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Medicina di genere: la donna è la chiave per raggiungere una sostenibilità a 360 gradi!

La nuova direzione è la medicina di genere. La nuova direzione è anche quella di precisione, dell’omica. La nuova direzione è anche quella dei robot e del tutto “digital”. Ma dimenticarsi della natura (cibo, piante, meditazione…) e del resto del mondo sarebbe una follia!

La diversità uomo-donna è evidente in particolare dal punto di vista ormonale e poiché è assodato che il cibo modula la secrezione ormonale, indirizzare una terapia personalizzata a seconda del sesso, età, stile di vita sarebbe la scelta giusta.

L’Agenda 2030 con i 17 SDGs, gli Obiettivi di sviluppo sostenibile da raggiungere entro il 2030, promossi dalle Nazioni Unite (UN), esprime chiaramente che la sostenibilità non sia unicamente una questione ambientale, ma anche sociale, economico e, soprattutto “salutare”. Bisogna, tuttavia, che prendiamo coscienza (non lo dico e penso solo io, ma anche l’ICAO, l’organizzazione internazionale dell’aviazione civile e le UN) di quanto la parità di genere, il quinto degli SDGs, sia un tassello fondamentale per raggiungere tutti i 17 SDGs (ICAO / UN Women Agenda 2030).

“Trasformare le promesse in azione: uguaglianza di genere nell’agenda 2030” (ONU 2018). Report che contengono dati, storie, video e pubblicazioni che illustrano come e perché’ la parità di genere è importante per tutti gli obiettivi di sviluppo sostenibile e come gli obiettivi influenzano la vita reale di donne e ragazze ovunque nel mondo.

Sinergia e scambio di informazioni tra le varie culture, popolazioni, donne, potrebbe essere un tassello e svolta per riempire questo “complicato puzzle”. Abolire spreco di cibo, junk food, resistenza agli antibiotici sono altri tasselli fondamentali da raggiungere. Inquinano più dei trasporti, contaminano mari, monti, cibo, acqua, contribuendo alla cattiva qualità del cibo e all’insorgenza di patologie di “nuova generazione”. Ecco che accanto “all’artificiale”, non dobbiamo dimenticarci della natura, il cibo, ma non solo!

L’accento sulla figura della donna, (visto la sua importanza per l’evoluzione della specie e, quindi, della popolazione globale ) che in genere “coordina” dal momento della gestazione a quello dell’educazione della prole, assume rilievo quando la giusta informazione sulla conoscenza dei rischi e sulla possibilità di evitarli diventa fondamentale per ridurre e / o far recedere la comparsa di patologie di “nuova generazione”, senza sottovalutare l’importanza globale di queste importanti rivoluzioni nella specie umana in toto. Va considerata, dunque, la prevenzione nella totalità, non solo ad esempio per incidenza di tumori, ma anche per i rischi legati a malattie cardiovascolari (CVD), spesso sottovalutate, perché presentano sintomi nettamente diversi da quelli dell’uomo e sono ancora poco studiate per il genere femminile. Le principali linee guida internazionali sull’argomento suggeriscono il bisogno della medicina di genere – specifica ed incitano anche i centri ricerca (in fase preclinica e non) ad indirizzare gli studi in questo senso.

Difatti recentissime scoperte mirate in questa direzione, hanno evidenziato una differente risposta immunitaria tra uomini e donne. In particolare una maggiore attivazione della risposta immunitaria da parte delle donne che rappresenta un’arma a doppio taglio perché le rende più resistenti alle infezioni ma più suscettibili alle malattie infiammatorie ed autoimmuni. Dunque, fattori correlati al genere e al sesso interagiscono nello sviluppo della risposta immunitaria (e non solo…) e differiscono in base all’età ed allo stile di vita.

