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Alimenti funzionali: gli effetti positivi per la salute in termini di prevenzione e gestione delle malattie croniche.

E’ evidente come l’interesse dei consumatori nei confronti del cibo come fonte di benessere e salute stia crescendo sempre più. Le malattie correlate all’alimentazione, come l’obesità, il diabete, il cancro e le patologie cardiovascolari sono in netto aumento e in vista di ciò, gli alimenti funzionali giocano un ruolo importante nel ridurre o prevenire tali patologie. Quello dei functional food, pertanto, è un settore in forte crescita. In Asia, dove gli alimenti funzionali sono parte integrante della cultura da molti anni, c’è una ferma credenza che il cibo e la medicina abbiano la stessa origine e uno scopo comune. In Giappone, la ricerca sugli alimenti funzionali iniziò già negli anni ’80 e nel 1991 fu introdotto un quadro normativo specifico concernente gli Alimenti per uso specifico per la salute (FOSHU). A differenza dell’Asia, in Europa il concetto di alimenti funzionali è relativamente nuovo.

Sono stati esaminati ventidue studi per indagare le differenze nel consumo di alimenti funzionali tra i paesi europei. In paesi come Finlandia, Svezia e Paesi Bassi, gli alimenti funzionali risultano essere molto più popolari che in Italia (ad eccezione di tè, caffè e vino rosso), Belgio e Danimarca. Nell’est europeo, in particolare in Polonia, il loro consumo sta diventando sempre più comune. La Spagna e Cipro mostrano invece un’alta percentuale di consumatori per lo più tra gli adolescenti. I maggiori mercati di alimenti funzionali si trovano in Giappone e USA; anche se in misura nettamente minore, Finlandia, Germania, Francia, Regno Unito e Paesi Bassi detengono il più alto consumo di alimenti funzionali rispetto al resto dell’Europa. Questo dipende dalla diversa attitudine e grado di accettazione dei consumatori: a quanto pare gli europei sarebbero più scettici e critici nei confronti dei functional food. Nel 1999 l’UE, nell’elaborazione della legislazione in materia di indicazioni sulla salute, ha pubblicato la definizione di alimento funzionale: “Un alimento può essere considerato funzionale se dimostra in maniera soddisfacente di avere effetti positivi e mirati su una o più funzioni specifiche dell’organismo, che vadano oltre gli effetti nutrizionali normali, in modo tale che sia rilevante per il miglioramento dello stato di salute e di benessere e/o per la riduzione del rischio di malattia. Fermo restando che gli alimenti funzionali devono continuare ad essere alimenti e devono dimostrare la loro azione nelle quantità in cui vengono assunti normalmente nella dieta. Gli alimenti funzionali non sono né compresse, né capsule, ma alimenti che formano parte di un regime alimentare normale”. Gli alimenti funzionali sono:

  • alimenti naturali,
  • alimenti a cui sia stato aggiunto un componente,
  • alimenti in cui siano state modificate le caratteristiche di uno o più componenti,
  • alimenti in cui sia stata modificata la biodisponibilità di uno o più componenti,
  • qualsiasi combinazione di queste possibilità.

Gli alimenti funzionali possono apportare una miriade di benefici: antiossidante attivo nella difesa da stress ossidativo, detossificante, antitumorale, antimicrobico e antivirale, antinfiammatorio, antiipertensivo, ipocolesterolemico e così via. Non è però sufficiente che un alimento possieda queste proprietà per essere definito funzionale. Occorre che gli effetti positivi sulla salute e nella prevenzione delle malattie siano provati scientificamente da studi e ricerche. Esistono infatti dei criteri per attribuire la qualifica di funzionale:

– studi sperimentali condotti sull’uomo (studi clinici o d’intervento)

– studi osservazionali condotti sull’uomo (studi epidemiologici)

– studi biochimici, cellulari o condotti su animali

– identificazione di biomarker dell’effetto funzionale o della riduzione del rischio di patologia

– definizione dei range fisiologici di variabilità.

Molti componenti della tradizionale dieta mediterranea sono noti per i loro effetti positivi sulla salute e possono essere considerati veri e propri alimenti funzionali.

