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L’Alcolismo Silenzioso…Silente…“Dolce”…!

L’alcolismo silenzioso. Quando udì questo termine per la prima volta, mi suonava quasi “armonico”, affascinante, ho pensato “che magnifica espressione”. Ricordavo infatti che si chiamasse alcolismo dolce. Ma in realtà, come spesso accade, le apparenze ingannano. Difatti, l’alcolismo silenzioso è un termine per indicare l’alcolismo che colpisce prevalentemente le donne. Si chiama silenzioso proprio perché, senza fare troppo rumore, prende il sopravvento, doucement doucement, in silenzio appunto! L’alcolismo in generale è un problema sociale non indifferente, pericoloso e deleterio.

Partiamo dal principio che qualsiasi sostanza ingeriamo, dal bere al mangiare, da farmaci a tisane, dalla musica che ascoltiamo, alle fusa dei gatti, in poche parole, il nostro stile di vita, influenza l’epigenetica, il nostro direttore d’orchestra. Esso dirige l’accensione di determinati geni dunque il rilascio di determinate molecole con “relative conseguenze”.

Quando ingeriamo alcol, esso viene trasformato, ad opera dell’Alcol Deidrogenasi in acetaldeide (composto tossico). Esiste un altro enzima, l’Aldeide Deidrogenasi (enzima “salva sbornia”), che catabolizza i composti tossici, così da poter essere “eliminati”. Come in tutto, però, il troppo storpia. Infatti, quando il nostro caro enzima “salva sbornia”, è saturo, ecco che i composti tossici prendono il sopravvento con effetti quali, nausea, vomito, vertigini, etc. Ad esempio chi è astemio, è mancante proprio di questo enzima dunque anche una goccia di alcol può essere “devastante”. A chi invece basta poco per saturarlo, ne ha poco, viceversa a chi invece “non basta mai”…..

L’evidenza scientifica suggerisce una maggiore vulnerabilità fisica e biologica della donna agli effetti dell’alcol. Difatti, le donne hanno una massa corporea inferiore rispetto all’uomo, minor quantità di acqua corporea e meno efficienza dei meccanismi di metabolizzazione dell’alcol. È ben noto, infatti, che il fegato della donna produce enzimi “salva sbornia” meno efficaci per l’alcool e recenti studi scientifici hanno evidenziato frequenti casi di cirrosi alcoliche anche in fanciulle giovani (18 – 20 anni). Ecco spigata la maggior vulnerabilità per le fanciulle agli effetti dell’alcol ed il perché, a parità di consumo, l’alcool risulta molto più tossica e devastante nelle fanciulle.

Dunque, sappiamo bene che l’alcolismo è causa di morte, e per le donne il rischio raddoppia, più di altre forme di dipendenza ed anche per uscirne sembra essere ancor più difficile. Eppure, l’alcol non è illegale e non è nemmeno marcata la scritta e le immagini che troviamo sui pacchetti di sigarette!

L’attenzione alle differenze di genere nei problemi legati all’alcol emerge a partire dagli anni ’80 e fino ad oggi diversi studi e progetti sono focalizzati per cercare di sconfiggere questo “dolce male”. In accordo con la scienza, qui non vige la parità dei sessi. Difatti come un esperto professore ha “denunciato”, “è molto più difficile tirar fuori le donne dal “bere oscuro” che gli uomini. Forse la dipendenza si è radicata in un organismo più fragile”. Un tema ampiamente affrontato in letteratura suggerisce come la dipendenza – o la codipendenza – nelle donne sia fortemente connessa a esperienze personali di disempowerment. Urge dunque una maggior attenzione a 360 gradi.

Le fanciulle, cadute sotto questa “dolce trappola”, spesso manifestano uno scarso concetto di sé, bassa autostima, senso di colpa, biasimo autodiretto, e un’alta percentuale di disturbi dell’umore, come ansia e depressione. Questo, molto probabilmente, è dovuto anche ad una disbiosi intestinale che si manifesta in seguito all’assunzione cronica di alcol.

Disbiosi e depressione? Vediamo come sia possibile… Beh la “recente” presa di coscienza del sofisticato e prezioso funzionamento del nostro microbioma è impressionante! Difatti recenti studi hanno dimostrato che la carenza di determinati batteri, dunque il disequilibrio del nostro “secondo cervello” (disbiosi), può essere causa di depressione e non solo. Pensate, se manca quel determinato batterio che “trasforma” il triptofano in serotonina, beh ecco che la depressione prende il sopravvento (Scuola di Nutrizione Salernitana docet).