La salute è l’effetto tra esposizione all’ambiente ed il genoma (ecco l’importanza di raggiungere un “mondo sostenibile”). La nostra suscettibilità genetica (come ad esempio la predisposizione a fattore rischio malattie) è influenzata da una serie di meccanismi che vengono detti epigenetici ed il nostro DNA risponde all’ambiente attraverso questi meccanismi. Questi fattori epigenetici possono essere modificati, avvicinandosi od allontanandosi, aumentando o diminuendo il rischio di malattia. Ma il concetto di salute è complicato e dinamico cioè è ciò che succede tra la nascita e prima. Difatti esiste l’ipotesi dell’origine fetale (che è ancora in corso di ricerche per confermare il processo di funzionamento) e che ad oggi sappiamo che propone che certi geni del feto possono o non possono essere “accesi” in relazione all’ambiente in cui la madre è esposta durante la gravidanza. Inoltre la salute della mamma può avere effetti sulla salute del bambino anche prima del concepimento predisponendo il bambino a rischio di patologie. Ad esempio nel 2009 una meta-analisi ha evidenziato che le obese, rispetto alle donne normopeso, avevano elevate probabilità di partorire bambini con difetto del tubo neurale, difetti cardiovascolari, idrocefalo e molti altri difetti congeniti e gli stessi effetti sulla salute del bambino è possibile averli in donne malnutrite. Altri studi hanno evidenziato che i geni regolati da elementi di interesse nutrizionale, hanno un ruolo importante nello sviluppo di alcune patologie come anche il profilo genetico individuale. Quindi una strategia personalizzata (medicina / nutrizione) è una strategia valida per ridurre i fattori di rischio. Ecco l’importanza di sensibilizzare la donna, in primis, sul problema della nutrizione prima, durante e dopo la gravidanza. Smettere, oltretutto, di pensare che la donna possa essere “Superman” sempre e che tutti i dolori o gli stati depressivi vengono riconosciuti come elementi “psicogeni”. Non è così perché come abbiamo già detto la donna, a differenza dell’uomo, è esposta a maggior stress esogeni ed endogeni come le fluttuazioni dei livelli ormonali. Urge, l’importanza d’ informazione utili a modulare in positivo queste fluttuazioni!

La donna è veramente la chiave per raggiungere una sostenibilità a 360 gradi? La risposta è si (cfr. ICAO / UN women)

Urge, dunque, la necessità di sensibilizzare la donna sull’importanza dell’impatto che il suo stile di vita ha sia sulla sua salute che su quella dei figli e con il tempo sulla salute dell’intera popolazione, in sinergia con piani ad impatto sostenibile (i.e. fair trade). L’educazione alimentare, la conoscenza approfondita dei rischi legati ad uno scorretto stile di vita ed il contatto con gli enti di ricerca per la promozione di studi in fase preclinica, come precedentemente accennato, anche sugli elementi personali (genere, sesso ed età) sono ineludibili. Inoltre, affiancare alla “digital healthcare” i dettami della natura, sarebbe la scelta e la “svolta” giusta.

Oltretutto, molte patologie presenti oggi sono dovute all’uso sproporzionato di antibiotici, in particolare in età pediatrica, a partire dagli anni 80. Lo sviluppo e il consumo del così detto “cibo spazzatura” (ecco l’urgenza di informare per prevenire “strane” e / o gravi patologie) ha anche contribuito a determinare la presenza di tali patologie.

Questi e tanti altri sono i motivi di segnalare l’importanza di questa nuova scienza rivoluzionaria che si basa sul cibo come farmaco e / o coadiuvatore – catalizzatore, senza effetti collaterali e / o riducendoli. Basti pensare che gli antibiotici agiscono distruggendo si i patogeni, ma modificano la flora batterica intestinale o microbioma intestinale che è un vero e proprio organo che presiede al controllo dei nutrienti, aiuta a regolare il sistema immunitario preservandoci dai batteri che causano malattie, producendo vitamine ed inoltre regola il comportamento dell’umore. In realtà, da “recenti” studi emerge che la quantità di batteri presenti nel nostro organismo è talmente grande che è come se fossimo noi a vivere dentro di loro!

Inoltre il cibo ha la potenzialità di poter “accompagnare” il farmaco in modo da indirizzarlo al sito giusto, proteggendo tutta la nostra flora batterica con miglior efficacia del farmaco e con riduzione e /o remissione di altre patologie. Difatti, ricerche recenti evidenziano chiaramente (dati che fino a qualche anno fa erano inimmaginabili) che lo stretto legame tra alimentazione, apparato gastro intestinale (il nostro secondo cervello), sistema immune, può determinare un controllo positivo sulla progressione di alcune patologie (i.e. lo sviluppo di malattie infiammatorie croniche come psoriasi, malattie autoimmuni, depressione ed altri tipi di patologie). Tutti i fattori potenzialmente dannosi al nostro “secondo cervello” creano un disequilibrio generale che parte dall’infiammazione e sfocia, a seconda della gravità, in patologie cliniche di entità moderata o grave.

