi della natura (cibo, piante, meditazione…) e del resto del mondo sarebbe una follia!

La diversità uomo-donna è evidente in particolare dal punto di vista ormonale e poiché è assodato che il cibo modula la secrezione ormonale, indirizzare una terapia personalizzata a seconda del sesso, età, stile di vita sarebbe la scelta giusta.

L’Agenda 2030 con i 17 SDGs, gli Obiettivi di sviluppo sostenibile da raggiungere entro il 2030, promossi dalle Nazioni Unite (UN), esprime chiaramente che la sostenibilità non sia unicamente una questione ambientale, ma anche sociale, economico e, soprattutto “salutare”. Bisogna, tuttavia, che prendiamo coscienza (non lo dico e penso solo io, ma anche l’ICAO, l’organizzazione internazionale dell’aviazione civile e le UN) di quanto la parità di genere, il quinto degli SDGs, sia un tassello fondamentale per raggiungere tutti i 17 SDGs (ICAO / UN Women Agenda 2030).

“Trasformare le promesse in azione: uguaglianza di genere nell’agenda 2030” (ONU 2018). Report che contengono dati, storie, video e pubblicazioni che illustrano come e perché’ la parità di genere è importante per tutti gli obiettivi di sviluppo sostenibile e come gli obiettivi influenzano la vita reale di donne e ragazze ovunque nel mondo.

Sinergia e scambio di informazioni tra le varie culture, popolazioni, donne, potrebbe essere un tassello e svolta per riempire questo “complicato puzzle”. Abolire spreco di cibo, junk food, resistenza agli antibiotici sono altri tasselli fondamentali da raggiungere. Inquinano più dei trasporti, contaminano mari, monti, cibo, acqua, contribuendo alla cattiva qualità del cibo e all’insorgenza di patologie di “nuova generazione”. Ecco che accanto “all’artificiale”, non dobbiamo dimenticarci della natura, il cibo, ma non solo!

L’accento sulla figura della donna, (visto la sua importanza per l’evoluzione della specie e, quindi, della popolazione globale ) che in genere “coordina” dal momento della gestazione a quello dell’educazione della prole, assume rilievo quando la giusta informazione sulla conoscenza dei rischi e sulla possibilità di evitarli diventa fondamentale per ridurre e / o far recedere la comparsa di patologie di “nuova generazione”, senza sottovalutare l’importanza globale di queste importanti rivoluzioni nella specie umana in toto. Va considerata, dunque, la prevenzione nella totalità, non solo ad esempio per incidenza di tumori, ma anche per i rischi legati a malattie cardiovascolari (CVD), spesso sottovalutate, perché presentano sintomi nettamente diversi da quelli dell’uomo e sono ancora poco studiate per il genere femminile. Le principali linee guida internazionali sull’argomento suggeriscono il bisogno della medicina di genere – specifica ed incitano anche i centri ricerca (in fase preclinica e non) ad indirizzare gli studi in questo senso.

Difatti recentissime scoperte mirate in questa direzione, hanno evidenziato una differente risposta immunitaria tra uomini e donne. In particolare una maggiore attivazione della risposta immunitaria da parte delle donne che rappresenta un’arma a doppio taglio perché le rende più resistenti alle infezioni ma più suscettibili alle malattie infiammatorie ed autoimmuni. Dunque, fattori correlati al genere e al sesso interagiscono nello sviluppo della risposta immunitaria (e non solo…) e differiscono in base all’età ed allo stile di vita.

