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Menopausa e osteoporosi

Una sana alimentazione e un corretto stile di vita sono essenziali in tutte le fasi della vita della donna, in particolar modo durante la menopausa. La menopausa è un processo fisiologico che coincide con il termine della fertilità della donna. Si verifica in genere tra i 46 e i 55 anni. È un processo graduale che può anche durare anni e in tale periodo esordiscono diversi disturbi, quali alterazioni del ciclo mestruale, disturbo del sonno, instabilità emotiva, vampate e difficoltà nel controllo del peso. In particolare, la menopausa comporta una diminuzione degli estrogeni con diverse conseguenze metaboliche, responsabili della demineralizzazione ossea e della maggior predisposizione a malattie cardiovascolari.

Uno dei maggiori rischi in questa fase della vita è l’osteoporosi. Questo perché gli estrogeni hanno un ruolo essenziale nella salute del tessuto osseo; essi infatti promuovono il riassorbimento di calcio a livello renale, favoriscono l’assorbimento del calcio a livello intestinale e aumentano la sintesi di calcitonina. Una carenza di estrogeni invece stimola maggiormente l’attività degli osteoclasti, deputati al riassorbimento della matrice ossea.

Il rischio di osteoporosi per le donne è maggiore rispetto agli uomini in quanto negli uomini la quantità di calcio di partenza è generalmente superiore e la perdita di densità ossea avviene più lentamente.

Per prevenire l’osteoporosi risulta essenziale avere un corretto stile di vita, che comprende una buona attività fisica e una corretta alimentazione che apporti la giusta quantità di calcio e vitamine. Bisogna però ricordare che una sana alimentazione che garantisca il giusto apporto di calcio deve essere seguita da sempre e non soltanto in menopausa. Questo perché maggiore è la massa ossea ottenuta nella vita adulta, minore sarà il rischio di sviluppare osteoporosi dopo la menopausa.

Le principali fonti di calcio sono sicuramente rappresentate dal latte e rispettivi derivati, in particolare yogurt, adatto anche in caso di intolleranza al lattosio. Le verdure sono una preziosa fonte di calcio. Tra i vegetali più ricchi di calcio ci sono gli agretti, salvia, le verdure a foglia verde (cicoria, rucola, cime di rapa e lattuga), broccoli, sedano da costa, finocchio, cavolo e porri. Anche i legumi hanno un buon contenuto di calcio.

Tuttavia, la presenza di fattori anti-nutrizionali (fitati, ossalati e acidi uronici), presenti nei vegetali possono diminuire l’assorbimento del calcio. Per ridurre tale fenomeno si possono mettere in ammollo le verdure, in acqua tiepida e con del succo di limone, per alcune ore oppure è sufficiente semplicemente cuocerle. Non bisogna dimenticare che anche l’acqua è una buona fonte di calcio. In particolare, sembra che il calcio presente nelle acque bicarbonato-calciche abbia una biodisponibilità pari a quella del latte e dei suoi derivati.

References:

Madden AM & Smith S (2016), Body composition and morphological assessment of nutrition status in adults: a review of anthropometric variables, J Hum Nutr Diet

Il Calcio, un minerale importante e dalle molteplici fonti, non solo animali

Il calcio serve per la formazione e il mantenimento delle ossa e dei denti ed è essenziale per la funzionalità dei muscoli e del miocardio, per la trasmissione dell’impulso nervoso e per la coagulazione del sangue. Il livello di calcio nel sangue è regolato da tre ormoni: paratormone (PTH), calcitonina e vitamina D. Poiché livelli ematici di calcio sono mantenuti rigidamente costanti, lo stato del calcio dell’intero organismo non può essere stabilito misurandone solamente i livelli ematici.