Ecco l’accento sulla figura della donna, visto la sua importanza per l’evoluzione della specie e, quindi, della popolazione globale per “un’evoluzione sostenibile”. Di nuovo l’importanza di lottare per abolire “cibo spazzatura” ed attività a forte impatto ambientale, e migliorare e promuovere quanto più possibile mercati equo e solidali, collaborazione con paesi terzi (i.e. Thailand). Enfatizzare la figura della donna, educandola a procreare, educare, coordinare e / o a elaborare idee rivoluzionarie in modo ed in un mondo “sostenibile” in sinergia tra naturale ed artificiale ed in tutto il mondo, potrebbe aiutare a realizzare i 17 obiettivi di sostenibilità globale. I riscontri positivi sono enormi, benefici dell’intera società (diminuzione di congedi per malattia, miglior prestazione sul lavoro e miglioramento dello stato psicologico del paziente, della donna, della popolazione e riduzione dell’impatto ambientale a favore della biodiversità e della nostra salute fisica e mentale, parità di genere e molto altro ancora.

Alla luce di queste evidenze, la donna è realmente un tassello fondamentale per raggiungere una sostenibilità a 360 gradi ma ricordiamo che solo in sinergia con l’uomo, con la natura e attraverso collaborazioni internazionali, in particolare aiutando e collaborando con i paesi in via di sviluppo (per un futuro di stabilità e di pace), tali obiettivi potranno essere raggiunti, forse tra un decennio.

Non lasciamo che le future generazioni siano solo “digital”. Siamo nell’era della quarta rivoluzione industriale (industria 4.0), della nanomedicina, “dei medici digital / artificiali”.

Personalmente, sono cresciuta tra l’odore di carta, d’incenso e musica, non voglio che le future generazioni non sappiano cosa siano! Il cambiamento, la rivoluzione digitale, è fondamentale ma se va di pari passi con la natura, cultura, educazione ed amore in tutto il mondo. Pensiamo ai vantaggi che la sinergia con Madre Natura ed i progressi tecnologici possano avere per un mondo sostenibile? Ascoltiamo i detti e dettami dei nostri saggi avi e della natura, dei testi sacri / antichi ed integriamoli nella nostra vita quotidiana, in sinergia con i progressi tecnologici. Questi sono valori e tradizioni che mai dovrebbero scomparire! Ed ancora, per integrazione bidirezionale, intendo che non solo noi occidentali, “sfruttiamo” i preziosi “alimenti” e pietanze, meditazione, usi e costumi etc. degli orientali e / o di altre culture! Collaborazione e cooperazione da ambo i fronti per assicurare un futuro sostenibile alle prossime generazioni rispettando il mondo. Non farlo sarebbe un danno per la nostra salute e per l’intero pianeta!

Bisogna mettere insieme tutti i tasselli di questo mosaico attraverso una collaborazione tra la “nanomedicina artificiale e quella naturale” per una ricerca proiettata alla precisione e personalizzazione e per una sostenibilità a 360 gradi valorizzando la figura della donna per il suo prezioso contributo con e senza quello di un grande uomo, rispettando Madre Natura.

Nothing in life to be feared, it is only to be understood. Now is the time to understand more, so that we may be fearless.” M. Curie.

 

Riferimenti bibliografici:

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Olio di cocco estratto a freddo, antico “sapore / sapone” dalle infinite virtù e proprietà

Pensavi di poter trovare in un solo prodotto così tanti benefici per il nostro corpo a 360 gradiL’olio di cocco, da quando l’ho scoperto dico sì, l’utilizzo quasi per tutto. Scopriamone le infinite proprietà e virtù, tra le quali spiccano, proprietà anti-virali, battericida, anti-fungina, antiossidante e antiparassitaria. Il discorso vale se parliamo di vero olio di cocco, vergine ed estratto a freddo o con procedimenti sofisticati che ne conservano le proprietà. Utilizzato molto in Oriente, da diversi anni rivalutato “nel mondo” e l’uso sarà senza dubbio esponenziale, visto le sue infinite e brillanti proprietà.

Per uso cosmetico ed “esterno” è un ottimo struccante / levigante naturale, ottimo cicatrizzante, ad esempio per l’herpes labiale. Personalmente ne ho testato l’efficacia su labbro spaccato da estreme temperature o tagli accidentali, congiuntivite ed eccellente per dolori gengivali e riparatore e protettore contro i geloni. Difatti riduce gonfiore ed allieva il dolore. Ancora catalizza la guarigione di scottature ed ustioni, allievando repentinamente i sintomi. Rafforza i denti. Spicca, altresì, come ottima maschera “riparatrice” per capelli e crema contorno occhi. Massaggi con questo prezioso elemento, leggermente riscaldato con delle candele naturali di estratti freschi di fiori, è un elisir di piacere, molto utilizzato in Oriente. Aggiungendo poi un sottofondo di musica, delle onde del mare e della natura ad odore anche d’incenso, rappresenta un anti-age e anti-stress naturale, rilassante e rigenerate.

