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Category ArchiveIgiene

Come può essere l’immunità specifica?

La risposta immunitaria acquisita può essere suddivisa in naturale e artificiale (Figura). Della prima ne fanno parte quella passiva e quella attiva. L’immunità acquisita naturale passiva ha una breve durata (Tabella) e si sviluppa in due modi: quando gli anticorpi (immunoglobuline di classe G) prodotti dalla madre passano al feto attraverso la placenta; e quando la madre allatta il bambino, anche in questo caso passandogli i suoi anticorpi (immunoglobuline di classe A) soprattutto inizialmente con il colostro ma anche successivamente con il latte. Quella naturale attiva dura invece più a lungo (con questa s’istaura la memoria immunologica) e si sviluppa ogni volta che il nostro organismo incontra un nuovo agente patogeno.

Anche l’immunità acquisita artificiale comprende quella passiva e quella attiva. La prima non dura a lungo ed è rappresentata dalla cosiddetta sieroprofilassi, ovvero la somministrazione di sieri contenenti specifici anticorpi diretti contro un determinato agente patogeno; la seconda ha invece una lunga durata (anche con questa s’istaura la memoria immunologica) ed è rappresentata dalla vaccinazione. Il grande vantaggio di quest’ultima è che i vaccini simulano l’incontro tra il nostro organismo e i patogeni, permettendoci di sviluppare una risposta immunitaria specifica e duratura contro malattie potenzialmente mortali o fortemente invalidanti che non saremmo in grado di affrontare in tempo per via naturale.

Figura. Rappresentazione grafica della classificazione dell’immunità acquisita.

Tabella. Immunità acquisita e durata (generale) della protezione. Il bordo orizzontale spesso separa quella naturale (sopra) da quella artificiale (sotto). Le immunoglobuline di classe G circolano nel sangue, mentre quelle di classe A si localizzano nelle mucose della bocca, nelle vie aeree, nella gola e nell’intestino del neonato. Gli anticorpi che la madre passa al figlio hanno una breve durata, per questo è fondamentale che il bambino venga vaccinato rispettando il calendario vaccinale, al fine di proteggere se stesso e chi lo circonda.

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3068582/

STRESS, INFIAMMAZIONE E PATOLOGIE

Ho voluto cominciare con questo articolo perché la prima cosa che si può fare per la nostra SALUTE è la PREVENZIONE e per farlo è importante l’INFORMAZIONE. Persone non informate pensano che sia quasi, se non del tutto, inutile fare prevenzione perché l’insorgere di una malattia sembra inevitabile. Persone molto più informate capiscono quanto sia importante fare prevenzione ma pensano sia un investimento economico che non vale la pena fare. Per fortuna ci sono persone che pensano che la prevenzione sia la miglior soluzione per diminuire l’incidenza di qualsiasi tipo di patologia e sia il miglior investimento da un punto di vista economico, in quanto, eviterebbe il grande carico economico per le cure e le assistenze, oltre ad alleviare il notevole carico emotivo che le malattie si portano dietro.

Per fare prevenzione, bisogna partire soprattutto dallo stress che è stato definito “il male del XXI secolo” dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma altro non è che una risorsa preziosa per il nostro corpo in quanto per definizione lo stress è “la risposta non-specifica del corpo ad ogni domanda di cambiamento” (Hans Seyle, 1936). Ciò che ha portato alla trasformazione dello stress in un mostro purtroppo deriva dalle troppe fonti di stress che abbiamo ogni giorno, i ritmi frenetici, le cattivi abitudini alimentari e una pressione psicologica, a livello sociale, fortemente incidente sulle nuove generazioni.

Uno stress, soprattutto se prolungato, può attivare in vari modi una risposta eccessiva, cronica, o sbagliata, del sistema immunitario. Le cellule sotto stress rilasciano sostanze chimiche che possono portare a malattie infiammatorie e allergiche come la sindrome dell’intestino irritabile, l’asma, le allergie alimentari pericolose per la vita e le malattie autoimmuni.

