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L’Alcolismo Silenzioso…Silente…“Dolce”…!

L’alcolismo silenzioso. Quando udì questo termine per la prima volta, mi suonava quasi “armonico”, affascinante, ho pensato “che magnifica espressione”. Ricordavo infatti che si chiamasse alcolismo dolce. Ma in realtà, come spesso accade, le apparenze ingannano. Difatti, l’alcolismo silenzioso è un termine per indicare l’alcolismo che colpisce prevalentemente le donne. Si chiama silenzioso proprio perché, senza fare troppo rumore, prende il sopravvento, doucement doucement, in silenzio appunto! L’alcolismo in generale è un problema sociale non indifferente, pericoloso e deleterio.

Partiamo dal principio che qualsiasi sostanza ingeriamo, dal bere al mangiare, da farmaci a tisane, dalla musica che ascoltiamo, alle fusa dei gatti, in poche parole, il nostro stile di vita, influenza l’epigenetica, il nostro direttore d’orchestra. Esso dirige l’accensione di determinati geni dunque il rilascio di determinate molecole con “relative conseguenze”.

Quando ingeriamo alcol, esso viene trasformato, ad opera dell’Alcol Deidrogenasi in acetaldeide (composto tossico). Esiste un altro enzima, l’Aldeide Deidrogenasi (enzima “salva sbornia”), che catabolizza i composti tossici, così da poter essere “eliminati”. Come in tutto, però, il troppo storpia. Infatti, quando il nostro caro enzima “salva sbornia”, è saturo, ecco che i composti tossici prendono il sopravvento con effetti quali, nausea, vomito, vertigini, etc. Ad esempio chi è astemio, è mancante proprio di questo enzima dunque anche una goccia di alcol può essere “devastante”. A chi invece basta poco per saturarlo, ne ha poco, viceversa a chi invece “non basta mai”…..

L’evidenza scientifica suggerisce una maggiore vulnerabilità fisica e biologica della donna agli effetti dell’alcol. Difatti, le donne hanno una massa corporea inferiore rispetto all’uomo, minor quantità di acqua corporea e meno efficienza dei meccanismi di metabolizzazione dell’alcol. È ben noto, infatti, che il fegato della donna produce enzimi “salva sbornia” meno efficaci per l’alcool e recenti studi scientifici hanno evidenziato frequenti casi di cirrosi alcoliche anche in fanciulle giovani (18 – 20 anni). Ecco spigata la maggior vulnerabilità per le fanciulle agli effetti dell’alcol ed il perché, a parità di consumo, l’alcool risulta molto più tossica e devastante nelle fanciulle.

Dunque, sappiamo bene che l’alcolismo è causa di morte, e per le donne il rischio raddoppia, più di altre forme di dipendenza ed anche per uscirne sembra essere ancor più difficile. Eppure, l’alcol non è illegale e non è nemmeno marcata la scritta e le immagini che troviamo sui pacchetti di sigarette!

L’attenzione alle differenze di genere nei problemi legati all’alcol emerge a partire dagli anni ’80 e fino ad oggi diversi studi e progetti sono focalizzati per cercare di sconfiggere questo “dolce male”. In accordo con la scienza, qui non vige la parità dei sessi. Difatti come un esperto professore ha “denunciato”, “è molto più difficile tirar fuori le donne dal “bere oscuro” che gli uomini. Forse la dipendenza si è radicata in un organismo più fragile”. Un tema ampiamente affrontato in letteratura suggerisce come la dipendenza – o la codipendenza – nelle donne sia fortemente connessa a esperienze personali di disempowerment. Urge dunque una maggior attenzione a 360 gradi.

Le fanciulle, cadute sotto questa “dolce trappola”, spesso manifestano uno scarso concetto di sé, bassa autostima, senso di colpa, biasimo autodiretto, e un’alta percentuale di disturbi dell’umore, come ansia e depressione. Questo, molto probabilmente, è dovuto anche ad una disbiosi intestinale che si manifesta in seguito all’assunzione cronica di alcol.

