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La nutrizione dei cani secondo la nutrigenomica

Nel 2004 è stato portato a termine il sequenziamento del DNA del cane, cioè alla definizione del genoma canino. Il genoma, composto da uno lungo filamento di DNA, contiene al suo interno le istruzioni che consentono la costruzione e il funzionamento di un organismo vivente. Tutte le cellule dell’organismo contengono una copia completa del genoma, ma in ogni cellula viene espressa solo una parte di esso, in un fenomeno detto espressione genica, che permette alle singole cellule di specializzarsi per funzioni particolari: si hanno quindi cellule muscolari, cellule cardiache, cellule epiteliali,…..

In ogni cellula l’espressione genica viene controllata da una serie di processi che consentono alle istruzioni presenti nel genoma di essere lette nelle cellule giuste nel momento opportuno, anche in risposta agli stimoli provenienti dall’ambiente.

Uno stimolo ambientale che può influenzare l’espressione genica e quindi determinare l’attivazione o l’inattivazione di particolari geni è sicuramente l’alimentazione, cioè, nel caso specifico del cane, il cibo che noi gli somministriamo può arrivare ad influenzare, direttamente o indirettamente, l’attivazione o l’inattivazione del suo DNA e quindi il suo metabolismo a livello cellulare, potenzialmente determinando così una condizione di malattia oppure di maggiore benessere.

UNA NUOVA SCIENZA: LA NUTRIGENOMICA

Utilizzando le tecniche di biologia molecolare ora disponibili, gli scienziati possono misurare gli effetti di un singolo nutriente sul profilo di espressione genica di una cellula o tessuto. Questa possibilità ha portato alla nascita di una nuova scienza, la nutrigenomica, che si fonda sul fatto che i nutrienti possono alterare l’espressione genica di un individuo, trasformando la risposta del corpo da uno stato di salute ad una condizione patologica o viceversa.

L’applicazione della nutrigenomica alla nutrizione dei cani è forse il sistema più innovativo per avere un’alimentazione personalizzata sul genoma del singolo individuo e sul risultato che si vuole ottenere.

Infatti la nutrigenomica ha individuato sia gli alimenti che, agendo direttamente sul DNA, influenzano l’espressione genica, sia il loro effetto specifico sull’organismo: sono stati individuati alimenti che migliorano lo stato di salute generale del cane, che prevengono o curano particolari malattie, che ottimizzano le prestazioni atletiche dei soggetti impegnati nelle attività sportive, che sostengono il modo ottimale la crescita dei cuccioli,….

APPLICAZIONI PRATICHE DELLA NUTRIGENOMICA

Per fare degli esempi concreti, i principi della nutrigenomica possono essere applicati nell’alimentazione del cane per la prevenzione e il trattamento dell’obesità o dell’artrosi e nella cura dell’infiammazione intestinale cronica, tre patologie queste che sono sempre più frequenti all’interno della popolazione canina.

Per quanto riguarda l’obesità, si stima che negli Stati Uniti circa il 40% dei cani sia sovrappeso o obeso. L’obesità, che ormai è diventata un problema di salute anche per i cani, è legata all’assunzione eccessiva di cibo ad alto contenuto energetico e alla scarsa attività fisica giornaliera; questa patologia cronica ha le sue radici in un’infiammazione cronica a livello di tutto l’organismo (a livello di tutto il corpo). I cani con peso eccessivo hanno una minore aspettativa di vita rispetto ai cani normopeso e hanno una maggiore probabilità di soffrire di patologie croniche associate all’obesità, come il diabete, l’ipercolesterolemia, la malattie cardivascolari, l’artrosi e anche alcune forme di cancro.

Per il trattamento e la prevenzione dell’obesità la nutrigenomica ha già individuato alcuni alimenti in grado di dimunuire l’infiammazione cronica, altri che aumentano la termogenesi, facilitando così l’eliminazione dei grassi accumulati, altri ancora in grado di incrementare la massa magra a discapito di quella grassa.