Condizioni infiammatorie croniche presentano un rischio significativamente maggiore di neoplasie. Inoltre, molti tumori hanno un microambiente infiammatorio che è un promotore tumorale ben consolidato che contribuisce alla crescita del cancro, all’angiogenesi e alla resistenza all’apoptosi. L’ infiammazione si sincronizza con la rigenerazione dei tessuti per indurre i riarrangiamenti della sequenza del DNA. I tessuti cronicamente infiammati che si rigenerano continuamente hanno quindi un aumentato rischio di mutagenesi e trasformazione maligna. Inoltre, la rapida divisione delle cellule tumorali in un microambiente infiammatorio può anche acquisire mutazioni, che hanno dimostrato di contribuire alla resistenza ai farmaci e alla recidiva della malattia. Infine, la rigenerazione tissutale indotta dall’infiammazione sensibilizza i tessuti ai danni sul DNA causati da esposizioni ad inquinanti ambientali e chemioterapici.

Ci stiamo facendo sempre più male!

Questo è ciò che vorrei fare: sensibilizzare il lettore a una maggior prevenzione, a una maggior coscienza sociale e ad una maggior attenzione all’impronta ambientale che ognuno di noi lascia dietro di sé.

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA:

  1. Grivennikov SI, Greten FR, Karin M. (2010) Immunity, inflammation, and cancer. Cell. 140: 883–99. 10.1016/j.cell.2010.01.025
  2. Kiraly O, Gong G, Olipitz W, Muthupalani S, Engelward BP. Inflammation-induced cell proliferation potentiates DNA damage-induced mutations in vivo. PLoS Genet. 2015;11(2): e1004901. Published 2015 Feb 3. doi:10.1371/journal.pgen.1004901
  3. http://www.fondazioneperlascienza.ch/news/i-legami-fra-psiche-e-infiammazioni-quando-lo-stress-ci-fa-ammalare/54468a2f8e6d7
  4. Pohl CS, Medland JE, Moeser AJ. Early-life stress origins of gastrointestinal disease: animal models, intestinal pathophysiology, and translational implications. Am J Physiol Gastrointest Liver Physiol. 2015;309(12):G927–G941. doi:10.1152/ajpgi.00206.2015
  5. https://sipnei.it/

Bonifiche dei suoli: regole e tecnologie

Come si contamina un suolo?

Il D.lgs. 372/99 di attuazione della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento all’Art.2, c.1 definisce: «inquinamento», l’introduzione diretta o indiretta, a seguito di attività umana, di sostanze, vibrazioni, calore o rumore nell’aria, nell’acqua o nel suolo, che potrebbero nuocere alla salute umana o alla qualità dell’ambiente, causare il deterioramento di beni materiali, oppure danni o perturbazioni a valori ricreativi dell’ambiente o ad altri suoi legittimi usi.

Un sito è contaminato quando è contaminata una o più di una delle matrici ambientali che lo compongono: suolo, sottosuolo, falda acquifera.

Le potenziali sorgenti di contaminazione del suolo sono: il fall out da emissioni in atmosfera, la dispersione su aree industriali non adeguatamente pavimentate, le perdite da reti di distribuzione ed impianti, le discariche non impermeabilizzate, i serbatoi interrati e fuori terra, l’attività agricola e zootecnica ed i rifiuti abbandonati.

Una contaminazione sarà tanto più estesa quanto è maggiore l’entità del fenomeno iniziale; contribuiscono inoltre alla distribuzione del contaminante la natura chimica della sostanza, la forza di gravità, il tempo che intercorre prima dell’intervento di risanamento e l’acqua d’infiltrazione e di falda (trasporto del contaminante lontano dalla sorgente).

Quando un sito è definito contaminato?

Il D.lgs.152/06 definisce potenzialmente contaminato un sito nel quale le concentrazioni nel suolo o nella falda di determinati inquinanti, elencati in apposite tabelle (Tab.1 e 2 Allegate alla Parte IV, Titolo V) superano le concentrazioni soglia di riferimento (CSC).

La tabella 1, per il suolo, contiene due colonne, A e B, con CSC differenti e funzionali ai differenti usi del sito (verde-residenziale o commerciale-industriale). La tabella 2 contiene le CSC per la falda.

Le aree industriali dismesse, quelle su cui è avvenuto uno sversamento o quelle soggette ad una riqualificazione edilizio-urbanistica sono sottoposte ad un’indagine ambientale per individuare eventuali superamenti delle CSC.

Una volta verificato il superamento delle CSC il sito è definito potenzialmente contaminato: le CSC sono quindi da intendersi come livelli di attenzione e non come limiti rigidi di riferimento. La potenziale contaminazione viene poi compiutamente descritta con il Piano di Caratterizzazione.

