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QUALI PROTEINE PER IL MIO CANE? – Solo e soltanto le migliori! –

Per i cani le proteine sono sostanze nutritive fondamentali che svolgono essenziali funzioni metaboliche:

  • sono i mattoni funzionali per la costruzione e la riparazione dei muscoli;
  • sono le unità strutturali di pelle, ossa, unghie, tendini, legamenti,cartilagini,…;
  • hanno una funzione regolatoria di varia natura: possono svolgere una funzione ormonale (per esempio l’insulina), oppure possono avere la funzione di trasportatori (come l’emoglobina), oppure possono entrare in vari stadi delle reazioni metaboliche come enzimi.

Chimicamente le proteine sono lunghe catene di elementi legati l’uno all’altro, ogni singolo elemento è detto aminoacido: ogni proteina differisce dall’altra per la propria sequenza di aminoacidi.

Il cane utilizza per la sintesi delle proteine necessarie al suo organismo 21 aminoacidi, 10 di questi vengono detti “essenziali”, perchè devono essere introdotti obbligatoriamente con l’alimentazione, 11 sono invece detti “non essenziali”, perchè il cane è in grado di sintetizzarli nel suo corpo e quindi il loro introito con la dieta non è indispensabile.

Gli aminoacidi essenziali sono: arginina, istidina, isoleucina, leucina, lysina, metionina, fenilalanina, treonina, triptofano, valina.

Gli aminoacidi non essenziali sono: alanina, asparagina, aspartato, cisteina, glutammato, glutammina, idrossilisina, idrossiprolina, prolina, serina, tirosina.

La sintesi proteica funziona normalmente soltanto se tutti gli aminoacidi essenziali sono presenti in quantità sufficiente: se un solo uno di essi è carente l’intero processo si interrompe, indipendetemente dalla quantità di qualsiasi altro aminoacido.

Le proteine necessarie ad un organismo vengono sintetizzate funzionano soltanto per un certo periodo di tempo, trascorso il quale esse vengono degradate, per poi essere risintetizzate, questo fenomeno comporta la perdita di una certa quantità di aminoacidi, anche essenziali, che devono essere rimpiazzati.

Quindi per mantenere il proprio organsmo in perfetta efficienza metabolica il cane deve assumere giornalmente proteine di elevata qualità, cioè che assicurino il giusto apporto di aminoacidi essenziali.

Le proteine di più alto valore biologico per i cani sono di origine animale e le migliori sono quelle contenute in questi alimenti:

  • latticini
  • uova
  • pesce
  • carne in generale
  • interiora

Se si vogliono scegliere per il cane delle fonti proteiche che siano anche funzionali allora è necessario scegliere delle proteine che siano

  • facilmente assimilabili e metabolizzabili,
  • prive di contaminanti (come sostanze chimiche, ormoni o antibiotici),
  • non in grado di provocare infiammazione nei tessuti, cioè che non contribuiscano all’insorgenza di malattie croniche,
  • che non siano riconosciute di poter scatenare fenomeni di intolleranza o ipersensibilità,
  • non adulterate (per esempio non-OGM), nè trasformate ed elaborate minimamente.

Considerando anche questi ultimi criteri, le migliori proteine funzionali di elevata qualità per i cani sono:

  • prodotti caseari (latte, formaggi e yogurt) a base di latte di capra o di pecora, preferibilmente crudi e di origine biologica;
  • uova, preferibilmente provenienti da allevamenti di tipo biologico.
Silvina

Alimentazione e comportamento nei cani

L’uomo cominciò ad addomesticare il lupo circa 100.000 anni fa con l’intento di crearsi un “aiutante” per particolari attività, come la caccia o la pastorizia.

Nonostante il processo di domesticazione molto antico, il primo cane domestico, differenziato morfologicamente dal lupo selvatico, appare circa 15.000 anni fa, da questo momento in poi i cani vengono selezionati, oltre che come animali da lavoro, anche come animali da compagnia. Si assiste in questo modo alla nascita di oltre 400 razze canine, distanti dal proprio antenato lupo sia come aspetto esteriore che come manifestazioni comportamentali.

Il cane ha da sempre uno stretto rapporto con l’uomo, non dobbiamo però dimenticarci che esso è pur sempre un appartenente alla famiglia dei Canidae, che comprende anche lupi, coyote e volpi, tutti predatori selvatici, quindi il cane si è molto ben adattato al nostro ambiente, ma possiede un linguaggio diverso dal nostro, molto più simile a quello dei predatori appartenenti alla sua famiglia evolutiva.

Ciò significa che, da una parte non si deve umanizzare il comportamento dei nostri cani (anche se a volte ci sembra che comprendano i nostri stati d’animo molto meglio dei nostri cospecifici), dall’altra dobbiamo tenere conto che i cani utilizzano un linguaggio diverso dal nostro, che noi spesso non comprendiamo.