La quantità di calcio contenuta negli alimenti è importante, ma occorre tenere conto della sua biodisponibilità (quota dell’elemento ingerita che è effettivamente assorbita), che dipende dalla natura dell’alimento che lo contiene (ad esempio l’utilizzabilità è più elevata per il calcio contenuto nel latte e nei suoi derivati che in quello contenuto nei formaggi fusi) e dal contesto dell’alimentazione, ad esempio l’assorbimento del calcio a livello intestinale è ridotto da un pasto ricco di vegetali e di cereali integrali (ossalati e fitati con il calcio formano complessi insolubili) e dalla presenza nell’intestino di elevate quantità di acidi grassi, ed è invece aumentato dal lattosio e da alcuni amminoacidi. L’assorbimento intestinale del calcio richiede un’adeguata quantità di vitamina D. La vitamina D è una vitamina liposolubile prodotta a livello cutaneo, essenziale per l’assorbimento del calcio e la salute delle ossa, e gioca un ruolo importante in molti processi fisiologici. Così come per altri minerali, il nostro corpo è capace di regolare lo status del calcio durante periodi di bassa assunzione: se vi sono livelli sufficienti di vitamina D, viene assorbita una quota maggiore di calcio dagli alimenti.

L’assunzione giornaliera di calcio raccomandata varia a seconda dell’età e del sesso, aumenta durante l’età adolescenziale, nelle persone anziane e nelle donne in menopausa, ancor più in quelle non in trattamento estrogeno sostitutivo. Per la popolazione adulta si raccomandano 1000 mg così come in gravidanza e allattamento.

Riguardo a un’elevata assunzione di proteine, in passato sospettata di predisporre alla perdita di calcio da parte dell’osso, gli studi più recenti attestano invece come un alto intake proteico abbia un’azione sinergica con il calcio (che è il regolatore principale del proprio stesso livello). Essa induce, infatti, l’assorbimento del calcio a livello intestinale e, di conseguenza, ne sfavorisce il riassorbimento renale, inducendo ipercalciuria. Al contrario, un ridotto intake proteico agisce in acuto riducendo l’assorbimento intestinale e portando a ipocalciuria.

Un regime alimentare ad alto contenuto di sodio può ugualmente aumentare la perdita di calcio con le urine: ogni grammo supplementare di sodio consumato comporta la perdita di 40-60 mg di calcio (dati riferiti a donne in menopausa e uomini).

I dati indicano che i vegani consumano meno calcio rispetto agli onnivori e ai vegetariani. E’ stato dimostrato che i vegani presentano un maggior rischio di fratture dovuto al minore intake di calcio. La sua bassa assunzione è particolarmente problematica per bambini e adolescenti, in cui il fabbisogno è maggiore in vista dello sviluppo osseo.

Negli atleti vegani il ruolo del calcio è importante per il mantenimento della salute dello scheletro durante gli esercizi di sollevamento pesi e bisogna inoltre considerare le aumentate perdite di calcio attraverso il sudore. Il fabbisogno di calcio può aumentare anche durante fasi di restrizione calorica, in amenorrea e in alcuni casi di triade dell’atleta femminile.

Il calcio è abbondante in un’ampia varietà di alimenti di origine animale, meglio conosciuta come prodotti caseari (latte e derivati). Contribuiscono all’introito calcico alcuni prodotti ittici (salmone, sardine, acciughe, polpo, gambero, alici, calamari, ecc.), il tuorlo d’uovo, la carne (fegato bovino, bresaola, prosciutto crudo, ecc.).

Per assumere calcio esistono moltissimi altri modi, spesso migliori rispetto al latte e ai suoi derivati (di cui non si può certo abusare), anche se sono ancora poco conosciuti. Alcuni vegetali (rucola, cavolo verde, sedano, cicoria, bietola, carciofo, indivia, rapa, fagioli e ceci secchi, prezzemolo, mandorle, nocciole, fichi secchi, fragole, arance, uva, ecc.) e le acque minerali calciche (contengono più di 150 mg/l di calcio ad elevata biodisponibilità) sono sicuramente da considerare come fonti di calcio alternative. L’acido ossalico, contenuto in spinaci, rabarbaro, cardi e barbabietole viene spesso indicato come elemento legante il calcio di cui ridurrebbe l’assorbimento. Questi alimenti non devono essere considerati buone fonti di calcio. Il calcio in altre verdure verdi, come il cavolo verde, il cavolo riccio, il cavolo nero, le crocifere cinesi, e nelle foglie dei fiori di cavolo cinese viene assorbito bene. Anche i broccoli, le cime di rapa e il bok choy (verdura simile alla bietola proveniente dalla Cina e dal Giappone) sono ricchi in calcio. Si possono ancora citare i fagioli di soia (edamame), i fagioli bianchi, i fichi, le arance, le mandorle e l’okra, una verdura comune in Africa, Sud-America, India e Medio Oriente. Da non dimenticare il tofu, un’ottima riserva di calcio oltre che di proteine.