I grassi che contiene sono potentissimi alleati della nostra salute, aumentano le difese immunitarie, aiutano nel migliorare e regolare la funzione ormonale e recentissimi studi evidenziano un possibile effetto neuroprotettore, contro l’ansia, aumentando al contempo concentrazione e memoria. Inoltre, è stato dimostrato quanto la sinergia tra uso di olio di cocco ed attività fisica durante, ad esempio l’allattamento o in organismi modello stressati, possano avere proprietà antistress, migliorando e potenziando anche le funzioni cerebrali.

L’olio di cocco vergine, estratto a freddo, contiene una grande quantità di acidi grassi a catena media (MCFA). In letteratura è riportato che l’olio di cocco contiene 93% di acidi grassi saturi, in particolare spicca l’acido laurico, seguito da acido caprilico e caprico, tutti grassi fondamentali per produrre monogliceridi anti-microbici contro virus, batteri, protozoi e patogeni di vario tipo. I benefici degli MCFA sono enormi; ad esempio, sono “grassi buoni” di alta qualita’ -esiste molta confusione tra il concetto di grassi buoni e cattivi, in realtà non esiste realmente un buono ed un cattivo, ogni grasso, che sia saturo o che sia insaturo, se ben equilibrato e di alta qualita’, ha il suo effetto positivo sulle membrane delle nostre cellule, dunque sulla nostra salute- facilmente digeribili e convertiti direttamente in energia. Questo gli consente di non accumularsi come deposito di grasso nel corpo. I vantaggi sono stati dimostrati in numerosi studi, tra i quali spiccano ricerche recenti, 2017, dove gli autori hanno dimostrato che gli MCFA presenti nell’olio di cocco hanno effetti positivi sul controllo del sovrappeso nelle donne, in particolare in fase pre / post menopausa.

Per uso alimentare, oltre al gusto in più che regala alle pietanze, ha il vantaggio di poter essere utilizzato per la cottura dei cibi. Infatti, a differenza di altri tipi di oli, come ad esempio l’olio di oliva, il quale, come ben sappiamo con alte temperature produce sostanze nocive (paragonabili ai danni derivanti dal fumo), l’olio di cocco vanta di questa “termostabilità'” riuscendo a perseverare la struttura delle sue molecole positive, anche con la cottura.  Giunto nel nostro “secondo cervello”, contribuisce a mantenere bilanciato il nostro microbioma, nutrendo i batteri “positivi” che popolano il nostro intestino e limitando la proliferazione di quelli patogeni. Inoltre, essendo stabile non corre il rischio di diventare rancido. Quando il grasso o gli oli si irrancidiscono o si ossidano si trasformano in uno dei peggiori alimenti, portando alla formazione di nuove molecole, anche volatili ed esponendoci al rischio di malattie come ad esempio quelle cardiovascolari. Ecco svelato il perché’ non esiste un vero e proprio grasso buono e cattivo in “natura”, ma potrebbe diventarlo in seguito a “trasformazioni”, come le alte temperature ai danni delle molecole positive contenute, ad esempio, nell’olio extravergine di oliva usato a cottura terminata o a “crudo”. In cucina, utilizzare l’olio di cocco, ad esempio per la preparazione di verdure, in aggiunta a frullati, tisane, caffè, the, impasto per dolci, come sostituente dello zucchero ed ancora per le uova, la carne, il pesce con un tocco di zenzero e spezie.

Abbiamo già citato le proprietà antibatteriche ed antimicrobica, virtu’ conferitagli anche grazie sempre alle preziose abilità dei suoi grassi. Difatti altri autori hanno dimostrato l’efficacia degli MCFA presenti nell’olio grezzo che inibiscono potenti agenti patogeni come Yarrowia lipolytica e Clostridium difficile. Visto le eccezionali potenziali proprietà, i ricercatori sono ora alle prese nel trovare ancor un metodo migliore per la loro estrazione e di studiarne sempre di più le virtu’ fenomenali. L’estrazione a freddo risulta la scelta vincente.

Consiglio, in particolare a noi donne -che in borsa abbiamo tutto e, spesso, non troviamo nulla- un “mini-contenitore” con all’interno olio di cocco, che in inverno si gelifica e prende le sembianze di “burro”, possiamo utilizzarlo così: come burro cacao, crema per mani, preventivo e / o curativo di escoriazioni cutanee, scottature, tagli. Disinfettante naturale, un eccezionale sostituto di prodotti dalle medesime proprietà, ma arricchito in ingredienti artificiali, tipo i gel antisettici commerciali. Lenitivo e battericida in caso di irritazioni vaginali, combattente e catalizzatore di infezioni fungine come Candida Albicans.  Protettivo contro gli insulti esterni, come raggi UV ed inquinamento, dunque, ottimo sostituto di creme protettive solari di sintesi chimica.

