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Una proteina favorisce la perdita di grasso nei topi obesi

I ricercatori del reparto di oncologia del Centro Medico della Georgetown University, con grande sorpresa, studiando una proteina per conoscerne la sua presunta azione nel meccanismo patogenetico del cancro, hanno scoperto, al contrario, un suo, inaspettato, ruolo nel regolare il metabolismo.

Lo studio, pubblicato su “Scientific Reports“, suggerisce che la proteina FGFBP3 (BP3 in breve) potrebbe offrire una nuova terapia per i disturbi associati alla sindrome metabolica, come il diabete di tipo 2 e la malattia del fegato grasso; Quanto accaduto ai ricercatori del centro medico della Georgetown University è il classico esempio di “serendipity”, termine utilizzato quando importanti scoperte avvengono mentre si stava ricercando tutt’altro; infatti, inizialmente, lo studio era rivolto verso il gene BP1, la cui produzione risulta elevata in una serie di tumori. Solo successivamente si è rivolta l’attenzione su BP3, proteina naturalmente prodotta dall’organismo, il cui trattamento, nei topi obesi, per 18 giorni risulta sufficiente per  ridurre, di oltre un terzo, il grasso corporeo e i disturbi correlati all’obesità come l’iperglicemia.
La proteina in questione appartiene alla famiglia delle proteine leganti il fattore di crescita dei fibroblasti (FGF) coinvolti in una vasta gamma di processi biologici, come la regolazione della crescita cellulare, la risposta e la guarigione delle ferite e, inoltre, alcuni di questi, possono agire anche da ormoni.

BP1, 2 e 3 sono proteine “chaperone” che si attaccano alle proteine FGF e ne migliorano l’attività. I ricercatori hanno scoperto che questa proteina chaperone si lega a tre proteine FGF (19, 21 e 23), coinvolte nel controllo del metabolismo. La segnalazione FGF19 e FGF 21 regola la conservazione e l’utilizzo di carboidrati (zuccheri) e lipidi (grassi); FGF23 controlla, invece, il metabolismo del fosfato. In questo modo si è scoperto che BP3 esercita un notevole contributo nel controllo metabolico. Quando si dispone di più chaperon BP3 disponibili, l’effetto di FGF19 e FGF21 aumenta all’aumentare della loro segnalazione, il che rende BP3 un forte propulsore del metabolismo dei carboidrati e dei lipidi. Con il metabolismo accelerato, lo zucchero nel sangue e il grasso, trasformato nel fegato, vengono utilizzati per ricavare energia, per cui tendono a non essere immagazzinati.
I risultati dello studio sono notevoli, è necessaria, però, una ricerca aggiuntiva prima che la proteina BP3 possa essere utilizzata come terapia per il diabete e la sindrome metabolica nell’uomo.

Dott.ssa Michela Zizza

Bibliografia

– Elena Tassi, Khalid A. Garman, Marcel O. Schmidt, Xiaoting Ma, Khaled W. Kabbara, Aykut Uren, York Tomita, Regina Goetz, Moosa Mohammadi, Christopher S. Wilcox, Anna T. Riegel, Mattias Carlstrom, Anton Wellstein. Fibroblast Growth Factor Binding Protein 3 (FGFBP3) impacts carbohydrate and lipid metabolism. Scientific Reports, 2018; 8

– Materials provided by Georgetown University Medical Center.

Dott.ssa Michela Zizza

Diete ipercaloriche rischiose per la salute delle future generazioni

Uno studio condotto sui topi, presso la Washington University School of Medicine di St. Louis, ha dimostrato che l’obesità di una donna, anche prima delle gravidanze, può causare anomalie genetiche trasmissibili per almeno tre generazioni, aumentando così, il rischio di ammalarsi di diabete di tipo 2, malattie cardiache e obesità.

L’obesità di una madre può essere ereditata attraverso il DNA mitocondriale presente nell’ovocita fecondato. I mitocondri sono indicati come le centrali elettriche delle cellule, poiché forniscono energia non solo per il metabolismo ma anche per tanti altri processi biochimici. Il set di geni, di queste particolari e funzionali strutture cellulari, è ereditabile   esclusivamente dalla madre. Un errato regime alimentare, di una donna, dunque, influisce fortemente sulla salute dei figli e su quella delle future generazioni.