A volte i cani possono manifestare dei comportamenti che noi non esistiamo a bollare come problematici, come gli episodi di aggressività, la tendenza alla disobbedienza, l’abbaiare eccessivo, lo sporcare i casa ecc.ecc…. A causa di queste manifestazioni comportamentali molti cani adottati in canile vengono riportati indietro.

Quando si verificano questi comportamenti inopportuni si pensa subito, e giustamente, a rivolgersi ad un buon educatore cinofilo, ma bisogna considerare che anche l’alimentazione può essere un fattore scatenante per questi comportamenti.

Infatti, poichè il cibo può influenzare il DNA del cane, esso può contribuire sia la salute fisiologica che quella comportamentale del cane. Attualmente le ricerche in questo settore sono poche, ma le poche che ci sono dimostrano che alcuni componenti dell’alimentazione possono proprio influenzare il comportamento.

Nel caso in cui una cane presenti degli improvvisi cambiamenti comportamentali si deve agire su due fronti. Intanto bisogna rivolgersi al medico veterinario, che con un check-up completo potrà escludere la presenza di eventuali patologie e/o disfunzioni. Per esempio l’ipotiroidismo può essere associato a comportamenti anormali come ansia, fobie, irritabilità e scarsa attenzione. Successivamente è importante analizzare la presenza di influenze ambientali, non correlate alla dieta, che potrebbero influenzare il comportamento del cane. A questo scopo è bene analizzare se il soggetto ha subito dei maltrattamenti nella sua vita, il tipo di relazione instaurata dal cane con il padrone e all’interno del “branco” in generale: ad esempio l’inserimento recente di un cucciolo potrebbe portare a dei cambiamenti comportamentali nell’adulto.

Una volta escluse le patologie e le possibili influenze esterne, non resta che parlare di quegli alimenti che potrebbero influenzare i comportamenti del cane.

I CARBOIDRATI AD ALTRO INDICE GLICEMICO POSSONO CAMBIARE IL COMPORTAMENTO

Nei cani i carboidrati ad alto indice glicemico (mais,zucchero, grano, riso,…) possono aumentare la probabilità di insorgenza di patologie croniche come obesità, artrite, malattie cardiovascolari, Canine Cognitive Dysfunction (CCD), una patologia degenerativa simile al morbo di Alzheimer; oltre a questo ruolo, ricerche recenti hanno dimostrato che questo tipo di alimenti possono influenzare negativamente il comportamento. Vediamo in quale modo.

A seguito dell’ingestione di carboidrati ad elevato indice glicemico i cani possono diventare iperattivi, oppure mancare di concentrazione, successivamente, dopo circa due ore dall’ingestione dell’alimento, si può verificare una fase di letargia, sonnolenza ed irritabilità. Spesso questi comportamenti vengono classificati come inappropriati o sconvenienti, si pensa che il cane non abbia voglia di lavorare o di collaborare con il conduttore, mentre essi sono la diretta conseguenza di un particolare tipo di alimentazione.

Limitando o eliminando questi alimenti dalla dieta del cane questi comportamenti scompaiono.

TRIPTOFANO E TIROSINA AIUTANO A MIGLIORARE IL COMPORTAMENTO.

Il triptofano è un amminoacido che nel cervello è il preculsore della serotonina, un neurotrasmettitore che promuove un senso di rilassamento e benessere, migliorando anche il comportamento in generale.

Studi scientifici condotti su animali da laboratorio, cani e uomo hanno dimostrato che insufficienti livelli di triptofano nella dieta sono associati a comportamenti aggressivi, depressione ed elevati livelli di cortisolo (elevati valori di questo ormone indicano una forte condizione di stress). Per questo si può dire che l’aggiunta di triptofano nella dieta potrebbe migliorare il comportamento dei cani, riuscendo a ridurre la paura e l’aggressività: infatti una maggiore quantità di triptofano negli alimenti farebbe aumentare la quantità di esso che raggiunge il cervello e ciò comporterebbe un aumento molto significativo della produzione di serotonina.

Il triptofano si trova in tutti gli alimenti contenenti proteine, ma esistono anche integratori specifici.

Anche la tirosina è un amminoacido ed è il preculsore di importanti neurotrasmettitori, come la dopamina, l’adrenalina e la noradrenalina. L’adrenalina e la noradrenalina sono fondamentali per il processo di adattamento a stress psicofisici intensi ed improvvisi, per cui l’assunzione di tirosina in condizioni di stress sarebbe fondamentale per il trattamento delle depressione, la sindrome da deficit di attenzione/iperattività e per indurre uno stato di benessere nel cervello.

Come il triptofano, anche la tirosina di trova negli alimenti fortemente proteici, ma in concentrazioni molto più elevate.

Silvina

Introduzione alla genetica della displasia dell’anca del cane

1. COSA E’ LA GENETICA?

La genetica è la scienza che studia i meccanismi attraverso i quali si trasmettono, nelle diverse generazioni, le caratteristiche che diversificano ogni specie, da quella umana a quella vegetale. La genetica studia il DNA, la molecola che detiene le informazioni ereditarie dell’individuo, la cui unità funzionale è il gene; il DNA è composto da molti geni e l’alterazione a carico di un gene o di un particolare insieme di geni può dare origine a particolari caratteri anche patologici.