Il Piano di Caratterizzazione è l’insieme delle attività atte a descrivere le caratteristiche qualitative del suolo e delle acque di falda ed a costruire il modello di potenziale contaminazione del sito.

A questo punto la norma prevede un passaggio successivo, l’Analisi di Rischio Sito Specifica, che valuta i valori riscontrati in funzione delle caratteristiche geologiche, idrogeologiche dell’area ed in base all’utilizzo definitivo del sito.

Solo dopo questo passaggio il sito potrà essere definito non contaminato o contaminato.

Se il sito è effettivamente contaminato deve essere sottoposto ad un intervento di bonifica.

Tecniche di bonifica

Le tecnologie di bonifica dei siti contaminati sono scelte in funzione delle caratteristiche del sito, della matrice, dei contaminanti e della compatibilità ambientale della tecnologia stessa.

Gli interventi di bonifica si possono classificare in base alla matrice da trattare: interventi sul suolo ed interventi sulle acque sotterranee.

Si possono classificare anche in base al metodo, chimico-fisici e biologici, o in base alla tipologia di trattamento, quali: trattamenti In Situ (il terreno contaminato non viene rimosso per essere trattato), trattamenti Ex Situ (il terreno contaminato viene rimosso per essere trattato).

I trattamenti ex situ possono poi dividersi in On Site (con impianti mobili utilizzati sul sito) e Off Site (con impianti fissi esterni alla zona contaminata).

Esiste anche la possibilità della Messa in Sicurezza Permanente (MISP) che prevede confinamento del materiale contaminato nel sito stesso mediante capping ovvero coperture impermeabili realizzate in diversi materiali.

Considerazioni generali sullo stato delle bonifiche

Purtroppo, nonostante il D.lgs.152/06 auspichi il ricorso a tecnologie in situ evitando così l’impatto ambientale dei mezzi di trasporto ed il trasferimento dei materiali contaminati in altre aree, la modalità di bonifica più frequentemente utilizzata è lo scavo e successivo conferimento in discarica (confinamento ex situ off site) o ad impianti di trattamento che mediante vagliatura e riduzione volumetrica producono materiali riciclati da utilizzare per riempimenti, sottofondi, ecc..

Questa situazione si verifica perché nella maggior parte dei casi non è il responsabile della contaminazione ad eseguire l’intervento di bonifica ma un soggetto terzo che ha interesse a riqualificare il sito per poter poi sviluppare progetti dai quali trarne ovviamente un beneficio economico.

Ciò comporta quindi la necessità di realizzare interventi il più possibile veloci ed efficaci.

Spesso invece gli interventi in situ, se basati su tecnologie di tipo biologico, durano troppo a lungo e non garantiscono il raggiungimento dei limiti di legge rendendo necessario un successivo intervento più risolutivo.

Cosa sono i SIN e i SIR?

Alcuni siti per estensione e per complessità sono stati definiti Siti di Interesse Nazionale (40) o Siti di Interesse Regionale (7). Alcuni esempi sono: SIN Area ex Falck di Sesto San Giovanni, SIN Bagnoli, SIR Bovisa-Milano, SIR Cerro al Lambro.

In questi casi la competenza del procedimento di bonifica è del Ministero del Territorio e della Tutela del Mare per i SIN e delle regioni per i SIR.

I dati raccolti, contenuti nelle anagrafi/banche dati regionali, con esclusione dei SIN ci indicano sul territorio nazionale circa 29.700 siti registrati, di cui oltre 13.200 hanno concluso il procedimento di bonifica.

Fonti


D.lgs. 372 del 1999

D.lgs. 152 del 2006

ISPRA

SPLENDIDAMENTE DONNA- Candida e sport: l’una esclude l’altro?