Dott.ssa Michela Zizza

Bibliografia

Report of Washington University School of Medicine (St. Louis)

Dott.ssa Michela Zizza

Le uova non sono legate ad un rischio cardiovascolare per i diabetici

Secondo un recente studio, svolto dall’Università di Sidney, è stato dimostrato che mangiando fino a 12 uova alla settimana per un intero anno, non si aumentavano i fattori di rischio cardiovascolari in pazienti pre-diabetici o con diabete di tipo 2.
Nonostante i diversi dati, riguardanti i quantitativi di uova da consumare in sicurezza per soggetti con pre-diabete e diabete di tipo 2, la nuova evidenza scientifica indica che non è necessario astenersi dal mangiare le uova, se queste rientrano a far parte di un sano regime alimentare che prevede la sostituzione di grassi saturi con grassi monoinsaturi e polinsaturi (come l’olio extravergine d’oliva).
Le uova sono alimenti ad elevato contenuto di colesterolo, le cui concentrazioni, soprattutto nella forma LDL (colesterolo cattivo), risultano elevate nei soggetti diabetici; Tuttavia, è stato dimostrato che il consumo di uova ha uno scarso effetto sui livelli di colesterolo nel sangue e questo è accertato anche nei soggetti con prediabete o con diabete di tipo2. L’uovo è un alimento ad altissimo valore nutrizionale, sono una fonte di proteine e micronutrienti che potrebbero aiutare nel regolare l’assunzione di grassi e carboidrati; sono, inoltre, fondamentali per la salute degli occhi, del cuore e non hanno un grosso impatto sul peso.

Dott.ssa Michela Zizza

Bibliografia
University of Sidney
The American Journal of Clinical Nutrition, 2018

Le indicazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto con il medico. E’ pertanto opportuno consultare il proprio medico curante e/o lo specialista.

Dott.ssa Michela Zizza

Gli insetti commestibili possono essere una buona alternativa alla carne bovina?

L’entomofagia, il regime dietetico che prevede il consumo di insetti, potrebbe sembrare poco appetibile per molti occidentali, ma è stato a lungo presente nelle diete tradizionali di altre regioni del mondo. La Food and Agriculture Organization ha effettuato degli studi su circa 1.900 specie di insetti, documentati come fonte di cibo a livello globale. Il fatto che essi siano una ottima fonte proteica è già noto da tempo; ma se l’obiettivo è quello di sostituire la carne,  devono poter offrire un buon quantitativo di nutrienti. Il ferro è un nutriente particolarmente importante che spesso manca nelle diete  povere di carne, causando anemia da carenza di ferro. Alla luce di queste preoccupazioni, Latunde-Dada e colleghi hanno voluto stabilire se gli insetti comunemente consumati potrebbero effettivamente sostituire un pasto completo. I ricercatori hanno analizzato cavallette, grilli e vermi per il loro contenuto di minerali e valutato attentamente il loro assorbimento da parte dell’organismo umano. Pare che gli insetti vantino buoni quantitativi di ferro, calcio, rame, magnesio, manganese e zinco e questi nutrienti risultano più facilmente assorbibili, rispetto agli stessi minerali provenienti da altre fonti alimentari, inclusa la carne di manzo.

Dott.ssa Michela Zizza

Bibliografia

Gladys O. Latunde-Dada, Wenge Yang, and Mayra Vera Aviles. In vitro Iron Aailability from insect and Sirloin Beef. Journal of Agricultural and Food Chemistry, 2016.

