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I succhi di frutta sono malsani come le bevande zuccherate?

Con l’arrivo dell’estate e delle alte temperature, sono sempre di più le persone che per combattere il caldo si affidano al consumo di bibite fresche; c’è chi non rinuncia al suo spritz o alla sua coca cola ghiacciata e chi, credendo di voler bene al proprio corpo, si affida a succhi di frutta 100% naturali o centrifugati.

Ma siamo sicuri che una scelta sia migliore dell’altra? Per anni, abbiamo sempre creduto che un succo di frutta 100% naturale, sia l’alternativa salutare ad una classica bevanda zuccherata, mito che in parte è stato sfatato da  un gruppo di studiosi statunitensi, che per la prima volta, anziché osservare gli effetti indotti dalle bevande sul nostro organismo (diabete, carie, dislipidemia, obesitsovrappeso) hanno posto la loro attenzione sul rischio di mortalità da esse indotte. Prima di concentrarsi sui risultati di questo studio, è bene fare chiarezza sulle varie tipologie di bevande presenti in commercio. Con il termine di “bevanda zuccherata” si fa riferimento a qualsiasi bibita in cui è prevista l’aggiunta di zuccheri o altri dolcificanti; parliamo di bibite gassate e non, bevande energetiche, succhi di frutta concentrati, punch di frutta e miscele di bevande in polvere.

Circa 300ml di prodotto apportano  dalle  140 alle 150 kcal ed il contenuto in zucchero oscilla dai 35 ai 37.5g, valori che hanno motivato la comunità scientifica a lanciare un allarme riguardo i danni indotti all’organismo sul loro eccessivo consumo. Negli Stati Uniti, dove il consumo di bevande è considerata una delle principali cause di obesità, per combattere quest’epidemia e tutte le malattie ad  essa correlate, sono stati compiuti sforzi sostanziali per scoraggiarne il consumo, tra cui impostare tasse e  limitarne la vendita dei prodotti ai bambini.

Per quanto riguarda i succhi di frutta, ancora oggi sono percepiti come una scelta più salutare rispetto alle bevande zuccherate, nonché un modo per arricchire la nostra dieta con liquidi e frutta. Graditi per il gusto e per la loro praticità nel consumo, sono alimenti che fanno gola sia ai bambini che agli adulti, ma anche su questa bevanda ci sono degli aspetti  nutrizionali e merceologici da chiarire. La normativa europea afferma che il succo 100% frutta è il prodotto che si ottiene dalla spremitura del frutto senza l’aggiunta di aromi,zuccheri o altri edulcoranti, quindi succhi di mela, arancia, ananas, pompelmo e mix tropicali, mentre frutti come albicocca,pesca e pera sono trasformati in nettare della frutta, in cui oltre al succo del frutto contengono acqua ed eventualmente zuccheri o edulcoranti e additivi come addensanti, acidificanti ed aromi.

Secondo il parere degli esperti le qualità nutritive dei succhi di frutta 100% naturali sono simili a quelli dei frutti da cui sono ricavati, presentano anch’essi acqua,vitamine,antiossidanti e soprattutto fibre che oltre a garantire un corretto funzionamento dell’intestino contrastano anche malattie cardiovascolari e alcune forme di tumore. Oltre a ciò, c’è un altro dettaglio importante: il potere saziante della frutta che è sempre superiore rispetto a qualsiasi altra bevanda.

Non è da trascurare l’effetto dello zucchero: sebbene nei succhi di frutta 100% naturali, l’unica fonte di zucchero è rappresentata dal fruttosio, presente naturalmente nel frutto, una volta metabolizzato la risposta biologica innescata nel nostro organismo è la stessa di quella indotta da una bevanda zuccherata. 

A confermare ciò, possiamo collegarci allo studio di Collin et all. i quali hanno osservato le relazioni esistenti tra il consumo dei due tipi di bevande con il tasso di mortalità, sia se dovuta da malattie cardiovascolari sia se dovuta da altre cause. I ricercatori hanno elaborato i dati provenienti da uno studio multi etnico con follow up di 6anni eseguito su 13.440 adulti di età pari o superiore ai 45 anni di cui alcuni in sovrappeso o obesi. Da questi studi sono stati registrati 680 decessi per cause di natura cardiovascolare e 1000 decessi per cause di vario tipo.

In generale, coloro che consumavano il 10% o più delle loro calorie da entrambi i tipi di bevande, hanno evidenziato un maggior rischio di mortalità rispetto a chi ne consumava meno del 5%, e il consumo di succhi di frutta 100% naturali incrementava soprattutto il rischio di morte per cause naturali, mentre per valutarne le relazioni con il rischio di morte dovuto a malattie cardiovascolari, gli studiosi confermano la  necessità di dover effettuare studi più a lungo termine.

