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Category ArchiveBiologia molecolare

INTESTINO PERMEABILE O A SCOLAPASTA

E IL RUOLO DELL’ALIMENTAZIONE

Dott.ssa Emanuela Simone PhD

Il titolo già ci suggerisce una condizione intestinale particolare: quando si pensa al tratto gastro intestinale, si immagina un tubo che originando dalla bocca arriva fino al retto e quindi all’ano. Un lungo percorso che ci consente la digestione degli alimenti e l’espulsione degli elementi di scarto come feci.

In realtà l’intestino è molto più di questo, basti pensare che è denominato “secondo cervello” e che in esso risiede il 70 % del sistema immune.

La sua complessa struttura consente di formare una barriera che da un lato permette l’assorbimento delle sostanze nutritive e la regolazione elettrolitica, dall’altro evita la penetrazione di agenti tossici o microrganismi patogeni pur consentendo la sopravvivenza della flora batterica. Quando l’integrità della barriera è compromessa, si parla di “Leaky gut”, o intestino permeabile o intestino a scolapasta (come dico io)

 Così il passaggio di elementi indesiderati, tra i quali piccoli frammenti di cibo non del tutto digeriti, microrganismi ecc, genera una situazione di infiammazione che si ripercuote a livello sistemico.

LA BARRIERA INTESTINALE

L’intestino non è quindi semplicemente un tubo ma la capacità di barriera si sviluppa su più livelli (immagine 1):

Livello I : Barriera Fisica

La capacità di fungere da barriera selettiva avviene primariamente per la presenza delle cellule intestinali (denominate enterociti) che insieme ad altre cellule intestinali (le mucipare, le cellule di Paneth, le cellule M, le enteroendocrine, cup cells, and tuft cells) formano un “pavimento”. Possiamo immaginare queste cellule come dei mattoni forati uno di fianco all’altro. Attraverso i fori passano in maniera selettive le sostanze nutritive (passaggio transcellulare), ma non solo, questi “mattoni” sono tenuti ai lati da dei tiranti, le Giunzioni strette, formate da proteine (occludine, zonuline, claudine, molecole di adesione) la cui presenza regola il passaggio di ulteriori sostanze (passaggio paracellulare).

Della componente fisica fa parte anche il muco prodotto dalle cellule intestinali stesse che fa da interfaccia tra l’epitelio e la flora batterica. È come se sul pavimento di mattoni, ci fosse la presenza di un gel sopra cui è adesa la popolazione di microrganismi “buoni”. Un gel composto da zuccheri, anticorpi, enzimi, lattoferrina, in grado di nutrire il microbiota e il cui spessore è regolato dai microrganismi stessi.

Livello II : Barriera Biochimica

Questa è costituita proprio dalla presenza di molecole, ad azione antimicrobica nel lume intestinale e nel gel di muco, che formano una rete in grado di ridurre il carico di batteri che colonizzano l’intestino, limitando anche le possibilità di contatto tra gli antigeni e le cellule ospite.

Livello III : Barriera Immunologica

Questo livello di difesa è dato dalla organizzazione del sistema immunitario alla base delle cellule intestinali, dal lato basale, dove le cellule B e T, con le cellule dendritiche, e i neutrofili regolano la risposta immunitaria producendo anticorpi e secernendo citochine. In realtà la capacità immunologica inizia già nel lume dove vi è la presenza di immunoglobuline di tipo A e da cellule (GAPs) in grado di “avvertire” la presenza di patogeni evitando che passino dal lato del lume intestinale verso la parte basale.

C’è quindi un delicato equilibrio che regola la capacità di difesa verso elementi dannosi e la tolleranza verso ciò che è innocuo. Quando però uno dei livelli della barriera è alterato, è come se si creassero dei buchi tra i “mattoni del pavimento che non vengono più tenuti insieme adeguatamente dai tiranti” La condizione di leaky Gut permette così il passaggio dal lume intestinale verso la parte basale di batteri anche commensali “buoni”, dei loro prodotti metabolici, di frammenti vari tra i quali piccole frazioni alimentari, con alterazione delle popolazioni microbiche e attivazione del sistema immune.

Tutto ciò è stato correlato a patologie non solo proprie del sistema Gastrointestinale come la sindrome del colon irritabile e la Celiachia ma anche altre patologie: Diabete I, Lupus, Patologie della pelle, patologie Epatiche e del SNC ( Depressione, alzheimer, autismo) (immagine 2)

Per la correlazione autismo – intestino permeabile puoi leggere l’articolo http://www.scienzintasca.it/la-correlazione-esistente-fra-il-microbiota-intestinale-alterato-lalterata-permeabilita-intestinale-e-lautismo/

ALIMENTI NELLA LEAKY GUT

Il cibo non è solo fonte di nutrienti ma modula le funzioni fisiologiche del corpo e questo è specialmente vero nell’intestino, dove il cibo e i suoi nutrienti interagiscono continuamente con gli elementi del sistema gastrointestinale regolandone le attività di trasporto, la permeabilità, l’espressione di enzimi, le funzioni immunitarie e la composizione del microbiota.

Le giunzioni strette (i tiranti tra i mattoni sopra descritti), come detto, sono formate da una rete di proteine (occludine, zonuline, claudine ecc). Queste strutture non sono fisse ma dinamiche e la loro “forma” è indotta da stimoli interni ed esterni all’organismo.

Tra le componenti alimentari, l’aminoacido glutammina è in grado di migliorare la funzionalità della barriera prevenendo anche gli effetti distruttivi dell’alcool sulla barriera stessa. Allo stesso modo alcuni frammenti proteici derivati dai latticini, le β-caseine e le β-lattoglobuline, la vitamina D, i flavonoidi quercitina, miricetina, kaempferolo, agendo sulle proteine delle giunzioni, riducono la permeabilità rinforzando la barriera intestinale.

Altri elementi quali l’alcool, la carenza di zinco, acidi grassi a catena media (acido caprico e laurico), il chitosano, possono contribuire all’aumento della permeabilità intestinale.

L’obesità, dovuta allo stile di vita occidentale con la così detta “western diet”, ricca in grassi saturi e zuccheri raffinati, altera la barriera intestinale e la composizione microbiota.

Le patologie metaboliche collegate alla obesità come la il fegato grasso, il diabete 2, potrebbero originare proprio dalla infiltrazione dei microrganismi e dei loro prodotti, endotossine, attraverso la barriera danneggiata con attivazione di una infiammazione continua ma di bassa entità che può arrivare ad altri organi quali fegato, muscoli, cuore (immagine3).

Negli ultimi anni sta sempre più emergendo quindi la necessitò di capire come modulare e riparare la danneggiata permeabilità intestinale tramite uso di pro e prebiotici, protocolli alimentari come la FODMAP, uso di immuno-modulatori, flavonoidi, acidi grassi a catena corta.