Dott.ssa Michela Zizza

Storia evolutiva del gene canceroso della carne rossa

La carne rossa, demonizzata, da qualche anno a questa parte, era in passato un alimento di largo consumo. Oggi dilagano notizie più disparate circa il suo effetto canceroso; L’OMS consiglia di non eccedere con le carni lavorate, i più estremisti consigliano di abolire ogni genere di carne, mentre i più moderati di limitarne il consumo. In realtà la diatriba è molto remota; Basti pensare all’alimento principe del lottatore Milone di Crotone, vincitore di ben 31 olimpiadi; L’atleta prima di ogni gara, infatti, era solito consumare circa 8kg di carne al giorno ed attribuiva proprio a questo alimento la sua forza fisica e le vittorie conseguite. Al contrario il filosofo-matematico Pitagora, fondatore della scuola pitagorica a Crotone, fu il padre del vegeterianismo; Egli fondò un’autentica religione, raccomandando una dieta non carnivora, per motivi etici e di buona salute fisica, mentale e spirituale. Nonostante Milone fu un seguace di Pitagora, pare che, i due condividessero stessa città ed ideologie ma non le stesse abitudini alimentari. Così come allora vi sono pareri molto discordanti, ma attraverso questo breve articolo cercheremo di fare un po’ di chiarezza, affacciandoci sulle più recenti evidenze scientifiche.
E’ emerso, attraverso molteplici studi, che circa due milioni di anni fa, si verificò un cambiamento genetico che differenziava gli umani dalla maggior parte degli altri primati; Tale cambiamento li proteggeva da alcune patologie, ma li rendeva vulnerabili al consumo di carne rossa, trasformandosi, dunque, in un alimento rischioso per la salute. A questo punto dell’evoluzione umana, un certo gene, noto come CMAH che consente la sintesi di uno zucchero chiamato Neu5Gc, scomparve. Questo zucchero è presente in carni rosse, pesce e latticini. Quando gli esseri umani consumano un animale che presenta il gene, l’organismo ha una reazione immunitaria allo zucchero estraneo, che può causare infiammazione, artrite e cancro. L’inattivazione della CMAH durante l’evoluzione ha liberato l’uomo da diversi agenti patogeni, non risulta più, per esempio, suscettibile ad un particolare tipo di malaria che richiede Neu5Gc per l’infezione, altri primati, invece, si ammalano abitualmente di tale patologia.
I ricercatori dell’Università del Nevada, hanno analizzato 322 sequenze di genoma animale dal National Center for Biotechnology Information, alla ricerca di animali che mostrano la presenza di geni attivi CMAH. Secondo tali studi, nei pesci esaminati finora, c’è una concentrazione insignificante dello zucchero Neu5Gc, ma le concentrazioni risultano significativamente più alte nelle uova di pesce, meglio conosciute come caviale. Anche gli uccelli mancano di geni attivi CMAH, il che implica che il consumo di animali come pollo, tacchino e oche non è associato ad effetti collaterali pericolosi.
Se l’animale presenta il gene CMAH, potrebbe causare infiammazione e cancro in coloro i quali ne fanno uso. Tuttavia, il consumo di carne rossa con moderazione è considerato soddisfacente. Se l’animale non ha il gene CMAH, allora è più probabile che quegli animali contengano agenti patogeni che si attaccano a Neu5Ac (il precursore di Neu5Gc) e che possono colpire gli esseri umani.

Questa ricerca dovrebbe essere una pietra miliare fondamentale per il futuro lavoro in nutrizione, genetica e medicina; è dunque un punto di partenza per conoscere il momento e il luogo preciso in cui il gene viene disattivato; Tali informazioni risultano fondamentali per determinare quali specie animali hanno più probabilità di possedere lo zucchero tossico. Il lavoro svolto dall’Università del Nevada renderà più comprensibile l’eziologia di alcune patologie e i meccanismi preventivi da adottare per evitarne il contagio.

Il consiglio, dunque, è quello di eseguire una dieta variegata, limitando l’apporto di carne rossa senza escluderla dal normale regime alimentare, in tal modo forniremo all’organismo tutto ciò di cui necessita senza correre rischi.

Dott.ssa Michela Zizza
Bibliografia
University of Nevada, Reno.

Dott.ssa Michela Zizza

Da oggi Dieta!

Sono appena terminate le festività natalizie, in questi giorni abbiamo assaporato antipasti prelibati, primi gustosi, secondi abbondanti, vini profumati, frutta fresca e secca, panettoni, desserts e dolci di ogni genere, tutti piatti irrinunciabili durante le feste, eppure oggi, forse, qualche piccolo senso di colpa ha fatto capolino.

Vi sentite stanchi, affaticati, gonfi o appesantiti? Tutto merito dei pranzi e delle cene abbondanti consumate, oltre che degli orari sfasati delle giornate di festa, ma niente è irrecuperabile!