Ciò che dovremmo estrapolare da questi risultati, è che anche il succo di frutta 100% naturale, non è da considerarsi come la scelta salutare a cui poter sempre attingere; di conseguenza, come per tutte le altre bevande zuccherate,le cui assunzioni devono essere ancora più limitate visti i loro effetti deleteri sulla salute, è bene moderarne i consumi e non utilizzarli come sostituti dell’acqua o della frutta. Gli studi, infatti, non condannano il loro consumo (sono consentiti ≤ 7 bicchieri la settimana), anzi, in alcuni casi è stato osservato che essi possano apportare anche dei benefici: il succo d’arancia è in grado di migliorare la funzione cognitiva negli uomini di mezza età e negli anziani, correlando questa sua capacità alla presenza di antiossidanti, vitamine, minerali e polifenoli che combattono lo stress ossidativo e migliorano le prestazioni cognitive. Come sappiamo però, tali elementi originano dai frutti interi, il cui consumo diretto ci fornisce maggiori benefici rispetto al succo stesso, per tale motivo non sarebbe da sottovalutare il parere degli esperti che ci consigliano di non abusare di queste bevande meno salutari di quanto ci aspettavamo.

Marta Guasch-Ferré; Frank B. Hu, MD, PhD JAMA Netw Open. 2019;2(5):e193109. doi:10.1001/jamanetworkopen.2019.3109JAMA NetwOpen. 2019;2(5):e193109.doi:10.1001/jamanetworkopen.2019.3109

https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/alimentazione/i-succhi-di-frutta-fanno-bene-o-fanno-male

Lindsay J. Collin, MPH; Suzanne Judd, PhD; Monika Safford, MD, PhD; Viola Vaccarino, MD, PhD; Jean A. Welsh, RN, MPH, PhD JAMA Netw Open. 2019; 2 (5): e193121. doi: 10.1001 / jamanetworkopen.2019.3121

Il magico suono delle piante

Qualsiasi essere vivente, dalle piante agli animali, all’uomo, se tenuto in cattività, maltrattato e malnutrito o nutrito male, si “trasforma” e modifica la sua epigenetica, accendendo dei geni e spegnendone degli altri. Gli elefanti, ad esempio, non sono fatti per essere cavalcati, purtroppo il guadagno fa dimenticare il bene. Di esempi ne potrei fare per qualsiasi essere vivente, dalle piante a piccoli organismi modello e non solo. La Natura è magica come il nostro nanomondo biochimico.

E te, lo sapevi che le piante hanno anch’esse un’anima, un “cervello”, “un’intelligenza diversa” quasi al pari di noi e di qualsiasi essere vivente “pensante e non pensante”? Ebbene sì! Questo per far capire anche a chi ha un “orientamento alimentare” diverso da quello che realmente necessitiamo per perseverare un buon stato di salute, ovvero quello onnivoro, che se lo fanno per “etica”, dovrebbero farlo anche per le piante, “anima fragile”.

Lo sapevi che anch’esse cantano, comunicano, muoiono se allontanate dai preziosi vicini – compagni di una vita – e soffrono se maltrattate. Inoltre vanno in ecstasy e ti donano preziosi fiori e frutti che nutrono le nostre cellule, la nostra vista dando colore ed armonia nel quotidiano, se trattate con amore e semplici ingredienti. Quelli che, in connubio con i suoi preziosi doni, nutrono la nostra mente ed il nostro corpo.

Nel video che vi propongo, durante un corso presso l’ ortobotanico di Napoli, questo illustre docente ci ha portato all’esterno della facoltà, lì dove di piante è colmo. Connettendo degli elettrodi ad un trasformatore, una sorta di “trasduttore” del segnale una sorta di “elettrocardiogramma” delle piante, ecco che si produce un suono armonico. Il magico suono delle piante! La cosa “sconvolgente” ed emozionante, fu quando, in particolare, le piante, avvertendo un pericolo, noi intorno, onde dei cellulari in procinto di fotografare e riprendere quel concerto armonico, si sono fermate. Allora ciò che il docente ci aveva appena illustrato nel corso, è stato confermato.

Altri illuminanti docenti della Scuola di Nutrizione Salernitana (SNS), ci hanno fatto capire l’importanza di nutrirci di queste preziose creature, ad esempio un centrifugato di verdure può essere considerato un concentrato, una spremuta di cellule staminali. Inoltre, esse sono in grado, anche se esposti a fattori di rischio, “l’epigenetica esterna”, inquinanti etc., loro riescono a schermare il danno e riescono ad adattarsi. Tali meccanismi sono ancora in parte sconosciuti ma questo dovrebbe farci capire, come ci hanno insegnato ai vari corsi, che ognuno di noi dovrebbe mangiare i frutti della sua terra, in quanto l’epigenetica esterna è la stessa, dunque, in modo guidato e personalizzato possiamo chelare i metalli pesanti e / o inquinanti, assorbendo solo il nettare di queste creature intelligenti.

