Ritenzione idrica: rilevazione con esame bia, cause e rimedi

L’importanza della valutazione corporea, nasce dall’esigenza di realizzare piani dietetici che siano il più possibile appropriati e soggettivi. È chiaro come soggetti di pari peso e altezza possano risultare molto diversi nella loro composizione e, di conseguenza, avere trattamenti dietetico – nutrizionali differenti.

L’esame bioimpedenziometrico (BIA) è una tecnica di valutazione della composizione corporea che permette  di ottenere dati relativi ai vari compartimenti del corpo. È utilizzato per diagnosticare lo stato nutrizionale, lo stato di idratazione e le relative variazioni. È un esame semplice, veloce e non invasivo. Si esegue posizionando il soggetto sul lettino, con braccia e gambe divaricate, vengono poi applicati quattro elettrodi, due sul dorso della mano e due sul dorso del piede dello stesso asse.

Il peso di un soggetto, può essere idealmente, e in maniera semplicistica, scomposto in 2 compartimenti: massa grassa (FM) e massa magra (FFM). All’interno della massa magra ritroviamo poi una massa tissutale attiva (ATM), una massa extracellulare (ECM) e una massa minerale ossea.  La componente idrica si suddivide all’interno ed all’esterno della cellula. Nel primo caso si parla di ICW e si trova nella ATM, nel secondo caso di ECW, la quale invece fa parte della ECM.

Perché è importante eseguire questo esame? Beh come già accennato in precedenza, la composizione corporea è strettamente individuale, a parità di peso e altezza potremmo ritrovarci di fronte due soggetti con esigenze totalmente diverse. Per fare un esempio pratico: soggetto A peso 65kg, h 160cm, stessi valori per il soggetto B. Esecuzione dell’esame e risultati: A è normopeso, B deve perdere 5 kg. Questa discrepanza è spiegata dalla differente quantità di ATM nei due soggetti. Nel primo caso abbiamo una massa tissutale attiva (ATM) maggiore, ciò si traduce in una maggiore presenza di muscoli;  nel soggetto B invece c’è una maggiore predominanza di grasso. Ovvio che i  due necessitano di un approccio nutrizionale totalmente differente.

Molto importante è anche il monitoraggio della composizione corporea: la sola bilancia potrebbe non essere sufficiente e veritiera. Si pensi ad una dieta dimagrante con annessa attività fisica: il soggetto in esame potrebbe aver favorito una trasformazione di massa grassa in muscolo, senza alcuna variazione di peso; o ancora potrebbe perdere peso sotto forma di liquidi, ma non grasso; se poi i consigli alimentari vengono forniti da non professionisti, si corre il rischio addirittura di perdere massa muscolare rovinando il proprio metabolismo.

Come si può notare esistono diverse combinazioni, ecco perché un percorso alimentare  non può prescindere dall’esame bioimpedenziometrico.

La BIA inoltre permette di valutare anche il compartimento idrico, ossia la distribuzione dei fluidi all’interno ed all’esterno della cellula. Dai dati ricavati è possibile dunque rilevare anche la presenza e la gravità di una eventuale ritenzione idrica. In base al risultato dell’esame, si applica un piano nutrizionale personalizzato: è ovvio che un soggetto obeso debba avere delle indicazioni differenti rispetto, ad esempio, ad un soggetto che presenta la massa grassa nella norma, ma evidenzia ritenzione di liquidi.

La ritenzione idrica non è altro che una alterazione della distribuzione dei fluidi, i quali si localizzano maggiormente negli spazi tra le cellule creando gonfiori ed edemi nelle zone di accumulo. Il valore che prende in esame tale condizione è dato dall’acqua extracellulare (ECW). In condizioni normali l’ECW rappresenta il 40-45% dell’acqua corporea totale; quando tale percentuale aumenta, si parla di ritenzione idrica. La gravità della stessa è lieve con valori tra il 45-48%, moderata oltre il 50%.

Ma a cosa è dovuto questo ristagno di fluidi? Ed inoltre, è possibile prevenirlo o migliorarlo?

Innanzi tutto dobbiamo sottolineare che molti sono gli ormoni che incidono sulla composizione dei liquidi organici e la distribuzione idrica nei diversi compartimenti, tra questi l’ormone antidiuretico (ADH) e l’aldosterone.

La fondamentale azione dell’ADH è quella di stimolare il riassorbimento idrico nei tubuli renali  determinando quindi ritenzione idrica attraverso una minore produzione di urina. Questo ormone viene attivato in caso di ipovolemia (riduzione del volume circolante di sangue) ed in presenza di sodio. Se introduciamo con la dieta eccessive quantità di sale, a livello dei reni si verifica un maggiore riassorbimento di acqua; il sodio infatti “attiva” l’ormone antidiuretico causando ritenzione idrica.