Fondamentale è l’esercizio fisico, irrinunciabile, soprattutto in questa fase, per i più pigri e i più impegnati, che non riescono a fare sport o ad iscriversi in palestra, anche lunghe passeggiate possono essere d’aiuto, privilegiare il movimento, evitando il più possibile l’utilizzo dei mezzi, potrebbe essere un’ottima alternativa.

In questa fase è necessario non affidarsi a quelle diete definite “disintossicanti”, non si deve confondere la depurazione con la detossificazione e soprattutto non bisogna digiunare.

Il termine “dieta disintossicante” può indurre, un consumatore poco attento, a pensare che si tratti di un metodo scientifico, considerandolo, di conseguenza, sicuro. In realtà, si tratta solo di un’altra strategia di mercato per attirare il consumatore desideroso di recuperare la forma fisica persa. Le diete detox, infatti, ormai divenute di moda, non rientrano nella medicina convenzionale, nella quale il termine “disintossicazione” fa riferimento a trattamenti eseguiti esclusivamente in ospedale sotto stretta sorveglianza medica per la purificazione da sostanze tossiche come le droghe, l’alcol o i metalli pesanti.

Questi regimi dietetici ipocalorici, anche se adottati per pochi giorni, possono avere degli effetti negativi sul corpo come cali di energia, giramenti di testa, nausea e cefalee. Possono, inoltre, influire sui livelli di zucchero nel sangue e causare uno sbilancio di elettroliti (sodio e potassio), per questa ragione sono sconsigliate alle donne in gravidanza, a persone affette da diabete, ai soggetti con difficoltà cardiache, con patologie al fegato, ai reni o a chi soffre di altre malattie croniche.

Il nostro organismo tende ad accumulare grasso molto più velocemente di quanto serva per sbarazzarsene, questo lo fa per prepararsi ai periodi di digiuno, ma non esiste un modo per velocizzare la perdita di peso, non esistono diete miracolose, beveroni salutari o pillole dimagranti, diffidate di tutto ciò che appare semplice quando si tratta della perdita di peso. Queste diete possono essere molto pericolose, soprattutto se portate avanti per lunghi periodi, causano, infatti, la perdita di massa muscolare oltre al rallentamento del metabolismo e, di conseguenza, alla ripresa di un regolare regime alimentare, ritornano anche i chili persi, compare la ritenzione idrica e si ha maggiore difficoltà nella perdita di peso per via del metabolismo ormai rallentato. Non è inusuale l’accumulo di qualche chilo durante le giornate di festa, è stato fatto uno studio a riguardo su 22 soggetti normali e 13 pazienti diabetici, nel periodo di Natale, in tutti  è stato osservato un aumento di peso, che è stato mantenuto fino a gennaio. L’accumulo di peso è stato riscontrato anche nei bambini in età scolare, pare infatti che, durante le vacanze, si modifichino le abitudini alimentari e la frequenza con cui ci si dedica all’attività fisica e questo provoca, conseguenzialmente, un aumento del peso corporeo.

Ma allora cosa bisogna fare per riappropriarsi della forma fisica e, magari, perdere qualche chilo preso durante le giornate di festa?

Bisogna cercare di evitare le abbuffate, gli alimenti particolarmente trattati, le carni grasse, gli affettati, limitare l’assunzione di sale, bevande zuccherate, alcol, caffè, dolci e affidarsi alla natura che ci offre moltissimi alimenti depuranti, idratanti e ricchi di fibre, proprio tutto ciò che è necessario in questa fase. Prediligere sempre, nella scelta degli alimenti, frutti e ortaggi di stagione e, se possibile, di coltivazione biologica.

Non bisogna mai dimenticarsi di assumere molti liquidi, la parola chiave in questo periodo è “idratazione”, e non esiste alimento più idratante e depurante dell’acqua, per garantire una purificazione adeguata dell’organismo se ne consiglia una assunzione di circa 2 litri al giorno. Ma anche tisane, the e centrifugati possono essere d’aiuto in questo momento così delicato.

