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La dietoterapia low-fodmap nella Sindrome del Colon Irritabile.

La sindrome dell’intestino irritabile (IBS) è un disturbo gastrointestinale comune, cronico, con una prevalenza del 10-20% nella popolazione adulta in tutto il mondo ( 1 – 2 ). La diagnosi di IBS si basa principalmente sulla valutazione dei sintomi utilizzando i criteri di Roma ( 3-4).  Il sintomo cardinale è il dolore addominale, associato ad alterazioni delle abitudini intestinali gonfiore addominale, gas, diarrea e costipazione. ( 5 ). La patogenesi dell’IBS è multifattoriale, eterogenea e non completamente compresa. La disbiosi, la motilità anormale dell’intestino, l’infiammazione, l’alterazione dell’asse cerebrale-intestinale, l’angoscia psicologica, l’aumento della permeabilità della mucosa, la compromissione della funzione immunitaria e un’aumentata sensibilità viscerale sono tutti fattori che contribuiscono alla patologia .

Dieta e patofisiologia di IBS

Negli ultimi anni molti studi si sono concentrati nel valutare l’efficacia di interventi dietetici nel ridurre i sintomi della sindrome del colon irritabile: in particolar modo l’attenzione si è concentrata sulla dieta FODMAP ( 6). Il termine FODMAP comprende oligosaccaridi a catena corta di fruttosio (fruttani) e galattooligosaccaridi (GOS, stachiosio, raffinosio), disaccaridi (lattosio), monosaccaridi (fruttosio) e zuccheri (polioli), come sorbitolo, mannitolo, xilitolo e maltitolo, che non vengono digeriti e assorbiti nel tenue e quindi, una volta passati nel colon, vengono fermentati dai batteri presenti in questa parte dell’intestino. I batteri del colon digeriscono questi zuccheri formando vari gas tra cui idrogeno e metano. Si tratta di un processo del tutto normale e che nella maggior parte dei soggetti non produce alcun fastidio. Nei pazienti con sindrome del colon irritabile, invece il fenomeno pare essere eccessivo e quindi in grado di determinare i fastidi riportati. Ridurre l’apporto di alimenti ricchi di FODMAP, con una dieta a ridotto contenuto di questi zuccheri, risulta essere un valido aiuto nel trattamento dei sintomi associati alla sindrome. I primi lavori sulla dieta a basso contenuto di FODMAP risalgono al 2005, ad opera di Gibson e Sheperd.

Sono stati proposti vari meccanismi mediante i quali i FODMAP possono innescare i sintomi dell’IBS. Al raggiungimento dell’intestino crasso, i FODMAP possono esercitare un effetto diretto o indiretto sulle cellule endocrine intestinali. Agiscono come prebiotici e modificano la flora intestinale e vengono fermentati dal microbiota intestinale con la produzione di gas. La produzione di gas aumenta la pressione luminale e stimola il rilascio di serotonina (CE). La serotonina agisce sulle fibre nervose sensoriali intrinseche (ISNF) dei gangli sottomucosi e mienterici, che a loro volta trasmettono l’attivazione alle fibre nervose sensoriali estrinseche (ESNF) al sistema nervoso centrale. Fig 1 (ref 7)

La dieta low FODMAPS e fibre insolubili riduce il sintomo e migliora la qualità della vita nei pazienti con IBS. Inoltre, cambia favorevolmente il microbiota intestinale e ripristina le anomalie nelle cellule endocrine gastrointestinali. Cinque tipi di cellule endocrine gastrointestinali che producono ormoni che regolano l’appetito e l’assunzione di cibo sono anormali nei pazienti con IBS. 

Tabella 1

Anomalie nelle cellule endocrine gastrointestinali che regolano l’appetito nei pazienti con IBS

Segmento gastrointestinale Ormone Densità cellulare Funzione ormone
IBS-D IBS-M IBS-C
Stomaco Grelina È aumentato Immutato Diminuzione Orexigenico (aumenta l’appetito)
Serotonina È aumentato Immutato Diminuzione Anoressigene (diminuisce l’appetito)
Duodeno CCK Diminuzione Immutato immutato Anoressigene (diminuisce l’appetito)
Serotonina immutato Immutato immutato Vedi sopra
ileo PYY immutato Immutato È aumentato Anoressigene (diminuisce l’appetito)
Serotonina Diminuzione Diminuzione Diminuzione Vedi sopra
Colon PYY Diminuzione Sconosciuto Diminuzione Vedi sopra
Serotonina Diminuzione Sconosciuto Diminuzione Vedi sopra
Retto PYY Diminuzione Diminuzione Diminuzione Vedi sopra
enteroglucagone Diminuzione Sconosciuto Diminuzione Anoressigene (diminuisce l’appetito)
Serotonina immutato Sconosciuto immutato Vedi sopra