COME SI MISURA LA PERMEABILITA’ DELLA BARRIERA INTESTINALE

Per la valutazione della integrità dell’intestino si ricorre a test che ricerchino nelle urine, nelle feci, nel sangue, molecole che normalmente non oltrepassano la barriera (determinati zuccheri o endotossine di batteri) o che provengono dalla attività del sistema immunitario attivato localmente nell’intestino. Seppur esistano diverse analisi che si possono effettuare, solo poche sono quelle solitamente utilizzate:

Test degli zuccheri : Questo si basa sulla somministrazione di determinati zuccheri quali lattulosio, mannitolo, Saccarosio, Sucralosio, in grado di penetrare la barriera in modo selettivo in base alla loro dimensione. Molecole piccole, come il mannulosio, passano l’intestino anche se esso è integro; molecole più grandi non passano la barriera, a meno che essa non sia danneggiata. La presenza di essi nelle urine, il loro rapporto, è indice non solo dello stato intestinale ma da indicazione anche di quale regione sia alterata.

Il lattulosio rappresenta lo stato di permeabilità dell’intestino tenue, è infatti degradato dai batteri del colom; Il sucralosio e l’eritritolo danno indicazione dello stato del colon in cui normalmente passano indisturbati; il saccarosio dà la valutazione  della permeabilità dello stomaco e del duodeno, regione intestinale dove e solitamente degradato dalle saccarasi.

Calprotectina Fecale: Come già detto i danni della barriera intestinale causano infiammazione con attivazione del sistema immunitario. I neutrofili attivati ed infiltrati nella mucosa possono essere individuati tramite la presenza dei loro prodotti nelle feci, tra esse quello più promettente è la calprotectina. Una proteina rilasciata dai neutrofili con attività antiproliferativa e antimicrobica.

CONCLUDENDO

Abbiamo quindi visto come l’intestino sia un complesso organo che svolge varie funzioni sia assorbitive che protettive e per poterlo fare si avvale di una barriera sviluppata su tre livelli. L’alterazione della sua integrità coinvolge patologie sia dell’intestino stesso fino alle patologie metaboliche e quelle autoimmuni. Si sta sempre più approfondendo gli interventi per ripristinare la barriera intestinale dopo anche la valutazione del suo stato grazie agli esami a disposizione.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

  1. Bischoff SC, Barbara G et al. Intestinal permeability–a new target for disease prevention and therapy. BMC Gastroenterol. 2014 Nov 18;14:189. doi: 10.1186/s12876-014-0189-7.
  2. Mu Q, Kirby J et al. Leaky Gut As a Danger Signal for Autoimmune Diseases. Front Immunol. 2017 May 23;8:598. doi: 10.3389/fimmu.2017.00598. eCollection 2017.
  3. De Santis S, Cavalcanti E et al. Nutritional Keys for Intestinal Barrier Modulation. Front Immunol. 2015 Dec 7;6:612. doi: 10.3389/fimmu.2015.00612. eCollection 2015.
  4. Fukui H. Increased Intestinal Permeability and Decreased Barrier Function: Does It Really Influence the Risk of Inflammation? Inflamm Intest Dis. 2016 Oct;1(3):135-145. doi: 10.1159/000447252. Epub 2016 Jul 20.
  5. Arrieta MC, Bistritz L, Meddings JB. Alterations in intestinal permeability. Gut. 2006 Oct;55(10):1512-20.

STRESS, INFIAMMAZIONE E PATOLOGIE

Ho voluto cominciare con questo articolo perché la prima cosa che si può fare per la nostra SALUTE è la PREVENZIONE e per farlo è importante l’INFORMAZIONE. Persone non informate pensano che sia quasi, se non del tutto, inutile fare prevenzione perché l’insorgere di una malattia sembra inevitabile. Persone molto più informate capiscono quanto sia importante fare prevenzione ma pensano sia un investimento economico che non vale la pena fare. Per fortuna ci sono persone che pensano che la prevenzione sia la miglior soluzione per diminuire l’incidenza di qualsiasi tipo di patologia e sia il miglior investimento da un punto di vista economico, in quanto, eviterebbe il grande carico economico per le cure e le assistenze, oltre ad alleviare il notevole carico emotivo che le malattie si portano dietro.

Per fare prevenzione, bisogna partire soprattutto dallo stress che è stato definito “il male del XXI secolo” dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma altro non è che una risorsa preziosa per il nostro corpo in quanto per definizione lo stress è “la risposta non-specifica del corpo ad ogni domanda di cambiamento” (Hans Seyle, 1936). Ciò che ha portato alla trasformazione dello stress in un mostro purtroppo deriva dalle troppe fonti di stress che abbiamo ogni giorno, i ritmi frenetici, le cattivi abitudini alimentari e una pressione psicologica, a livello sociale, fortemente incidente sulle nuove generazioni.

Uno stress, soprattutto se prolungato, può attivare in vari modi una risposta eccessiva, cronica, o sbagliata, del sistema immunitario. Le cellule sotto stress rilasciano sostanze chimiche che possono portare a malattie infiammatorie e allergiche come la sindrome dell’intestino irritabile, l’asma, le allergie alimentari pericolose per la vita e le malattie autoimmuni.

Condizioni infiammatorie croniche presentano un rischio significativamente maggiore di neoplasie. Inoltre, molti tumori hanno un microambiente infiammatorio che è un promotore tumorale ben consolidato che contribuisce alla crescita del cancro, all’angiogenesi e alla resistenza all’apoptosi. L’ infiammazione si sincronizza con la rigenerazione dei tessuti per indurre i riarrangiamenti della sequenza del DNA. I tessuti cronicamente infiammati che si rigenerano continuamente hanno quindi un aumentato rischio di mutagenesi e trasformazione maligna. Inoltre, la rapida divisione delle cellule tumorali in un microambiente infiammatorio può anche acquisire mutazioni, che hanno dimostrato di contribuire alla resistenza ai farmaci e alla recidiva della malattia. Infine, la rigenerazione tissutale indotta dall’infiammazione sensibilizza i tessuti ai danni sul DNA causati da esposizioni ad inquinanti ambientali e chemioterapici.

Ci stiamo facendo sempre più male!

Questo è ciò che vorrei fare: sensibilizzare il lettore a una maggior prevenzione, a una maggior coscienza sociale e ad una maggior attenzione all’impronta ambientale che ognuno di noi lascia dietro di sé.