Sono disponibili alimenti fortificati in calcio che garantiscono forme facilmente assorbibili del minerale (varie tipologie di latte vegetale, succhi di frutta, ecc.). Qualora una dieta vegana non dovesse soddisfare il fabbisogno nutrizionale di calcio, sarebbe opportuno considerare l’assunzione di un integratore adeguato.

BIBLIOGRAFIA

Zangara et al., Dietologia. Alimenti; alimentazione nel sano e nel malato; integratori alimentari, 2014, 36-37.

David Rogerson, Vegan diets: practical advice for athletes and exercisers, Journal of the International Society of Sports Nutrition (2017), 9-10.

Reed Mangels, Calcium in the vegan diet, Simply Vegan (2018).

www.bonehealth.it, Correlazione tra dieta ipoproteica e metabolismo del calcio, 3/2019.

L’importanza dei sali minerali nella nostra dieta

Ricerche scientifiche hanno ormai dimostrato che esiste una specifica correlazione tra una sana alimentazione e una vita in buona salute; dunque il segreto di una vita sana sembrerebbe proprio essere una dieta equilibrata, ma soprattutto varia. Invece nei regimi alimentari odierni si tende a dare maggiore importanza a Macronutrienti come Carboidrati, Lipidi e Proteine, e trascurare invece molte altre sostanze di fondamentale importanza biologica. Sicuramente i Macronutrienti sono  importanti, in quanto sono la fonte di energia principale che consente alle cellule di svolgere qualsiasi tipo di lavoro cellulare, tra cui lo svolgimento delle funzioni fisiologiche, che sono alla base del metabolismo e delle trasformazioni energetiche. Ma alla base del funzionamento metabolico ci sono molti livelli di regolazione, e uno fra i tanti riguarda i Sali Minerali; sostanze inorganiche presenti in tracce che l’organismo non è in grado di sintetizzare a partire da precursori e che devono essere assunte con la dieta, attraverso gli alimenti e l’acqua. Questi, agiscono proprio per regolare numerose funzioni cellulari indispensabili per l’efficienza di molti organi e per mantenere l’omeostasi cellulare.  Inoltre sono anche  componenti  dei nostri tessuti principali come ossa e denti, e per questo sono coinvolti nelle fasi di accrescimento, ma anche in tante altre. Tra i Sali Minerali possiamo distinguere due categorie: i Macroelementi (il cui fabbisogno giornaliero è nell’ordine dei grammi)  e i Microelementi (il cui fabbisogno giornaliero è nell’ordine dei milligrammi). Uno dei più importanti Macroelementi è il Calcio, il Macroelemento più abbondante nell’organismo, in quanto costituisce le ossa, partecipa alla coagulazione del sangue attivando la protrombina, e controlla l’eccitabilità neuromuscolare. Un altro Macroelemento di fondamentale importanza è il Magnesio, questo, insieme al Calcio è coinvolto nella contrazione muscolare e nella trasmissione degli impulsi nervosi da una cellula all’altra. La sua funzione primaria consiste nell’attivazione degli enzimi, in quanto partecipa ad oltre 300 reazioni, ed è coinvolto nella sintesi dell’ATP, delle proteine e nell’attivazione della pompa Sodio-Potassio, altri due Macroelementi strettamente legati tra loro.  Il Potassio è essenziale nella conversione dello zucchero ematico in glicogeno, fonte di energia che viene utilizzata dalle cellule durante l’esercizio fisico, e inoltre si occupa di regolare il funzionamento dei muscoli, compresi il ritmo cardiaco e la contrazione muscolare. Infatti, quando si ha una carenza di questo elemento (con livelli inferiori a 800 mg), il cuore fatica a pompare il sangue, il battito cardiaco rallenta, la prontezza dei riflessi e il tono muscolare diminuiscono e diventa sempre più difficile concentrarsi. Il Sodio invece regola la pressione osmotica dei liquidi sia all’esterno che all’interno delle cellule e il suo fabbisogno giornaliero si aggira intorno ai 3-5 grammi poiché un eccesso è causa di edema (accumulo di liquidi nei tessuti) e una sua carenza è responsabile della diminuzione di liquidi negli spazi extracellulari, crampi, debilitazione generale e riduzione della pressione arteriosa. Inoltre fanno parte della categoria dei Macro anche il Cloro (costituente dell’acido cloridrico che partecipa alla formazione del succo gastrico), lo Zolfo (componente di alcuni amminoacidi solforati, di vitamine, di coenzimi e dell’insulina) e il Fosforo (costituente fondamentale delle ossa, dei denti, dei fosfolipidi di membrana, degli acidi nucleici e di alcuni enzimi). Anche la categoria dei Microelementi, presenti in quantità ancora più ridotte è di estrema importanza; questa classe comprende: il Ferro, il Rame, lo Zinco, lo Iodio, il Fluoro e il Cromo. L’organismo necessita di piccolissime quantità di queste sostanze, poiché un eccesso potrebbe essere dannoso per le nostre cellule, a piccole dosi invece queste sono indispensabili per il funzionamento dei vari organi. Il Ferro ad esempio è incapsulato nel gruppo eme dell’emoglobina, la quale trasporta l’ossigeno dai polmoni ai tessuti e l’anidride carbonica dai tessuti ai polmoni permettendo la respirazione cellulare, quel processo metabolico che in sostanza ci permette di vivere. Il Cromo invece favorisce il fisiologico svolgimento di diversi metabolismi, tra cui quello degli zuccheri, e permette una normale funzione dell’insulina; a riprova di ciò la carenza di Cromo determina un incremento della glicemia. Di particolare interesse è anche il Selenio, che si comporta da antiradicale libero, proteggendo le membrane cellulari dalle specie reattive dell’ossigeno, responsabili della disorganizzazione e della perdita dell’integrità delle membrane biologiche. Normalmente, una dieta equilibrata e varia, è sufficiente per l’acquisizione da parte dell’organismo della quantità di Sali Minerali necessari,  ma purtroppo la loro carenza nella nostra dieta è sempre più accentuata per diversi motivi, in primo luogo perché il loro contenuto nei cibi naturali è in diminuzione a causa dello sfruttamento dei terreni, secondariamente perché i processi di raffinazione (come lavaggio con grandi quantità di acqua e cottura) a cui sono sottoposti, li privano fino al 90% dei minerali essenziali, e infine perché il fabbisogno umano è in aumento, a causa dei minerali tossici che assorbiamo attraverso gli alimenti, l’aria o l’acqua inquinata. Tuttavia in casi specifici, dovuti a determinate patologie o nel caso di persone che praticano discipline sportive in modo intenso, può essere necessario acquisire i minerali necessari attraverso gli integratori.