I centrifugati sono un ottimo rimedio contro la ritenzione idrica, possono includere frutta e verdura, non esiste una regola da seguire, ci si può sbizzarrire con la fantasia, seguendo soprattutto i gusti personali. Anche le tisane possono considerarsi un ottimo sostegno per garantire un’adeguata purificazione, se ne conoscono diverse, quella alla malva, all’edera e carciofo, quella ai semi di finocchietto e così via, particolarmente consigliato è il the verde che vanta proprietà diuretiche, antinfiammatorie e antiossidanti. Secondo un recente studio, è emerso che le catechine, soprattutto quelle contenute nel the verde, le epigallocatechin-3-gallate (EGCG), hanno attività inibitoria nei confronti della carcinogenesi e della crescita delle cellule tumorali; pare, infatti, che tutte le catechine contenute siano una ottima fonte di antiossidanti capaci di contrastare tossine naturali e chimiche, un ulteriore studio mostra, infatti, che gli effetti protettivi del tè verde siano da attribuire, principalmente, alla loro attività anti-apoptotica, anti-ossidante, antiradicalica, chelante e antinfiammatoria.

Tra le verdure non è complicato ricercare alimenti ad alto contenuto di fibre, e quindi con effetto drenante e idratante, perché tutti gli ortaggi vantano, chi più chi meno, queste proprietà.

Tra gli alimenti consigliati, per esempio, c’è il Finocchio, ortaggio ricchissimo d’acqua, scelta ideale soprattutto in questo momento, per il suo effetto diuretico e per la capacità di stimolare la funzionalità intestinale. Contiene pochissime calorie e può essere utilizzato crudo, cotto oppure si possono fare i centrifugati al finocchio, drenanti e depurativi.

Il finocchio è noto per le sue proprietà digestive, ma è anche un perfetto alleato di tutto l’apparato gastrointestinale, oltre ad avere la capacità di evitare la formazione di gas intestinali, contiene anetolo, sostanza in grado di agire sulle dolorose contrazioni addominali. Tra i minerali contenuti il più presente è il potassio, si rilevano buoni livelli di vitamina A, C e alcune vitamine del gruppo B, ed è anche discretamente ricco di flavonoidi. Personalmente consumo il finocchio crudo nelle insalate per renderle più saporite e complete, oppure in alternativa, previa bollitura, inserisco l’ortaggio nel forno con un filo di olio evo e una spolverata di curcuma o pepe nero, per un piatto caldo, gustoso e semplice.

Un altro ortaggio consigliato, capace di eliminare la sensazione di pesantezza post abbuffate, è il Carciofo. I carciofi sono una fonte preziosa di sali, in particolare sono ricchi di potassio e sono tra gli alimenti con più elevato quantitativo di fibre. Contengono un principio attivo, la cinarina, che favorisce la diuresi e la secrezione biliare, per questa ragione, sono considerati protettori del fegato e ideali anche per i pazienti diabetici. Sebbene le foglie dell’ortaggio normalmente non vengano utilizzate, gran parte dei principi attivi sono qui contenuti e, preparando un infuso con le sue foglie, si ottiene una bevanda, poco appetibile e molto amara, ma in grado di ridurre drasticamente la percentuale di colesterolo nel sangue e capace di stimolare l’eliminazione delle tossine.

Un alimento ricco di sali e vitamine (in particolare la A e la C) che contrasta fortemente la ritenzione idrica è sicuramente il Sedano, ortaggio prezioso per la nostra salute perché ricco di fibre capaci sia di aumentare la motilità intestinale, combattendo la stipsi, e sia di ridurre trigliceridi e colesterolo nel sangue. Può essere consumato crudo, fresco o sotto forma di centrifugato, capace così di contrastare la ritenzione idrica grazie al suo alto potere diuretico.

Anche la Cipolla è un ortaggio particolarmente consigliato grazie alle sue proprietà idratanti e contrastanti nei confronti della ritenzione idrica, ma non solo, vanta anche innumerevoli proprietà nutrizionali dovute alla presenza di sali minerali e vitamine, soprattutto la C e la A. Contiene anche molti fermenti che aiutano la digestione e stimolano il metabolismo. L’ortaggio contiene anche zolfo, ferro, potassio, magnesio, fluoro, calcio, manganese, fosforo, flavonoidi con azione diuretica e la glucochinina, un ormone vegetale con una forte azione antidiabetica. La cipolla è un antibiotico naturale e un antinfiammatorio riconosciuto, ottima la sua azione depurativa nei confronti dell’intestino che viene così liberato da eventuali batteri dannosi presenti. Spesso è utilizzato come alimento base per la preparazione di brodi vegetali, zuppe, sughi o insalate, ma non è l’unico modo per consumarla; personalmente trovo gustoso e salutare cucinare la cipolla al forno, tagliuzzandola in piccoli pezzi, con una spolverata di pepe nero, parmigiano e olio evo.