Riflettiamo anche che se noi ci perdessimo nella giungla sarebbe “veramente” difficile uscirne vivi se non guidati…dunque, ok “gli orientamenti alimentari alternativi” per gusto, per salute e / o per protocolli nutrizionali personalizzati specifici, per altro, non parliamo, però, di etica, in particolare, adesso che prendiamo coscienza che (“quasi”) tutto quello che ci circonda ha un’anima, anche e soprattutto la natura!

Inoltre, se poi accompagnassimo sempre la nostra vita con musica, quella che più ci ispira in quel momento, la nostra vita ed il mondo che ci circonda diventa un’opera d’arte! La classica, in particolare, ha un effetto positivo sulla crescita, sul gusto e probabilmente sulle proprietà nutritive dei loro magici frutti e dunque sulla nostra vista, mente, corpo e spirito. Nello scrivere questo articolo, invece, sono stata “ispirata” dalle poesie musicali dell’artista Vasco Rossi.

Vediamo, come sempre, che  siamo sempre e solo noi i direttori d’orchestra della nostra vita ed in simbiosi con la natura ed il cosmo, in tutte le sue forme. Probabilmente le piante comunicano tramite il fenomeno dell’ entanglement?

Alla luce di queste evidenze, ricordiamo dunque di amarla ed accudirla come un dono prezioso ed essenziale per poter vivere in armonia ed in salute cantando, suonando e danzando con essa, con il mondo e l’universo.

Riferimenti bibliografici:

  1. L.Mattera. Scienzintasca 2017. http://www.scienzintasca.it/?s=epigenetica
  2.  L. Mattera. Scienzintasca 2018. http://www.scienzintasca.it/hydra-vulgaris-un-meraviglioso-organismo-modello-e-non-solo/
  3. L. Mattera. Scienzintasca 2018. http://www.scienzintasca.it/ballerina-si-il-direttore-dorchestra-della-tua-vita-essere-magri-non-vuol-dire-non-mangiare-no-al-tunnel-nero/
  4. Fernando Piterà Di Clima. Marzo 2018. Gemmoterapia. Fondamenti scientifici della moderna meristemoterapia
  5. L.Mattera. 2019.http://www.scienzintasca.it/tag/entanglement/

 

 

Il futuro del PET-FOOD è la NUTRIGENOMICA.

La riuscita del sequenziamento del genoma umano è stato il fattore principale che ha portato al sequenziamento del genoma di altre specie, fra cui il cane. Una volta sequenziato il DNA del cane, la ricerca veterinaria è stata la forza trainante che ha portato all’identificazione dei singoli geni e allo studio della loro funzione, ottenendo in questo modo la mappatura genica.

Per quanto riguarda il cane, la mappatura genica, che individua i geni e ne descrive la funzione, è e sarà uno strumento importante per lo sviluppo del pet-food, perchè applicando i principi della nutrigenomica, una scienza giovane ma in rapidissimo sviluppo che studia l’effetto degli alimenti o dei singoli nutrienti sull’espressione genica, si potranno sviluppare mangimi specifici , che potremmo definire “funzionali”, studiati sia per mantenere l’animale in perfetta salute, ma anche per prevenire alcune malattie o per ridurre il rischio o mitigare i sintomi di alcune malattie croniche, delle diete quindi “adatte” ad un particolare genotipo o ad una certa espressione genica.

La nutrigenomica aiuterà anche a colmare le lacune ancora presenti nella dietetica per cani: infatti molte delle esigenze nutrizionali dei cani nelle varie fasi della vita non sono ancora note.

Per esempio per i cani che praticano attività sportiva, come i cani da slitta, i cani da corsa o quelli da caccia, non si conoscono con precisione i livelli necessari né dei nutrienti essenziali, come proteine e grassi, né dei micronutrienti, come le vitamine (si sa solo che le vitamine A, C, ed E influenzano in vario modo la prestazione atletica), l’applicazione della nutrigenomica a questa particolare categoria aiuterà a stabilire le concentrazioni di nutrienti e micronutrienti ottimali e tossiche per la salute del cane, per il miglioramento delle prestazioni atletiche e per la velocizzazione del recupero post-attività.

Pensando alle malattie scheletriche come la displasia dell’anca, l’osteocondrosi e l’osteodistrofia ipertrofica c’è da dire che queste patologie sono molto influenzate dalla dieta, anche se associata ad esse si trova una forte ereditarietà, la nutrigenomica aiuterà nella comprensione degli alimenti specifici che influenzano queste malattie e a studiare specifiche diete per tutti quei cani che sono a rischio di svilupparle.

Utilizzando i metodi della nutrigenomica si potranno in futuro formulare diete non solo per la prevenzione delle malattie scheletriche, ma anche per la prevenzione di patologie molto più complesse come il diabete, l’obesità, le malattie cardiache ed il cancro.