Disbiosi e depressione? Vediamo come sia possibile… Beh la “recente” presa di coscienza del sofisticato e prezioso funzionamento del nostro microbioma è impressionante! Difatti recenti studi hanno dimostrato che la carenza di determinati batteri, dunque il disequilibrio del nostro “secondo cervello” (disbiosi), può essere causa di depressione e non solo. Pensate, se manca quel determinato batterio che “trasforma” il triptofano in serotonina, beh ecco che la depressione prende il sopravvento (Scuola di Nutrizione Salernitana docet).

Ricordiamo, inoltre, che la maggior parte della serotonina,” ormone della felicità”, è prodotta dal nostro “secondo cervello”. Ecco spiegato anche il perché delle cosiddette “farfalle allo stomaco”! Dunque, badiamo bene, prima di utilizzare “mezzi” che tolgono una dipendenza e ne aggiungono un’altra (come ad esempio l’uso inadeguato e sproporzionato di antidepressivi “sintetici”!!!).

Il dato ancora più allarmante è che, a differenza di altre forme di dipendenza l’alcolismo è ancora più grave in quanto ci si può cadere a qualsiasi età anche nell’età della “saggezza” e “sapienza” massima, in poche parole anche a “120 anni”. Eppure, l’alcol non è illegale e non è nemmeno marcata la scritta e le immagini che troviamo sui pacchetti di sigarette!

Le devastanti conseguenze di questa “dolce dipendenza nell’area psichica sono :
instabilità emotiva (depressione alternata a euforia)
• irritabilità, ansia, insonnia, disattenzione
pensiero confuso, amnesie, difficoltà di concentrazione
• deficit cognitivi, in particolare nell’affrontare nuovi compiti
• gelosie patologiche, idee di suicidio.

L’alcol, inoltre, può essere associato a comportamento violento e / o fornire una scusa per atteggiamenti o comportamenti violenti, in particolare all’interno della famiglia o con chi ci è più vicino. Esistono diversi falsi miti sull’alcol, e come denuncia ed informa il Ministero della Salute, visto la grave “dipendenza” che può colpire a qualsiasi età, doucement doucement, in silenzio, bisogna prevenire ed attuare urgentemente piani di recupero. 

Aggiungo infine quanto sia “opportuno” l’aggiunta delle stesse scritte con relative immagini proprio come riportate per il fumo anche per l’alcol (ed in realtà non solo, sarebbe opportuno anche su tutti i junk food…etc…etc.…): Questo prodotto uccide! O meglio l’abuso di questo prodotto uccide!

Riferimenti bibliografici

  1. https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/alimentazione/alcol-la-donna-il-rischio-e-doppio
  2. Franco Angeli 2018. Mission 51. Italian Quarterly Journal of Addiction. Periodico trimestrale della federazione italiana degli operatori dei dipartimenti e dei servizi delle dipendenze
  3. Cinzia Luigia Celebre, Pamela Filiberto, Claudia Milievich. 2018. Mission 51. Progetto Ben Essere Donna. Intervento di prevenzione e promozione della salute rivolto a donne con problematiche alcol correlate.
  4. Guida utile all’identificazione e alla diagnosi dei problemi alcol-relati- Ministero della Salute
  5. L. Mattera. Scienzintasca 2018. Medicina di genere: la donna è la chiave per raggiungere una sostenibilità a 360 gradi!
  6. L. Mattera. Scienzintasca 2018. Sindrome da burnout: un “mostro” silenzioso da conoscere e sconfiggere

  7. L. Mattera. Scienzintasca 2017. Il cambiamento non ha età: le nostre cellule neuronali sono guidate da una “danza plastica” che dura tutta la vita

  8. L. Mattera. Scienzintasca 2017. Epigenetica: viaggiamo nel suo magico nanomondo.

Broken Nature

Broken Nature: Design Takes on Human Survival è il titolo della mostra che è stata in allestimento dal 01/03/2019 al 01/09/2019 per la XXII Triennale di Milano.

Con questo articolo cercherò di regalare qualche stralcio di questa bellissima mostra a chi non ha potuto visitarla.