In questo periodo post feste oltre al consumo di insalate, ortaggi, centrifugati e tisane una buona idea potrebbe essere quella di sostituire, per rendere i piatti più leggeri, le proteine animali con le vegetali, prediligendo l’utilizzo di legumi che hanno un elevato quantitativo di fibre e, dunque, offrono un maggior senso di sazietà. Inoltre, si potrebbe pensare di sostituire i carboidrati con i cereali, se possibile, integrali. Lo svantaggio nell’utilizzo dei cereali è l’assenza della lisina, un amminoacido essenziale di cui però risultano ricchi i legumi, quindi un pasto con cereali e legumi si può considerare completo.

La lisina è uno degli amminoacidi essenziali per il nostro organismo, veste un ruolo fondamentale nel complesso di reazioni fisiologiche che portano alla produzione di anticorpi, ormoni della crescita ed enzimi, inoltre, unita alla vitamina C, presente in molteplici alimenti, partecipa alla formazione del collagene, proteina fondamentale per la formazione di pelle, annessi cutanei, tendini, cartilagini e ossa.

Oltre al consumo di legumi, un alimento molto versatile, capace di sostituire le proteine animali con le vegetali, è il tofu, alimento 100% vegetale, poco calorico e privo di glutine, per queste proprietà si adatta perfettamente anche alle diete per celiaci. Fonte di proteine vegetali e di sali minerali, in particolare di calcio, il tofu, è ricco anche di isoflavoni che accrescono la densità minerale ossea e prevengono l’osteoporosi, oltre ad avere la capacità di contribuire ad alleviare i sintomi della menopausa. Il tofu è anche un’ottima fonte di acidi grassi polinsaturi, in particolare omega 3.

Il consumo dei cereali come sostituti dei carboidrati potrebbe essere una buona strategia per degustare piatti leggeri, non esiste una tipologia ideale di cereale o di legume da consumare; un cereale che giornalmente consumo e che penso di dovervi consigliare è l‘avena. L’avena possiede una fonte di carboidrati a lenta digestione, dunque, non provoca forti picchi insulinici, fornendo energia a lungo termine al nostro organismo.

Questo cereale contiene acido oleico e un’elevata percentuale di acido linoleico, uno tra gli acidi grassi essenziali più importanti dal punto di vista nutrizionale, è ricco di proteine e contiene anche la lisina. È indicato, soprattutto, per chi ha il sistema immunitario debilitato e tende ad ammalarsi facilmente grazie all’elevata biodisponibilità dei minerali e delle vitamine contenute, in particolare l’acido pantotenico e la tiamina che stimolano il metabolismo e accelerano i processi depurativi. L’avena è un alimento indicato anche per chi soffre di diabete, i prodotti da forno realizzati con questo cereale, tra cui pane, cracker e biscotti, forniscono energia, ma non alterano il livello glicemico. Quasi tutte le mattine la mia colazione include i fiocchi d’avena e anche i miei pasti successivi prevedono la presenza di prodotti da forno preparati con questo cereale, in particolare gradisco il pane d’avena, prodotto leggero e poco calorico. Un ulteriore componente prezioso contenuto nel cereale è l’avenina, un alcaloide, che favorisce la produzione dell’ormone del “buon umore”, la serotonina e quello che controlla il ciclo del sonno, la melatonina.

La frutta non dovrebbe essere mai trascurata, soprattutto dopo il superamento delle feste. Tutti i frutti di stagione si sposano bene, le arance, i mandarini, le mele, le pere tutti alimenti che procurano una quota elevata di vitamine, fibra e, grazie alla presenza del fruttosio, ci regalano un buon quantitativo di energia.

Sconsiglio la frutta dopo i pasti principali, per via del gonfiore addominale che può provocare in alcuni soggetti, un’ottima alternativa potrebbe essere il consumo di frutta negli spuntini. Un frutto particolarmente depurante è la mela, per la presenza di acido malico, acido tartarico, magnesio, zinco, niacina e vitamina C, tutte sostanze che favoriscono i processi di purificazione. Utile quando si ha qualche chilo di troppo con problemi di ritenzione idrica.