La salute è l’effetto tra esposizione all’ambiente ed il genoma (ecco l’importanza di raggiungere un “mondo sostenibile”). La nostra suscettibilità genetica (come ad esempio la predisposizione a fattore rischio malattie) è influenzata da una serie di meccanismi che vengono detti epigenetici ed il nostro DNA risponde all’ambiente attraverso questi meccanismi. Questi fattori epigenetici possono essere modificati, avvicinandosi od allontanandosi, aumentando o diminuendo il rischio di malattia. Ma il concetto di salute è complicato e dinamico cioè è ciò che succede tra la nascita e prima. Difatti esiste l’ipotesi dell’origine fetale (che è ancora in corso di ricerche per confermare il processo di funzionamento) e che ad oggi sappiamo che propone che certi geni del feto possono o non possono essere “accesi” in relazione all’ambiente in cui la madre è esposta durante la gravidanza. Inoltre la salute della mamma può avere effetti sulla salute del bambino anche prima del concepimento predisponendo il bambino a rischio di patologie. Ad esempio nel 2009 una meta-analisi ha evidenziato che le obese, rispetto alle donne normopeso, avevano elevate probabilità di partorire bambini con difetto del tubo neurale, difetti cardiovascolari, idrocefalo e molti altri difetti congeniti e gli stessi effetti sulla salute del bambino è possibile averli in donne malnutrite. Altri studi hanno evidenziato che i geni regolati da elementi di interesse nutrizionale, hanno un ruolo importante nello sviluppo di alcune patologie come anche il profilo genetico individuale. Quindi una strategia personalizzata (medicina / nutrizione) è una strategia valida per ridurre i fattori di rischio. Ecco l’importanza di sensibilizzare la donna, in primis, sul problema della nutrizione prima, durante e dopo la gravidanza. Smettere, oltretutto, di pensare che la donna possa essere “Superman” sempre e che tutti i dolori o gli stati depressivi vengono riconosciuti come elementi “psicogeni”. Non è così perché come abbiamo già detto la donna, a differenza dell’uomo, è esposta a maggior stress esogeni ed endogeni come le fluttuazioni dei livelli ormonali. Urge, l’importanza d’ informazione utili a modulare in positivo queste fluttuazioni!

La donna è veramente la chiave per raggiungere una sostenibilità a 360 gradi? La risposta è si (cfr. ICAO / UN women)

Urge, dunque, la necessità di sensibilizzare la donna sull’importanza dell’impatto che il suo stile di vita ha sia sulla sua salute che su quella dei figli e con il tempo sulla salute dell’intera popolazione, in sinergia con piani ad impatto sostenibile (i.e. fair trade). L’educazione alimentare, la conoscenza approfondita dei rischi legati ad uno scorretto stile di vita ed il contatto con gli enti di ricerca per la promozione di studi in fase preclinica, come precedentemente accennato, anche sugli elementi personali (genere, sesso ed età) sono ineludibili. Inoltre, affiancare alla “digital healthcare” i dettami della natura, sarebbe la scelta e la “svolta” giusta.

Oltretutto, molte patologie presenti oggi sono dovute all’uso sproporzionato di antibiotici, in particolare in età pediatrica, a partire dagli anni 80. Lo sviluppo e il consumo del così detto “cibo spazzatura” (ecco l’urgenza di informare per prevenire “strane” e / o gravi patologie) ha anche contribuito a determinare la presenza di tali patologie.

Questi e tanti altri sono i motivi di segnalare l’importanza di questa nuova scienza rivoluzionaria che si basa sul cibo come farmaco e / o coadiuvatore – catalizzatore, senza effetti collaterali e / o riducendoli. Basti pensare che gli antibiotici agiscono distruggendo si i patogeni, ma modificano la flora batterica intestinale o microbioma intestinale che è un vero e proprio organo che presiede al controllo dei nutrienti, aiuta a regolare il sistema immunitario preservandoci dai batteri che causano malattie, producendo vitamine ed inoltre regola il comportamento dell’umore. In realtà, da “recenti” studi emerge che la quantità di batteri presenti nel nostro organismo è talmente grande che è come se fossimo noi a vivere dentro di loro!