2. COME PUO’ LA GENETICA AIUTARE LA CINOFILIA?

Nel 2004 è stato completamente codificato l’intero patrimonio genetico del cane e questo ha consentito, come accaduto anche nell’uomo, di iniziare a comprendere e poter studiare la causa di molte importanti condizioni ereditarie.

Questi studi ci hanno fatto comprendere che alcune patologie sono dovute non solo all’ambiente, ma anche ai particolari geni espressi nei singoli individui malati.

Visto che la prevenzione è oggi una prerogativa fondamentale a tutela delle razze canine e della salute dei nostri animali da compagnia, le analisi genetiche ci permettono di conoscere la predisposizione verso alcune condizioni di origine genetica, presenti in molte razze, che possono incidere con il tempo sulla salute del cane condizionandone la vita.

Approfondire questi aspetti porta ad un evidente beneficio in termini di salute dell’animale, di selezione per gli allevatori (con la limitazione della propagazione di patologie di origine genetica) e di strategie preventive da mettere in atto da parte dei singoli proprietari.

3. I TEST GENETICI SONO AFFIDABILI?

I test genetici per affezioni di tipo ereditario sono validati da un ente internazionale di certificazione dopo un numero molto alto di studi clinici, quindi sì, sono affidabili; inoltre hanno il vantaggio di non essere invasivi: infatti si effettuano a partire da una tampone salivare (strofinando un apposito spazzolino all’interno della guancia dell’animale) Questi test possono essere effettuati su tutti i soggetti, a qualsiasi età, quindi sia sui cuccioli che sugli adulti. E’ da ricordare che i test genetici si eseguono una sola volta nella vita dell’animale.

4. PERCHE’ ESEGUIRE IL TEST?

  1. Per l’allevatore

la selezione genetica compiuta su ogni razza è finalizzata al miglioramento di salute della razza stessa e una delle priorità per ogni allevatore è quella di utilizzare in riproduzione soggetti sani ma soprattutto geneticamente compatibili in modo da ridurre, nelle varie generazioni, l’espressione di determinate condizioni sfavorevoli. I test genetici permettono di conoscere determinate predisposizioni genetiche e questo consentirà di compiere le opportune scelte di allevamento, selezione e riproduzione.

  1. Per il proprietario

la conoscenza delle predisposizioni oggetto di analisi genetica permetterà di mettere in atto tutta una serie di azioni preventive allo scopo minimizzarne gli effetti se si manifestano i sintomi.

  1. Per l’animale

Per esempio la displasia dell’anca può essere una condizione assolutamente invalidante qualora si manifestino i sintomi. Conoscerne la predisposizione permetterà di non forzare l’attività fisica dell’animale, ma di indirizzarla nella maniera opportuna in modo da minimizzare gli effetti della predisposizione stessa.

5. SI PUO’ FARE UN ESEMPIO DI APPLICAZIONE DEI TEST GENETICI?

La displasia dell’anca è una grave patologia degenerativa dovuta ad un’alterazione dell’articolazione dell’anca,causata dalla mancata corrispondenza tra il bacino (nella sua parte detta acetabolo, che è la cavità articolare dell’anca) e la testa del femore; nella displasia queste due parti non sono allineate nella loro posizione naturale, cioè la testa del femore non si colloca correttamente,ma tende a “ballare” nell’acetabolo.

Questo errato posizionamento causa nel cane dolore, osteoartrite e debolezza; per questi motivi l’animale tende a diminuire l’attività fisica, inducendo così una perdita di massa muscolare, che invece sarebbe necessaria per stabilizzare l’articolazione.

Alla fine quindi la displasia dell’anca produce l’insorgenza di una grave compromissione del movimento e della stabilità dell’animale, danneggiando molto seriamente anche la qualità della vita del nostro amico a quattro zampe.

La displasia dell’anca è una condizione presente in moltissime razze, la sua prevalenza oscilla dall’1% al 75% nelle razze più esposte con una media dell’incidenza del 35%.

La displasia dell’anca è una malattia causata da diversi fattori: genetici, ambientali e nutrizionali, in cui la componente ereditaria sembra essere predominante. E’ infatti dimostrato che l’ambiente e la cattiva alimentazione devono lavorare su un substrato genetico affinchè la malattia si manifesti, in poche parole se un cane non è geneticamente predisposto la displasia non compare.

Mentre fino a pochi anni fa l’unico screening era costituito dall’osservazione radiografica, oggi è possibile avere un quadro genetico di ogni soggetto: questa conoscenza permetterà di indirizzare in maniera mirata gli accoppiamenti in riproduzione in modo da arginare o quantomeno ridurre la probabilità di incidenza della malattia.

Silvina