Sindrome da shock tossico (TSS): un’infezione rara ma estremamente pericolosa nel periodo mestruale

La Sindrome da Shock Tossico (TSS) è un’infezione batterica molto rara, ma grave. La malattia è caratterizzata da febbre alta, eruzioni cutanee, vomito, diarrea, stato confusionale, che può progredire rapidamente verso uno stato di shock grave e intrattabile.

I ceppi di Staphylococcus aureus che sono produttori della tossina dello shock tossico (TSST-1), codificata da un gene a localizzazione cromosomica, sono la causa principale dello shock tossico da stafilococco, in inglese Toxic shock syndrome (TSS), una patologia descritta per la prima volta nel 1978 da un pediatra di Denver, James K. Todd, in 7 bambini tra gli 8 e i 17 anni. Diverse specie di stafilococchi fanno parte della normale flora microbica dell’uomo e degli animali: si ritrovano sulla cute, sulle mucose del tratto respiratorio e gastrointestinale e nella flora vaginale. Tra di esse, la più importante è lo Stafilococcus aureus. La tossina TSST-1, prodotta da S. aureus, è simile alle enterotossine stafilococciche ed alle tossine pirogeniche streptococciche con le quali divide i caratteri di pirogenicità e superantigenicità che sono alla base della patologia, ma ha anche alcuni caratteri peculiari come, soprattutto, la capacità di diffondere in circolo attraverso le mucose senza la necessità della preventiva colonizzazione batterica e della conseguente lesione dell’epitelio mucoso. La sindrome da shock tossico presenta un decorso clinico molto grave e i sintomi peggiorano rapidamente nel corso di un breve periodo di tempo. L’esordio è improvviso e caratterizzato da febbre alta (oltre i 39°C), eruzione cutanea (simile all’eritema), ipotensione, vomito, diarrea, dolori muscolari e desquamazione della pelle, che nell’arco delle 48 ore possono evolvere con danno epatico e renale. Oltre alla forma “mestruale” della sindrome da shock tossico associata all’utilizzo degli assorbenti interni, esiste una forma “non mestruale” meno diffusa, correlata a gravi infezioni, anche di origine nosocomiale, che può interessare uomini, bambini e persone di tutte le età.

Agli inizi degli anni ’80, centinaia di casi vennero registrati in donne durante il periodo mestruale. Si vide successivamente che la sindrome era riconducibile ad una elevata colonizzazione vaginale ad opera di ceppi “tossigeni” di Staphylococcus aureus, favorita dall’ambiente creato dalla presenza del liquido mestruale, l’aumento del pH vaginale durante il periodo mestruale e dal contemporaneo uso di particolari tamponi assorbenti a collocazione intravaginale.  Nel 1980 la stima dell’incidenza della TSS tra le giovani donne durante il periodo mestruale era di 13.7 ogni 100.000 individui. Negli anni successivi, grazie all’introduzione di alcuni cambiamenti produttivi e alla rimozione dal mercato di alcuni prodotti, l’incidenza della TSS associata all’uso dei tamponi interni ha registrato una diminuzione arrivando alle attuali stime di 1 ogni 100.000 individui, con tassi di mortalità che varia dal 4% al 15%, in cui le giovani donne costituiscono il gruppo più a rischio. Casi clamorosi nel 2014 quando una donna britannica di 27 anni, proprio a causa della TSS, è rimasta in coma per 8 giorni, per poi risvegliarsi senza riconoscere i suoi familiari, oppure quello nel 2015 in cui la modella 24enne Laura Wasser ha subìto l’amputazione di una gamba a causa della sindrome da shock tossico legato all’uso di un assorbente interno. Attualmente, la TSS in seguito all’uso dei tamponi interni è una evenienza molto rara, dovuta, oltre al cambio del materiale di cui sono composti i tamponi, anche ad una capillare educazione sanitaria riguardo l’uso corretto dei dispositivi. 

La TSS è una malattia rara, ed è quindi estremamente importante non demonizzare gli assorbenti intravaginali che restano comunque uno strumento utile per l’igiene femminile, basta usarli nel modo corretto. Fondamentale è comprendere quindi che la salute è uno dei beni più preziosi e quindi è importante incoraggiare la conoscenza sulle patologie più diffuse, su come prevenirle, riconoscerle e affrontarle.

Fonti:

DeVries et al. 2011. Staphylococcal Toxic Shock Syndrome 2000–2006: Epidemiology, Clinical Features, and Molecular Characteristics. PlosOne 6(8)

Michele La Placa. Principi di Microbiologia Medica. Edises XIV edizione

Vostral et al. 2011. Rely and toxic Shock Syndrome: A technological Health crisis. Yale Journal of Biology and Medicine 84

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