Arienti G. Le basi molecolari della nutrizione. Piccin, 2015.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Orobanche crenata: da minaccia a risorsa

La succiamele delle fave, più conosciuta comunemente come “spurchia”, è una pianta parassita appartenente alla famiglia delle Orobanchaceae, il cui nome scientifico è Orobanche crenata. Il nome del genere (Orobanche) deriva da due termini greci òrobos (= legume) e anchéin (= strozzare) che indicano il suo carattere parassitario sulle leguminose; il nome della specie (crenata) fa riferimento alla particolare forma del bordo dei petali.

Si tratta di una fanerogama priva di clorofilla, parassita perchè nasce e si alimenta di linfa sottratta alle radici delle piante delle fave. E’, dunque, una pianta erbacea annuale che supera la stagione avversa sotto forma di seme. I semi, a lungo germinabili (rimangono vitali per oltre 10 anni), stimolati dalle sostanze escrete dall’apparato radicale della leguminosa, emettono un austorio, con cui si impiantano sulle radici dell’ospite, sottraendone la linfa. A maturità emerge dal suolo con lo scapo fiorifero, disseminando un numero elevatissimo di semi. Il suo turione è privo di foglie, con spigatura crenata che si apre in infiorescenza di colore bianco-violaceo.

Con il passar del tempo, la povera manovalanza agricola che la combatteva nei campi, soprattutto per necessità , ha imparato a scoprirne il suo tipico sapore dolce con retrogusto amaro, utilizzandola sempre con maggiore frequenza nella propria alimentazione.

Prima di qualsiasi tipo di impiego, i turioni, cioè la porzione edule, vanno dapprima lessati, previo risciacquo approfondito, e successivamente, conditi con aglio fresco, alcune foglioline di menta, sale e olio extravergine d’oliva, divenendo un ottimo contorno per accompagnare carne ai ferri, in alternativa, possono essere fritti in pastella o impanati al forno.