L’evidenza scientifica parla chiaro: svolgere una regolare attività fisica favorisce uno stile di vita sano, con notevoli benefici sulla salute generale della persona. Ad ogni età, una regolare attività fisica, anche moderata, contribuisce a migliorare la qualità della vita in quanto influisce positivamente sia sullo stato di salute sia sul grado di soddisfazione personale. L’esercizio fisico, infatti, riduce la pressione arteriosa, controlla il livello di glicemia, modula positivamente il colesterolo nel sangue, aiuta a prevenire le malattie metaboliche, cardiovascolari, neoplastiche, le artrosi e riduce il tessuto adiposo in eccesso. Inoltre, riduce i sintomi di ansia, stress, depressione e solitudine e comporta benefici evidenti per l’apparato muscolare e scheletrico. L’ attività fisica e il sano movimento sono un vero e proprio aiuto per migliorare le difese immunitarie e per rinforzare il nostro organismo in generale. Stimolano e favoriscono la naturale detossificazione e contemporaneamente svolgono un effetto antistress che permette di scaricare le tensioni accumulate. In particolare l’attività fisica aerobica svolge una vera e propria funzione di depurazione dalle sostanze nocive rilasciate durante le infezioni da candida, aiutando l’organismo ad eliminare le tossine e i radicali liberi presenti. L’esercizio fisico, preferibilmente di tipo aerobico, non deve essere necessariamente intenso: per essere fisicamente attivi sono sufficienti semplici movimenti che fanno parte della vita quotidiana, come il camminare, ballare, andare in bicicletta e fare i lavori domestici. Infatti, l’attività fisica è definita dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) come “qualsiasi movimento corporeo prodotto dai muscoli scheletrici che richiede un dispendio energetico”. Nel momento in cui ci muoviamo mettiamo il sistema endocrino nelle condizioni di aumentare la produzione di ormoni “positivi” come le endorfine e le catecolamine, i quali regolano l’umore e aumentano le difese dell’organismo. Parallelamente si inibisce la produzione di ormoni negativi come il cortisolo che sono correlati all’aumento dello stress. Forse però non tutti sanno che sebbene una sua “eccessiva produzione'” sia indiscutibilmente nociva all’ organismo, altrettanto dannosa è la sua “sottoproduzione”‘, in quanto livelli minimi di cortisolo sono comunque necessari al buon funzionamento del nostro corpo. Sappiamo che durante l’attività fisica i livelli di cortisolo aumentano per poi rientrare nella norma non appena il soggetto ritorna in una condizione di riposo e tranquillità. Questo effetto “a breve termine'” produce dei benefici alla nostra salute, rafforzando il sistema immunitario, la memoria, il controllo dell’appetito, la perdita del peso, i livelli di energia, i livelli di infiammazione e la salute sessuale L’obbiettivo di una corretta gestione dell’allenamento non dovrebbe quindi essere tanto o solo quello di evitare “picchi di cortisolo”, quanto quello di evitare situazioni croniche in cui tale ormone è prodotto in eccesso o in difetto. L’ideale sarebbe quello di mantenere delle oscillazioni normali in risposta a situazioni di stress e relax. La presenza di un’infezione da candida non preclude la possibilità di poter fare del sano esercizio fisico e scaricare così lo stress. Lo sport può far bene al nostro corpo anche nel percorso di cura della candida, ovviamente con le dovute precauzioni e un po’ di attenzione. Durante la pratica delle attività sportive, ad esempio, è preferibile non utilizzare indumenti aderenti o tute troppo strette che possono recare fastidio, ed è consigliato cambiarsi subito dopo aver terminato l’attività sportiva, per evitare che il nostro corpo diventi un ambiente favorevole alla proliferazione dei funghi. L’attività fisica svolge, un ruolo molto importante per aiutare il corpo a liberarsi dalle tossine e permettere alla persona di risolvere del tutto la problematica. Un suggerimento da tenere in considerazione, prima di iniziare l’attività fisica, è quella di scegliere un abbigliamento adeguato. Gli indumenti non devono essere troppo aderenti, ciò comporterebbe continui sfregamenti che aumenterebbero lo stato flogistico nelle zone di interesse. Si consiglia siano di cotone e non indumenti sintetici. I benefici dello svolgere attività fisica all’aria aperta sono maggiori, perché consente un maggior apporto di ossigeno a tutto l’organismo. Il consiglio è quello di svolgere un’attività di tipo aerobico come una camminata, ricavando ogni giorno, un po’ di tempo per muoversi, mantenersi in forma e aiutare l’organismo a ritrovare il suo equilibrio. Quando è in corso l’infezione da candida, è bene evitare gli esercizi dove sia previsto l’accavallamento delle gambe, gli sport dove si sta seduti per lungo tempo come byke ed equitazione. Una volta superata la fase acuta è consigliato variare spesso il ritmo dell’attività aerobica alternando la camminata lenta con la camminata veloce e la corsa. Questo approccio permette di stimolare maggiormente il sistema linfatico. Tanto sport e un’ottima alimentazione possono certamente aiutare, ma in presenza di un’infezione da candida sarebbe meglio evitare sport acquatici, che possono creare un clima ideale per il proliferare dei funghi. Un fattore di rischio è certamente l’ambiente caldo e umido che viene a crearsi in acqua, condizione a cui si aggiunge la presenza dell’alto tasso di cloro, che può favorire il presentarsi di irritazioni. L’attività fisica incrementa l’energia, permette di scaricare stress e tensioni e dà un immagine più positiva di sé.