Sulla base di queste anomalie ormonali, ci si aspetterebbe che i pazienti con IBS aumentassero l’assunzione di cibo e l’aumento di peso corporeo. Però, il legame tra obesità e IBS non è completamente studiato. Una guida dietetica personalizzata low FODMAP e fibre insolubili in combinazione con l’assunzione di probiotici e un regolare esercizio fisico sono raccomandati nei  pazienti con IBS. ( 7)

I FODMAPs sono presenti in una vasta gamma di alimenti, tra cui grano, segale, verdure, frutta e legumi (8,9).

Una meta-analisi di 12 studi ha rivelato che i pazienti con IBS trattati con maggiore assunzione di fibre non presentavano alcun miglioramento dei sintomi rispetto al placebo o una dieta povera di fibre (7). Tuttavia, è stato riportato che la fibra idrosolubile, ma non la fibra insolubile, migliora i sintomi (8,9).

Conclusioni

Una dieta low-FODMAP e fibre insolubili riduce i sintomi e migliora la qualità della vita dei pazienti con IBS. L’orientamento dietetico individuale è necessario per identificare una dieta adatta a cui il paziente è probabile aderire a lungo termine. La combinazione di questa dieta con i probiotici e l’esercizio fisico regolare amplificherà l’effetto di tale dieta.

Da un totale di 1.726 pubblicazioni al riguardo , identificate nei database Medline, Embase, Cochrane, solo 9 pubblicazioni risultano complete per revisione e meta-analisi (10,11,12).Due studi randomizzati hanno studiato l’effetto di una dieta priva di glutine per i sintomi di IBS su 111 pazienti con IBS, (-; ho RR = 0.42 95% CI 1.55 0.11). Anche se i sintomi IBS erano ridotti in seguito ad una dieta priva di glutine, la differenza con il gruppo di controllo non era statisticamente significativa 2  = 88%) ([ 2 Fig. ]).

Su un totale di 395 pazienti con IBS, 7 studi comparati a diete diverse hanno studiato l’effetto di una dieta a basso contenuto di FODMAP. Rispetto al gruppo di controllo, la dieta low-FODMAP ha determinato una significativa riduzione dei sintomi IBS (RR = 0,69; 95% CI 0.54 a 0.88; I 2  = 25%)

([ fig. 3 ]).




BIBLIOGRAFIA

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3)Guidelines on the irritable bowel syndrome: mechanisms and practical management.Spiller R, Aziz Q, Creed F, Emmanuel A, Houghton L, Hungin P, Jones R, Kumar D, Rubin G, Trudgill N, Whorwell P, Clinical Services Committee of The British Society of Gastroenterology Gut. 2007 Dec; 56(12):1770-98.

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9 Muir JG, Rose R, Rosella O, Liels K, Barrett JS, Shepherd SJ, et al. Measurement of short-chain carbohydrates in common Australian vegetables and fruits by high-performance liquid chromatography (HPLC). J Agric Food Chem. 2009;57:554–65.PubMedView ArticleGoogle Scholar

12 Dietary Triggers of Abdominal Symptoms in Patients With Irritable Bowel Syndrome: Randomized Placebo-Controlled Evidence

Susan J.ShepherdFrancis C.ParkerJane G.MuirPeter R.Gibson

 

12 Dietary Triggers of Abdominal Symptoms in Patients With Irritable Bowel Syndrome: Randomized Placebo-Controlled Evidence

Susan J.ShepherdFrancis C.ParkerJane G.MuirPeter R.Gibson

doc.sorrentinomaria

L’importanza della serotonina nella riuscita delle diete.

Il 98% di tutti i tentativi di Perdere Peso è destinato inevitabilmente a fallire se si decide di perdere peso velocemente limitando l’assunzione di cibo ad alto contenuto calorico o appetitoso. L’astenersi dal cibo per periodi lunghi di tempo, aumenta di fatto il valore di ricompensa alimentare, per cui  il digiuno o il saltare un pasto sono deleteri .Gli sforzi, invece, dovrebbero essere concentrati in una dieta (prescritta da un medico biologo o dietista) che prevede l’assunzione di cibi più sani e a basso contenuto energetico o calorico.