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA:

  1. Grivennikov SI, Greten FR, Karin M. (2010) Immunity, inflammation, and cancer. Cell. 140: 883–99. 10.1016/j.cell.2010.01.025
  2. Kiraly O, Gong G, Olipitz W, Muthupalani S, Engelward BP. Inflammation-induced cell proliferation potentiates DNA damage-induced mutations in vivo. PLoS Genet. 2015;11(2): e1004901. Published 2015 Feb 3. doi:10.1371/journal.pgen.1004901
  3. http://www.fondazioneperlascienza.ch/news/i-legami-fra-psiche-e-infiammazioni-quando-lo-stress-ci-fa-ammalare/54468a2f8e6d7
  4. Pohl CS, Medland JE, Moeser AJ. Early-life stress origins of gastrointestinal disease: animal models, intestinal pathophysiology, and translational implications. Am J Physiol Gastrointest Liver Physiol. 2015;309(12):G927–G941. doi:10.1152/ajpgi.00206.2015
  5. https://sipnei.it/

L’entanglement: un altro magico e misterioso nanomondo, scopriamo insieme il perché!

Siamo infinito, a confermarlo è la meccanica quantistica grazie all’ entanglement. Ma cos’è l’entanglement?

Prima di addentrarci in questa ardua avventura, inizio con delle riflessioni personali derivate dalla meravigliosa scoperta di “questo magico nanomondo”.

Iniziamo, dunque, col dire che le coincidenze, forse, non sono una casualità. Pertanto, il detto “nulla accade per caso” adesso può essere spiegato da leggi matematiche e fisiche, grazie all’entanglement.
Continuiamo con “Vi è mai capitato di esclamare assurdo oggi ho pensato, sognato, ricordato quella persona e “casualmente”, come per magia, quella persona vi chiama, l’incontrate e / o avete sue notizie? Beh credo che non siano semplici casualità!! Oggi, grazie a strumenti sofisticati, diversi scienziati sono arrivati a dirci chiaramente che forse nulla accade per caso! Almeno è quello che ho dedotto da questi illuminanti e “recenti” studi.

Vorrei, così, rendervi partecipe di ulteriori riflessioni!

Continuiamo, dunque, con: “vi è mai capitato di conoscere per la prima volta una persona e provare “emozioni e feeling” come se la conosceste da una vita?” Questo ed altri esempi sono spiegati e si chiamano entanglement, intreccio,…!

Adesso vediamo “scientificamente” come sia possibile.

Premettendo che in un universo composto da miliardi di galassie, dalla perfezione di Madre Natura, nel miracolo della vita, in un “nanocosmo” terrestre dove noi risediamo, pensate sia possibile che siamo le uniche forme di vita? A tal riguardo, esistono diverse filosofie di pensiero ma quella che vi riporterò, per la prima volta è stata dimostrata dalla scienza.

Ebbene sì, il grande dilemma che tormenta ed ha tormentato grandi fisici, come Einstein e Curie, oggi si è quasi risolto.
Il dilemma al quale mi riferisco è il seguente. Iniziamo da semplici esempi:

  • Per la fisica classica, una particella, un fotone, può essere o rosso o blu e nasce o rosso o blu.
  • Per la fisica quantistica, la stessa particella assume una forma solo nell’istante in cui l’osserviamo e, “casualmente”, sarà o rossa o blu, influenzando anche la sua controparte, che diventerà o rossa o blu.

Per intenderci meglio, per la fisica classica, la luna nasce ed è sempre lì. Per la fisica quantistica, la luna è lì solo nel momento in cui l’osserviamo.
Dunque, per la fisica classica o siamo vivi o siamo morti, per la quantistica, siamo vivi e morti al contempo, in quanto “entangled” collegati con la nostra controparte.

Mi vien, dunque, da pensare che questo potrebbe dirci che la nostra attitudine, le nostre scelte, i nostri comportamenti, influenzano noi, in un “altro universo” (altra ipotesi dibattuta è che viviamo in un multiverso) e nel nostro. Questo potrebbe, allora, anche spiegare quell’empatia e feeling, chimica e sentimento che ci lega a persone in questo mondo, che anche se a volte ci deludono, non riusciamo a “lasciar andar via”? Mi piace pensare, allora,  che tali persone, in un’altra realtà, nel cosmo infinito siano un nostro fratello, compagno, genitore, o l’amico fedele a 4 zampe, per questo siamo “entangled” legati a loro? Potrei continuare all’infinito con i dilemmi che mi sono sorti, perché per la fisica quantistica, tutte le combinazioni sono possibili!!!

Alla luce di queste evidenze ritengo che, senza dubbio, questo sia un fenomeno “misterioso e magico”, come ho considerato anche l’epigenetica, che a mio parere, a questo punto, è strettamente connesso all’entanglement più di quanto pensassi. Infatti mi viene da pensare anche che l’entanglement sia l’epigenetica, dunque, noi ed il nostro stile di vita, la nostra vita, la nostra musica, che influenza la nostra controparte e, di conseguenza, noi.

Ancora, vi è mai capitato di sentire, dopo aver discusso con una persona, un senso di piacere e sollievo, dunque energie positive e, invece, altre volte “energie negative” e senso di angoscia? Personalmente, ora, tutto ciò lo considero entanglement.

Tengo a precisare che non sono esperta nel campo, ma è una passione trasmessa da mio padre che fin da piccina mi ha avvicinata all’universo, a riflettere guardando il cielo, le stelle con i suoi preziosi dipinti e di non smettere mai di pormi questioni sulla verità del miracolo della vita. Grazie a mio marito, che da anni legge argomenti sul tema, mi sono appassionata di nuovo a questo “sogno e voglia” di bambina. Oramai sono anni che anche io “divoro” articoli e documentari. Più scoprivo questo “nuovo e misterioso nanomondo”, più restavo affascinata, notando, tra l’altro, le meravigliose immagini fornite e catturate da sofisticati strumenti  e quanto tali immagini cosmiche siano simili a quelle che i ricercatori vedono al microscopio durante, ad esempio, i processi di duplicazione cellulare e / o mitosi, ma non solo. È evidente che siamo il nano del marco, un nanocosmo in un macrocosmo. Le nostre frequenze sono in sintonia con esse, d’altronde gli atomi sono gli stessi.

Se tutto ciò è realmente vero dovrebbe sollevar il nostro spirito, comprendendo che siamo infinito, ed anche quando non ci saremo più, la nostra energia, il nostro entanglement ci sarà sempre e si farà sentire in forme diverse ma ci sarà. Lo sentirai, avrà un suono armonico di rare sinfonie che scatenano un concerto di endorfine, molecole positive, nel nostro corpo che ci fanno comprendere ancor di più quanto meraviglioso sia veramente tutto il cosmo, compresi noi ed il miracolo della vita e perfezione di Madre Natura.

Inoltre, come riportato da illustri fisici, le particelle elementari della materia e della coscienza sono unite tra loro da un unico meccanismo ben rappresentato dal concetto di “entanglement”. Tutto l’universo è intrecciato con se stesso e tutte le particelle di cui è fatta la materia sono in contatto tra loro, così come lo erano ancor prima del Big Bang, quando ancora il tempo e lo spazio non esistevano.