L’industria del pet-food potrà utilizzare queste conoscenze di nutrigenomica per la produzione di mangimi di elevata qualità per soddisfare precise esigenze nutrizionali o per prevenire particolari patologie.

BIBLIOGRAFIAB

Kelly S. Swanson, Lawrence B. Schook and George C. Fahey, Jr. – Nutritional Genomics: Implications for Companion Animals 0022-3166 © 2003 American Society for Nutritional Sciences.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Dodds, W.J – Functional foods: the new paradigm based on nutrigenomics. Journal of the American Holistic Veterinary Medical Association , 2014 , Vol. 36 , pp. 26-35

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The canine genome Elaine A. Ostrander and Robert K. Wayne – The canine genome. 15:1706–1716 ©2005 by Cold Spring Harbor Laboratory Press

Reed Danielle R. – Animals Models of Gene-Nutrient Interaction. Obesity (Silver Spring). 2008 December; 16(Suppl 3): S23-S27

Alimenti funzionali: gli effetti positivi per la salute in termini di prevenzione e gestione delle malattie croniche.

E’ evidente come l’interesse dei consumatori nei confronti del cibo come fonte di benessere e salute stia crescendo sempre più. Le malattie correlate all’alimentazione, come l’obesità, il diabete, il cancro e le patologie cardiovascolari sono in netto aumento e in vista di ciò, gli alimenti funzionali giocano un ruolo importante nel ridurre o prevenire tali patologie. Quello dei functional food, pertanto, è un settore in forte crescita. In Asia, dove gli alimenti funzionali sono parte integrante della cultura da molti anni, c’è una ferma credenza che il cibo e la medicina abbiano la stessa origine e uno scopo comune. In Giappone, la ricerca sugli alimenti funzionali iniziò già negli anni ’80 e nel 1991 fu introdotto un quadro normativo specifico concernente gli Alimenti per uso specifico per la salute (FOSHU). A differenza dell’Asia, in Europa il concetto di alimenti funzionali è relativamente nuovo.

Sono stati esaminati ventidue studi per indagare le differenze nel consumo di alimenti funzionali tra i paesi europei. In paesi come Finlandia, Svezia e Paesi Bassi, gli alimenti funzionali risultano essere molto più popolari che in Italia (ad eccezione di tè, caffè e vino rosso), Belgio e Danimarca. Nell’est europeo, in particolare in Polonia, il loro consumo sta diventando sempre più comune. La Spagna e Cipro mostrano invece un’alta percentuale di consumatori per lo più tra gli adolescenti. I maggiori mercati di alimenti funzionali si trovano in Giappone e USA; anche se in misura nettamente minore, Finlandia, Germania, Francia, Regno Unito e Paesi Bassi detengono il più alto consumo di alimenti funzionali rispetto al resto dell’Europa. Questo dipende dalla diversa attitudine e grado di accettazione dei consumatori: a quanto pare gli europei sarebbero più scettici e critici nei confronti dei functional food. Nel 1999 l’UE, nell’elaborazione della legislazione in materia di indicazioni sulla salute, ha pubblicato la definizione di alimento funzionale: “Un alimento può essere considerato funzionale se dimostra in maniera soddisfacente di avere effetti positivi e mirati su una o più funzioni specifiche dell’organismo, che vadano oltre gli effetti nutrizionali normali, in modo tale che sia rilevante per il miglioramento dello stato di salute e di benessere e/o per la riduzione del rischio di malattia. Fermo restando che gli alimenti funzionali devono continuare ad essere alimenti e devono dimostrare la loro azione nelle quantità in cui vengono assunti normalmente nella dieta. Gli alimenti funzionali non sono né compresse, né capsule, ma alimenti che formano parte di un regime alimentare normale”. Gli alimenti funzionali sono:

  • alimenti naturali,
  • alimenti a cui sia stato aggiunto un componente,
  • alimenti in cui siano state modificate le caratteristiche di uno o più componenti,
  • alimenti in cui sia stata modificata la biodisponibilità di uno o più componenti,
  • qualsiasi combinazione di queste possibilità.

Gli alimenti funzionali possono apportare una miriade di benefici: antiossidante attivo nella difesa da stress ossidativo, detossificante, antitumorale, antimicrobico e antivirale, antinfiammatorio, antiipertensivo, ipocolesterolemico e così via. Non è però sufficiente che un alimento possieda queste proprietà per essere definito funzionale. Occorre che gli effetti positivi sulla salute e nella prevenzione delle malattie siano provati scientificamente da studi e ricerche. Esistono infatti dei criteri per attribuire la qualifica di funzionale:

– studi sperimentali condotti sull’uomo (studi clinici o d’intervento)

– studi osservazionali condotti sull’uomo (studi epidemiologici)

– studi biochimici, cellulari o condotti su animali

– identificazione di biomarker dell’effetto funzionale o della riduzione del rischio di patologia

– definizione dei range fisiologici di variabilità.