Inoltre il cibo ha la potenzialità di poter “accompagnare” il farmaco in modo da indirizzarlo al sito giusto, proteggendo tutta la nostra flora batterica con miglior efficacia del farmaco e con riduzione e /o remissione di altre patologie. Difatti, ricerche recenti evidenziano chiaramente (dati che fino a qualche anno fa erano inimmaginabili) che lo stretto legame tra alimentazione, apparato gastro intestinale (il nostro secondo cervello), sistema immune, può determinare un controllo positivo sulla progressione di alcune patologie (i.e. lo sviluppo di malattie infiammatorie croniche come psoriasi, malattie autoimmuni, depressione ed altri tipi di patologie). Tutti i fattori potenzialmente dannosi al nostro “secondo cervello” creano un disequilibrio generale che parte dall’infiammazione e sfocia, a seconda della gravità, in patologie cliniche di entità moderata o grave.

Ecco l’accento sulla figura della donna, visto la sua importanza per l’evoluzione della specie e, quindi, della popolazione globale per “un’evoluzione sostenibile”. Di nuovo l’importanza di lottare per abolire “cibo spazzatura” ed attività a forte impatto ambientale, e migliorare e promuovere quanto più possibile mercati equo e solidali, collaborazione con paesi terzi (i.e. Thailand). Enfatizzare la figura della donna, educandola a procreare, educare, coordinare e / o a elaborare idee rivoluzionarie in modo ed in un mondo “sostenibile” in sinergia tra naturale ed artificiale ed in tutto il mondo, potrebbe aiutare a realizzare i 17 obiettivi di sostenibilità globale. I riscontri positivi sono enormi, benefici dell’intera società (diminuzione di congedi per malattia, miglior prestazione sul lavoro e miglioramento dello stato psicologico del paziente, della donna, della popolazione e riduzione dell’impatto ambientale a favore della biodiversità e della nostra salute fisica e mentale, parità di genere e molto altro ancora.

Alla luce di queste evidenze, la donna è realmente un tassello fondamentale per raggiungere una sostenibilità a 360 gradi ma ricordiamo che solo in sinergia con l’uomo, con la natura e attraverso collaborazioni internazionali, in particolare aiutando e collaborando con i paesi in via di sviluppo (per un futuro di stabilità e di pace), tali obiettivi potranno essere raggiunti, forse tra un decennio.

Non lasciamo che le future generazioni siano solo “digital”. Siamo nell’era della quarta rivoluzione industriale (industria 4.0), della nanomedicina, “dei medici digital / artificiali”.

Personalmente, sono cresciuta tra l’odore di carta, d’incenso e musica, non voglio che le future generazioni non sappiano cosa siano! Il cambiamento, la rivoluzione digitale, è fondamentale ma se va di pari passi con la natura, cultura, educazione ed amore in tutto il mondo. Pensiamo ai vantaggi che la sinergia con Madre Natura ed i progressi tecnologici possano avere per un mondo sostenibile? Ascoltiamo i detti e dettami dei nostri saggi avi e della natura, dei testi sacri / antichi ed integriamoli nella nostra vita quotidiana, in sinergia con i progressi tecnologici. Questi sono valori e tradizioni che mai dovrebbero scomparire! Ed ancora, per integrazione bidirezionale, intendo che non solo noi occidentali, “sfruttiamo” i preziosi “alimenti” e pietanze, meditazione, usi e costumi etc. degli orientali e / o di altre culture! Collaborazione e cooperazione da ambo i fronti per assicurare un futuro sostenibile alle prossime generazioni rispettando il mondo. Non farlo sarebbe un danno per la nostra salute e per l’intero pianeta!

Bisogna mettere insieme tutti i tasselli di questo mosaico attraverso una collaborazione tra la “nanomedicina artificiale e quella naturale” per una ricerca proiettata alla precisione e personalizzazione e per una sostenibilità a 360 gradi valorizzando la figura della donna per il suo prezioso contributo con e senza quello di un grande uomo, rispettando Madre Natura.

Nothing in life to be feared, it is only to be understood. Now is the time to understand more, so that we may be fearless.” M. Curie.

 

Riferimenti bibliografici:

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Come prevenire le vene varicose con l’alimentazione sana

Le varici sono vene superficiali delle gambe, per lo più vene tributarie della grande o della piccola safena, molto dilatate e nelle quali il sangue scorre a fatica a causa del cedimento delle pareti venose, che determina l’allargamento dei vasi e il loro allungamento serpiginoso.

