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Plastica in mare

Plastica in mare

Cos’è la plastica?

La plastica, meglio definita con il termine polimeri (IUPAC) è un composto sintetico organico con molecole molto grandi.

I polimeri sono in grado di ricevere e conservare qualsiasi forma: giocattolo, sacchetto , contenitore, ecc..

Oggi esistono più di 700 tipi di polimeri, derivano dal petrolio con un processo chiamato cracking: la rottura delle catene di idrocarburi forma monomeri che uniti tra loro originano i diversi polimeri.

Le plastiche hanno differenti utilizzi in base  alle loro caratteristiche di durezza, estensibilità, deformabilità, ecc., originando diversi prodotti finiti.

Gli utilizzi dei prodotti finiti sono tali e tanti da non poter immaginare oggi un mondo senza plastica.

Possiamo vedere applicazioni nell’edilizia, nei trasporti, nel tessile, negli imballaggi, nell’oggettistica ed articoli tecnologici.

Una presenza molto importante è nei cosmetici.

La produzione di plastica è passata da 15 mil di tonnellate del 1994 a 310 attuali: da uso ad abuso!

La plastica nell’ambiente

La plastica di uso quotidiano, che sfugge alla raccolta differenziata arriva al mare fino ad oltre 8 milioni di tonnellate a livello globale ogni anno.

Si generano 5.250  miliardi di frammenti di cui 250 solo nel Mediterraneo: nel 2050 ci sarà nell’oceano, in peso, più plastica che pesci .

La maggior parte della plastica che arriva al mare è rappresentata da bottigliette e materiali usa e getta di cui l’80 % arriva da terra, in particolar modo dai paesi in via di sviluppo.

Solo il 15% della plastica viene riciclato, il resto viene termoincenerito, gettato in discarica, bruciato all’aperto o disperso nell’ambiente.

Oggi si parla di una nuova era geologica, antropocene, i cui fossili per la datazione sono rappresentati da resti di plastica.

La plastica dispersa nell’ambiente viene classificata in macroplastiche (>200 mm), mesoplastiche (200-4,76 mm), microplastiche di medie dimensioni (4,75 -1,01 mm), microplastiche (330 µm-1 mm), nanoplastiche (0,001 µm-0,1 µm).

Molte delle micro e nanoplastiche che arrivano in mare derivano direttamente da cosmetici (fino al 10% di microsfere) e da lavaggi di tessuti (un lavaggio produce 1900 mp per capo).

Le altre derivano invece indirettamente dalle macroplastiche che per effetto di temperatura, UV, moto ondoso e attività microbica in poche ore vengono ridotte a frammenti più piccoli.

I frammenti di plastica divengono cibo per plancton ed entrano nella catena alimentare con processi di bioaccumulo e biomagnificazione.

I meccanismi di distribuzione in mare della plastica non sono completamente noti per le macro e mesoplastiche, sono poco noti per le microplastiche ed assolutamente sconosciuti per le nano plastiche.

Si sa che in generale la plastica si sposta per venti prevalenti e correnti di superficie ma è ancora impossibile arrivare ad un modello previsionale della distribuzione.

Poiché la quantità di plastica negli strati superficiali del mare è inferiore a quella sversata si è scoperto che in buona parte sedimenta verso il fondo, fino a 10 m di profondità,

Le isole di plastica oceaniche «non sono zone di accumulazione permanente ma luoghi di trasferimento, di trasformazione e di redistribuzione delle plastiche galleggianti a causa dei fenomeni di degradazione attraverso diversi meccanismi e dei movimenti delle acque”.

I danni indotti dalla plastica

Le microplastiche inducono alterazione dell’ecosistema per effetti meccanici sugli organismi: quali soffocamento, barriera ai raggi solari, ecc. ,
portando alla morte più di 1 milione di animali marini all’anno,

Causano inoltre alterazione dell’ecosistema per effetti chimici e biochimici quali: modifica degli habitat e riduzione della biodiversità, passaggio nella catena alimentare di frammenti ed additivi.