Dopo una descrizione generale della mostra l’articolo approfondirà due dei temi trattati dalla mostra: “The Great Animal Orchestra” e “La Nazione delle Piante”.

Nell’articolo sono riportate alcune descrizioni tratte sia dalla brochure della mostra che dai pannelli descrittivi proprio per rendere il più possibile realistico questo breve percorso.

La mostra e i suoi contenuti

La mostra ha avuto come tema centrale lo studio dei rapporti uomo-natura con particolare riferimento alle diverse attività umane, agli impatti che ne sono derivati ed alla compromissione, a volte irreversibile, dell’equilibrio degli ecosistemi.

La distruzione dell’equilibrio uomo-natura mette seriamente a rischio la sopravvivenza del genere umano.

Oggi è impossibile, per il genere umano, immaginare un mondo senza le conquiste scientifiche e tecnologiche di cui usufruisce sebbene queste spesso siano un problema per l’ambiente.

La mostra indica in quale modo invece sia possibile sfruttare la scienza e la tecnologia per orientare l’uomo di oggi verso stili e scelte di vita che il più possibile garantiscano il recupero dei legami e degli equilibri con la natura e l’ambiente.

Un ruolo importante può giocarlo il design che, con soluzioni avveniristiche e che soddisfano il senso estetico, mette a punto soluzioni a basso impatto ambientale.

Di particolare fascino sono state però le due sezioni dedicate agli animali ed alle piante.

The Great Animal Orchestra

In  “The Great Animal Orchestra” è stato possibile ascoltare per circa due ore i suoni di diversi ambienti naturali estrapolati da più di 5000 ore di registrazioni del musicista e bioacustico Bernie Krause che in collaborazione con il collettivo inglese UVA (United Visual Artist)  ha creato  poi questo insieme meraviglioso.

In questo allestimento i suoni udibili dal visitatore sono accompagnati da immagini visive delle bande sonore di riferimento che scorrono lungo due pareti e per ogni picco acustico una scritta permette di collegare il verso all’animale di riferimento.

La visita di questa sezione avviene in un ambiente buio e dotato di divani, definito installazione immersiva, che consente al visitatore di essere pienamente coinvolto nell’orchestra di suoni offerta dalle registrazioni e che gli permette  di trasporsi, con l’immaginazione e la fantasia, nei luoghi da cui giungono le voci ed i canti.

Particolarmente suggestivi sono i suoni dell’ambiente sottomarino, con i canti delle magattere, la ricchissima orchestra della foresta amazzonica ed il delta artico con gli ululati dei branchi di lupi.

Due ore di immersione in questa sinfonia di suoni, con orchestre sempre differenti ma tutte in grado di produrre un insieme musicale di canti selvaggi ed atavici che rapisce l’ascoltatore, regalano sensazioni difficili da descrivere per l’intensità con cui penetrano nell’animo.

Accanto a questo mondo che ci sembra immutato ed intoccabile la tristezza di dieci minuti “Prima e dopo” che descrivono acusticamente la modificazione, purtroppo irreversibile, di alcuni ambienti naturali: un’area di foresta disboscata o un corso d’acqua prosciugato perdono progressivamente la loro coralità per divenire luoghi di un tetro silenzio interrotto sporadicamente da qualche solitario cinguettio a ricordarci che la perdita di biodiversità e di vita degli ambienti naturali è la nostra sconfitta.

La Nazione delle Piante

La sezione “La Nazione delle Piante” è interamente dedicata a questo regno spesso trascurato e sottovalutato. Si parte “dall’assunto che l’umanità per evitare un futuro catastrofico debba guardare alle piante in un modo nuovo usandole non solo per quello che possono offrirci ma per quello che possono insegnarci”.

La mostra ci fornisce quindi, con un percorso interattivo,  molte informazioni e curiosità sulla vita delle piante!

Intanto osserviamo qualche numero interessante che ci fa capire la straordinarietà di questo regno.

