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I succhi di frutta sono malsani come le bevande zuccherate?

I succhi di frutta sono malsani come le bevande zuccherate?

Con l’arrivo dell’estate e delle alte temperature, sono sempre di più le persone che per combattere il caldo si affidano al consumo di bibite fresche; c’è chi non rinuncia al suo spritz o alla sua coca cola ghiacciata e chi, credendo di voler bene al proprio corpo, si affida a succhi di frutta 100% naturali o centrifugati.

Ma siamo sicuri che una scelta sia migliore dell’altra? Per anni, abbiamo sempre creduto che un succo di frutta 100% naturale, sia l’alternativa salutare ad una classica bevanda zuccherata, mito che in parte è stato sfatato da  un gruppo di studiosi statunitensi, che per la prima volta, anziché osservare gli effetti indotti dalle bevande sul nostro organismo (diabete, carie, dislipidemia, obesitsovrappeso) hanno posto la loro attenzione sul rischio di mortalità da esse indotte. Prima di concentrarsi sui risultati di questo studio, è bene fare chiarezza sulle varie tipologie di bevande presenti in commercio. Con il termine di “bevanda zuccherata” si fa riferimento a qualsiasi bibita in cui è prevista l’aggiunta di zuccheri o altri dolcificanti; parliamo di bibite gassate e non, bevande energetiche, succhi di frutta concentrati, punch di frutta e miscele di bevande in polvere.

Circa 300ml di prodotto apportano  dalle  140 alle 150 kcal ed il contenuto in zucchero oscilla dai 35 ai 37.5g, valori che hanno motivato la comunità scientifica a lanciare un allarme riguardo i danni indotti all’organismo sul loro eccessivo consumo. Negli Stati Uniti, dove il consumo di bevande è considerata una delle principali cause di obesità, per combattere quest’epidemia e tutte le malattie ad  essa correlate, sono stati compiuti sforzi sostanziali per scoraggiarne il consumo, tra cui impostare tasse e  limitarne la vendita dei prodotti ai bambini.

Per quanto riguarda i succhi di frutta, ancora oggi sono percepiti come una scelta più salutare rispetto alle bevande zuccherate, nonché un modo per arricchire la nostra dieta con liquidi e frutta. Graditi per il gusto e per la loro praticità nel consumo, sono alimenti che fanno gola sia ai bambini che agli adulti, ma anche su questa bevanda ci sono degli aspetti  nutrizionali e merceologici da chiarire. La normativa europea afferma che il succo 100% frutta è il prodotto che si ottiene dalla spremitura del frutto senza l’aggiunta di aromi,zuccheri o altri edulcoranti, quindi succhi di mela, arancia, ananas, pompelmo e mix tropicali, mentre frutti come albicocca,pesca e pera sono trasformati in nettare della frutta, in cui oltre al succo del frutto contengono acqua ed eventualmente zuccheri o edulcoranti e additivi come addensanti, acidificanti ed aromi.

Secondo il parere degli esperti le qualità nutritive dei succhi di frutta 100% naturali sono simili a quelli dei frutti da cui sono ricavati, presentano anch’essi acqua,vitamine,antiossidanti e soprattutto fibre che oltre a garantire un corretto funzionamento dell’intestino contrastano anche malattie cardiovascolari e alcune forme di tumore. Oltre a ciò, c’è un altro dettaglio importante: il potere saziante della frutta che è sempre superiore rispetto a qualsiasi altra bevanda.

Non è da trascurare l’effetto dello zucchero: sebbene nei succhi di frutta 100% naturali, l’unica fonte di zucchero è rappresentata dal fruttosio, presente naturalmente nel frutto, una volta metabolizzato la risposta biologica innescata nel nostro organismo è la stessa di quella indotta da una bevanda zuccherata. 

A confermare ciò, possiamo collegarci allo studio di Collin et all. i quali hanno osservato le relazioni esistenti tra il consumo dei due tipi di bevande con il tasso di mortalità, sia se dovuta da malattie cardiovascolari sia se dovuta da altre cause. I ricercatori hanno elaborato i dati provenienti da uno studio multi etnico con follow up di 6anni eseguito su 13.440 adulti di età pari o superiore ai 45 anni di cui alcuni in sovrappeso o obesi. Da questi studi sono stati registrati 680 decessi per cause di natura cardiovascolare e 1000 decessi per cause di vario tipo.

In generale, coloro che consumavano il 10% o più delle loro calorie da entrambi i tipi di bevande, hanno evidenziato un maggior rischio di mortalità rispetto a chi ne consumava meno del 5%, e il consumo di succhi di frutta 100% naturali incrementava soprattutto il rischio di morte per cause naturali, mentre per valutarne le relazioni con il rischio di morte dovuto a malattie cardiovascolari, gli studiosi confermano la  necessità di dover effettuare studi più a lungo termine.

Ciò che dovremmo estrapolare da questi risultati, è che anche il succo di frutta 100% naturale, non è da considerarsi come la scelta salutare a cui poter sempre attingere; di conseguenza, come per tutte le altre bevande zuccherate,le cui assunzioni devono essere ancora più limitate visti i loro effetti deleteri sulla salute, è bene moderarne i consumi e non utilizzarli come sostituti dell’acqua o della frutta. Gli studi, infatti, non condannano il loro consumo (sono consentiti ≤ 7 bicchieri la settimana), anzi, in alcuni casi è stato osservato che essi possano apportare anche dei benefici: il succo d’arancia è in grado di migliorare la funzione cognitiva negli uomini di mezza età e negli anziani, correlando questa sua capacità alla presenza di antiossidanti, vitamine, minerali e polifenoli che combattono lo stress ossidativo e migliorano le prestazioni cognitive. Come sappiamo però, tali elementi originano dai frutti interi, il cui consumo diretto ci fornisce maggiori benefici rispetto al succo stesso, per tale motivo non sarebbe da sottovalutare il parere degli esperti che ci consigliano di non abusare di queste bevande meno salutari di quanto ci aspettavamo.

Marta Guasch-Ferré; Frank B. Hu, MD, PhD JAMA Netw Open. 2019;2(5):e193109. doi:10.1001/jamanetworkopen.2019.3109JAMA NetwOpen. 2019;2(5):e193109.doi:10.1001/jamanetworkopen.2019.3109

https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/alimentazione/i-succhi-di-frutta-fanno-bene-o-fanno-male

Lindsay J. Collin, MPH; Suzanne Judd, PhD; Monika Safford, MD, PhD; Viola Vaccarino, MD, PhD; Jean A. Welsh, RN, MPH, PhD JAMA Netw Open. 2019; 2 (5): e193121. doi: 10.1001 / jamanetworkopen.2019.3121

Maria Esposito

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