Ricordiamo, inoltre, che la maggior parte della serotonina,” ormone della felicità”, è prodotta dal nostro “secondo cervello”. Ecco spiegato anche il perché delle cosiddette “farfalle allo stomaco”! Dunque, badiamo bene, prima di utilizzare “mezzi” che tolgono una dipendenza e ne aggiungono un’altra (come ad esempio l’uso inadeguato e sproporzionato di antidepressivi “sintetici”!!!).

Il dato ancora più allarmante è che, a differenza di altre forme di dipendenza l’alcolismo è ancora più grave in quanto ci si può cadere a qualsiasi età anche nell’età della “saggezza” e “sapienza” massima, in poche parole anche a “120 anni”. Eppure, l’alcol non è illegale e non è nemmeno marcata la scritta e le immagini che troviamo sui pacchetti di sigarette!

Le devastanti conseguenze di questa “dolce dipendenza nell’area psichica sono :
instabilità emotiva (depressione alternata a euforia)
• irritabilità, ansia, insonnia, disattenzione
pensiero confuso, amnesie, difficoltà di concentrazione
• deficit cognitivi, in particolare nell’affrontare nuovi compiti
• gelosie patologiche, idee di suicidio.

L’alcol, inoltre, può essere associato a comportamento violento e / o fornire una scusa per atteggiamenti o comportamenti violenti, in particolare all’interno della famiglia o con chi ci è più vicino. Esistono diversi falsi miti sull’alcol, e come denuncia ed informa il Ministero della Salute, visto la grave “dipendenza” che può colpire a qualsiasi età, doucement doucement, in silenzio, bisogna prevenire ed attuare urgentemente piani di recupero. 

Aggiungo infine quanto sia “opportuno” l’aggiunta delle stesse scritte con relative immagini proprio come riportate per il fumo anche per l’alcol (ed in realtà non solo, sarebbe opportuno anche su tutti i junk food…etc…etc.…): Questo prodotto uccide! O meglio l’abuso di questo prodotto uccide!

Riferimenti bibliografici

  1. https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/alimentazione/alcol-la-donna-il-rischio-e-doppio
  2. Franco Angeli 2018. Mission 51. Italian Quarterly Journal of Addiction. Periodico trimestrale della federazione italiana degli operatori dei dipartimenti e dei servizi delle dipendenze
  3. Cinzia Luigia Celebre, Pamela Filiberto, Claudia Milievich. 2018. Mission 51. Progetto Ben Essere Donna. Intervento di prevenzione e promozione della salute rivolto a donne con problematiche alcol correlate.
  4. Guida utile all’identificazione e alla diagnosi dei problemi alcol-relati- Ministero della Salute
  5. L. Mattera. Scienzintasca 2018. Medicina di genere: la donna è la chiave per raggiungere una sostenibilità a 360 gradi!
  6. L. Mattera. Scienzintasca 2018. Sindrome da burnout: un “mostro” silenzioso da conoscere e sconfiggere

  7. L. Mattera. Scienzintasca 2017. Il cambiamento non ha età: le nostre cellule neuronali sono guidate da una “danza plastica” che dura tutta la vita