ALTEZZA: nessuno è alto come le piante, la Sequoia Hyperion è alta 115,92 m;

LONGEVITÀ: moltissime piante sono molto più longeve dell’uomo, pensiamo all’olivo o alla Gingko Biloba che possono superare i 2000 anni;

ESTENSIONE: il grande albero indiano di Banyan (Ficus benghalensis) è una gigantesca creatura verde, la sua chioma occupa un’area di 19.000 m2;

LUNGHEZZA: l’apparato radicale di una pianta di segale è composto da una capillare rete di filamenti che, se sommati in lunghezza, raggiungono 11.000 km, il doppio del Fiume Nilo;

ACCELERAZIONE: anche se sembrano immobili le piante sono dotate di grandi accelerazioni: il fiore Cornus canadensis espelle il proprio polline con una spinta di accelerazione 800 volte superiore a quella raggiunta da uno Space Shuttle.

PESO: il più pesante essere vivente non è la Balenottera Azzurra, come tutti pensano, ma una sequoia californiana il cui peso stimato è 1910 tonnellate!

I pannelli

Dai pannelli della mostra vi offro alcune curiosità.

Le piante non si possono spostare e per questo motivo, per capire tutto ciò che avviene intorno a loro, hanno sviluppato un numero elevato di sensi, almeno 13 oltre ai nostri 5! Una pianta può misurare con precisione l’umidità del terreno ed individuare così fonti d’acqua anche molto distanti, può percepire la gravità, i campi elettromagnetici e la presenza di sostanze chimiche.

Anche le piante sono in grado di percepire i suoni ma lo fanno senza orecchie… le vibrazioni della terra possono essere captate da tutte le cellule della pianta. Si è visto che alcune frequenze, fra 100 e 500 Hz favoriscono la germinazione dei semi e l’allungamento della radice. In un recente esperimento si è visto che basta far ascoltare alla pianta la registrazione di un bruco che mangia una foglia perché questa attivi i meccanismi di difesa chimici!

Le piante hanno meccanismi di sostegno reciproco: un seme di quercia si può sviluppare nel sottobosco, dove la quantità e qualità di luce non sono sufficienti ad attivare la fotosintesi, grazie alle piante vicine, appartenenti allo stesso clan, che con un sistema di radici sotterranee ramificatissime forniscono alla giovane pianta tutto il nutrimento necessario fino a quando non sia autosufficiente.

La pianta del caffè ha capacità straordinarie…per aumentare l’efficienza di impollinazione. Il suo nettare contiene caffeina ed il fiore del caffè è in grado di percepire l’abilità impollinatrice dell’insetto. Se l’insetto è un bravo impollinatore la pianta aumenta la quantità di caffeina nel nettare così da attivare il cervello dell’insetto che è indotto a tornare. Viceversa se l’insetto è un impollinatore inefficiente la pianta riduce la caffeina per evitare che l’insetto torni!

Anche le piante dormono…molti movimenti delle piante seguono ritmi giornalieri simili alle nostre fasi di sonno e veglia.

Le piante cooperano…in un video offerto dalla mostra molti girasoli cooperano per sollevare un peso.

Le piante hanno la percezione dell’ambiente circostante: in un video si osservava una pianta di fagiolo in grado di individuare un palo presente nella stanza da utilizzare come supporto per la propria crescita.

Ci sarebbe da scrivere ancora molto ma concludo l’articolo con un rimando all’immaginario e meraviglioso discorso, scritto da Stefano Mancuso, che le piante potrebbero tenere alle Nazioni Unite: ascoltatelo su internet o leggetelo, è straordinario.

Bibliografia

La Nazione delle Piante, Stefano mancuso

La Mostra “Broken Nature: Design Takes on Human Survival”

Cercasi compagna …………DISPERATAMENTE

Perchè nella maggior parte delle specie sono i maschi a faticare per conquistare le femmine e non viceversa?

La risposta è da cercare nelle uova e negli spermatozoi!

Le uova rispetto agli spermatozoi,vengono generalmente prodotte in numero notevolmente inferiore,poichè sono grandi e richiedono un notevole investimento energetico per la loro formazione.Essendo più rare degli spermatozoi,il prezzo che si deve pagare per riuscire a conquistarle può diventare estremamente alto.

