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Dieta, microbiota e prevenzione del carcinoma colon-rettale (CRC)

“Siamo quello che mangiamo”. Questa frase è stata confermata da molti studi che hanno dimostrato che la nutrizione ha un alto impatto sul rischio di insorgenza di numerose patologie come quelle cardiovascolari o tumorali. I fattori dietetici sono tra i principali ad avere una maggiore rilevanza nell’evoluzione del carcinoma colon-rettale (CRC). Nella patogenesi del CRC sono coinvolti diversi aspetti inclusi la predisposizione genetica, lo stile di vita, l’età e la presenza di infiammazioni croniche in atto. Solo recentemente è stato riconosciuto che il microbiota intestinale potrebbe costituire un importante anello mancante nell’interazione tra dieta ed un possibile successivo sviluppo della patologia tumorale. I fattori dietetici, infatti, influenzano in maniera importante la composizione del microbiota intestinale. Diversi studi pre-clinici e clinici hanno recentemente suggerito che uno squilibrio del microbiota intestinale potrebbe essere potenzialmente una tra le cause di insorgenza di CRC.

I fattori dietetici possono favorire la carcinogenesi apportando modifiche a livello del microbiota commensale,  agendo soprattutto su particolari popolazioni batteriche quali: Fusobacterium nucleatum, Escherichia coli, Akkermansia muciniphila o Bacteroides fragilis. E’ stato recentemente scoperto che, in particolare, sia  il ceppo Akkermansia muciniphila ad influenzare la risposta del tumore agli agenti chemioterapici ed agli inibitori del checkpoint immunitario.

Nonostante il successo degli screening mediante colonscopia ed i recenti progressi nella cura del cancro, il CRC rimane tutt’oggi una delle più comuni forme di cancro diagnosticate, con un significante incremento di incidenza nei Paesi in via di sviluppo, dove le persone si sono adattate allo stile di vita dei Paesi occidentali. La dieta rimane essere un elemento di forte impatto nell’eziopatogenesi del CRC. Diversi studi epidemiologici hanno suggerito, inoltre, che un eccessivo apporto di proteine animali e di grassi, specialmente da carni rosse e processate, possono accrescere il rischio di  CRC, mentre un adeguato apporto di fibra può proteggere dall’insorgenza di tale forma tumorale. I meccanismi sono stati studiati sul modello animale. La dieta, infatti, influenza la struttura ed il metabolismo del microbiota intestinale. Il butirrato, un acido grasso a catena corta (SCFAs), può proteggere le cellule dell’epitelio intestinale dalla trasformazione neoplastica grazie alle sue proprietà antinfiammatorie, antiproliferative, immunomodulatrici, regolatorie di sistemi genetici ed epigenetici e favorendo mantenimento dell’omeostasi del microbiota colonizzante.

Al contrario, la fermentazione proteica e la deconiugazione dell’acido biliare, che può danneggiare il microbiota favorendo processi pro-infiammatori e pro-neoplastici, possono incrementare il pericolo di sviluppare un CRC. Si può quindi concludere che una dieta bilanciata con un corretto apporto di fibre, potrebbe prevenire in maniera significativa il rischio di CRC.

 

 

Bibliografia

 

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Chiara Miriam Maddalena

Alimentazione e gravidanza: un focus sullo zinco

La dieta è considerata uno dei maggiori fattori ambientali che influenza lo sviluppo dell’embrione e del feto, così come la salute della madre. In particolare, una carenza di micronutrienti è stata associata ad un significativo aumento di patologie legate ad un rischio riproduttivo. Esistono delle evidenze che indicano che un corretto apporto di micronutrienti possa prevenire alcuni disordini della gravidanza.

Un apporto nutrizionale adeguato è infatti fondamentale per permettere un’appropriata crescita ed un corretto sviluppo fetale. Durante la gravidanza, anche la richiesta energetica derivata dalla dieta è generalmente aumentata affinchè l’organismo materno possa adattarsi progressivamente alle nuove esigenze circolatorie, endocrine, metaboliche, ematologiche e respiratorie, necessarie per lo sviluppo dell’embrione e del feto. Tali cambiamenti, definiti fenomeni gravidici, sono il frutto di una continua interazione materno-fetale, funzionale nelle varie fasi della gravidanza.