  8. L. Mattera. Scienzintasca 2017. Epigenetica: viaggiamo nel suo magico nanomondo.

Diabete: sempre più necessario un approccio di genere

La letteratura internazionale da tempo segnala che la medicina di genere sia sempre più l’approccio corretto per la cura di molte patologia. Il genere femminile è un predittore indipendente di sottotrattamento con farmaci salvavita che curano fattori di rischio cardiovascolare, quali ACE-I, statine, terapie per l’ipertensione arteriosa e per le dislipidemie, sia nelle donne in generale che in donne con diabete. In particolare, studi di metanalisi svolti da un gruppo di ricerca americano hanno riscontrato che donne affette da diabete di tipo II abbiano una mortalità superiore del 50% rispetto agli uomini di pari età.
In Italia, dati raccolti dalla rete di servizi di diabetologia hanno confermato che esistono differenze legate al genere. In particolare le donne, soprattutto quelle più giovani (età 35 (obesità di II grado) in una percentuale quasi doppia rispetto agli uomini di pari età (28.6% vs 15.5%), differenza che si mantiene fino ai 75 anni di età (18.7% vs 8.7%). Nelle donne l’obesità è, infatti, il maggiore fattore di rischio per l’infarto del miocardio. Donne e uomini diabetici mostrano valori simili di Emoglobina Glicata (HbAlc) alla diagnosi ma, nel corso della malattia, le donne rispondono con un compenso metabolico peggiore rispetto agli uomini, ricorrendo a schemi terapeutici più intensivi (insulina e ipoglicemizzanti orali) molto più spesso rispetto agli uomini. Anche i valori di LDL sono sistemicamente più elevati nelle donne diabetiche fin dalla diagnosi, sia che siano trattate con statine che non trattate. Tale quadro negativo si amplifica con l’età, confermando che donne più anziane affette da diabete di tipo II sono maggiormente esposte ad eventi cardiovascolari. Per quanto riguarda l’ipertensione, i valori risultano simili a quelli degli uomini, tuttavia, le donne necessitano anche in questo caso di un trattamento terapeutico più intensivo.
Per concludere, i dati italiani sul diabete di tipo II evidenziano differenze di genere a sfavore delle donne. Sono necessarie a tale proposito: nuove ricerche di genere sugli effetti dei farmaci per avere cure più mirate e personalizzate; la verifica dell’aderenza alle terapie prescritte ed il coinvolgimento maggiore dei pazienti (in particolare le donne) nel loro percorso di cura.
Le donne si prendono cura di tutta la famiglia ma dovrebbero iniziare a prendersi un po’ più cura di sé stesse dedicandosi del tempo per abbracciare uno stile di vita più salutare.

Bibliografia:

Rossi MCE,  et al. Baseline Quality-of-Care Data From a Quality-Improvement Program Implemented by a Network of Diabetes Outpatient Clinics. Diabetes Care, 2008 Nov.

Regensteiner JG, et.al. Sex Differences in the Cardiovascular Consequences of Diabetes Mellitus: A Scientific Statement From the American Heart Association. Circulation, 2015 Dec.

Manicardi V, et al. Gender diff erences in type 2 diabetes (Italy). Ital J Gender-Specifi c Med 2016.

DIABETE DI TIPO 1: nessuna paura, basta conoscerlo!

Il diabete, nonostante sia una patologia molto diffusa nella popolazione poche persone hanno la reale consapevolezza della patologia stessa, di quale sia lo stile di vita da seguire e soprattutto quanto possa incidere nei bambini. A questo proposito il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica a cura dell’Istituto Superiore di Sanità ci informa che nel 2017 nel mondo sono 425 milioni le persone che vivono con il diabete e 212 milioni non sanno di averlo. In Italia, invece, le persone con diabete sono oltre 3 milioni e 200 mila, cioè il 5,3% dell’intera popolazione. Questi numeri ci fanno riflettere molto anche sull’impatto sociale che questa patologia ha sui sistemi sanitari nazionali e sulle misure di prevenzione da adottare.

Ma prima di parlare di quali siano i vari tipi di diabete, cerchiamo di capire i meccanismi molecolari del metabolismo glucidico. Il glucosio entra nell’organismo attraverso l’alimentazione e viene trasportato agli organi che ne hanno bisogno attraverso particolari trasportatori chiamati “ glucosio permeasi” (GLUT). Vi sono varie isoforme di glucosio permeasi:

• L’isoforma presente a livello epatico;

• L’isoforma presente a livello del muscolo e del tessuto adiposo (GLUT4);

• L’isoforma presente a livello delle cellule β pancreatiche (GLUT2);

• L’isoforma presente a livello cerebrale nei neuroni.

Il glucosio circolante entra nella cellula β del pancreas tramite il trasportatore di membrana GLUT-2,  viene metabolizzato nella via della glicolisi con formazione di ATP. Quest’ultima si lega ad un canale del potassio sensibile all’ATP, il potassio fuoriesce determinando la depolarizzazione della cellula stessa e l’apertura dei canali del calcio. A questo punto il calcio entra nella cellula e l’insulina viene rilasciata.