Per le mamme: ecco un lenitivo e disinfettante naturale contro arrossamenti da pannolini. Difatti, uno studio clinico pubblicato di recente, 2018, ha dimostrato quanto, grazie alle proprietà emollienti, antisettiche ed anti-infettive dell’olio di cocco, possa essere utilizzato come agente topico anche per proteggere la pelle di neonati nati prematuramente, la quale essendo molto fragile può essere soggetta ad infezioni ricorrenti. Sono in corso ulteriori studi per indagare e scoprire nuovi effetti ed usi positivi.

Infine in antichità ed ancora oggi in alcuni villaggi tropicali, veniva utilizzato come sapone, dentifricio, disinfettante, “energizzante”, carminativo, rilassante, come crema per massaggi ecc. Quest’ultime sono anche testimonianze personali e di un’anziana donna orientale. Gli studi in letteratura sui preziosi benefici dell’olio di cocco, sono per lo più concentrati su organismi modello murini, ma a volte l’esperienza personale e i saggi dettami, gli usi e costumi di sagge popolazioni, confermano tali ipotesi ancor prima di esserne scoperta le “virtù sperimentali”.

Vediamo come le tradizioni antiche, le sinergie tra oriente e occidente, possano essere dei tasselli fondamentali per mantenere un armonico stato di salute e di benessere a 360 gradi se tutto ben equilibrato. Bisogna giusto abituarsi ad un tocco “esotico” nella nostra cucina. Personalmente ritengo che, in seguito all’introduzione, da gennaio 2018, di insetti commestibili nei nostri mercati, provenienti da medisime culture, risulta interessante ed “innocuo” provare ed abituarsi al gusto delicato del cocco, prima ancora dei suddetti insetti.

Riferimenti bibliografici:

[1] Can coconut oil and treadmill exercise during critical period of brain development ameliorate stress-related effects on anxiety-like behavior and episodic-like memory in young rats? Food Funct., 2018  DOI:10.1039/C7FO01516J

[2] T. A. V. Nguyen et al. Hydrolysis Activity of Virgin Coconut Oil Using Lipase from Different ources. Hindawi Scientifica Volume 2018, Article ID 9120942, 6 pages https://doi.org/10.1155/2018/9120942

[3] Strunk T. et al. Topical Coconut Oil in Very Preterm Infants: An Open-Label Randomised Controlled Trial. Neonatology 2018;113:146–151 https://doi.org/10.1159/000480538

Vitamina D e sviluppo neuronale

Si sente spesso parlare della vitamina D che sta assumendo sempre più importanza al punto che alcuni la considerano un vero e proprio ormone, per le funzioni che svolge nel prevenire patologie a carico del tessuto osseo ma anche per la correlazione con malattie croniche come diabete di tipo 1, psoriasi, artrite reumatoide ecc.

Alcuni studi hanno dimostrato che bassi livelli di vitamina D (25 idrossi-vitamina < 20 ng/ml o <50 nmol/l) in gravidanza sono associati a parto pretermine, basso peso alla nascita, patologie a carico dello scheletro del nascituro e un maggior rischio di malattie infettive. I recettori della vitamina D (VDRs) sono espressi sulla placenta e sono localizzati anche sui reni del feto, a livello dei quali avviene il processo di idrossilazione della vitamina D che la rende attiva (1,25(OH)2D3).

Una delle funzioni della vitamina liposolubile in questione è di regolare le concentrazioni di calcio e di fosforo ma sembra essere coinvolta anche in processi di sviluppo neuronale come dimostrato da alcuni studi condotti su animali e in vitro. Infatti è stato visto che le cellule nervose mitotiche, cioè che si moltiplicavano erano nettamente in numero maggiore nei ratti con adeguati livelli di vitamina D piuttosto che in coloro che ne erano carenti. I bassi livelli di vitamina D, nella sua forma attiva, sembrano inoltre influenzare l’attività apoptotica, cioè di morte programmata nel cervello dei ratti ma mostra gli effetti anche sul pathway di segnalazione della neurotrofina, sulla sintesi del fattore di crescita nervoso (NGF) ed ha effetto sul fattore neurotrofico delle cellule gliali e anche sull’espressione del recettore della neurotrofina p75. Il fattore NGF (scoperto da Rita Levi Montalcini nel 1948 e che le valse il premio Nobel) svolge la sua azione legandosi a due recettori: un recettore glicoproteico transmembrana, p75NTR, che lega le neurotrofine con eguale affinità, e un recettore ad attività tirosinchinasica, TrkA, che riconosce selettivamente l’NGF. A seguito del legame con il recettore, l’NGF è trasportato lungo gli assoni, prevalentemente attraverso il classico trasporto retrogrado, ossia che procede dalle terminazioni nervose verso il corpo cellulare.