Addirittura, recentemente, alcuni ricercatori sono riusciti a mostrare per la prima volta effetti quantistici ponendo alcuni batteri fotosintetici in uno stato di entanglement, mostrando per la prima volta effetti quantistici in un organismo vivente segnando, dunque, il passaggio della biologia quantistica da ipotesi teorica a realtà tangibile. Probabilmente, inoltre, il modo in cui gli uccelli navigano o fiutano gli odori suggerisce che gli effetti quantistici possano verificarsi in modi insoliti all’interno degli esseri viventi ed io aggiungerei così come i preziosi organismi modello, come l’ Hydra Vulgaris, che pur non avendo veri e propri organi sensoriali, riescono, ad esempio, a catturare la preda e a reagire a stimoli ed insulti, frutto di segnali chimici e non solo…..entanglement!?!

Concludendo, come riportato in letteratura, l’entanglement è un fenomeno che coinvolge due o più particelle subatomiche o “entità'”, che si condizionano e comunicano a distanza: in pratica le particelle, essendo dotate di spin, ovvero di un senso di rotazione, se si avvicinano e poi si allontanano, invertono il loro spin non appena lo fa l’altra, indipendentemente dalla distanza che le separa.

Il dibattito / dilemma difficile da accettare e, in particolare, non piaceva per nulla al nostro grande Einstein, il quale, infatti, esclamò “Dio non gioca a dadi con l’Universo”, è che per la fisica classica è impossibile che si possa produrre una reazione a distanza in modo così immediato, dunque, ad una velocità nettamente maggiore di quella della luce. Ma la fisica quantistica avalla la teoria dell’intreccio, sovrapposizione, entanglement, ovvero il fatto che nell’Universo tutto è in contatto, e le distanze sono solo apparenti.

Altri scienziati, hanno riportato in letteratura finanche che l’anima, forse, realmente esiste. Noi siamo in relazione con il cosmo, sempre, anche quando materialmente il nostro corpo non c’è più!

Se tutto ciò è realmente vero, se l’entanglement ha realmente tali “forme, suoni e colori”, posso, finalmente, capire quanto i “sogni veglia” e / o eventi che credevo casuali e che mi fanno sentire l’energia, l’odore e / o la presenza di persone care che sono volate via in quel mare di stelle ed infinito, non siano un caso, ma non può essere che puro e magico entanglement…∞ ∞ ∞

Per trovare qualcosa che corrisponda alla lezione offertaci dalla teoria atomica dobbiamo rivolgerci a quel tipo di problemi epistemologici che già pensatori come Buddha e Lao-Tzu hanno affrontato nel tentativo di armonizzare la nostra posizione di spettatori e attori a un tempo del grande dramma dell’esistenza.” Niels Bohr(1885-1962), fisico danese, premio Nobel per la fisica.

“ C’era qualcosa senza forma e perfetto prima che si originasse l’universo. Esso è sereno. Vuoto. Solitario. Immutabile. Infinito. Eternamente presente. Esso è la Madre dell’universo. Per mancanza di un nome migliore io lo chiamo Tao. Esso fluisce attraverso tutte le cose, dentro e fuori, e ritorna all'origine di tutte le cose. Il Tao è grande, l’universo è grande, la Terra è grande, l’uomo è grande. Questi sono i quattro grandi poteri. L’uomo segue la terra, la Terra segue l’universo, l’universo segue il Tao. Il Tao segue solamente sé stesso.” (Tao Te Ching)

“Mi piacciono le teorie della relatività e dei quanti perché non le capisco e perché mi danno l’impressione che lo spazio si trascini qua e là come un’anima in pena, rifiutandosi di fermarsi e non lasciandosi misurare; e che l’atomo sia come un essere impulsivo che cambia idea continuamente”. DAVID HERBERT LAWRENCE

“Tutto ciò che consideriamo Spirituale o metafisico è generalmente solo fisica che non abbiamo ancora compreso” Nassim Haramein

“Ecco quello che ho da dire sull'opera di Bach: ascoltatela, suonatela, amatela, riveritela e tenete la bocca chiusa”. Albert Einstein

Bibliografia:
1. https://www.scientificamerican.com/article/schroedingers-bacterium-could-be-a-quantum-biology-milestone/
2.http://www.lescienze.it/news/2018/11/01/news/batterio_schro_dinger_effetti_quantistici_organismi-4172300/
3. https://www.focus.it/scienza/spazio/entanglement-quantistico-un-importante-test
4. https://www.focus.it/scienza/scienze/meccanica-quantistica-cosa-e-come-funziona
5. DIEGO FRIGOLI, La fisica dell’anima. Riflessioni ecobiopsicologiche

6. L.Mattera. Scienzintasca 2017. http://www.scienzintasca.it/?s=epigenetica
7. L. Mattera. Scienzintasca 2018. http://www.scienzintasca.it/hydra-vulgaris-un-meraviglioso-organismo-modello-e-non-solo/

IL MICROONDE Funzionamento e sicurezza per la salute

Apparecchio utilizzato ormai sempre più nelle case, prima solo per riscaldare oggi anche per cucinare diverse pietanze, il microonde trova sempre più ampi consensi per cucinare rapidamente verdure, o il riso o mug cake a base di albume e farina di avena.  Nell’immaginario collettivo c’è sempre però una domanda che attanaglia… questo magico apparecchio ci danneggia con le onde emesse? Altera i cibi che cuociamo?

Cerchiamo di capirlo.

Le Microonde, queste sconosciute

L’elettrodomestico da tutti noi usato prende il nome proprio dalle onde che emette, “microonde”, esse rientrano nello spettro delle onde elettromagnetiche con una determinata lunghezza d’onda e frequenza, nel caso dell’apparecchio casalingo la frequenza è di 2,45 GigaHertz. In realtà se ci pensi bene siamo continuamente immersi in onde elettromagnetiche: antenne, ripetitori di radio, televisione, i telefonini, sono tutti sorgenti di onde elettromagnetiche a varia frequenza.

Le microonde vengono generate dal “Magnetron” all’interno dell’apparecchio e propagate nella camera dove è collocato l’alimento. Grazie alle pareti schermanti le onde non possono oltrepassarle. Il microonde è anche programmato per interrompere l’emissione delle onde in caso lo sportello venga aperto durante il suo funzionamento.

Come si riscaldano i cibi?

Le onde generate dal magnetron, colpendo le molecole polarizzate quindi principalmente l’acqua, ma non solo, le mettono in moto. Tanto maggiore è la collisione tra le molecole tanto più elevata sarà la generazione del calore. Ecco perché alimenti acquosi come le verdure si cuociono rapidamente divenendo bollenti in breve tempo. Un’altra caratteristica è che la generazione del calore deriva “dall’interno dell’alimento”, mi spiego meglio: nel classico forno, la propagazione del calore avviene per la circolazione dell’aria calda (convezione) o trasmissione del calore da resistenze (irraggiamento) provocando il riscaldamento delle parti esterne dell’alimento e poi di quelle interne. Nel caso del microonde, invece, poiché solitamente la parte più esterna dell’alimento contiene meno acqua della interna sarà prima questa a riscaldarsi, provocando talvolta inaspettate ustioni alla lingua. Ovviamente però le onde non arrivano al cuore dell’alimento se esso è troppo spesso, la capacità di penetrazione è di 2-3 cm oltre i quali l’intensità si riduce.