Molti componenti della tradizionale dieta mediterranea sono noti per i loro effetti positivi sulla salute e possono essere considerati veri e propri alimenti funzionali.

Frutta secca (noci, mandorle, noci brasiliane, nocciole): grazie alla presenza di grassi monoinsaturi e polinsaturi, vitamine, sali minerali, fibre, fenoli, flavonoidi, isoflavonoidi, fitosteroli e acido fitico contribuiscono alla riduzione dei trigliceridi nel plasma e proteggono dalle malattie cardiovascolari.

Vegetali (a foglia verde, peperoni, carote, cavoli, cavoletti, broccoli): la più importante fonte di composti fenolici. I flavonoidi, le fibre, i carotenoidi e l’acido folico hanno un ruolo nella prevenzione delle malattie coronariche. I fitosteroli invece sono associati ad una riduzione dei livelli di colesterolo e del rischio cardiovascolare.

Frutta (agrumi, frutti di bosco, mango, fragole, melone, anguria, avocado): ricca di fibre, vitamine, minerali, flavonoidi e terpeni detiene un ruolo prevalentemente antiossidante. Insieme ai legumi, grazie alla presenza di fitoestrogeni, può rappresentare una valida alternativa alla terapia ormonale sostitutiva nelle donne in menopausa.

Pesce:  in particolare il salmone, per il suo contenuto in acidi grassi polinsaturi (PUFA), EPA e DHA, contribuisce alla protezione contro  le aritmie cardiache, il cancro e l’ipertensione. E’ inoltre implicato nel mantenimento delle funzioni neurali e nella prevenzione di alcune malattie psichiatriche.

Olio di oliva: contiene elevate quantità di acidi grassi monoinsaturi (MUFA) e di fitochimici (composti fenolici, squalene e α-tocoferolo) che hanno effetti protettivi nei confronti di alcuni tipi di cancro, riducono il rischio di malattie coronariche, modificano le risposte immunitaria e infiammatoria e sembrano avere un ruolo nella mineralizzazione ossea. I composti fenolici hanno mostrato, sia in vivo che in vitro, di diminuire l’ossidazione del colesterolo LDL.

Yogurt: i batteri lattici conferiscono effetti probiotici, migliorano la salute gastrointestinale e modulano la risposta immune. Il consumo di yogurt potrebbe indurre cambiamenti favorevoli nella flora batterica fecale, riducendo il rischio di cancro al colon.

Aglio, cipolla, erbe e spezie: contengono moltissimi flavonoidi e possono apportare benefici a livello cardiovascolare e promuovere la funzione cognitiva. Rafforzano il sistema immunitario. Il cappero (Capparis spinosa) contiene flavonoidi come il kaempferolo e la quercetina, conosciuti per gli effetti antinfiammatori e antiossidanti.

Uva rossa e derivati: grazie ai polifenoli e a due composti che agiscono sinergicamente (resveratrolo e licopene), esercitano un effetto vasodilatatore endotelio-dipendente oltre che un effetto antiossidante.

Cacao, tè verde e caffè: sono considerati alimenti funzionali perché, se assunti in quantità moderate, stimolano l’attenzione e le capacità cognitive per la presenza rispettivamente di teobromina, teina e caffeina. Il tè verde contiene le catechine, in particolare l’EGCG o epigallocatechina gallato, dalle attività antivirali e antiossidanti.

Cereali non raffinati: sono anch’essi considerati alimenti funzionali poiché ricchi di vitamine del gruppo B, beta-glucani, lignani, tocotrienoli, folati, fruttani, fitosteroli, polifenoli, policosanoli, fitati, pentosani, arabinoxilani. Tendono a svolgere molteplici funzioni: prebiotica e probiotica, antiossidante, ipoglicemica, ipocolesterolemica, diminuzione di patologie cardiovascolari, cancro del colon e malformazioni del tubo neurale.

Per quanto riguarda l’uovo, si tratta di un alimento dal grande valore nutritivo oltre che tra i più consumati, insieme ai suoi derivati, grazie alla grande versatilità in cucina e il costo economico; lo sviluppo di uova funzionali potrebbe essere un vantaggio non solo per i consumatori, ma anche per i produttori e le industrie alimentari. Tuttavia, le uova funzionali arricchite in grassi omega-3 o con bassi livelli di colesterolo vengono consumate raramente in Europa, ad eccezione, rispettivamente, della Svezia (3.8%) e della Spagna (6.7%).