L’alterazione strutturale, su base infiammatoria, non consente più alle valvole interne della vena di impedire che il sangue rifluisca verso il basso, finendo con l’accumularsi nei vasi venosi per forza di gravità. Sono generalmente precedute o accompagnate dalle teleangectasia, note come “capillari”, molto anestetici.

 

CAUSE, SINTOMI

Età, sesso femminile, familiarità e componenti ormonali sono le principali cause di insorgenza di questa patologia che si manifesta prima con la comparsa di sottili strisce bluastre lungo la parte inferiore della gamba e che con il tempo si ingrossano fino a sembrare cordoni nodosi.

DIAGNOSI

La prima diagnosi di norma arriva già da parte delle stesse persone che vedono e sentono le loro brutte vene, poi e confermata facilmente dalla visita medica (le varici sono una delle malattie più frequente fin dall’antichità)

L’eco-doppler è  un esame specialistico di II livello ed è in grado di dare informazioni anatomiche e funzionali sullo stato dei vasi sanguigni e di mostrare il flusso ematico al loro interno.

Di solito la cura consiste o nella obliterazione endovascolare della vena dilatata mediante l’introduzione di sostanze chimiche (liquidi o schiume sclerosanti) o di energia termica (laser o radiofrequenza); oppure nell’asportazione delle vene patologiche mediante chirurgia aperta che permette di “sfilarle”, oggi attraverso mini-incisioni.

Sono numerosi i casi meno complessi per cui è indicato un trattamento non invasivo, quale l’uso di calze elastiche associate a farmaci per via orale, attivi sulle vene con azione vasoprotettrice, e l’applicazione di farmaci topici come sintomatici.

ALIMENTAZIONE

Le varici si possono prevenire anche con lo stile di vita corretto, specie a tavola, privilegiando un’alimentazione ricca di frutta e verdura che, oltre a favorire il controllo del peso, fornisce anche vitamine e bioflavonoidi ad azione antiossidante che preservano l’integrità dei vasi.

Si consiglia di utilizzare cibi che:

  • agiscono sui radicali liberi con un’azione anti-ossidante.

Nella dieta, equilibrata e bilanciata, non dovrebbe mancare mai ad ogni pasto almeno uno dei seguenti alimenti: CEREALI INTEGRALI, FRUTTA SECCA (mandorle, noci specie di macadamia, nocciole), GERMI DI GRANO, TUORLO D’UOVO, VERDURE A FOGLIA LARGA che contengono vitamina E.

Altrettanto importanti sono la vitamina A, contenuta nella CARNE BIANCA, LATTICINI NON STAGIONATI, UOVA E FEGATO e la vitamina C, presente nelle ARANCE, LIMONI, MANDARINI, KIWI, RIBES, ANANAS, MORE, e fra le verdure i POMODORI ricchi di licopene.

Frutta e verdura sono anche ricchi di beta-carotene e carotenoidi, sostanze precursori della vitamina A, ma anche di flavonoidi che sono indispensabili al buon funzionamento del circolo venoso.

Previlegiare in modo PARTICOLARE MELE E PERE, CAVOLO, INDIVIA, SEDANO, CIPOLLA, LATTUGA, BROCCOLI, FAGIOLI e SOIA.

Fra le bevande il TÈ che contiene le catechine e VINO ROSSO (non più di due bicchieri al giorno).

Da non dimenticare, l’azione vasoprotettrice indotta dagli antocianosidi del MIRTILLO NERO, particolarmente sulla abnorme permeabilità e fragilità capillare.

 

  • contengono acidi grassi insaturi da cui si formano delle molecole importanti come gli Omega-3 e gli Omega-9, peraltro più attivi sulla circolazione arteriosa.

Vanno inseriti nel piano dietetico, quindi, PESCE GRASSO (salmone, tonno, sgombri, sardine), OLI VEGETALI (olio di noci, extravergine di oliva, l’olio di colza, di soia e di semi di girasole) da consumarsi crudiFRUTTA SECCA(mandorle, noci, semi di zucca, arachidi).