Ma se a riscaldarsi è l’acqua, perché anche il piatto diventa bollente? Semplice, quando i tempi di cottura sono elevati (5-10 minuti) l’alimento stesso cede calore riscaldando anche il recipiente. Se però si mette un contenitore di vetro vuoto, si riscalda.. eh si perché come abbiamo detto le microonde mettono in oscillazione determinate molecole anche se non sono acqua. Il vetro contiene piombo ed esso come altri metalli (rame, alluminio, ghisa), essendo dei buoni conduttori, quando colpiti dalle microonde, generano correnti indotte potendo così raggiungere temperature elevatissime. Questa è la ragione per la quale i contenitori usati per il microonde non devono contenere metalli, al posto del vetro si usa ad esempio il pyrex che non contiene piombo. Per le plastiche, vanno utilizzati contenitori con il simbolo delle tre onde sovrapposte, per assicurare che essi lascino passare le onde ma non rilascino sostanze tossiche durante il riscaldamento.

Una curiosità, come si è capito che le microonde possono essere utili in cucina?

Come le migliori scoperte tutto è avvenuto per caso negli anni della seconda guerra mondiale. Durante la messa a punto di un radar a microonde, l’ingegnere Percy Spencer si è accorto che le onde riuscivano a riscaldare una barretta di cioccolato nella sua tasca. Provò quindi a cuocere popcorn e uova allo stesso modo, fino a metter su nel 1945 il primo microonde. Solo nel 1947 però viene resa la forma commerciale, denominato Radarange, molto maneggevole… largo un metro e mezzo per 340 kg di peso e con consumi di 3 kwatts. Da allora grandi passi sono stati fatti fino ai giorni nostri. (1) (2) (3) (4)

E vediamo se i passi fatti abbiano reso questo elettrodomestico sicuro per la nostra salute.

EFFETTI SULLA SALUTE

Quando si pensa alle radiazioni già si ci vede attorniati da un’aura verde come Mr. Burn durante una puntata del Simpson, ma come già detto, i microonde sono costruiti in modo da non disperdere le onde elettromagnetiche generate, le pareti sono infatti progettate per essere schermanti. Una lieve perdita di onde ci potrebbe essere ma anche questa viene misurata per ogni microonde in commercio e come riportato dalla Food and Drug Administration (FDA) (5) e dall’organizzazione della sanità (WHO) (6)

le emissioni sono sempre ben al di sotto delle soglie internazionali consentite. Inoltre l’esposizione si riduce fortemente con la distanza: a 50 cm di distanza dall’apparecchio l’esposizione alle onde è ridotta di 100 volte. Le emissioni non generano quindi problemi. Ovviamente se l’apparecchio è danneggiato il rischio di dispersione delle onde aumenta. Gli organi che potrebbero risentirne sono gli occhi e i testicoli, con rischio di danneggiamento per il calore sviluppato quando si viene colpiti da radiazioni, ma ciò si verificherebbe solo in caso esposizioni di lunga durata e ad elevata potenza, ben al di sopra di quanto misurato attorno all’elettrodomestico.

E se ho un pacemaker?

Come indicato dalla FDA, in passato si ci è sempre posti il problema dell’interferenza del pacemaker rispetto a prodotti elettronici come rasoi elettrici, sistemi ad auto accensione. Il tutto è stato risolto grazie allo sviluppo della scienza, i moderni pacemaker infatti sono costruiti in modo da schermare eventuali radiazioni.

Le radiazioni, colpendoci, possono comportare lo sviluppo di tumori?

Per come è posta la domanda si, determinate radiazioni possono aumentare la probabilità di sviluppo di tumori quando l’esposizione è diretta e prolungata, tant’è vero che si raccomanda di distanziare sempre il telefono dai tessuti del corpo. Ma nel caso dei microonde come detto più volte non vi è una diretta esposizione ed è la stessa Associazione Italiana per la ricerca sul Cancro (AIRC) (7) a confutare il pericolo di sviluppo di tumori. Questo perché le radiazioni emesse sono di tipo non ionizzante, ossia mettono in moto le particelle ma non sono abbastanza potenti da indurre mutazioni del DNA.

Il Reale Pericolo

Il pericolo di ferirsi durante l’uso del microonde è proprio per lo sviluppo del calore, se infatti non si usano materiali adeguati i contenitori possono risultare bollenti, così come le pietanze al loro interno. Una peculiarità del microonde si presenta in caso venga riscaldata della semplice acqua, se infatti questa supera la temperatura di ebollizione, diversamente da quanto avviene con il convenzionale riscaldamento, non risultano esserci bollicine visibili ma una lieve “scossa” come prendere la tazza o l’inserimento di un cucchiaino, possono innescare un effetto di ebollizione improvvisa con schizzi di acqua che possono ustionare le parti colpite. È possibile evitare questo effetto introducendo un po’ di zucchero o uno stuzzica dente (generando dei centri di nucleazione).

Un’altra caratteristica è l’effetto del calore su alimenti dalle superfici non porose (hot dogs) o composti da parti che cuociono a velocità diversa (albume e tuorlo di un uovo). Cuocendo in modo non uniforme alcuni alimenti possono anche esplodere, come ad esempio le castagne se non viene fatto un taglietto sull’involucro esterno. (6)

EFFETTO SUGLI ALIMENTI

L’effetto delle radiazioni sugli alimenti come già descritto è quello di mettere in moto le particelle senza modificarle a livello molecolare (non sono radiazioni ionizzanti), questo significa che siamo salvi, gli alimenti non diventano radioattivi.

Già negli anni ‘70-’80 vi era interesse nel comprendere se la cottura nel microonde, però, alteri o meno le proprietà nutrizionali degli alimenti, è infatti nota una review del 1982 (8) in cui Cross analizza gli studi effettuati fino a quel momento relativamente ai vari tipi di cottura concludendo che “non ci sono differenze nutrizionali tra gli alimenti preparati al microonde o con metodi convenzionali. Le differenze che si possono riscontrare sono minime”.

Ovviamente essendo un metodo di cottura, come tutti gli altri esistenti, anche il microonde può causare la denaturazione delle proteine, la degradazione delle vitamine e una modificazione dei lipidi contenuta negli alimenti.