Frutta secca (noci, mandorle, noci brasiliane, nocciole): grazie alla presenza di grassi monoinsaturi e polinsaturi, vitamine, sali minerali, fibre, fenoli, flavonoidi, isoflavonoidi, fitosteroli e acido fitico contribuiscono alla riduzione dei trigliceridi nel plasma e proteggono dalle malattie cardiovascolari.

Vegetali (a foglia verde, peperoni, carote, cavoli, cavoletti, broccoli): la più importante fonte di composti fenolici. I flavonoidi, le fibre, i carotenoidi e l’acido folico hanno un ruolo nella prevenzione delle malattie coronariche. I fitosteroli invece sono associati ad una riduzione dei livelli di colesterolo e del rischio cardiovascolare.

Frutta (agrumi, frutti di bosco, mango, fragole, melone, anguria, avocado): ricca di fibre, vitamine, minerali, flavonoidi e terpeni detiene un ruolo prevalentemente antiossidante. Insieme ai legumi, grazie alla presenza di fitoestrogeni, può rappresentare una valida alternativa alla terapia ormonale sostitutiva nelle donne in menopausa.

Pesce:  in particolare il salmone, per il suo contenuto in acidi grassi polinsaturi (PUFA), EPA e DHA, contribuisce alla protezione contro  le aritmie cardiache, il cancro e l’ipertensione. E’ inoltre implicato nel mantenimento delle funzioni neurali e nella prevenzione di alcune malattie psichiatriche.

Olio di oliva: contiene elevate quantità di acidi grassi monoinsaturi (MUFA) e di fitochimici (composti fenolici, squalene e α-tocoferolo) che hanno effetti protettivi nei confronti di alcuni tipi di cancro, riducono il rischio di malattie coronariche, modificano le risposte immunitaria e infiammatoria e sembrano avere un ruolo nella mineralizzazione ossea. I composti fenolici hanno mostrato, sia in vivo che in vitro, di diminuire l’ossidazione del colesterolo LDL.

Yogurt: i batteri lattici conferiscono effetti probiotici, migliorano la salute gastrointestinale e modulano la risposta immune. Il consumo di yogurt potrebbe indurre cambiamenti favorevoli nella flora batterica fecale, riducendo il rischio di cancro al colon.

Aglio, cipolla, erbe e spezie: contengono moltissimi flavonoidi e possono apportare benefici a livello cardiovascolare e promuovere la funzione cognitiva. Rafforzano il sistema immunitario. Il cappero (Capparis spinosa) contiene flavonoidi come il kaempferolo e la quercetina, conosciuti per gli effetti antinfiammatori e antiossidanti.

Uva rossa e derivati: grazie ai polifenoli e a due composti che agiscono sinergicamente (resveratrolo e licopene), esercitano un effetto vasodilatatore endotelio-dipendente oltre che un effetto antiossidante.

Cacao, tè verde e caffè: sono considerati alimenti funzionali perché, se assunti in quantità moderate, stimolano l’attenzione e le capacità cognitive per la presenza rispettivamente di teobromina, teina e caffeina. Il tè verde contiene le catechine, in particolare l’EGCG o epigallocatechina gallato, dalle attività antivirali e antiossidanti.

Cereali non raffinati: sono anch’essi considerati alimenti funzionali poiché ricchi di vitamine del gruppo B, beta-glucani, lignani, tocotrienoli, folati, fruttani, fitosteroli, polifenoli, policosanoli, fitati, pentosani, arabinoxilani. Tendono a svolgere molteplici funzioni: prebiotica e probiotica, antiossidante, ipoglicemica, ipocolesterolemica, diminuzione di patologie cardiovascolari, cancro del colon e malformazioni del tubo neurale.

Per quanto riguarda l’uovo, si tratta di un alimento dal grande valore nutritivo oltre che tra i più consumati, insieme ai suoi derivati, grazie alla grande versatilità in cucina e il costo economico; lo sviluppo di uova funzionali potrebbe essere un vantaggio non solo per i consumatori, ma anche per i produttori e le industrie alimentari. Tuttavia, le uova funzionali arricchite in grassi omega-3 o con bassi livelli di colesterolo vengono consumate raramente in Europa, ad eccezione, rispettivamente, della Svezia (3.8%) e della Spagna (6.7%).