STRATEGIE DIVERSE PER LO STESSO RISULTATO
I maschi,per conseguire il successo riproduttivo,ovvero per conquistare le uova e garantirsi dei discendenti hanno 2 possibilità:formare una coppia stabile collaborando all’allevamento dei figli oppure fecondare tante femmine senza preoccuparsi della prole.

RIFERIMENTI:

Questa breve pillola è estratta dal Museo CIVICO DI ZOOLOGIA DI ROMA

Perché i fenicotteri sono rosa?

SIAMO CIO’ CHE MANGIAMO

Sapevi che i Fenicotteri non nascono rosa ma ci diventano ????

La colorazione dei fenicotteri è data dalla loro alimentazione.

Essi si nutrono di crostacei,insetti e molluschi.

Ma il vero responsabile del loro caratteristico colore ROSA si chiama ARTEMIA.
L’ARTEMIA è un CROSTACEO, che vive in acqua salata , ricco di CAROTENOIDI che le conferiscono il suo caratteristico colore rosato e lo rendono responsabile della colorazione dei fenicotteri.
Le uova dell’ARTEMIA sono di 2 tipi: ci sono le uova che si schiudono subito, dando vita a naupli (larve) ,e quelle invece dormienti chiamate cisti, che restano dormienti anche per anni  e che schiudono solo quando le condizioni ambientali sono favorevoli.Grazie a queste sue straordinarie doti di resistenza l’Artemia vive sulla Terra da 100 milioni di anni,è infatti contemporanea dei dinosauri.

Riferimenti:

ZOO DI FALCONARA ABRUZZO

Melaleuca (Melaleuca alternifolia)

Originaria dell’Australia, la Melaleuca alternifolia  è una pianta dotata di virtù curative e annoverata nella medicina occidentale. Appartiene alla famiglia delle Mirtacee. Le foglie sono strette e glabre mentre  i fiori, sono di colore giallo . La parte utilizzata è rappresentata dai rametti fogliuti . Dalla distillazione in corrente di vapore dei rametti si ottiene l’olio essenziale di Melaleuca, meglio conosciuto come Tea-Tree Oil, noto per le sue svariate  proprietà. La Melaleuca fa parte di un gruppo di specie botaniche originarie del continente australiano e globalmente indicate con il nome popolare di “alberi del thè” (Tea-trees) in riferimento all’uso che di queste piante fecero i marinai al seguito del Capitano Cook nel corso delle sue esplorazioni sul Pacifico (in sostituzione del Thè che venne loro a mancare).

Tea-Tree Oil

Note da tempo agli aborigeni australiani (che utilizzavano poltiglie di foglie di Melaleuca per guarire ferite, scottature e malattie della pelle), le proprietà antisettiche del Tea-tree Oil  furono studiate fin dagli anni venti, a partire dei quali iniziò una vasta produzione scientifica sulle notevoli proprietà germicide ed antimicotiche della pianta.

In aromaterapia, infatti l’olio essenziale estratto dalla pianta di Melaleuca è uno degli oli più potenti in virtù delle azioni antibatterica, antivirale e antifungina ad ampio spettro. Grazie all’efficace attività antisettica, viene impiegato come ingrediente funzionale di formulazioni cosmetiche destinate al trattamento di pelli grasse, impure e tendenti all’acne, come anche nella preparazione di shampoo e lozioni per capelli e cuoio capelluto con forfora e seborrea. Il Tea-tree oil trova applicazione anche come rimedio contro raffreddore e tosse e per combattere i sintomi dell’influenza. L’ottima tollerabilità anche sulle mucose consente di incorporare l’olio di Melaleuca in colluttori per l’igiene del cavo orale e detergenti per l’igiene intima. E’ ottimo anche per contrastare in modo efficace i cattivi odori provocati dalla sudorazione nonché nei casi di infezioni genito-urinarie (vaginiti e cistiti croniche) . Applicato subito dopo un’ustione, il gel di questa pianta , riduce la temperatura sotto la pelle  agevolando una guarigione più rapida.

