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Oltre la composizione dei vaccini

La composizione dei vaccini è uno degli argomenti che gli antivaccinisti sfruttano maggiormente per mettere in circolazione informazioni sbagliate, basate sul nulla ed estremamente pericolose per la salute pubblica. Questi individui hanno la presunzione di credere che si diventa esperti di un argomento così complesso, solamente leggendo qualche notizia allarmistica scritta da qualcuno che non ha la minima conoscenza della materia. Infatti, il cavallo di battaglia degli antivaccinisti è il veicolare la paura attraverso la disinformazione incontrollata del web, così è quindi fondamentale che ognuno di noi impari a difendersi riconoscendo le notizie vere e quelle false. Per esempio, in questo contesto una notizia vera è che miliardi di vite sono state salvate grazie agli scienziati con i vaccini, non di certo grazie agli antivaccinisti con le teorie complottistiche.

Dal punto di vista scientifico, i vaccini possono essere composti da acqua sterile o soluzione fisiologica salina sterile, parti di un patogeno oppure dal patogeno stesso ucciso o reso innocuo, un adiuvante, un antibiotico, un conservante e uno stabilizzante. Queste sostanze non vengono inserite casualmente o per qualche losco motivo nella composizione di un vaccino, sia la tipologia che la quantità di queste componenti vengono stabilite sulla base di accurate ricerche scientifiche e numerosi studi clinici che coinvolgono discipline come la biologia, le biotecnologie, la chimica, la medicina, le scienze farmaceutiche e la statistica. Quali sono invece le discipline su cui si basano gli antivaccinisti? Semplicemente non esistono, le loro sono solo ed esclusivamente opinioni personali senza fondamenta scientifiche che stravolgono profondamente la realtà dei fatti.

Sebbene oggi la composizione dei vaccini sia materia di forti dibattiti, dobbiamo andare oltre e ricordarci sempre che è proprio questa che ha contribuito, sta contribuendo e contribuirà in maniera decisiva a proteggerci da malattie potenzialmente mortali o fortemente invalidanti, il resto è solamente aria fritta.

Fonti:

https://vaccine-safety-training.org/vaccine-components.html

https://www.epicentro.iss.it/vaccini/VacciniCosaSono

Dott. Edoardo Cherubini

Come può essere l’immunità specifica?

La risposta immunitaria acquisita può essere suddivisa in naturale e artificiale (Figura). Della prima ne fanno parte quella passiva e quella attiva. L’immunità acquisita naturale passiva ha una breve durata (Tabella) e si sviluppa in due modi: quando gli anticorpi (immunoglobuline di classe G) prodotti dalla madre passano al feto attraverso la placenta; e quando la madre allatta il bambino, anche in questo caso passandogli i suoi anticorpi (immunoglobuline di classe A) soprattutto inizialmente con il colostro ma anche successivamente con il latte. Quella naturale attiva dura invece più a lungo (con questa s’istaura la memoria immunologica) e si sviluppa ogni volta che il nostro organismo incontra un nuovo agente patogeno.

Anche l’immunità acquisita artificiale comprende quella passiva e quella attiva. La prima non dura a lungo ed è rappresentata dalla cosiddetta sieroprofilassi, ovvero la somministrazione di sieri contenenti specifici anticorpi diretti contro un determinato agente patogeno; la seconda ha invece una lunga durata (anche con questa s’istaura la memoria immunologica) ed è rappresentata dalla vaccinazione. Il grande vantaggio di quest’ultima è che i vaccini simulano l’incontro tra il nostro organismo e i patogeni, permettendoci di sviluppare una risposta immunitaria specifica e duratura contro malattie potenzialmente mortali o fortemente invalidanti che non saremmo in grado di affrontare in tempo per via naturale.

Figura. Rappresentazione grafica della classificazione dell’immunità acquisita.

Tabella. Immunità acquisita e durata (generale) della protezione. Il bordo orizzontale spesso separa quella naturale (sopra) da quella artificiale (sotto). Le immunoglobuline di classe G circolano nel sangue, mentre quelle di classe A si localizzano nelle mucose della bocca, nelle vie aeree, nella gola e nell’intestino del neonato. Gli anticorpi che la madre passa al figlio hanno una breve durata, per questo è fondamentale che il bambino venga vaccinato rispettando il calendario vaccinale, al fine di proteggere se stesso e chi lo circonda.

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3068582/

Dott. Edoardo Cherubini

Il sistema immunitario… in breve

Il sistema immunitario rappresenta quell’insieme di molecole, cellule, tessuti e organi che contribuiscono alla difesa di un organismo attraverso la risposta immunitaria. Nell’uomo, la risposta immunitaria può essere innata (aspecifica) e acquisita (specifica). Le due risposte si integrano tra loro e sono in grado di distinguere le componenti dell’organismo senza aggredirle dagli agenti patogeni (batteri, virus, funghi e protozoi), in questo caso attaccandoli.