Gli alimenti funzionali contengono ingredienti biologicamente attivi associati ad effetti fisiologici benefici per la salute in termini di prevenzione e gestione delle malattie croniche, come il diabete mellito di tipo 2 (DMT2). Un consumo regolare di alimenti funzionali può essere associato ad un potenziato effetto antiossidante, antinfiammatorio, di sensibilità all’insulina e anti-colesterolo, utili per prevenire e gestire DMT2. I componenti della dieta mediterranea – come frutta, verdura, pesce grasso, olio d’oliva e noci – grazie al loro naturale contenuto di nutraceutici, hanno mostrato benefici clinicamente significativi sul metabolismo e sulle attività microvascolari, abbassamento del colesterolo e del glucosio a digiuno, e effetti anti-infiammatori e antiossidanti nei pazienti ad alto rischio e con DMT2. Inoltre, combinando l’esercizio fisico (fattore di prevenzione primaria e secondaria di malattie cardiovascolari, mortalità e diabete) con l’adesione ad una dieta mediterranea che comprenda cibo funzionale, si possono innescare e aumentare molti processi protettivi sia metabolici che cardiovascolari, come la riduzione della perossidazione lipidica e di azioni antinfiammatorie.

Alcuni studi hanno esaminato gli effetti degli alimenti funzionali arricchiti in antiossidanti sullo stress ossidativo, ovvero lo sbilanciamento tra la formazione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) e le difese antiossidanti di tipo enzimatico e non enzimatico presenti nell’organismo. La presenza di un eccessivo stato di stress ossidativo dipende da vari fattori (ad esempio fumo, inquinamento, alimentazione squilibrata, infiammazione cronica o di basso grado, difese antiossidanti compromesse) e contribuisce alla patogenesi di molteplici malattie (cardiovascolari, cancro, sindrome metabolica, disturbi cerebrali). Una sostanza antiossidante è in grado di ridurre il danno ossidativo causato dai radicali liberi a livello del DNA, di lipidi e proteine, e che può condurre alla morte cellulare. I risultati hanno mostrato un aumento significativo di antiossidanti idrosolubili e una riduzione dello stress ossidativo in un gruppo di soggetti umani.  In ogni caso la biodisponibilità degli alimenti funzionali e i loro effetti sulla prevenzione di malattie croniche dipende da come vengono assorbiti e utilizzati dall’organismo e da alcuni fattori estrinseci (matrice alimentare) e/o intrinseci dell’alimenti stesso, per esempio la forma molecolare delle sostanze antiossidanti. Inoltre, per i nutrienti che sono assorbiti tramite un processo di diffusione passiva, la quantità di antiossidanti assorbiti decresce all’aumentare dell’assunzione di quell’alimento. Infine, la biodisponibilità degli antiossidanti in frutta e verdura crudi è generalmente bassa, ma il trattamento col calore la aumenta; allo stesso tempo il calore potrebbe causare la perdita di antiossidanti e la loro isomerizzazione. Una dieta antiossidante con componenti bioattivi naturali potrebbe divenire un’interessante soluzione per le patologie neurodegenerative, in cui si assiste ad un aumento dello stress ossidativo. Diversi studi epidemiologici hanno mostrato che un consumo combinato di frutta e verdura porta benefici sinergici sulle attività antiossidanti ed è associato ad un ridotto rischio di patologie croniche e disordini degenerativi correlati all’età.

Lo stress infiammatorio e ossidativo possono essere diretta conseguenza di una dieta sbilanciata, come l’ingestione di alimenti composti da grandi quantità di grassi e carboidrati: l’aumento postprandiale del lipopolisaccaride (LPS) e del Toll-like receptor-4 (TLR4) è associato all’aumento dei livelli di citochine infiammatorie (IL-6, IL-17 e TNFα). Sono state osservate attività antiossidanti e antinfiammatorie in vitro e in modelli animali per lo zenzero (Zingiber officinale), il cardo mariano (Silybum marianum), il biancospino (Crataegus monogyna), il fiore della passione (Passiflora edulis) e la camomilla (Matricaria chamomilla).

