La Caffeina: Alleata o nemica?

La caffeina è un alcaloide naturale derivato dalla xantina ed è contenuta in varie specie vegetali tra cui le piante del genere Coffea, la pianta del the, la pianta del cacao e il Guaranà. Negli ultimi anni è aumentato il mercato di prodotti che la contengono: si può trovare in bevande come caffè, ma anche the, nella Coca Cola, in alcuni farmaci, integratori e cosmetici. Una lattina di Coca Cola può contenere circa 30 mg di caffeina. Mentre una tazzina di caffè intorno a 80 mg.

La caffeina è uno stimolante del sistema nervoso centrale, influenza l’espressione circadiana genica e il metabolismo ed è quindi probabilmente la sostanza psicoattiva più diffusa al mondo. Inoltre è un rinforzatore positivo, ossia una sostanza la cui esposizione aumenta la probabilità di ricerca della medesima. La presenza di sindrome da astinenza da caffeina è stata osservata sia negli animali da esperimento  che nell’uomo. Nel ratto l’astinenza da caffeina si manifesta con alterazioni dell’attività motoria spontanea e con insorgenza di ansia. Nell’uomo invece l’astinenza provoca numerosi sintomi come stanchezza, nervosismo, cefalea, ansia, aumento della frequenza cardiaca e occasionalmente nausea,vomito e tremore. I sintomi iniziano 12-24 ore dall’improvvisa sospensione di un consumo a lungo termine  e raggiungono il picco tra 20 e 48 ore.  Sintomi da astinenza sono stati riscontrati in neonati nati da madri forti consumatrici di caffè ed in adolescenti consumatori di bevande contenenti caffeina. Gli effetti di alte dosi di caffeina, dai 500 mg in su, vengono racchiusi nel termine “caffeinismo” (aggiunto ai DSM3 E 4; DMS: manuale diagnostico dei disturbi mentali ). Anche una piccola astinenza, come saltare il caffè mattutino, può produrre sintomi spiacevoli. Nonostante ciò, la caffeina non soddisfa in pieno i criteri del DMS4che descrivono la farmacodipendenza e per tale motivo la caffeina non è ritenuta una sostanza d’abuso ma solo uno psicostimolante atipico.

Secondo diversi studi ,per un soggetto sano, una dose moderata di caffeina corrisponde a 400 mg al giorno (per un soggetto di 65 kg), quindi 5 caffè, senza avere effetti avversi di tossicità, effetti cardiovascolari, sul bilancio di calcio, cambiamenti nel comportamento negli adulti, sull’incidenza del cancro e sulla fertilità maschile. Ovviamente l’influenza della caffeina sul corpo umano è condizionata dal metabolismo individuale della caffeina che dipende, a sua volta, da fattori endogeni ed ambientali. Inoltre studi specifici dimostrano che donne in età riproduttiva e bambini sono soggetti a rischio che possono richiedere consigli specifici per un’assunzione moderata di caffeina. Viene suggerito che le donne in età riproduttiva dovrebbero consumare una quantità di caffeina minore o uguale a 300 mg al giorno (4,6 mg per kg di peso corporeo) mentre i bambini una quantità minore o uguale a 2,5 mg per kg di peso corporeo. In particolare nella donna in gravidanza, il metabolismo della caffeina è rallentato e la caffeina e i suoi metaboliti possono attraversare liberamente la placenta in un feto. Per questo motivo, le donne in gravidanza devono limitare l’assunzione di caffeina.

Degli studi inoltre provano che le proprietà gratificanti della nicotina possono essere modificate dall’esposizione cronica alla caffeina: i fumatori consumano caffeina per migliorare gli effetti della nicotina. La caffeina quindi può diventare un fattore importante nel mantenere la tendenza a fumare.

La caffeina è comunque un alimento funzionale. Un alimento funzionale è  un alimento con proprietà che influenzano positivamente specifiche funzioni dell’organismo e che contribuiscono a mantenere o migliorare uno stato di salute e di benessere o a ridurre il rischio di patologie, grazie alla presenza di componenti presenti naturalmente o aggiunti. La caffeina ha un effetto benefico sui muscoli, cervello(rallenta la degenerazione dei neuroni) e intestino (incrementa la motilità intestinale) e aumenta la lipolisi, ma d’altra parte può aumentare la pressione arteriosa, anche se per breve tempo a basse dosi, e aumenta la produzione di adrenalina e quindi la sensibilità allo stress e causa irritabilità ed ad alte dosi aumenta la tachicardia e a livello delle ossa può incrementare la perdita di calcio.

In esperimenti condotti su topi , l’assunzione abituale di caffeina ha impedito il declino della memoria durante l’invecchiamento e ridotto il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer. Inoltre ci sono crescenti evidenze che sottolineano una riduzione del rischio di sviluppare diabete di tipo 2 nei bevitori regolari di caffè, 3-4 tazze al giorno. Questo effetto è dovuto probabilmente alla presenza di acidi clorogenici e di caffeina, i due componenti presenti in concentrazione più alta nel caffè, dopo il processo di tostatura.

Dott.ssa Vittoria Candita

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