• +393202503490
  • scienzintasca@gmail.com

Archivio dei tag disturbi psichiatrici

Personalità istrionica e narcisistica. Il ruolo dei social network

L’ istrionico ama stare al centro dell’attenzione, e lo fa manipolando la realtà. È seduttivo, esibizionista, curioso, estroverso, veste in modo molto vistoso, elegante, ma in realtà non è forte come potrebbe sembrare. Ha paura di restare solo, di soccombere alla vita perché non ha sviluppato un attaccamento sicuro durante l’infanzia.

Si identifica con il personaggio ideale voluto dal genitore, che deve primeggiare, essere ammirato, essere al centro.

Nelle relazioni sentimentali l’altro si sente controllato, non si fida e si sente in trappola.

In realtà queste persone recitano sul palcoscenico della vita con tante maschere, una per ogni occasione. Lo fanno quotidianamente per ricevere consensi. Se non ci fosse il pubblico infatti risulterebbero persone depresse.

Spesso siamo portati a confondere la personalità dell’istrionico con quella del narcisista. Quest’ultimo si ritiene una persona speciale e unica, richiede ammirazione da parte dell’ambiente e prova rabbia se viene criticato. Nelle relazioni tende a idealizzare l’altro se lo ammira e lo gratifica, ma lo disprezza e lo svaluta quando questo non soddisfa più i suoi bisogni. Come l’istrionico, anche esso ha bisogno di attenzioni dall’esterno. Il narcisista però richiede di essere considerato speciale mostrandosi anche arrogante e superbo, l’istrionico invece è più disposto a mostrarsi fragile e bisognoso se questo gli consente di ottenere attenzioni.

I social network non fanno altro che aumentare il rischio di sviluppare problemi alla propria personalità.

Come spiega Paolo Crepet, psichiatra e psicoterapeuta, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente, esistono due livelli di narcisismo. Quello sano, rappresentato dalla componente fisiologica, l’amore per se stessi. Quello patologico, proprio di chi crede che il mondo giri intorno a lui. Indicatori significativi di un narcisismo patologico sono la “tipologia di foto postata sui social network e la quantità delle stesse. Pubblicare foto di sé in stile top model, non essendo un/una top model, utilizzare un abbigliamento particolarmente vistoso o mostrare nelle foto quello che non si è nella realtà non è altro che un’esteriorizzazione del sé, in mancanza del sé.”

L’influenza che i social network hanno sullo sviluppo di patologie è stato confermato da uno studio effettuato da un gruppo di scienziati della Swansea University, nel Regno Unito, e dell’Università Statale di Milano. Nessuno prima di questo aveva indagato se l’utilizzo problematico di internet potesse essere associato a tratti narcisistici. È stato dimostrato un aumento del 25% dei tratti narcisistici nelle persone che erano solite postare un alto numero di selfie.

Molto spesso si manifesta il bisogno compulsivo di sedurre. Questo è il risultato di un vuoto interiore che viene colmato da like e commenti di apprezzamento, spesso finti.

È normale che le persone con queste tipologie di caratteristiche di personalità hanno bisogno di un mezzo qualsiasi per sentirsi al centro, perché si nutrono dell’attenzione altrui.

Purtroppo anche se non ce ne accorgiamo, pubblicare sui social eccessivi contenuti che idealizzano la propria persona, innesca un meccanismo di auto-esaltazione che può sfociare nel patologico.

Quindi è necessario utilizzare in modo corretto e consapevole tutte le nuove tecnologie delle quali disponiamo, per evitare l’insorgenza di patologie.

Michelini, Gabbard, Carcione, Nicolò, Procacci, Semerari, Crepet, Truzoli, Di Bitonto

Il cambiamento non ha età: le nostre cellule neuronali sono guidate da una “danza plastica” che dura tutta la vita

Il cambiamento non ha età! Se fino ad oggi si pensava che i comportamenti, le attitudini di una persona non potessero cambiare, ora potremmo quasi affermare che non è cosi. Grazie ai risultati di studi recentissimi, si aprirà l’orizzonte e probabilmente, speriamo, anche i pensieri “stereotipati dell’essere umano”.