Attualmente, il concetto base di “cibo” sta mutando da ciò che comporta la conservazione della vita a quello che usa il cibo come strumento per migliorare la salute e la qualità della vita. Indubbiamente i fattori chiave dietro la ricerca e lo sviluppo del cibo funzionale sono l’industria alimentare, i consumatori e i governi. Il progresso della scienza, in particolare nel settore della nutrizione, è cruciale per lo sviluppo di soluzioni alimentari innovative volte al miglioramento della salute dei consumatori.

BIBLIOGRAFIA

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  • Serafini et al., Functional Foods for Health: The Interrelated Antioxidant and Anti-Inflammatory Role of Fruits, Vegetables, Herbs, Spices and Cocoa in Humans, Current Pharmaceutical Design, 2016, 22, 6701-6715.
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  • Miranda et al., Egg and Egg-Derived Foods: Effects on Human Health and Use as Functional Foods, Nutrients 2015, 7, 706-729.

La Caffeina: Alleata o nemica?

La caffeina è un alcaloide naturale derivato dalla xantina ed è contenuta in varie specie vegetali tra cui le piante del genere Coffea, la pianta del the, la pianta del cacao e il Guaranà. Negli ultimi anni è aumentato il mercato di prodotti che la contengono: si può trovare in bevande come caffè, ma anche the, nella Coca Cola, in alcuni farmaci, integratori e cosmetici. Una lattina di Coca Cola può contenere circa 30 mg di caffeina. Mentre una tazzina di caffè intorno a 80 mg.

La caffeina è uno stimolante del sistema nervoso centrale, influenza l’espressione circadiana genica e il metabolismo ed è quindi probabilmente la sostanza psicoattiva più diffusa al mondo. Inoltre è un rinforzatore positivo, ossia una sostanza la cui esposizione aumenta la probabilità di ricerca della medesima. La presenza di sindrome da astinenza da caffeina è stata osservata sia negli animali da esperimento  che nell’uomo. Nel ratto l’astinenza da caffeina si manifesta con alterazioni dell’attività motoria spontanea e con insorgenza di ansia. Nell’uomo invece l’astinenza provoca numerosi sintomi come stanchezza, nervosismo, cefalea, ansia, aumento della frequenza cardiaca e occasionalmente nausea,vomito e tremore. I sintomi iniziano 12-24 ore dall’improvvisa sospensione di un consumo a lungo termine  e raggiungono il picco tra 20 e 48 ore.  Sintomi da astinenza sono stati riscontrati in neonati nati da madri forti consumatrici di caffè ed in adolescenti consumatori di bevande contenenti caffeina. Gli effetti di alte dosi di caffeina, dai 500 mg in su, vengono racchiusi nel termine “caffeinismo” (aggiunto ai DSM3 E 4; DMS: manuale diagnostico dei disturbi mentali ). Anche una piccola astinenza, come saltare il caffè mattutino, può produrre sintomi spiacevoli. Nonostante ciò, la caffeina non soddisfa in pieno i criteri del DMS4che descrivono la farmacodipendenza e per tale motivo la caffeina non è ritenuta una sostanza d’abuso ma solo uno psicostimolante atipico.

Secondo diversi studi ,per un soggetto sano, una dose moderata di caffeina corrisponde a 400 mg al giorno (per un soggetto di 65 kg), quindi 5 caffè, senza avere effetti avversi di tossicità, effetti cardiovascolari, sul bilancio di calcio, cambiamenti nel comportamento negli adulti, sull’incidenza del cancro e sulla fertilità maschile. Ovviamente l’influenza della caffeina sul corpo umano è condizionata dal metabolismo individuale della caffeina che dipende, a sua volta, da fattori endogeni ed ambientali. Inoltre studi specifici dimostrano che donne in età riproduttiva e bambini sono soggetti a rischio che possono richiedere consigli specifici per un’assunzione moderata di caffeina. Viene suggerito che le donne in età riproduttiva dovrebbero consumare una quantità di caffeina minore o uguale a 300 mg al giorno (4,6 mg per kg di peso corporeo) mentre i bambini una quantità minore o uguale a 2,5 mg per kg di peso corporeo. In particolare nella donna in gravidanza, il metabolismo della caffeina è rallentato e la caffeina e i suoi metaboliti possono attraversare liberamente la placenta in un feto. Per questo motivo, le donne in gravidanza devono limitare l’assunzione di caffeina.