I turioni hanno elevate qualità nutrizionali, essendo caratterizzati da un basso valore calorico, un elevato contenuto di fibra (circa 6 g/100 g di peso fresco) ed elevate quantità  di calcio e potassio.

E’ così che una minaccia è diventata “risorsa”, da alimento della povera gente, oggi, vera e propria prelibatezza dei menù tipici del sud barese.

FONTE: Teaching Tools in PLANT BIOLOGY

 

L’osteoporosi in menopausa

L’osteoporosi è una malattia caratterizzata da una  progressiva perdita di tessuto osseo, con conseguente fragilità dello scheletro e predisposizione alle fratture. Esistono diversi tipi di osteoporosi, a seconda che si consideri il meccanismo patogenetico, l’età di insorgenza, l’associazione con altre patologie, i distretti scheletrici interessati etc. Una classificazione consiste nel distinguere le osteoporosi primitive da quelle secondarie, quest’ultime caratterizzate dal fatto che l’osteoporosi è conseguente ad un’altra condizione patologica. Le osteoporosi primitive si raggruppano in due principali sindromi cliniche:

  1. osteoporosi postmenopausale, con eziologia dipendente alla diminuzione dei livelli circolanti di estrogeni;
  2. osteoporosi senile collegata ai processi degenerativi dell’invecchiamento.

Come già menzionato, il declino degli estrogeni rappresenta l’evento patogenetico fondamentale dell’osteoporosi postmenopausale: gli ormoni sessuali sono importanti modulatori del metabolismo scheletrico, intervengono infatti nella regolazione della quantità di calcio presente nell’osso. Venendo meno il loro controllo, il calcio nell’osso si riduce, lasciando una struttura porosa e fragile. Nelle donne in postmenopausa, il tasso di turnover osseo aumenta drammaticamente e rimane elevato fino a 40 anni dopo la cessazione della funzione ovarica determinando una continua e progressiva perdita di massa ossea. In media, con l’avvento della menopausa la donna perde in 1-3 anni (e più velocemente se l’ipoestrogenismo è netto, come in caso di menopausa chirurgica) circa il 10 % della massa ossea. Le ossa più frequentemente interessate dal rischio di fratture sono le vertebre, il femore ed i polsi. Le fratture avvengono anche per traumi di lieve entità o a volte, come nel caso delle lesioni vertebrali, spontaneamente.

Oltre alla carenza di estrogeni, esistono altri fattori di rischio accertati in grado di causare o di aggravare l’osteoporosi tra cui:

  • la sedentarietà,
  • la magrezza eccessiva,
  • il fumo di sigaretta,
  • l’elevato consumo di alcool,
  • un uso prolungato di determinati farmaci (es. corticosteroidi, anticoagulanti ecc).

In questo contesto, l’intervento nutrizionale deve essere considerato come uno strumento di prevenzione, infatti quando si manifesta tale patologia, è fondamentale anche seguire una dieta equilibrata che fornisca un adeguato apporto di calcio e di vitamina D, due nutrienti indispensabili per la salute delle ossa. Bisogna però ricordare che una corretta dietoterapia, che garantisca un adeguato apporto di calcio, deve essere seguita non solo nel periodo postmenopausale ma sin dalla nascita per ottimizzare il picco di massa ossea che si raggiunge entro la terza età.  In altre parole, maggiore è la massa ossea ottenuta nella vita adulta, minore sarà il rischio di sviluppare osteoporosi dopo la menopausa. E’ quindi necessario rispettare i livelli di assunzione giornalieri raccomandati di calcio durante tutta la vita a seconda delle diverse esigenze nutrizionali e fisiologiche: 800-1000 mg/die nell’infanzia, 1200-1300 mg/die nell’adolescenza e intorno a 1000 mg/die nella maturità. Le necessità aumentano nel periodo postmenopausale: se la donna effettua una terapia ormonale sostitutiva, il fabbisogno si aggira intorno a 1000-1200 mg/die, sale a 1500 mg/die se non viene seguita una terapia ormonale sostitutiva.