Cottura Carni:

Durante cottura delle carni di pollo, agnello, pesce, vengono ritenuti il 96-100% delle proteine così come del 100% delle fibre quando sono confrontate le cotture con forno classico, microonde, o con forno tradizionale scavato nella terra. (9)

Quando queste stesse cotture vengono confrontate negli stessi tagli di carne ma in relazione alla capacità di ritenzione delle vitamine, si è verificata una maggiore capacità della cottura al microonde di trattenere le vitamine, in particolare la minore perdita si è avuta in relazione alle vitamine del gruppo B. Tiamina e riboflavina, sono invece quelle maggiormente perse. (10)

Da tenere presente che la perdita di vitamine e minerali durante la cottura e del 10-20% e nella maggior parte dei casi questo non porta a conseguenze significative (11)

La componente lipidica degli alimenti è sensibile al trattamento termico e i maggiori cambiamenti si verificano quando il pesce viene fritto o grigliato rispetto a se viene cucinato in microonde; la grigliatura è il metodo che più degli altri promuove l’ossidazione secondaria dei lipidi. In generale però con le varie cotture si verifica una riduzione degli acidi grassi liberi. Inoltre il microonde preserva il rapporto n3/n6 che viene invece ridotto soprattutto mediante frittura.

L’ossidazione della carne durante la cottura dipende molto dalle condizioni del tempo, temperatura, influenzandone anche il profilo nutrizionale e generando composti non desiderabili per la salute. Ebbene, la cottura in microonde produce più bassi livelli di questi prodotti dell’ossidazione rispetto alla carne arrostita o fritta, questo perché probabilmente le temperature raggiunte non sono abbastanza alte da promuovere tali reazioni. (12)

Cottura Latte:

Spesso, per praticità le mamme ricorrono al microonde per scaldare il latte, questa è una buona scelta purchè la temperatura resti al di sotto dei 60°C, questo perché se le vitamine e gli acidi grassi del latte restano stabili dai 37 ai 77 °C; al di sopra dei 57° l’attività delle immunoglobuline cambia, risultando totalmente distrutte a 77°C. Ovviamente questo vale sia per il riscaldamento in microonde che a bagnomaria. Anche il valore nutritivo delle proteine (caseine) resta buono dopo entrambi i tipi di trattamenti riscaldanti. (11)

Il latte è un alimento completo che apporta anche un buon quantitativo di grasso, per questo si è cercato di capire se il suo riscaldamento, senza raggiungere temperature di ebollizione, producessero i così detto COPs, prodotti di ossidazione del colesterolo, coinvolti in patologie degenerative come aterosclerosi e cancro. Confrontando il riscaldamento a 360W per diversi tempi rispetto alla cottura tradizionale su piastra elettrica, è emerso che dopo 5 minuti di riscaldamento (metodo classico) e 60 secondi di microonde vi sono elevati livelli e comparabili di 7-chetocolesterolo, un COP. La differenza, è che con il microonde la quantità aumenta in un primo momento per rimanere stabile e poi ridursi, nella cottura tradizionale ha un andamento sinusoidale, ad onde, ed è degradato dopo 30 minuti. (12)

Cottura Vegetali

Solitamente, e soprattutto quando si è “a dieta” la cottura delle verdure avviene in acqua bollente… ecco questo purtroppo è migliore modo per perdere le vitamine, soprattutto la vitamina C a seconda della quantità di acqua usata. Nel 2010 i ricercatori dell’INRAN (istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione) hanno messo a confronto la cottura tramite bollitura, sotto pressione o tramite microonde di 7 vegetali: carote, cavolfiori, piselli, spinaci, bieta, pomodori valutandone va variazione del contenuto in composti fenolici e il potere antiossidante; diversamente dalla cottura sotto pressione o mediante microonde, la bollitura ha causato una riduzione del contenuto di fenoli in modo più marcato nei vegetali analizzati. Ricordiamo che composti fenolici sono quelli che hanno potere antiossidante prevenendo i danni dei radicali liberi. Anche il potere antiossidante si riduce in generale ma risulta aumentato da tutti i tipi di cottura, nelle carote questo probabilmente per il rilascio dei carotenoidi dalle strutture cellulari. (13)

Dai vegetali provengono gli oli utilizzati in cucina, primo tra tutti quello extravergine di oliva, ma anche di arachidi, di girasole, di canola. Temperature estreme possono portare alla degradazione degli oli con ossidazione, idrolisi, polimerizzazione, insomma tutte reazioni che non fanno molto bene alla nostra salute in quanto comportano la formazione di sostanze ossidate e perossidi in grado di interagire con le nostre cellule danneggiandole. Questo andrebbe considerato soprattutto nella formulazione di prodotti pronti per essere cotti al microonde, spesso ricchi in oli vegetali insaturi. In un esperimento che ha messo a confronto olio di arachidi, olio di girasole alto oleico e olio di canola, è emerso che quest’ultimo è quello che più facilmente viene ossidato durante cotture prolungate (a 720W) (esso è inoltre l’olio più insaturo). (12)

Cottura Pasta

E per finire la cottura della pasta, piatto quasi quotidiano delle tavole italiane, ma data la frenesia della vita moderna può essere utile l’ausilio del microonde che riduce i tempi di preparazione. Confrontando la cottura tradizionale con quella in microonde si è visto una migliore ritenzione del colore della pasta, un più alto grado di gelatinizzazione e una maglia glutinica più compatta sulla superficie degli spaghetti, che come una garza stretta consentirebbe anche una minor perdita di elementi nutritivi in cottura. È anche vero però che la durezza risulta essere inferiore, effetto migliorabile sperimentando diversi tempi di cottura. (14)

CONCLUDENDO

  • Possiamo quindi dire che il microonde è stata una svolta nelle cucine e risulta sicuro sia per la nostra salute, che per la conservazione degli elementi nutritivi presenti negli alimenti.
  • Ovviamente non bisogna dimenticare che la temperatura e i tempi di cottura in generale provocano una perdita di nutrienti. Però, considerando che i tempi di cottura in microonde sono brevi e non richiedono grandi aggiunte di acqua, anzi talvolta è nullo, la perdita delle sostanze è minima.
  • Una attenzione particolare dovrebbe essere rivolta ai grassi insaturi, più sensibili in generale alle alte temperature e vanno più facilmente in contro ad ossidazione.
  • L’organizzazione mondiale della sanità mette inoltre in guardia dalla possibilità che gli alimenti possano non essere ben sterilizzati: le onde possono non penetrare per tutto lo spessore dell’alimento, si potrebbe avere una cottura non omogenea e se le temperature raggiunte non sono abbastanza elevate, eventuali microorganismi potrebbero non essere uccisi. Sarebbe quindi buona pratica lasciare riposare un po’ l’alimento dopo la cottura per consentire al calore di distribuirsi uniformemente.