Diversi esperimenti suggeriscono il ruolo preponderante della vitamina D nel sistema dopaminergico che è di notevole importanza in patologie come la schizofrenia, il morbo di Parkinson, depressione, autismo e alcune neoplasie.

Dott.ssa Vincenza Intini

 

 

Fonti

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4942857/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27422502

 

 

Alimentazione e gravidanza: un focus sullo zinco

La dieta è considerata uno dei maggiori fattori ambientali che influenza lo sviluppo dell’embrione e del feto, così come la salute della madre. In particolare, una carenza di micronutrienti è stata associata ad un significativo aumento di patologie legate ad un rischio riproduttivo. Esistono delle evidenze che indicano che un corretto apporto di micronutrienti possa prevenire alcuni disordini della gravidanza.

Un apporto nutrizionale adeguato è infatti fondamentale per permettere un’appropriata crescita ed un corretto sviluppo fetale. Durante la gravidanza, anche la richiesta energetica derivata dalla dieta è generalmente aumentata affinchè l’organismo materno possa adattarsi progressivamente alle nuove esigenze circolatorie, endocrine, metaboliche, ematologiche e respiratorie, necessarie per lo sviluppo dell’embrione e del feto. Tali cambiamenti, definiti fenomeni gravidici, sono il frutto di una continua interazione materno-fetale, funzionale nelle varie fasi della gravidanza.

Studi recenti di meta-analisi hanno dimostrato che dieta, stile di vita e apporto nutrizionale corretti possono avere un forte impatto sulla fertilità e sulla prevenzione di importanti disordini riproduttivi che, nel caso della donna, vanno dalla dismenorrea, all’infertilità, fino a problemi relativi alla gravidanza. Importante è distinguere i cambiamenti fisiologici da quelli patologici così come gli stati morbosi indotti dalla gravidanza da quelli preesistenti. Il sistema riproduttivo è estremamente influenzato dall’ambiente esterno. L’alimentazione nella donna non influenza soltanto l’ovulazione e la fertilità ma anche l’impianto e le prime fasi dello sviluppo embrionale. Infatti, disordini alimentari associati ad un calo ponderale del 10-15%, possono influenzare negativamente il sistema riproduttivo e favorire una condizione di infertilità.

Durante la gravidanza, invece, donne con una storia di disturbi dell’alimentazione sono soggette ad un aumentato rischio di aborto, sviluppo di anemia, alterata variazione di peso corporeo in gestazione e di compromessa crescita fetale intrauterina. Donne sottopeso o affette da anoressia presentano, inoltre, una maggiore probabilità di andare incontro a parto pre-termine, parto cesareo, complicazioni post-natali, basso peso alla nascita e depressione post-partum. Per quanto riguarda il peso del neonato, migliori esiti per la gravidanza (minore mortalità e morbilità perinatale) si ottengono quando questo è compreso tra i 3,5 e i 4 kg. Un basso peso alla nascita, determinato da un ritardato accrescimento fetale intrauterino o da un parto pre-termine, induce un rischio relativo di mortalità neonatale significativamente più elevato. E’ stato dimostrato che il peso del bambino alla nascita è influenzato sia dal BMI (Body Mass Index) pre-gravidico della madre, che dall’aumento di peso in gravidanza.

Micronutrienti essenziali, come selenio (Se), magnesio (Mg) e zinco (Zn), giocano un importante ruolo nella difesa antiossidante. Infatti, carenze specifiche di tali microelementi possono correlare con complicazioni della gravidanza, comprese IUGR, preeclampsia, e patologie a lungo termine nell’adulto, incluse malattie cardiovascolari e diabete di tipo II, dove un danno ossidativo è caratteristico della loro eziopatogenesi. In particolare, tra i micronutrienti associati ad attività antiossidante vi è lo zinco.