Meccanismo di rilascio dell’insulina da parte delle cellule pancreatiche

In condizioni normali, dopo un pasto i livelli di glucosio ematico aumentano (80-120 mg/dL), stimolando le cellule β del pancreas a produrre insulina, la quale abbassa i livelli di glucosio riportandoli nella norma. L’insulina, quando viene rilasciata agisce su tre organi fondamentali:

  • Fegato: L’insulina a livello epatico stimola la produzione di un particolare enzima, l’esochinasi, il quale è in grado di catalizzare la conversione di glucosio in glucosio 6 fosfato. In questo modo viene mantenuta bassa la concentrazione di glucosio intracellulare.
  • Muscolo: L’insulina a livello muscolare inibisce la degradazione delle proteine e stimola l’ingresso di glucosio nel muscolo attraverso l’esposizione del trasportatore GLUT4. Ricordiamo che il muscolo è un organo che richiede glucosio per produrre energia utile alla contrazione.
  • Tessuto adiposo: L’insulina nel tessuto adiposo stimola il trasporto di glucosio attraverso GLUT4 negli adipociti.

Nel momento in cui l’insulina prodotta dalle cellule pancreatiche non è sufficiente ad abbassare i livelli di glucosio ematico si parla di una patologia molto diffusa, il diabete mellito. Il diabete è una patologia sistemica in quanto coinvolge tutto il corpo ma non si deve confondere con l’insulino-resistenza, condizione in cui alcune delle cellule β non sono in grado di sintetizzare insulina, mentre le rimanenti sono normo-funzionanti e sopperiscono alla defaillance delle cellule che non sono in grado di produrre insulina. In questo caso non si ha una condizione di diabete, perché il pancreas è ancora in grado di produrre l’insulina tale da soddisfare le esigenze corporee. Il diabete mellito, invece, viene diagnosticato quando i livelli di glucosio superano i 126 mg/dL a digiuno o se la glicemia, misurata dopo due ore dalla somministrazione orale di un carico di glucosio di 1 g per Kg di peso corporeo, è maggiore o uguale ai 200 mg/dL.

E’ possibile distinguere 4 tipi di diabete secondo una classificazione eziopatologica:

Diabete di tipo I, causato da una distruzione delle cellule β su base autoimmune, un tempo conosciuto come diabete infantile;

Diabete di tipo II, causato da un deficit parziale della secrezione di insulina e denominato anche diabete alimentare;

Altri tipi di diabete, causato da difetti genetici delle cellule pancreatiche, da difetti genetici dell’azione dell’insulina, indotto da farmaci o causato da malattie del pancreas esocrino;

Diabete mellito gestazionale, diagnosticato per la prima volta durante la gravidanza e, in genere, regredisce dopo il parto per ripresentarsi a distanza di anni con le stesse caratteristiche di diabete di tipo II.

Focalizziamo, adesso, l’attenzione su quello che è il cuore del nostro articolo: Il diabete di tipo I. Il diabete di tipo I è considerata una patologia autoimmune in quanto è caratterizzata da una distruzione progressiva delle cellule β pancreatiche con conseguente carenza assoluta di insulina.

In altre parole, il sistema immunitario, invece di produrre anticorpi contro ciò che è estraneo all’organismo, li produce anche contro specifici organi, in questo caso il pancreas, riconoscendolo come estraneo. Questi anticorpi sono definiti “autoanticorpi” e vanno a distruggere progressivamente le cellule  pancreatiche rilasciando, allo stesso tempo, citochine infiammatorie e citotossiche. La conseguenza di questa distruzione è la mancata produzione di insulina da parte del pancreas tale da determinare iper-glicemia nei pazienti affetti. Per questo motivo, questo tipo di diabete è definito anche “insulino-dipendente” in quanto è sempre necessaria la somministrazione di insulina per la sopravvivenza del soggetto affetto. Inoltre, questo tipo di diabete può colpire sia bambini che adulti in cui ci sia una predisposizione a malattie autoimmuni o a disfunzioni delle cellule pancreatiche.

COME VIENE DIAGNOSTICATO IL DIABETE DI TIPO 1?

Essendo una patologia su base autoimmune, oltre al controllo dei valori di glicemia a digiuno e dopo un carico di glucosio, per avere diagnosi certa bisogna valutare la presenza di specifici anticorpi, quali:

  • Anticorpi diretti contro gli antigeni delle cellule β (ICA)
  • Anticorpi anti-decarbossilasi dell’acido glutammico (GAD)
  • Anti-insulina (IAA)
  • Anti-proteina 2 associata a insulinoma (IA-2)

Questi anticorpi risulteranno positivi alla prima diagnosi ma successivamente tendono a negativizzarsi.

QUALI SONO I SINTOMI?