 

Riferimenti

1. microonde, Tutto quello che vorreste sapere sul. https://www.wired.it/attualita/tech/2017/11/03/tutto-microonde/. [Online]

2. guida consumatore- cucinare a microonde. https://www.guidaconsumatore.com/elettrodomestici/cucinare-a-microonde.html. [Online]

3. Scienza per tutti – Qual è il principio di azione del forno a microonde? http://scienzapertutti.infn.it/component/content/article?id=1161:0192-qual-il-principio-di-azione-del-forno-a-microonde. [Online]

4. wikipedia – Microwave oven. https://en.wikipedia.org/wiki/Microwave_oven. [Online]

5. U.S. Food and Drug Administration – Microwave Oven Radiation. https://www.fda.gov/Radiation-EmittingProducts/ResourcesforYouRadiationEmittingProducts/ucm252762.htm . [Online]

6. WHO – Electromagnetic fields & public health: Microwave ovens. http://www.who.int/peh-emf/publications/facts/info_microwaves/en/. [Online]

7. AIRC – Scaldare il cibo col forno a microonde aumenta il rischio di cancro? http://www.airc.it/cancro/disinformazione/microonde-rischio-cancro/. [Online]

8. The effect of microwaves on nutrient value of foods. Cross GA, Fung DY. s.l. : Crit Rev Food Sci Nutr, 1982, Vol. 16(4):355-81.

9. Nutrient retention in foods after earth-oven cooking compared to other forms of domestic cooking 1. Proximates, carbohydrates and dietary fibre. Kumar S, Aalbersberg B. s.l. : Journal of Food Composition and Analysis, 2006, Vol. 19: 302-310.

10. Nutrient retention in foods after earth-oven cooking compared to other forms of domestic cooking 2. Vitamins. Kumar S., Aalbersberg B. s.l. : Journal of Food Composition and Analysis, 2006, Vol. 19:311-320.

11. Nutritional effects of microwave cooking, . Lassen A., Ovesen L. s.l. : Nutrition & Food Science, 1995, Vol. Vol. 95 Iss 4 pp. 8-10.

12. The effects of microwave heating on edible oils and lipid-containing food. Inchingolo R, Cardenia V, Rodriguez-Estrada M.T. s.l. : Lipid Technology, 2013, Vol. vol.25 , No.3.

13. microwave and traditional cooking methods: effect of cooking on antioxidant capacity and phenolic compounds content of seven vegetables. Natella F., Belelli F., et al. s.l. : Journal of Food Biochemistry, 2010, Vol. 34:796–810.

14. Spaghetti cooking by microwave oven: Cooking kinetics and product quality. Cocci E., Sacchetti G., et al. s.l. : Journal of Food Engineering , 2008, Vol. 85:537-546.

La genetica e l’espressione genica

La genetica (termine coniato da William Bateson nel 1905) è quel ramo della biologia che si occupa dello studio dei geni, della loro ereditarietà e variabilità negli organismi viventi. Un gene (termine coniato nel 1909 da Wilhelm Johannsen) è una specifica sequenza di nucleotidi del DNA (acido desossiribonucleico) che attraverso i processi di trascrizione e traduzione porta alla produzione di una proteina (Figura).

Ogni nucleotide che compone il DNA è fatto da uno zucchero a cinque atomi di carbonio che si chiama desossiribosio, un gruppo fosforico e una base azotata che può essere l’adenina, la timina, la citosina o la guanina. Quindi, i nucleotidi del DNA si differenziano l’uno dall’altro a seconda della base azotata che li costituisce, essendo quattro le basi azotate che possono legarsi al desossiribosio, il DNA viene costruito a partire da quattro differenti nucleotidi che si susseguono in maniera specifica lungo i suoi due filamenti. Questo è molto importante perché quello che rende un gene diverso da un altro è proprio la sua sequenza nucleotidica, la quale porterà alla produzione di una proteina che svolgerà funzioni fondamentali per la cellula o l’intero organismo.

Così, il DNA può essere paragonato a un manuale delle istruzioni scritto con quattro differenti lettere; tutte le cellule di un organismo possiedono lo stesso manuale ma cellule diverse, per esempio un linfocita e un neurone, hanno a disposizione alcune istruzioni che sono le stesse e altre che invece sono diverse. Le istruzioni del manuale rappresentano i geni, e ogni tipo cellulare esprimerà geni specifici che porteranno alla produzione di proteine che permetteranno a quella cellula di svolgere funzioni uniche per l’organismo.

Figura. L’espressione di un gene si verifica attraverso due processi: la trascrizione, che porta alla formazione del cosiddetto RNA (acido ribonucleico) messaggero, un acido nucleico; e la traduzione, che permette la costruzione della proteina. Dal punto di vista chimico, una proteina è fatta dalla ripetizione di unità che prendono il nome di amminoacidi.

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2270247/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5378099/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/probe/docs/applexpression/

HPV e Carcinoma orofaringeo: Scopriamo insieme come il Papillomavirus è un nemico, non solo per le donne!

Dott.ssa Morra Serena

Quando si parla di Papillomavirus si tende a pensare soltanto alle conseguenze, gravi e meno gravi, causate alla popolazione femminile. Ricordiamo che questa infezione rientra nella categoria delle “infezioni a trasmissione sessuale” e i meccanismi di infezione sono strettamente correlati alle abitudini sociali e allo stile di vita della donna, ma anche alla scelta del partner maschile. Fino a pochi anni fa, in molti Paesi, le campagne vaccinali contro il Papillomavirus si sono concentrate esclusivamente nel sesso femminile, ponendosi come obiettivo principale la prevenzione delle neoplasie della cervice uterina.

In particolare, in Italia fino al 21 febbraio 2017 erano disponibili solo due vaccini anti-HPV:

– il vaccino bivalente in grado di proteggere dai genotipi HPV 16 e 18 ad alto rischio oncogeno

– il vaccino quadrivalente che, oltre al tipo 16 e 18, protegge anche contro i tipi di HPV 6 e 11 a basso rischio oncogeno 