Il cervello è capace di un rimarcabile rimodellamento (plasticità) in risposta alle esperienze. Eravamo a conoscenza di ciò, quello che però non sapevamo è che questa eccellente plasticità in risposta alle esperienze dura tutta la vita. Sapevamo che l’apprendimento non ha età, e ci sono studi a riguardo che dimostrano quanto l’impegno intellettuale, sociale e fisico possa prevenire malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e / o ritardarne i disastrosi danni.  Non sapevamo però che anche la personalità non ha età. Studi recenti hanno dimostrato, inoltre, per quanto riguarda questo tipo di  demenza , ma non solo,  ci sono altri studi che dimostrano che il discorso vale anche nella maggior parte delle patologie, quanto il cibo, l’ambiente, dunque l’epigenetica, possa influenzare la predisposizione e / o la progressione di tali patologie. Ma non sapevamo sperimentalmente che anche la personalità viene modulata realmente dall’epigenetica.

Gli autori di questo elaborato spettacolare, descrivono che i segnali provenienti dall’ambiente possono causare adattamenti sia diffusi che localizzati. A livello delle singole cellule, descrivono gli autori, la struttura e la funzione cambiano continuamente con l’ambiente danzando per tutta la vita in una “danza plastica”. Inoltre alcune esperienze, come lo stress o l’esercizio fisico, influenzano la crescita, la sopravvivenza e il destino dei neuroni neonatali registrando tale informazioni e trasmettendola alle cellule figlie. Sostengono, dunque, che il nostro misterioso cervello, sia popolato da altri tipi cellulari che solo ora, e dopo più di 10 anni di studi e sinergie di conoscenze, grazie a strumenti di ultima generazione sono riusciti ad identificare.

In questi trattati si parla di diversità neuronale. Tale diversificazione potrebbe aiutare a spiegare l’origine della personalità degli esseri umani e le variazioni comportamentali negli altri animali. Aneddoticamente, i fratelli, ed anche i gemelli monozigoti, condividendo ambienti e geni hanno comportamenti, attitudini e personalità molto differenti anche in tenera età. Che l’epigenetica influenzasse, ad esempio, lo sviluppo o meno di patologie in gemelli monozigoti si sapeva. Inoltre, conosciamo benissimo che le turbe nervose premestruali della donna, gli stati psicogeni che a volte la vede protagonista, siano dovute alle fluttuazioni ormonali. Ma alle mie attuali conoscenze non si conosceva “scientificamente” che effettivamente, l’epigenetica, abbia un’influenza anche sulla personalità di ogni individuo ed il potere di poterla cambiare. L’osservazione logica che mi viene in mente è l’aneddoto di come sia il fisico,  che la personalità, dunque il nostro corpo cambi, si trasformi, in male, in seguito ad un trauma, ad un forte dolore, che sia fisico o psichico, sono tutti fattori “stress”. Tutti noi sappiamo bene quanto i segni di un lutto, ad esempio, possano essere marcati sul nostro viso. Ma la trasformazione fisica o caratteriale può avvenire anche in bene, e anch’essa è “somaticamente” evidente : lo  notiamo  subito quando una persona è felice, lo si legge negli occhi, nello spirito, nel corpo.

Questi illuminati studi, realizzati utilizzando varie tecniche, hanno evidenziato variazioni a livello genomico, epigenomico, transcriptomico e posttrascriptomico. Tali differenze possono verificarsi in tutte le fasi dello sviluppo e sin anche nell’età adulta. I ricercatori precisano però: “nel caso di cambiamenti genetici che vengono trasmessi alle cellule figlie, lo stadio in cui si verificano tali mutazioni detta la loro frequenza nel cervello”. Dunque, se è vero ciò, più epigeneticamente sei predisposto a determinate situazioni in giovane età, più aumenta la probabilità che tutte le cellule neuronali subiscano tale “plasticità”, modificazione. Allora la suddetta domanda sorge spontanea: cosa pensare del caso preoccupante dei bambini / e che vengono istruiti al male e alla guerra? Da grandi non avranno altri valori che portare morte e distruzione? Ebbene si! Questi studi, però, ci accendono un barlume di speranza in quanto potrebbero rivoluzionare il mondo in tutti i campi di applicazione, e con la giusta modificazione, “manipolazione epigenetica” (superba espressione coniata da un docente e dottore brillante, l’originale è “manipolazione nutrizionale”) tutto ciò potrebbe essere evitato se agissimo in tempo, sinonimo di prevenzione.