Ma, cosa molto importante, tutte le diete sono destinate a fallire se non vengono mantenuti stabili i livelli di serotonina.

La serotonina è un neurotrasmettitore che agisce :

  • Determinando un’ insorgenza precoce del segnale di sazietà;
  • Riducendo l’appetibilità del cibo e la quantità totale di alimenti ingeriti
  • Riducendo il desiderio dei carboidrati.

Quando la serotonina diminuisce, aumenta il craving ossia il desiderio di carboidrati ad alto INDICE GLICEMICO (pop corn, patatine, crostini, tarallucci, biscottini, caramelline, cioccolattini, rusticini, pizzette etc) .Questi carboidrati ad alto IG a loro volta, una volta ingeriti, innalzano i livelli di serotonina, e conferiscono un relativo senso di benessere. Relativo perchè in questo modo però si attiva un circolo vizioso, infatti una patatina tira l’altra, un taralluccio tira l’altro, una galletta un crostino o una fetta biscottata tira l’altro/a……..

Aumentare la Serotonina in questo modo però, fa aumentare velocemente l’insulina. Livelli elevati di INSULINA inducono un maggior deposito di grasso, ritenzione idrica, alterata funzionalità di tiroide ed ormoni, aumento dei livelli di colesterolo, aumento della pressione sanguigna, aumento del rischio di Diabete di tipo 2, e un aumento del rischio di Cancro. Come riportato dall’American Cancer Society: “Essere sovrappeso può aumentare il rischio di cancro del 50 %”.

Gli uomini in sovrappeso hanno un incidenza significativamente maggiore di mortalità per cancro alla prostata, mentre nelle donne in sovrappeso si ha una maggiore incidenza di cancro alle ovaie e al seno.

Invece,mantenere alti i livelli di serotonina senza stimolare la produzione di insulina invece vi aiuterà a controllare il desiderio di cibo, vi aiuterà a placare la fame compulsiva,  e a ridurre il grasso corporeo. Mantenere alti i livelli di serotonina vi aiuterà senza dubbio a seguire uno stile di vita sano. Ma dovete essere pronti anche a fare uno sforzo ad abbandonare le vecchie abitudini e a fare esercizio fisico!

Gli ultimi sviluppi nell’ambito della fitoterapia, sostengono l’utilizzo di alcune piante quali la Griffonia, la Rodiola Rosea e il Cacao per il controllo del senso di fame e il miglioramento del tono dell’umore. Di seguito UN FOCUS per capire come agiscono.

Griffonia simplicifolia : studi clinici hanno dimostrato che i semi contenuti nei baccelli di questa pianta sono molto ricchi in 5 idrossitriptofano(5HTP), precursore della serotonina, pertanto è molto utile nella riduzione degli episodi di craving. La Griffonia simplicifolia”,in pazienti con eccesso ponderale ha dimostrato di essere in grado di indurre il senso di sazietà attraverso l’aumento tra gli altri dei livelli ematici di leptina. Ulteriori studi hanno dimostrato che la perdita di peso è legata alla sua azione lipolitica.

La Rhodiola Rosea, è in grado di innalzare i livelli ematici di serotonina attraverso un effetto combinato di inibizione della catecol-O-metiltransferasi e di un effetto stimolante nel trasporto del 5-HTP .Cosi come la Griffonia anche l’estratto di Rhodiola Rosea,è in grado di stimolare l’attività delle lipasi, favorendo conseguentemente la mobilitazione dei grassi dai depositi.L’azione dimagrante è inoltre legata alla capacità delle Rodhiola di aumentare del 30% circa i livelli di serotonina nel Sistema Nervoso Centrale,riducendo cosi il desiderio ossessivo dei carboidrati e svolgere azione sedativa-antiansia,riducendo notevolmente la fame ansiosa. Infine i glicosidi nella radice sono anche capaci di incrementare i livelli di dopamina, e dare un senso di sazietà.

Teobroma Cacao: I semi sono ricchi in metilxantine quali teobromina e caffeina, note per le loro proprietà stimolanti (mediante il blocco dei recettori dell’adenosina nel SNC). 

I semi di questa pianta, inoltre, contengono tetraidroisochinoline (salsolinolo e salsolina), composti dopaminergici in grado di determinare: inibizione delle MAO, inibizione della tiroxina idrossilasi e dell’uptake delle catecolamine. Pertanto la combinazione di questi 3 estratti agisce in sinergia, riducendo notevolmente lo stato nervosismo che si verifica nei pazienti che seguono un piano di rieducazione alimentare, portando cosi’ ad un miglioramento del tono dell’umore.