L’artrosi è una patologia che colpisce circa il 20% dei cani adulti ed è la causa più frequente di zoppia, la forma più conosciuta è forse la displasia dell’anca; alla base di questa malattia c’è un’infiammazione a livello di una o più articolazioni e i suoi sintomi sono mobilità limitata, dolore, rigidità delle articolazioni e debilitazione generale. Anche per l’artrosi la nutrigenomica offre, da affiancare ai metodi di cura tradizionali, un nuovo approccio basato sull’utilizzo di alimenti funzionali con caratteristiche anti-infammatorie, anti-ossidanti, ma soprattutto in grado di indurre, influenzando l’espressione genica di cellule specializzate, la formazione di nuovo tessuto articolare, che può essere così parzialmente ricostruito.

Attualmente i problemi gastro-intestinali, spesso dovuti al fatto di non seguire un’alimentazione adatta alle esigenze metaboliche, sono considerati delle vere e proprie malattie croniche per i cani. Fra questo tipo di malattie, la più comunemente diagnosticata è l’infiammazione cronica intestinale: in questo caso di alimentazione scorretta la mucosa gastrica non riesce ad esplicare correttamente la sua funzione di barriera contro le sostanze estranee, che quindi potrebbero passare nel flusso sanguigno, per impedire che questo evento si verifichi, il sistema immunitario si attiva per distruggere il materiale sconosciuto, innescando a livello dell’intestino il processo che porta all’infiammazione cronica.

In questo caso specifico, nel quale proprio la dieta è la causa della patologia, la nutrigenomica è in grado sia di indicare quali sono gli alimenti che scatenano la malattia, sia quegli alimenti in grado di alleviare o addirittura far scomparire i sintomi.

Infine nei cani impegnati in attività sportive, la nutrigenomica permette di individuare gli alimenti in grado di migliorare la nutrizione e la prestazione dei soggetti.

CONCLUDENDO…

Sicuramente lo sviluppo della nutrigenomica permetterà di conoscere in modo più preciso gli effetti sul DNA dei singoli alimenti, l’applicazione di queste conoscenze alla nutrizione del cane consente già ora, e consentirà ancora di più in futuro, di nutrire i nostri amici a 4 zampe con alimenti “salutari” per il loro DNA, in modo assolutamente personalizzato, basato sia sul genoma che sulle esigenze specifiche di ogni singolo soggetto.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Dodds, W.J – Functional foods: the new paradigm based on nutrigenomics. Journal of the American Holistic Veterinary Medical Association , 2014 , Vol. 36 , pp. 26-35

S. Gy. Fekete and D. L. Brown – Veterinary aspects and perspectives of nutrigenomics: a critical rewiew. Acta Veterinaria Hungarica 55 (2), pp. 229–239 (2007)

Kelly S. Swanson, Lawrence B. Schook2 and George C. Fahey, Jr. – Nutritional Genomics: Implications for Companion Animals 0022-3166/03 $3.00 © 2003 American Society for Nutritional Sciences.

Silvina

LA CONNESSIONE FRA RESTRIZIONE CALORICA E DISPLASIA DELL’ANCA

Per i cani, studi scientifici hanno mostrato che un’alimentazione caratterizzata da un apporto calorico moderato, leggermente inferiore rispetto ai fabbisogni normali, che quindi abbia un numero di calorie inferiore al normale, ma senza produrre nessuno scompenso o carenza nutrizionale può migliorare significativamente la salute generale è può ritardare l’invecchiamento.

Attualmente la restrizione calorica è l’unico intervento nutrizionale che è in grado di estendere la durata della vita dei cani, ma ha anche l’effetto di limitare i sintomi di eventuali patologie croniche dovute all’età che eventualmente affliggono l’animale.

Detto questo vorrei porre l’attenzione sul fatto che, almeno nei Labrador Retrievers, la limitazione di cibo può influenzare l’insorgenza di una patologia cronica molto comune come la displasia dell’anca, nel senso che è stato dimostrato che la restrizione calorica ha un effetto benefico sullo sviluppo dell’articolazione.