Degli studi inoltre provano che le proprietà gratificanti della nicotina possono essere modificate dall’esposizione cronica alla caffeina: i fumatori consumano caffeina per migliorare gli effetti della nicotina. La caffeina quindi può diventare un fattore importante nel mantenere la tendenza a fumare.

La caffeina è comunque un alimento funzionale. Un alimento funzionale è  un alimento con proprietà che influenzano positivamente specifiche funzioni dell’organismo e che contribuiscono a mantenere o migliorare uno stato di salute e di benessere o a ridurre il rischio di patologie, grazie alla presenza di componenti presenti naturalmente o aggiunti. La caffeina ha un effetto benefico sui muscoli, cervello(rallenta la degenerazione dei neuroni) e intestino (incrementa la motilità intestinale) e aumenta la lipolisi, ma d’altra parte può aumentare la pressione arteriosa, anche se per breve tempo a basse dosi, e aumenta la produzione di adrenalina e quindi la sensibilità allo stress e causa irritabilità ed ad alte dosi aumenta la tachicardia e a livello delle ossa può incrementare la perdita di calcio.

In esperimenti condotti su topi , l’assunzione abituale di caffeina ha impedito il declino della memoria durante l’invecchiamento e ridotto il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer. Inoltre ci sono crescenti evidenze che sottolineano una riduzione del rischio di sviluppare diabete di tipo 2 nei bevitori regolari di caffè, 3-4 tazze al giorno. Questo effetto è dovuto probabilmente alla presenza di acidi clorogenici e di caffeina, i due componenti presenti in concentrazione più alta nel caffè, dopo il processo di tostatura.

Dott.ssa Vittoria Candita

BIBLIOGRAFIA

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  • Goldstein A, Wallace ME., Caffeine dependence in schoolchildren? Experimental and Clinical Psychopharmacology, 1997
  • Griffiths RR, Woodson PP, Reinforcing properties of caffeine: studies in humans and laboratory animals. Pharmacology Biochemestry and Behavior, 1988
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  • Laurent C. et all., Beneficial effects of caffeine in a transgenic model of Alzheimer’s disease-like tau pathology, Neurobiology of Aging, 2014
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Le indicazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto con il medico. E’ pertanto opportuno consultare il proprio medico curante e/o lo specialista.

 

Cioccolato per tutti i gusti

Il cacao deve i suoi effetti benefici all’elevato contenuto di polifenoli e flavonoidi, noti per la loro capacità di proteggere l’organismo dal rischio di malattie cardiovascolari. E’ importante, per la nostra dieta, consumare “moderatamente” il cioccolato insieme ad altri tipi di alimenti, per migliorarne le proprietà nutrizionali. Infatti, vi sono diverse tipologie di cioccolato che si possono trovare sul mercato:

CIOCCOLATO CON NOCCIOLE: Le nocciole sono tra i frutti più ricchi di vitamina E. Contengono fitosteroli,  utili per la prevenzione delle malattie cardiache e circolatorie, acidi  grassi buoni, in grado di abbassare i livelli del colesterolo LDL. E’ presente, inoltre, la vitamina B6, utile per mantenere alto il tono dell’umore; la vitamina A, importante per la pelle, gli occhi e l’efficienza del sistema immunitario. Dalla macinazione delle nocciole si ottiene, attraverso vari procedimenti, la gianduia.

CIOCCOLATO ALLA CANNELLA:  la cannella è conosciuta per le sue qualità tonificanti; potenzia la memoria ed è un ottimo rimedio naturale contro i sintomi dell’influenza e l’affaticamento.  Il suo connubio con il  cioccolato offre al palato un gusto particolarmente  aromatico.