Guar: polisaccaride idrocolloidale, costituito principalmente da galattomannani ad alto peso molecolare. Le sue notevoli proprietà igroscopiche favoriscono la distensione gastrica, inibendo di riflesso l’appetito.La gomma di guar ha inoltre proprietà chelanti e contribuisce a migliorare il profilo lipidico del sangue.

Bibliografia:

The regulation of food intake : the Brain Endocrine Network

Maria Sorrentino* and Giovanni Ragozzino Department of Environmental, Biological and Pharmaceutical Sciences and Technologies, University of Campania, I-81100 Caserta, Italy

http://www.mediplant.it/i-consigli-del-nutrizionista-come-…/

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http://www.mediplant.it/i-consigli-del-nutrizionista-come-…/

doc.sorrentinomaria

Il sonno è fondamentale per la salute emotiva e fisica di una persona.

Ricerche condotte in Italia, Francia, Stati Uniti e numerosi altri paesi, concordano nel constatare che più del 50% della popolazione soffre di una qualche forma di insonnia.

L’importanza del dormire bene.

Esistono numerose teorie affascinanti sulle funzioni del sonno che includono:

  • la restaurazione del corpo e del cervello,
  • la conservazione dell’energia
  • la termoregolazione
  • il rafforzamento ed il consolidamento della memoria attraverso la rimozione di ricordi irrilevanti dall’accumulo cerebrale sensoriale,
  • l’integrità della rete sinaptica e neuronale.

Appare comunque chiaro che il sonno svolge una funzione vitale, come è dimostrato dall’evidenza che la deprivazione di sonno è fatale negli animali, nonché dagli straordinari fenomeni adattativi visibili in numerose specie animali che si sono evolute in modo tale da preservare il sonno.

Il sonno inadeguato è un noto fattore di rischio per obesità, diabete, malattie cardiache e depressione. I disturbi del sonno sono una vasta categoria di disturbi che comprendono tutti i tipi di disfunzioni che coinvolgono il sonno, tra cui difficoltà ad addormentarsi durante la notte, scarsa qualità del sonno, risveglio precoce, disturbi del ritmo circadiano ,disturbi del movimento legati al sonno e disturbi respiratori correlati al sonno (SBDs ). La conseguenza dei disturbi del sonno è spesso l’affaticamento durante il giorno. Le persone che hanno disturbi del sonno riportano una capacità ridotta di svolgere compiti quotidiani che coinvolgono la memoria. Una miriade di trattamenti farmacologici è stata introdotta sul mercato per vari tipi di disturbi del sonno negli ultimi decenni. Il GABA (acido y-amminobutirrico) è il principale neurotrasmettitore inibitorio del sistema nervoso centrale e del tono muscolare. L’attivazione del GABA è il meccanismo di azione di un gran numero di farmaci sedativi e miorilassati attualmente in commercio, con non pochi effetti collaterali, tra cui eccessiva sonnolenza diurna, scarsa tolleranza al farmaco, deterioramento cognitivo, dipendenza. A causa di questi effetti collaterali, oggi sempre più persone si rivolgono all’aiuto da parte della natura e quindi alla fitoterapia.

Humulus Lupulus e Valeriana officinalis agiscono come attivatori del GABA.

  • L’azione sul sonno del luppolo è riconducibile al 2 –metil-3buten-2-olo derivato dall’ ossidazione di 2 sostanze umulone e lupulone.
  • L’azione della Valeriana è invece riconducibile agli acidi valerici e al fitocomplesso.

Humulus lupulus inoltre influisce:

  • sulla produzione di melatonina coinvolta nella regolazione del riposo notturno
  • sull’ adenosina importante neurotrasmettitore che induce il sonno a onde lente agganciandosi ai recettori A1 (i principali attivatori del sonno).

Il dipartimento di farmacologia dell’Istituto di Ricerca Medica di Kolkata(India)ha effettuato uno studio comparativo tra associazione di Valeriana e Luppolo e Zolpidem tartrato(benzodiazepinico). Lo studio ha dimostrato la stessa efficacia delle due molecole con una maggiore sicurezza d’uso dell’estratto naturale.

La melatonina (N-acetil-5-metossitriptamina) è un ormone endogeno prodotto dalla ghiandola pineale e rilasciato esclusivamente durante la notte, viene infatti sintetizzata dall’epifisi quando manca lo stimolo della luce. Svolge la sua azione su uno specifico tipo di insonnia, definita iniziale cioè la Sindrome del Ritardo di Fase(DSP) di coloro cioè che restano svegli fino a tardi.