La displasia dell’anca è una patologia cronica che può manifestarsi in molti cani, peggiora la qualità della vita dei soggetti che ne sono affetti e non ha cure risolutive ma solo palliative; non si conoscono precisamente le cause che portano alla sua insorgenza, ma sappiamo che è legata sia a fattori genetici che ambientali. Anche se gli studi scientifici sono stati condotti principalmente sui Labrador Retrievers, sicuramente per ogni cane l’alimentazione è un fattore ambientale che ha un profondo effetto sullo sviluppo delle displasia dell’anca.

Nello studio scientifico più significativo un gruppo di Labrador Retrievers è stato alimentato con una restrizione calorica del 25% rispetto ai fabbisogni normali a partire dagli 8 mesi e per tutta la durata della vita, mentre un altro gruppo è stato alimentato normalmente; gli studiosi hanno visto che nel gruppo alimentato in restrizione calorica a 2 anni di età la manifestazione della displasia dell’anca si riduce del 67%, mentre nell’età compresa fra 5 e 8 anni ridimensiona significativamente la gravità dei sintomi della malattia negli individui che ne sono affetti.

Senza dimenticare che il gruppo alimentato in restrizione calorica aveva una vita media più lunga e manifestava meno segni di invecchiamento e/o patologie croniche dovute all’età rispetto al gruppo alimentato normalmente.

Silvina

QUANDO LE PROTEINE NON SONO FUNZIONALI

Esistono alcune fonti proteiche che nel cane possono causare intolleranza o ipersensibilità, esse sono:

  • manzo
  • pollo
  • prodotti a base di latte vaccino (per esempio latte, formaggio, yogurt, fiocchi di latte,…)
  • soia
  • grano o altri cereali contenenti glutine (per esempio orzo, segale, farro e kamut)

Non tutti i cani reagiscono a tutte o ad alcuni di questi alimenti, per sapere con precisione gli alimenti tollerati si possono fare al proprio cane dei test di nutrigenetica che permettono di conoscere gli alimenti meglio metabolizzati. Se attraverso questi test si scopre che il cane tollera alcuni o tutti questi cibi, allora non c’è alcun rischio ad includerli nella sua dieta.

Sfortunatamente fonti proteiche fortemente reattive come il pollo o il glutine sono spesso presenti negli alimenti per cani di origine industriale (sia secco che umido), perché economici.

Il glutine è una proteina che può avere alcuni effetti negativi sulla salute dei cani come:

  • cambiamenti comportamentali
  • malattie auto-immuni
  • infiammazione intestinale cronica
  • cancro
  • stanchezza cronica
  • obesità
  • disturbi neurologici
  • disfunzioni tiroidee e tiroiditi

Se si ha un cane che soffre di una qualche patologia cronica che non si riesce a tenere bene sotto controllo con le cure tradizionali si può provare a rimuovere del tutto il glutine dalla sua alimentazione: la patologia potrebbe migliorare decisamente!

La soia ed i suoi derivati, comunemente presenti negli alimenti per cani, sono riconosciuti come alcune delle principali cause di allergie alimentari, nonché di intolleranze alimentari a lungo termine. Nei cani la soia può interferire con la funzione della tiroide, facendo produrre meno ormoni tiroidei del necessario, può causare problemi gastrici (soprattutto gonfiore), può inibire gli enzimi digestivi, rendendo la digestione più lunga, e può rallentare o perfino bloccare l’assorbimento di minerali essenziali. Infine la soia contiene i fitoestrogeni, dei composti possono provocare anomalie nel funzionamento del sistema immunitario.

Si pensa che il latte vaccino nei cani possa dare soltanto episodi di intolleranza: da una parte i cani che non lo tollerano, ai quali non deve essere somministrato, dall’altra quelli che non manifestano reazioni avverse, che possono invece consumarlo. Invece la questione del latte vaccino va ben al di là di una semplice intolleranza!