Lo zinco è coinvolto nella trasduzione del segnale e cofattore di moltissimi enzimi antiossidanti. Gli alimenti più ricchi di zinco sono le carni fresche e trasformate, le uova, i prodotti della pesca e il latte e derivati. Negli alimenti di origine vegetale, generalmente, il contenuto è inferiore, con eccezione della crusca di grano dei legumi secchi, della frutta secca a guscio e di alcuni cereali, come il frumento, il mais, il miglio e il riso parboiled. La biodisponibilità di zinco, tuttavia, può essere limitata in questi casi dalla presenza di fitati. Durante la gravidanza, lo zinco contribuisce allo sviluppo del cervello fetale nonché facilita il parto alla madre.  Le necessità metaboliche di zinco aumentano durante la gestazione; per tutta la gravidanza si arriva ad un totale di circa 100 mg di minerale. Alterazioni nell’omeostasi di questo minerale possono avere conseguenze devastanti sulla gravidanza, compresi parti complicati, IUGR, o morte embrionale o fetale. Durante i primi sei mesi di allattamento, si può stimare un fabbisogno metabolico aggiuntivo per lo zinco in media pari a 1,1 mg/die. Per quanto riguarda le diete vegetariane, gli apporti sono sovrapponibili o sono lievemente inferiori rispetto alle diete non-vegetariane. Tuttavia, la biodisponibilità di zinco in questo caso è ridotta per una serie di fattori specifici, a cominciare dagli apporti maggiori di acido fitico. Si può concludere che micronutrienti antiossidanti, come magnesio, selenio e lo zinco, hanno un ruolo cruciale nel successo della gravidanza. Per quanto riguarda condizioni patologiche correlate con la gravidanza, una carenza di micronutrienti antiossidanti, in particolare di zinco, potrebbe giocare un ruolo importante all’interno di tutto il periodo perinatale.

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Le esperienze nutrizionali nell’ utero materno influenzano la crescita delle future generazioni

Secondo un recente studio i feti malnutriti nel grembo materno tendono, in futuro, a concepire bambini più piccoli della media.
Questi risultati provengono da un esperimento condotto nel Gambia rurale, pur tuttavia escludendo i fattori socioeconomici che potrebbero influenzare la crescita dei bambini nelle future generazioni.
Nel Gambia rurale, c’è una stagione “ricca” con piogge annuali che regalano un raccolto abbondante, ma vi è anche una stagione “povera” priva di piogge e di abbondanza alimentare. E’ stato dimostrato che i feti nati durante la stagione “povera”, vengono stressati nutrizionalmente nell’utero e, dunque, sono necessarie diverse generazioni per eliminare l’insufficienza della crescita a causa delle influenze intergenerazionali.
Dott.ssa Michela Zizza

Fonte
Federation of American Societies for Experimental Biology

Le indicazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto con il medico. E’ pertanto opportuno consultare il proprio medico curante e/o lo specialista.

Olio extravergine d’oliva in età pediatrica.

Quanti dubbi nel momento dello svezzamento assalgono le mamme, che si accingono in questa nuova tappa del pargolo…  Il quesito principale risulta essere se si è in grado di non far avere carenze nutrizionali durante i pasti, se tutte le vitamine, i nutrienti e le sostanze che venivano fornite tramite latte soprattutto  attraverso quello materno, vengono ugualmente assimilate. A tal proposito, viene a darci una mano un vecchio detto delle donne in antichità ossia che l’olio extravergine d’oliva è un alimento così salutare tanto da essere “simile” al latte materno.

Il fabbisogno lipidico nell’infanzia è più elevato rispetto all’adulto. l bambini cresciuti al seno ricevono circa il 50% delle calorie totali dai lipidi con un rapporto di 4:3:1 tra acidi grassi saturi, monoinsaturi e polinsaturi ed un contenuto medio di 150 mg/dl di colesterolo. I polinsaturi costituiscono perciò l’ 8 – 10% circa dei lipidi, di cui il 5-8% è rappresentato dalla serie omega 6 e lo 0,3-1,5% dalla serie omega3 (valori che possono subire maggiori oscillazioni in rapporto al tipo di alimentazione seguito dalla nutrice). Il bambino svezzato richiede ancora una quantità relativamente elevata di lipidi che scende gradualmente al 30% delle calorie totali nella seconda e nella terza infanzia per allinearsi al fabbisogno dell’adulto. Non vi è tuttavia un accordo preciso sulla quantità di grassi necessaria per l’armonico sviluppo del bambino, così come non vi è accordo sulla qualità e, mentre alcuni ritengono che almeno due terzi debbano essere di origine vegetale, altri, come la Società Europea di Gastroenterologia e di Nutrizione, affermano che non esistono sufficienti dimostrazioni scientifiche atte a consigliare la preferenza dei grassi vegetali al posto di quelli animali. Uno scarso apporto di acidi grassi polinsaturi però determinare ritardi della crescita, alterazioni cutanee, epatiche e del metabolismo, tuttavia è raro che nel bambino si verifichino reali situazioni carenziali.