Gli alimenti funzionali contengono ingredienti biologicamente attivi associati ad effetti fisiologici benefici per la salute in termini di prevenzione e gestione delle malattie croniche, come il diabete mellito di tipo 2 (DMT2). Un consumo regolare di alimenti funzionali può essere associato ad un potenziato effetto antiossidante, antinfiammatorio, di sensibilità all’insulina e anti-colesterolo, utili per prevenire e gestire DMT2. I componenti della dieta mediterranea – come frutta, verdura, pesce grasso, olio d’oliva e noci – grazie al loro naturale contenuto di nutraceutici, hanno mostrato benefici clinicamente significativi sul metabolismo e sulle attività microvascolari, abbassamento del colesterolo e del glucosio a digiuno, e effetti anti-infiammatori e antiossidanti nei pazienti ad alto rischio e con DMT2. Inoltre, combinando l’esercizio fisico (fattore di prevenzione primaria e secondaria di malattie cardiovascolari, mortalità e diabete) con l’adesione ad una dieta mediterranea che comprenda cibo funzionale, si possono innescare e aumentare molti processi protettivi sia metabolici che cardiovascolari, come la riduzione della perossidazione lipidica e di azioni antinfiammatorie.

Alcuni studi hanno esaminato gli effetti degli alimenti funzionali arricchiti in antiossidanti sullo stress ossidativo, ovvero lo sbilanciamento tra la formazione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) e le difese antiossidanti di tipo enzimatico e non enzimatico presenti nell’organismo. La presenza di un eccessivo stato di stress ossidativo dipende da vari fattori (ad esempio fumo, inquinamento, alimentazione squilibrata, infiammazione cronica o di basso grado, difese antiossidanti compromesse) e contribuisce alla patogenesi di molteplici malattie (cardiovascolari, cancro, sindrome metabolica, disturbi cerebrali). Una sostanza antiossidante è in grado di ridurre il danno ossidativo causato dai radicali liberi a livello del DNA, di lipidi e proteine, e che può condurre alla morte cellulare. I risultati hanno mostrato un aumento significativo di antiossidanti idrosolubili e una riduzione dello stress ossidativo in un gruppo di soggetti umani.  In ogni caso la biodisponibilità degli alimenti funzionali e i loro effetti sulla prevenzione di malattie croniche dipende da come vengono assorbiti e utilizzati dall’organismo e da alcuni fattori estrinseci (matrice alimentare) e/o intrinseci dell’alimenti stesso, per esempio la forma molecolare delle sostanze antiossidanti. Inoltre, per i nutrienti che sono assorbiti tramite un processo di diffusione passiva, la quantità di antiossidanti assorbiti decresce all’aumentare dell’assunzione di quell’alimento. Infine, la biodisponibilità degli antiossidanti in frutta e verdura crudi è generalmente bassa, ma il trattamento col calore la aumenta; allo stesso tempo il calore potrebbe causare la perdita di antiossidanti e la loro isomerizzazione. Una dieta antiossidante con componenti bioattivi naturali potrebbe divenire un’interessante soluzione per le patologie neurodegenerative, in cui si assiste ad un aumento dello stress ossidativo. Diversi studi epidemiologici hanno mostrato che un consumo combinato di frutta e verdura porta benefici sinergici sulle attività antiossidanti ed è associato ad un ridotto rischio di patologie croniche e disordini degenerativi correlati all’età.

Lo stress infiammatorio e ossidativo possono essere diretta conseguenza di una dieta sbilanciata, come l’ingestione di alimenti composti da grandi quantità di grassi e carboidrati: l’aumento postprandiale del lipopolisaccaride (LPS) e del Toll-like receptor-4 (TLR4) è associato all’aumento dei livelli di citochine infiammatorie (IL-6, IL-17 e TNFα). Sono state osservate attività antiossidanti e antinfiammatorie in vitro e in modelli animali per lo zenzero (Zingiber officinale), il cardo mariano (Silybum marianum), il biancospino (Crataegus monogyna), il fiore della passione (Passiflora edulis) e la camomilla (Matricaria chamomilla).

Attualmente, il concetto base di “cibo” sta mutando da ciò che comporta la conservazione della vita a quello che usa il cibo come strumento per migliorare la salute e la qualità della vita. Indubbiamente i fattori chiave dietro la ricerca e lo sviluppo del cibo funzionale sono l’industria alimentare, i consumatori e i governi. Il progresso della scienza, in particolare nel settore della nutrizione, è cruciale per lo sviluppo di soluzioni alimentari innovative volte al miglioramento della salute dei consumatori.