Un bambino affetto da diabete mellito di tipo 1 inizialmente è completamente asintomatico, successivamente possono comparire specifiche manifestazioni cliniche:

  • Astenia (stanchezza fisica o muscolare), dovuta alla perdita di liquidi e presenza di pressione arteriosa bassa;
  • Eccessiva fame;
  • Perdita di peso, inizialmente dovuta alla perdita di acqua e delle riserve energetiche (glicogeno, trigliceridi), successivamente è da attribuirsi alla perdita della massa muscolare a causa della mancanza dell’effetto anabolico dell’insulina;
  • Poliuria (aumento della quantità di urina emessa);
  • Polidipsia( Aumento del senso della sete).

QUAL È LA TERAPIA GIUSTA DA SEGUIRE?

Un bambino affetto da diabete di tipo 1 necessita di somministrazioni giornaliere di insulina, associate ad un piano alimentare atto a tenere sotto controllo i livelli di carboidrati da assumere ad ogni pasto. Quindi è utile che il bambino venga seguito da due figure professionali specifiche:

  1. Diabetologo, il quale sarà in grado di valutare il tipo di diabete e di prescrivere le dosi di insulina da fare al giorno, in genere divise in 4 dosi: colazione, prima di pranzo, prima di cena ( somministrazione rapida) e dopo cena (somministrazione lenta).
  2. Biologo nutrizionista o dietista o medico nutrizionista, in grado di elaborare un piano nutrizionale personalizzato a basso indice glicemico e a basso contenuto di carboidrati.

E’ importante sottolineare che un bambino con diabete di tipo 1 è un bambino assolutamente normale, pertanto può e deve condurre una vita sociale, scolastica e familiare del tutto normale, uguale agli altri bambini. E’ fondamentale che ci sia il totale appoggio in famiglia e da parte degli  insegnanti, i quali dovrebbero sensibilizzare gli altri bambini alla conoscenza della patologia e al coinvolgimento emotivo del bambino affetto. Se così non fosse è opportuno porre la giusta conoscenza della patologia agli insegnanti e alla restante classe, per fare in modo che il bambino conduca una serena vita scolastica, in armonia con i propri amici. Una forma adulta del diabete di tipo 1 è, invece, conosciuta con il nome di “Diabete LADA”, ovvero “Latent Autoimmune Diabetes in Adults” (Diabete autoimmune latente negli adulti). I pazienti affetti sono in genere individui non sovrappeso, di età compresa tra i 30 e i 50 anni, con familiarità per diabete mellito di tipo 1 o per malattie autoimmuni. I sintomi e la terapia da utilizzare sono molto simili a quelli presenti nel diabete di tipo 1.

ESISTE UNA PREVENZIONE POSSIBILE?

Ad oggi purtroppo nessuna terapia si è dimostrata efficace nel prevenire il diabete di tipo 1 nei soggetti predisposti  o nell’evitare la dipendenza dall’insulina nei bambini di nuova diagnosi. L’unica prevenzione possibile è seguire un sano stile di vita, caratterizzato da esercizio fisico e alimentazione varia ed equilibrata. In questo modo si riduce l’incidenza di obesità o sovrappeso e, di conseguenza, le patologie ad esse correlate. Ancora una volta possiamo affermare quanto sia importante acquisire un corretto stile di vita sin dai primi anni di vita del bambino per prevenire patologie complesse da gestire….

Come si dice spesso, “Prevenire è meglio che curare”.

                                                                                                   Dott.ssa Morra Serena

Sitografia e Bibliografia

www.epicentro.iss.it

Portale dell’epidemiologia della sanità pubblica a cura dell’Istituto Superiore di Sanità.

“Il Diabete”, Scuola di Nutrizione Salernitana a cura della Dott.ssa F.Manfra e della Dott.ssa E.Spirito.

Mandorle: le alleate naturali contro la fame,la stanchezza e l’insorgenza di patologie.

La mandorla è il seme commestibile prodotto dal mandorlo, una pianta alta circa 10 metri molto diffusa nelle aree del Mediterraneo. Nella cucina tradizionale siciliana sono utilizzate sia per la preparazione di cibi salati come il pesto che cibi dolci come confetti,biscotti e marzapane.

Le mandorle sono dei semi oleosi che all’interno dei sette gruppi fondamentali degli alimenti non presentano una classificazione netta e distinta. Non rientrano nel gruppo dei cereali e delle leguminose perché povere di amido, così come non rientrano nel gruppo dei frutti dolci e carnosi per il ridotto contenuto di acqua, fruttosio e vitamina C .