Le principali fonti alimentari di calcio sono rappresentante dal latte e dai suoi derivati, dove si trova nella forma maggiormente biodisponibile. Anche il calcio presente nell’acqua rappresenta una discreta fonte di questo nutriente, se consideriamo che il suo consumo medio giornaliero è di un litro e mezzo. Buone quantità  di calcio sono presenti anche nei legumi secchi, carciofi, cardi, indivia e spinaci. Tuttavia la presenza in tali alimenti di fitati e ossalati diminuisce l’assorbimento del calcio, a causa della formazione di complessi insolubili e scarsamente assorbibili.

Nella popolazione italiana l’introito medio giornaliero di calcio risulta mediamente insufficiente e ancora più significativa è l’incidenza di ipovitaminosi D, con conseguente riduzione dell’assorbimento intestinale del calcio. Pertanto, quando con la sola alimentazione non si riescono a soddisfare i fabbisogni di calcio (1500 mg/die) e vitamina D (10 mcg/die), durante la menopausa è necessario ricorrere a degli integratori,

Fonti

  • Cifuentes, M., et al. Bone turnover and body weight relationships differ in normal-weight compared with heavier postmenopausal women. Osteoporos Int. 2003 Apr; 14(2): 116–122.
  • Felsenberg, D., Boonen, S. The bone quality framework: determinants of bone strength and their interrelationships, and implications for osteoporosis management. Clin Ther. 200527:1–11.
  • Garnero, P., Sornay-Rendu, E., Chapuy, M.-C., Delmas, P.D. Increased bone turnover in late postmenopausal women is a major determinant of osteoporosis. J Bone Miner Res. 199611:337–349.
  • LARN Livelli di Assunzione di riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione Italiana. IV Revisione. Coordinamento editoriale SINU-INRAN (attuale CREA-NUT). Milano: SICS, 2014.
  • Nancy E. Lane, MD. Epidemiology, etiology, and diagnosis of osteoporosis. American Journal of Obstetrics and Gynecology 2006; 194, S3–11
  • Nguyen, T.V., Center, J.R., Eisman, J.A. Osteoporosis in elderly men and women: effects of dietary calcium, physical activity, and body mass index. J Bone Miner Res. 200015:322–331.
  • NIH Consensus Development Panel on Osteoporosis Prevention, Diagnosis, and Therapy. Osteoporosis prevention, diagnosis, and therapy. JAMA. 2001285:785–795.

Le indicazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto con il medico. E’ pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o lo specialista.

 

 

 

 

 

Sindrome premestruale e alimentazione

La Sindrome Premestruale (PMS) è un insieme di complessi sintomi che coinvolgono la sfera fisica e psicologica delle donne nei 7-10 giorni precedenti la comparsa della mestruazione. I primi a parlare di Sindrome Premestruale furono Greene e Dalton, negli anni ’60, i quali identificarono oltre 120 sintomi tipici di questa fase, le cui cause sarebbero dovute in massima parte ad una sovrapproduzione ormonale (estrogeni e progesterone) da parte dell’ipofisi. Il non corretto bilanciamento delle produzione di estrogeni e progestinici, determina un acuirsi di stanchezza e affaticamento del metabolismo.

Studi epidemiologici hanno rivelato che il 75% delle donne fertili presenta sintomi lievi o moderati. Tra queste donne, il 3-8% può presentare gravi sintomi che possono ostacolare anche la loro attività quotidiana.

Tra i sintomi fisici prevalgono: uno spiccato aumento dell’appetito, cefalea, gonfiore mammario, ritenzione idrica, acne, dolori muscolari e scheletrici.
Tra i sintomi della sfera psicologica invece compaiono uno stato di irritabilità, difficoltà e mancanza di concentrazione e stati d’ansia.
Una corretta alimentazione è alla base di una vita equilibrata e sana, ma è noto che la combinazione di particolari elementi e vitamine contenuti nei cibi, riduce e previene la comparsa di molti disturbi, protegge l’organismo da alcune malattie e, anche nel caso della Sindrome premestruale è evidente come una corretta assunzione di vitamine e minerali, riduca i problemi talvolta gravi, che questa patologia comporta.
Gli stati di nervosismo e gli sbalzi d’umore sono causati da uno scompenso ormonale più o meno grave e da un abbassamento dei livelli di serotonina, che comporta agitazione, insonnia e uno stato di nervosismo improvviso. La serotonina equivale ad un abbassamento di zuccheri nel sangue, in questa fase è infatti forte il desiderio di pasta, pane e cibi dolci. Nella dieta pertanto è utile introdurre pasta, riso e cereali integrali, farro, legumi (lenticchie,cicerchie, fagioli e ceci) e patate, per aumentare i livelli di serotonina. Da non trascurare anche l’apporto di proteine nobili, fornite dal pesce ad esempio le quali sono indispensabili come precursori ormonali.