Il problema vero e proprio sta in una proteina geneticamente mutata che si può trovare nel latte vaccino, nota come β-caseina A1. Bisogna subito precisare che la presenza o meno di questa proteina non ha niente a che fare con la lavorazione del prodotto, ma dipende esclusivamente dai geni delle vacche da latte. Infatti per il latte vaccino la condizione naturale sarebbe quella di contenere la β-caseina A2, nel corso del tempo però nel genoma delle mucche si è verificata una mutazione del gene della β-caseina, che ha portato alla sintesi della proteina di tipo A1, per cui il latte prodotto ha cominciato a contenere la proteina A1.

Avere un latte contenente la β-caseina A1 o A2 potrebbe essere fondamentale, perchè, anche se la questione è ancora molto dibattuta fra gli studiosi, pare che la β-caseina A1 possa indurre, sia nell’uomo che negli animali, l’insorgenza di molte patologie anche gravi, come malattie autoimmuni, malattie cardiovascolari e diabete di tipo 1.

Fortunatamente esistono fonti di nutrienti alternative al latte vaccino, gustose e funzionali: il latte di capra e il latte di pecora, entrambi molto ben tollerati dai cani, contengono entrambi la proteina A2.

Silvina

QUALI PROTEINE PER IL MIO CANE? – Solo e soltanto le migliori! –

Per i cani le proteine sono sostanze nutritive fondamentali che svolgono essenziali funzioni metaboliche:

  • sono i mattoni funzionali per la costruzione e la riparazione dei muscoli;
  • sono le unità strutturali di pelle, ossa, unghie, tendini, legamenti,cartilagini,…;
  • hanno una funzione regolatoria di varia natura: possono svolgere una funzione ormonale (per esempio l’insulina), oppure possono avere la funzione di trasportatori (come l’emoglobina), oppure possono entrare in vari stadi delle reazioni metaboliche come enzimi.

Chimicamente le proteine sono lunghe catene di elementi legati l’uno all’altro, ogni singolo elemento è detto aminoacido: ogni proteina differisce dall’altra per la propria sequenza di aminoacidi.

Il cane utilizza per la sintesi delle proteine necessarie al suo organismo 21 aminoacidi, 10 di questi vengono detti “essenziali”, perchè devono essere introdotti obbligatoriamente con l’alimentazione, 11 sono invece detti “non essenziali”, perchè il cane è in grado di sintetizzarli nel suo corpo e quindi il loro introito con la dieta non è indispensabile.

Gli aminoacidi essenziali sono: arginina, istidina, isoleucina, leucina, lysina, metionina, fenilalanina, treonina, triptofano, valina.

Gli aminoacidi non essenziali sono: alanina, asparagina, aspartato, cisteina, glutammato, glutammina, idrossilisina, idrossiprolina, prolina, serina, tirosina.

La sintesi proteica funziona normalmente soltanto se tutti gli aminoacidi essenziali sono presenti in quantità sufficiente: se un solo uno di essi è carente l’intero processo si interrompe, indipendetemente dalla quantità di qualsiasi altro aminoacido.

Le proteine necessarie ad un organismo vengono sintetizzate funzionano soltanto per un certo periodo di tempo, trascorso il quale esse vengono degradate, per poi essere risintetizzate, questo fenomeno comporta la perdita di una certa quantità di aminoacidi, anche essenziali, che devono essere rimpiazzati.

Quindi per mantenere il proprio organsmo in perfetta efficienza metabolica il cane deve assumere giornalmente proteine di elevata qualità, cioè che assicurino il giusto apporto di aminoacidi essenziali.

Le proteine di più alto valore biologico per i cani sono di origine animale e le migliori sono quelle contenute in questi alimenti:

  • latticini
  • uova
  • pesce
  • carne in generale
  • interiora

Se si vogliono scegliere per il cane delle fonti proteiche che siano anche funzionali allora è necessario scegliere delle proteine che siano

  • facilmente assimilabili e metabolizzabili,
  • prive di contaminanti (come sostanze chimiche, ormoni o antibiotici),
  • non in grado di provocare infiammazione nei tessuti, cioè che non contribuiscano all’insorgenza di malattie croniche,
  • che non siano riconosciute di poter scatenare fenomeni di intolleranza o ipersensibilità,
  • non adulterate (per esempio non-OGM), nè trasformate ed elaborate minimamente.

