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Mangiar sano, un atto sostenibile per l’ambiente

Mangiar sano, un atto sostenibile per l’ambiente

Il concetto di sostenibilità è legato all’idea del tempo, di quanto a lungo possa reggere qualcosa, diventare consapevoli del tempo, dell’ambiente e, quindi, delle risorse che abbiamo a disposizione è un atto di responsabilità nei confronti delle generazioni future.

Certo, per salvaguardare l’ambiente dovrebbe muoversi la politica su scala internazionale, servono leggi, servirebbe che gli accordi già firmati venissero rispettati, ma quando la politica rimane assente, arranca, sono i piccoli gesti quotidiani e privati a garantire la sostenibilità.

Agricoltura convenzionale ed allevamento intensivo sono responsabili del maggior consumo di risorse naturali e sono la prima causa di contaminazione alimentare. Risulta palese che alimentarsi meglio, prediligendo cibi biologici minimamente processati, minimamente imballati e di provenienza vicina, potrebbe diminuire le emissioni di gas serra e contribuire alla salvaguardia dell’ambiente (1).

Proprio a livello agricolo, bisognerebbe prendersi cura dei suoli e dei terreni. Saperli mantenere vivi attraverso l’attività agricola, curando la biodiversità, troppo spesso compromessa dalle monoculture intensive. Il concetto su cui dovremmo insistere dovrebbe essere “produrre un po’meno, produrre meglio, distribuire con senno” (2).

La cura del territorio è un atto sostenibile che si riflette anche sulle piccole realtà agricole, da mantenere in vita ed è un atto estetico, di difesa per le bellezze paesaggistiche, talvolta influenzate in maniera positiva dalla mano dell’uomo.

Entro il 2050 saremo circa 9,5 mld sul pianeta ed avremo a disposizione il 30% in meno dei terreni a causa del cambiamento climatico; il 43% in meno delle foreste tropicali a causa delle coltivazioni intensive; il 32% delle risorse ittiche saranno sovrasfruttate od esaurite; mentre con le buone pratiche agronomiche potremmo ridurre del 30% le emissioni di CO2 (3).

Se nel 2050 tutta la popolazione mondiale consumasse 2100 kcal al giorno si cui 160 derivanti da carne, questo risulterebbe in una riduzione di circa 15 gigatonnellate di anidride carbonica equivalente, pari ad un terzo delle emissioni globali di gas serra del 2011 (4).

“Adottando un modello alimentare in linea con le raccomandazioni elaborate dai nutrizionisti, come quello della dieta mediterranea, è possibile conciliare la salute della persona con quella dell’ambiente senza alcun impatto negativo sull’economia”, da questa affermazione del Barilla Center for Food & Nutrition, nasce la doppia piramide, in cui alla classica piramide alimentare, si associa una nuova piramide “ambientale” rovesciata, nella quale gli alimenti sono stati classificati in base alla loro impronta ecologica.

Spesso associamo il concetto dell’inquinamento al trasporto, al riscaldamento all’utilizzo di energia elettrica, senza considerare l’impatto ambientale delle nostre scelte alimentari. Considerando solo le emissioni di gas serra, è il cibo a dare il contributo maggiore al cambiamento climatico, con il 31% del totale di consumo di anidride carbonica equivalente, superando riscaldamento e trasporti, in particolare il consumo di carne è responsabile del 12% delle emissioni totali ed i prodotti lattiero-caseari contribuiscono per il 5% (5).

In conclusione, possiamo scegliere di mangiare meno, alimenti poco processati, la cui provenienza è vicina al paese in cui viviamo, possiamo prediligere verdure e frutta di stagione, consumare meno prodotti di origine animale, possiamo ridurre l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti chimici e far si che i microrganismi apportino al suolo i benefici di cui sono capaci per ridurre l’inquinamento delle falde acquifere, possiamo quotidianamente scegliere di salvare il nostro Pianeta, in un atto dovuto di responsabilità per chi verrà dopo di noi.

 

 

 

  1. Claus Leitzmann, “Nutrition ecology: the contribution of vegetarian diets”, Am J Clin Nutr 2003; 78 (suppl): 657S-9S.
  2. Barilla Center For Food & Nutrition, “Eating Planet, cibo e sostenibilità: costruire il nostro futuro”.
  3. Ibidem
  4. Department for Energy and Climate Change, Climate – KIC and International Energy Agency, Prosperous living for the world in 2050: insights from the Global Calculator.
  5. Tukker A., B. Jansen, “Enviromental Impacts of Products”, Journal of Industrial Ecology, 10, 3, 2006.
Marianna Pasqua

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