Fino ad ora pensavamo che il carattere di una persona non fosse possibile cambiarlo. Il suddetto studio, sconvolge questo pensiero, in quanto la flessibilità neuronale si può avere anche da adulto. Dunque possiamo esclamare, che come l’apprendimento anche il cambiamento non ha età. Ricordiamo, inoltre, quanto il cambiamento, anche alimentare, possa influenzare il verificarsi di determinate patologie, questo lo sapevamo. Adesso prendiamo coscienza che anche la propensione a determinati comportamenti, possano essere dettati, modificati ed armonizzati. Dunque l’espressione usata nel gergo campano “chi nasce rotondo non può morire quadrato” potrà essere rivoluzionata.

Inoltre, tali risultati potrebbero essere la svolta per gli studi sulle malattie complesse, in quanto, gli specialisti potrebbero utilizzare un tale riferimento per colmare il divario tra l’identificazione dei geni associati alla malattia e le conseguenze funzionali di tali geni. Difatti i ricercatori, in altri elaborati, combinando i risultati ottenuti con il profilo delle singole cellule e gli elenchi dei genomi associati alle malattie, sono riusciti a classificare i tipi di cellule come “altamente vulnerabili” per un dato disordine. Ulteriori chiarimenti sulla diversità del tipo cellulare ed i driver delle differenze individuali negli stadi cellulari, indubbiamente porteranno ad una migliore e grande comprensione “dell’induttore”, che è alla base delle variazioni nei circuiti neurali tra gli individui, dunque della “personalità”, che potrebbe modulare il cambiamento. se prendiamo in esame tutte queste sottilissime e fine variazioni da cellule a cellule, risulta evidente quanto il numero dei diversi tipi cellulari sia maggiore di quanto mai immaginato prima.  In particolare, visto tale diversità genetica, molecolare e morfologica, le cellule cerebrali potrebbero essere uniche proprio come le persone a cui appartengono e alla base delle  funzioni cognitive elevate ed ineguagliabili dell’essere umano che ci distingue dalle altre specie.

Apriamoci, dunque, alle nuove scoperte, non lasciamo vincere le credenze stereotipate che abbiamo. Vi lascio dei spunti di riflessione: l’aumento esponenziale di psicopatici, maniaci, serial killer, etc, non può andar di pari passo con l’inquinamento ambientale, l’aumento dei fast food e del cibo spazzatura , giusto per citarne qualcuno? Ed anche i bambini che soffrono della sindrome da iperattività (ADHD), non potrebbe essere correlato ai suddetti “geni altamente vulnerabili” per un dato disordine, anche e soprattutto all’epigenetica, dunque, al cibo spazzatura che consuma, all’ambiente nel quale vive in tutte le sue forme? Nomino il cibo in particolare, visto che oramai è assodato che è uno dei principali protagonisti in grado di influenzare gli ormoni, i nostri geni, lo sviluppo o meno di patologie ed ora, grazie al suddetto studio, sappiamo anche la nostra personalità.

Viviamo con credenze stereotipate. Qualche esempio. Non perché siamo nati e cresciuti credendo che senza bere latte avremmo avuto l’osteoporosi e rinforzato le ossa, dobbiamo continuare a farlo. Oggi si sa, che il latte è un potente induttore di tali patologie e non solo! Le attuali “rivoluzioni nutrizionali” dei protocolli di digiuno o simil digiuno, stanno avendo delle critiche in quanto classificati come induttori di possibile aumento di disturbi del comportamento alimentare (DCA). Ebbene, non sono d’accordo. La mal informazione, la facilità di ottenere tali protocolli nelle palestre sui social, non fa altro che aumentare i dettami fai da te e questo, molto probabilmente, potrebbe far aumentare tale percentuale. Anche 20 anni fa, il promuovere di diete solo frutta e verdura, su giornali letti e diffusi tra le adolescenti, ha provocato degli aumenti di casi di DCA in ragazze / i che probabilmente appartengono a quella categoria di “geni altamente vulnerabili” anch’essi per un determinato disordine. 20 anni fa, questi dettami fai da te, adesso la diffusione delle pratiche del digiuno in tutte le sue forme. Ebbene, entrambi hanno i loro poteri “salva vita” se passa la giusta informazione, che è proprio ciò che manca. L’uso improprio o il “criticarli” può far arrivare male il messaggio a casa, riguardo tali protocolli che invece hanno salvato e salvano vite.