La mela è anche consigliata nei pazienti diabetici, per la bassa percentuale di zuccheri presenti, contiene un buon quantitativo di fibra e una sostanza dai molteplici effetti benefici, la pectina. La pectina ha la capacità di normalizzare i livelli di glucosio nel sangue diminuendo il colesterolo “cattivo”, proteggendo da infarti e ictus, preservando la salute delle arterie. Questo frutto è ricco di vitamine e minerali, se consumata cruda ha una azione astringente ma, consumata cotta, è un ottimo rimedio contro la stipsi, per questa ragione, è consigliata anche alle persone anziane, essendo facilmente digeribile e quindi, diversamente dagli altri frutti, può essere consumata anche dopo un pasto principale. La mela è ideale a colazione o a merenda, spesso nelle mie colazioni inserisco nello yogurt bianco avena e mela così ho il giusto apporto di fibre, carboidrati, proteine, vitamine e sali minerali, ma non è utilizzata solo in quei momenti della giornata, durante i pasti può essere inserita nelle insalate, magari unita a rucola, valeriana, lattuga o carote, può essere condita con un buon olio extravergine d’oliva, poco sale e succo di limone. Anche il Limone, appena citato, è un ottimo agente depurante, ed è particolarmente indicato in questo periodo perché favorisce i processi digestivi e contribuisce a rivitalizzare la pelle che risente di una cattiva alimentazione, ciò è possibile grazie alla sua potentissima attività antiossidante. Il consumo di limone è utile anche per coloro i quali sono costretti ad un elevato consumo di farmaci, grazie all’azione disinfettante, protettiva e disintossicante che questo frutto esercita sull’apparato gastrointestinale; il notevole contenuto di vitamina C lo rende, inoltre, un alimento ideale da consumare con scopo preventivo a partire da settembre, contro le sindromi influenzali e tutte le affezioni tipiche dei mesi invernali. I soggetti che non soffrono di gastrite o problemi intestinali, possono consumare, al mattino, il succo di limone diluito con acqua calda, ma non è una pratica da eseguire spesso, e non è sempre consigliabile, per via dell’elevata acidità del frutto che, consumato a stomaco vuoto, può essere anche dannoso. Personalmente utilizzo il limone spremuto nelle insalate, sul pesce, sulle verdure, su alcuni primi piatti e anche sulla carne, il limone rende il ferro, contenuto negli alimenti, maggiormente assimilabile dall’organismo, per questa ragione non deve essere trascurato.

Anche la modalità di cottura dei cibi è importante per renderli più leggeri; i cibi fritti piacciono a tutti, inutile negarlo, ma in questo periodo, se si vuole riconquistare l’equilibrio perso, la frittura deve essere abolita. L’ideale sarebbe la cottura a vapore, modalità che conserva nel migliore dei modi le qualità organolettiche dei cibi, ma anche la cottura al forno, alla piastra o alla griglia possono essere alternative valide.

In questo periodo si consiglia di evitare il consumo di insaccati e cibi in scatola per via dell’elevato contenuto di sale e conservanti, si dovrebbe diminuire, inoltre, il consumo di formaggi, prediligendo, quelli più leggeri a bassa stagionatura. Si consiglia, infine, di evitare il consumo di alcolici, dolci e piatti particolarmente elaborati.

 

 

 

Dott.ssa Michela Zizza

 

 

Bibliografia

Cristi-Montero C, Munizaga C, C Tejos, Ayala R, R Henríquez, Solís-Urra P5, Rodríguez-Rodríguez F. Variations of body composition, physical activity and caloric intake in schoolchildren during national holidays. Eat Weight Disord. 2016 Jun;21(2):251-5.

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Rameshrad M, Razavi BM, Hosseinzadeh H. Protective effects of green tea and its main constituents against natural and chemical toxins: A comprehensive review. Food Chem Toxicol. 2016 Nov 30.

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Yang CS, Wang H. Cancer Preventive Activities of Tea Catechins. Molecules. 2016 Dec 9;21(12).

Dott.ssa Michela Zizza