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I polifenoli migliorano lo stato di salute del nostro Microbiota

Per molti anni si è pensato che la funzione del grande intestino (intestino crasso), fosse  semplicemente limitata al riassorbimento di acqua e alla completa rimozione di composti digeriti ma non assorbibili; ignorando completamente la presenza del Microbiota (l’insieme dei microrganismi intestinali) in esso contenuto. Oggi invece, la scienza ha affermato con certezza che quest’ultimo gioca un ruolo cruciale e protettivo, nei confronti dell’uomo. Ma affinché il Microbiota possa avere un effetto positivo sulla salute, la sua composizione deve essere stabile, e poiché quest’ultima è molto influenzata sia dalla quantità che dalla qualità dei carboidrati ingeriti, (che sono la principale fonte energetica dei microrganismi) è assolutamente probabile che alcune diete selettive o difettose per alcuni nutrienti, possano causare la distruzione del delicato equilibrio che c’è tra l’ospite e il Microbiota [1]. Per esempio la dieta gluten-free, necessaria per coloro che soffrono di celiachia (intolleranza al glutine) è in grado di causare una profonda modificazione della composizione microbica, che risulta prevalentemente costituita da Staphylococcus (aerobio), Clostridium e Bacteroides (anaerobi) a sfavore dei Bifidobacteria e Lactobacillus [2]. Dunque a provare che la dieta a lungo termine influenzi la composizione del Microbiota, sono stati molti studi, i quali hanno messo a confronto diverse popolazioni, ognuna con le proprie abitudini. In particolare, è emerso, attraverso il confronto della dieta Western, ricca di zuccheri e grassi, con la dieta vegetariana, ricca di fibre e polifenoli, il ruolo protettivo di questi ultimi (abbondantemente presenti nei vegetali) nei confronti del Microbiota [3] [4]. I polifenoli (l’Epicatechina gallato, l’Epigallocatechina e la Gallocatechina), composti naturali che si trovano generalmente nelle piante, e quindi nei cibi come frutta, vegetali, cereali, tè, caffè e vino  hanno causato (in seguito alla loro trasformazione in composti maggiormente assorbibili) durante la sperimentazione, l’inibizione di molte specie patogene, incluse Helicobacter pylori, Staphylococcus Aureus, Pseudomonas Aeruginosa, il Virus dell’Epatite C e funghi come la Candida, portando ad affermare con certezza che i composti fenolici modificano la composizione del Microbiota, poiché alcune specie batteriche vengono inibite ed altre possono, prosperare in nicchie disponibili [5]. Dunque l’influenza dei polifenoli sulla crescita batterica, e sul metabolismo, comunque dipende dal dosaggio e dalla struttura dei polifenoli, oltre che dal tipo di microrganismo: per esempio, i batteri Gram-negativi, sono molto più resistenti ai polifenoli rispetto ai batteri Gram-positivi, i quali, attraverso diversi meccanismi di azione come la produzione di perossido di idrogeno e l’alterazione della permeabilità di membrana, vengono totalmente distrutti [6]. Il dosaggio anche sembrerebbe essere importante, infatti l’assunzione dei polifenoli, affinché possa essere efficace, non deve essere eccessiva, altrimenti potrebbe esercitare effetti avversi nel corpo umano, soprattutto in presenza di ossigeno e metalli di transizione, quando questi polifenoli agendo come pro-ossidanti, sarebbero in grado di portare al danneggiamento del DNA, lipidi e altre molecole biologiche [7].

[1] Martín R, Miquel S, Chain F, Natividad JM, Jury J, Lu J, et al. Faecalibacterium prausnitzii prevents physiological damages in a chronic low-grade inflammation murine model. BMC Microbiol. 2015;15:67. 10.1186/s12866-015-0400-1.

[2] Marteau P. Butyrate-producing bacteria as pharmabiotics for inflammatory bowel disease. Gut62, 2013;1673. 10.1136/gutjnl-2012-304240.

[3] Omori T, Ueno K, Muramatsu K, Kikuchi M, Onodera S, Shiomi N. Characterization of recombinant β-fructofuranosidase from Bifidobacterium adolescentis G1. Chem. Centr. 2010;J. 4:9. 10.1186/1752-153X-4-9.