Considerando anche questi ultimi criteri, le migliori proteine funzionali di elevata qualità per i cani sono:

  • prodotti caseari (latte, formaggi e yogurt) a base di latte di capra o di pecora, preferibilmente crudi e di origine biologica;
  • uova, preferibilmente provenienti da allevamenti di tipo biologico.
Silvina

Alimentazione e comportamento nei cani

L’uomo cominciò ad addomesticare il lupo circa 100.000 anni fa con l’intento di crearsi un “aiutante” per particolari attività, come la caccia o la pastorizia.

Nonostante il processo di domesticazione molto antico, il primo cane domestico, differenziato morfologicamente dal lupo selvatico, appare circa 15.000 anni fa, da questo momento in poi i cani vengono selezionati, oltre che come animali da lavoro, anche come animali da compagnia. Si assiste in questo modo alla nascita di oltre 400 razze canine, distanti dal proprio antenato lupo sia come aspetto esteriore che come manifestazioni comportamentali.

Il cane ha da sempre uno stretto rapporto con l’uomo, non dobbiamo però dimenticarci che esso è pur sempre un appartenente alla famiglia dei Canidae, che comprende anche lupi, coyote e volpi, tutti predatori selvatici, quindi il cane si è molto ben adattato al nostro ambiente, ma possiede un linguaggio diverso dal nostro, molto più simile a quello dei predatori appartenenti alla sua famiglia evolutiva.

Ciò significa che, da una parte non si deve umanizzare il comportamento dei nostri cani (anche se a volte ci sembra che comprendano i nostri stati d’animo molto meglio dei nostri cospecifici), dall’altra dobbiamo tenere conto che i cani utilizzano un linguaggio diverso dal nostro, che noi spesso non comprendiamo.

A volte i cani possono manifestare dei comportamenti che noi non esistiamo a bollare come problematici, come gli episodi di aggressività, la tendenza alla disobbedienza, l’abbaiare eccessivo, lo sporcare i casa ecc.ecc…. A causa di queste manifestazioni comportamentali molti cani adottati in canile vengono riportati indietro.

Quando si verificano questi comportamenti inopportuni si pensa subito, e giustamente, a rivolgersi ad un buon educatore cinofilo, ma bisogna considerare che anche l’alimentazione può essere un fattore scatenante per questi comportamenti.

Infatti, poichè il cibo può influenzare il DNA del cane, esso può contribuire sia la salute fisiologica che quella comportamentale del cane. Attualmente le ricerche in questo settore sono poche, ma le poche che ci sono dimostrano che alcuni componenti dell’alimentazione possono proprio influenzare il comportamento.

Nel caso in cui una cane presenti degli improvvisi cambiamenti comportamentali si deve agire su due fronti. Intanto bisogna rivolgersi al medico veterinario, che con un check-up completo potrà escludere la presenza di eventuali patologie e/o disfunzioni. Per esempio l’ipotiroidismo può essere associato a comportamenti anormali come ansia, fobie, irritabilità e scarsa attenzione. Successivamente è importante analizzare la presenza di influenze ambientali, non correlate alla dieta, che potrebbero influenzare il comportamento del cane. A questo scopo è bene analizzare se il soggetto ha subito dei maltrattamenti nella sua vita, il tipo di relazione instaurata dal cane con il padrone e all’interno del “branco” in generale: ad esempio l’inserimento recente di un cucciolo potrebbe portare a dei cambiamenti comportamentali nell’adulto.

Una volta escluse le patologie e le possibili influenze esterne, non resta che parlare di quegli alimenti che potrebbero influenzare i comportamenti del cane.