Attualmente è stato reso disponibile anche il vaccino 9-valente, il quale è  in grado di proteggere, oltre che dai tipi 16, 18, 6 e 11, anche dai tipi 31, 33, 45, 52 e 58. La somministrazione del vaccino anti-HPV viene effettuata rispettando le tempistiche del calendario vaccinale del Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2017-2019 e con le modalità specificate nella Circolare del Ministero della Salute del 24 aprile 2014. La fondazione GIMBE, a  luglio 2018 ha pubblicato una articolo dove sono strati trattati e approfonditi i vaccini anti-HPV ma anche le prove di efficacia e i profili di sicurezza. In questo documento è emerso che nelle donne i vaccini anti- HPV offrono una protezione diretta e sicura in quanto i genotipi 16 e 18 sono presenti in tutti e tre i tipi di vaccini e sono responsabili di circa il 70% dei carcinomi della cervice uterina e circa il 90% dei carcinomi anali e vulvari, mentre i genotipi 31, 33, 45, 52 e 58 presenti nel vaccino 9-valente, sono responsabili di un ulteriore 20% di carcinomi. Grazie a studi più approfonditi sull’HPV è emersa la possibilità di infezione anche negli uomini. Infatti, in Italia i Sistemi Sentinella dell’Istituto Superiore di Sanità hanno mostrato una maggior prevalenza della condilomatosi nel sesso maschile, soprattutto tra i giovani di età inferiore ai 25 anni, con un preoccupante picco di aumento negli ultimi anni (il numero di casi è duplicato tra il 2004 e il 2008).  Le neoplasie HPV-correlate nell’uomo riguardano principalmente l’apparato genitale e il distretto orofaringeo. In particolare la patologia neoplastica nell’uomo è a carico del pene e dell’ano per quanto riguarda l’apparato sessuale, mentre nel distretto testa-collo i siti anatomici maggiormente coinvolti sono la cavità orale, l’orofaringe, la lingua e la laringe ed è da sottolineare che le neoplasie a cellule squamose dell’orofaringe sono 4 volte più frequenti nel maschio rispetto alla femmina e sono principalmente causate dal genotipo HPV 16. A questo proposito è importante riportare un caso accertato di un uomo di 51 anni, eterosessuale e forte fumatore, ricoverato a causa di una persistente tosse secca, disfonia e leggera disfagia, nel reparto di Otorinolaringoiatra dell’Ospedale “Cardinale Ascalesi” – ASL Napoli 1 Centro.  Attraverso la biopsia effettuata durante una laringoscopia è stato rivelata la presenza di un carcinoma a cellule squamose infiltrante di grado moderato. Il DNA del tumore è stato estratto  e sottoposto ad amplificazione mediante reazione a catena della polimerasi (PCR). Dall’amplificazione si è notata la presenza di DNA di HPV. La successiva genotipizzazione ha rivelato la presenza di due genotipi: HPV 73 e HPV 82. Dato che HPV 82 fa parte dei genotipi ad alto rischio oncogeno, è stato necessario effettuare il sequenziamento genico delle proteine L1, E6 ed E7. Dall’analisi di sequenza è emerso che si tratta di una variante del genotipo 82, scoperta di recente e detta HPV82-BA10, la quale recentemente è stata riscontrata anche in una paziente con una lesione cervicale di alto grado. Questo studio ha dimostrato, per la prima volta, la presenza di una nuova variante di HPV82 in un uomo affetto da carcinoma della laringe. Data l’accertata presenza di genotipi HPV ad alto rischio oncogeno anche negli uomini, si è sentita l’esigenza di estendere la copertura vaccinale anche al sesso maschile: in questo modo è stato possibile garantire una protezione sicura dai carcinomi e dai condilomi conseguenti ad un infezione cronica da HPV.  A tal proposito il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV 2017-2019), approvato il 19 gennaio 2017 con Intesa Stato-Regione, raccomanda la vaccinazione routinaria anti –HPV in tutta la popolazione. In particolare:

–  Nelle donne, la vaccinazione anti-HPV è raccomandata tra gli 11 e i 12 anni e può essere somministrata a partire dai 9 anni. La vaccinazione di recupero, invece, viene raccomandata per le donne di età compresa tra 13 e 26 anni che non sono state precedentemente vaccinate o che non hanno concluso il ciclo vaccinale.

– Negli uomini, la vaccinazione anti-HPV è raccomandata tra gli 11 e i 12 anni e può essere somministrata a partire dai 9 anni, La vaccinazione di recupero, invece, vene raccomandata negli uomini di età compresa tra i 13 e i 21 anni che non sono stati  precedentemente vaccinate o che non hanno concluso il ciclo vaccinale.

 – La vaccinazione anti-HPV e il suo recupero viene raccomandata anche negli omosessuali o nei maschi immunocompromessi di età compresa tra i 22 e i 26 anni. 

– La vaccinazione di recupero routinaria anti-HPV non è raccomandata nei soggetto di età maggiore di 26 anni in quanto con l’età aumenta la probabilità di una precedente esposizione ai tipi di HPV presenti nei vaccini, riducendo il beneficio del vaccino stesso.

Attualmente non esistono, oltre alla vaccinazione, strumenti di prevenzione per l’uomo. L’utilizzo del preservativo, seppur associato ad un minor rischio di contrarre l’infezione, non elimina totalmente il rischio di acquisizione/trasmissione dell’infezione a differenza di quanto avviene per le altre malattie a trasmissione sessuale. I vaccini attualmente approvati per l’utilizzo nel sesso maschile hanno mostrato una buona immunogenicità, simile e non inferiore a quella riportata nel sesso femminile, ed un buon profilo di sicurezza.

In conclusione, si può affermare che il vaccino anti-HPV rappresenta un notevole mezzo di prevenzione contro tutte le infezioni da HPV sia nella donna che nell’uomo. L’inclusione del maschio alla campagna vaccinale ha lo scopo di minimizzare la possibilità di trasmissione tra i due sessi, ma ancora di più di contrastare la manifestazione delle numerose patologie correlate all’HPV che colpiscono gli uomini, come condilomi anali e del pene. Nonostante questo, in Italia la copertura vaccinale è scarsamente utilizzata a causa del costo del vaccino, ma anche a causa di una scarsa informazione. Questo provoca elevati casi di mortalità evitabili, oltre che un aumento dei costi della assistenza sanitaria.

Una buona informazione scientifica e la consapevolezza dell’importanza dei vaccini è il primo passo verso la prevenzione di malattie pericolose per la propria salute ma anche per quella delle persone che ci circondano.

Bibliografia:

Giuliano AR, Lazcano E, Villa LL, et al. The Human Papillomavirus Infection in Men (HIM) study: HPV prevalence and type-distribution among men residing in Brazil, Mexico, and the US. Cancer Epidemiol Biomarkers Prev 2008;17:2036-43

Garnock-Jones KP, Giuliano AR. Quadrivalent human papillomavirus (HPV) types 6, 11, 16, 18 vaccine for the prevention of genital warts in males. Drugs R D 2012;12:235-8.

Suligoi B, Salfa MC, Mariani L. Epidemiologia e management dei pazienti con condilomi genitali in Italia. Igiene e Sanita Pubblica 2010

Angela Giannattasio, Giuseppe Panetti, Romilda Minichini, Alessandro Morelli,  Elena Mosca, Giulio Fenu, Marianna Sicuranza, Giovanni Galano, Pasqualina Raffio, Erika Siciliano, Viviana Pastore, Maria Rosaria Buonaiuto, Angela Tedesco, Luigi De Paola.  “Presence of HPV82-BA10, a novel variant of papillomavirus, in a larinx cancer”. Società Italiana di Patologia Clinica e Medicina di Laboratorio 2017

Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale – PNPV 2017-2019, 2018

Sitografia:

https://www.gimbe.org

Portale del ministero della salute.

www.salute.gov.it

Portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell’Istituto superiore di sanità. http://www.epicentro.iss.it