BIBLIOGRAFIA

  • Verschuren et al., Functional Foods: Scientific and Global Perspectives, British Journal of Nutrition (2002), 88, Suppl. 2, S125–S130.
  • Peluso et al., Antioxidant, Anti-Inflammatory, and Microbial-Modulating Activities of Nutraceuticals and Functional Foods, Oxidative Medicine and Cellular Longevity Volume 2017, Article ID 7658617, 2 pages.
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  • Ortega, Importance of functional foods in the Mediterranean diet, Public Health Nutrition, 2006: 9(8A), 1136–1140.
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  • Butnariu et al., Design management of functional foods for quality of life improvement, Annals of Agricultural and Environmental Medicine 2013, Vol 20, No 4, 736–741.
  • Alkhatib et al., Functional Foods and Lifestyle Approaches for Diabetes Prevention and Management, Nutrients 2017, 9, 1310.
  • Miranda et al., Egg and Egg-Derived Foods: Effects on Human Health and Use as Functional Foods, Nutrients 2015, 7, 706-729.

L’importanza della serotonina nella riuscita delle diete.

Il 98% di tutti i tentativi di Perdere Peso è destinato inevitabilmente a fallire se si decide di perdere peso velocemente limitando l’assunzione di cibo ad alto contenuto calorico o appetitoso. L’astenersi dal cibo per periodi lunghi di tempo, aumenta di fatto il valore di ricompensa alimentare, per cui  il digiuno o il saltare un pasto sono deleteri .Gli sforzi, invece, dovrebbero essere concentrati in una dieta (prescritta da un medico biologo o dietista) che prevede l’assunzione di cibi più sani e a basso contenuto energetico o calorico.

Ma, cosa molto importante, tutte le diete sono destinate a fallire se non vengono mantenuti stabili i livelli di serotonina.

La serotonina è un neurotrasmettitore che agisce :

  • Determinando un’ insorgenza precoce del segnale di sazietà;
  • Riducendo l’appetibilità del cibo e la quantità totale di alimenti ingeriti
  • Riducendo il desiderio dei carboidrati.

Quando la serotonina diminuisce, aumenta il craving ossia il desiderio di carboidrati ad alto INDICE GLICEMICO (pop corn, patatine, crostini, tarallucci, biscottini, caramelline, cioccolattini, rusticini, pizzette etc) .Questi carboidrati ad alto IG a loro volta, una volta ingeriti, innalzano i livelli di serotonina, e conferiscono un relativo senso di benessere. Relativo perchè in questo modo però si attiva un circolo vizioso, infatti una patatina tira l’altra, un taralluccio tira l’altro, una galletta un crostino o una fetta biscottata tira l’altro/a……..

Aumentare la Serotonina in questo modo però, fa aumentare velocemente l’insulina. Livelli elevati di INSULINA inducono un maggior deposito di grasso, ritenzione idrica, alterata funzionalità di tiroide ed ormoni, aumento dei livelli di colesterolo, aumento della pressione sanguigna, aumento del rischio di Diabete di tipo 2, e un aumento del rischio di Cancro. Come riportato dall’American Cancer Society: “Essere sovrappeso può aumentare il rischio di cancro del 50 %”.

Gli uomini in sovrappeso hanno un incidenza significativamente maggiore di mortalità per cancro alla prostata, mentre nelle donne in sovrappeso si ha una maggiore incidenza di cancro alle ovaie e al seno.

Invece,mantenere alti i livelli di serotonina senza stimolare la produzione di insulina invece vi aiuterà a controllare il desiderio di cibo, vi aiuterà a placare la fame compulsiva,  e a ridurre il grasso corporeo. Mantenere alti i livelli di serotonina vi aiuterà senza dubbio a seguire uno stile di vita sano. Ma dovete essere pronti anche a fare uno sforzo ad abbandonare le vecchie abitudini e a fare esercizio fisico!

Gli ultimi sviluppi nell’ambito della fitoterapia, sostengono l’utilizzo di alcune piante quali la Griffonia, la Rodiola Rosea e il Cacao per il controllo del senso di fame e il miglioramento del tono dell’umore. Di seguito UN FOCUS per capire come agiscono.

Griffonia simplicifolia : studi clinici hanno dimostrato che i semi contenuti nei baccelli di questa pianta sono molto ricchi in 5 idrossitriptofano(5HTP), precursore della serotonina, pertanto è molto utile nella riduzione degli episodi di craving. La Griffonia simplicifolia”,in pazienti con eccesso ponderale ha dimostrato di essere in grado di indurre il senso di sazietà attraverso l’aumento tra gli altri dei livelli ematici di leptina. Ulteriori studi hanno dimostrato che la perdita di peso è legata alla sua azione lipolitica.

La Rhodiola Rosea, è in grado di innalzare i livelli ematici di serotonina attraverso un effetto combinato di inibizione della catecol-O-metiltransferasi e di un effetto stimolante nel trasporto del 5-HTP .Cosi come la Griffonia anche l’estratto di Rhodiola Rosea,è in grado di stimolare l’attività delle lipasi, favorendo conseguentemente la mobilitazione dei grassi dai depositi.L’azione dimagrante è inoltre legata alla capacità delle Rodhiola di aumentare del 30% circa i livelli di serotonina nel Sistema Nervoso Centrale,riducendo cosi il desiderio ossessivo dei carboidrati e svolgere azione sedativa-antiansia,riducendo notevolmente la fame ansiosa. Infine i glicosidi nella radice sono anche capaci di incrementare i livelli di dopamina, e dare un senso di sazietà.