CIOCCOLATO ALLO ZENZERO: Grazie alle sue proprietà, lo zenzero è usato come digestivo e amaro-tonico. Studi scientifici hanno dimostrato una reale efficacia dello zenzero contro la nausea, in particolare è utile in caso di nausea da gravidanza, mal d’auto e mal di mare.

CIOCCOLATO AL PEPERONCINO: Il peperoncino ha un forte potere antiossidante, e questo gli è valso la fama di antitumorale. Utile nella cura di raffreddore, sinusite e bronchite, e nel favorire la digestione. Queste virtù sono dovute principalmente alla capsaicina, in grado di aumentare la secrezione di muco e di succhi gastrici.

CIOCCOLATO ALLA MENTA:  La menta può avere effetti benefici contro nausea, mal di testa e raffreddore.

CIOCCOLATO AL CAFFE’: Caffè e cioccolato hanno in comune il contenuto di caffeina, benché in quantità minore nel cacao. Questa sostanza aumenta le prestazioni mentali, allontanando la fatica e la sonnolenza accelera i battiti cardiaci e la respirazione, ma nello stesso tempo rilassa la muscolatura dello stomaco e dell’intestino e ha una leggera azione diuretica.

CIOCCOLATO ALL’ARANCIA: L’arancia, come ben noto, è ricca di vitamina C, utile a prevenire i sintomi influenzali. Vi è, inoltre, la vitamina A che contrasta l’azione dei radicali liberi e quindi a ritardare l’invecchiamento cutaneo.

Quindi sono numerose le proprietà che ha il cioccolato, insieme a questi nutrienti, sul nostro organismo! La cosa importante, però, è non esagerare con la quantità.

“LE INDICAZIONI CONTENUTE IN QUESTO SITO NON DEVONO IN ALCUN MODO SOSTITUIRE IL RAPPORTO CON IL MEDICO. E’ PERTANTO OPPORTUNO CONSULTARE SEMPRE IL PROPRIO MEDICO CURANTE E/O LO SPECIALISTA”

 

