Reflusso e alimenti: una lunga storia d’amore

Mentre porta le mani allo sterno mi dice: “Mi sale un bruciore lancinante dallo stomaco alla bocca”. Ha un volto provato da notti insonni, pallido e preoccupato perché non riesce più a mangiare né ad avere una vita normale.

Questo il ricordo di C, uno dei pazienti affetti da reflusso che ho seguito come nutrizionista; non certo l’unico, ma, sicuramente, uno di quelli che non dimenticherò mai. Un ragazzo giovane che portava una grossa tristezza negli occhi a causa di quei dolori che gli stavano strappando tutte le energie. Non erano bastati i tanti gastroenterologi che aveva visto ed i mille farmaci che aveva provato; anzi, la situazione non faceva altro che peggiorare. Fortunatamente, la sua è una storia a lieto fine: con un percorso nutrizionale mirato ed accurate modifiche allo stile di vita in generale, C è riuscito a ritrovare la serenità.

I cambiamenti dello stile di vita e delle abitudini culinarie stanno diventando prioritarie nella terapia del reflusso, in quanto i classici farmaci, quando usati in maniera eccessiva ed eccessivamente prolungata, si accompagnano ad uno stuolo di cattive conseguenze (ne parleremo in un altro articolo). Pertanto, conviene sempre tentare di cambiare ciò che generalmente mettiamo nei nostri piatti, soprattutto quando il disturbo è ormai cronico.

Ma, procediamo per gradi.

Che cos’è il reflusso? All’interno dello stomaco vengono prodotti dei succhi acidi, i quali sono necessari per una corretta digestione. Tuttavia, questi succhi, proprio perché acidi, sono abbastanza aggressivi e non dovrebbero fuoriuscire dai confini della camera gastrica. Madre Natura ci ha fornito meccanismi di difesa naturali, chiudendo lo stomaco alle sue estremità con due valvole che si aprono solo quando è strettamente necessario.

Nella malattia da reflusso gastroesofageo la valvola posta superiormente a separare lo stomaco dall’esofago, detta cardias, funziona male e si apre quando non deve: quei succhi fastidiosi risalgono e causano tutti i sintomi tipici.

Come muoverci con l’alimentazione?

Innanzitutto, dobbiamo far sì che lo stomaco si svuoti il prima possibile dal cibo che gli inviamo e dobbiamo anche fornire al corpo sostanze che consentano il corretto meccanismo di apertura/chiusura del cardias.

Lo stomaco lavora bene e si svuota in tempi brevi quando effettuiamo pasti frugali che non manchino di nutrienti in grado di stimolare i movimenti propulsivi dell’apparato digerente (proteine).

Bisogna mangiare le giuste quantità, senza eccedere mai e stando ben attenti ai liquidi che, assunti durante il pasto, non faranno altro che ingorgare la digestione. Attenzione anche all’aria che ingoiamo; infatti, i suoi volumi gonfiano lo stomaco e ne impediscono il regolare funzionamento. Pertanto, sarà importante fare piccoli bocconi, masticare bene ed evitare preparazioni che contengono bolle d’aria, come i frullati.

Il cardias sembra aprirsi in maniera incontrollata per effetto di sostanze contenute in alimenti come caffè e cioccolato, che sarà meglio evitare; per quanto riguarda le spezie e il pomodoro, sebbene questi non siano capaci di agire direttamente sul tono della valvola, eserciteranno un’azione irritante su delle pareti già messe a dura prova dagli acidi.

Curare l’assunzione dei carboidrati è un altro aspetto di grosso rilievo. Se da un lato essi sono facilmente digeribili, dall’altro, quando non di ottima qualità (zuccheri semplici e prodotti raffinati), possono subire processi intestinali di fermentazione doppiamente negativi: meccanicamente, a causa della produzione di aria che preme sullo stomaco dal basso; chimicamente, per la produzione di sostanze che, agendo sul cardias, ne impediscono la giusta chiusura.

Non mancano sostanze naturalmente lenitive e, tra queste, malva e camomilla hanno grandi meriti. Però andiamo cauti con le temperature degli infusi: scegliamo sempre preparazioni tiepide!

Lavorare sul peso costituisce altresì un aspetto di grande importanza; infatti, perdere gli eventuali eccessi di massa grassa, soprattutto concentrati a livello addominale, sarà necessario per favorire i fisiologici meccanismi di contenimento dello stomaco.

Come è ovvio, ogni persona avrà bisogno di attenzioni nutrizionali cucite sartorialmente sulle sue specifiche esigenze ed in base alle sue peculiari capacità digestive.

Non dimentichiamo l’astensione dal fumo, l’importanza dell’esercizio fisico e la necessità di consumare i pasti in serenità … insomma, sarà fondamentale lavorare sulle correzioni dello stile di vita a 360 gradi. A migliorare non saranno soltanto i sintomi da reflusso, ma la salute tutta (non solo fisica)!

BIBLIOGRAFIA

Newberry C, Lynch K The role of diet in the development and management of gastroesophageal reflux disease: why we feel burn J Torach Dis. 2019 Aug; 11(Suppl 12): S1594 – S1601

Vaezi et al Complications of proton pump inhibitor therapy Gastroeneterology 2017; 153: 35 -48

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