Secondo i dati suggeriti dal Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA) 100 grammi di prodotto apportano 603 kcal, ma un recente studio ha affermato che una porzione di mandorle di 28 grammi (circa 23 mandorle) contiene il 20% in meno delle calorie previste,ossia 129 kcal e non 160(come da proporzione con i 100 grammi).

Per quanto riguarda il profilo nutrizionale,100 grammi di mandorle dolci presentano un basso contenuto di carboidrati (4,6g) e di sodio (14mg) ma sono ricche di lipidi buoni (55,3g), in particolare acidi grassi monoinsaturi (acido oleico) e polinsaturi (acido linoleico). Sono inoltre una fonte naturale di proteine vegetali( 22gr) e fibre (12,7g) e tra i micronutrienti più importanti ricordiamo il magnesio (264mg),il calcio (240mg) e il potassio (780mg).

Sono ricche di fitonutrienti come niacina (B3), riboflavina(B2), tiamina (B1) e folati (B9) che contribuiscono al metabolismo energetico ed hanno un ruolo importante nella produzione di energia per l’organismo. L’antiossidante maggiormente presente è la vitamina E che ripara dallo stress ossidativo causato dall’inquinamento, dai raggi ultravioletti del sole, dal fumo delle sigarette e altri fattori ambientali.

Non va trascurata la presenza di Zinco (2,5 mg) che favorisce il mantenimento delle unghie,e del rame rivelatosi importante per la pigmentazione dei capelli.

La ricerca ha rilevato che le mandorle sono un’ottima arma per sconfiggere l’insorgenza di patologie metaboliche e cardiovascolari. Introdurre mandorle nella dieta di persone con diabete di tipo 2 e lieve iperlipidemia abbassa i livelli di glicemia e di insulina a digiuno. Anche i livelli di colesterolo totale e colesterolo LDL si riducono mentre migliora il rapporto tra LDL:HDL. Inoltre, pasti contenenti mandorle riducono la glicemia postprandiale rispetto ad un pasto con la stessa quantità di grassi e carboidrati ma privo di mandorle. Tutti questi vantaggi sono principalmente dovuti al profilo macro nutritivo unico in grassi sani, proteine e fibre. La presenza dell’acido linoleico contribuisce a mantenere i livelli di colesterolo normali.

Non sono da trascurare i benefici che questo prezioso alimento apporta sul perdita ed il mantenimento del peso corporeo. I ricercatori, infatti, sostengono che consumare ogni giorno una manciata di mandorle può aumentare il senso di sazietà,utile per prevenire un’alimentazione eccessiva e ridurre i casi di sovrappeso e obesità.

Questi semi, giocano un ruolo importante anche contro la stanchezza. Recenti ricerche presentate per  “Almond Board of California” hanno evidenziato che le energie degli italiani stanno diminuendo con conseguenze che si ripercuotono sulla loro vita. Per affrontare la giornata si consumano una varietà di snack,spesso dolci, che non saziano e non aiutano a restare carichi tutto il giorno.

Una manciata di mandorle, consumate a metà mattinata o nel pomeriggio,invece, potrebbe essere una buona alternativa perché migliorano i livelli di energia fisica e mentale.

In conclusione, possiamo affermare che le mandorle sono un alimento da introdurre nella nostra dieta perché apportano dei benefici importanti per la nostra salute.

http://www.doctor33.it/mandorle-un-supporto-efficace-per-la-gestione-del-peso-corporeo/articolo-57501.html

Li S, et al. Almond consumption improved glycemic control and lipid profiles in patients with type 2 diabetes mellitus. Metabolism. 2011 60(4):474-479. doi: 10.1016/j.metabol.2011.01.017.

Novotny JA, Gebauer SK, Baer DJ. Discrepancy between the Atwater factor predicted and empirically measured energy values of almonds in human diets. Amer J Clin Nutr 2012 ;96(2):296-301.doi:10.3945/ ajcn.112.035782.

http://nut.entecra.it/646/tabelle_di_composizione_degli_alimenti.html?alimento=mandorla&nutriente=tutti&categoria=tutte&quant=100&submitted1=TRUE&sendbutton=Cerca

Tan, S-Y, Mattes RD. Appetitive, dietary and health effects of almonds consumed with meals or as snacks: a randomized, controlled trial. Eur J Clin Nutr 2013 67(11):1205-1214.

Cos’è il cortisolo, l’ormone dello stress?