ASSUMERE MELATONINA PRIMA DI CORICARSI ACCORCIA QUINDI IL TEMPO DI ADDORMENTAMENTO.

L’integrazione esogena di melatonina è ben tollerata e non ha evidenti effetti avversi a breve o lungo termine. È stato dimostrato inoltre , che la melatonina sincronizza i ritmi circadiani e migliora l’insorgenza, la durata e la qualità del sonno. 

BIBLIOGRAFIA:

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  2. Drucker-Colin R., The function of sleep, Academic Press NY 19
  • Dement W.,Il sonno e i suoi segreti, Baldini Castoldi Dalai, Milano 2004
doc.sorrentinomaria

La correlazione esistente fra il microbiota intestinale alterato, l’alterata permeabilità intestinale e l’autismo.

L’ASD (Autism Spectrum Disorder) è un disordine dello sviluppo neurologico caratterizzato da una compromissione della comunicazione sociale e dalla presenza di comportamenti ripetitivi o stereotipati. Oltre allo spettro delle anomalie comportametali nell’ASD, sono state osservate diverse comorbidità mediche che vanno da convulsioni e ansia a carenza di sonno, iperattività, disabilità metaboliche ( 1,2 ) e disturbi Gastro-Intestinali (G.I)

Vi è un consenso generale in letteratura, sul fatto che i problemi G.I sono comuni negli individui con autismo  e che potrebbero potenziare i problemi comportamentali (3 ).

Quasi la metà dei bambini con ASD soffre di almeno un sintomo gastrointestinale (4) rispetto ai loro omologhi neurotipici (5). Studi recenti dimostrano che la gravità dei sintomi G.I è significativamente correlata con la gravità dei sintomi di autismo (6,7,8).

Quasi la metà dei bambini con ASD soffre di almeno un sintomo gastrointestinale (4) rispetto ai loro omologhi neurotipici (5). Studi recenti dimostrano che la gravità dei sintomi G.I è significativamente correlata con la gravità dei sintomi di autismo (6,7,8).

Una grande meta-analisi dei casi di autismo rispetto ai controlli dal 1980 al 2012 rivela una maggiore incidenza di sintomi intestinali, come diarrea, stitichezza e dolore addominale, nonostante l’elevata variabilità metodologica. Coerentemente con questo, uno studio multicentrico su oltre 14.000 soggetti autistici segnala una maggiore prevalenza di malattie infiammatorie intestinali e altri disturbi intestinali nei pazienti con autismo rispetto ai controlli (9). In particolare, in un esame di 960 bambini dello studio CHILDhood Autism Risks from Genetics and Environment (CHARGE), la frequenza del dolore addominale, della diarrea, della stitichezza o meteorismo era associata ad un maggiore ritiro sociale, stereotipia, irritabilità e iperattività (10). I  disturbi G.I osservati nell’Autismo possono essere associati a un microbioma intestinale alterato. L’equilibrio dei microrganismi nel tratto intestinale degli individui con ASD è risultato essere diverso da quello degli individui neurotipici, con una maggiore rilevanza di Clostridium spp. , enterococchi, Candida spp. e Clostridium perfringens (11) o con un aumento del rapporto Firmicutes / Bacteroidetes (12,13,14,15). Le alterazioni nella composizione del microbiota intestinale sono state implicate in una vasta gamma di malattie umane, tra cui l’ASD (16). Il microbiota intestinale assume un ruolo primario nella digestione dei mammiferi, sintetizzando vitamine e cofattori essenziali quali la vitamina B, la riboflavina, la tiamina e il folato. Ma oltre al suo ruolo metabolico, il microbiota, ha la capacità di regolare la normale fisiologia dell’ospite (17) . Infatti contruibuisce al mantenimento dell’omeostasi immune e può controllare le attività del sistema nervoso centrale (SNC) mediante vie neuronali, endocrine e immunitarie (18), attraverso il cosiddetto “asse microbioma-intestino-cervello”. E’ stata dimostrata, un’interazione diretta tra: il microbiota intestinale e i neuroni enterici (19,20), il suo ruolo nella regolazione dell’asse HPA (21) e la produzione di molte sostanze chimiche importanti per il funzionamento del cervello (ad es . Serotonina ,dopamina, kynurenine, γ-aminobutirrico acido, SCFAs, p-cresol) (22,23). Una comunità microbica disbiotica potrebbe portare ad un’infiammazione sistemica dovuta all’iperattivazione delle risposte delle cellule T-helper 1 e T-helper 17 (24) che influenzano anche la reattività delle cellule immunitarie periferiche (25) e l’integrità della barriera emato-encefalica (26) che è nota essere alterata negli ASD (27) 