Reference

J Clin Lab Anal. 2016 Sep;30(5):732-5. doi: 10.1002/jcla.21929. Epub 2016 Mar 15. Analytical Evaluation of Free Testosterone and Cortisol Immunoassays in Saliva as a Reliable Alternative to Serum in Sports Medicine.

Sindrome sgombroide, cos’è e come prevenirla

La sindrome sgombroide è una patologia alimentare causata dal consumo di prodotti ittici contaminati da batteri in assenza di modificazioni organolettiche. Tali batteri non patogeni, sono capaci di trasformare l’istidina, un amminoacido presente in alcune specie di pesci, in istamina che, se in grandi quantità, è responsabile della malattia. I pesci più coinvolti appartengono alla famiglia Scombridae, tra cui sgombro, tonno e tonno a pinne gialle, ma anche i clupeidi e i ciprinidi.

Dopo il pesce, i formaggi sono gli alimenti più comunemente associati all’avvelenamento da sgombrotossina. Tuttavia, la produzione di istamina può verificarsi in altri alimenti come i cibi fermentati, ad es. vino, salsiccia secca, crauti, miso e salsa di soia.

La formazione di istamina

L’istidina è trasformata in istamina dall’attività di batteri; le Enterobacteriaceae sono i maggiori produttori di istamina; altre specie appartengono ai generi Clostridium, Vibrio, Lactobacillus e Photobacterium oltre che ai ceppi diMorganella morganii, Morganella psychrotolerans, Hafnia alvei, e Raoultella planticola. Tali batteri si trovano normalmente nell’ambiente marino e sono presenti sulle branchie e nell’intestino dei pesci. In condizioni di conservazione inadatte, essi producono, durante la loro crescita, l’enzima istidina decarbossilasi, che trasforma l’istidina in istamina.

L’istamina non è quindi presente nel pesce vivo, ma è prodotta dopo la sua morte, quindi, per impedire la crescita batterica e per arrestare la formazione di istamina è importante rispettare la catena del freddo durante tutte le fasi della lavorazione del pesce (cattura, trasporto, consegna, vendita).

Il pesce contenente istamina non cambia sapore né odore, quindi non è possibile capire se sia pesce alterato oppure no. Inoltre, l’istamina è termoresistente, il che significa che né la cottura né la sterilizzazione decontaminano un pesce con elevati livelli di istamina. 

Concentrazioni di istamina nel pesce e dose tossica

La quantità di istamina nel pesce è:

  • sicura se inferiore a 50 p.p.m. (parti per milione o mg/kg);
  • determina intossicazione in individui sensibili con concentrazioni da 50 a 200 p.p.m.;
  • presumibilmente tossica con concentrazioni da 200 a 1000 p.p.m.;
  • tossica con concentrazioni superiori a 1000 p.p.m.

La dose per la manifestazione clinica della sindrome sgombroide è influenzata da numerosi fattori, come la sensibilità individuale, il peso corporeo, la composizione del pasto (alcool, verdure e formaggi), i farmaci, oltre ad altre patologie, allergie ed al fumo di tabacco.

Generalmente l’assunzione di dosi di istamina:

  • da 8 a 40 mg causa lieve intossicazione;
  • da 20 a 1000 mg causa problemi di natura moderata;
  • da 1500 a 4000 mg e più causa disturbi gravi.

Sintomi

L’insorgenza dei sintomi della sindrome sgombroide varia da qualche minuto a qualche ora dal consumo del pesce contenente istamina. Le manifestazioni cliniche comprendono: sensazione di calore, orticaria,
rash cutaneo localizzato principalmente al viso e al collo, edema facciale, ponfi, prurito, diarrea, dolore addominale, nausea, vomito, gonfiore della bocca e della lingua, mal di testa, palpitazioni, formicolio, disturbi alla visione, tremori, debolezza.