 

  • abbiano azione diuretica, cioè che esplicano un’azione drenante, per contrastare edemi e gonfiori.

Fra questi UVA, PERE, NESPOLE, MELONE, ANGURIA, PESCHE, MELE, CARCIOFO, SEDANO, MELANZANA, CAVOLFIORE, PORRO, ASPARAGO, AGLIO E CIPOLLA.

Inoltre, è bene bere ACQUA che sia ricca di POTASSIO.

 

  • contengono oligo-elementi, in forma naturale o di integratori alimentari (quest’ultima forma dietro prescrizione medica).

È da previlegiare MANGANESE, che oltre a fortificare il sistema immunitario favorisce la       coagulazione ed il metabolismo della vitamina E.

Questo oligoelemento è presente naturalmente presente nella soia, nelle castagne, nel ribes       nero, nellabarbabietola, nello zenzero e nei cereali in genere.

Poi il COBALTO, che assieme alla Manganese, calma la sensazione di pesantezza alle gambe e previene la dilatazione delle vene; si trova nei funghi, ravanello, cipolla, cavolo bianco, broccolo.

 

NON ECCEDERE CON:

– le SPEZIE DAL SAPORE MOLTO INTENSO come il peperoncino rosso, la paprika, il pepe nero e la senape che stimolano l’infiammazione delle pareti delle vene e la possibile dilatazione;

– i CONDIMENTI CON ACIDI GRASSI SATURI, quali il burro e gli alimenti che fanno aumentare il colesterolo LDL (“cattivo”) come insaccati, frutti di mare, carni rosse, latte intero e derivati, peraltro più nocivi sulla circolazione arteriosa;

– i DOLCI SU SCALA INDUSTRIALE;

– lo ZUCCHERO BIANCO;

– l’ALCOOL;

– CIBI TROPPO SALATI, ovvero acciughe, aringhe, tutto il pesce affumicato e gli insaccati che favoriscono la ritenzione idrica, il gonfiore e dilatazione delle vene;

– PASTI ABBONDANTI. Meglio mangiare durante l’arco della giornata cinque volte, due pasti principali più abbondanti e 3 spuntini.

-l’ECCESSO DI PESO, perché i chili di troppo facilitano il ristagno e la stasi del sangue, il cui flusso verso il muscolo cardiaco diviene così più lento.

 

Dottoressa Laura Masillo

www.lauramasillo.it

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

  • Nutrition and Chronic Wounds: Improving Clinical Outcomes. Molnar JA, Vlad LG, Gumus T.
  • Benessere a tavola. Fondazione Umberto Veronesi

Alimentazione e gravidanza: un focus sullo zinco

La dieta è considerata uno dei maggiori fattori ambientali che influenza lo sviluppo dell’embrione e del feto, così come la salute della madre. In particolare, una carenza di micronutrienti è stata associata ad un significativo aumento di patologie legate ad un rischio riproduttivo. Esistono delle evidenze che indicano che un corretto apporto di micronutrienti possa prevenire alcuni disordini della gravidanza.

Un apporto nutrizionale adeguato è infatti fondamentale per permettere un’appropriata crescita ed un corretto sviluppo fetale. Durante la gravidanza, anche la richiesta energetica derivata dalla dieta è generalmente aumentata affinchè l’organismo materno possa adattarsi progressivamente alle nuove esigenze circolatorie, endocrine, metaboliche, ematologiche e respiratorie, necessarie per lo sviluppo dell’embrione e del feto. Tali cambiamenti, definiti fenomeni gravidici, sono il frutto di una continua interazione materno-fetale, funzionale nelle varie fasi della gravidanza.