Teobroma Cacao: I semi sono ricchi in metilxantine quali teobromina e caffeina, note per le loro proprietà stimolanti (mediante il blocco dei recettori dell’adenosina nel SNC). 

I semi di questa pianta, inoltre, contengono tetraidroisochinoline (salsolinolo e salsolina), composti dopaminergici in grado di determinare: inibizione delle MAO, inibizione della tiroxina idrossilasi e dell’uptake delle catecolamine. Pertanto la combinazione di questi 3 estratti agisce in sinergia, riducendo notevolmente lo stato nervosismo che si verifica nei pazienti che seguono un piano di rieducazione alimentare, portando cosi’ ad un miglioramento del tono dell’umore.

Guar: polisaccaride idrocolloidale, costituito principalmente da galattomannani ad alto peso molecolare. Le sue notevoli proprietà igroscopiche favoriscono la distensione gastrica, inibendo di riflesso l’appetito.La gomma di guar ha inoltre proprietà chelanti e contribuisce a migliorare il profilo lipidico del sangue.

Bibliografia:

The regulation of food intake : the Brain Endocrine Network

Maria Sorrentino* and Giovanni Ragozzino Department of Environmental, Biological and Pharmaceutical Sciences and Technologies, University of Campania, I-81100 Caserta, Italy

http://www.mediplant.it/i-consigli-del-nutrizionista-come-…/

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Menopausa e osteoporosi

Una sana alimentazione e un corretto stile di vita sono essenziali in tutte le fasi della vita della donna, in particolar modo durante la menopausa. La menopausa è un processo fisiologico che coincide con il termine della fertilità della donna. Si verifica in genere tra i 46 e i 55 anni. È un processo graduale che può anche durare anni e in tale periodo esordiscono diversi disturbi, quali alterazioni del ciclo mestruale, disturbo del sonno, instabilità emotiva, vampate e difficoltà nel controllo del peso. In particolare, la menopausa comporta una diminuzione degli estrogeni con diverse conseguenze metaboliche, responsabili della demineralizzazione ossea e della maggior predisposizione a malattie cardiovascolari.

Uno dei maggiori rischi in questa fase della vita è l’osteoporosi. Questo perché gli estrogeni hanno un ruolo essenziale nella salute del tessuto osseo; essi infatti promuovono il riassorbimento di calcio a livello renale, favoriscono l’assorbimento del calcio a livello intestinale e aumentano la sintesi di calcitonina. Una carenza di estrogeni invece stimola maggiormente l’attività degli osteoclasti, deputati al riassorbimento della matrice ossea.

Il rischio di osteoporosi per le donne è maggiore rispetto agli uomini in quanto negli uomini la quantità di calcio di partenza è generalmente superiore e la perdita di densità ossea avviene più lentamente.

Per prevenire l’osteoporosi risulta essenziale avere un corretto stile di vita, che comprende una buona attività fisica e una corretta alimentazione che apporti la giusta quantità di calcio e vitamine. Bisogna però ricordare che una sana alimentazione che garantisca il giusto apporto di calcio deve essere seguita da sempre e non soltanto in menopausa. Questo perché maggiore è la massa ossea ottenuta nella vita adulta, minore sarà il rischio di sviluppare osteoporosi dopo la menopausa.

Le principali fonti di calcio sono sicuramente rappresentate dal latte e rispettivi derivati, in particolare yogurt, adatto anche in caso di intolleranza al lattosio. Le verdure sono una preziosa fonte di calcio. Tra i vegetali più ricchi di calcio ci sono gli agretti, salvia, le verdure a foglia verde (cicoria, rucola, cime di rapa e lattuga), broccoli, sedano da costa, finocchio, cavolo e porri. Anche i legumi hanno un buon contenuto di calcio.

Tuttavia, la presenza di fattori anti-nutrizionali (fitati, ossalati e acidi uronici), presenti nei vegetali possono diminuire l’assorbimento del calcio. Per ridurre tale fenomeno si possono mettere in ammollo le verdure, in acqua tiepida e con del succo di limone, per alcune ore oppure è sufficiente semplicemente cuocerle. Non bisogna dimenticare che anche l’acqua è una buona fonte di calcio. In particolare, sembra che il calcio presente nelle acque bicarbonato-calciche abbia una biodisponibilità pari a quella del latte e dei suoi derivati.

References:

Madden AM & Smith S (2016), Body composition and morphological assessment of nutrition status in adults: a review of anthropometric variables, J Hum Nutr Diet