[4] Duda-Chodak A, Tarko T, Satora P, Sroka P. Interaction of dietary coumpounds, especially polyphenols, with the intestinal microbiota: a review. Eur J Nutr. 2015;54:325-341.

[5] Hattori M, Taylor TD. The human intestinal microbiome: a new frontier of human biology DNA res 2009;16:1-12. doi:10.1093/dnares/dsn033.

[6] Verzelloni E, Pellacani C, Tagliazucchi D, Tagliaferri S, Calani L, Costa LG, et al. Antiglycative and neuroprotective activity of colon derived polyphenol catabolites. Mol Nutr Food Res 2011;55(1):S35-43.

[7] Larrosa M, Luceri C, Pagliuca C, Vivoli E, Lodovici M, Moneti G, et al. Polyphenol metabolites from colonic microbiota exert anti-inflammatory activity on different inflammation models. Mol Nutr Food res 2009;53:1044-54.

I flavonoli del cacao e la neurodegenerazione

Una delle tematiche più preoccupanti per la sanità pubblica è la gestione di pazienti che vanno incontro, con l’età, alla degenerazione neuronale e quindi demenza senile. Di conseguenza risulterebbe di fondamentale importanza per la comunità scientifica riuscire a migliorare le capacità cognitive dei pazienti affetti da demenza ma anche riuscire a trovare il modo per prevenire il declino cognitivo. Memoria, attenzione, esecuzione di azioni: questi sembrano essere i domini cognitivi target dei flavonoli del cacao. Da tempo è noto che il cacao e i suoi derivati ricchi di flavonoli (epicatechina e catechina) svolgono una funzione protettiva nei confronti di malattie cardiovascolari, esercitando il loro effetto sull’endotelio dei vasi, determinando vasodilatazione che contribuisce al mantenimento del normale flusso sanguigno, riducendo così la pressione arteriosa e l’aggregazione piastrinica ma più recentemente si è ipotizzato il ruolo preponderante di questi flavonoli anche come neuromodulatori e neuroprotettivi. Il cioccolato inoltre contiene metilxantine, caffeina e teobromina, presenti in quantità inferiori rispetto a quelle necessarie per esercitare un effetto farmacologico ma comunque in grado di sortire effetti positivi. Alcuni studi hanno dimostrato che un regolare consumo di flavonoli può essere associato a un miglioramento delle funzioni cognitive e una riduzione del rischio di manifestare demenza oltre che un miglioramento delle performance cognitive. Il meccanismo attraverso cui si esplicano questi effetti benefici non è ancora ben chiaro, però si è pensato che i flavonoli, dotati di potere antiossidante, possano proteggere in qualche modo i neuroni “vulnerabili”, migliorando le funzioni neuronali, stimolando la rigenerazione, il differenziamento e la sopravvivenza agendo proprio sul miglioramento dei sistemi attraverso cui le cellule nervose comunicano tra loro. Alcuni studi hanno dimostrato che l’effetto benefico dei flavonoli è indirettamente correlato alla vasodilatazione e che quindi un miglior afflusso di sangue può migliorare le prestazioni cognitive, dal momento che i flavonoidi e i loro metaboliti possono superare la barriera emato-encefalica e possono localizzarsi nel cervello in aree cruciali per l’apprendimento e la memoria come l’ippocampo, la corteccia cerebrale, il cervelletto e il nucleo striato. Queste aree risultano essere particolarmente colpite in caso di neurodegenerazione ma in presenza di flavonoidi l’ippocampo sembra aumentare l’espressione di un fattore neurotrofico cerebrale (BDNF) fondamentale per la sopravvivenza neuronale, la trasmissione sinaptica e la neurogenesi. Sebbene i primi risultati risultino essere promettenti c’è molta strada da percorrere per comprendere come avvengano le modifiche delle capacità cognitive e quale sia la dose che determina l’effetto e inoltre si dovrà spiegare il motivo per cui queste sostanze possono modulare positivamente il ciclo sonno veglia soprattutto sui lavoratori turnisti.

In futuro si potranno impiegare anche delle tecniche di neuroimmagini e misurazioni fisiologiche e cognitive per meglio comprendere le proprietà neuromodulatorie del cacao.