Studi recenti di meta-analisi hanno dimostrato che dieta, stile di vita e apporto nutrizionale corretti possono avere un forte impatto sulla fertilità e sulla prevenzione di importanti disordini riproduttivi che, nel caso della donna, vanno dalla dismenorrea, all’infertilità, fino a problemi relativi alla gravidanza. Importante è distinguere i cambiamenti fisiologici da quelli patologici così come gli stati morbosi indotti dalla gravidanza da quelli preesistenti. Il sistema riproduttivo è estremamente influenzato dall’ambiente esterno. L’alimentazione nella donna non influenza soltanto l’ovulazione e la fertilità ma anche l’impianto e le prime fasi dello sviluppo embrionale. Infatti, disordini alimentari associati ad un calo ponderale del 10-15%, possono influenzare negativamente il sistema riproduttivo e favorire una condizione di infertilità.

Durante la gravidanza, invece, donne con una storia di disturbi dell’alimentazione sono soggette ad un aumentato rischio di aborto, sviluppo di anemia, alterata variazione di peso corporeo in gestazione e di compromessa crescita fetale intrauterina. Donne sottopeso o affette da anoressia presentano, inoltre, una maggiore probabilità di andare incontro a parto pre-termine, parto cesareo, complicazioni post-natali, basso peso alla nascita e depressione post-partum. Per quanto riguarda il peso del neonato, migliori esiti per la gravidanza (minore mortalità e morbilità perinatale) si ottengono quando questo è compreso tra i 3,5 e i 4 kg. Un basso peso alla nascita, determinato da un ritardato accrescimento fetale intrauterino o da un parto pre-termine, induce un rischio relativo di mortalità neonatale significativamente più elevato. E’ stato dimostrato che il peso del bambino alla nascita è influenzato sia dal BMI (Body Mass Index) pre-gravidico della madre, che dall’aumento di peso in gravidanza.

Micronutrienti essenziali, come selenio (Se), magnesio (Mg) e zinco (Zn), giocano un importante ruolo nella difesa antiossidante. Infatti, carenze specifiche di tali microelementi possono correlare con complicazioni della gravidanza, comprese IUGR, preeclampsia, e patologie a lungo termine nell’adulto, incluse malattie cardiovascolari e diabete di tipo II, dove un danno ossidativo è caratteristico della loro eziopatogenesi. In particolare, tra i micronutrienti associati ad attività antiossidante vi è lo zinco.

Lo zinco è coinvolto nella trasduzione del segnale e cofattore di moltissimi enzimi antiossidanti. Gli alimenti più ricchi di zinco sono le carni fresche e trasformate, le uova, i prodotti della pesca e il latte e derivati. Negli alimenti di origine vegetale, generalmente, il contenuto è inferiore, con eccezione della crusca di grano dei legumi secchi, della frutta secca a guscio e di alcuni cereali, come il frumento, il mais, il miglio e il riso parboiled. La biodisponibilità di zinco, tuttavia, può essere limitata in questi casi dalla presenza di fitati. Durante la gravidanza, lo zinco contribuisce allo sviluppo del cervello fetale nonché facilita il parto alla madre.  Le necessità metaboliche di zinco aumentano durante la gestazione; per tutta la gravidanza si arriva ad un totale di circa 100 mg di minerale. Alterazioni nell’omeostasi di questo minerale possono avere conseguenze devastanti sulla gravidanza, compresi parti complicati, IUGR, o morte embrionale o fetale. Durante i primi sei mesi di allattamento, si può stimare un fabbisogno metabolico aggiuntivo per lo zinco in media pari a 1,1 mg/die. Per quanto riguarda le diete vegetariane, gli apporti sono sovrapponibili o sono lievemente inferiori rispetto alle diete non-vegetariane. Tuttavia, la biodisponibilità di zinco in questo caso è ridotta per una serie di fattori specifici, a cominciare dagli apporti maggiori di acido fitico. Si può concludere che micronutrienti antiossidanti, come magnesio, selenio e lo zinco, hanno un ruolo cruciale nel successo della gravidanza. Per quanto riguarda condizioni patologiche correlate con la gravidanza, una carenza di micronutrienti antiossidanti, in particolare di zinco, potrebbe giocare un ruolo importante all’interno di tutto il periodo perinatale.

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