L’intestino ha sempre ragione

“RIPARA” IL TUO SISTEMA CON UNA DIETA AD ELIMINAZIONE

Ciò che mangiamo può influire sul modo in cui ci sentiamo, pensiamo e ci comportiamo. Il premio Nobel e microbiologo Elie Metchnikoff in base ai suoi studi nei primi anni del 900 affermò che la malattia e l’invecchiamento sono dovuti al caos che un sistema gastrointestinale (GS) disfunzionale ha sull’organismo. Consideriamo quanto segue:

  1. il GS comprende il 75% del sistema immunitario dell’intero organismo.
  2. ci sono più neuroni nell’intestino tenue che nell’intero midollo spinale.
  3. è l’unico sistema del corpo che ha un proprio sistema nervoso autonomo chiamato sistema nervoso enterico.
  4. ci sono all’incirca 400 specie di microbi che vivono nell’intestino per un totale di 15 kg di massa.

Quando il GS è sofferente avvertiamo una sorta di “malessere viscerale”, non un vero e proprio dolore intestinale; questo perché ai nostri visceri mancano i recettori sensibili al dolore (noti come nocicettori). I nocicettori avvertono stimoli “nocivi” e inviano segnali al nostro cervello, che vengono registrati come “dolore”. Di conseguenza non sappiamo quando il nostro intestino ha qualche problema; ma se la situazione peggiora allora si possono manifestare sintomi come:

  1. gas
  2. gonfiore
  3. digestione inadeguata (il classico “mattone sullo stomaco”)
  4. stipsi
  5. diarrea
  6. alitosi
  7. nausea

A questo punto si inizia ad intuire un qualche tipo di disfunzione a livello intestinale e non solo; molti altri sintomi come: emicranie, squilibri ormonali, allergie, eczemi e patologie autoimmuni possono essere ricondotti ad un malfunzionamento del tratto gastro-intestinale.

Una caratteristica del metabolismo di un intestino sano è il rilascio da parte di batteri morti del Lipopolisaccaride (LPS) che dall’intestino si riversa nel flusso ematico. Il lipopolisaccaride è il principale componente molecolare della membrana esterna dei batteri gram negativi in grado di proteggerli dall’ambiente circostante. Quando l’intestino diventa disfunzionale a causa di una dieta malsana o di una qualche sensibilità alimentare, i livelli di LPS possono crescere in modo anomalo attirando l’attenzione del sistema immunitario. Il rilascio di LPS dai batteri nel nostro intestino inizia con un pasto infiammatorio che porta ad una catena di eventi che sfocia infine nel rilascio di endotossine, le quali attraversano la barriera intestinale ormai indebolito e permeabile, riversandosi nel flusso ematico. L’endotossemia è una caratteristica chiave di un intestino disordinato e ciò impatta a livello sistemico, agendo:

  1. a livello cerebrale causando abbassamento dei livelli di dopamina e serotonina; questa alterazione è associata a disturbi comportamentali come la depressione.
  2. a livello dell’amigdala agendo sui centri di memoria emotiva a lungo termine.
  3. a livello surrenale aumentando il rilascio di glicocorticoidi, specialmente del cortisolo, il quale non essendo più “in fase” genera una serie di ripercussioni a livello ormonale e intrinseco alla cellula.
  4. a livello intestinale è causa di “leaky gut syndrome” e danneggiamento dei villi intestinali.
  5. sulla fisiologia della tiroide diminuendo il rilascio di TSH, bloccando la conversione a livello epatico di T4 in T3 ed impedendo l’interazione di fT3 con il proprio recettore nucleare agendo su quest’ultimo.
  6. a livello mitocondriale tramite aumento dei radicali liberi con conseguente abbassamento della produzione di energia sottoforma di ATP.
  7. carenza di zinco con ripercussioni sulla concentrazione di testosterone.
  8. aumentando i livelli sierici di grelina acilata, inducendo maggiore sensazione di fame con conseguente aumento dell’intake calorico.

Possiamo notare come l’endotossemia metabolica agisca su molti sistemi corporei ponendo le basi per l’obesità, malattie cardio-vascolari, autoimmuni, diarrea, disidratazione e declino cognitivo. Ecco perché ripristinare la salute intestinale è una strategia centrale per ridurre il rischio d’insorgenza o magari, arginare le conseguenze di certe patologie preesitenti.

Uno dei modi migliori per “controllare” l’infiammazione è identificare alimenti pro-infiammatori ed escluderli tramite una dieta ad eliminazione. Ovviamente non esiste una dieta perfetta biochimicamente, siamo tutti unici e abbiamo esigenze individuali per quanto mangiare, cosa mangiare e quando mangiare. Quindi dobbiamo anche fare del nostro meglio per trovare la migliore combinazione di nutrizione / stile di vita. Quando si soffre di disturbi legati al GS, la dieta ad eliminazione è un approccio estremamente utile ed è come pianificare un progetto di ricerca su se stessi.

La dieta ad eliminazione si basa, appunto, sull’eliminazione di determinati alimenti per un periodo di tempo, di solito tre o quattro settimane, per poi reintrodurli e monitorare i sintomi per possibili reazioni.

Perché non eseguire semplicemente i test sulle intolleranze alimentari? perché è spesso costoso e inaffidabile; nonostante la moltitudine di test di intolleranza e allergia alimentare attualmente disponibili, la dieta ad eliminazione rimane ancora il gold standard per identificare le sensibilità alimentari. Per cominciare una buona dieta ad eliminazione bisognerà rimuovere: glutine, latticini, soia, uova, mais, maiale, manzo, pollo, fagioli / lenticchie, caffè, cioccolato, alcol, sciroppi, agrumi, noci, pomodori, melanzane, patate bianche e rucola. Potrebbe sembrare molto, ma lascia molte opzioni per una dieta relativamente soddisfacente composta principalmente da riso, carne (cioè tacchino, pesce, agnello), la maggior parte della frutta, olio di cocco, extravergine di oliva e la maggior parte dei tipi di verdure. L’unica avvertenza è che più si rimuove, più è probabile che si possano scoprire cibi a cui si è sensibili.

La durata di una dieta ad eliminazione può variare in base all’età e alla gravità dei sintomi. I bambini di solito possono vedere i benefici di una dieta a eliminazione di 7-10 giorni, mentre per la maggior parte degli adulti sembra maggiormente indicato un programma di circa 3-4 settimane. Alla fine delle tre settimane di eliminazione, reintrodurre un singolo gruppo alimentare per un solo giorno, e quindi monitorare i sintomi per i due giorni seguenti. Ad esempio, si potrebbe decidere di reintrodurre i prodotti lattiero-caseari un lunedì. Quel giorno si potrebbe mangiare del formaggio e bere un bicchiere di latte e controllare eventuali reazioni anomale martedì e mercoledì. Se non si riscontrano sintomi osservabili, si può reintrodurre un altro cibo (ad esempio uova) il giovedì. L’intero processo richiederà circa 5-6 settimane e, alla fine dell’esperimento, conoscerai molto su come il tuo corpo risponde ai diversi alimenti. La maggiore raccomandazione è di tenere un diario alimentare durante la fase di eliminazione e di tracciare eventuali segni e sintomi fisici, mentali e/o emotivi. Se ti senti meglio durante il periodo di eliminazione (ad es. più energia, sonno migliore), potrebbe indicare che un cibo che comunemente mangi ti sta causando un problema.

Se si avverte uno scompenso a livello intestinale bisognerebbe iniziare a fare questo tipo controllo, in modo tale da acquisire conoscenze durature e inequivocabili sulla propria salute e benessere.

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