Fonti:

Socci, V., Tempesta, D., Desideri, G., De Gennaro, L., & Ferrara, M. (2017). Enhancing Human Cognition with Cocoa Flavonoids. Frontiers in Nutrition4, 19. http://doi.org/10.3389/fnut.2017.00019

 

Crichton GE, Elias MF, Alkerwi A. Chocolate intake is associated with better cognitive function: the Maine-Syracuse Longitudinal Study. Appetite (2016) 100:126–32.10.1016/j.appet.2016.02.010

Dott.ssa Vincenza Intini

 

Alcuni componenti del cacao ritardano l’insorgenza del diabete

Secondo un recente studio, svolto dai ricercatori del Brigham Young University, alcuni componenti del cacao sarebbero in grado di ritardare l’insorgenza del diabete di tipo due.
L’informazione appare paradossale ma perfettamente dimostrabile; Nei pazienti diabetici, infatti, gli zuccheri presenti nel sangue raggiungono livelli insalubri a causa di una ridotta secrezione di insulina, il cui compito è proprio quello di ridurre gli zuccheri nel sangue. Tuttavia, lo studio dimostra che alcuni componenti, presenti naturalmente nel cacao, i monomeri epicatechinici, aiutano l’organismo a rilasciare un maggiore quantitativo di insulina per rispondere ad una glicemia elevata; in seguito al consumo di cacao, anche le cellule beta, responsabili della secrezione del suddetto ormone, funzionano meglio e si mantengono più forti.
Questo è un buon punto di partenza, ma le ricerche devono proseguire per individuare una modalità di estrazione dei  composti e per poterli  utilizzare anche nel trattamento dei pazienti affetti da diabete di tipo due

Dott.ssa Michela Zizza

Bibliografia
Brigham Young University

Le indicazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto con il medico. E’ pertanto opportuno consultare il proprio medico curante e/o lo specialista.

Importanza dei polifenoli del cacao durante la menopausa

La menopausa è una fase fisiologica della vita, corrispondente alla cessazione della funzione ovarica, con conseguente mancata presenza degli estrogeni. Si verificano, dunque, mutamenti a livello dell’apparato neuro-endocrino (vampate, sudorazioni notturne, insonnia, modificazioni del tono dell’umore); mutamenti a livello dell’apparato genito-urinario (secchezza ed atrofia vaginale, dispareunia, cistiti ricorrenti). A lungo termine si manifestano i fattori di rischio più severi: aumento di peso, con maggior incremento del grasso viscerale, aumento del rischio cardio-vascolare, sindrome metabolica e demineralizzazione ossea (osteoporosi).
L’obesità è certamente il fattore da tenere in maggiore considerazione, poiché da essa derivano ipertensione, infiammazione, insulino-resistenza e dislipidemia, elementi che conducono alla sindrome dismetabolica ed all’insorgenza di malattie cardio-vascolari.
Da numerosi studi si è evinto che un aumento del rischio cardio-vascolare globale dell’1% causa una riduzione significativa della densità ossea di 0,033 gr/cm quadrato, con aumentato rischio di fratture anche spontanee e crollo vertebrale.
I polifenoli sono composti presenti in tutti i tipi di piante edibili dall’uomo, sono metaboliti secondari che comprendono un ampio spettro di sostanze molto eterogenee, ma tutte caratterizzate dalla presenza di un anello aromatico con uno o più sostituenti ossidrilici. Essi hanno potenziali o dimostrati effetti benefici sulla salute:
– Azione antiossidante e “spazzini” (scavenger) di radicali liberi;
– Azione antitumorale attraverso la chelazione degli agenti cancerogeni, attraverso l’aumento degli enzimi antiossidanti;
– Azione protettiva sulle funzioni cardiovascolari, riducendo la perossidazione lipidica a livello epatico.
I polifenoli del cacao sono sostanze naturali presenti nella polvere del cacao ottenuta dalla lavorazione della pianta Theobroma cacao, nota già per le sue proprietà benefiche già ai tempi dei Maya.
Il cacao rappresenta l’alimento in assoluto con il più alto contenuto di polifenoli, e tra questi le epicatechine sono quelli presenti in maggior percentuale e con più elevata attività biologica.
Uno studio a lungo termine condotto sulle Indiane di Kuna (isola dell’arcipelago di S.Blas al largo di Panama), abituate a consumare notevoli quantità di bevande al cacao, mostrava una riduzione notevolissima di rischio di mortalità per problemi cardiovascolari.
Evidenze scientifiche dimostrano l’efficacia di tali polifenoli sul metabolismo lipidico agendo su:

1)PPARalfa——lipolisi, geni UCPs con conseguente aumento di ossidazione di acidi grassi, aumento del dispendio energetico, aumento dell’espressione dei geni metabolici.