I CARBOIDRATI AD ALTRO INDICE GLICEMICO POSSONO CAMBIARE IL COMPORTAMENTO

Nei cani i carboidrati ad alto indice glicemico (mais,zucchero, grano, riso,…) possono aumentare la probabilità di insorgenza di patologie croniche come obesità, artrite, malattie cardiovascolari, Canine Cognitive Dysfunction (CCD), una patologia degenerativa simile al morbo di Alzheimer; oltre a questo ruolo, ricerche recenti hanno dimostrato che questo tipo di alimenti possono influenzare negativamente il comportamento. Vediamo in quale modo.

A seguito dell’ingestione di carboidrati ad elevato indice glicemico i cani possono diventare iperattivi, oppure mancare di concentrazione, successivamente, dopo circa due ore dall’ingestione dell’alimento, si può verificare una fase di letargia, sonnolenza ed irritabilità. Spesso questi comportamenti vengono classificati come inappropriati o sconvenienti, si pensa che il cane non abbia voglia di lavorare o di collaborare con il conduttore, mentre essi sono la diretta conseguenza di un particolare tipo di alimentazione.

Limitando o eliminando questi alimenti dalla dieta del cane questi comportamenti scompaiono.

TRIPTOFANO E TIROSINA AIUTANO A MIGLIORARE IL COMPORTAMENTO.

Il triptofano è un amminoacido che nel cervello è il preculsore della serotonina, un neurotrasmettitore che promuove un senso di rilassamento e benessere, migliorando anche il comportamento in generale.

Studi scientifici condotti su animali da laboratorio, cani e uomo hanno dimostrato che insufficienti livelli di triptofano nella dieta sono associati a comportamenti aggressivi, depressione ed elevati livelli di cortisolo (elevati valori di questo ormone indicano una forte condizione di stress). Per questo si può dire che l’aggiunta di triptofano nella dieta potrebbe migliorare il comportamento dei cani, riuscendo a ridurre la paura e l’aggressività: infatti una maggiore quantità di triptofano negli alimenti farebbe aumentare la quantità di esso che raggiunge il cervello e ciò comporterebbe un aumento molto significativo della produzione di serotonina.

Il triptofano si trova in tutti gli alimenti contenenti proteine, ma esistono anche integratori specifici.

Anche la tirosina è un amminoacido ed è il preculsore di importanti neurotrasmettitori, come la dopamina, l’adrenalina e la noradrenalina. L’adrenalina e la noradrenalina sono fondamentali per il processo di adattamento a stress psicofisici intensi ed improvvisi, per cui l’assunzione di tirosina in condizioni di stress sarebbe fondamentale per il trattamento delle depressione, la sindrome da deficit di attenzione/iperattività e per indurre uno stato di benessere nel cervello.

Come il triptofano, anche la tirosina di trova negli alimenti fortemente proteici, ma in concentrazioni molto più elevate.

Silvina

Introduzione alla genetica della displasia dell’anca del cane

1. COSA E’ LA GENETICA?

La genetica è la scienza che studia i meccanismi attraverso i quali si trasmettono, nelle diverse generazioni, le caratteristiche che diversificano ogni specie, da quella umana a quella vegetale. La genetica studia il DNA, la molecola che detiene le informazioni ereditarie dell’individuo, la cui unità funzionale è il gene; il DNA è composto da molti geni e l’alterazione a carico di un gene o di un particolare insieme di geni può dare origine a particolari caratteri anche patologici.

2. COME PUO’ LA GENETICA AIUTARE LA CINOFILIA?

Nel 2004 è stato completamente codificato l’intero patrimonio genetico del cane e questo ha consentito, come accaduto anche nell’uomo, di iniziare a comprendere e poter studiare la causa di molte importanti condizioni ereditarie.

Questi studi ci hanno fatto comprendere che alcune patologie sono dovute non solo all’ambiente, ma anche ai particolari geni espressi nei singoli individui malati.

Visto che la prevenzione è oggi una prerogativa fondamentale a tutela delle razze canine e della salute dei nostri animali da compagnia, le analisi genetiche ci permettono di conoscere la predisposizione verso alcune condizioni di origine genetica, presenti in molte razze, che possono incidere con il tempo sulla salute del cane condizionandone la vita.