L’insorgenza dei sintomi della sindrome sgombroide varia da qualche minuto a qualche ora dal consumo del pesce contenente istamina. Le manifestazioni cliniche comprendono: sensazione di calore, orticaria,
rash cutaneo localizzato principalmente al viso e al collo, edema facciale, ponfi, prurito, diarrea, dolore addominale, nausea, vomito, gonfiore della bocca e della lingua, mal di testa, palpitazioni, formicolio, disturbi alla visione, tremori, debolezza.

Meno frequenti sono i sintomi che coinvolgono il sistema nervoso centrale come ansia ed eccitazione.

Spesso il ricovero in ospedale è necessario e nei casi più gravi tale avvelenamento può portare anche alla morte.

Prevenzione della sindrome sgombroide

Il raffreddamento del prodotto subito dopo la morte del pesce è il principio chiave per prevenire la comparsa di istamina. Successivamente alla pesca deve quindi essere rispettata la catena del freddo fino alla cucina, per cui è opportuno prestare attenzione alle modalità di trasporto, utilizzando buste termiche per riporre, il più breve tempo possibile (soprattutto nei mesi estivi), il prodotto pescato. Infine, una volta a casa, il pesce va subito messo in frigorifero, ad una temperatura compresa fra 0 e 4 gradi, e consumato entro 48-72 ore. Se invece si prevede di mangiarlo oltre tale tempo, è bene congelarlo. Anche lo scongelamento del pesce, se pure congelato e conservato in maniera ottimale, è considerato una fase a rischio.

Bibliografia

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Lehane L, Olley J. (2000). Histamine fish poisoning revisited. Int J Food Microbiol. 58:1-37.

Seafood network information center, 2009. (http://seafood.ucdavis.edu/haccp/compendium/chapt27.htm)

Ababouch L., (2002). HACCP in the fish canning industry. Safety and quality issues in fish processing, Allan Bremner ed. Woodhead Publishing Limited, Cambridge, UK.

Emborg J. Dalgaard P., Ahrens P. (2006). Morganella psychrotolerans sp. nov., a histamine producing bacterium isolated from various seafoods. Int. J. Syst.Evol.Microbiol. 56, 2473–2479.

Maintz, L., Novak, N. (2007). Histamine and histamine intolerance. Am. J. Clin. Nutr. 85, 1185–1196.

Hungerford J.M. (2010). Scombroid poisoning: a review. Toxicon 56, 231-243.

Taylor S.L. (1986). Histamine food poisoning: toxicology and clinical aspects. Crit.Rev.Toxicol.17, 91–128.

McLauchlin, J., Little, C.L., Grant, K.A. and Mithani, V. (2005). Scombrotoxic fish poisoning. Journal of Public Health, 28, (1), 61-62.