2)PPARy—-adiponectina, geni GLUT4 con aumento della sensibilità all’insulina, aumento dell’assorbimento di glucosio, aumento dell’adiponectina.

3) LXRalfa—geni lipogenesi, con diminuzione della sintesi degli acidi grassi, dei trigliceridi e colesterolo.

Quindi: AZIONE ANTI-OBESITA’ e tutti i fattori ad essa correlati.

Riguardo il metabolismo osseo, essi agiscono promuovendo la formazione dell’osso, inibendo i fattori proinfiammatori.
Si è visto ancora che i polifenoli del cacao riattivano i processi coinvolti nel metabolismo cerebrale, mantenendo un corretto afflusso cerebrale di sangue, migliorando la perfusione cerebrale; migliorano la sensibilità all’insulina, modulano l’attività neuroinfiammatoria e posseggono attività neuroprotettiva, bloccando la morte neuronale indotta dalle neurotossine. A tal proposito, sono in corso studi riguardo i benefici dei polifenoli del cacao nella malattia di Alzheimer e nel Morbo di Parkinson.
L’aumento dell’ossido nitrico indotto da tali polifenoli, implica la dilatazione dei vasi sanguigni con  un miglioramento dei valori pressori.
Recenti studi condotti su donne tra i 50-60 anni in cui venivano utilizzati i polifenoli del cacao (30 mg/die) inassociazione al myo-inositolo (2.000 mg/die) e soia (di cui isoflavoni 80 mg e genisteina 50 mg/die), confermano che un uso costante di tali composti favorisce il miglioramento del profilo glicemico, lipidico e del riassorbimento osseo, con la contemporanea nota azione dei fitoestrogeni contrastante la sintomatologia post-menopausale e climaterica. L’uso dei polifenoli del cacao è quindi un supporto efficace e sicuro, insieme ad un mantenimento di uno stile di vita ed alimentare equilibrato a contrastare tutti i disturbi della sindrome menopausale.

 

Dr.ssa Maria Antonietta Trotta.

Bibliografia:

Grzegorz&a… Metabolic disorders in menopause—marzo 2015

Ali F &a——Molecular mechanismsunderlying the potential antiobesity-related diseases effect of cocoa

polyphenols 2014

D’Anna R.&a—J.Endocrinolog 2014

Dudarica L.&a—The role of poliphenols on bone metabolism in osteoporosis 2015

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Come scegliere le uova di Pasqua?