Caffè: benefici e controindicazioni

Le origini del caffè sono molto remote, non si conoscono con esattezza i periodi della scoperta, furono trovati, però, dei manoscritti risalenti al 900DC, in cui si ha prova dell’utilizzo del caffè nella medicina tradizionale dei tempi. Una leggenda narra che il vero scopritore del caffè fu un pastore etiope andato a pascolare con il suo gregge; Egli, osservando gli animali, notò, in loro, una inaspettatata vivacità dovuta, probabilmente, all’ingestione di caratteristiche bacche rosse, le bacche di caffè. Spinto dalla curiosità, il pastore, decise di assaggiarle, sperimentando, personalmente, lo straordinario effetto energetico che erano in grado di generare. A poco a poco l’usanza di utilizzare le bacche di caffè come cibo energetico si diffuse tra la gente del luogo, la quale imparò a produrne una bevanda che divenne poi di diffusione mondiale. Attualmente il Brasile è il primo esportatore e produttore mondiale della specie Robusta, la varietà meno pregiata, capace di offrire una bevanda dal gusto forte e corposo, con un maggiore quantitativo di caffeina. La Colombia, invece, è il secondo produttore mondiale della specie Arabica, la specie più pregiata che offre un prodotto finito intenso, regalandoci una bevanda corposa e ricca di aromi.
Oggi il caffè è tra le bevande più vendute, il 97% degli italiani consuma bevande a base di caffè anche più di una volta al giorno. Ma siamo veramente sicuri di conoscere ciò che giornalmente consumiamo?
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito il caffè come un “Non nutritive dietary component”, dunque non è considerato un alimento, sebbene contenga alcuni nutrienti. Il caffè verde, non tostato, contiene, infatti, alcuni sali minerali come calcio, magnesio, fosfati ed una notevole quantità di potassio, componente che si ritrova anche a fine preparazione della bevanda. Oltre al contenuto in minerali, si ritrovano anche lipidi, trigliceridi e acidi grassi liberi, composti che difficilmente si riscontrano nel prodotto finale. Sebbene il chicco di caffè vanti anche della presenza di proteine, amminoacidi e carboidrati, questi sono altri composti che tendono a svanire durante la tostatura. Altri componenti di notevole importanza sono gli alcaloidi purinici, il più abbondante dei quali è l’1,3,7-trimetilxantina comunemente chiamata caffeina, composto biologicamente attivo responsabile delle caratteristiche conferite alla bevanda.
La caffeina, oggi, è la sostanza psicoattiva più comunemente consumata, è un alcaloide non presente esclusivamente nei chicchi di caffè, esso infatti, si ritrova anche in chicchi di cacao, foglie di tè, bacche di guaranà, noci di cola, oltre che nelle bevande energetiche normalmente utilizzate dagli sportivi, tuttavia, nonostante il suo largo consumo, i suoi effetti sull’ uomo non devono essere trascurati. La caffeina, infatti, è in grado di stimolare il sistema nervoso centrale e, a dosi moderate, aumentare la lucidità mentale riducendo la sonnolenza. Se assunta oralmente, la caffeina viene assorbita rapidamente e completamente dall’organismo. Gli effetti stimolanti possono insorgere dopo 15-30 minuti dall’ingestione e permanere per alcune ore. Negli adulti l’emivita della caffeina, ovvero il tempo che l’organismo impiega per eliminare il 50% del composto, varia a seconda di fattori quali l’età, il peso corporeo, l’assunzione di farmaci, lo stato di salute del fegato o stati fisiologici particolari come la gravidanza. Negli adulti sani, in media, l’emivita è di circa quattro ore. Su adulti e bambini, a seguito di un esagerato consumo dell’alcaloide, si riscontrano, tra gli effetti nocivi a breve termine, disturbi del sistema nervoso centrale come sonno interrotto, ansia e variazioni del comportamento. A lungo termine, il consumo eccessivo di caffeina, è stato associato a problemi cardiovascolari e, in donne gravide, ad un ridotto sviluppo del feto. Dunque, per lunghi periodi il caffè è stato demonizzato e sconsigliato proprio a causa degli effetti nocivi che poteva apportarne il suo principale componente, oggi è sconsigliato soprattutto ai soggetti con problemi cardiaci, con disturbi del sonno, a chi soffre di ipertensione, in caso di ulcera peptica, dispepsia e gastriti. Tuttavia, grazie alle informazioni raccolte negli ultimi anni, è nato un nuovo modo di intendere il caffè che non corrisponde più alla credenza comune che lo considerava per lo più dannoso. Questo punto di vista è ulteriormente supportato dalla scoperta di una serie di fito-componenti con un profilo benefico. Si è scoperto che gli effetti dannosi del caffè sono, in realtà, dose-dipendenti, la dose sicura di caffeina è di 300 mg (quantità presente in circa tre tazzine di caffè espresso). Nelle donne in gravidanza un quantitativo di caffeina sino a 200 mg al giorno, consumato nel corso della giornata da qualsiasi fonte, non desta preoccupazioni per la salute del feto.