Benefici dell’olio extravergine di oliva.

Approfondiamo, tutti i benefici che può comportare l’utilizzo dell’olio nella dieta di un bambino:

  • Ricco di omega 3 (acido linolenico) e omega 6 (acido linoleico): i grassi insaturi tanto preziosi (come scritto sopra), soprattutto, l’olio extravergine d’oliva, ha la stessa percentuale di acido linoleico, (omega 6), ed è ciò che lo rende simile, in composizione, al latte materno; fondamentali per la crescita nei bambini per lo sviluppo del tessuto nervoso. I grassi insaturi hanno un ruolo protettivo nelle malattie cardiovascolari e in quelle degli occhi.
  • Per il suo contenuto in acido oleico: se utilizzato in sostituzione dei grassi saturi, riduce i livelli di colesterolo totale e determina l’aumento relativo del colesterolo “buono” (HDL).
  • Questo è un fattore importantissimo per la prevenzione della patologia cardiovascolare, dal momento che il processo aterosclerotico inizia in età pediatrica e l’obesità in età prepubere è sempre più frequente.
  • Fonte di antiossidanti: in quanto contiene oleuropina, sostanza che è in grado di rendere le pareti delle arterie più elastiche, abbassa, la pressione e riduce il processo aterosclerotico.
  • Funzione antinfiammatoria: per la presenza dell’oleocantale che ha medesimi effetti dell’ibuprofene (principio attivo di tanti farmaci contro il mal di testa e altri tipi di dolori.
  • Previene la stitichezza: fenomeno ricorrente nei bimbi, soprattutto nei primi periodi dello svezzamento, dove l’intestino del bimbo si trova a dover “lavorare” in modo diverso.
  • Previene gli eventuali disturbi epatici e riduce l’acidità gastrica.
  • Elevato contenuto di vitamina D: ciò lo rende prezioso durante la crescita, in quanto regola il metabolismo del calcio e del fosforo, favorendo l’assunzione di minerali essenziali al processo di ossificazione e questo garantisce nei bambini, uno scheletro forte, tale da proteggerli da fratture durante eventuali cadute e dai rischi di osteoporosi durante la vecchiaia
  • Idratante ed emolliente per la presenza della vitamina E: cura la crosta lattea e questo trattando la cute del cuoio capelluto dall’esterno con l’uso dell’olio extravergine d’olive, invece aggiungendo due cucchiai di olio nell’acqua del bagnetto si evitano arrossamenti.

 

Ad ogni età la giusta dose

Durante la crescita tutti questi benefici ed effetti positivi si hanno nel momento in cui vengono rispettate le giuste dosi, in modo da evitare carenze da un lato o eccessi dall’altro.

A sei mesi per ogni pasto un cucchiaino da tè (pari a 5 grammi), a 12 mesi per ogni pasto un cucchiaio da minestra (10 grammi), 18 mesi  per ogni pasto un cucchiaio da minestra ed uno da tè (circa 15 grammi), dai 24 mesi in su, ad ogni pasto due cucchiai da minestra (20 grammi).

Dal punto di vista delle calorie, i grassi, sia animali sia vegetali, sono uguali (9 Kcal per grammo); ciò che cambia è la loro struttura chimica e di conseguenza l’effetto che hanno sulla salute. Ovviamente l’importanza nutrizionale dei lipidi non si arresta al solo apporto calorico, espletando essa altre numerose funzioni, quali: la funzione veicolante delle vitamine liposolubili (A, D, E, K), degli steroli e di altre sostanze steroidee, come gli ormoni della corteccia surrenale; la funzione di esaltazione del gusto degli alimenti, con azione promotrice dell’appetito; la funzione plastica, entrando nella composizione delle membrane cellulari di tutti i tessuti; la funzione termica, volta al mantenimento della temperatura corporea.

Infine  è da tenere in considerazione che  l’olio extravergine di oliva, estratto a freddo, per il suo carattere deciso aiuta il bambino alla diversità dei sapori, dei gusti e degli odori che non è solo una acquisizione che afferisce alla sfera sensoriale, ma coinvolge anche quella psichica sperimentando la natura complessa dei cibi nonché dell’esistenza.

Le indicazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto con il medico. E’ pertanto opportuno consultare il proprio medico curante e/o lo specialista.

 

Fonte: Italo Farnetani. “L’alimentazione nel bambino: dalla nascita all’adolescenza”.