Sono inoltre riportati, in numerosi studi, una carente integrità dell’epitelio intestinale e una maggiore permeabilità intestinale ( 28 ). Nella maggior parte degli studi effettuati la permeabilità intestinale, misurata dal test del lattulosio / mannitolo, è risultata aumentata nei pazienti con ASD (29) .In questi studi è altrettanto emerso che:

  • la zonulina,(enzima associato alla regolazione della permeabilità intestinale), è significativamente aumentata nei soggetti con sintomi di ASD e G.I  rispetto ai controlli sani (30)
  •  sia la barriera intestinale che quella cerebrale possono essere compromesse negli autistici, con diminuzione dei livelli di componenti intestinali a giunzione stretta e aumento dei livelli di claudina nel cervello ASD rispetto ai controlli  (31) . Questa condizione è definita leaky gut syndrome (sindrome dell’ intestino permeabile).

L ‘”intestino permeabile” consente ai metaboliti batterici o a peptidi oppiacei formati dalla scomposizione incompleta di alimenti contenenti glutine e caseina, di attraversare facilmente la membrana intestinale , entrare nella circolazione sistemica ,superare la barriera emato-encefalica (risultando cosi’ neurotossici ed influenzando  il neurosviluppo.). Gli studi hanno mostrato evidenza di un aumento dei metaboliti batterici intestinali nelle urine e nella circolazione sistemica con un aumento dei livelli sierici di endotossina in soggetti con ASD  (32) e di metaboliti batterici intestinali nelle urine (33).La presenza di aumentati metabolici sistemici nell’ASD è importante a causa della relazione bidirezionale tra il sistema nervoso centrale e il tratto gastrointestinale (l’asse dell’intestino-cervello) (34). L ‘”intestino permeabile”, attraverso il sistema nervoso neuroimmune, neuroendocrino e autonomo, influenza la funzione cerebrale, contribuendo potenzialmente alla patogenesi dell’ASD . Pertanto, è ovvio che i metaboliti alterati rilevati nelle urine e nella circolazione sistemica nell’ASD possono avere un ruolo nell’influenzare il cervello e il neurosviluppo. Con ulteriori ricerche, alcuni studi si sono quindi rivolti al targeting del microbioma per il trattamento dell’ASD. Più ricerche attuali si sono concentrate sui probiotici, che possono normalizzare il rapporto batterico intestinale alterato nell’ASD (35). Indagini future per investigare ancora più approfonditamente queste correlazioni, e quindi per meglio comprendere il ruolo del microbiota intestinale e della leaky gut syndrome nella patofisiologia dell’AUTISMO potranno dunque aprirci nuovi orizzonti per trattare al meglio alcuni disturbi dello spettro autistico.

BIBLIOGRAFIA

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doc.sorrentinomaria

Strategie per la perdita di peso.