Possiamo iniziare il conto alla rovescia, le attesissime festività pasquali sono ormai alle porte; Tra adulti e bambini inizia la “corsa” all’acquisto delle tradizionali uova di pasqua. E chissà, magari hanno fatto capolino già i primi dubbi: Quale uova di cioccolato scegliere? Devo affidarmi alla grandi marche o posso scegliere anche marchi meno conosciuti? Quale tipo di cioccolato preferire? Il cioccolato al latte, il fondente, con l’aggiunta delle nocciole o al naturale?
I più piccoli scelgono l’uovo che può offrirgli la sorpresa più originale, prima ancora di riflettere sulla cioccolata da favorire, altri ancora si fanno trasportare verso la cioccolata più conveniente. Ma qual è la scelta giusta?
Un valido e sentito consiglio è quello di prestare attenzione alle etichette, se la percentuale di cacao presente nel prodotto è elevata e se vi sono pochi ingredienti riportati, siamo di fronte ad un cioccolato di alta qualità. Bisogna, infatti, prestare attenzione, il tradizionale “burro di cacao”, spesso, viene sostituito con altri oli o grassi di qualità inferiore che, così come gli aromi e gli additivi aggiunti, trasformano l’uovo di Pasqua in un vero e proprio surrogato.
Il cioccolato puro, infatti, non contiene oli tropicali ( olio di colza o di palma) o altri grassi vegetali, ed è minimo il quantitativo degli zuccheri riportati, è consigliabile, nella scelta, un prodotto con una percentuale di cacao superiore al 50%.
Nell’etichetta, la dicitura “cioccolato comune” indica la presenza di cacao con una percentuale inferiore al 25% e questo incide molto sul prezzo del prodotto che tenderà vertiginosamente a diminuire. Tuttavia, il prezzo delle uova non deve trarre in inganno, esistono prodotti apprezzabili, con marchi poco conosciuti, dal prezzo modico e prodotti di discussa qualità a prezzi elevati per la presenza di un marchio noto, non sempre i grandi marchi offrono prodotti pregiati. Dunque, è necessario effettuare una scelta ponderata, l’unico modo per non incorrere in errore è affidarsi alle informazioni che forniscono le etichette.
Il cioccolato fondente, è una generosa fonte di flavonoidi, potenti antiossidanti naturali, che spiccano per la loro azione antinfiammatoria, per la protezione delle arterie dai danni aterosclerotici e per la prevenzione dalle malattie cardiovascolari come infarti o ictus. Recenti studi pubblicati sul Journal of Physiology, hanno dimostrato che l’assunzione di cioccolato fondente produce, a livello cellulare, una risposta equivalente a quella che si otterrebbe svolgendo un’attività fisica di tipo aerobico provocando, dunque, il rafforzamento dei muscoli. Il consumo quotidiano di piccole quantità di cioccolato fondente è, inoltre, in grado di abbassare lievemente la pressione arteriosa. L’alimento è poco biodisponibile, ma è una ottima fonte di Ferro, Magnesio, Fosforo e Potassio. Attenzione, però, non dimentichiamoci delle calorie; Ricordiamoci che: il cioccolato fondente con 50% di cacao per 100 g darà 546 calorie, dunque, se ne consiglia in ogni caso un consumo moderato.
Un ottimo stratagemma da adottare, per camuffare il sapore leggermente amaro del cioccolato fondente, poco amato, generalmente, dai più piccoli, è decidere di acquistarne uno che preveda la presenza di mandorle o nocciole; L’aggiunta della frutta secca nell’impasto rende il cioccolato più calorico ma ricco di antiossidanti, inoltre, questi frutti, apportano un ottimo quantitativo di acidi grassi omega 3, un toccasana per l’apparato cardiovascolare.
Si consiglia di evitare in assoluto il cioccolato bianco, privato di qualsiasi proprietà nutrizionale di cui gode normalmente il cioccolato fondente. Il cioccolato al latte, invece, contiene un maggior quantitativo di zuccheri, e dunque di calorie, rispetto al fondente; L’unione del latte con il cioccolato è un accostamento ben riuscito soltanto per il palato, poichè il latte inibisce l’assorbimento dei flavonoidi, mentre il cacao inibisce quello del calcio. Per scegliere un buon cioccolato al latte dobbiamo assicurarci che la percentuale di cacao sia pari al 30% e, quella del latte, dev’essere almeno del 18%.
In conclusione, si consiglia di prestare particolare attenzione alla lettura delle etichette, unica arma del consumatore, controllando la data di scadenza del prodotto e la percentuale di cacao presente; Preferire il cioccolato fondente, con una percentuale di cacao elevata; Il caratteristico sapore amaro del cacao è poco amato dai bambini, per ovviare al problema si potrebbe acquistare del cioccolato al latte, leggermente più calorico e privo di potere antiossidante, oppure, si potrebbe pensare, di scegliere cioccolato fondente con l’aggiunta di mandorle o nocciole, per garantire un giusto apporto di antiossidanti.

Dott.ssa Michela Zizza.

“LE INDICAZIONI CONTENUTE IN QUESTO SITO NON DEVONO IN ALCUN MODO SOSTITUIRE IL RAPPORTO CON IL MEDICO. E’ PERTANTO OPPORTUNO CONSULTARE SEMPRE IL PROPRIO MEDICO CURANTE E/O LO SPECIALISTA”