I fastidi muscolari, i crampi e la tensione sono sintomi fisici ma anche psicologici, in quanto determinano uno stadio di fastidio generale, quale per esempio tensione generalizzata, movimenti bloccati, gonfiore dell’addome. Per prevenire questi disturbi è utile introdurre alimenti ricchi di magnesio come vegetali a foglia verde, mandorle e banane o prendere in considerazione l’utilizzo di integratori a base di magnesio, il quale allenta le tensioni neuromuscolari favorendo la neurotrasmissione.
Il calcio è un minerale fondamentale nella composizione ossea, è coinvolto nella trasmissione nervosa, pertanto un apporto aggiuntivo favorisce una diminuzione dei crampi muscolari e delle contrazioni, oltre che alleviare altri sintomi della sindrome premestruale, quali mal di testa e disturbi del sonno. Inoltre l’ introduzione degli omega-3, contenuti nel pesce, nei semi di lino e nelle germe di grano, può favorire la diminuzione delle prostaglandine, le quali aumentano le contrazioni muscolari.

La ritenzione idrica è un problema che si acuisce durante la fase premestruale, pertanto è importante ridurre il consumo di sale, di salse a base di panna, grassi e burro, evitare le acque troppo ricche di sodio. Nella dieta è utile introdurre al posto delle bevande eccitanti, infusi a base di erbe, soprattutto verbena, tarassaco e finocchio, che hanno proprietà calmanti, depurative e favoriscono una buona diuresi. I cibi quali verdure a foglia larga e verdure amare come cicoria, catalogna, tarassaco, radicchio e cardi, favoriscono un aumento della diuresi e quindi la possibilità di ridurre le tossine e l’accumulo di acqua nei tessuti.

Anche la pelle subisce lievi modifiche a causa della variazione ormonale, soprattutto con la comparsa di acne, macchie rosse e un maggior stato di ipersensibilità, a causa dell’aumento dell’attività seborroica. In questo caso l’azione dello stress è determinante in quanto è un fattore scatenante molto forte, ma anche alcune carenze vitaminiche possono sommarsi a questo stato emotivo, durante la fase premestruale. La vitamina B6 ad esempio e la vitamina B2, le cui azioni sono note anche come preventive dell’evento depressivo, la vitamina C (contenuta negli agrumi, nel kiwi, negli ortaggi rossi e arancioni, quali carote, pomodori, peperoni, ravanelli), sono importanti nella riduzione dell’attività seborroica e, nella formazione dei punti neri.
Lo zinco, presente nei semi di lino, nei germogli di soia, nei frutti di mare, nelle nocciole, nel tacchino, può essere assunto nella prevenzione dell’acne. La caffeina ed il tabacco sono due nemici della pelle, non solo in questa fase fisiologica, ma senz’altro durante il ciclo acuiscono il “colorito spento”, danneggiano la compattezza e l’elasticità cutanea. Al posto di bevande a base di caffeina e teina è preferibile bere infusi di melissa e di camomilla.

Da non trascurare è l’attività fisica per alleviare i dolori, il movimento infatti favorisce il rilascio di endorfine, ormoni del buon umore, indispensabile in questa fase del ciclo di ogni donna.

Le indicazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto con il medico. E’ pertanto opportuno consultare il proprio medico curante e/o lo specialista.

 

“The Association between the Risk of Premenstrual Syndrome and Vitamin D, Calcium, and Magnesium Status among University Students: A Case Control Study”
Afsaneh Saeedian Kia, Reza Amani and Bahman Cheraghian

“Dietary B vitamin intake and incident premenstrual syndrome”
Patricia O Chocano-Bedoya, JoAnn E Manson, Susan E Hankinson, Walter C Willett,Susan R Johnson, Lisa Chasan-Taber, Alayne G Ronnenberg,Carol Bigelow, and Elizabeth R Bertone-Johnson

“Association of western diet & lifestyle with decreased fertility”
P. Nazni