Bibliografia

J.L. Berdonces, “Spezie che curano”.

L.Rigano, A.Giogli, E. Boncompagni, G.Occhionero “Sostanze vegetali in cosmetica “.

S.Drury, E. Rossi, “L’olio di tea tree. Le proprietà terapeutiche di Melaleuca alternifolia”.

Cos’è il cortisolo, l’ormone dello stress?

Il cortisolo è un ormone steroideo liposolubile che viene rilasciato in condizioni di stress psichico o fisico. In condizioni fisiologiche, viene prodotto principalmente durante la seconda metà della notte e raggiunge la massima concentrazione tra le 7 e 8 del mattino, per le attività quotidiane. Nell’arco della giornata diminuisce drasticamente, alla sera è ancora presente solo il 10% del valore mattutino.

Il cortisolo appartiene alla classe dei glucocorticoidi, essi sono prodotti nella zona fascicolata del surrene sotto stimolazione dell’ormone adrenocorticotropo (ACTH) adenoipofisario, la cui sintesi è a sua volta stimolata dall’ormone di rilascio della corticotropina (CRH) prodotto a livello dell’ipotalamo. Questa catena di eventi che portano alla produzione di cortisolo e la sua regolazione sono passaggi importantissimi e si trovano in un equilibrio delicatissimo da cui dipendono molte reazioni del nostro corpo, basti pensare che la circolazione di cortisolo determina la conversione degli acidi grassi in energia disponibile, prepara i muscoli di tutto il corpo alla reazione, permettendo quel picco di energia necessario per la cosiddetta reazione di “attacco-fuga”.

Il corpo umano risponde continuamente a fattori di stress interni ed esterni, li elabora e sollecita una risposta a seconda del grado di minaccia. In momenti di stress, il Sistema Nervoso Simpatico (SNS) viene attivato e provoca una cascata di risposte ormonali e fisiologiche. L’amigdala è responsabile dell’elaborazione della paura, dell’eccitazione e degli stimoli emotivi per determinare la risposta appropriata. Se necessario, l’amigdala invia un segnale di stress all’ipotalamo. L’ipotalamo attiva il SNS e le ghiandole surrenali rilasciano un’ondata di catecolamine. Mentre il corpo continua a percepire gli stimoli come una minaccia, l’ipotalamo attiva l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Il cortisolo viene rilasciato dalla corteccia surrenale e consente al corpo di continuare a stare in allerta. Quando la minaccia passa, il sistema nervoso parasimpatico riduce la risposta del SNS.

La presenza di glucocorticoidi, come il cortisolo, aumenta la disponibilità di glucosio nel sangue ed è anche un forte inibitore d‘infiammazione. Nel fegato, alti livelli di cortisolo aumentano la gluconeogenesi e riducono la sintesi del glicogeno. Le cellule muscolari, in presenza di cortisolo, diminuiscono l’assorbimento e il consumo di glucosio e aumentano il catabolismo delle proteine. Nei tessuti adiposi, il cortisolo aumenta la lipolisi e gli acidi grassi liberi possono essere utilizzati come fonte di energia per altre cellule mentre continuano a produrre glucosio. Infine, il cortisolo agisce sul pancreas per ridurre l’insulina e aumentare il glucagone.

Assume quindi un notevole posto nell’attuale ricerca medica l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e un suo errato funzionamento è implicato in molte malattie: una netta sovraproduzione di cortisolo causa la sindrome di Cushing, mentre la sua sottoproduzione è causa dello sviluppo della malattia di Addison.

Anche un’alterazione minima del ritmo circadiano del cortisolo è alla base di tantissime altre nuove patologie, soprattutto cronico-infiammatorie. Molte delle quali causate della maggiore concentrazione di fattori di stress a cui siamo sempre più esposti ogni singolo giorno.

Nel prossimo articolo approfondirò la correlazione tra cortisolo e sistema immunitario.

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA:

  1. Thau L, Sharma S. Physiology, Cortisol. [Updated 2019 Feb 15]. In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2019 Jan-.
  2. http://betazell.com/it/cortisolo/