SARS-CoV-2: immunità di gregge, ha senso parlarne?

L’immunità di gregge o immunità di branco è una forma di vaccinazione indiretta che conferisce protezione a tutta la popolazione pur avendo influito direttamente solo su una buona parte di essa.

Praticamente se il 60-95% della popolazione ha acquisito l’immunità nei confronti di un agente infettivo, questa non sarà in grado a sua volta di trasmettere il contagio e di conseguenza anche chi non ha acquisito l’immunità è indirettamente protetto. Questo avviene perché se la maggior parte degli individui di una popolazione è vaccinata si riduce la possibilità che i non vaccinati vengano a contatto con l’agente infettivo.

Stando a ciò se più del 60% della popolazione fosse positivo ad un agente infettivo e , ne uscisse viva, svilupperebbe probabilmente una immunità nei suoi confronti e di conseguenza non sarebbe più capace di contagiare qualcun altro.

Gli aspetti positivi dell’immunità di gregge sono dunque due:

  • La difesa delle persone con sistema immunitario compromesso che, non avrebbero alte probabilità di contrarre la malattia
  • Se la maggior parte delle persone è stata contagiata acquisendo l’immunità l’agente infettivo verrebbe eradicato.

L’intero concetto potrebbe forse essere applicato alla questione Co-Vid 19, causata dal virus Sars-CoV-2, se non sorgesse il dubbio dell’immunità?

Sars-CoV-2 e la situazione attuale

Attualmente si hanno in Italia 37860 positivi e il decesso ha riguardato 4032 individui . Alcuni paesi, su consiglio delle relative comunità scientifiche,  stanno pensando di attuare una strategia basata sul controllo dell’epidemia, facendo sì che, poco alla volta, quasi tutta la popolazione (ad eccezione degli anziani e degli immunodepressi) contragga l’infezione per ottenere appunto l’immunità di gregge.

Un vaccino contro tale epidemia molto probabilmente non verrà prodotto in tempo e inoltre si pensa che tale virus potrebbe tornare a colpire annualmente, come un comune virus influenzale.

In assenza di altri mezzi per fronteggiare la situazione nasce dunque l’ipotesi di un vaccino naturale su base darwiniana.

Ovviamente di fronte ad una situazione in cui la popolazione verrebbe, poco alla volta, a contatto con il virus, e quindi ne risulterebbe contagiata, molti avrebbero i sintomi di una normale influenza, alcuni potrebbero finire in terapia intensiva e un numero relativamente minore ne potrebbe morire. Il risultato sarebbe quello di una popolazione probabilmente per lo più immune nei confronti del Sars-CoV-2.

Si tratterebbe dunque di una vera e propria selezione naturale in parte controllata dall’uomo. All’idea di questi Paesi rispondono altri Paesi dicendo che si tratta, al momento, di una strategia quasi fantascientifica poiché  solitamente l’immunità di gregge si raggiunge attraverso le vaccinazioni, non con le infezioni dirette.

Sars-CoV-2 conferisce immunità?

Tornando al concetto dell’immunità, chi ha contratto CoVid 19 e ne è guarito, è diventato immune?

La letteratura scientifica ci insegna che malattie come il morbillo, una volta contratte, conferiscono un’immunità completa, altri virus invece non conferiscono alcuna immunità.

L’immunità di gregge è la strategia usata con le vaccinazioni universali: la popolazione vaccinata svolge il ruolo di una vera e propria barriera per la diffusione del virus. Ma, nel caso del Sars-CoV-2, attualmente ci stiamo muovendo ancora su un territorio sconosciuto e forse, pensare ad una tale strategia è alquanto insensato.

Dunque, al momento parlare di  “vaccino naturale” risulta un po’ difficile, semplicemente perché necessitano ancora molti studi, studi che potranno fornirci informazioni rilevanti sulle modalità di replicazione del virus, sulle sue mutazioni e, perché no, magari su una effettiva immunità nei suoi confronti, una volta contratto.

Micaela Morello

Bibliografia

“Immunologia cellulare e molecolare”, Abbas, Lichtman, Pillai

“Corriere.it”

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