Purtroppo,  uno dei problemi più grandi della nostra società è indirizzare i cittadini verso siti e specialisti affidabili. A questo proposito, sarebbe necessario aumentare i controlli sulla veridicità dei diplomi di laurea o di competenze specifiche. Oggigiorno assistiamo ad una e vera frode in tutti i sensi. Non solo a livello alimentare in quanto ci nutriamo di alimenti di origine vegetale “sterili” e quelli di origine animali ricchi di ormoni ed antibiotici, ma anche frode a livello “salutare”. Ci affidiamo a figure mediche, che non sono realmente tali o che addirittura sono dei psicopatici che violentano uomini e donne durante l’anestesia ed altro. Un recente e crudo report del programma televisivo “Le Iene”, ha descritto questa orribile tragedia che ci vede protagonisti. Alla luce di queste evidenze, di questi studi, “proni al cambiamento”, urge l’importanza di cercare di armonizzare quest’ira di determinati soggetti, non solo con, ad esempio, il carcere, non basta. Senza un “direttore d’orchestra”, quali l’epigenetica, senza modellare quei geni, potrebbe solo non far altro che peggiorare. L’importanza di cure psicologiche ed alimentare sarebbero ineludibili, oltre che, chiaramente, la reclusione.

Adesso che prendiamo coscienza che le nostre cellule somatiche neuronali non sono stereotipate, apriamo la mente e rendiamo flessibili e plastici i nostri pensieri (come lo sono, appunto, le nostre meravigliose cellule nervose) a queste conoscenze “nuove” non solo nel campo nutrizionale, ma in tutto. Prima si sapeva e per anni si pensava che la terra fosse piatta e che il sole ci girasse intorno. Grazie ad ulteriori scoperte brillanti e rivoluzionarie sappiamo che è l’esatto opposto e che la terra è “rotonda”.

Tutti questi avanzamenti di conoscenze, come quella che vi ho riportato in questo breve report,  ci suggeriscono l’ esistenza di differenze neuronali e che tali diversità possano contribuire alla personalità ed alle differenze di determinati comportamenti tra individui, così come a vari disturbi neurologici o psichiatrici. I suddetti studi, apriranno senza dubbio la porta a soluzioni concrete. Ulteriori approfondimenti serviranno per catalogare ogni tipo di cellula nel nostro meraviglioso encefalo e capire come le differenze tra di esse possano essere alla base della variazione delle funzioni neuronali. Notiamo, però che il denominatore comune è sempre lui, il “direttore d’orchestra”, il coreografo, il nostro destino: l’epigenetica!

The Brain, il nostro cervello, “il riflesso dell’universo”, cosi lo descrisse Cajal nel 1906, è plastico, flessibile ed ora sappiamo “in espansione” proprio come il cosmo. Aveva proprio ragione!

Riferimenti bibliografici:

Sara B. Linker,Tracy A. Bedrosian,Fred H. Gage. Advancing Techniques Reveal the Brain’s Impressive Diversity. The Scientist Magazine. November 1, 2017

Conte, Andrea et al. High mobility group A1 protein modulates autophagy in cancer cells. Cell Death And Differentiation, August 2017. http://dx.doi.org/10.1038/cdd.2017.117. Original Paper https://www.nature.com/articles/cdd2017117#supplementary-information

Antonio Rapacciuolo, Pasquale Perrone Filardi, Rosario Cuomo, et al., “The Impact of Social and Cultural Engagement and Dieting on Well-Being and Resilience in a Group of Residents in the Metropolitan Area of Naples,” Journal of Aging Research, vol. 2016, Article ID 4768420, 11 pages, 2016. doi:10.1155/2016/4768420

N.G. Skene, S.G.N. Grant, “Identification of vulnerable cell types in major brain disorders using single cell transcriptomes and expression weighted cell type enrichment,” Front Neurosci, doi:10.3389/fnins.2016.00016, 2016