Il cortisolo è un ormone steroideo liposolubile che viene rilasciato in condizioni di stress psichico o fisico. In condizioni fisiologiche, viene prodotto principalmente durante la seconda metà della notte e raggiunge la massima concentrazione tra le 7 e 8 del mattino, per le attività quotidiane. Nell’arco della giornata diminuisce drasticamente, alla sera è ancora presente solo il 10% del valore mattutino.

Il cortisolo appartiene alla classe dei glucocorticoidi, essi sono prodotti nella zona fascicolata del surrene sotto stimolazione dell’ormone adrenocorticotropo (ACTH) adenoipofisario, la cui sintesi è a sua volta stimolata dall’ormone di rilascio della corticotropina (CRH) prodotto a livello dell’ipotalamo. Questa catena di eventi che portano alla produzione di cortisolo e la sua regolazione sono passaggi importantissimi e si trovano in un equilibrio delicatissimo da cui dipendono molte reazioni del nostro corpo, basti pensare che la circolazione di cortisolo determina la conversione degli acidi grassi in energia disponibile, prepara i muscoli di tutto il corpo alla reazione, permettendo quel picco di energia necessario per la cosiddetta reazione di “attacco-fuga”.

Il corpo umano risponde continuamente a fattori di stress interni ed esterni, li elabora e sollecita una risposta a seconda del grado di minaccia. In momenti di stress, il Sistema Nervoso Simpatico (SNS) viene attivato e provoca una cascata di risposte ormonali e fisiologiche. L’amigdala è responsabile dell’elaborazione della paura, dell’eccitazione e degli stimoli emotivi per determinare la risposta appropriata. Se necessario, l’amigdala invia un segnale di stress all’ipotalamo. L’ipotalamo attiva il SNS e le ghiandole surrenali rilasciano un’ondata di catecolamine. Mentre il corpo continua a percepire gli stimoli come una minaccia, l’ipotalamo attiva l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Il cortisolo viene rilasciato dalla corteccia surrenale e consente al corpo di continuare a stare in allerta. Quando la minaccia passa, il sistema nervoso parasimpatico riduce la risposta del SNS.

La presenza di glucocorticoidi, come il cortisolo, aumenta la disponibilità di glucosio nel sangue ed è anche un forte inibitore d‘infiammazione. Nel fegato, alti livelli di cortisolo aumentano la gluconeogenesi e riducono la sintesi del glicogeno. Le cellule muscolari, in presenza di cortisolo, diminuiscono l’assorbimento e il consumo di glucosio e aumentano il catabolismo delle proteine. Nei tessuti adiposi, il cortisolo aumenta la lipolisi e gli acidi grassi liberi possono essere utilizzati come fonte di energia per altre cellule mentre continuano a produrre glucosio. Infine, il cortisolo agisce sul pancreas per ridurre l’insulina e aumentare il glucagone.

Assume quindi un notevole posto nell’attuale ricerca medica l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e un suo errato funzionamento è implicato in molte malattie: una netta sovraproduzione di cortisolo causa la sindrome di Cushing, mentre la sua sottoproduzione è causa dello sviluppo della malattia di Addison.

Anche un’alterazione minima del ritmo circadiano del cortisolo è alla base di tantissime altre nuove patologie, soprattutto cronico-infiammatorie. Molte delle quali causate della maggiore concentrazione di fattori di stress a cui siamo sempre più esposti ogni singolo giorno.

Nel prossimo articolo approfondirò la correlazione tra cortisolo e sistema immunitario.

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA:

  1. Thau L, Sharma S. Physiology, Cortisol. [Updated 2019 Feb 15]. In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2019 Jan-.
  2. http://betazell.com/it/cortisolo/

Il magico suono delle piante

Qualsiasi essere vivente, dalle piante agli animali, all’uomo, se tenuto in cattività, maltrattato e malnutrito o nutrito male, si “trasforma” e modifica la sua epigenetica, accendendo dei geni e spegnendone degli altri. Gli elefanti, ad esempio, non sono fatti per essere cavalcati, purtroppo il guadagno fa dimenticare il bene. Di esempi ne potrei fare per qualsiasi essere vivente, dalle piante a piccoli organismi modello e non solo. La Natura è magica come il nostro nanomondo biochimico.

E te, lo sapevi che le piante hanno anch’esse un’anima, un “cervello”, “un’intelligenza diversa” quasi al pari di noi e di qualsiasi essere vivente “pensante e non pensante”? Ebbene sì! Questo per far capire anche a chi ha un “orientamento alimentare” diverso da quello che realmente necessitiamo per perseverare un buon stato di salute, ovvero quello onnivoro, che se lo fanno per “etica”, dovrebbero farlo anche per le piante, “anima fragile”.