Da un punto di vista tossicologico la situazione ancora non è chiara: su 121 esemplari di pesci del Mediterraneo centrale (pesce spada, tonno) il 18,2 % è risultato positivo alla presenza di microplastiche.

Studi sui pesci hanno dimostrato che l’assunzione di plastica non additivata produce comunque effetti negativi sull’apparato gastrointestinale.

Uno studio recente ha evidenziato in molluschi e pesci la diminuzione dell’attività della S-transferasi del glutatione (GST), un aumento della carbonilazione delle proteine, l’aumento delle cellule apoptotiche e la diminuzione della vitalità cellulare.

In generale gli additivi della plastica sono interferenti endocrini ma gli effetti sulla salute umana non sono al momento prevedibili.

Gli interventi risolutivi per un tale problema non possono che essere a livello globale ma ognuno nei comportamenti di tutti i giorni può già fare molto.

E’ fondamentale infatti limitare la produzione di plastica cambiando gli stili di vita sia a livello casalingo che produttivo, combattere l’abbandono, utilizzare polimeri biodegradabili e compostabili, incrementare la raccolta differenziata

  • 3 R      riduzione – riutilizzo – riciclo

Fonti:

Greenpeace. La plastica nel piatto, 2016

5Gyres Institue “Plastic Pollution in the World’s Oceans: More than 5 Trillion Plastic Pieces Weighing over 250,000 Tons Afloat at Sea”.

Stazione Dohrn di Napoli (Christophe Burnet)

Marine Conservation Society, 2012. Microplastic in personal care products ¢Valavanidis, Vlachogianni. Microplastic in the marine environment: ubiquitous and persistent pollution problem in the world oceans threatening marine biota. 2014

Pruter, A.T.Sources, quantities and distribution of persistent plastics in the marine environment

WWF

Dott.ssa Annalisa Gussoni

E’ nata a Milano il 29 agosto 1961. Dopo il diploma di liceo Classico ha conseguito la laurea in Scienze Biologiche presso l’Università degli Studi di Milano, il 14 ottobre 1986, riportando la votazione di 110/110. Ha superato, al termine del tirocinio obbligatorio (gennaio 1987- gennaio 1988), l’esame per l’abilitazione alla professione di biologo nel 1988. E’ iscritta all’Ordine Nazionale dei Biologi dal 1988. Ha svolto la libera professione come consulente ambientale a partire dal 1988 collaborando sia con aziende private che con enti pubblici. Nel frattempo ha lavorato per circa dodici anni, dal 2000 al 2011 presso il Settore Politiche Ambientali del Comune di Milano, prima come dirigente e poi come direttore, dove ha partecipato ai più importanti progetti in campo ambientale. Nel periodo di libera professione è stata responsabile per dieci anni di un laboratorio di microbiologia dove si è occupata sia di microbiologia ambientale che di microbiologia degli alimenti seguendo numerosi corsi di formazione ed aggiornamento. La passione per lo studio dei rapporti tra nutrizione ed ambiente ha portato, nel 2013, all’avvio dello studio professionale come biologa nutrizionista. Da allora ha seguito numerosi corsi di approfondimento, ha organizzato eventi per la promozione della Dieta Mediterranea (DM) ed ha collaborato, nel 2014, con lo Studio di Ginecologia del Dott. Franco Vicariotto sul tema dell’alimentazione in menopausa. La sua visione dell’importanza dei rapporti tra ecologia e nutrizione ha trovato pieno conforto con l’ultima revisione della piramide alimentare della DM in cui per la prima volta un lato della piramide è dedicato all’impatto ambientale. In generale ha ottime capacità di rapportarsi sia con i collaboratori che con i pazienti, nonché una spiccata attitudine a parlare e promuovere le proprie competenze in pubblico.

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