Approfondire questi aspetti porta ad un evidente beneficio in termini di salute dell’animale, di selezione per gli allevatori (con la limitazione della propagazione di patologie di origine genetica) e di strategie preventive da mettere in atto da parte dei singoli proprietari.

3. I TEST GENETICI SONO AFFIDABILI?

I test genetici per affezioni di tipo ereditario sono validati da un ente internazionale di certificazione dopo un numero molto alto di studi clinici, quindi sì, sono affidabili; inoltre hanno il vantaggio di non essere invasivi: infatti si effettuano a partire da una tampone salivare (strofinando un apposito spazzolino all’interno della guancia dell’animale) Questi test possono essere effettuati su tutti i soggetti, a qualsiasi età, quindi sia sui cuccioli che sugli adulti. E’ da ricordare che i test genetici si eseguono una sola volta nella vita dell’animale.

4. PERCHE’ ESEGUIRE IL TEST?

  1. Per l’allevatore

la selezione genetica compiuta su ogni razza è finalizzata al miglioramento di salute della razza stessa e una delle priorità per ogni allevatore è quella di utilizzare in riproduzione soggetti sani ma soprattutto geneticamente compatibili in modo da ridurre, nelle varie generazioni, l’espressione di determinate condizioni sfavorevoli. I test genetici permettono di conoscere determinate predisposizioni genetiche e questo consentirà di compiere le opportune scelte di allevamento, selezione e riproduzione.

  1. Per il proprietario

la conoscenza delle predisposizioni oggetto di analisi genetica permetterà di mettere in atto tutta una serie di azioni preventive allo scopo minimizzarne gli effetti se si manifestano i sintomi.

  1. Per l’animale

Per esempio la displasia dell’anca può essere una condizione assolutamente invalidante qualora si manifestino i sintomi. Conoscerne la predisposizione permetterà di non forzare l’attività fisica dell’animale, ma di indirizzarla nella maniera opportuna in modo da minimizzare gli effetti della predisposizione stessa.

5. SI PUO’ FARE UN ESEMPIO DI APPLICAZIONE DEI TEST GENETICI?

La displasia dell’anca è una grave patologia degenerativa dovuta ad un’alterazione dell’articolazione dell’anca,causata dalla mancata corrispondenza tra il bacino (nella sua parte detta acetabolo, che è la cavità articolare dell’anca) e la testa del femore; nella displasia queste due parti non sono allineate nella loro posizione naturale, cioè la testa del femore non si colloca correttamente,ma tende a “ballare” nell’acetabolo.

Questo errato posizionamento causa nel cane dolore, osteoartrite e debolezza; per questi motivi l’animale tende a diminuire l’attività fisica, inducendo così una perdita di massa muscolare, che invece sarebbe necessaria per stabilizzare l’articolazione.

Alla fine quindi la displasia dell’anca produce l’insorgenza di una grave compromissione del movimento e della stabilità dell’animale, danneggiando molto seriamente anche la qualità della vita del nostro amico a quattro zampe.

La displasia dell’anca è una condizione presente in moltissime razze, la sua prevalenza oscilla dall’1% al 75% nelle razze più esposte con una media dell’incidenza del 35%.

La displasia dell’anca è una malattia causata da diversi fattori: genetici, ambientali e nutrizionali, in cui la componente ereditaria sembra essere predominante. E’ infatti dimostrato che l’ambiente e la cattiva alimentazione devono lavorare su un substrato genetico affinchè la malattia si manifesti, in poche parole se un cane non è geneticamente predisposto la displasia non compare.

Mentre fino a pochi anni fa l’unico screening era costituito dall’osservazione radiografica, oggi è possibile avere un quadro genetico di ogni soggetto: questa conoscenza permetterà di indirizzare in maniera mirata gli accoppiamenti in riproduzione in modo da arginare o quantomeno ridurre la probabilità di incidenza della malattia.

Silvina