Lo sapevi che anch’esse cantano, comunicano, muoiono se allontanate dai preziosi vicini – compagni di una vita – e soffrono se maltrattate. Inoltre vanno in ecstasy e ti donano preziosi fiori e frutti che nutrono le nostre cellule, la nostra vista dando colore ed armonia nel quotidiano, se trattate con amore e semplici ingredienti. Quelli che, in connubio con i suoi preziosi doni, nutrono la nostra mente ed il nostro corpo.

Nel video che vi propongo, durante un corso presso l’ ortobotanico di Napoli, questo illustre docente ci ha portato all’esterno della facoltà, lì dove di piante è colmo. Connettendo degli elettrodi ad un trasformatore, una sorta di “trasduttore” del segnale una sorta di “elettrocardiogramma” delle piante, ecco che si produce un suono armonico. Il magico suono delle piante! La cosa “sconvolgente” ed emozionante, fu quando, in particolare, le piante, avvertendo un pericolo, noi intorno, onde dei cellulari in procinto di fotografare e riprendere quel concerto armonico, si sono fermate. Allora ciò che il docente ci aveva appena illustrato nel corso, è stato confermato.

Altri illuminanti docenti della Scuola di Nutrizione Salernitana (SNS), ci hanno fatto capire l’importanza di nutrirci di queste preziose creature, ad esempio un centrifugato di verdure può essere considerato un concentrato, una spremuta di cellule staminali. Inoltre, esse sono in grado, anche se esposti a fattori di rischio, “l’epigenetica esterna”, inquinanti etc., loro riescono a schermare il danno e riescono ad adattarsi. Tali meccanismi sono ancora in parte sconosciuti ma questo dovrebbe farci capire, come ci hanno insegnato ai vari corsi, che ognuno di noi dovrebbe mangiare i frutti della sua terra, in quanto l’epigenetica esterna è la stessa, dunque, in modo guidato e personalizzato possiamo chelare i metalli pesanti e / o inquinanti, assorbendo solo il nettare di queste creature intelligenti.

Riflettiamo anche che se noi ci perdessimo nella giungla sarebbe “veramente” difficile uscirne vivi se non guidati…dunque, ok “gli orientamenti alimentari alternativi” per gusto, per salute e / o per protocolli nutrizionali personalizzati specifici, per altro, non parliamo, però, di etica, in particolare, adesso che prendiamo coscienza che (“quasi”) tutto quello che ci circonda ha un’anima, anche e soprattutto la natura!

Inoltre, se poi accompagnassimo sempre la nostra vita con musica, quella che più ci ispira in quel momento, la nostra vita ed il mondo che ci circonda diventa un’opera d’arte! La classica, in particolare, ha un effetto positivo sulla crescita, sul gusto e probabilmente sulle proprietà nutritive dei loro magici frutti e dunque sulla nostra vista, mente, corpo e spirito. Nello scrivere questo articolo, invece, sono stata “ispirata” dalle poesie musicali dell’artista Vasco Rossi.

Vediamo, come sempre, che  siamo sempre e solo noi i direttori d’orchestra della nostra vita ed in simbiosi con la natura ed il cosmo, in tutte le sue forme. Probabilmente le piante comunicano tramite il fenomeno dell’ entanglement?

Alla luce di queste evidenze, ricordiamo dunque di amarla ed accudirla come un dono prezioso ed essenziale per poter vivere in armonia ed in salute cantando, suonando e danzando con essa, con il mondo e l’universo.

Riferimenti bibliografici:

  1. L.Mattera. Scienzintasca 2017. http://www.scienzintasca.it/?s=epigenetica
  2.  L. Mattera. Scienzintasca 2018. http://www.scienzintasca.it/hydra-vulgaris-un-meraviglioso-organismo-modello-e-non-solo/
  3. L. Mattera. Scienzintasca 2018. http://www.scienzintasca.it/ballerina-si-il-direttore-dorchestra-della-tua-vita-essere-magri-non-vuol-dire-non-mangiare-no-al-tunnel-nero/
  4. Fernando Piterà Di Clima. Marzo 2018. Gemmoterapia. Fondamenti scientifici della moderna meristemoterapia
  5. L.Mattera. 2019.http://www.scienzintasca.it/tag/entanglement/