La risposta innata (Figura) inizia a svolgere il suo ruolo protettivo appena l’agente patogeno entra in contatto con l’organismo, è presente dalla nascita ma non si perfeziona durante lo sviluppo; quella acquisita inizia invece più tardi, giorni o settimane dopo, si sviluppa ogni volta che incontra un nuovo agente patogeno, si migliora nel tempo ed è dotata della cosiddetta memoria immunologica. In particolare, l’immunità innata combatte ogni patogeno con le stesse armi, per questo viene anche chiamata aspecifica; mentre l’immunità acquisita costruisce le sue armi su misura per ogni patogeno, perfezionandole e ricordandole col passare del tempo, per questo viene anche detta specifica ed è caratterizzata da memoria.

In maggior dettaglio, la risposta immunitaria acquisita comprende l’immunità umorale e quella cellulo-mediata. La prima è rappresentata dai linfociti B che combattono gli agenti patogeni producendo e rilasciando gli anticorpi; la seconda invece aggredisce i patogeni attraverso i linfociti T.

Figura. La risposta immunitaria (o immunità) innata comprende le barriere, le cellule, il sistema del complemento e l’infiammazione. Le barriere possono essere meccaniche (per esempio la cute), chimiche (come il lisozima, un enzima nelle lacrime e nella saliva) e microbiologiche, ovvero i batteri che vivono nel nostro corpo; delle cellule ne fanno parte i macrofagi, i granulociti (classificati in eosinofili, neutrofili e basofili), i mastociti, le cellule dendritiche e natural killer; il sistema del complemento è rappresentato da un insieme di proteine che prendono il nome di fattori del complemento; e l’infiammazione è caratterizzata da cinque segni: arrossamento, calore, gonfiore, dolore e compromissione della funzione.

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK27090/

Janeway C. and Murphy K. (2012). Janeway’s Immunobiology. 8th ed. London: Garland Science

Dott. Edoardo Cherubini

La genetica e l’espressione genica

La genetica (termine coniato da William Bateson nel 1905) è quel ramo della biologia che si occupa dello studio dei geni, della loro ereditarietà e variabilità negli organismi viventi. Un gene (termine coniato nel 1909 da Wilhelm Johannsen) è una specifica sequenza di nucleotidi del DNA (acido desossiribonucleico) che attraverso i processi di trascrizione e traduzione porta alla produzione di una proteina (Figura).

Ogni nucleotide che compone il DNA è fatto da uno zucchero a cinque atomi di carbonio che si chiama desossiribosio, un gruppo fosforico e una base azotata che può essere l’adenina, la timina, la citosina o la guanina. Quindi, i nucleotidi del DNA si differenziano l’uno dall’altro a seconda della base azotata che li costituisce, essendo quattro le basi azotate che possono legarsi al desossiribosio, il DNA viene costruito a partire da quattro differenti nucleotidi che si susseguono in maniera specifica lungo i suoi due filamenti. Questo è molto importante perché quello che rende un gene diverso da un altro è proprio la sua sequenza nucleotidica, la quale porterà alla produzione di una proteina che svolgerà funzioni fondamentali per la cellula o l’intero organismo.

Così, il DNA può essere paragonato a un manuale delle istruzioni scritto con quattro differenti lettere; tutte le cellule di un organismo possiedono lo stesso manuale ma cellule diverse, per esempio un linfocita e un neurone, hanno a disposizione alcune istruzioni che sono le stesse e altre che invece sono diverse. Le istruzioni del manuale rappresentano i geni, e ogni tipo cellulare esprimerà geni specifici che porteranno alla produzione di proteine che permetteranno a quella cellula di svolgere funzioni uniche per l’organismo.

Figura. L’espressione di un gene si verifica attraverso due processi: la trascrizione, che porta alla formazione del cosiddetto RNA (acido ribonucleico) messaggero, un acido nucleico; e la traduzione, che permette la costruzione della proteina. Dal punto di vista chimico, una proteina è fatta dalla ripetizione di unità che prendono il nome di amminoacidi.

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2270247/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5378099/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/probe/docs/applexpression/

Dott. Edoardo Cherubini

Com’è fatto il DNA?

Il DNA (dall’inglese “deoxyribonucleic acid”, che significa “acido desossiribonucleico”) è una macromolecola molto importante per la biologia, ovvero la scienza che studia la vita, infatti i suoi ruoli sono quelli di custodire e tramandare le istruzioni necessarie allo sviluppo di ogni organismo vivente, a partire da una singola cellula. La sua struttura fu svelata nel 1953 da Francis Crick, James Watson, Maurice Wilkins e Rosalind Franklin, scoperta che valse ai primi tre il premio Nobel per la Fisiologia o Medicina nel 1962.