La caffeina, infatti non ha solo effetti nocivi per l’organismo, la sua azione sul sistema circolatorio provoca aritmie solo a dosi superiori dei 300 mg, in caso contrario, ha una azione cardiotonica. Se consumato con moderazione agisce anche sul sistema respiratorio, provocando una modesta azione bronco-dilatatoria con riduzione delle crisi d’asma. Inoltre contrasta e previene i danni ossidativi a carico delle membrane cellulari oltre ad avere molteplici ruoli sul sistema digerente, provocando, stimolazione della secrezione acida dello stomaco, della produzione di saliva, della bile, contrasta l’attività negativa dell’alcool e ha un ruolo epatoprotettore.
In un recente studio, condotto su 50 soggetti sani che consumano una dose giornaliera di caffeina pari a 250mg e di età compresa tra i 19 e i 25 anni, è stato scoperto che la caffeina aumenta le dimensioni della pupilla svolgendo un ruolo anche sull’attività visiva. Secondo altre recenti evidenze, invece, pare che esistano dei meccanismi molecolari dall’effetto anti-obesità in composti bioattivi di the e caffè; L’obesità è un grave problema di salute che coinvolge adulti e bambini nelle aree più sviluppate del mondo e l’effetto anti-obesità, in entrambe le bevande, è stato studiato per almeno dieci anni; I risultati hanno mostrato un diminuito accumulo di lipidi nelle cellule tramite la regolazione del ciclo cellulare durante l’adipogenesi, cambiamenti di fattori di trascrizione, diminuzione del peso corporeo e del grasso viscerale negli animali e negli uomini. Sebbene ci siano molteplici evidenze sull’influenza di questi composti sulla flora intestinale di animali e uomini obesi, il meccanismo anti-obesità di questi ultimi ha ancora bisogno di ulteriori chiarimenti, che possono aspirare alla scoperta di una nuova strategia per prevenire o trattare l’obesità.
Pare, inoltre, che il caffè abbia effetti benefici sulla muscolatura scheletrica, vanta, infatti, un rallentamento della progressione della sarcopenia (perdita di massa muscolare), promuove la rigenerazione del muscolo danneggiato, migliora l’autofagia, la sensibilità all’insulina e stimola l’assorbimento del glucosio. Tuttavia è necessario, per rivelare l’intera gamma di benefici sulla struttura del muscolo scheletrico e sulla sua funzione, effettuare una indagine molto più approfondita; Scelta necessaria perché in alcuni studi è emerso che la caffeina potrebbe aumentare la perdita di calcio attraverso le urine e, dunque, essere causa di osteoporosi. Successivamente è stato dimostrato, però, che si tratta di una perdita minima e, se il consumo di caffeina non supera i livelli consentiti, non grava sul livello di calcio o sulla densità ossea.
Studi epidemiologici hanno evidenziato un’associazione tra il consumo di caffè e una ridotta incidenza di una varietà di malattie croniche tra cui il Parkinson e l’Alzheimer. Pare infatti che un marginale componente nel caffè, non correlato alla caffeina, l’eicosanoyl-5-hydroxytryptamide (EHT), in un modello murino, fornisca una protezione per la malattia di Alzheimer. Durante l’esperimento, i ratti hanno ricevuto una supplementazione di EHT per 6-12 mesi e questo ha provocato in loro un sostanziale miglioramento di tutti quei difetti che sviluppano poi la patologia. Altri studi epidemiologici approfonditi indicano che i bevitori di caffè hanno notevolmente diminuito il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer.
Per molti anni gli effetti fisiologici del caffè si sono concentrati sul suo contenuto di caffeina, ignorando tutti gli altri componenti bioattivi come polifenoli, melanoidine, carboidrati e diterpeni. Questi composti, secondo recenti evidenze, possono esercitare la loro protezione contro il cancro del colon-retto, uno dei più comuni e pericolosi in tutto il mondo. Diverse attività biologiche come quella antiossidante, antimicrobica, anticancerogena, anti-infiammatoria e anti-ipertensiva sono state attribuite alle melanoidine del caffè; Questi composti si producono durante il processo di tostatura, fase in cui alcuni componenti del chicco subiscono dei cambiamenti strutturali che portano poi alla loro formazione. Le melanoidine, in vitro, hanno dimostrato di avere una attività anti-carie e probiotica oltre che una attività antiossidante e chelante nel tratto gastro intestinale. Riducono, inoltre, la formazione di prodotti finali dell’ossidazione dei lipidi, composti pro-aterogeni prodotti durante la digestione della carne; Questa attività risulta presente anche in volontari umani in cui si è evidenziato anche un ruolo nella prevenzione dei tumori del tratto gastro-intestinale.
In conclusione, come si evince dal testo, le opinioni, riguardo alla bevande più consumata al mondo, sono cambiate nel corso degli anni e sono emersi, lentamente, nuovi aspetti e proprietà di cui se ne ignorava l’esistenza; Ulteriori studi sono necessari per far luce sugli aspetti ancora sconosciuti, ciò che risulta chiaro è che un consumo giornaliero moderato, in un soggetto sano, non risulta dannoso alla salute.

Dott.ssa Michela Zizza
Bibliografia
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