“SPLENDIDAMENTE DONNA” CANDIDA: Dall’intestino all’intero organismo

Negli Stati Uniti e in Europa, le infezioni vaginali sono una delle cause più frequenti di visita medica delle donne, e sono il motivo di oltre 10 milioni di visite ogni anno. Le infezioni vaginali da candida sono molto comuni tra le adolescenti e le donne adulte, si stima infatti che il 75% circa delle donne prima o poi nella vita sarà colpita dalla candidosi. Le infezioni vaginali da candida possono causare: dolore, prurito, rossore, perdite vaginali torbide e di colore bianco, dolore durante la minzione e, a volte, macchie bianche sulla pelle della zona vaginale. Vi è uno spaventoso aumento di episodi fra le bambine e le giovanissime, a sottolineare quanto sia una problematica ancora molto sottovalutata e di cui si rende sempre più urgente fare della buona informazione ed educazione sanitaria per le donne di oggi e di domani. La condizione più nota della diffusione della Candida nell’organismo è sicuramente quella della candidosi vaginale. In condizioni normali la vagina contiene famiglie bilanciate di lieviti (tra cui la Candida) e batteri, tra i quali i Lattobacilli che producono sostanze acide, che impediscono una crescita eccessiva di lieviti. Questo equilibrio può rompersi e determinare l’infezione da lieviti, che si manifesta con prurito, bruciore e altri segni e sintomi tipici di infezione. La Candida albicans è il più comune tipo di fungo all’origine delle infezioni vaginali micotiche, anche se talvolta ne sono responsabili altri tipi di Candida. Le infezioni causate da altri funghi possono essere più difficili da trattare e richiedere terapie più aggressive. La candida può proliferare negli ambienti umidi e bui, quindi gli abiti (soprattutto la biancheria intima) troppo stretti o fatti di materiali come il nylon che intrappolano il calore e l’umidità potrebbero favorire la comparsa dell’infezione. In realtà, l’infezione vaginale rappresenta la manifestazione di un’infezione che ha origini ben più lontane, ovvero l’intestino. La Candida è prima di tutto un fungo che colonizza fisiologicamente la mucosa intestinale, rappresenta cioè un commensale che vive normalmente all’interno del nostro intestino assieme a circa 400 specie di microrganismi benefici diversi. E’ quindi un fungo presente in ciascuno di noi, maschi e femmine, sotto forma di lievito innocuo, utile per la digestione dei carboidrati. La sua proliferazione è tenuta costantemente sotto controllo dal sistema immunitario e dalla microflora benefica residente nell’intestino. Nello specifico, una particolare specie di battei chiamata Lattobacilli sorveglia la proliferazione della candida. Il Lactobacillus è un genere di batteri Gram-positivi anaerobi facoltativi o microaerofili di forma bastoncellare. In natura ne esistono almeno 60 specie e costituiscono la maggior parte del gruppo di batteri lattici, così chiamati in quanto la quasi totalità dei loro membri converte il lattosio e altri zuccheri in acido lattico mediante la fermentazione lattica. Sono molto comuni e di solito non patogeni. Negli esseri umani sono presenti nella vagina e nel tratto gastrointestinale, in cui sono simbiotici e costituiscono una piccola parte del microbiota umano. I lactobacilli producono soprattutto acido lattico per fermentazione degli zuccheri, riducendo il pH dell’ambiente in cui crescono, ma anche acido acetico, etanolo, anidride carbonica ed altri composti secondari. L’acidificazione del loro ambiente inibisce la crescita di alcuni microrganismi patogeni. Questa funzione ha riscontro nella vagina, dove il Lactobacillus costituisce il 97%-98% della flora microbica normale ed evita la proliferazione di altri microrganismi mantenendo il pH su valori attorno al 5. La candidosi insorge quando, o per cattiva alimentazione o per terapie antibiotiche, le colonie di Lactobacillus muoiono e il micete Candida albicans, costituente il 2%-3% della flora normale, prolifera eccessivamente. Queste due specie di batteri e miceti, competono l’un l’altro per la stessa fonte di cibo, ovvero gli zuccheri. Così quando la flora di Lattobacilli risulta insufficiente nel contrastare la Candida, questo trovando più cibo disponibile e meno specie batteriche intestinali che la contrastano, prende il sopravvento sugli altri organismi presenti, creando una condizione di disequilibrio intestinale, chiamato anche disbiosi. Nel processo di transizione da microrganismo commensale a microrganismo patogeno, la Candida attua una vera e propria trasformazione del suo aspetto: dalla forma di spora tondeggiante di lievito innocuo e silente che aderisce alle mucose senza lederle, cambia nella forma attiva di ifa, in grado di penetrare e invadere i tessuti fino a raggiungere il torrente sanguigno e i vasi linfatici. La Candida cosi riesce a disseminarsi nell’intero organismo, fino a giungere anche sedi lontane quali la pelle, la cavità orale, le mucose genito-urinarie, divenendo una vera e propria “sindrome da lievito”. Lo sviluppo delle ife, si accompagna oltre alla proliferazione massiva della Candida e alla colonizzazione di mucose e tessuti a livello sistemico, anche alla produzione di molecole pro infiammatorie. Queste molecole svolgono un ruolo importante per la difesa immunitaria, contribuiscono infatti al processo di proliferazione di alcune cellule coinvolte nei processi infiammatori e immunitari dell’organismo da parte delle cellule epiteliali innescando una risposta infiammatoria, che si manifesta con svariati disturbi e sintomi, in particolare a carico degli apparati gastrointestinale, urogenitale, del sistema nervoso e di quello immunitario.

References

Guaschino S, Benvenuti C, SOPHY Study Group. SOPHY project: an observational study of vaginal pH and lifestyle in women of different ages and in different physiopathological conditions. Minerva Ginecol. 2008, 60:1-10