I desideri di cibi malsani sono qualitativamente simili a quelli per alcool, droghe e tabacco (90). Ridurre consapevolmente la forza di questi desideri che inducono a mangiare cibi non sani è un potente mezzo che permette di diminuire l’eccessiva ingestione di cibo. La regolazione cognitiva del desiderio solo di recente ha cominciato a ricevere l’attenzione empirica. La letteratura riguardante la regolazione delle emozioni ha dimostrato che le risposte affettive possono essere modulate utilizzando una rivalutazione cognitiva, che va ad alterare il significato di una situazione in modo che la risposta emotiva alla situazione è cambiata . Una strategia questa, volta a down-regolare il desiderio che induce ad assumere cibo ad esempio, immaginando le conseguenze a lungo termine di mangiare un cibo malsano o fumare una sigaretta. La maggior parte delle ricerche sulla rivalutazione cognitiva si è concentrata sulla down-regolazione di emozioni negative; essendo questo un settore relativamente nuovo, ci sono alcune importanti questioni aperte. Ad esempio, non si sa se varie strategie di rivalutazione sono più o meno efficaci perché la maggior parte degli studi in questo campo si concentrano esclusivamente su una sola strategia di rivalutazione. Qualsiasi data strategia può funzionare bene per alcune persone, ma non per altri. Mentre, applicando sui partecipanti allo studio, strategie diverse e su misura si è osservato avere una maggiore validità di risultati. Ma come per le strategie per la regolazione cognitiva, anche il desiderio è idiosincratico: quello che potrebbe essere un alimento altamente desiderato per una persona può essere un alimento fortemente rifiutato per un altro.In alcuni studi,è stato osservato che,consentendo ai partecipanti di scegliere tra sette categorie di alimenti ad alta densità energetica, quelli maggiormente preferiti, è stato possibile adottare strategie cognitive di rivalutazione per ridurre il loro desiderio di consumare il cibo su misura del paziente(91). I risultati di questi studi dimostrano che le strategie di rivalutazione cognitiva possono ridurre con successo il desiderio auto-riferito di consumare alimenti ad alta densità energetica,desiderati su base individuale .Il fatto che le varie strategie sono ugualmente efficaci nella down-regolazione del desiderio di alimenti ad alta densità energetica suggerisce che persone diverse possono utilizzare strategie diverse nella loro vita quotidiana, e che il successo nella regolazione dell’ingestione dei pasti di un dato individuo potrebbe dipendere da quella specifica strategia che funziona per lui o lei. In uno studio è stato chiesto, ai partecipanti di utilizzare la stessa strategia di regolazione cognitiva per tutte le prove, ed inoltre alla fine dell’esperimento, gli è stato chiesto che tipo di strategia hanno adoperato.Le strategie cognitive per regolare il desiderio di consumare alimenti ad alta densità energetica, adottate dalle persone che hanno partecipato allo studio, sono ancora più efficaci per gli alimenti che sono altamente desiderati, rispetto a quelli che sono meno desiderati. In futuro, questo paradigma potrebbe essere utilizzato per misurare l’efficacia delle diverse strategie cognitive nel cambiamento del comportamento alimentare, al servizio del raggiungimento degli obiettivi di perdita di peso. Per suscitare reazioni nelle persone che si sono sottoposte allo studio, le immagini di alimenti che gli sono state proposte, sono state raccolte da due fonti: (92) che includevano sia immagini di cibo a bassa densità energetica, che immagini ad alta densità energetica : cioccolato, biscotti, ciambelle, patatine fritte, gelato, pasta e pizza. Ai partecipanti allo studio, sono state proposte immagini di due tipi di alimenti appetibili: gli alimenti a bassa densità di energia, e  quelli ad alta densità energetica. Tutti i partecipanti hanno visto gli stessi stimoli per la categoria di alimenti a bassa densità energetica. Per quanto riguarda invece gli stimoli ad alta densità energetica,ai partecipanti allo studio è stato permesso di scegliere tra quelli appartenenti alla categoria di alimenti che essi desideravano di più.

Ai partecipanti è stato detto di concentrarsi sul cibo nella foto, immaginare che in realtà è di fronte a loro, e immaginare di consumarlo. Poi gli è stato detto di concentrarsi sul cibo nella foto, immaginare che è di fronte a loro, ma questa volta pensare in un modo che riduce il loro desiderio di mangiare il cibo rappresentato. Per aiutare i partecipanti a generare una strategia di rivalutazione,sono state suggerite le seguenti 4 strategie :

1) immagina di essere attualmente molto pieno,

(2) pensa alle conseguenze negative nel mangiare quel cibo ( ad esempio, mal di stomaco, aumento di peso),

(3) pensa che è possibile conservare  il cibo per più tardi,

(4) immagina che qualcosa di brutto è successo al  cibo nella foto (ad esempio,che qualcuno ci abbia starnutito su).

I partecipanti non erano tenuti a utilizzare una delle strategie suggerite, ma è stato detto che la loro strategia di rivalutazione doveva essere applicabile al mondo reale, e che avrebbero dovuto scegliere una strategia prima del compito e usare la stessa strategia in ogni prova. Durante la prova i partecipanti hanno compilato delle scale da 1(per niente)  a 5 (molto), rispondendo alla domanda:

Quanta voglia ho di mangiare questo cibo?

L’indagine qualitativa dei tipi di strategie di regolazione cognitive utilizzate dai soggetti ha rivelato che le due strategie che sono state impiegate più di frequente sono state:

A) il concentrarsi sulle conseguenze negative a breve o a lungo termine di mangiare quel cibo e

b) l’immaginare che qualcosa di brutto fosse accaduto al cibo.

Come mostrato nella Tabella 1, le due strategie sono state impiegate nel 30,5% e il 50% dei soggetti rispettivamente. Non vi è stato alcun effetto del sesso sulla scelta di strategia .