Studi recenti di meta-analisi hanno dimostrato che dieta, stile di vita e apporto nutrizionale corretti possono avere un forte impatto sulla fertilità e sulla prevenzione di importanti disordini riproduttivi che, nel caso della donna, vanno dalla dismenorrea, all’infertilità, fino a problemi relativi alla gravidanza. Importante è distinguere i cambiamenti fisiologici da quelli patologici così come gli stati morbosi indotti dalla gravidanza da quelli preesistenti. Il sistema riproduttivo è estremamente influenzato dall’ambiente esterno. L’alimentazione nella donna non influenza soltanto l’ovulazione e la fertilità ma anche l’impianto e le prime fasi dello sviluppo embrionale. Infatti, disordini alimentari associati ad un calo ponderale del 10-15%, possono influenzare negativamente il sistema riproduttivo e favorire una condizione di infertilità.

Durante la gravidanza, invece, donne con una storia di disturbi dell’alimentazione sono soggette ad un aumentato rischio di aborto, sviluppo di anemia, alterata variazione di peso corporeo in gestazione e di compromessa crescita fetale intrauterina. Donne sottopeso o affette da anoressia presentano, inoltre, una maggiore probabilità di andare incontro a parto pre-termine, parto cesareo, complicazioni post-natali, basso peso alla nascita e depressione post-partum. Per quanto riguarda il peso del neonato, migliori esiti per la gravidanza (minore mortalità e morbilità perinatale) si ottengono quando questo è compreso tra i 3,5 e i 4 kg. Un basso peso alla nascita, determinato da un ritardato accrescimento fetale intrauterino o da un parto pre-termine, induce un rischio relativo di mortalità neonatale significativamente più elevato. E’ stato dimostrato che il peso del bambino alla nascita è influenzato sia dal BMI (Body Mass Index) pre-gravidico della madre, che dall’aumento di peso in gravidanza.

Micronutrienti essenziali, come selenio (Se), magnesio (Mg) e zinco (Zn), giocano un importante ruolo nella difesa antiossidante. Infatti, carenze specifiche di tali microelementi possono correlare con complicazioni della gravidanza, comprese IUGR, preeclampsia, e patologie a lungo termine nell’adulto, incluse malattie cardiovascolari e diabete di tipo II, dove un danno ossidativo è caratteristico della loro eziopatogenesi. In particolare, tra i micronutrienti associati ad attività antiossidante vi è lo zinco.

Lo zinco è coinvolto nella trasduzione del segnale e cofattore di moltissimi enzimi antiossidanti. Gli alimenti più ricchi di zinco sono le carni fresche e trasformate, le uova, i prodotti della pesca e il latte e derivati. Negli alimenti di origine vegetale, generalmente, il contenuto è inferiore, con eccezione della crusca di grano dei legumi secchi, della frutta secca a guscio e di alcuni cereali, come il frumento, il mais, il miglio e il riso parboiled. La biodisponibilità di zinco, tuttavia, può essere limitata in questi casi dalla presenza di fitati. Durante la gravidanza, lo zinco contribuisce allo sviluppo del cervello fetale nonché facilita il parto alla madre.  Le necessità metaboliche di zinco aumentano durante la gestazione; per tutta la gravidanza si arriva ad un totale di circa 100 mg di minerale. Alterazioni nell’omeostasi di questo minerale possono avere conseguenze devastanti sulla gravidanza, compresi parti complicati, IUGR, o morte embrionale o fetale. Durante i primi sei mesi di allattamento, si può stimare un fabbisogno metabolico aggiuntivo per lo zinco in media pari a 1,1 mg/die. Per quanto riguarda le diete vegetariane, gli apporti sono sovrapponibili o sono lievemente inferiori rispetto alle diete non-vegetariane. Tuttavia, la biodisponibilità di zinco in questo caso è ridotta per una serie di fattori specifici, a cominciare dagli apporti maggiori di acido fitico. Si può concludere che micronutrienti antiossidanti, come magnesio, selenio e lo zinco, hanno un ruolo cruciale nel successo della gravidanza. Per quanto riguarda condizioni patologiche correlate con la gravidanza, una carenza di micronutrienti antiossidanti, in particolare di zinco, potrebbe giocare un ruolo importante all’interno di tutto il periodo perinatale.

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Chiara Miriam Maddalena