L’aldosterone invece, è un ormone deputato al controllo del bilancio salino. Quando l’apporto di sodio con la dieta è elevato, viene inibita la sua produzione con conseguente eliminazione di sodio nelle urine (e quindi anche di acqua). Questo meccanismo dovrebbe bilanciare la situazione ed evitare l’accumulo di fluidi. La ritenzione idrica quindi non avrebbe ragione di esistere.  L’intero processo però presenta dei limiti, pertanto nel caso in cui l’alimentazione è eccessivamente ricca di sodio, inevitabilmente questo richiamerà dell’acqua. Ecco dunque che il rene riesce a mantenere l’equilibrio idro-salino entro un certo limite, oltrepassato il quale il sistema perde efficacia[i].

Un primo colpevole di una eccessiva presenza di liquidi negli spazi extracellulari quindi, è sicuramente il sodio. Il fabbisogno giornaliero di sodio è di 2 g al giorno, che corrispondo ad un cucchiaino di sale. Le fonti di sodio sono molteplici:

  • alimenti che lo contengono naturalmente (frutta, verdura, acqua)
  • prodotti trasformati (insaccati, sottoli, prodotti da forno)
  • aggiunte di sale in cucina

La quota che maggiormente influenza l’assunzione di sodio è sicuramente quella derivante dai prodotti trasformati. Per fare un esempio pratico: 50 gr di prosciutto crudo associati a 50g di pecorino, apportano all’incirca 2,1 g di sodio, se aggiungiamo il resto degli alimenti che si consumano nell’arco della giornata (anche i cereali per la colazione ne contengono), il limite di assunzione è superato abbondantemente.[ii]  Per limitare il consumo di sale è necessario ridurre, nella propria alimentazione, l’impiego di prodotti conservati,  prediligendo gli alimenti freschi. Mentre in cucina possono essere d’aiuto le spezie, l’aceto o il succo di limone. Bandito invece l’uso del dado o di salse (ketchup, soia).

La ritenzione idrica è notoriamente amica anche della sedentarietà. L’attività fisica infatti migliora la circolazione linfatica, favorendo l’eliminazione dei liquidi in eccesso. In uno studio condotto su 197 donne, è emerso inoltre che l’accumulo di grasso di tipo ginoide, quindi cosce e glutei, è quello maggiormente correlato con disfunzioni linfatiche e ritenzione idrica.[iii]

Anche gli estrogeni, ormoni femminili, sono coinvolti con l’insorgere di questa problematica. Se da un lato proteggono dalle malattie cardiovascolari e dall’osteoporosi, dall’altro influenzano negativamente l’accumulo di fluidi favorendo il passaggio di acqua verso gli spazi interstiziali. Ecco perché la ritenzione idrica sembra essere un problema più femminile che maschile. Inoltre, la produzione di estrogeni avviene anche nel tessuto adiposo a partire dagli androgeni. Un eccesso di adipe dunque, correla con una maggiore produzione di tali ormoni, di conseguenza si verifica anche una maggiore ritenzione idrica. Da sottolineare che, l’eccedenza di massa grassa può manifestarsi anche in condizioni di normopeso, ragion per cui anche donne apparentemente magre potrebbero evidenziare il problema.

È di fondamentale importanza dunque una valutazione accurata attraverso l’esame BIA, che permette di valutare la presenza dei fluidi in eccesso, ma soprattutto di monitorare nel tempo gli andamenti in base alla terapia nutrizionale applicata.

In conclusione, per ridurre al minimo il rischio di sviluppare ritenzione idrica, bisogna puntare su uno stile di vita sano ed equilibrato. Anche la stipsi contribuisce . Aumentando il consumo di fibre infatti, si ha un maggior richiamo di acqua nelle feci, che viene eliminata.

Per quanto riguarda il consumo di acqua deve aggirarsi intorno ai 2 litri al giorno. Un piccolo chiarimento: non serve bere eccessive quantità di acqua se il tutto non è associato ad un ridotto apporto si sale. Se non si modificano le abitudini alimentari, non ha senso andare alla ricerca dell’acqua iposodica miracolosa. Paradossalmente più si beve, più acqua viene trattenuta dal sodio. Ecco perché il primo cambiamento deve essere proprio nella dieta. In conclusione, questi i punti fondamentali per prevenire e curare la ritenzione idrica:

  • Ridotto apporto di sale (prodotti trasformati)
  • Alimentazione corretta e ricca di fibre
  • Attività fisica costante
  • Riduzione massa grassa
  • Garantire un giusto apporto di acqua (1.5-2 litri/die

Le indicazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto con il medico. E’ pertanto opportuno consultare il proprio medico curante e/o lo specialista.

 

Dr.ssa Angela Nuccarini Biologa Nutrizionista

 

[i] Casella-Taglietti Principi di fisiologia- Rene e bilancio idrosalino, vol 1 pag 685-690

[ii] www.enterca.it

[iii] L’Hermitte F1, Behar A, Pariès J, Cohen-Boulakia F, Attali JR, Valensi P. Impairment of lymphatic function in women with gynoid adiposity and swelling syndrome. Metabolism. 2003 Jul;52(7):805-9.

 

3 commenti

  1. Maria Antonietta Trotta

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