Ma cosa ti dice il cervello?

IN CHE MODO LA SEGNALAZIONE CEREBRALE GUIDA CIò CHE MANGI

Non è solo questione di forza di volontà: i segnali cerebrali guidano cosa, come e quando mangiare. Se state mangiando troppo è sopratutto colpa del vostro cervello.

Non è un segreto che i tassi di obesità sono costantemente in aumento nei paesi industrializzati ormai da decenni. Gli “esperti” del settore, autori e dottori in qualcosa, intervenuti in radio o in TV hanno sempre spiegato il tutto come una mancanza di forza di volontà delle persone ad allontanarsi dalla tavola oppure hanno attribuito la colpa al solo zucchero o ai grassi, al glutine o qualunque sia la nemesi del giorno.

Prendiamo ad esempio lo zucchero, è interessante notare che dal 1980 al 1999 in U.S. ci sia stata una diretta proporzionalità tra aumento dell’obesità e consumo di zucchero, divenuto sempre più indispensabile per la persona media. In effetti lo zucchero divenne rapidamente il cibo dei poveri; ma poi qualcosa è cambiato, ovvero il consumo di zucchero ha iniziato a diminuire. I ricercatori hanno notato che dal 1999 al 2013 (i dati più recenti disponibili) l’assunzione di zucchero è diminuita dal 18 al 22%, a seconda dei dati; tuttavia sebbene l’assunzione di zuccheri sia diminuita (vedi sopratutto l’avvento mediatico di diete low carb come la dieta Atkins) l’obesità negli adulti, e non solo, ha continuato a crescere. Tornando in Italia, le proiezioni dell’OMS avvertono che entro il 2030 la crescente prevalenza sopratutto di bambini ed adolescenti obesi potrebbe vedere i tassi di malattie dismetaboliche quasi raddoppiare, sopratutto al sud.

In conclusione, nessun fattore, da solo, è causa di obesità ma ci sono molti fattori che lavorano insieme a contribuire ad una costante iperalimentazione; a questo punto la domanda è, perché?…Perché è così difficile smettere di mangiare?

La risposta è nel nostro cervello; noi mangiamo ciò che il cervello ci dice di mangiare. Dietro i nostri processi decisionali ci sono forze fisiologiche di cui non siamo nemmeno consapevoli. Noi decidiamo di mangiare per 2 motivi:

  • Mangiare omeostatico: mangiamo per ottenere energia della quale il nostro corpo ha bisogno per mantenere il sistema in equilibrio (omeostasi)
  • Mangiare edonico: mangiamo per piacere (edonismo) o per gestire le nostre emozioni.

La maggior parte dei nostri pasti è un mix di alimentazione edonico ed omeostatica. Invece smettiamo di mangiare perchè altri fattori fisiologici ci dicono di mettere giù la forchetta:

  • Distensione gastrica: Lo stomaco è progettato per espandersi, e tramite nervo vago comunica con il cervello sull’entità dello stretching gastrico.
  • Sazietà ormonale: Mentre mangi, il tratto gastrointestinale e gli organi correlati (come il pancreas) comunicano al cervello tramite i seguenti ormoni: CCK (colecistochinina), PYY 3-36, GLP-1 ed insulina.

Ma non è ancora tutto, abbiamo parlato delle risposte a breve termine, ma il cervello giuda anche e sopratutto il consumo di cibo nel tempo tramite un sistema che gestisce le proprie esigenze energetiche e nutrizionali a lungo termine: CICLO di FEEDBACK della LEPTINA.

La leptina (prodotta nel tessuto adiposo bianco dal gene ob) segnala al sistema nervoso centrale quanta energia abbiamo consumato e quanta energia in eccesso abbiamo stoccato, in modo tale che l’ipotalamo possa mantenere in modo efficiente un peso stabile nel tempo. Se l’energia stoccata e la leptina restano stabili nel tempo, ci sentiamo normalmente sazi durante e tra i vari pasti ed il nostro tasso metabolico rimane alto. Contrariamente verranno inviati messaggi al cervello di prevenzione della fame (diminuzione di energia e di produzione di leptina) con conseguente riduzione del tasso metabolico…il divano inizia a sembrare la soluzione migliore a tutto!

La quantità di leptina che aumenta quando inizi a mangiare di più varia da persona a persona ed anche l’ipotalamo risponde all’aumento di leptina in maniera del tutto soggettiva. In alcuni soggetti (sani), quando si alzano i livelli di leptina, vengono inviati segnali di sazietà ed aumenta il NEAT (termogenesi da attività non associabile ad esercizio fisico); ma in altri soggetti la risposta non è così solida. Il leptin feedback loop può essere sbilanciato dall’assunzione nel tempo di determinati tipi di cibo. Una dieta ricca di cibi iper-appetibili, iper-gratificanti e pesantemente elaborati possono rovesciare i segnali di “arresto” del cervello. Questo tipo di stile di vita impedisce alla leptina di regolare il nostro bilancio energetico, infiammando, letteralmente, il nostro cervello e rendendolo resistente ad essa! Allo stesso modo in cui troppo zucchero, amido, nessuna attività fisica e stress cronico intermittente possono rendere le cellule resistenti all’insulina. Ci si sente sempre meno soddisfatti e si vuole mangiare di più.

Come se ciò non bastasse, sembra che questa infiammazione e la conseguente resistenza alla leptina possano persino indurre i nostri corpi a difendere il nostro aumento di peso. Questo perché il cervello ora vede questo livello più alto di leptina e grasso corporeo come la sua nuova normalità.

In questo caso, il nostro corpo combatte ancora più forte del normale per impedirci di perdere grasso, (i ricercatori stanno ancora ricercando esattamente come e perché i nostri corpi fanno questo.)

I nostri sensi adorano gli alimenti trasformati, ma il nostro organismo no! Questi “incantevoli” cibi hanno più energia del necessario ma con meno nutrienti, rendendoci sempre meno sazi o soddisfatti e se assunti in cronico il cervello “dimentica” i segnali di stop, ricercando sempre più frequentemente la ricompensa; ecco che il mangiare edonico sovrasta il mangiare omeostatico (fisiologico).

Non puoi controllare la tua composizione genetica, la tua storia dietetica né la tua risposta fisiologica; ma possiamo insegnare al prossimo (amico, familiare, cliente, paziente…) ed a noi stessi come controllare i comportamenti seguendo dei passaggi affinché il sistema di regolazione dell’appetito naturale torna “on line” e quindi svolge al meglio il suo lavoro.

L’assunzione di cibo è complessa e la fisiologia gioca un ruolo importante, ma anche la psicologia, le relazioni e la nostra società più ampia, la nostra cultura, il nostro stile di vita, le nostre conoscenze individuali o credenze sul cibo stesso.

Cambia ciò che mangi, cambia il tuo cervello.

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