Tabella 1

Strategie di regolazione cognitive impiegate dai partecipanti

Soggetti Strategia Esempio
Mi immagino pieno Penso di aver mangiato una tonnellata di cibo 9.75
Conseguenze negative Pensiero di ingrassare 30.49
Conservo per dopo Io non devo mangiare ora, posso mangiarlo più tardi 7.32
Qualcosa di sbagliato ha il cibo “”

 

Ho immaginato che qualcuno ci ha starnutito su 50
Altro   2.44

Il mio consiglio???Provate una di queste strategie anche voi,se volete  limitare l’assunzione del cibo in eccesso….Da tenere in considerazione che immaginare soltanto,non basta,quando il piatto fumante o il profumato dolce vi passano sotto i vostri occhi,ma c’è bisogno anche di tanta forza di volontà.

Attendo i vostri feedback nei commenti.Grazie per l’attenzione.

doc.sorrentinomaria

Il desiderio irresistibile a consumare alimenti altamente gustosi può contribuire allo sviluppo della perdita di controllo sul cibo.

 Continuando quanto detto nell’articolo precedente di questa rubrica “IL CIBO E I SUOI SIGNIFICATI”, è stato dimostrato che il piacere derivante dall’assumere alimenti gradevoli continua a motivare il consumo di cibo perfino in assenza di una fame fisiologica. La maggior parte degli individui consumerà alimenti gradevoli anche quando non affamati semplicemente perché questi sono disponibili oppure perché vengono loro offerti (ad esempio, uno snack pomeridiano oppure un dessert a fine cena). Tuttavia, nelle culture moderne i cibi altamente gradevoli solitamente sono reperibili pressoché ovunque. Come risultato, alcune persone testimoniano di esserne attratti persino in assenza di stimoli alimentari tipici (come gli orari dei pasti oppure vedere del cibo in televisione). Tale preoccupazione rispetto agli alimenti gradevoli si può anche manifestare quando gli individui incominciano a consumare tali cibi senza limitarsi alla quantità appropriata (ad esempio, fermarsi ad una porzione di patatine fritte per uno snack oppure a una fetta di torta per il dessert). Lo sperimentare motivazioni potenti e reiterate a consumare alimenti gradevoli quando non si è in regime ipocalorico è stato definito “fame edonica” by Lowe and Butryn (1).A differenza dell’urgenza forte e persistente a consumare cibi quando si è sottoposti ad un regime ipocalorico – che è un’esperienza adattativa – quella di consumare alimenti per puro piacere in assenza di bisogno energetico è molto più del tipo maladattativo. In particolare, se tali stimoli alimentari sono molto pressanti, durante l’alimentazione possono emergere sensazioni di perdita di controllo sul cibo, consumo eccessivo di calorie o entrambi. Questo fenomeno ricorda lo sviluppo della dipendenza da droghe.  Infatti, vi sono incredibili somiglianze tra il modello di attivazione cerebrale osservato durante il consumo di droghe che creano dipendenza e quello associato al consumo di cibi particolarmente gustosi (2).Di conseguenza, come per gli individui che fanno uso di droghe nel tempo può risultare sempre più difficile controllare il loro desiderio verso queste sostanze, così coloro che provano un grandissimo piacere nell’assunzione di alimenti altamente gradevoli possono cominciare a sviluppare sensazioni di perdita di controllo quando iniziano ad assumere tali cibi. Diversi studi supportano l’ipotesi che un desiderio irresistibile a consumare alimenti altamente gustosi può contribuire allo sviluppo della perdita di controllo sul cibo. La sensazione soggettiva di perdita di controllo (PDC) rispetto al mangiare è comune tra gli individui con disordini alimentari e tende a implicare un aumento di peso. Un’alimentazione restrittiva è un ulteriore fattore di rischio per la perdita di controllo, ma anche le sensazioni di piacere che derivano da alimenti gradevoli possono far emergere o intensificare la perdita di controllo rispetto al cibo. Questi risultati suggeriscono che l’attrazione edonica per gli alimenti gradevoli può rappresentare un fattore di rischio di perdita di controllo sia in chi la sta sperimentando da poco, sia in chi non l’ha mai avuta. (3)

BIBLIOGRAFIA

1  (2007; Lowe & Levine, 2005).

2(Volkow, Wang, Fowler, & Telang, 2008).

3(Birch, Fisher, & Davison, 2003; Lowe & Levine, 2005).

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