In particolare, il DNA è composto da due filamenti che assumono un andamento a elica e interagiscono tra di loro; ciascun filamento è a sua volta fatto dalla ripetizione di unità che prendono il nome di nucleotidi. Classicamente, i nucleotidi del DNA si distinguono a seconda della cosiddetta base azotata che contengono, la quale può essere l’adenina, la timina, la citosina o la guanina. Le basi azotate mantengono uniti i due filamenti e la loro successione origina le informazioni che servono al corretto funzionamento della cellula. In maggior dettaglio, l’adenina su un filamento interagisce attraverso due legami a idrogeno con la timina sull’altro filamento; mentre, la citosina su un filamento interagisce con la guanina sull’altro filamento attraverso tre legami a idrogeno (Figura).

Tuttavia, anche se i legami a idrogeno che si instaurano tra le basi azotate tengono insieme i due filamenti del DNA, durante i processi di duplicazione e trascrizione questi si separano per poi riappaiarsi successivamente (nella duplicazione entrambi i vecchi filamenti si appaiano con nuovi filamenti).

Figura. Il DNA è un acido nucleico fatto dalla combinazione degli atomi di carbonio, idrogeno, ossigeno, fosforo e azoto. L’immagine mostra due brevi filamenti del DNA, in rosso e blu; le basi azotate dei nucleotidi sono riportate come A (adenina), T (timina), C (citosina) e G (guanina). Un nucleotide del DNA è composto dal desossiribosio (uno zucchero con cinque atomi di carbonio) che lega un gruppo fosforico e una base azotata.

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK26821/

https://www.nobelprize.org/prizes/medicine/1962/summary/

Dott. Edoardo Cherubini

Gruppi sanguigni, Rh e la loro importanza

Agli inizi del ˈ900 il medico austriaco Karl Landsteiner comprese che i globuli rossi degli esseri umani non sono sempre uguali tra individui diversi, così la sua importantissima scoperta gli valse il premio Nobel per la Fisiologia o Medicina nel 1930. Infatti, per quanto riguarda il cosiddetto sistema AB0 (ABzero) dell’uomo, questo è composto da quattro gruppi sanguigni: A, B, AB e 0. In particolare, il gruppo A è caratterizzato dall’antigene A sui globuli rossi e dagli anticorpi contro l’antigene B nel sangue; il gruppo B si distingue per l’antigene B sui globuli rossi e gli anticorpi contro l’antigene A nel sangue; il gruppo AB presenta entrambi gli antigeni (A e B) sui globuli rossi senza i relativi anticorpi nel sangue; e il gruppo 0 (detto anche O, dalla parola tedesca “ohne” che significa “senza”) è rappresentato dall’antigene H sui globuli rossi e dagli anticorpi contro l’antigene A e B nel sangue. Inoltre, ogni gruppo sanguigno può essere Rh (Rhesus) negativo o positivo, in base all’assenza o presenza dell’antigene D sui globuli rossi.

Quindi, considerando queste classificazioni, un individuo con gruppo 0 senza l’antigene D è 0 – (0 negativo) e viene chiamato donatore universale, poiché il suo sangue può essere trasfuso a qualsiasi persona; mentre, un individuo con gruppo AB e l’antigene D è AB + (AB positivo) e viene detto ricevente universale, poiché può ricevere trasfusioni di sangue da qualsiasi persona.

Determinare il gruppo sanguigno di un individuo è molto importante in medicina trasfusionale; infatti, in caso di trasfusione di sangue o trapianto d’organo è fondamentale che il sangue del donatore e del ricevente siano compatibili (Tabella 1 e 2), altrimenti potrebbero verificarsi reazioni potenzialmente mortali causate dall’agglutinazione dei globuli rossi. Lo stesso vale per l’antigene D, ma in questo caso la pericolosità si estende anche alla gravidanza (raramente alla prima, più frequentemente dalla seconda) con il possibile sviluppo della malattia emolitica feto-neonatale, la quale porta alla distruzione dei globuli rossi del feto (Rh +) attraverso gli anticorpi contro l’antigene D prodotti dalla madre (Rh -).

Tabella 1 (sopra) e 2 (sotto). Compatibilità dei gruppi sanguigni, Rh – e Rh +.

Fonti:

https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/a/analisi-cliniche/gruppi-sanguigni

https://www.issalute.it/index.php/saluteaz-saz/s/671-sistema-gruppo-ematico-rh

https://www.nobelprize.org/prizes/medicine/1930/landsteiner/biographical/

Dott. Edoardo Cherubini